Posted in

MASSIMO CARMINATI EX BANDA DELLA MAGLIANA A PROCESSO – AUDIO ORIGINALI – ROMA CAPITALE – PARTE 1

Nel tribunale di Roma prende la parola un uomo il cui nome evoca 40 anni di storia criminale italiana. Massimo Carminati, ex membro della banda della Magliana, figura leggendaria e controversa al centro dell’inchiesta conosciuta come Mafia Capitale. Carminati non è un boss nel senso tradizionale del termine.

"
"

È un personaggio che attraversa epoche e poteri, dalla destra eversiva degli anni 70 agli intrecci tra criminalità, politica e affari che segneranno la capitale nei decenni successivi. Nel processo Roma Capitale viene accusato di aver gestito insieme a Salvatore Buzzi e altri un sistema di corruzione, appalti e favori che per anni avrebbe controllato gli equilibri economici della città.

Quella del 29 marzo 2017 è una seduta cruciale. Carminati decide di parlare rilasciando dichiarazioni spontanee. Con tono freddo e calcolato, respinge le accuse di associazione mafiosa e definisce se stesso un uomo d’azione, non un capo di clan. Davanti ai giudici ricostruisce il suo ruolo, i rapporti con gli imprenditori e con la politica.

e cerca di smontare l’impianto accusatorio che lo descrive come il vertice di una struttura criminale radicata nel cuore di Roma. Le sue parole rievocano il passato, ma parlano anche del presente, di un sistema di potere che, secondo gli inquirenti, univa ex criminali, colletti bianchi e pubblici ufficiali in un intreccio di affari e corruzione.

È il momento in cui il nero della banda della Magliana torna a raccontarsi in un’aula di giustizia che cerca di capire dove finisce il mito e dove comincia la verità. Quello che state per ascoltare è l’audio originale della deposizione di Massimo Carminati, resa il 29 marzo 2017 durante il processo Roma Capitale.

Un documento che ci riporta dentro uno dei capitoli più controversi della storia criminale italiana recente, dove la mafia non è più solo pistole e sangue, ma potere, denaro e influenza. Se questo contenuto ti è piaciuto, iscriviti al canale, attiva la campanella delle notifiche, lascia un like e scrivi nei commenti cosa ne pensi.

Il tuo supporto è fondamentale per continuare a raccontare la verità attraverso le voci della storia. può riferire, può riferire al tribunale da quando e in che termini lei si è reso conto di essere sotto il controllo delle forze dell’ordine. Beh, io sono sempre stato sottoposto a un controllo delle forze dell’ordine da non so, non ho perso ho perso il conto da quando sono sotto controllo le forze dell’ordine, però diciamo durante l’affidamento nel 2011 verso la metà la metà del 2011, quindi credo verso giugno

luglio, proprio dopo una una perquisizione che avevo subito da parte del dottor Minisci, mi sembra, non mi ricordo neanche per che cosa, venne la digos a prendermi alla Wus, che era il posto dove io stavo facendo l’affidamento, perché avevo preferito non fare l’affidamento a casa, perché sapevo, avevo i cani, avevo un problema.

La notte sarebbero venuti i carabinieri perché a me quando facevo l’affidamento venivano ogni turno, cioè venivano il turno fino a mezzanotte e poi subito dopo il turno da mezzanotte alle 6:00. Quindi io sapevo che avrei avrei subito tutti questi controlli e a un certo punto ho preso e me ne sono andata alla Wous, ho cominciato a vedere sotto la Whouse che era un residence nella zona dove aveva il negozio la mia compagna, davanti al negozio dove io lavoravo durante il giorno, tutta una serie di appostamenti dall’altra parte della

strada che erano comunque estranei ai controlli che io avevo da parte delle forze di polizia mentre mentre stavo scontando questo affidamento. Io ho continuato continuato a vedere, però non sapevo a che cosa a che cosa riferire questa cosa. Pensavo che fosse per la perquisizione che m’ha fatto m’ha disposto il dottor Minisci, quindi me ne sono preoccupato relativamente fino a quando poi finisco l’affidamento e le cose sono peggiorate.

Poi ci stanno anche dei RIT che ha portato l’avvocato Naso. Insomma, a un certo punto mi veniva lì, io torno a casa mia a Sacrofano a casa con la mia compagna e m’aspettavano tutte le mattine là fuori e mi seguivano. Insomma, io vedevo questi pedinamenti, tra l’altro erano visibilissimi e infatti io mi stupivo. Ci sta quella telefonata che faccio all’avvocato Naso quando sto alla Materday a ottobre e in cui dico ma perché si fanno vedere così? Cioè, pensavo che ci fosse qualche cosa di strano. È una cosa che io non capivo.

Pensavo che potesse essere per per magari vedere dove dove potevano essere i proventi de de Io stavo scontando l’affidamento per la condanna, un residuo pena per la condanna del furto al Cavò. Pensavo che potesse essere una cosa che riguardava quello, insomma, non capivo bene, dico la verità. Pensavo, ho pensato anche che potesse essere perché stava a casa, eh, cioè abitavo in quel momento alla casa di Marco Iannilli, a casa di Marco Iannilli e Marco Iannilli era stato arrestato un po’ di tempo prima per Fastbrà riarrestato poi a a

boh, non lo so, novembre mi sembra, novembre 2011, insomma ero pedinato, ero pedinato proprio visibilmente pedinato, cioè probabilmente non si erano resi conto che io sono una persona sensibile a questo, perché ovviamente dopo che m’hanno sparato, quando ero Quando ero ragazzino ho sviluppato una mania ossessiva per queste cose, cioè me ne accorgevo praticamente subito se ero se avevo dei controlli dei dei pedinamenti eh fuori fuori da quella che era la normalità e probabilmente inizialmente m’hanno messo dietro gente che non ci

stava attenta oppure insomma poi poi poi dopo si sono specializzati, però eh devo essere onesto, poi dopo la la struttura ha cominciato a funzionare, non si facevano vedere, però ormai la la preda quando sa che c’è il calciatore lo sai sempre. Può essere pure che li ho visti una volta di troppo, come diceva il colonnello russo, però sicuramente non li ho mai visti una volta di meno.

>> E questo con che frequenza avveniva? >> No, era costante, non è che era costante. >> Era costante. Era costante. >> Possiamo dire quindi che era quotidiana? >> Ma era quotidiana, era due tre volte a settimana. Poi è chiaro che io inizialmente non è che ci facevo caso più di tanto perché pensavo che potesse essere un residuo della perquisizione che m’aveva fatto il dottor Minisci.

E io, tra l’altro, quando mi fecero quella perquisizione, puglio che li portai a casa mia. Loro non sapevano neanche dove stavo di casa, cioè loro pensavano che abitassi a Sacrofano un indirizzo vecchio. Io invece li portai loro, loro mi portarono all’indirizzo vecchio. Gli dissi, “Guardate che io non abito qua, abito abbiamo un tecappelletto numero 12.

” E andai a Monte cappelletto con loro. Mi fecero una perquisizione, era un personale digos, mi sembra che che si erano qualificati, anzi erano della DIGOS, credo, o del Dipartimento Centrale Polizia di Prevenzione, l’ex UCIGOS. Quindi poi non ho più saputo niente, però pensavo che i pedinamenti potessero essere in virtù di quella cosa, non è che pensavo ad altro.

Sì, >> certamente. Ero continuamente bombardato da notizie di giornali in cui ero considerato l’ombra del ceeato sulla città ovviamente. Quindi praticamente io ogni giorno era accusato di qualche cosa. Io ho fatto l’esempio del eh l’altra volta ho parlato col dottor Tescaroli proprio sul fatto dell’omicidio Calvi.

Eh, ma io pochi mesi prima era stato accusato in prima pagina su sul Corriere sul Messaggero e sul tempo giornale di Roma dell’omicidio Calvi. Parlarono col mio avvocato il pomeriggio e il pomeriggio m avvocato mio disse “Sì e l’ha fatto in concorso col col direttore del carcere Ginaceli”.

Read More