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L’UOMO CHE DETIENE I SEGRETI DI TOTO’ RIINA E LEOLUCA BAGARELLA

11 giugno 2015, Palermo. Nell’aula bunker del carcere Ucciardone si svolge una nuova udienza del processo Bagarella ed altri, il procedimento giudiziario sulla presunta trattativa tra esponenti dello Stato e vertici di Cosa Nostra dopo le stragi dei primi anni 90. Davanti ai giudici compare Gaetano Grado, detto Tanino, ex appartenente alla famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù e successivamente collaboratore di giustizia.

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Per anni uomo di fiducia dello schieramento guidato da Stefano Bontade, Grado è stato uno dei protagonisti della lunga stagione di sangue che ha attraversato Palermo tra la fine degli anni 60 e gli anni 80. Nel corso della sua vita criminale, Gaetano Grado ha preso parte alla guerra interna di Cosa Nostra, ai traffici internazionali di droga e a numerosi omicidi maturati all’interno dello scontro tra le famiglie mafiose palermitane.

Dopo il suo arresto e la scelta di collaborare con la magistratura, ha iniziato a ricostruire dall’interno gli equilibri, le alleanze e i tradimenti che hanno segnato la storia dell’organizzazione. L’udienza si inserisce nel processo che cerca di chiarire se dopo le stragi di Capaci e Via da Meglio vi siano stati contatti, pressioni o interlocuzioni tra uomini delle istituzioni e rappresentanti di Cosa Nostra.

Al centro del procedimento ci sono i nomi di Leoluca Bagarella, Totori Ina, Bernardo Provenzano e di alcuni ufficiali del Ross dei Carabinieri, accusati, secondo l’impianto dell’accusa, di aver avuto un ruolo nella presunta trattativa. Gaetano Grado viene ascoltato perché già molti anni prima delle stragi aveva conosciuto personalmente i principali esponenti mafiosi destinati a diventare protagonisti di quella stagione.

Le sue dichiarazioni riguardano i rapporti interni a Cosa Nostra, l’ascesa dei Corleonesi e la figura di Totò Rina. Grado racconta i sospetti maturati nei confronti di Rina quando ancora Stefano Bontade era vivo, sostenendo di aver intuito con largo anticipo il pericolo rappresentato dal gruppo corleonese. Se vi interessano gli audio originali dei grandi processi di mafia, iscrivetevi al canale e attivate le notifiche.

Signor Grado, buongiorno, sono il dottor Di Matteo della Procura di Palermo. >> Buongiorno, dottore. >> Lei quando ha iniziato a collaborare con l’autorità giudiziaria? >> All’incirca 18 anni fa. >> E quindi ricorda l’anno? >> Credo 97. Può darsi lei nel può darsi qualche anno dopo è è in grado di indicare con certezza l’anno del suo primo verbale con l’autorità giudiziaria da collaboratore di giustizia? No, guardi, dottore, non lo ricordo bene.

Nelle sentenze definitive che ho prodotto c’è riferimento al suo esame dibattimentale, per esempio, nel procedimento per la strage di Viare Lazio, dove lei aveva dichiarato pagina 6 della trascrizione della dell’esame dibattimentale, se non sbaglio, nel 1999. Sì, sì, sì, ricordo adesso. Sì. >> Senta, ma al di là della indicazione specifica 97 o 99, lei in quel momento era libero o detenuto? No, io sono ero detenuto, ho fatto 3 anni nella mia collaborazione, ho fatto 3 anni di isolamento.

>> Ma quando ha iniziato a collaborare, quando ha deciso di collaborare, lei era detenuto perché in custodia cautelare o stava espiando una pena? No, no, era detenuto che stava espiando una pena del Maisi Processo, primo Maisi Processo di Palermo. Quanti anni le erano stati inflitti di reclusione col maxi processo? >> 14 anni.

>> Senta, e lei quando ha iniziato a collaborare a che punto era nell’espiazione della pena? Aveva appena iniziato o stava per finire di espiare la pena? No, no, guardi dottore, io le dico questo qui. Ai tempi avevo il professore Gaito di Roma, Enzo Gaeto, e mi porto la notizia che a brevi sarei stato scarcerato perché avevo scontato quasi tutta la mia pena con i benefici della buona condotta, condone e via dicendo.

Quando ho sentito questo mandato a chiamare il dottor Michele Presipino del PUL antimaf di Palermo e ho deciso di collaborare. Di fatti i magistrati gli stranizzava, dice come questo viene viene scarcerato fra non molto e sta collaborando. Ho deciso così perché non credo più a questa cosa loro, non cosa nostra, cosa loro.

> Senta, lei stava scontando una pena che le era stata inflitta per quali reati al maxi processo? Senta, dottore, io sono stato condannato per associazione mafiosa e per il traffico internazionale di droga che non c’entro niente perché sono stato sempre contro la droga, però purtroppo ho avuto quella condanna, era meglio perché mi condannavano per omicidio e non per droga. Avrei provato meno vergogna.

Senta, lei quando e con quali persone? ha avuto per la prima volta i suoi contatti con Cosa Nostra. >> Ma io, dottore, era ancora piccolino, avevo sui 15-16 anni, già ero vicino a dei vecchi amici di papà che adesso non sono più in vita, che funzionavo come armiere nella famiglia di Stefano Bontade che era la famiglia di Santa Maria di Gesù.

Nella sua famiglia di sangue c’erano, quando lei era ragazzo, c’erano già degli affiliati a Cosa Nostra? >> Certo, papà mio era un affiliato a Cosa Nostra e era rappresentante e capomandamente della famiglia di Santa Maria di Gesù. Intorno a quali anni lei, in virtù anche di questi rapporti, naturalmente di figlio a padre, iniziò ad avere contatti con altri esponenti della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù? Ma senta, io ero sempre vicinissimo perché nella morte di papà e poi mi hanno messo vicino, tipo protezione, la

buonanima di Stefano e di Paolo Bontate e altri personaggi, diciamo, della zona e tipo un addestramento che mi stavano facendo dopo e sono stato messo in famiglia. >> Suo padre quando è morto? 56. Lei aveva o ha dei fratelli? >> Sì, quattro fratelli e due sorelle. >> I fratelli sono vivi, sono deceduti? No, Antonino, nella guerra di mafia che abbiamo avuto e è è scomparso.

Vincenzo è morto di una malattia o ancora due fratelli. >> Qualcuno di questi suoi fratelli apparteneva a Cosa Nostra? >> Solamente Antonino che è stato combinato dopo di me, cioè combinato, messo in famiglia dopo di me, il più grande di tutti. questo scomparso. Senta, soltanto poi per avere per passare alle domande di merito sulla sua appartenenza a Cosa Nostra, lei e ha detto che ha iniziato a collaborare aveva detto 997 oggi.

Comunque poi questo lo dimostreremo con i dati documentali, non ha importanza se in questo momento il suo ricordo non è precisissimo. Ma lei da quanto tempo era detenuto quando ha iniziato a collaborare? >> Dall 89. >> Dall’89. E prima del 1989 lei nella sua vita aveva mai subito periodi di carcerazione ed eventualmente erano stati lunghi, erano stati brevi e quando si sono verificati? Sì, nel 64, quando sono stato arrestato, sempre per un reato che non c’entravo niente, ehm nel 6 dal 64 al 68, >> quindi 4 anni >> dopo dopo dopo piccole detenzione per

documenti per documenti falsi, poi tutta la vita l’ho passato io dall’attitante Ecco, quindi dal 64 al 68 e poi brevi detenzioni per reati specifici. E lei mi pare che ha già detto che era stato arrestato nell’89, l’ultimo arresto prima del del poi dell’inizio della sua collaborazione dell’89.

Giusto? Mi sente, signor Grado? Non abbiamo sentito la risposta, anche se comunque questo è il dato che aveva riferito, quindi facciamo la domanda ulteriore, vediamo se ci sentono poi. Sì. Prima di essere arrestato nel 1989, lei era stato libero, latitante e per quanto tempo? Guardi, latitante sono stato da da quasi sempre ero latitante, dottore.

Poi è scoppiata la guerra di mafia, cioè nella morte di Stefano Bontade e mi sono scagliato contro Totorrina per tanti ragioni, sia per la morte di Stefano Bontade, poi per la scomparsa di mio fratello e perché ero contrario a ai reati di droga. Ora c >> Quindi nell’81 era già l’attitante lei, signor Grado, è così? Sì, sì, vabbè.

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