Posted in

PERCHÉ hanno ucciso ENRICO BERLINGUER — infarto o omicidio su commissione?

L’11 giugno 1984, una data che avrebbe cambiato per sempre la storia politica italiana. Quel giorno, durante un comizio a Padova, un uomo crollò improvvisamente sul palco. Non era un uomo qualunque, era Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, l’uomo che aveva quasi portato i comunisti al governo, il politico più amato d’Italia.

"
"

Tre giorni dopo, l’11 giugno, Berlinguer era morto. La versione ufficiale parlava di un ictus cerebrale, di un malore improvviso che aveva colpito un uomo già provato da problemi di salute. Ma in quegli archivi polverosi, in quelle testimonianze mai pubblicate, in quei documenti che qualcuno ha fatto sparire, si nasconde una verità molto più inquietante.

Cosa accadde veramente quel giorno a Padova? Perché un uomo di 62 anni, apparentemente in buone condizioni, crollò così improvvisamente? E soprattutto, chi aveva interesse a far tacere per sempre Enrico Berlinguer cruciale della storia italiana? Negli anni che seguirono, testimoni chiave morirono in circostanze misteriose.

Documenti medici sparirono dagli archivi, indagini promettenti furono improvvisamente chiuse e coloro che osarono fare domande scomode trovarono porte chiuse e minacce velate. Ma iniziamo dall’inizio, da quella sera di giugno che cambiò tutto. Padova. 8 giugno 1984. La campagna elettorale per le elezioni europee era nel pieno del suo fervore.

Berlinguer arrivato in città per quello che doveva essere l’ennesimo trionfo della sua tourée elettorale. Migliaia di persone lo aspettavano in piazza della Frutta. L’atmosfera era elettrica, carica di speranza e di aspettativa, ma qualcosa non andava. Chi conosceva bene Berlingware notò subito che era diverso dal solito.

Il suo sguardo era meno vivace, i movimenti più lenti. Alcuni membri del suo staff sussurrarono preoccupati tra loro, ma nessuno osò interrompere il leader nel momento del suo discorso più importante. Un testimone che anni dopo parlò in forma anonima, raccontò di aver visto Berlinguer portarsi più volte la mano alla testa prima di salire sul palco.

“Sembrava soffrire”, disse questo testimone, ma quando qualcuno gli chiese se stava bene, lui sorrise e disse che era solo stanco. Era davvero solo stanchezza o c’era qualcos’altro? Berlinguer salì sul palco alle 21:30. Il suo discorso iniziò con il solito vigore, con quella passione che lo aveva reso il politico più carismatico della sua generazione.

Parlò di Europa, di democrazia, di giustizia sociale. Le sue parole risuonavano nella piazza, amplificate dagli altoparlanti, accolte da applausi scroscianti. Ma poi improvvisamente accadde qualcosa. erano le 22:15 quando Berlinguer si interruppe a metà di una frase. La sua mano destra si irrigidì. Il volto si contrasse in una smorfia di dolore.

Per un momento sembrò sul punto di cadere, ma si aggrappò all’egio con una forza disperata. “Mi sento male”, furono le sue ultime parole pronunciate in pubblico, poi crollò. Il suo corpo si accasciò sul palco, mentre migliaia di persone assistevano impotenti alla scena. Il panico esplose nella piazza. Qualcuno urlò di chiamare un’ambulanza, altri cercarono di salire sul palco per aiutarlo.

Ma qui iniziano le stranezze, le prime di una lunga serie che avrebbero caratterizzato tutta questa vicenda. L’ambulanza impiegò 18 minuti per arrivare. 18 minuti che a molti sembrarono un’eternità. Alcuni testimoni giurano che c’era un’ambulanza parcheggiata a meno di 200 m dalla piazza, ma che stranamente non venne chiamata.

Perché un medico presente tra la folla, il dottor Giuseppe Rossi, si precipitò sul palco e cercò di prestare i primi soccorsi. Anni dopo, in un’intervista mai pubblicata, il dottor Rossi disse qualcosa di inquietante. Quando arrivai vicino a Berlinguer notai qualcosa di strano. Aveva gli occhi dilatati in modo anomalo e il suo respiro aveva un odore particolare, quasi chimico.

Non era quello che mi sarei aspettato da un ictus normale. Il dottor Rossi morì nel 1992 in un incidente stradale mai completamente chiarito. La sua auto uscì di strada su una strada che conosceva perfettamente in una notte senza pioggia né nebbia. Quando finalmente l’ambulanza arrivò, Berlinguer era già in stato di incoscienza.

fu trasportato d’urgenza all’ospedale di Padova, dove i medici diagnosticarono un’emorragia cerebrale. Le sue condizioni erano disperate. Ma cosa aveva causato quell’emorragia? I medici parlarono di ipertensione, di stress, di una combinazione di fattori che avevano portato alla rottura di un vaso sanguigno nel cervello. Una spiegazione che molti accettarono, ma che altri trovarono insufficiente.

Un’infermiera che era di turno quella notte, Anna Marchetti, raccontò anni dopo a un giornalista investigativo di aver assistito a una scena molto strana. Arrivarono due uomini in giacca e cravatta”, disse. Non erano medici, ma si comportavano come se avessero l’autorità di entrare in terapia intensiva.

Parlarono brevemente con il primario, poi uscirono portando con sé alcune cartelle cliniche. Chi erano quegli uomini? Cosa contenevano quelle cartelle? E perché nessuno ha mai indagato su questo episodio? Anna Marchetti lasciò l’Italia nel 1988 e non fece mai più ritorno. Le sue ultime parole al giornalista che la intervistò furono: “Ho paura, ho visto cose che non avrei dovuto vedere”.

Mentre Berlinguer giaceva in coma all’ospedale di Padova, l’Italia si fermò. Le elezioni europee previste per il 17 giugno divennero improvvisamente secondarie. Milioni di italiani seguivano ora per ora i bollettini medici, sperando in un miracolo che non sarebbe mai arrivato. Ma dietro le quinte, nelle stanze del potere, si stava svolgendo un’altra partita.

una partita di cui l’opinione pubblica non sapeva nulla o che sì la e che forse non saprà mai completamente. Per capire cosa accadde davvero dobbiamo fare un passo indietro e chiederci chi era Enrico Berlinguer e soprattutto chi aveva ragioni per temerlo. Berlinguer non era un comunista qualunque. Nato a Sassari il 25 maggio 1922, proveniva da una famiglia aristocratica sarda.

Suo padre era deputato, suo nonno un avvocato illustre. Nulla nel suo background suggeriva che sarebbe diventato il leader del più grande partito comunista dell’occidente. Ma Berlinguer aveva una visione, una visione che spaventava molti. sia in Italia che all’estero. Lui voleva un comunismo diverso, un compromesso storico tra comunisti, socialisti e democristiani.

Voleva portare il PCI al governo attraverso vie democratiche, rompendo definitivamente con Mosca e costruendo un socialismo dal volto umano. Questa visione lo rese enormemente popolare in Italia, ma anche tremendamente pericoloso per chi aveva interesse a mantenere lo status quo. Gli americani lo temevano.

Read More