11 giugno 2015, Palermo. Nell’aula bunker del carcere Ucciardone si svolge una nuova udienza del processo Bagarella ed altri, il procedimento giudiziario sulla presunta trattativa tra esponenti dello Stato e vertici di Cosa Nostra dopo le stragi dei primi anni 90. Davanti ai giudici compare Gaetano Grado, detto Tanino, ex appartenente alla famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù e successivamente collaboratore di giustizia.
Per anni uomo di fiducia dello schieramento guidato da Stefano Bontade, Grado è stato uno dei protagonisti della lunga stagione di sangue che ha attraversato Palermo tra la fine degli anni 60 e gli anni 80. Nel corso della sua vita criminale, Gaetano Grado ha preso parte alla guerra interna di Cosa Nostra, ai traffici internazionali di droga e a numerosi omicidi maturati all’interno dello scontro tra le famiglie mafiose palermitane.
Dopo il suo arresto e la scelta di collaborare con la magistratura, ha iniziato a ricostruire dall’interno gli equilibri, le alleanze e i tradimenti che hanno segnato la storia dell’organizzazione. L’udienza si inserisce nel processo che cerca di chiarire se dopo le stragi di Capaci e Via da Meglio vi siano stati contatti, pressioni o interlocuzioni tra uomini delle istituzioni e rappresentanti di Cosa Nostra.
Al centro del procedimento ci sono i nomi di Leoluca Bagarella, Totori Ina, Bernardo Provenzano e di alcuni ufficiali del Ross dei Carabinieri, accusati, secondo l’impianto dell’accusa, di aver avuto un ruolo nella presunta trattativa. Gaetano Grado viene ascoltato perché già molti anni prima delle stragi aveva conosciuto personalmente i principali esponenti mafiosi destinati a diventare protagonisti di quella stagione.
Le sue dichiarazioni riguardano i rapporti interni a Cosa Nostra, l’ascesa dei Corleonesi e la figura di Totò Rina. Grado racconta i sospetti maturati nei confronti di Rina quando ancora Stefano Bontade era vivo, sostenendo di aver intuito con largo anticipo il pericolo rappresentato dal gruppo corleonese. Se vi interessano gli audio originali dei grandi processi di mafia, iscrivetevi al canale e attivate le notifiche.
Signor Grado, buongiorno, sono il dottor Di Matteo della Procura di Palermo. >> Buongiorno, dottore. >> Lei quando ha iniziato a collaborare con l’autorità giudiziaria? >> All’incirca 18 anni fa. >> E quindi ricorda l’anno? >> Credo 97. Può darsi lei nel può darsi qualche anno dopo è è in grado di indicare con certezza l’anno del suo primo verbale con l’autorità giudiziaria da collaboratore di giustizia? No, guardi, dottore, non lo ricordo bene.
Nelle sentenze definitive che ho prodotto c’è riferimento al suo esame dibattimentale, per esempio, nel procedimento per la strage di Viare Lazio, dove lei aveva dichiarato pagina 6 della trascrizione della dell’esame dibattimentale, se non sbaglio, nel 1999. Sì, sì, sì, ricordo adesso. Sì. >> Senta, ma al di là della indicazione specifica 97 o 99, lei in quel momento era libero o detenuto? No, io sono ero detenuto, ho fatto 3 anni nella mia collaborazione, ho fatto 3 anni di isolamento.
>> Ma quando ha iniziato a collaborare, quando ha deciso di collaborare, lei era detenuto perché in custodia cautelare o stava espiando una pena? No, no, era detenuto che stava espiando una pena del Maisi Processo, primo Maisi Processo di Palermo. Quanti anni le erano stati inflitti di reclusione col maxi processo? >> 14 anni.
>> Senta, e lei quando ha iniziato a collaborare a che punto era nell’espiazione della pena? Aveva appena iniziato o stava per finire di espiare la pena? No, no, guardi dottore, io le dico questo qui. Ai tempi avevo il professore Gaito di Roma, Enzo Gaeto, e mi porto la notizia che a brevi sarei stato scarcerato perché avevo scontato quasi tutta la mia pena con i benefici della buona condotta, condone e via dicendo.
Quando ho sentito questo mandato a chiamare il dottor Michele Presipino del PUL antimaf di Palermo e ho deciso di collaborare. Di fatti i magistrati gli stranizzava, dice come questo viene viene scarcerato fra non molto e sta collaborando. Ho deciso così perché non credo più a questa cosa loro, non cosa nostra, cosa loro.
> Senta, lei stava scontando una pena che le era stata inflitta per quali reati al maxi processo? Senta, dottore, io sono stato condannato per associazione mafiosa e per il traffico internazionale di droga che non c’entro niente perché sono stato sempre contro la droga, però purtroppo ho avuto quella condanna, era meglio perché mi condannavano per omicidio e non per droga. Avrei provato meno vergogna.

Senta, lei quando e con quali persone? ha avuto per la prima volta i suoi contatti con Cosa Nostra. >> Ma io, dottore, era ancora piccolino, avevo sui 15-16 anni, già ero vicino a dei vecchi amici di papà che adesso non sono più in vita, che funzionavo come armiere nella famiglia di Stefano Bontade che era la famiglia di Santa Maria di Gesù.
Nella sua famiglia di sangue c’erano, quando lei era ragazzo, c’erano già degli affiliati a Cosa Nostra? >> Certo, papà mio era un affiliato a Cosa Nostra e era rappresentante e capomandamente della famiglia di Santa Maria di Gesù. Intorno a quali anni lei, in virtù anche di questi rapporti, naturalmente di figlio a padre, iniziò ad avere contatti con altri esponenti della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù? Ma senta, io ero sempre vicinissimo perché nella morte di papà e poi mi hanno messo vicino, tipo protezione, la
buonanima di Stefano e di Paolo Bontate e altri personaggi, diciamo, della zona e tipo un addestramento che mi stavano facendo dopo e sono stato messo in famiglia. >> Suo padre quando è morto? 56. Lei aveva o ha dei fratelli? >> Sì, quattro fratelli e due sorelle. >> I fratelli sono vivi, sono deceduti? No, Antonino, nella guerra di mafia che abbiamo avuto e è è scomparso.
Vincenzo è morto di una malattia o ancora due fratelli. >> Qualcuno di questi suoi fratelli apparteneva a Cosa Nostra? >> Solamente Antonino che è stato combinato dopo di me, cioè combinato, messo in famiglia dopo di me, il più grande di tutti. questo scomparso. Senta, soltanto poi per avere per passare alle domande di merito sulla sua appartenenza a Cosa Nostra, lei e ha detto che ha iniziato a collaborare aveva detto 997 oggi.
Comunque poi questo lo dimostreremo con i dati documentali, non ha importanza se in questo momento il suo ricordo non è precisissimo. Ma lei da quanto tempo era detenuto quando ha iniziato a collaborare? >> Dall 89. >> Dall’89. E prima del 1989 lei nella sua vita aveva mai subito periodi di carcerazione ed eventualmente erano stati lunghi, erano stati brevi e quando si sono verificati? Sì, nel 64, quando sono stato arrestato, sempre per un reato che non c’entravo niente, ehm nel 6 dal 64 al 68, >> quindi 4 anni >> dopo dopo dopo piccole detenzione per
documenti per documenti falsi, poi tutta la vita l’ho passato io dall’attitante Ecco, quindi dal 64 al 68 e poi brevi detenzioni per reati specifici. E lei mi pare che ha già detto che era stato arrestato nell’89, l’ultimo arresto prima del del poi dell’inizio della sua collaborazione dell’89.
Giusto? Mi sente, signor Grado? Non abbiamo sentito la risposta, anche se comunque questo è il dato che aveva riferito, quindi facciamo la domanda ulteriore, vediamo se ci sentono poi. Sì. Prima di essere arrestato nel 1989, lei era stato libero, latitante e per quanto tempo? Guardi, latitante sono stato da da quasi sempre ero latitante, dottore.
Poi è scoppiata la guerra di mafia, cioè nella morte di Stefano Bontade e mi sono scagliato contro Totorrina per tanti ragioni, sia per la morte di Stefano Bontade, poi per la scomparsa di mio fratello e perché ero contrario a ai reati di droga. Ora c >> Quindi nell’81 era già l’attitante lei, signor Grado, è così? Sì, sì, vabbè.
>> Sì, sì, >> abbiamo capito bene. >> Soltanto per maggiore precisione e precisazione, leggo dalla sentenza definitiva il suo esame nel processo per la strage di viale Lazio contro Provenzano e Rina, 29 novembre 2007, pagina 11. Sono stato latitante dal 79 fino all’89, quando sono stato arrestato, 10 anni. Senta, lei questa latitanza l’ha trascorsa tutta in Sicilia o anche altrove? 54 l’a scorsa è in Sicilia, poi quando è scoppiata la guerra di mafia, cioè quelle alleati, diciamo che era Gaetano Badalamente e tante altre
famiglie, abbiamo deciso di andare all’estero e ho girato un pochino il mondo. Sono stato a Madrid, sono stato a Parigi e sono stato a New York, ho girato un pochino. E quando è rientrato in questo periodo di latitanza in Sicilia, a Palermo. >> Ma senta, io ero di tanto in tanto, poi quando è scoppiata, ripeto, che mi sono scagliato contro Todorrina, eh di tanto in tanto da, diciamo, soprattutto dalla Spagna avevo dei ragazzi fidatissimi perché non mi fidavo più di nessuno.
Di tanto in tanto scendevo giù a Palermo, ammazzavo qualche amico a Totorrina per farli andare in Tirti e me ne ritornavo indietro. Difatti Totorina, conoscendomi bene, ha dato ordine a tutte le famiglie. Chiudetevi dentro perché c’è lui a Palermo e lo conosco bene, vi ammazzate. Chi esce muore, dice state attenti, fate quello che volete e poi e poi eventualmente se è necessario ci torniamo.
Senta, invece andiamo a un periodo precedente. Torniamo a un periodo precedente. Lei quando è stato combinato e in quale famiglia? E se si ricorda anche da chi? Senta, e io facevo parte quando c’era, diciamo, ancora non eri in famiglia, però la famiglia mafiosa non era eh Villa Grazia, era Santa Maria di Gesù. Dopo che sono stato combinato, abbiamo fatto tutta una fusione con la famiglia di Santa Maria di Gesù e quella di Stefano Bonte.
Stefano Bontade voleva che noi ci facevamo la famiglia Santa Maria di Gesù e abbiamo detto no perché con te ci troviamo bene e abbiamo deciso di fare tutta una fusione con la famiglia di Stefano Bontade e abbiamo eletto lui come rappresentante e capomandamento. E questo in che anno è avvenuto? Ma nel 70 prima della strage di Pala Lazio 72 seord nel 72 di fatti la buonanima di Stefano dice allora se avete questo piacere di mettere come rappresentante e fare tutta una famiglia dicevia per rispetto la la famiglia la chiamerò non vi la grazia
dove abito io ma Santa Maria di Gesù. Però la strage di via Lazio è avvenuta nel dicembre del 69, quindi >> Sì. >> Lei a quel momento era intanto già stato combinato? >> Sì, già era combinato. >> E già era avvenuta questa fusione, diciamo, tra le due famiglie, Santa Maria di Gesù e Villa Grazia. >> Sì, sì, sì, sì. Era avvenuta.
Sì, dottore. >> Senta, ma lei si ricorda lei chi l’ha combinati in Cosa Nostra? Guardi, c’era la buonanima di Stefano Bontade e Pietro Loiacono c’era pure Luciano Leggio la Titante. Difatti si sono messi a ridere perché c’è stato un particolare e quando mi hanno combinato, diciamo, solita solito rito, pungere il dito, la santina e via dicendo, Luciano Ligio dopo che mi hanno combinato ha detto eh dice sta gente non ci combinano.
Io avevo interpretato male la cosa. È tipo che che ci sono girato male e Stefano mi dice, “Guarda che lui si riferisce da gente non si combinano, perché questi uomini d’onori già si nasce. È una cosa in più essere combinato questo qui. >> Questo chi lo disse? Luciano Riggio o Stefano Bontade? Stefano Bontate quando Luciano Leggio mi dice gente non si non si combinano.
Allora io avevo interpretato la cosa male come se non avevi i meriti e è tipo che mi ci sono scagliato contro a dirgli una parolaccia. Stefano mi fa “Statti fermo”, dice perché semplicemente riferimento che già uomo d’onore tu ci sei nato. È una cosa in più essere combinato, messo in famiglia. Questo qui l’ha detto Stefano Portato, >> ma lei prima di essere combinato aveva già commesso dei reati nel periodo in cui è stato tenuto sotto osservazione.
Che compiti svolgeva prima di essere combinato? >> Eh, cioè io in pratica funzionavo da Stefano Bontade come come armiere. Avevo in deposito, diciamo, tutte le armi che li accudivo, li pulivo, li conservavo nei nascondigli e via dicendo. E di tanto in tanto per dire quando servivano, sia Stefano che qualche altro mi diceva per dire servono due fucili, servono delle pistole, io ce li andavo a pigliare, ero responsabile di questo.
E invece, dopo essere stato combinato, signor Grado, lei che tipo di reati ha commesso? Intanto, per conto di Stefano Bontade, prima dell’uccisione di Stefano Bontade, del della deflagrazione della guerra di mafia. Ma io per dire ho ho partecipato, sono stato un tipo organizzato io la strage di viale Lazio contro Michele, il bossi mafioso, Michele Cavataio e i suoi uomini.
Ha commesso anche altri omicidi? Sì, tantissimi, tantissimo. Dottor Di Matteoanti per iniziativa sua oisse ucciso Stefano Bontate anche diciamo per gli ordini che riceveva all’interno della del mandamento mafioso >> anche prima del dell’uccisione di Stefano Bontato. Perché, vedi, io quando sono stato messo in famiglia, voglio rettificare una cosa.
Io non ero il semplice uomo d’onore che per fare un reato doveva andare a chiedere permesso o al consigliere o al sotto capo o al rappresentante di famiglia. Io ero avevo libero arbitrio perché Stefano Bontata aveva dato ordine che nessuno si doveva permettere di contraddirmi in qualsiasi cosa io facevo. >> Il rapporto c’era anche da un punto di vista o eventualmente anche da un punto di vista personale tra lei, Stefano Bontade, la famiglia Bontade in generale? Guardi, c’era un ottimissimo rapporto.
Io ripeto, Stefano io ero figlioccio di Stefano Bontato perché quando mi hanno fatto il riso, quello che mi ha punto il dito è stato lui. Però ripeto, io ero un uomo d’onore tutto particolare, tutto a sé che Stefano aveva dato quest’ordine che nessuno si permetta di di giudicare o dire giudicare l’operato che lui fa.
lui può fare fare quello che gli sembra giusto. C’erano degli ottimissimi rapporti negli ultimi periodo c’eravamo un pochino raffreddati e gli spiego perché dottor Di Matteo. >> No, adesso, adesso ci arriviamo, adesso ci arriviamo. Prima le volevo chiedere un’altra cosa. sempre nel periodo antecedente la guerra di mafia, lei ha avuto modo di avere rapporti diretti, personali con Rina, con Provenzano, con Bagarella, con i con i corleonesi.
>> Sì, sì, come no. Io mi ricordo quando avevo il compito delle armi che sono scesi giù a Palermo il signor Totorina e il signor Bino Provenzano e e li tenevo io lati tanti in una mia proprietà di Santa Maria di Gesù. Poi si sono inclinate un pochino le cose e loro sono andati via in altri posti. Per quanto tempo li ha tenuti ne ha gestito la latitanza a Palermo? >> Ma per un paio d’anni, dottore.
Poi si sono inquinati le cose, le spiego perché. Perché incominciai a vedere delle cose, ho saputo delle cose che non mi andavano più bene, signor Totorina e Provenzano, anche se Provenzano era un killer, eh, che mi era sempre accanto, però gli spiego perché non andai più d’accordo con Totorrina, perché io ho saputo che la carella negli anni 6362, se non ricordo male, è stato fermato la caserma di Corriona che tanta gente non lo sa e la nuova generazione mafiosi non lo sanno, è stato fermato alla caserma di Cordeone e ai tempi c’era quel rito,
purtroppo, che io ne ho subito 9 giorni di regnate, eppure purtroppo non cantavi. Invece Bagarella cosa ha fatto? e sotto le legnate lì a Collona ha fatto arrestare Dotorrina e il fratello Calogero che è morto in viale Lazio nella straggia che abbiamo fatto in viale Lazio, ha fatto arrestare suo suo fratello e Totorrina e le nuove generazioni mafiose questo dottore non lo sanno.
Leca Bagarella non poteva entrare nemmeno in Cosa Nostra perché era uno sbirro, era un infame. E allora dottorina quando mi dice “Ti raccomando questo coso che rimanga chiuso fra noi”. Non è che lo dico io perché ci sono ancora oggi ci sono i verbali alla caserma di che lui era un infame e in Cosa Nostra un infame non poteva entrare.
Quando Totorina mi dice questo fatto qui io gli dico “Totò, le nostre acque d’ora in poi si dividono e ci siamo divisi e non le ho volute più vedere”. Questo deve sapere la gente che, signor Bacarella, quello che ha fatto strage questo sanguinario è un infame. Si è fatto sbirro la caserma di Ci sono i verbali ancora fermi lì.
Senta, ma durante la gestione della da parte sua della latitanza di Rina e Provenzano a Palermo, ci sono stati degli altri comportamenti da un punto di vista mafioso di Rina e Provenzano che lei ritenne di dovere segnalare al suo capomandamento a Stefano Bontade come comportamenti, diciamo, pericolosi o comunque irregolari per Sì, ci sono.
Sì, ci sono, dottore. Glieli spiego, se permette glieli spiego. E cioè in pratica è successo che hanno fatto un’altra associazione mafiosa giù a Palermo dei 114 che hanno arrestato Stefano Bontade, Gaetano Badalamente e tanti altri, cioccere. E allora gli dico, io vado dall’Atitante. Lei non so se avrà sentito dire che Luciardone di Palermo era una berga a 5 Stello.
Dal titante vado a trovare Stefano Bonto in carcere e gli dico, “Senti Stefano, che faccio?” Lui mi fa, dice, “Vai dietro a Tutorrina”, dice, “Segui quello che fa lui”. E allora dotorina era 24 ore su 24 assieme a me. Incomincio a vedere io dei movimenti di Totarrina dei che faceva in tutte le famiglie mafiose che arrivava lì, si creava simpatie e già era pronto per per cominciare a fare guerra di mafia.
Torrina per dire una volta mi dice di una cosa chiusa, dobbiamo ammazzare il colonello rosso. Io mi sono rifiutato e sono andato a dirla a Michele Greco e lui l’ha annegato. Cioè ci sono un sacco di cose e allora eh mi sono sdegnato proprio, non volevo più vederlo. E glielo disse a Stefano Bontade perché Totorina, per dire in Sicilia non si era mai detto sequestri di persona.
Torina si è permesso di fare pure dei sequestri di persona, cioè che io non ho partecipato perché ero contro la vecchia mafia, non faceva queste cose qui e gli dico, “Todo, ma che stai facendo?” mi ha risposto, dice, “Statti zitto che abbiamo di bisogno tutti i soldi.” Un giorno si presenta da me nella proprietà che avevo io dopo il sequestro, mi sembra che sia stato quello di Fiorentino. Sì, esattamente.
Quello del giillere fiorentino. Si presenta con dei soldi e meritati. Dice 12, dice questi è un regalo per te. Gli dico che sono dice pigliatele e conservateli. Io che cosa ho fatto da da furbo più furbo di lui? Ho pigliato quei soldi e li ho conservati. Quando è uscito Stefano Pontade, la prima cosa che faccio, ci vado io al carcere perché avevano tutti paura che c’erano le telecamere, la polizia carabiniere.
Vado a pigliarlo io a davanti al carcere. >> Da quale carcere esce Stefano Bontade? Lucciardone. De Lucciardone. E si mettono in macchina. Mi metto in macchina io, Stefano Bontade e Gaetano Badalamenti. La prima cosa che gli dico a Stefano Bontade, gli dico Stefano, guarda che Totorina sta facendo tutte queste manovre qui.
Guarda che per dire hanno ammazzato un rappresentante per dire della Sabuca, un certo Nicolini e lui sempre continua a dire che non sa niente, cioè sta facendo tutte ste manovre. Stefano, cerchiamo di ammazzarlo, fammelo ammazzare a me che io l’avevo sempre a portata di mano. Stefano Bontà mi fa un sorino che era veramente malandrino, è una persona un principe, era veramente una persona intelligentissima.
Mi fa un sorrisino e mi fa figlio oggi dice “Ma che cosa vai pensando?” Dice super incritati, cioè questo piede, questo piede pieno di creta dice dove può arrivare con noi? Che noi eravamo la famiglia veramente più temuta che c’era in Sicilia. Ho detto Stefano, tu vedrai dove arriverà che da mente dice mi fa dice tano. E a me mi chiamavano tanino.
Dice finiscela cerchiamo dice ora cerchiamo di sistemare le cose e cosa faccio io? quei soldi che lui mi aveva dato del sequestro fiorentino di piglia e ci dica a Stefano Bontato Stefano questi so tuoi dici che sono gli ho detto Totolina me ha dato che sono del sequestro fiorentino dice vabbè l’importante è che ti sei allontanato comunque regio non ti preoccupare che ora sistemiamo le cose.
Bondate era contro pure sequestri perché era contro legge della vecchia mafia, cioè ci siamo divisi contro Torina completamente non l’ho voluto più vedere. Ogni di tanto in tanto lui che facevano delle riunioni da Stefano Bontade incontrava eh mi abbracciava, mi portava solo a passeggiare nelle campagne lì mi parlava.
Perché ti sei allontanato di me? Io sono amico tuo, ti voglio bene, chi come e quanto. Ma siccome io lo conoscevo bene quanto era insidioso e velenoso, gli ho detto “Dottò, io ho una famiglia, tu ne hai un’altra”. Ormai le nostre strade si sono divise, è finita lì. Ho chiuso con i colonesi. >> Senta, quando lei parla dell’uscita di Bontade dal carcere si riferisce alla scarcerazione in esito a quale processo? A quale sentenza? >> Ai tempi il processo dei 114 >> dopo l’uccisione di Stefano Bontade nel 1981.
Lei lo ha già detto, però vorrei che fosse un po’ più preciso. Quindi in un in un periodo in cui lei è stato eh latitante, però di tanto in tanto tornava a Palermo. Lei ha commesso altri omicidi in danno di esponenti mafiosi dell’ala corleonese. >> Sì, sì, dottore. Io quando ho dichiarato la guerra contro Totorina, cioè gli ho voluto dimostrare che io se volevo tutti i giorni potevo fare strage gli uomini d’onori per le vie di Palermo o per i paesi, ma io non me la pigliavo conoscendo il sistema di guerre mafiose che era addestrato bene,
non me la pigliavo con gli semplici uomini d’onori. Io cercavo gli alleati di Totorrina, difatti gli ammazzavo io capi mandamenti, rappresentante di famiglia e regente di famiglia che erano tutti alleati con i collonesi e Totorrina si è ammattito, ha capito che c’ero io, gli ha detto a tutti, lo ripeto, chiudetevi dentro perché lo conosco bene quanto è pericoloso.
Dice questo, chi esce l’ammazza. dice, “Fatevi conti bene.” E difatti era un periodo che a Palermo non succedeva più niente perché lui pensava che io ero stabile lì a Palermo, invece io gli usavo la tattica per farli impazzire che gli ammazzavo uno a due amici e ripartiva per dire o per Parigi o per la Spagna e lui non aveva più tempo a fare più niente.
dopo nell’89, dopo il mio arresto, ha avuto la dignità che nel mio arresto, che questa è un’altra infamità nell’ambito mafioso, quando mi hanno arrestato a me mi risulta che nel n in tutti i locali di Palermo non c’era più champagne perché hanno brindato al mio arresto e questa è un’infamità. Se mi avrebbero ammazzato mi avrebbe fatto pure piacere dire “Vabbè, brindano alla mia morte”.
Ma nel mio arresto un vero uomo d’onore non non brinda chiunque sia dal carcere si cerca di farlo uscire. >> Lei si sta riferendo all’arresto che subì a San Nicola l’Arena assieme >> Sì, sì, sì, sì. >> A Salvatore Contorno. >> Assieme a Contorno. >> Sì, sì. >> Però, signor Grado, ci dovrebbe fare qualche esempio di quello che ha detto? Lei ha detto, “Ho ucciso diversi soggetti alleati importanti di Salvatore Rina.
Riesce a ricordare qualche nome di di soggetti da lei uccisi in questo lungo periodo? per dire Sì, per dire Nina Spetti che era regente della famiglia di Casteldaccio legatissimo con i collonesi. Poi Lombardo che era eh il rappresentante capo di mandamento che lo ucciso vicino Cassedaccio e della famiglia di cioè che abbracciava Cassedaccio, Bagheria, lui era rappresentante e capo mandamento.
Poi ho ucciso un altro eh rappresentante, un certo che l’ho ucciso a a Certo, è di Bagheria questo qui, dottore. Non mi viene in mente in questo momento perché i ricordi si affevoliscono, purtroppo. Cioè, glieneo ne ho ucciso tanti dottori, tutti i suoi alleati e responsabile di famiglia. >> Ah, Vitale questo si chiamava.
Glielho ucciso lì in una zona di mare. >> Sta parlando dell’omicidio di tale Messicati Vitale. >> Sì, sì, Messicati Vitale. Sì. Senta, ma sparato io per >> Ma questi omicidi quando poi ha iniziato a collaborare lei li ha riferiti >> all’autorità giudiziaria? Li ha confessati? >> Sì, sì, ho riferato, ho riferito tutto.
Non ho non ho più niente nella coscienza. Quello che avevo da dire l’ho detto >> e fino a quando lei ha iniziato a collaborare con la procura di Palermo. Per questi omicidi lei era stato accusato, aveva ricevuto mandati di cattura, ordinanze di custodia cautelare? C’erano altri >> c’erano altri pentiti che l’accusavano? No, completamente, dottore.
È stata una cosa mia spontanea per liberarmi la coscienza di di dire “Non voglio rimorsi di coscienza, però gli voglio dire una cosa, dottore, per quello che hanno fatto loro, cioè a me mi dispiace solo una cosa, perché i morti di coscienza non non ne ho, anche se ho fatti tanti omicidi. Mi dispiace solo per le vite umane che erano, ma per il resto le avrei ammazzato due volte per tutte quello che hanno fatto.
Difatti Todorrina e e e company, cioè tutti i suoi alleati, finché c’ero io non si erano permessi di toccare nessuno, si erano fermati, non c’era più guerra, mi sembrava che non c’era più guerra di mafia. Appena mi hanno arrestato a me, incominciarono a fare strage di innocenti, gente che non c’entrava niente, lavoratori, basta che mi erano vicini, li ammazzavano.
Dopo hanno cominciato con gli attentati, cioè hanno fatto di tutto, non è hanno trasferito veramente la legge della vecchia mafia. Lei in esito a queste dichiarazioni è stato sottoposto a programma di protezione? >> Sì, dottor, dopo 3 anni, perché vede io sono stato sempre fortunato nella mia vita. Io sono stato messo sotto protezione dopo 3 anni di buttare sangue isolato per 3 anni senza che vedevo solo il cielo, non vedevo nessuno.
Dopo 3 anni perché non c’era non potevano fare il consiglio che non c’era il presidente della commissione. dopo hanno fatto il precedenza della commissione, dopo 3 anni sono scarcerato che con la vecchia legge chiunque collaborava nel giro di 6 mesi, un anno veniva messo fuori. Io ho avuto pure questa fortuna. >> Comunque è tuttora sottoposto a programma di protezione.
>> Sì, dottore, ripeto, 17-1 anni, non mi ricordo bene quanto tempo ha. Che sono stanco, dottore, non ce la faccio più. Signor Grado, prima di passare alle domande specifiche che più interessano questo processo, degli approfondimenti su alcuni punti che lei ha già citato. Intanto l’uccisione di suo fratello Antonino.
Lei ha già detto che era uomo d’onore. Era stato fatto uomo d’onore dopo di lei, ma era uomo d’onore. In che contesto muore suo fratello Antonino? è adopera di >> lo dico io, gli spiego subito, dottore, mio fratello Antonio, la morte di mio fratello Antonino viene dopo la morte di Stefano Pontade, perché Stefano Pontate, senza dire niente a me, a mio fratello e a tanta altra gente e voleva uccidere Dotorrina.
Dotorina è stato più velenoso e ha ucciso Stefano Bontade, però noi non sapevamo niente della morte di di cioè di che Stefano Bontato voleva uccidere a Totorrina. Eravamo completamente all’oscuro. E lo giuro su Gesù Cristo e sull’anima dei miei morti. Che cosa avviene? cheorino incomincia a fare pulizia di tutti quelli alleati con Stefano Pontà che volevano uccidere lui.
Io vedendo queste cose gli dico a mio fratello Antonino, senti fratello mio che lo mandavano a chiamare spesso a Ciaculli, un certo un altro animale, un certo Pino Greco Todopez Filippo, mandavano a chiamare mio fratello per vedere se era sincero e perché volevano che ammazzasse mio cugino Salvatore Contorno, ma mio fratello non sapeva niente nel nel dov’era più Salvatore Contorno, perché Salvatore contorno non si fidava dopo che gli hanno sparato, non si fidava più di noi e nemmeno sapeva niente, diciamo, del comprotto che se fa
una bontate volesse uccidere la torrina. Lo mandarono a chiamare più di una volta. Gli dico a mio fratello la sera prima di morire assieme a Franco Mafara gli dico senti dov’è che devo andare ancora non si convince che non c’è più regola di Cosanotto o c’entra o non c’entri. Noi siamo nella linea dei morti. Mio fratello mi fa dice “Ma noi non c’entriamo niente c’è la regola.
” Gli ho detto non guardare più regole perché tu cosa nostra non hai capito niente. Viva a Milano e tu c’hai nebbia né cervello. Non hai capito? Non non ci incontriamo più nessuno o altrimenti incominciamo a sparare. Mio fratello, no no perché succede una guerra. Scateniamo la guerra.
Mio fratello va all’appuntamento e lo strangolano da innocente. Cioè prima stavano strangolando Franco Mafara, poverino, si è messo a piangere, gli fa i bambini. Mio fratello gli grida e gli fa, dice Franco, dice fagli vedere a questi cornuti e infami come si muore da uomo d’onore. Quello si è stato zitto sentendo la voce di mio fratello dall’altra stanza.
e pigliano a mio fratello, lo cioè gli tengono le mani per strangolarlo. Mio fratello gli fa: “Cornuti, lasciatemi che vi dimostro pure questo, che cos’è un uomo d’onore? Trangolatemi senza che mi tenete”. I fatti lo hanno fatto. Difatti poi quelli che l’hanno trangolato, mio fratello, hanno detto in giro peccato dice era veramente un grande uomo d’onore.
Dice non si doveva ammazzare, però l’hanno fatto. >> Quando è avvenuto questo duplice omicidio, quando è stato ucciso suo fratello e Franco Mafara. Eh, nell’89, dottore. >> Ma lei queste questi >> Prego. >> L’89 lo ricordo bene perché dopo io aspettavo la mattina mio fratello, ma era sicuro che mio fratello gli ho detto la sera domani quando ti mettono la corda al collo. Pensami io lo sentivo.
Di fatti l’indomani ero nella villa che ha che aveva mia madre, una villetta in montagna e ci siamo baciati, gli ho detto non ci vediamo più noi. Mio fratello mi fa dice “L’ultima volta ci devo andare” perché mio fratello cercava di non creare di non far ammazzare nessuno di noi ed è andato a morire innocente.
>> Ma chi gli aveva dato l’appuntamento? Glielo dice suo fratello. >> Chi è che gli aveva dato l’appuntamento? Sì, Totò, il traditore Totò Pestifilippo, quello che era amico che si doveva mangiare le montagne dopo la morte di Stefano Bonto che è mangiato le corna che ha questo. Mi scusiare poco pulito. >> Senta, senta, ma lei questi particolari dell’uccisione di suo fratello che ha riferito come li apprende? Da chi li apprende? Ma io, dottore, la prendo perché la mattina aspettavo mio fratello quando era andato all’appuntamento.
Non vedendolo tornare a una certa ora, dopo viene su che poverino è stato sparato il fratello di Fanco Mafara, Giovanni Mafara, Giovannello, più piccolo dei fratelli, viene su e mi dice Danino dice “Ma è tornato tuo fratello Antonino con mio fratello Franco?” detto Giovanni, vattene a casa e non uscire più di casa, Giovanni che non tornano più.
Quello è diventato bianco, dice così, dice sì e e se n’è andato e via dicendo. Dopo io questi fatti che ho raccontato mio fratello che gli ha sputato, gli ha detto “Siete infami, facciamo vedere come muore un uomo d’onore”. Li ho saputi perché è una cosa che si è vocificata in tutte le famiglie che dicevano peccato ammazzare Antonino Grado, capito? E l’ho saputo, lo lo sapevano tutte le famiglie mafiose in giro.
Lei ha detto incidentalmente poco fa che suo fratello Antonino stava a Milano. Da quanto tempo, diciamo, e risiedeva stabilmente a Milano, ci andava di tanto in tanto? Mia fratella, mia fratella Antonino viveva a Milano dagli anni 70, cioè non era Stabia, ogni tanto veniva, scendeva giù a Palermo o per dire veniva per le ferie che andavamo a nei villini di Cossaiola, a Cefalù, io con tutti i miei fratelli, mia mamma e veniva solo d’estate, ma di tanto in tanto durante l’anno, per dire le grande feste, Natale e la Pasqua scendeva e
stava una settimana e se ne andava. Allora io di tanto in tanto e siccome a me Milano non piaceva e per tanti ragioni per l’andazzo e per il clima che c’era pure e allora ci andavo e stavo 4-5 giorni con mio fratello e me ne ritornavo giù a Palermo. Ma non ero stabile lì. >> Suo fratello aveva un’attività lavorativa a Milano? No, dottore, >> senta altre due cose.
Lei ha detto stamattina proprio nel nel rispondendo alle mie prime domande che con la sentenza del Maxi era stato condannato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Ma ma lei ha anche detto che, se non ho capito male, che lei non ha mai eh partecipato a traffici di stupefacente. Ho capito bene, ho capito male e >> no, no.
Ha capito bene, dottore, perché ero contrario. Io rispettavo la vecchia legge di Cosa Nostra, che nella vecchia mafia non esisteva il traffico di droga e chi si permetteva di toccarlo gli finiva bene per essere messo fuori famiglia. Poi dopo gli anni 70 si è rivoluzionato il mondo. Chiunque facevano dei trafficanti di droga. Lei ha anche detto che per un certo periodo, però ci deve dire qual è il periodo e ci deve dire se poi ci fu riavvicinamento, ha avuto un raffreddamento dei rapporti che erano stati sempre molto intensi con Stefano Bontade,
quando è avvenuto e a causa di che cosa e se poi c’è stato comunque un riavvicinamento. ricordo anno più anni in meno l’80 7980 andai su a Milano a trovare mio fratello Antonino e lo vedo con con altra gente lì che era al ristorante. Finiamo di mangiare al ristorante, mio fratello mi fa dice “Dai, facciamo una passeggiata a piedi” e cominciamo a camminare a Milano.
Poi ci siamo fermati in un bar e mi dice, “Senti tanino, ti devo dire una cosa che non volevo dirti perché so che tu sei contrario. Guarda che io che oggi come oggi più soldi si ha, più potenza si ha e più importante si diventa.” Io lo guarda, gli faccio “Sì e dimmi”. Dice, “Guarda che io traffico con l’eroina. Io, Stefano Bontade e allora io faccio finta e mi fa dice “Se tu vuoi partecipare a fare la società con noi”, dice ti metti pure con noi.
Io per sporpargli tutto quello che aveva lui dentro me lo piglia in giro, anche se era più grande di me. Quando mi raccontò tutti i fatti, quando ha finito, io lo guardai, gli ho detto, “Senti, sei mio fratello, non ti lavo la faccia con con uno sputo perché ho rispetto che sei mio fratello, sei il mio sangue, sei più grande.
” Gli ho detto, “Vabbè, poi se ne parla, intanto io me ne sto andando giù a Palermo a parlare con l’altro più onesto di te, riferito a Stefano Bont. pigliai l’aereo. Scendo giù a Palermo, chiamo Stefano Bontato e gli dico “Senti Stefano, ma e a me mi risulta che tu, mio fratello, lavorate con siete trafficanti di droga”.
Mi guarda, mi fa un sorriso, mi fa dice “Ora l’hai capito?” Dice già da anni che noi ci lavoriamo io e tuo fratello. Gli ho detto per come ho detto a mio fratello, te lo dico pure a te che mi sento di essere come se tu fossi mio fratello. Lo dico pure a te. Non ti lavo la faccia e non ripeto la parola che ho detto prima perché non è mia educazione, perché sono molto educato.
D’ora in poi non ti voglio vedere più, né a te cornute infame, tu e mio fratello pure. Gli ho detto non vi voglio più vedere e se ti va mettimi fuori famiglia. dice, “Ma questo non esiste mai gli dico una parolaccia, lo lascio e me ne vado.” In pratica sono stato senza che volevo vedere più mio fratello, anche se Stefano Pontà mi veniva a cercare e sono stato quasi un annetto senza vedere più.
mio fratello non li volevo vedere più e Stefano Bonte. Stefano Bontade veniva in una proprietà adiacente alla sua, appositamente con la scusa di vedere la proprietà, ma era per incontrarsi con me. Io quando lo vedevo scendere in questa proprietà da lontano lo vedevo e me ne andava, non mi facevo trovare. Chiedeva agli altri uomini d’onore che era lì, dice “Ma mio figlioccio si è visto?” dice “Sì, è stato qui, se era andato.
” Gli lascia detto a un a un traditore, un mio figlioccio, Salvatore Zarcone, che l’ho ammazzato io, gli dice “Digli a tuo padrino, ho urgente bisogno, voglio vedere solo una volta, poi se non vuole più venire non venga”. Dicè una cosa molto delicata e di una certa importanza. A questo punto ci sono andato, disse, “Che è successo?” E Stefano mi fa, “Siediti un attimo che ero io e lui solo.
” Mi fa, dice, “Ascoltami, figlioccio, ti voglio dire solo questo. Tu hai mille ragioni, io non ti voglio levare i tuoi principi, però siamo stati costretti. Solo ti voglio dire una cosa. Siccome si sta vocificando in tutte le famiglie che tu non c’è più ti sei disunito, ti sei allontanato da me di tutta la famiglia, ho detto no Stefano, io non mi sono allontanato da tutta la famiglia, mi sono allontanato da te e dagli uomini d’onore che toccano la droga e non ti voglio più vedere.
Senti, siccome te lo ripeto, dice tutte le famiglie mafiose si sta vocificando questa cosa e non è bello che sappiano che ci sia una spaccatura fra noi, perché tu sai benissimo che la nostra famiglia mafiosa è sempre stata unita e non ci possono mettere nessun pecco. Lo guardai, mi fa dice “Dammi un bacio”.
L’ho baciato, gli ho detto, Stefano, va bene, l’ho baciato. Tu hai fatto scendere mio fratello, mi sono riappecificato con mio fratello, però non correva più più non sentivo più quell’amore di una volta, cioè perché io avevo veramente amore per Cosa Nostra, per le regole che c’erano. Ero fanatico, però non sentivo più quel piacere, quel quel quella soddisfazione e cioè siamo rimasti in pace, per fortuna, almeno è morto è morto in pace con me e non ci sentivo senza prendere >> rispetto rispetto alla data dell’omicidio di Stefano Bontade, questa
pacificazione quanto tempo prima avviene? Messi >> circa un anno un anno prima, dottore, che siamo stati quasi un anno senza che volevo più vedere n due ma con mio fratello. >> Signor Grado, lei ha conosciuto personalmente Vittorio Mangano? >> Sì, come no. L’ho allevato io, dottore. Cioè, nel senso vicino >> quando l’ha conosciuto? Ma gli anni 70, dottore, se ero d’allora, io uscito dal carcere 60 69 era un poveraccio, cioè nulla tenente, sposato con due bambini, non poteva manco spamare la famiglia.
Allora me lo sono messo vicino perché io ero il il manto della carità di tutta la gente povera. Mi sono messo vicino, ogni di tanto in tanto mi faceva accompagnare, per non farglielo pesare, mi faceva accompagnare in macchina a Milano a trovare mio fratello. Quando torno tornavamo ai tempi che erano soldi, pigliavo 1 milione e mezzo, 2 milioni, Vittorio mettitela in tasca.
Cioè, Vittorio si era attaccato con me una cosa morbosamente. >> Ma lei come tramite chi lo aveva conosciuto? >> Ma l’avevo conosciuto che lui commerciava, diciamo, in bestiame e vitelli, cavalli, queste cose qui e l’ho conosciuto in via La Scalanza, dove ci si mettevano a mercanaggiare tutti i sensali che vendevano. L’ho conosciuto lì.
>> C’è qualcuno? Qualche persona che glielo presenta? >> No, no. Eh, cioè, mi ricordo che io lo conoscevo un certo eh, Girolamo Guddo, cioè mi fa dice “Zanino venga che gli presento un amico mio” e mi ha presentato Vittorio Mangaro così. Ma non è che me l’ha presentato perché Vittorio Mangaro non era uomo d’onorare, avviene uomo d’onore dopo il mio avvicinamento e la mia conoscenza.
Senta però, lei quando è stato sentito dal mio ufficio il 30 agosto 2012 e ha detto non era ancora un uomo d’onore, non era combinato, pagina 5, il pubblico ministero la chiedeva dove vi eravate in effetti conosciuti a Palermo. L’ho conosciuto a Palermo tramite un certo Giovanni Locasciu. Chi è Giovanni? >> Ah, sì, sì, sì, sì. Giovanni persona.
>> Sì, >> sì, sì. Giovanni Locacio, un uomo d’onore della famiglia di Brancaccio. Sì, ho ho sbagliato. Sì, però c’era pure Guddo quando m’ha presentato Giovanni Locascio. Sì, che mi ricordo che lui ci ha regalato Giovanni Locascio pure un poveraccio. Vittoria aveva una mucca che ci stava per morire.
ci ha regalato a Giovanni Locascio, mi ricordo questo particolare. Ha presentato Giovanni Locascio. Sì, dottore, mi scusi tanto. Senta, ma lei in quel periodo aveva la possibilità, aveva la patente di guida? >> No. >> E utilizzò mai Vittorio Mangano per farsi portare in giro con l’automobile? Ma certo, dottore, perché poi >> perché poi lui si è attaccato tantissimo perché Vittor Mangolo non era uno stupidino, era una persona molto scaltra, cioè e ha capito che io ero una persona un uomo d’onore perché vedeva che quando camminavamo in macchina con
lui per le vie di Palermo, cioè la gente mio, gente di un certo calibro mi vedevano, mi facevano una festa e altre vittorie mancano, era un furbo, non erano subito, cioè si è attaccato con me nella speranza sicuramente di essere messo in famiglia. Senta, in qualcuno di questi viaggi a Milano commangano, vi siete incontrati con suo fratello e come si chiama? Antonino, mi pare, con mio fratello >> Antonino.
>> Sì, sì, dottore. Come no? erano compare con mio fratello. >> E chi è chi divenne compare di suo fratello? >> Vittorio Mangano. >> Ma lo divenne dopo che lei lo conobbe o era già compare con suo fratello Antonino prima? >> No, no, no, no. dopo che io l’ho conosciuto >> sono divenuti compari perché eh si ricorda >> dottore dottore non non lo so dire perché non non ho cercato mai di saperlo com’era il suo comparato.
Cioè era magari si chiamavano compare per rispetto così non non glielo so dire. Dottore, io le volevo chiedere se lei ha ricordo di incontri a Milano a cui partecipa eh appunto lei, suo fratello Antonino, Vittorio Mangano e tale Gaetano Cinà. Sì, Caetano Cinà lo vedevo spesso perché veniva con con Vittorio Mangono.
Mi ricordo una volta l’ho incontrato a Milano e Gaetano Cinà mi chiede, mi dice una cosa, dice mi dava del lei, dice “Guardi, dice c’è Vittorio che come è combinato nella situazione economica, dice ha delle possibilità ha delle possibilità tramite un mio amico di farlo entrare a lavorare come saliere da Berlusconi.” G dico io, eh, mi fa dice “Cosa ne pensa lei?” Dico io, “Scusa Gaetano e se Vittoria sappiamo com’è combinato e è è il lavoro, è pane che porta i figli, perché no?” Gli dico io.
Poi ho saputo che Vittorio Mangono che mi a trovare dopo che era entrato da Berlusconi, ho saputo che tramite è entrato lui da Berlusconi come saliere tramite Gaetano Cinà perché era amico di Marcello Dellutri. >> Senta, >> e lavorava lì. Però di tanto in tanto Vittorio mi veniva a trovare spesso, non è che era cambiato niente, anche quando lui era stato combinato nella famiglia di Pippo Calò non era cambiato niente, mi veniva a trovare e aveva un grande rispetto per me.
>> Ora ci arriviamo e proseguiamo. Intanto questo incontro in cui Gaetano Cinà fa questa questa proposta. Intanto non è che si ricorda dove eravate a Milano, in particolare? Sì, mi ricordo che eh mio fratello Antonino aveva base come riferimento in via Washington ai tempi che ora so che non c’è più. C’era un bar Pozzuoli.
>> Senta, >> perché ci incontravamo spesso lì. riesce su per giù, se riesce a datare questo incontro con questa proposta di assunzione lavorativa. Dottore, guardi, non glielo so dire perché io come date sono negatissimo, non è che ricordo, per dire, mesi, sono negato per ricordare, però dottore a cavallo gli anni 70.
>> Senta lei di questa proposta che ascoltò fare da Danino Cinà a a Milano ne parlò con Stefano Bontade? non c’era mi sembra di sì, però non è che c’era problemi che dovevo andare io a riferire a Stefano Bontate che Vittorio Mangalo era entrato, però mi sembra di averne parlato una volta che mi fa dice le sì sì mi ricordo questo particolare che Stefano mi ha detto dice bravo figlioccio, l’hai l’hai consigliato bene a Vittorio Mangolo che gli hai detto di andare a lavorare come salere.
da da Berluscone dice perché dice è un bravo una brava persona. È finita lì. Poi lei ha parlato, ha detto che dopo venne combinato il mangano nella famiglia di Pippo Calò. Lei queste cose come le sa? Sa come si arrivò a questa combinazione che mancano? Per come ci ha detto lei fino ad ora, era una persona che lei, signor grado, si teneva vicina.
Com’è che si arrivò alla combinazione nella famiglia di Pippo Calò? glielo glielo spiego subito. In pratica Palermo, gli ripeto, io non ero il semplice uomo d’onore, ero un uomo d’onore molto quotato in tutte le famiglie mafiose che quando parlavo io mi ascoltavano e avevo una un certo carisma io anche da semplice d’onore.
Quando hanno visto Vittorio mangano per un per un periodo vicino a me assiduamente, sicuramente qualcuno perché Vittoria mangano e faceva parte nella famiglia c’è territorio di Pippo Calò e allora quando hanno visto Vittorio Mangano vicino a me hanno riferito sicuramente a Pippo Calò. Pippo Calò ha avuto interesse di combinare, di pigliare Vittorio Mangano e combinarlo.
Cercano di avvicinarlo. Ripeto, Vittorio Mango non è che ero stupidino. Appena si vedo avvicinato subito scappa da me e mi dice Zutanino, sapi che cosa? Dice “Mi ha avvicinato”. Io dico Vittorio sacci vicino. Io già avevo capito che volevano combinare. Per non creare mani scordi fra fra noi. Gli dico Vittorio, sacci vicino.
Vittorio, ripeto, era un tipo molto purvo e mi dice chiaramente a me, senta, dice, io gli voglio dire questo, se devo andare nella famiglia di Pippo Galò, io non ci vado. Io voglio stare nella famiglia di Stefano Bonto. Assolutamente non ci lo mandarono a chiamare, gli hanno dato un appuntamento.
lui si è rifiutato di andarcene, che non era una cosa bella. Allora i mi viene da me, sap mi vennero a trovare perché mi hanno dato un appuntamento dice non ci sono andato io andato da Stefano Pontato e gli dico Stef senza qua non è che sapendo come agivano da Pippo Calò non è che avessano a fare qualche male a Vittorio dice ascolta fai una cosa convince a Vittorio e ci dice che se ne vanno e Pippo Calò dice tu sai perché? Allora chiam Vittorio Cico Vettore tanto combinato nella famiglia di Pocalò, combinato nella famiglia di Stefano
Bontà. Io ho detto la nostra amicizia c’è, sarà duratura e non cambia niente. E l’ho convinto a andare nella famiglia di Vippo Colò e hanno combinato Vittorio Mangalo che poi mi è stato presentato da un uomo d’onore. Senta, >> però ripeto, Vittorio Mancano sia quando non era omodonore che quando era uomo d’onore veniva sempre a trovarmi perché per me aveva un grande rispetto e mi faceva tantissime confidenze.
>> E adesso ci arriviamo. Una cosa rispetto all’assunzione da Berlusconi, questa storia della combinazione e della proposta di combinazione di Pippo Calò, quanto tempo dopo avviene dopo circa 56 mesi, 7, non ricordo bene, dottore. questo periodo è passato, >> quindi un periodo breve, diciamo, a quello che lei ha già anticipato, anche dopo la combinazione nella famiglia di Pippo Calò, lei ha detto Vittorio Mangano mi faceva delle confidenze.
Vuole >> Non mi faceva delle confidenze, mi mi diceva pure il latte che gli doveva dare sua madre, perché per lui per me aveva una grande stima. tutto quello che faceva me lo diceva >> e lei lo vedeva anche lo ha mai visto dopo la combinazione parlare anche avere rapporti personalmente anche con Stefano Bontate o con altri uomini della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù.
Sì, dottore, perché mi ricordo benissimo che una volta sono da Stefano Bontade e viene Vittorio che aveva sempre una una venerazione per Stefano Bontade e e gli portò un cavallo da questo da galoppo e gliel’ha regalato a Stefano Bontade, cioè lui andava a trovare spesso anche Stefano Bontade e lo vedevo spesso io e poi ho capito il perché, la ragione che lui andava a trovare spesso Stefano Bontalli, >> quando l’ha capito e soprattutto come l’ha capito e qual era la ragione? >> La ragione era perché poi in pratica
Vittorio Mangono era amico, molto amico di del dottor Marcello Dellutri. Poi ho capito che ai tempi stavano facendo su a Milano, Milano, Milano 1, Milano 2 delle costruzioni appartenente a Berlusconi. Allora, la mafia, per come lei per il lavoro che fa e sa e sa benissimo che la mafia ha bisogno di investire, di riciclare i soldi, siccome i soldi giù a Palermo della droga non si sapeva quanto erano più i miliardi, allora ho saputo, fatta la confidenza di Vittorio Mangano, che Vittorio Mangano esportava i fiumi
di danaro con la macchina su a Milano dandoli a Marcello Dellutri e Marcello Dellutri investiva in queste società che aveva Berlusconi o in altre società, non so dove li investiva, ma non era solo Stefano Montato, mio fratello, chiunque apparteneva a famiglie mafiose che aveva bisogno di riciclare i soldi, quello che mi spiegava Vittorio Manga, no? li mandavano su e non so dove li investivano, oltre Milano 1, Milano 2, però credo che li investivano in altri posti.
>> Ma quando lei dice in altri posti sempre riferiti alla persona dell’imprenditore Berlusconi o anche altri? Ma anche dottore, io non non è che so di preciso, però quello che di preciso mi risulta a me che investivano nelle nelle nelle società di Berlusconi. >> Senta, questa cosa quindi lei ha detto gliela dice Vittorio Mangano.
È giusto intanto? >> Sì, sì. Sì, sì, ma Vittorio Mangano le dice se questa consegna di denaro, questo viaggio col denaro da Palermo a Milano e poi tutto quello che lei ha detto è avvenuto una sola volta, è avvenuto più volte, avveniva periodicamente e che tipo di cifre venivano consegnate al dottor Dellutri e poi a Berlusconi? Senti, senti, senti.
Io non so se avvenivano periodicamente, però quello che mi diceva Vittorio Mangano non è che mi parlava di un miliardo, due, mi parlava di svariati miliardi, cioè che li portava su, ma non so se avveniva tutti i settimane, tutti i mesi, ogni 6 mesi, non glielo so specificare questo dottore. Ma erano svariati svariati miliardi proprio di come mi parlava Vittorio.
Mi diceva “A me basterebbe un viaggio di que di dei soldi che ci sono in un viaggio che faccio per campare da una babbo, dice tutta la vita”. Ma come viaggiava Vittorio Mangano? Glielo dici? Ma lui mi diceva in macchina, però io ripeto, dottore, perché in Cosa nostra meno domande si faceva ai tempi, meglio era.
Non è che io gli precisavo che macchina, che tipo di macchina, dove mi mettevi, che targa, questo lo sapeva lui. Se specificò, cerchi di ricordare le parole di Vittorio Mangano, se i viaggi erano stati uno qualcuno o tanti >> più più tanti tanti tanti svariati viaggi. Dottore, >> questo glielo disse Vittorio Mangano. >> Sì, sempre Vittorio Mangano.
E c’era anche c’erano sicuramente anche i soldi di mio fratello Antonino, perché mio fratello Antonino non è che scherzava, era era uno dei più ricchi mafiosi che c’era sempre col traffico di droga. Ma lei in quel momento, quando Vittorio Mangano le racconta per le prime volte di questi viaggi con tutto questo fiume di denaro consegnato a Dellutri e poi investito nella società di Berlusconi, lei in quel momento al Marcello Dellutri lo conosceva? Personalmente no, però l’avevo visto più volte. Mi ricordo un particolare una
volta, però Vittorio Mangano mi diceva c presentare un amico sempre mi diceva così ma chi è stamico a celo? Vettorio, non voglio conoscere perché io ero dottore contrario alla alle persone che erano addentrati nella politica. Non li volevo conoscere completamente. Mi ricordo un particolare che un giorno siamo a Palermo io e Vittorio Mancano in via Rugiero VI che siamo andati a comprare del vestiario che ai tempi andava di moda Budicchi Battaglia in via Rugiero VI.
Lui mi guarda e mi fa “Ziutanino sapete se c’è Marcello Dellut? Venga che glielo presento.” Gli ho detto “Vettore non ti permettere perché ti lascio qui e me ne vado”. E non l’ho voluto non ho voluto conoscerlo completamente. >> Però in quel momento dopo >> in quel momento Dellutri non non era impegnato in politica.
C’erano dei Scusi pubblico minister in questi termini non può essere ammessa. Già presidente il suggerimento è già partito però eh >> chi era dell’Uri? Allora che partiamo da questo >> in quel momento perché lei non e non non consentiva a Vittorio Mangano l’effettiva presentazione di dell’Uri? Ma dottore, sia per come ho spiegato, perché non volevo conoscere delle persone, cioè che si interessavano per la politica e via dicendo, e sia perché non mi era simpatico.
>> Ma cosa sapeva? ci grato ci spieghi che cosa cosa sapeva lei di delle attività di Dellutri in quel momento. >> Ma delle attività di Dellutri io non sapevo niente, sapevo semplicemente che Delluti era un uomo per dire c’era Stefano Bontato e allora aveva la venerazione per Stefano Bontato. È morto Stefano Bonto e si è messo a fare un leccapi dei Collonesi.
Prova che ancora è vivo perché era intimo amico con i colonese, senò i colonesi già l’avrebbero ammazzato sapendo che era amico di Stefano Bonte. Senta, ma quando si verifica questo episodio davanti la Boutique Battaglia, lei già sapeva da Mangano quello che Mangano le ha detto a proposito del ruolo di Dellutri per questi investimenti di denaro a Milano o questo era accaduto? >> Sì, dottore.
No, no, sapevo, sapevo, dottore, sapevo già. Ho capito. Senta, poi lei a Dellutri lo vede a Milano, lo incontra a Milano. Non è che lo incontro, dottore. C’è stato mio fratello Antonino. Sapete che Vittorio a mia insaputa riferiva a mio fratello Antonino, perché loro si e Vittorio viveva a Milano e si vedevano spesso con mio fratello Antonino.
E allora l’avrà riferita a mio fratello Antonino. Per come mio fratello Antonino conosceva bene Marcello Dellutti, mi chiama e mi fa “Senti fratello mio, ma perché un un buon controverso cristiano?” Dice, “Guarda che non è cattivo, possiamo avere sempre il bisogno perché poi dice lui è dentro” e dice addentrato nella politica.
dice, “Non si sa mai, si può sempre avere bisogno di questa gente qui.” G ho detto, “Non voglio conoscer”. Una volta mio fratello mi convince Antonino, che mi fa dice “Vieni su a Milano che ti devo parlare.” Arrivo su a Milano e mi fa dice “Ascolta”, dice “ogi”, dice “Io vado a mangiare con Vittorio Mango, Gaetano Cin e Dellutri, “Devi venire pure tu”.
Allora, io per non dare dispiacere a mio fratello ci sono andato e siamo andato a mangiare in un ristorante. Si ricorda il nome e il luogo? Sì, chiamato i quattro mori e precedentemente io avevo dichiarato che questo ristorante si trovava ad Arcore. Siccome ero ero preso da da da parlare di Vittorio Vangar, ho detto Arcuri, invece ristorante in via del Senato, piazza del Senato, via del Senato lì a a Milano.
i quattro mori siamo andati, me l’hanno presentato lui tutto contento che mi ha conosciuto, ha sentito parlare di lei dopo un sacco di chiacchiere a maggior ragione chiacchiarone per com’era. Poi abbiamo finito abbiamo finito di mangiare e loro incominciano a parlare di appari. Prima io, per evitare di sgarbare mio fratello, di non dirgli parolacce, mi sono alzato dal ristorante e mi sono messo lontano a fumarmi la sigaretta perché sapevo dove potevano arrivare a parlare dei loro affari per evitare di io essere scortese con mio
fratello, di sgarbarlo davanti a tutti. E allora ho evitato nei loro discorsi e mi sono allontanato e questa è stata la conoscenza che ho fatto col signor Bacello Dellutri. >> Allora, grado prima di andare avanti, visto che lei l’ha ripetuto di nuovo su questo patto che per quello che lei sapeva allora del Lutri era addentro alla politica, ci vuole spiegare un po’ quali erano le sue conoscenze di all’epoca ovviamente dei rapporti di Dellutri con la politica perché era dentro alla politica. chi glielo disse e
quale a che cosa si riferiva, se sa qualche cosa. Mi riferisco ovviamente alle sue conoscenze di allora. Senta dottore, il la riferenza della politica di se era già non mi ricordo se lui era cos’era, non lo so, però ai tempi ricordo benissimo però che lui portava aveva formato il partito di Berlusconi Force Italia e si interessava tantissimo per questo in Sicilia per per Berlusconi e così ho saputo io. Allora, grazie.
Siccome il il fatto è così ecclatante che evidentemente c’è qualche cosa che lei ci deve chiarire, lei sta facendo riferimento ora a Forza Italia e a Berlusconi che, come tutti sappiamo, sono dati di fatto più che acquis No, >> ma perché non lo facciamo parlare? Il chiarimento ce lo ce lo de se già gli chiariamo la circostanza aggiusterà le sue dichiarazioni e ma noi ne terremo conto ovviamente dell’aggiustamento.
Il fatto è così ecclatante e così a parte che abbiamo i documenti, abbiamo le sentenze acquisite che il chiarimento ce lo deve fornire, noi ovviamente ne terremo conto. Serve proprio a valutare l’attendibilità complessiva. E allora le stavo dicendo grado, lei ha fatto riferimento ad ad eventi che notoriamente per quello che già è acquisito in questo processo si riferiscono agli anni 90 mentre lei sta parlando di una conoscenza che risale agli anni 70 e non a caso gliel’ho chiesto di riferire delle sue conoscenze all’epoca
dell’incontro con Dellutri, quindi degli anni 70. >> Sì, sì. >> Mi vuole chiarire un po’ questo aspetto, >> dottore? Guarda che dell’Uri oltre gli anni 90 e cioè la di Forza Italia Dellutre si era sempre interessato in politica e io lo sapevo questo qui. >> E mi spieghi qual erano le cosa sapeva sapeva >> anche anche a livello regionale lui c’erano delle elezioni e si interessava per fare eleggere chi faceva comodo a lui.
>> Elezioni regionali riferite a quale periodo grado? Ma gli anni cavallo gli anni 70, dottore che ricordo bene che Vittorio poi mi disse che lui si interessava pure che aveva dei vivai di calcio, cioè di giocatori e via dicendo. >> Vabbè, pubblico possiamo andare avanti. Pubblico misero. >> Sente.
Quindi in questa occasione vi siete incontrati al ristorante I quattro mori in via del Senato. Lei specifica ora? del Senato. Sì, perché ai tempi avevo già dichiarato precedentemente Arcori perché ero a cioè parlavo di Vittorio Mangano e allora ho sbagliato, invece di dire via del Senato, piazza del Senato, ho detto Arcori. Arcori non è che c’è ristorante, cioè non può esistere su sul ristorante quattro mori.
Senta, ma >> lei in quell’occasione notò quali fossero i rapporti personali tra Vittorio Mangano e Marcello Dellutri? Per esempio, si davano del tu, del lei? >> No, si davano del tuo anche con mio fratello. Erano c’erano, almeno quello che ho visto io, c’erano degli ottimi rapporti. >> Lei ha detto di essersi alzato quando iniziarono a parlare di traffici.
Ma che tipo di traffici? Iniziarono a parlare di che cosa? Non è non è non è che ha detto traffici, stavano incominciando a parlare di affari e allora siccome io so benissimo i loro affari qual erano che incominciarono a dire soldi chi come e quanto i cioè io i traffici so qual erano i loro affari erano sicuramente dei traffici evitare ripeto, di mancare di rispetto a mio fratello davanti a tutto appena sentivo parlare di droga mi sono alzato, mi sono fumato.
la sigaretta mi sono messo lontano, non ho voluto sentire i loro discorsi. >> Senta, ma lei ha mai saputo da Vittorio Mangano o da altri di chi fossero questi soldi? Cioè chi è che materialmente come persone fisiche consegnava i soldi a Vittorio Mangano da consegnare a Dellutri per le società di Berlusconi? Erano soldi personali di di chi? Ma soldi per dire la famiglia di Salvatore Inserillo, la famiglia di Stefano Pont, soldi di mio fratello, soldi di un altro che è scomparso un certo Saron Riccobone.
Cioè questi erano i soldi, dottore. >> Lei ha conosciuto Mimmo Teresi. >> Come no? Mimo Terese era sotto capo della famiglia di Stefano Bonte. >> Le è stato mai detto da Mangano o da altri di soldi di Mimmo Teresi che venivano convogliati a Milano? Sì, sì, anche i soldi, vedi. Vabbè, io dicendo Stefano Ponti, mio fratello, riferito pure, cioè tutta la famiglia di quelli che che che trafficavano e c’era Mimmo Teresi.
Mi ricordo io a Milano una volta di avere rimproverato Mimmo Teresi e gli dico il perché, sempre riferito a al signor Dellut. Mi ricordo che incontrai Mimmo Terese a Milano che era amico di mio fratello ed eravamo nella stessa famiglia. Gli dico, “Mimmo, che sei venuto a fare qui a Milano?” Traffici subito. Io scherzando gli dico traffici.
Lui mi guarda dice no dice sai dice son venuto qui a Milano perché Marcello dell’Uri dice ha una società è amico di un certo Gaetano di Gressi, se non sbaglio, un costruttore Gaetano di Gressi, dice hanno litigato, sto cercando di mettergli la buona. Io lo guardai, gli dico, “Eh, Mimmo, ma fatti i una parolaccia, fatti sempre che ti impicci cose che non ti interessano.
” dice, “Vabbè, sai,” dice, “È pure giusto che mi interesso di farle riapacificare che poi ho saputo sempre tramite moresi che forse si sono denunciati ambo le parti i ricretti con con Dellutri e gli ho detto fatti i fatti tui vattene giù a Palermo”. Dice no, dice Marcello è un amico, sto cercando di aiutarlo.
Ma fai come cavolo ti pare? Gli dico io. L’ho lasciato lì e me ne sono andato. Senta, ma lei di questa notizia avuta da Vittorio Mangano di questi viaggi, di tutto questo denaro consegnato a Milano, ne ha mai parlato con Stefano Bontade? No, no, dottore, io ripeto ai tempi in Cosa perché sapevo ormai che che erano tutti trafficanti.
Qual era il motivo di io informarmi e che fatica i soldi? Cioè, in Cosa Nostra, gli ripeto, la vera Cosa Nostra, meno si sapeva, meno responsabilità si aveva, cioè poi non aveva interessi di io informarmi né con Stefano né con altri i soldi che facevano >> e Gaetano Cinà, Tanino Cinà, che abbiamo visto era quello che aveva proposto l’assunzione prima qualche anno prima di Mangano da Berlusconi con Tanino Cinadi.
questi investimenti o lei l’ha chiamato il riciclaggio appunto dei soldi mafiosi nelle società di Berlusconi. Tanino Cinai ne ha mai parlato? >> No, dottore, perché io non avevo questa questa amicizia con cioè questa di con Gaetana Cinà di andare a parlare di di soldi società. C’era solo che lui mi vedeva, ripeto, e aveva un grande rispetto per me.
Lo salutavamo, lo ci salutavamo, pigliavamo qualcosa assieme al bar, lo incontravo pure a Palermo molto spesso, ma non c’era nessuno nessun rapporto di di di né né di parlare di società, né di parlare di traffici e né niente. Però lei, quando è stato sentito dal mio ufficio il 30 agosto 2012, pagina 2930 ha così risposto. Vbè, devo leggere una parte prima perché altrimenti non si capisce l’argomento.
Pubblico ministero, lei l’ha visto mai Vittorio Mangano che portava sti soldi o gliel’ha detto suo fratello? E lei ha detto “No, no, me lo diceva Vittorio, me lo diceva anche mio fratello”. E fin qua sono le cose che ha detto fino a ora. Ah, anche Vittorio. Sì, anche Vittorio. Ma lei sa e poi lei ha detto, “Signor Grado, mi ascolti? Tanino Ciname lo diceva pure, dice, “Sai, per ora ci stanno portando un poco di soldi che stanno infilando dentro le costruzioni che sta facendo Berlusconi, ma io non sapevo se era Milano 2, Milano
1 o che cosa erano.” Quindi >> dottore, avrò fatto confusione io quando ho fatto questa dichiarazione, sicuramente perché con Gaetano Cinar, ripeto, non c’erano questi rapporti di di di parlare di traffici o soldi, >> quindi lei >> c’era un rispetto, >> quindi >> c’era un rispetto e basta. >> Prego, prego, completi.
>> C’era rispetto ambo le parti e basta. Non avevamo nessun rapporto di parlare di trap. Avrò sbagliato io a dichiarare questa cosa qui. >> Quindi la sua fonte è Vittorio Mangano e suo fratello Antonino. >> Sì. Sì. Lei sa se oltre a Vittorio Mangano, altre persone di Palermo appartenenti o vicine alla mafia hanno avuto un ruolo di corriere di diciamo di questi soldi, di questo denaro per Milano.
Tenta. Eh, mio fratello, ad esempio, utilizzava spesso, però non so se li metteva eh dove li metteva, in quale società, utilizzava spesso un certo Rosario d’Agostino che l’aveva vicino lui, non era uomo d’onore, eh, cioè e lo faceva andare su a Milano con con cioè per quello che lui vendeva la droga che vendeva giù a Palermo, lo faceva andare su a Milano per dire con la macchina carica di soldi pure perché si trattava pure delle cifre iperboliche, non si trattava di di un miliardo, due, ma anche di più. E da Rosiero D’Agostino,
per dire, mi dice mi faceva la confidenza che lui li metteva. Gli ho detto io, “Ma scusi, eh Saro, come ci sale ste cose?” Dice, “Io ho scogitato una cosa perché era ignorante, li metteva nella nella ruota di scorta della macchina, tutti ammazzettati, tagliava la camera da che aveva la la cosa tipo i vulcanizzatori, tagliava la cameretta d’ia, pacchettava tutti i soldi lì dentro, rincollava la camerettaia e la la gompiava e la metteva nella come roto di scorta”.
Però lo faceva Rosario D’Agostino semplicemente per mio fratello Antonino, non lo faceva per altro, però ripeto, non so se mio fratello a cosa gli servivano questi soldi su, magari gli servivano che lui era in contatto con i turchi per fare il pagamento della morfina base. >> Ho capito.
Quindi per quanto riguarda questo Rosario di Agostino, lei sa che portava i soldi a Milano, ma non sa a chi li consegnava o che per che cosa li adoperasse, giusto? No, li consegnavo a mio fratello Antonino perché erano soldi di mio fratello Antonino. >> Senta, lei ha mai saputo se c’erano ci sono stati mai dei progetti di sequestro di persona nei confronti dell’imprenditore Silvio Berlusconi o di suoi familiari? Senta, non ci sono stati mai dei progetti di sequestro, semplicemente che volevano spirarli dei soldi che questo me lo conferma
Vittorio Vangano perché ho letto su un giornale che hanno fatto un attentato nella villa di Berlusconi Arcori e leggendolo io sul giornale gli dico, “Vettore, ma cos’è sto fatto?” mi fa dice no dice semplicemente per fargli uscire un po’ di miliardi che lui soldi ne ha tanto. Difatti non è che gli hanno fatto vero e proprio un attentato.
Hanno pigliato della polvere, delle delle cave, questo che per fare saltare la pietra e questa bomba tipo bomba carta piena di polvere, senza fare danni, gliel’è andata a mettere un certo Francesco Mafara, quello che è morto strangolato assieme a mio fratello, ma non gli hanno creato danno, gli hanno affumato tutta, gli hanno fatto diventare tutto il muro, un pezzo di muro nero, tutto il cancello nero.
Poi non ho saputo più com’è andato a finire, ma come sequestro io ho sempre saputo che non non c’è stato mai problema. Sì, una volta si era vocificato e c’era che non so precisare chi, c’erano i calabresi che volevano sequestrare qualcuno della famiglia Berlusconi, ma ripeto dottore, io non è che mi interessavo tanto e allora ho saputo che è intervenuto i Moderesi tramite Stefano Bontà e hanno fermato questa cosa di sequestrare, diciamo, ed è avvenuto il fatto dice “vabbè un po’ di soldi ce li facciamo uscire”. Ed è stato questo il
fatto dell’attentato che ci hanno fatto per evitare che >> Aspetti di fargli qualche sequestro. >> Mi spieghi che cosa se sa lei a proposito dell’intervento di Mimmo Teresi e Stefano Bontate quando c’era qualche progetto da parte dei calabresi? Che cosa sa soprattutto come lo sa? Torniamo su questo argomento in maniera se ne è in grado più.
>> Dottore come lo so, dottore, come lo so. Io facevo parte della famiglia di Stefano Bonto. >> Sì. Ha assistito, ha partecipato a discorsi tra Mimmo Teresi e Stefano Bontade in cui si parlava di dei calabresi e di Berlusconi. Le faccio direttamente la domanda. M specificamente no, solo che una volta sono arrivato lì e c’era Mimmo che parlava con Stefano Bonte.
Stefano Bontade gli dice “Vabbè, tu non sai come devi fare, vai ne calabresce, ti presenti personalmente anche a nome mio e ci parli”. Capito? Questo tutto il discorso er >> Ma stavano parlando di che cosa? Quando Stefano Bontade dice a Mimmo Teresi, “Vai dai calabresi e ci parli”. Ma sicuramente sarà stato per questo fatto qui che i calabresi erano intenzionati a sequestrare qualcuno della appartenenza a Berlusconio, qualche figlio, la figlia, fratello, non non glielo so dire, dottore, >> perché lei il 30 agosto del 2012,
pagina 49, ha detto questo: “Stavo parlando con Stefano, arriva Mimmo Teresi”. E ci fa Stefano, Stefano, ti devo parlare dice Mimmo, sugno io e mio figlioccio. Qual è il problema? Che hai da nascondere con mio figlioccio? Dice, parla. >> Ah, sì, sì, >> se vuole non continuo. Se lei ha ricordato qualcos’altro, io non ho non ho necessità. No, no, dottore.
>> Eh, >> no, no, dottore, mi ricordo questo qui che Mimmo gli ha detto e cioè Stefano ci ha fatto questa osservazione tipo rimproverandolo, dice “Qual è il problema che c’è mio figlioccio?” Palla. E Mimo si è sbilanciato dicendoci che c’era questo problema che eh Marcello Delluto si era lamentato con Mimmo Teresi, che volevano fare questa questo sequestrare qualcuno della famiglia Berlusconi.
E allora Mimmo Terese, avendo l’amicizia con con Macello Dellutri, si voleva interessare per non fare disturbare, diciamo, la la famiglia Berlusconi, per fare un piacere a Marcello Dell’UD. Difatti mi moderi. Stefano gli dice, “Vai su nelle Calabrie, parla con chi di dovere e digli che è una cosa che interessa a noi, che non si permettano di fare una cosa del genere.
Ai tempi le le anche le famiglie calabresi a noi ci ascoltavano e ci davano credito, cioè erano porto vicino a noi anche la famiglia calabrese. Lei si ricorda in particolare se in quella occasione Stefano Bontate nell’indicare la soluzione a Mimmo Teresi fece anche i nomi degli esponenti mafiosi calabresi da cui Mimmo Teresi doveva andare per risolvere il problema Berlusconi.
>> No, dottore, non mi ricordo, non mi ricordo bene. Lei il 30 agosto 2012 aveva detto, allora Mimmo ci fa dice, “Sai, così così ci hanno fatto delle telefonate minatorie a Berlusconi e dice sono i calabresi”. Dice che devo fare? Stefano Bontate guarda Mimmo Teresi, mi guarda a me e fa dice “Figlioccio, ci vuo dire ci vuo dire tu che deve fare? Che abbiamo noi?” Dice, “Usai asciata che devi fare qualè? Vai nei Calabrie, Mimmo Teresi se ne va in Calabria e va a parlare che non so precisare con chi dei fratelli, con i fratelli Mazzaferro che
sono pure una grossa famiglia di intranhetisti. >> Sì, sì, dottore, dottore, ricordo bene questo fatto qui. Sì, sì, sì. >> Cioè, feci il nome dei Mazzaferro. >> Sì, ho fatto il nome dei Mazzaferro, però non so precisare con chi dei fratelli Mazzaferro. E poi lei seppe se Teresi andò, Mimmo Teresi andò da qualcuno dei fratelli Mazzaferro e quale fu l’esito? Cioè venne a conoscenza di un eventuale esito o risposta di questa Calabria? >> Sìore, dottore, l’escito l’esito che Mimo Teresi andò dai calabresi gli hanno
detto “Non c’è problema, eh, state tranquillo che non saranno più disturbati”. di fatto Berlusconi non è stato più disturbato e dove facevano le telefonate per le minacce di Berlusconi. Difatti non è stato più disturbato e cioè finita così. E lei ha assistito anche al colloquio al ritorno dalla Calabria di Mimmo Teresi con Stefano Bontate? a te dottore, però sì, ho assistito, ma gli ha detto Stefano, sono andato, ho parlato che ripeto, non mi ricordo chi è dei fratelli Mazzaferro e mi hanno riferito che non c’è problema, che tutto
è a posto. A proposito di questi viaggi di Vittorio Mangano con questa questo denaro, lei ha detto si è verificato tantissime volte, ma in quale arco di tempo e fino a quando? Se lo riesce, se riesce ad essere più preciso, senò le ricordo quello che lei ha dichiarato. Cioè è una cosa, lei ha detto tantissime volte, lo ha ripetuto anche ora.
per le confidenze che le ha fatto Vittorio Mangono, ma tantissime volte nell’arco di un anno, 2 anni, 5 anni, più anni e fino a quando? Ma senta dottore, io non è che precisavo tutte le volte che vedevo a Vittorio, dicevo Vittorio ha fatto viaggi, comeè finito, come non è finito perché ripeto, non mi interessava, però so che è durato, ma qualche annetto e forse di più, cioè quello che che ogni tanto vittoria e mi dicevo ho fatto un viaggio, ma non è che mi interessava più sapere quando lo faceva o o fino a quando iniziò fino a fino a Quando ha finito,
dottore, questo non mi interessava proprio saperlo. E questo prima si è verificato, o meglio, lei queste cose le ha sapute da Vittorio Mangano prima della morte di Stefano Bontate o anche dopo? No, no, dopo la morte di Stefano Bontade e io ripeto, non mi fidavo più di nessuno e e non mi fidavo più nemmeno di Vittorio Mangano, perché Vittorio Mangano faceva parte a Pippo Calò che era alleato di Totorrina.
Io non mi contrai più nemmeno con Vittorio Mangarò. >> Quindi tutto sono notizie apprese tutte prima della morte di V di Stefano Bontate, giusto? Certo, certo. Ma successivamente alla morte di Stefano Bontade, avendo avuto lei notizia che comunque soldi della sua famiglia mafiosa erano stati investiti in queste società di Berlusconi, in queste attività imprenditoriali di Berlusconi, lei ha mai pensato di potere recuperare queste somme, di potere pretendere la restituzione, di potere cercare in qualche modo di e avere un utile economico da questi
investimenti che sapeva essere stati fatti dalla famiglia mafiosa sua. Certo, dottore, ero ero già in carcere e allora ho conosciuto in carcere un ragazzo che mi sembrava molto serio, napoletano, un certo Guido Rossi, se non sbaglio. E in pratica volevo recuperare questi soldi e ho escogitato, disse “Vabbè, parlo con sto ragazzo, vediamo se può ammazzare Vittorio Mangano, perché naturalmente Vittorio Mangano era passato dall’altra barricata”.
Eh, come facevo io a recuperare questi soldi se c’era Vittorio Mangolo che poteva riferire a Totorina? Perché si informava dove c’erano dei soldi di mio fratello de farò contati e se li pigliavo. Allora ho parlato con questo guidor Rozzi, gli dico senti qua, mi puoi fare una grande cortesia di ammazzarmi Vittorio Mancano? suo ragazzo mi parece certo, certo dice lo faccio.
Cioè e ho cercato di fare ammazzare Vittorio Manga, no? cosa che poi il suo ragazzo è stato è andato via dal carcere che eravamo nel carcere di Pasto e non se ne fece più niente. >> Allora, qualche spiegazione. Intanto in che periodo siete stati codetenuti con questo Rossi? Dopo dopo l’89.
dopo l’89, dottore, perché sono stato arrestato nell89, >> dopo un mese e qualcosa, due mesi circa, mi portarono nel carcere di Vasto. >> E siete stati detenuti per quanto tempo con questo Rossi? Ma io so quanto sono stato detenuto Rossi è stato poco all’incirca un anno e qualcosa. Io ci sono stato 4 anni nel cacciere di Pasto. >> Ma mentre eravate codetenuti con questo Bruno Rossi, eravate detenuti nella stessa cella, facevate la socialità insieme, come parlavate? No, andavamo al passeggio assieme, eravamo nella cella, io era messo nella
cella solo perché c’erano delle misure di sicurezza per me. Ehm, e ed eravamo nella cella accanto, però tutti i giorni ci vedevamo o nella socialità o andavamo al passeggio, ci incontravamo tutti i giorni. Intanto le volevo chiedere se lei è certo che il nome di battesimo fosse Guido, perché nel verbale del 30 agosto 2 >> No, Bruno Bruno, dottore, mi scusi, se non sbaglio, Bruno Rocsi. Bruno Rossi.
Va bene, ma lei, quindi noi sappiamo poi quando è stato codetenuto con Bruno Rossi, ma non glielo voglio non è il momento per dirlo in questo momento. Lei comunque dice dopo l’89 quando io vengo arrestato eccetera eccetera. Ma mi spieghi una cosa, signor Gradu? Lei dice Vittorio Mangano. Lei in quel momento sapeva che Vittorio Mangano era passato, diciamo, con Rina e la fazione corleonese o ancora non lo sapeva.
>> Io dottore, io le dico questo qui. Cosa Nostra la conoscevo bene, sapevo la regola. Vittorio Mangaro è normale che passa con Totorina perché nella famiglia di Pippo Calò Pippo Calò è stato uno dei traditori a partecipare nella morte di Stefano Bontato alleato con i corleonesi.
Perciò Vittorio Manganano è nella famiglia di Vippo Galò. È normale che che che Vittorio era passato con i corronesi. Ho capito bene, >> il mio senso di dire >> e >> eh >> ho capito, ho capito perfettamente il suo ragionamento di allora, ma in base a questo ragionamento lei no non pensò che già il il mangano avesse potuto riferire di questi investimenti della famiglia di Santa Maria di Gesù.
nell’attività imprenditoriale di Berlusconi a Milano in quel momento. Cioè io vorrei che lei lei spiegasse bene qual era il suo intendimento. Far uccidere Vittorio Mangano nella sua testa in quel momento >> e era funzionale a recuperare eventualmente questi soldi perché ce lo spieghi perché si doveva eliminare Vittorio Mangano? Dottore, per due ragioni io volevo far ammazzare Vittorio Mangalo, sia se potevo recuperare questi soldi, giusto? e sia perché era un traditore come tanti altri che io ho ammazzato personalmente perché si sono schierati dalla parte dei
colleionesi. Cioè mi faceva impazzire a me il pensiero che Vittorio stravedeva per Stefano Bontade e poi si è schierato con i colleonesi. Questo dottore per due motivi lo volevo far ammazzare io. per il tradimento che ha fatto e per il fatto dei soldi. >> Ecco, concentriamoci un attimo sul fatto dei soldi. Qual era il suo pensiero una volta ucciso Vittorio Mangano? Lei come pensava di muoversi per recuperare questi soldi? Lei ha parlato di Io io io pensavo che non è che gli avevo pigliato il gassolo, che dovevo fare con gli anni
di carcere, uscivo, poi provvedevo come fare per recuperare quei soldi là. Qualcosa l’avrei scorgitata perché tanto per dire, io conoscevo già disgraziatamente quella volta ho conosciuto il Marcello dell’utri e vedevo come potere fare per poterla acchiappare a dire “Senti qua e questi sono soldi di mio fratello, cerchi di recuperare questo.
” potevo fare anche questo. Lei stando con Bruno Rossi ebbe notizie da lui o in altro modo se questo Bruno Rossi apparteneva a qualche fazione camorristica, se in quel momento era una fazione camorristica che era in lotta con altre fazioni. Che cosa aveva saputo di Bruno Rossi? prima di arrivare a di chiedere una cosa così comunque importante, >> glielo glielo dico glielo dico io perché lui, cioè, diciamo, faceva parte che sono stati tutti condannati che poi ho conosciuto pure lui, un certo Giacomo Cavalcante e lui faceva parte alla
famiglia Cavalcante e della zona di Napoli, di Bagnola, una cosa del genere di Bagnola ed erano in guerra tra camorriss che non so precisare con chi, cioè il Bruno Rossi era uno che già a quanto mi diceva pure Giacomo Cavalcante, Bruno Rossi aveva già sparato e mi diceva Bruno Ross e Giacomo Cavalcante dice è un ragazzetto molto sveglio, poi Cavalcante è andato via, io gli ho fatto questa proposta senza dire niente a Cavalcante, a Bruno Rossi.
e mi potevo usare questa cortesia. >> Ma in quel momento era prevedibile una scarcerazione di Bruno Rossi da da lì a qualche tempo? >> Sì, dottore. Sì, sì. Doveva fare poco, non è che aveva tanti anni di carcere. La sua scarcerazione era era imminente, ricordo a quello che a quello che mi diceva lui. >> E nel chiedere a Bruno Rossi, una volta uscito, di organizzare l’omicidio di Vittorio Mangano, specificò al Rossi anche i motivi che lei aveva in mente per uccidere? >> Certo, certo, dottore, che li ho specificati. Gli ho detto deve usarmi
questa cortesia. Io non è che non c’ho chi potrebbe farmi questa cortesia, ma siccome non voglio che la voce per apeli nell’ambito mafioso, perché tu sei fuori zona, non niente a che vedere con la mafia, se mi puoi fare questa cortesia e detto sì, sì, non c’è problema. Ma gli disse a Bruno Rossi quello che lei pensava, cioè che era necessario uccidere Vittorio Mangano perché era un traditore e perché lei ha detto questa cosa poteva essere utile per recuperare poi i soldi di >> Ma dottore non ricordo bene, cioè si
parlava del più del meno, però non non non ricordo bene i particolari. Dottore, poi Bruno Rossi le ha detto accettò la proposta, poi le disse qualcos’altro in epoca successiva. >> Non mi ricordo, dottore. Sai perché? Perché poi con Bruno Rossi c’è io sono uscito per per un intervento chirurgico che dovevo fare.
Sono rientrato nel carcere dell’Aquila, non sono andato più a Vasto, nel carcere di Vasto, cioè ci siamo persi completamente. Non avevo numeri di telefono, non avevo indirizzo, cioè la cosa è finita così. Perché lei quando è stato sentito il 30 agosto del 2012 ha detto era per tenere la cosa chiusa, fare sparare a Vittorio Mangano, non da killer siciliani perché la voce poteva trapelare, ma lo facevo io con Bruno Rossi che era fuori dall’ambiente nostro.
>> Dottore, l’ho spiegato poco >> Sì, sì, sì. No, questo, aspetti, mi lasci completare poi st ragazzo si è messo a collaborare, non so più che fine ha fatto e non se n’è fatto niente. >> Ah, sì, si vede. Mi ricordo bene. Sì, poi ho saputo >> che si stava mettendo a collaborare e non se n’è fatto più niente.
Sì, che lui era ancora io ero in carcere pazzo. Sì, lui mi ha detto, “Ho deciso di collaborare e da quel giorno lì poi so portato via quando mi ha detto questo e ci la cosa è morta così.” >> Quindi gliel’ha detto lo stesso Bruno Rossi. >> Sì, sì, sì. Senta, un’ultima domanda. Lei queste dichiarazioni su le notizie che più volte le ha dato Vittorio Mangano sui soldi portati a Milano, consegnati a Dellutri per essere investiti nelle imprese di Berlusconi rispetto all’inizio della collaborazione, quando le ha fatte, signor Grado?
Non in generale su Mangano, su Dellutri, su Cinema. Queste in particolare sugli investimenti, su questi viaggi. >> Ah ah. Dottore, dottore, ascolti, eh sono andato a Roma per un un altro interrogatorio, se non sbaglio, il dottor Donadio che ai tempi era vice del dottor Grasso, cioè sono andato per un altro interrogatorio, si parlava del più e del meno, siamo andati a finire il discorso su su Vittorio Mango, così c’è e ho fatto questa dichiarazione dopo anni della mia collaborazione.
>> Si trattava di un colloquio investigativo. >> Sì, sì, sì. Mh. Poi più volte abbiamo abbiamo citato o utilizzato le il verbale che lei il 30 agosto del 2012 ha fatto con la procura di Palermo. E rispetto a questo verbale del 30 agosto 2012, quel colloquio investigativo col dottore Donadio quanto tempo prima c’era stato? Dottore, non lo so precisare, un anno e mezzo, due, un anno, non non io lo so precisare.
>> Va bene. Comunque, allora io vorrei che lei noi dobbiamo acquisire tutti gli elementi per potere valutare le sue dichiarazioni e perché lei, diciamo, al di là del fatto il colloquo investigativo, non Procura Nazionale Antimafia o Procura di Palermo, non le chiedo questo. C’è un motivo per il quale lei queste dichiarazioni che oggettivamente riguardano fatti, diciamo, importanti, lei ha parlato di più viaggi, miliardi portati e investiti nelle società di Berlusconi tramite dell’Uri, vorrei che lei fosse molto chiaro e
preciso e sincero su questo, se vuole rispondere, perché lei non queste dichiarazioni non la fa, questa dichiarazione non la fa subito quando inizia a collaborare, abbiamo visto alla fine degli anni 90 e per la prima volta la la fa alla Procura Nazionale Antimafia e poi a Palermo, diciamo una decina di anni dopo, 10 anni dopo.
Per la verità per la verità del riciclaggio parla esclusivamente per la prima volta il 30 agosto del 2012, dottore Di Matteo, come lei ha detto anche prima. Per ora stiamo >> facciamo rispondere e poi >> perché comunque lei ha ora ha detto che ne ha parlato prima, lo dice anche qui, col dottore Donadio della Procura Nazionale Antimafia, era un colloquio investigativo, abbiamo appurato.
Ci spieghi perché, signor Grado? Dottore, io non è che sono andato dal dottor Donadio e abbiamo parlato di mi ha chiamato, mi ha chiesto di Vittorio Mancano, non mi ha di Ludi, non mi ha chiesto niente, se è stata una mia cosa spontanea che mi sono ricordato e ho fatto questa dichiarazione al dottor Donald Dio, capito? Tutto qui.
>> Ma prima perché non l’aveva fatta? C’è una ragione per la quale perché lei aveva anche confessato omicidi, strag ecco ci dica qual è la ragione. >> Certo che c’è una ragione, dottore, perché la prima cosa che io ho detto nel mio interrogatorio al nel mio pentimento al dottor Michele Prestipino è stata quella lì.
Eh, dottor Presipino lei mi deve parlare Sì. a lui che altri giudici che mi hanno interrogati. Dottor Presipino, lei mi deve parlare di tutto, di mafia, però non mi chieda di politici perché non ne parlo completamente. Solo per questo non no no non l’ho dichiarato allora perché non era intenzionato a parlare d’altronde e dell’utre faceva parte poi alla politica.
Avrò sbagliato io a dire il nome di Dellutre. Pazienza. che era una cosa, >> quindi >> pensavo che pensavo che era una cosa che io era a titolo informativo così che si stava parlando con il dottor Donaldio è uscito fuori su fatto di saluti e Vittorio Mango. Ho capito, >> ma io non volevo nemmeno parlarne, dottore di Valtero. Quindi nel colloqu >> di politica di politica io ripeto non ne uomini politici non ne volevo toccare completamente perché ancora oggi con la mia età mi devo vedere ancora qualche festa, dottore non è che mi me a me mi preoccupa di morire perché ormai ha la
mia età ma anche da giovane io la morte non l’ho mai temuta e allora vorrei campare ancora qualche annetto per vedermi tutte le peste dottor Di Matteo. Per questo io non ho non ho parlato mai e non parlerò mai di politica perché voglio campare ancora qualche annetto tranquillo. Poi se c’è qualcuno che mi assicura che mi mette la firma nel dire “Tu camperai ancora anni e allora parliamo di altro”.
Ma non è il momento di parlare per ora di politica. C’è qualcuno me l’assicura che io camperò ancora 10 anni. >> Signor >> prego, mi dica. Allora, >> mi scusi se mi sono >> la sua risposta è chiarissima. Quando ho iniziato a collaborare non volevo nel 97 98 99 non volevo parlare di questi fatti perché riguardavano persone che facevano politica o fanno.
Poi nel corso del colloquio investigativo il discorso è andato a finire a questa cosa qua e quindi lei ha riferito queste cose e poi le ha riferite pure alla procura di Palermo. È questo giusto? Ma lei queste cose, diciamo, le le ricorda le ha sempre ricordate le queste confidenze di Vittorio Mangano. È è giusto? >> Certo, certo.
Benissimo, dottor Di Matteo. Li ho ricordati e li ricordo ancora oggi. Sono vivi in me a distanza di di 40 anni. Ricordo ancora perfettamente dottor Di Matteo. >> Va bene, grazie. Io al momento non ho altre problem. però grado passare avanti perché vorremmo capire, noi dobbiamo valutare anche la sua attendibilità e vorrei capire l’ultimo discorso che lei ha fatto appena qualche secondo fa, cioè lei vuol dire che volendo campare ancora, come lei ha detto, ancora tranquillo qualche anno, ad oggi non ha detto tutto quello che sta sui politici?
Glielo dico io, dottore, glielo spiego subito. In pratica, per quello che conosco io a livello a livello d’alto livello politico, cioè io so e le prove lo hanno dato di tanta gente morta, io vorrei campare ancora qualche annetto tranquillo. Non mi voglio fare ammazzare un mi ha ammazzato torrina che non è stato capace, o mi voglio fare ammazzare a livello di stato.
Dottore, lei queste cose le sa benissimo, >> le so benissimo e le ripeto quindi la domanda, quindi vorrei una risposta chiara, cioè questo significa che lei ci sta confermando in questo momento che sa delle cose che riguardano tra virgolette politici e che ritiene di non poter dire temendo per la sua sicurezza personale. È così o no? Ma dottore, questo l’ho dichiarato e lo dirò sempre, non parlerò mai di quest quello che ha detto allora quello che ci sta ritengo >> ritengo, mi scusi dottore, ritengo che non è il momento opportuno di parlare di
di di politica dottore, di uomini politici. >> Lei è tutt’ora sottosto il momento opportuno. >> Grato, mi ascolti, lei è tutt’ora sottoposta al programma di protezione e sa quali sono gli impegni che ha assunto col programma di protezione. Non ho capito. Mi scusi, dottore. >> Dico, lei è tuttora sottoposto a un programma di protezione, ci ha detto, è sicuramente a conoscenza degli impegni che ha assunto col programma di protezione.
È così? >> Certo, certo, dottore. >> Va bene. Allora, a noi può bastare questo e vediamo se ci sono domande da parte del innanzitutto parte civile. Nessuna domanda. Lavoriamo passare il difensore avvocato di Peri. >> Avvocato, abbiamo iniziato un po’ più tardi oggi, quindi possiamo spostarla se le ritiene e ha questa necessità.
Io ovviamente accolgo, ma se la possiamo ritardare ancora un po’ allora >> e poi tra un po’ eventualmente la facciamo. Se l’esame eh si protrae oltre un certo limite, poi la facciamo. Vediamo innanzitutto quale qual è l’intendimento del di chi vuole intende proceder al controesame. Avvocato Dio. >> Sì, grazie presidente.
Volevo incominciare con un argomento cui lei ha accennato in relazione a questo incontro al ristorante dei quattro mori. Lei ha detto precedentemente ho sbagliato nel dire che i quattro mori si trovassero ad Arcore. Adesso si trovano, posso precisare adesso che invece si trovano in via Senato a Milano.
questo ripensamento da che cosa le è venuto e soprattutto nell’ambito di quale procedimento lei aveva dichiarato che invece il ristorante si trovasse ad Arcool. Ma l’ho dichiarato, ripeto, io ne parlai, ma così accademicamente con il dottor Dona Donad Dio, cioè però il ripensamento che mi è venuto quando sono andato via nell riesame che hanno fatto, che io invece di dire eh via del Sanato ho detto eh Arcuri perché ero ero ero fissato a parlare di Vettoro Mangara e uscito lì.
Allora, andando via dopo il riesame ci ho ripensato, disse nella prima occasione e che che dovrebbe succedere, voglio chiarire questo fatto, cioè per per non essere pigliato per un bugiardo quello che dico. >> Difatti mi è capitato l’occasione ora e la sto dicendo. >> Ho capito perfettamente. Per come l’ho detto, mi scusi, per come l’ho detta a un giudice che non ricordo il nome che il nome che mi è venuto a interrogare per questo fatto su a Milano.
Gli ho detto dottore, voglio chiarire una cosa. Io avuto un induccia. >> Va bene così. Va bene, va bene così. E mi vuole precisare, per favore, al dottor Donadio quando lei ha reso queste dichiarazioni, in che data, approssimativamente, in quale anno? Dottore, ripeto, le date io non le ricordo bene, sono stato interrogato per altre cose a in via Giulia, >> però non ricordo nell’anno né il mese.
>> Nell’anno né il mese non ricordo niente. >> Ricorda se è avvenuto un 5 anni fa, un 6 anni fa, se è avvenuto l’altro ieri, quando è avvenuto. >> Dottore, dottore, dottore, non è stato né l’altro ieri né 5 anni fa, non ricordo l’anno che è stato. >> Va bene. le ricorda di essere stato interrogato nell’ambito del giudizio di appello, non in primo grado, ma in secondo grado, anzi nel giudizio di rinvio del processo che si è celebrato a carico di dell’Uri Marcello presso la Corte d’Appello di Palermo. ricorda di avere fatto
dichiarazioni >> in quel Sì, ricorda e ricorda se in quella occasione che è stata appena 2 anni fa lei ha ribadito occasione che deve essere successiva necessariamente alle dichiarazioni che lei ha reso al dottor Donaddio, ha ribadito che i quattro mori si trovavano ad Arcore. Presidente, però mi scusi, c’è una questione formale.
Eh, si sta facendo evidentemente riferimento ad un ad un verbale che non è depositato agli atti del fascismo. Parte io qua ovviamente non posso verificare sentenza, >> se fa parte della sentenza può essere contestato. >> Sì, ma comunque non sto facendo contestazioni, presidente. Quindi come domanda >> parte il fatto che le dichiarazioni contenute nelle sentenze che sono state prodotte nel concorso esterno le potrei utilizzare, ma allo stato non sto facendo nessuna contestazione, sto chiedendo se per caso un paio d’anni fa sentito in appello nel processo a carico
dell’Uri, ha ribadito che i quattro mori si trovavano ad Arcore. >> Può rispondere allora grado? No, credo credo che non no non ho non l’ho ribadito questo qui. Questo io lo l’ho l’ho detto a in un interrogatore che non ricordo chi era il PM >> che mi ha interrogato su questo fatto dell’UTRE.
Allora, gli ho voluto dire, prima ancora che mi interrogasse, ho voluto precisare questo fatto qui che io ho fatto un errore involontariamente perché ero fissato con Arcore, parlando di Vittorio Mangaro, invece di dire eh via del Senato, piazza del Senato, ho detto Arcuri. >> Va bene, >> prima dell’interrogatore ho voluto chiarirlo. >> Va bene.
Ricorda male, comunque non ha importanza. Andiamo avanti. Lei sa eh che il dell’Uri Marcello è stato processato a Palermo. Mi pare che lei ricordi bene di essere stato sentito, no, nell’ambito di quel processo. Lei ha seguito le vicende giudiziarie di Dellutri? >> Ma no, dottore, dove devo seguire io? nella SP >> Io ho avuto ho avuto fatto quell’interrogatorio e ho visto il signor Marcello Dellutri in un’aula e non l’ho più visto.
Quale quale udienza? Io non ho non ho partecipato a nessuna udienza. >> Sì, sì. No, no, questo è chiaro. Lei ha partecipato al giudizio di appello perché è stato sentito come testa. Io le chiedevo, lei ha avuto modo di seguire le vicende giudiziarie di Dellutri attraverso forme giornalistiche guardando la televisione? Ma no, dottore, cioè sì, ho letto qualcosa sul giornale, ma non è che mi sono interessato più di tanto, cioè che è stato condannato, cioè poi lo scandalo dei libri lì de dei girolamini e tutto qui, dottore, ma non l’ho seguito per
niente. Senta, lei sa se Cin Gaetano avesse subito un processo analogo rispetto a quello di Dellutri Marcello? >> No, no, >> non lo sa. Senta, lei è sicuro, lo ha detto al pubblico ministero, lo ha ribadito che dell’Uri e Mangano si dessero del tu. Poi in relazione a questo io evidenzierò una circostanza alla corte.
Intanto volevo un attimo tornare, anche se il PM ha sondato in maniera, devo dire, puntuale, eh il problema del traffico di sostanze stupefacenti che comunque le è stato addebitato attraverso alcune sentenze. Lei ha rimarcato che aveva una ostilità non soltanto nei confronti di questo traffico, ma anche nei confronti di chi questi traffici li commetteva.
Grado mi ha ascoltato? Sì, l’ho ascoltato. >> Quindi mi conferma questa sua avversione nei confronti della droga, di tutto quello che riguardasse il traffico di sostanze stupefacenti? >> Ma certo, certo. Ripeto, avevo non è che avevo avversione perché è arrivato a un certo punto, erano fatti loro. L’importante.
Ognuno risponde delle sue azioni, io rispondo delle mie. Benissimo. >> Che avevo delle regole nella vero Cosa Nostra, vecchia mafia e loro rispondevano che per me era un’infomità incominciando da mio fratello, il primo. >> Benissimo. >> Che tutti i trafficanti mi facevano schifo e e li non li potevo vedere. Dottore >> eh ha ragione, però lei adesso ci deve spiegare, intanto ci dica se è a conoscenza che ha riportato delle condanne pesantissime per ben tre volte per traffico di sostanze stupefacenti.
Lo sa >> ho riportato io delle condanne personale? >> Sì, lo sa. >> Dottore, io io ho riportato una condanna, ma che si processo di Palermo. >> A quanti anni lo ricorda? No, sono >> di processo di Palermo. Quando è stato avvocato? >> Bis processo di Palermo. >> Eh, è iniziato dopo >> a fine anni 90. >> Eh, >> no, fine anni 80. Fine anni 80.
Inizia anni 90. >> No, io ero in carcere, invece si si trattava nell’89 una cosa del genere. Ecco, lei ricorda se ha riportato una condanna ad oltre 15 anni di reclusione per traffico, sostanze stupefacenti, ma anche per reati di mafia. >> 14 anni. Prego. >> 14 anni in magrocesso di Palermo. >> Bene.
Poi ricorda se ha riportato altre sentenze sempre in materia di traffico di sostanze stupefacenti. >> Sì, gli spiego subito, dottore. Io in pratica sono stato nella mia quando mi hanno fatto l’intervento, sono stato per mio fratello Vincenzo, cioè ci sono stato tanti mesi. Allora, mi manda a chiamare un giorno un certo dottore, un PL, il dottore Abate, cioè mi davanti a degli inquirenti monta telecamere cose dicendomi che io gli dovevo parlare del traffico di droga che c’era lì a Varese.
Gli dico io, dottore, lei sta pigliando un grande abbaglio da premettere che io non frequento Varese e sono qui per la convalescenza del dell’intervento che ho fatto io. E secondo poi lei sta sbagliando persona a pigliarmi per un trafficante. >> Ho capito. Quindi queste finita lì >> queste condan. >> Mi scusi, mi scusi, mi scusi avvocato, mi scusi. Finita lì.
E nel frattempo viene la mia collaborazione. Questo dottor Abbat per forza insistentemente quando a me mi interrogava il dottor Pesepino e altri due insisteva che voleva interrogarmi. Dottor Pesipino, dottore Tizio, per favore non fatemi andare da questo che già so il danni che combina. Non fatemi andare da questo perché io non so parlare di di di traffici di droga.
Questo chissà cosa si immagina, perché sono un mafioso, chissà cosa si immagina questo qui, cosa vuole. Dopo tante insistenze che lui faceva, il dottor Pressipino mi dice, “Signor GR, mi usa la cortesia”. Dice, “Noi dobbiamo lavorare”. ci vada e vado da questo eh da questo PM, mi interroga, faccio le mie dichiarazioni, rispondo alle sue domande, mi porta in tribunale.
In tribunale sa cosa cosa mi combinano, dottore, veramente una cosa assurda che il presidente continuamente insisteva, che voleva sapere, lui che pungeva da una parte, il presidente dall’altra. Gli ho detto, “Sentite, arrivato a un certo punto, io non faccio più nessuna dichiarazione in questo tribunale. Va bene, vada vada vada.” Il presidente sglitandomi mi ha trattato tipo un ragazzino.
Sento la condanna, dottore, dove vanno a pigliare in uno sacchetto dei numeri? 30 anni. Stesso processo lo passano a Milano e 15 anni, cioè 45 anni di carcere senza che io ne ho mangiato e bevuto. Dottore. >> Benissimo. Benissimo. >> Questa è la situazione delle altre condanne. >> Quindi lei >> per un capeggio di un piem >> Benissimo.
Quindi lei ritiene di essere stato condannato ingiustamente. Ma una volta che ha iniziato >> da Innocente, avvocato, non giustamente da Innocente sono stato condannato perché per forza io dovevo dovevo accusare gente nei traffici che io non non sconoscevo. >> Ecco, va bene. E ma visto che è stato condannato da innocente, come lei sostiene, soprattutto quando lei ha maturato la collaborazione, cominciando con la Procura della Repubblica di Palermo, perché non ha esternato quantomeno un’intenzione di fare una revisione di questi processi? Ci ha pensato, l’ha fatta?
>> Ma avvocato, ma cosa devo fare io con tutte le condanne che c’ho? Che ne ho altri? Mi sono mi sono autoaccusato di omicidi che non sapevano. C’ho con le grosse condanne che c’ho. Dottore avvocato, mi scusi. >> Prego. >> Con tutte le condanne che c’ho che non so più nemmeno io quanto quanto quanti anni di carcere c’ho.
Ma cosa ci devo ricorrere? Fare la revisione a perdere tempo a cosa? >> Allora, >> cioè la condanna è sempre è sempre una. So solo una cosa, avvocato, >> che io tra carcere, tra detenzione domiciliari, tra i benefici che mi spettano, tra i condoni e via dicendo, ho superato i 40 anni di carcere, avvocato, ancora mi però mi ritrovo a alla detenzione domiciliare.
Io sono nato fortunato nella vita avvocato. >> Vabbè, ma i 40 anni non credo che le massimo ne può ogni modo. >> Sono 35 che avrei scontato l’ergazzolo da persona normale, avvocato. Passiamo a un altro argomento. Anche questo, >> quanto ho sbagliato nella vita, avvocato, quanto sbagliato? >> Passiamo a un altro argomento, anche questo setacciato dal pubblico ministero, però io vorrei in maniera forse più approfondita far emergere quando lei in buona sostanza incomincia a collaborare.
Possiamo dire che inizia a collaborare dal 1999. Dopodiché lei a distanza di tanti anni e cioè nel 30 agosto del 2012 introduce per la prima volta, perché a me non risulta nessun interrogatorio del dottor Donadio quantomeno non c’è stato mai depositato. Però in quell’interrogatorio, avvocato, mi scusi, si fa riferimento al fatto che colloquio investigativo col dottor >> Donadini.
Ma io devo far emergere quello che risulta processualmente, non quello che dice >> il collaboratore. Ecco, >> l’elemento era chiaro. >> Quello che emerge processualmente è che lei per la prima volta introduce l’argomento del riciclaggio di questo denaro portato da Mangano e da D’Agostino Rosario a Milano e consegnato materialmente a Dellutri Marcello.
lo introduce per la prima volta il 30 agosto nel 2012, pur essendo lei collaboratore di giustizia sin da lontano 1999. Ricorda lei, signor Drago, signor Grado, che ha reso dichiarazioni alla Procura di Palermo in data 25 settembre 99 ed ancora in data 26 febbraio 2000 ed ancora in data 25 marzo 2000, perché glielo contestano proprio in questo interrogatorio del 30 agosto 2012.
ha reso dichiarazioni alla procura che comunque alla quale non ha rivelato questi viaggi che mancano effettuava per conto dei mafiosi. Lo ricorda >> avvocato? Lo ricordo benissimo, gli ho spiegato prima la ragione per cui ho parlato lì a a alla di Roma perché non c’era messo accademicamente io ne parlo così ed è venuto fuori il discorso di Dellutri perché io manco questo dovevo dire perché se dovevo dire dovevo dirlo da allora ha ragione lei, dovevo dirlo da allora che è stato è stato >> Sì e iniziare a collaborare io quello mi
ascolti grado quello che le contesto e che poi lei viene sentito per ben tre volte dalla Procura di Palermo, dalla DDA di Palermo e lei non rivela circostanza. Sì, sì. >> Eh >> sì, sì, ha perfettamente ragione. Avvocato, >> le dirò di più. Allora, signor Grado, lei poiché era stata introdotta da poco tempo la legge sui collaboratori che pr che prevedeva l’istituzione del verbale illustrativo della collaborazione, è stato sentito il 7 agosto del 2001 proprio dal dottor Prestipino e anche dal dottor Loforte, i quali sono venuti a sentirli perché
proprio ineguio a questa legge dovevano compilare questo verbale. In questo verbale lei non accenna minimamente a questo discorso dei viaggi relativi al riciclaggio. Come mai? Nepure davanti al verbale illustrativo le si apre. Avvocato, ora glielo ripeto di nuovo per l’ultima volta glielo ripeto di nuovo, avvocato, io non c’era messo di parlare di persone appartenente alla politica.
è successo accadenicamente che ero in via Giura per altri fatti investigativi ed è venuto fuori questo discorso qui, ma io non pensavo che veniva registrato e scritta verbale perché se stavo scusi, ma a quale verbale si riferisce? quel quello del dottor Donadio che noi non abbiamo. >> Avvocato, avvocato si riferisce al processo che sto subendo adesso.
Se sapevo questo, io manco ne avrei parlato avvocato, ma non che non avrei parlato perché ho paura di qualche cosa, perché ritenevo giusto e opportuno che non dovevo parlare di persone appartenenti alla politica. Benissimo. Allora, ci vuole chiarire, soprattutto vuole chiarire alla Corte il motivo per cui in data 30 agosto del 2012 per l’avvocato.
Avvocato, io capisco bene le faccia completare la domanda aspetti che venga fatta la domanda >> e poi risponda. Mi faccia completare la domanda. Vuole spiegare alla Corte perché lei ha avuto un forte ripensamento nel 2012. ha finalmente parlato di Dellutri che era persona coinvolta nella politica e ha finalmente parlato però la domanda la risposta già l’ha data.
Ha parlato prima di quel colloquio che di cui non abbiamo traccia. Ma >> no, presidente, ma il colloquio è precedente, >> appunto, è quella la ragione. >> Il colloquio è precedente o dovrebbe essere precedente? >> Gli è stata contestata questa confidenza fatta questo verbale. Non lo sappiamo da quello che abbiamo potuto capire. La risposta l’ha data.
Mi sembra abbastanza chiaro tutto questo argomento. Credo non sia necessario sviscerarlo ulteriormente. >> Benissimo, presidente. Allora, mi fermo qua, >> vediamo se ci sono altre domande su altre su altre. delle richieste poi da formulare le formulo. >> Per ora vediamo di completare il controesame e poi eventualmente avvocato Anania finito.
> Buongiorno Grego. >> Senta, buongiorno avvocato, >> andiamo da andiamo dall’inizio. Lei ha parlato di un arresto di Leoluca Bagarella a Corleone dicendo che aveva fatto delle dichiarazioni consacrate nei verbali davanti la pubblica sicurezza a seguito di >> No, no, carabinieri. Carabinieri, >> la caserma di Corlione dei Carabinieri >> e aveva fatto arrestare quindi il cognato Rina Salvatore, Provenzano Bernardo >> e il fratello >> Provenzano Bernardo e Calogero.

>> No, Provenzano per la verità non l’ha detto questo. Ha parlato soltanto >> Calogero. Caloggero Pacarella e e Salvatore Rina e Salvatore Rina che era il padre. No, no, scusi. Salvatore, >> senta, e lo l’anno lo ricorda? >> Eh, senta, io ho conosciuto Rina, se non ricordo male, nel 64 in carcere per perciò l’anno dovrebbe essere quello.
>> Sì. ricorda qual i Guardi avvocato, guardi avvocato, non andiamo lontano, ancora oggi ci sono i verbali perché lei mi insegna che questi tipi di documenti, verbali, processi e via dicendo, no? Esisteranno sempre vita naturale durante. >> Sì, ma >> perciò ancora oggi ci saranno i verbali, non so dove siano. >> Sì, sì.
Ora, ora dell’interrogatore, >> ora ci arrivo. Quindi lei dice che Bagarella fece arrestare il cognato Rina Salvatore e il fratello Sì. Sotto l’interrogatorio fratello delle canno. >> Oh! E ma lei come le risulta che Bagarella fece queste dichiarazioni accusatorie? Ha letto i verbali nella caserma dei Carabinieri di Corleone. Avvocato. >> Chi l’ha detto? il comandante dei carabinieri.
>> Ah, avvocato, e questo sa chi ce l’ha a dire lei? Mi scusi se mi permetto di dirle questo. Questo ce lo deve dire al cognatino, al signor Totorrina. >> No, deve che >> perché una volta gli dico io a Totorrina, mi scusi avvocato. >> No, Grado mi ascolti un attimo Grado? La domanda dell’avvocato è preciso.
Lei come ha saputo queste queste circostanze che ci arriv? Però, presidente, in esame ha già detto nome e cognome, >> vuole sapere la fonte, ma la domanda adesso è questo, risponde. >> Sì. E ci e ci sto rispondendo. E allora >> c’era dottor Rina che che che l’avevo la titante io. Gli dico Totò, ma perché un facino era tua cominato Luchino che l’ho conosciuto pure in carcere però non sapevo che fatto.
Dice fallo stare un paese in mezzo ai vacchi dove si trova perché non è degno di entrare in casa nostra e mi fa questa confidenza qui. Ah, Gel è una c >> ha fatto restare a me e a suo fratello >> Calogero. >> Eh, >> e pure il padre, aggiungo io, Salvatore Bagarello. Sento un poco, ma lei allora ricorda quando ne parlava poco fa quando è stato arrestato Rina Salvatore per questo fatto e poi le dico qual è.
Avvocato, ricordo io che l’ho conosciuto in carcere nel 64. Totorrina ed l’ha conosciuto >> e perciò Totorrina già era in carcere penso che sia il 63 penso. Eh, >> era il mese di novembre. >> Avvocato, ma lei pensa che io mi vado a interessare quando arerà a Totorino giorno, un mese all’anno? >> No, no, >> io gli posso dire solo su per giù.
il 63. >> No, e io io le domandavo se >> eh novembre, dicembre è avvocato. >> Sì. No, io le domandavo una cosa perché poi dimostrerò alla corta un’altra cosa e >> e Calogero Bagarella fu pure arrestato sulle accuse del fratello, ha detto lei. >> Certo, sottolineato, avvocato la sta tutto il mondo. >> Invece Grado Caetano ha avuto 9 giorni di legnata a squadra mobile e non ha cantato.
>> Vabbè, allora io le faccio un’altra domanda. Era per caso il processo che si è fatto a Bari per l’omicidio del dottore Michele Navarra? Non lo so, avvocato, non glielo so dire perché non mi sono mai ai tempi non mi interessavo mai dei con leonesi. >> E allora perché lei lo sappia, Rina è stato arrata.
No, avvocato, questo poi ce lo dirà se non è oggetto di una ulteriore domanda di contestazione, poi le sue affermazioni. Per ora limitiamoci alle domande. Se serve, se è finalizzato a fare una domanda, sì, lo precisi, ma non altrimenti, ma altrimenti lo farà dopo. È una contesta, sarebbe una contestazione, ma contestazione lui queste dichiarazioni non le ha mai fatto, perciò non ho niente da contestare e siccome lui vuole fare un proclama, io glielo volevo chiarire il discorso.
Va bene, lo dimostrerò poi alla corta del processo. Navarra Rina arrestato a novembre e Bagarella arrestato a giugno dell’anno successivo, quindi che Bagarella abbia fatto Calogero Bagarella non è mai stato arrestato, dice che è morto nellaaggio nell’asciaggio di viale Lazio senza essere mai stato interrogato. per suo per suo ricordo se ne ha interesse lei ha accusato >> ci documenterà poi le questi dati su non ce l’avete voi questo processo volevo produrlo.
>> Senta, lei ha accusato Bagarella di averle ucciso il figlio? Non mi è stato chiesto, però in un processo ho detto che mi avevo ucciso il figlio in un processo mi hanno detto il processo già è stato fatto e non mi hanno detto più niente. >> Va bene. >> Ma io non l’ho accusato. >> Ma l’ha sempre detto l’ha dichiarato nei processi e lo ha fatto risaltare questo fatto? No, no, >> produrremo anche questo.
Senta, lei era molto amico di Stefano Bontà. Era l’anima di Stefano Bontà. Ma certo, certo. >> E ha preso con meraviglia che Stefano Bontà e suo fratello trafficavano con stupefacenti. Lei è a conoscenza di una raffineria di droga vicino al sette bello di proprietà di Stefano Bontà. Ah >> no, nel max di processo questo lei non l’ha sentito.
>> Avvocato, ma che processo io non è che sono sono ho presenziato, non sono andato al macchisi di processo. >> Lei conoscere lei conosceva Francesco Marino Mannoia? >> Certo, era nella famiglia con me. Certo che lo conoscevo. >> E nella famiglia quindi di Stefano Bontà. Certo, >> sapevo, ha sentito dire che Francesco Marino Mannoia era il chimico della raffineria di droga di Stefano Bontà.
>> Certo. >> Ah, lo sapeva. Sapeva che la persona sua, tanto amico suo Franco Mafara aveva pure lui una raffineria di droga nella cava di San Ciro Mare Dolce. Non lo sapevo, avvocato, perché non non investigavo io su chi aveva i raffinerie o chi facevano. Erano fatti loro a loro coscienza. Lei ha saputo e lo ha detto tante volte la circostanza come dellaffiliazione, come l’ha saputo dell’affiliazione in Cosa Nostra di suo fratello Nino.
>> Come mettono in famiglia l’affiliazione e io non so l’affiliazione di mio fratello avvocato. Certo che lo lo so. >> Lo sapeva. Ma quando l’ha saputo? dopo o prima o durante l’affiliazione. avvocato, l’ho saputo prima ancora che dovevano affiliarlo in famiglia perché io ero un uomo d’onore ed è giusto che mi richiedevano tanto di permesso per la regola di Cosa e dopo che lo hanno affiliato che io non potevo assistere perché sono il fratello perché un proprio congiunto non può regola di Cosa Nostra non può assistere
all’affiliazione e l’ho saputo prima, mi hanno informato prima di essere affiliato in famiglia perché dovevano chiedermi tanto di ordine che io preciso era un uomo d’onore quotato e secondo dopo che l’hanno lo hanno messo lo hanno affiliato >> lo hanno presentato pure. >> È finito? Sì, avvocato. >> Il sequestro è la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.
Lei quando lo ha saputo e che cosa ha saputo? Questo ovviamente è un tema, devo precisare che è un tema che non è stato introdotto, quindi arrivo arrivo a una arriverò a una risposta che lui ha dato >> che ha dato. Va bene. E allora andiamo avanti. >> Avvocato, non posso rispondere, non so se posso rispondere a questa a questa domanda.
Se me lo consente >> perché >> se me lo consente il mio avvocato mi dice io rispondo. Ma >> lei ha è stato interrogato come teste assistito, quindi ha l’obbligo di dire di rispondere alle domande e di dire la verità, mi pare, >> eh, >> se non riguardano la propria responsabilità eventualmente negata. Io ovviamente non so qual è la situazione di grado su questo, >> presidente, magari se dico anche la mia funzione ha un senso, se io potessi parlare con il grado anche per chiar aspetto.
>> Sì, anche se io vorrei che si arrivasse alla domanda successiva più più attinente ai nostri temi, avvocato, e così noi capiamo poi >> se è necessario fargli precisare quanto richiesto. >> Senta lei, vediamo se ci arriva se se lo vuole dire. Senta, lei ebbe allagnarsi in seguito alla scomparsa e all’omicidio di Mauro De Mauro, ebbe allagnarsi con Stefano Bontà di non essere stato informato.
Ebbe allagnarsi che a sua insaputa aveva fatto uomo d’onore del suo fratello Antonino, il quale aveva partecipato al sequestro e all’omicidio. Ora rispondiamo a queste domande. >> Io avevo partecipato al sequestro di De Mauro. No, suo fratello Nino di Ah, >> e lei l’ha saputo dopo. Questo è che lo domando io. L’ha saputo dopo dai.
>> Avvocato Anania, devo precisare perché il pubblico ministero sta formulando un’opposizione che la domanda viene ammessa in quanto rilevante per i rapporti con sostenuti sia esistere con Stefano Bontat evidentemente. Quindi detto questo, risponda nei limiti dei suoi rapporti con Stefano Bontate. Poi le responsabilità del del fatto De Mauro in questo momento, l’omic della scomparsa e dell’omicidio De Mauro in questo momento ovviamente non ci interessa.
Cioè ha avuto lei motivi di contrasto, ci dica questo, ecco, grato soltanto così ve lo precisiamo. Ha avuto lei motivi di contrasto con Stefano Bontadi in relazione alla vicenda De Mauro? No, non ho avuto dei motivi di contrasto. Ci, cioè ci siamo eh scontrati un pochino, nel senso che lui mi diceva sempre di non toccare persone appartenenti alle istituzioni, eh, cioè giornaliste e via dicendo, per non creare scompigli.
Quando io ho sentito questo fatto che me lo riferisce Mimmo Teresi che mi fa “To fratello ha partecipato alla scomparsa di Mauro de io vado da Stefano Bonto e gli dico tu sei quello che che non ci si devono creare scompigli e avete fatto scomparire una una persona che che ora succederà un macello.
fatti è stato questo, ma non è che ho avuto dei dei contrasti con Stefano Bonto. >> Sono semplicemente l’ho rimproverato e io ho fatto osservare questo fatto qui. >> Gli ho detto “Tu pratichi bene e razzoi male.” >> Prego. Mi dico. me intendeva fare risaltare e perché si tratta di altro processo, fare risaltare che suo fratello, appunto, prima di questa circostanza della scomparsa dell’omicidio era stato fatto da Stefano Bontari e da tutti gli altri membri della famiglia uomo d’onore a sua insaputa che si lognò di questo lei con
Stefano Bontano. Io questo volevo confermare e lei lo ha confermato. Non è stato fatto a mia avvocato, ora ci ripeto di nuovo, non è stato fatto mio fratello a mia insaputa. Mi hanno chiesto tanto di permesso prima di di di affiliarlo in famiglia e dopo che lo hanno affiriato in famiglia me lo hanno detto avvocato.
>> Va bene. Non è che mi sono lamentato con Stefano Bontade, mi sono lamentato con Stefano Bontade del della scomparsa del giornalista Mauro De Mauro che gli ho detto tu prendi bene il razzo male certo hai fatto tu >> va bene >> la scomparsa di Mauro De Maro va bene se faceva qualche altro succedeva la guerra ecco qui.
Fermi andiamo avanti. Andiamo. Si fermi qui. Grado su questo argomento. Andiamo avanti. Rosario D’Agostino, per conto di suo fratello e nell’interesse di suo fratello portava miliardi, ha detto del traffico a Milano, nascondendoli dentro la camera d’aria di una ruota di automobile o di autocarro. Eh, avvocato, non gli so dire né autocarro e manca automobile.
Ho saputo io in una camera d’aria, ruota di scuorta, però non gli so dire né autocarro e manca automobo o altro o altro genere di motori. >> Le presente quant’è una camera? avvocato. Le valutazioni a dopo. Per ora limitiamoci alle domande. >> Lei ha parlato del carcere di Genova e di un tal Bruno Tussi. >> Bruno Rossi Vasco >> carcere di Vasco.
>> Non è parlato del carcere di >> Sì. È sicuro che si chiamasse Rossi e non Trussi? >> Come >> grado >> era Bruno Rozzi? Che cosa? Ross, >> non ho capito, avvocato. >> Rossi, non? >> No, no, no. Rossi, Rossi, Bruno Rossi. >> Lei parla >> quello, quello è un’altra cosa. Quello che parla lei è un terrorista che che era di Genova >> che era condannato all’ergastolo.
>> Eh, mi sembra di sì. Sì. >> E le fece questa con >> No, no, è una persona diversa. Avvocata. Non faccia dire cose che non ci ha detto. Ho niente a che vedere. avvocato quel rossi con quello di di Genova sequestro della bambina lì non ha sono due cose distinte e separati. Lei parlava, le sono stati dati da Rina, mi pare che ha detto una una certa una certa somma di denaro proveniente dal sequestro di Fiorentino.
Me la ricordo la data del sequestro fiorentino. >> Io ho detto Io ho detto Fiorentino avvocato perché c’è stato sequestro Fiorentino, sequestro Cassina. Io ho fatto solo il nome di Fiorentino, poi non so se sono c’è questo cassino mischiato con quelli di Fiorentino. Non lo so. >> Insomma, >> io ho avuto questi soldi da Torrina.
>> Lei ha detto Fiorentino. Io le volevo ricordare la data del sequestro Fiorentino. >> L’ho capito avvocato. Ho detto Fiorentino come per dire c’è stato pure un sequestro che a Siena che ha fatto pure lui avvocato. >> No, lei non l’aveva detto. Lo sta dicendo ora. Lo sta dicendo ora. Vule vuole sapere altri sequestri, avvocato.
>> Sì, ma io lei ha detto Fiorentino e io le ho domandato su Fiorentina che c’è stato il sequestro di di Cassina, il sequestro delle sorelle e il sequestro di voi lo so pure io. >> E allora andiamo avanti. Avvocata Anania, prego. >> Lei abitava più a Milano che a Palermo o viceversa? No, io abitavo, ero stabile a Palermo, di tanto in tanto andavo a trovare a mio fratello a Milano.
Andavo un paio di giorni e me ne andavo perché Milano non era aria per me nell’ambiente e mancò a temperatura. Ma c’era un malcontento nella sua famiglia che fu riferito poi a Stefano Bontà che e voi, lei e il fratello, stavate sempre in in Milano e quindi intendevano escludervi dalla famiglia. C’è stato questo discorso.
>> Ma quando mai, avvocato? Ma tutte ste novetà io li sto sentendo per la prima volta adesso. Mio fratello era stabile lì a Milano, avvocato, perché era l’attitante ed io ero stabile a Palermo. Avvocato, su malcontento che vuole famiglia. Ma chi ha detto avvocato? >> Boh, >> tutta invenzione. Boh, non lo so. Totuccio contorno le era parente.
Che grado avevate di parentela? Figlio di un fratello di mia madre, cugino di primo grado. >> Lei si è incontrato con Totuccio Contorno dopo che lui aveva scelto la strada della collaborazione. C’è stato un intervento della polizia. Vi siete incontrati >> avvocato? Totuccio Contorno è stato arrestato assieme a me ad Altavilla Milici dove hanno arrestato me avvocato e ho spiegato la ragione perché Doduccio Contono si trovava lì, non come hanno detto.
>> Ah, quindi >> perché aveva di bisogno Doduccio Contorno, killeri di stato. Io non avevo bisogno completamente di Doduccio Contorno. tutto contorno essendo un collaboratore si era ridotto alla leemos io stavo bene. Totuccio contorno era sceso giù a Palermo che io lo incontrai per dargli dei soldi avvocato e farla andar via.
Ma tutto contorno a me n mi serviva prima e manco mi serviva dopo da collaboratore. Cioè si figura, quando era d’onore in famiglia con me e mi serviva da collaboratore. Gli ho dato quei soldi, purtroppo l’hanno arato, avvocato e si e i giornali non potevano finire di dire killeri di Stato, killer chi? killer a pagamento tutto invenzione per come sto sentendo adesso.
Avvocato, mi dica, avvocato, io ho finito. >> Sì. Eh, ma lei ha ricordato la circostanza, ma contorno venne a chiederle del denaro in prestito o venne a chiedere il suo aiuto per commettere alcuni omicidi? avvocato, ti ripeto, tutto ciò contorno non mi serviva quando era uno d’onore per fare gli omicidi. Perciò si figuri se mi serviva duccio contorno da pentito.
Doduccio contorno aveva bisogno essendo figlio di un fratello di mia madre, gli ho dimostrato anche questo. Gli ho detto “Ti sei pentito tu a casa con me non ci torni. Stai fuori, domani mi portano i soldi e te ridost ammazzo perché sei il mio sangue, però tu a casa mia dove dormo io non ci dormi.
Difatti a lui lo hanno arrestato fuori e a me dentro la villa. Ti dico avvocato. >> L’omicidio, la scomparsa di suo fratello Antonino contestuale a quella di Franco Mafara. Lei ha chiarito o ha dato delle risposte al pubblico ministero che non mi convince tanto e per questo io mi sento autorizzato, sebbene abbia dato una risposta, ad avanzarle nuovamente.
Come fa lei? Lei si incontrò con Giovanni Mafara, successivamente al mancato ritorno a casa di suo fratello Antonino e di Franco Mafra e gli disse “Vattene a casa”. Ma lei da questo come fa a dedurre? Perché non è che Giovanni Mafara le disse “L’hanno ammazzato, l’hanno sciolto nell’acido, lo hanno incaprettato?” cercava il fratello.
Lei da dove ha preso? >> No, avvocato tut ha risposto e non ha detto affatto che la >> la fonte di conoscenza fosse Giovanni Mafara. L’ha già detto, ha parlato di conoscenze apprese da da tutte le famiglie. Chiarisco >> dalle persone proprio che >> chiarisco. Sì, sì, sì, l’abbiamo domand. Venne Giovanni Mafara e mi domandò, io dico Giovanni Mafara non gli disse altro, gli domandò del fratello e allora grado, aspetti prima di rispondere perché forse non è necessario.
Vado avanti, avvocato Nania. >> E allora lui arguì da questo o da qualche altra cosa che il fratello e Maf erano stati uccisi. >> No, avvocato, avvocato, lei sta facendo le affermazioni diverse, non fondate sulle dichiarazioni che abbiamo ascoltato stamattina. per la verità. >> Mi scusi, mi scusi dottore, ci rispondo pure a questa domanda anche per fargli capire all’avvocato qualcosa.
>> No, lei non deve fare capire niente perché lei l’ha già detto. Se riti di aggiungere qualche cosa lo faccio, se è utile, ma altrimenti l’ha già detto, l’abbiamo registrato. Fratello, signor presidente, mi scusi. Signor presidente, mi scusi. Mio fratello va all’appuntamento. Io gli dico non andarci che domani ti ammazzano.
E avvocato, una certa ora non vedo tornare al mio fratello, mi vedo arrivare a quell allarmato, l’avvocato mi viene a dire come fa lei a sapere, a capire. >> Allora, quindi è una sua deduzione. >> Fermiamo fermiamoci qui. Avvocato Aniavo non grado grado. Aspetti, lei risponda quando le dico io di rispondere.
Eh, avvocato Ania, su questo la domanda non non l’ammetto perché già la risposta è già implicito. I sto osservando che una sua deduzione che li abbiano uccisi e chi li ha uccisi è una >> Ma la risposta la troverà almeno su quello che ha detto il grado. Poi le valutazioni sono cosa diverse. >> Lei fra gli altri delitti che ha commesso ha fatto un un tentato omicidio nei confronti di Pino Grego Scarpazzell e Peppucciolucchese.
No, Peppuccio Lucchese che ha detto Peppuccio Lucchese sta dicendo lei avvocato. Io ho sparato a Pino Greco Scarpuzzetta personalmente avvocato a Ciacli >> e l’ >> la notte del la mattina del Natale >> e l’ha ucciso lei allora >> che >> l’ha ucciso lei allora Pino Grego Scarpuzzeta. >> No, no, no.
Un altro demonio, amico di Totorrina. Questo è un altro demonio e se n’è andato, purtroppo, ferito perché le altre persone che erano con me avevano fatto bagnare le cartucce dei fucili e se n’è andato ferito. Solo i colpi che gli ho tirato io. >> Ah, quindi non l’ ha ucciso. >> Poi ha ammazzato, erano amici fratelli e l’ ha ammazzato Scarpuccella, tu ordine di Totorrina.
Totorina se n’è servito di Scarpuccello e poi ha fatto ammazzare le cose dai dai corlleonesi dignitosi onesti che ci mangiavano e vivevano assieme e dopo e dopo ammazzavano. E questi sono i collonesi. L’onestà dei collonesi che gli animali sono agiscono di istinto. Loro agiscono peggio degli animali. Succede, >> scusa presidente. >> Succede. Erano anche amici suoi.
Non ho altre domande. >> Va bene avvocato aspetti le altre domande che c’è un domandi. Presidente >> avvocato R può fare. >> Diamo atto che si si è allontanata l’avvocato Folli, ha nominato l’avvocato Luis Renzo per il proseguo dell’udienza e abbiamo scollegato Cinà perché ha rinunciato. Va bene, possiamo dare atto a verbale.
>> Grazie. Per il verbale avvocato Renzo, difesa Rina. Senta, signor Grado, buongiorno. Una sola domanda. >> Buongiorno. >> Sa se vi è stata una trattativa tra lo Stato, gli organi tra la mafia e lo Stato? >> Non ho capito. Me mi riformule, per favore. >> Sì, dico sa se c’è stata una trattativa tra la mafia e lo Stato, dato che lei ci ha parlato delle istituzioni, non vuole parlare dei politici, insomma.
>> No, no, no. Avocatezza, non mi faccia queste domande perché non so risponderle. Non vuole o non? >> Non saprei cosa? No, no, non saprei risponderle perché di queste cose non ne so parlare, avvocato. >> Va bene, grazie presidente. Un’altra domanda. Prego. >> Io avrei qualche domanda da fare. >> Prego. Avvocato La Barbera.
>> Allora, avvocato La Barbera per la difesa Ciancimino. >> Buongiorno, signor Grado. Lei ha detto che >> Buongiorno. >> Lei ha detto che tornava a Palermo per compiere omicidi di uomini di Rina e poi tornava, se non ho capito male, a Madrid. E questo è avvenuto fino alla data del suo arresto, nell’89. >> Sì. Ciò è avvenuto anche nel periodo in cui era tornato dall’America suo cugino Salvatore Contorno.
>> Io non so quando sia tornato dall’America Salvatore Contorno >> e Salvatore Contorno ha preso parte a questi omicidi >> poco adesso. Questa domanda me l’hanno formulata più tutta tutta la squadra antimafia perché Salvatore Contorno perché è stato allestato fuori della mia abitazione doveva partecipare per forza con me negli omicidi.
Se l’avrebbe fatto io avrei dichiarato Salvatore Contorno è complice con me. Ma siccome non esiste questo fatto qui, perché i tempi erano i principi sani miei, nel senso che io ero un uomo d’onore a tutta a tutti gli effetti e le regole di Cosa Nostra. Salvatore Contorno. Ai tempi io lo vedevo come un infame, perciò io essendo un grande uomo d’onore non mi posso mettere in contatto con Salvatore Contorno per andare a ammazzare delle persone.
Ho capito. Senta, ma lei sa quando quindi lei non ricorda quando era tornato contorno dall’America? A poco adesso io non è che ero più in contatto quando lui si è pentito che era in carcere. Io ho perso i contatti con Salvatore Contorno, perciò non sapevo quando è tornato, quando è partito, quando è arrivato, non sapevo niente, avvocato, non le so rispondere.
>> Nemmeno perché è tornato. >> Come? >> Nemmeno perché è tornato dall’America. >> Non lo so. Non lo so. >> Ho capito. Senta, lei è attualmente sotto processo e insieme a Salvatore Contorno per l’omicidio di Domenico Russo avvenuto il 9 maggio 89. completamente chio sappia no, perché non mi è arrivata nessuna citazione.
Domenico Russo l’ho ammazzato io e l’ho dichiarato cuci volta nell’omicidio di di Russo. Quello l’ho ammazzato personalmente io, come ha ammazzato pure l’alleato Michele Graviano, il papà dei Graviano. Quello l’ho ammazzato personalmente io. Totuccio contorno cuci porta poco adesso che già era era pentito contorno.
>> Senta, eh ci può raccontare un po’ meglio del suo arresto? Con lei fu fu arrestato qualcun altro nella sua villa? >> No, no, io e una povera donna che era era con me lì che hanno detto alla vivantiera della mafia, una povera disgraziata, non c’entrava niente completamente. >> Capito? doveero io nella villa, hanno arrestato me e questa donna, poi fuori e avranno arrestato un altre 810 persone, una cosa del genere, però nelle loro case non >> Senta, e ma lei sa riferire di contatti telefonici avvenuti in quei mesi, nei
mesi del suo arresto fra Contorno e l’Alto commissariato da una parte è il dottor De Gennaro della Criminal Paul dall’altra. >> Guardi, non lo so Avocatessa, non so dirle niente. >> Non sa nemmeno di di in che rapporti erano Contorno e De Gennaro? >> No, no, l’ho saputo dopo dopo la la mia collaborazione.
Ho saputo che i rapporti erano quelli >> quali? che Gennaro era un riferente di contorno essendo collaboratore questo qui tutto qui. Ma sti rapporti poi intimi se li avevano non le avevano, li ho fatti loro. A me non interessano e non lo voglio sapere. >> Chiedo scusa. Andanuoro C1. >> Sì, prego. >> Mi sentite? >> Sì, sì, prego. Dica.
>> L’imputato a Bagarella intende rinunciare al proseguo dell’udienza. Va bene, prendiamo atto e quindi possiamo anche lì interrompere il collegamento. Ovviamente il collegamento dovrà essere ripristinato domani, ve lo raccomando, visto l’inconveniente che è capitato stamattina. >> Va bene, presidente, ma non è dipeso da noi.
Eh, >> certo, lo capisco, però a questo punto è bene precisato. >> Grazie. Buongiorno. >> E allora eh dunque mi pare che aveva risposto, anche se dovrebbe precisare grato da lei l’ho saputo dopo, ma l’ha saputo da chi? >> Infatti infatti era la mia prossima domanda. >> Cosa >> di questi rapporti o di comunque contatti tra De Gennaro e Contorno.
Lei ha detto “L’ho saputo dopo che sono diventato collaboratore”. Cosa ha saputo? >> No contatti. Io sapevo che De Gennaro era uno dei referenti di Doccio Contorno dopo la mia collaborazione, perché so passato da Roma io. >> E come l’ha saputo? Chi gliel’ha detto? La sua fonte di conoscenza vorremmo capire.
Ma avvocato non mi ricordo, ma lo sap l’ho sentito dire a tutti che lui era sotto la protezione, cioè sotto la la la giurisdizione di quello che mi sembra che sia morto. Antonio Mancanelli De Gennaro, cioè tutta la squadra De Gennaro. Ho saputo questo io. >> Avvocato. Prego. Senta, sa se suo cugino Contorno durante il suo rientro in Sicilia ha avuto coperture istituzionali data, appunto, la sua posizione di collaboratore di giustizia per cui aveva rapporti con organi di polizia.
>> Ho capito. Ho saputo del pentimento di luce contorno. Come l’ho saputo? No, le sto chiedendo Sì, vabbè, intanto rispondo a questo. Lei sapeva che aveva che che suo cugino Contorno aveva eh rivestito la posizione di collaboratore, giusto? >> Che aveva deciso di collaborare. >> Sì, sì, >> avvocato. Non non si sente bene.
>> Sì, sì, questo le ho chiesto intanto. >> Ci aveva deciso di collaborare? >> Sì. Eh, l’ho letto sul giornale a vocado, >> quindi non sapeva, quindi lei non sa avuto delle coperture istituzionali in quanto aveva rapporti. >> No, no, no, no. Io io già ero allessero, però pigliavo i giornali e ho letto sul giornale che c’era pure la buonanima di se se è morto, ma credo che sia morto del papà di Contorno che era fratello di mamma.
e me lo sono portato in Spagna con me. Ho pigliato il giornale e e gli ho dato la notizia al padre. Gli ho detto, “Vedi qua, tuo figlio si è pentito. Eravamo in Spagna con mio zio.” Sì. M >> m Senta, l’ultima domanda. Lei eh ha detto che ha delle riserve a parlare di politica.
ha le stesse riserve a parlare di servizi segreti e uomini delle istituzioni. Avocato, io non voglio parlare di politica le mie venire i servizi segreti, non voglio parlare di niente completamente, voglio stare tranquillo. Avvocatessa, mi devo scusare se >> quindi lei mi scusi, quindi lei sa cos? No, no, no, no, non so niente completamente né di servizi segreti, manco di politica.
Scusi, lei poco fa ha detto che di politica ne sa, ma non ne parla per paura. >> Avvocat avvocato. Io non ho detto so io per quello che leggo leggo nei giornali so quello che c’è questo. E allora voglio campare ancora qualche annetto le permette, avvocato? >> Sì, lo permetto. >> Va bene. Auguri che Grazie.
Va bene, grato, si fermi qui. Allora, vediamo se c’è domand. Altra domanda. Grazie.
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