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Calò contro Buscetta al Maxiprocesso: il Confronto Finale — I Corleonesi 61

Uomo d’onore non va a dire a uno qualsiasi io sono uomo d’onore fa vedere la sua potenza occulta alle spalle. Lei deve sentire il mio peso quando io mi avvicino a lei. Deve sentirlo velatamente. Io non vengo con una minaccia da lei, sempre verrò sorridente. E lei sa che dietro quel sorriso c’è una minaccia che incombe sulla sua testa.

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Io non verrò a dire a lei, io a lei farò questo, questo. No, se lei mi capirà, bene, se non mi capirà lei ne soffrirà le conseguenze. Quando Tommaso Buscetta racconta dell’omicidio di Salvatore Inzerillo, il tono della sua voce cambia. La morte del boss palermitano, di cui Buscetta è stato padrino, non è solo un altro tassello nella lunga scia di sangue della Seconda Guerra di Mafia, è qualcosa di più.

È l’inizio di una discesa all’inferno che non conosce pietà, nemmeno per i ragazzini. Buscetta rivela un dettaglio agghiacciante. Dopo l’eliminazione di Inzerillo, i corleonesi decretarono la condanna a morte anche per suo figlio, un ragazzino, appunto, colpevole, secondo Riina e i suoi sicari, di aver osato pronunciare parole di vendetta, parole sussurrate forse o appena accennate, ma sufficienti per far scattare la punizione.

Giuseppe Greco, detto Scarpuzzedda, esegue la sentenza con ferocia simbolica. Prima gli taglia una mano, poi lo uccide. Il messaggio è chiaro, spietato. Questa mano non potrà colpire. >> Inserillo come fu ucciso? Perché lei ebbe delle confidenze su questa uccisione di Inserillo. >> Sembra che Inserirlo sia stato accompagnato in macchina o accompagnato con un’altra macchina dal figlio di Giuseppe Montal, di Salvatore Montal che si chiama Giuseppe Montalt.

Sì, >> sì. accompagnato a casa di questa donna e lasciato là. Lui sarà sceso dopo 2 ore, 3 ore di vivere, di stare in quella casa. Quando è sceso lo hanno ammazzato, >> ma poi fu ucciso anche il giovane figlio Cinser >> e anche su questo lei ha dato >> che sembra che a questo bambino, >> perché era un bambino, le abbiano tolto il braccio destro dicendo “Non userai questo braccio per sparare a Salvatore Jin”.

>> Perché questo? Perché sembra che il bambino, se vero, avevasse detto io quando sarò grande ammazzerò a Salvatore Rina. Quindi aveva espresso, a proposito di vendetta. >> Pochi giorni dopo l’omicidio di Inzerillo, avvenuto l’11 maggio 1981, accade qualcosa che gli investigatori annoteranno con attenzione.

Una telefonata viene intercettata. A chiamare è l’ingegner Lopesti, vicino a Inzerillo e parente stretto dei cugini Salvo, imprenditori potentissimi e vicini alla corrente opposta ai corleonesi. Dall’altro lato della linea in Brasile risponde proprio Tommaso Buscetta. È una conversazione che rivela molto più di quello che dice.

I salvo, spaventati dall’avanzata di Riina, valutano il ritorno in Italia di Don Masino come l’unica mossa possibile per fermarlo. Quando quella registrazione viene prodotta da Giovanni Falcone in aula in un procedimento del 1982, tutto cambia. è la miccia che alimenta nuove indagini e indirizza Rocco Chinnici e Ninni Cassarà su una pista pericolosa, quella dei legami tra mafia, imprenditoria e potere.

Entrambi verranno assassinati, ma quella telefonata segnata a verbale resta ancora oggi una delle chiavi di lettura di ciò che stava accadendo dentro e fuori Cosa Nostra. Al proprio nel momento in cui si ruppe questa faca, ci fu Nino. Nino che avrebbe, insomma, telefonato, fatto il telefonato, >> no? l’ingegnere LO Presti che riceve la telefonata di Roberto dal Brasile e eh si accorda con Roberto, oppone le basi per un accordo affinché Roberto rientri a Palermo con l’aiuto e con la supervisione e col consenso di Nino,

senza che nessuno ne sappia nulla. >> Col consenso di Nino >> e perché doveva dare lui il consenso? Bisognerebbe chiederlo a Nino, presidente.  Il processo prosegue e con esso l’orrore. L’udienza è un colpo al cuore per Tommaso Buscetta. Il pentito racconta con dolore e precisione chirurgica l’elenco dei suoi cari massacrati dai corleonesi, i figli, il cognato, il marito della sorella, uccisi barbaramente, prima per estorcergli la posizione di don Masino, poi per punirlo di essere diventato collaboratore di

giustizia, poi ancora per evitare che parlasse. L’11 settembre del 1982 lei seppe da una telefonata della morte di mio cognato Cavallaro Mariano. >> L’11 settembre 82 da una telefonata di sua nuora era successo. >> Sì, >> ho saputo che i miei figli erano usciti >> i due su >> tutti e due. >> Antonio e >> Benedetto e Antonio.

>> Sì. e che non erano ritornati, erano usciti il sabato, lei mi ha telefonato il lunedì e non erano tornati ancora. Le disse di di cercare con gli avvocati, se chissà fossero stati fermati dalla polizia. Cercarono, non erano stati fermati. oltre la scomparsa dei suoi figli, poi ha avuto altri lutti in famiglia proprio il giorno dopo, qualche giorno dopo >> della scomparsa dei miei figli.

>> Sì, della scomparsa dei suoi figli e >> o qualche o tempo prima >> o tempo prima, sì, >> del fratello della moglie. >> Del fratello di mia moglie. >> Sì, il fratello di mia moglie. Ma poi successivamente, qualche tempo dopo e sono è stato ucciso, questo è un fatto insomma storico, è stato ucciso il genero.

>> Sì, >> tuo genere. >> Sì. Io non alludevo perché Z parlato. Sì. No, no, l’ho collocato io nel tempo erratamente e l’è stato nel febbraio, non nel febbraio, mi par >> il mio genero, il mio genere è stato credo che >> nel dicembre >> 24 dicembre o o il 25 dicembre o >> la vigilia di Natale o dopo Natale >> dopo Natale o dopo Natale >> o dopo Natale >> vabbè insomma >> o il giorno di Natale stesso che non ricordo bene.

>> Ucciso il marito di sua figlia >> in presenza di mia figlia. Sì, di tua figlia Felice. >> Felice. >> Eh, poi eh contemporaneamente sono stati uccisi. >> Il giorno 26 o 27 è stato ucciso mio fratello insieme a suo figlio. >> Al figlio. Al figlio. E con suo genere furono uccisi anche dei parenti di sua genere.

>> Di mia moglie. >> Sì. >> Furono uccisi dai parenti della mia prima moglie. >> Della sua prima moglie. >> Sì. >> Che erano lì che prestavano servizio. Perché >> no? Non prestavano servizio, avevano solo salutato. Erano passati per salutare. >> Ah, erano passati per salutare. >> Per salutare mia figlia e il marito.

>> E questa avvenne nella >> pizzeria di proprietà di mio genere di >> Nieto. Santo Stefano di Sangue ha raggiunto il culmine ieri sera con la strage del New York Place, una pizzeria dove due killers hanno ordinato quattro pizze e dopo aver chiesto del proprietario pizzaioli hanno aperto il fuoco uccidendoli tutti e tre.

Gli assassini hanno invece risparmiato la donna che sedeva alla casa. La ragazza Felice a Buscetta è infatti la moglie del Genova, ma soprattutto la figlia di don Masino. Non si esclude però che Masino Buscetta, legato ai clan dei perdenti, sia tornato a Palermo per vendicare due suoi figli misteriosamente scomparsi.

>> Vincenzo era il fratello che predievo, mandava avanti la vetreria di famiglia soltanto. Ecco, mi dicono in questo momento che sono arrivate alle immagini. Vediamo un momento di vederla insieme. Ecco, il Palermo sembra essere diventata un mattatoio. >> I killer fecero scempio. Prima spararono in faccia a mio fratello che era seduto alla scrivania.

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