18 aprile 1974, sono le 20:50. Mario Sossi, magistrato, viene sequestrato davanti alla sua abitazione in via del Forte di San Giuliano 2 a Genova, da un commando composto da due brigatisti Alfredo Bonavita e Paolo Maurizio Ferrari. È stato rapito questa sera a Genova il sostituto procuratore della Repubblica Mario Sossi.
La pulizia ha una paura maledetta del fatto che noi ti abbiamo. Quindi se questi hanno paura vuol dire che tu sai. >> Vi giuro che proprio non so di questa facenda, signori, proprio vi prego di credermi. Ecco. >> Il 14 maggio 1974 i brigatisti recapitano un messaggio polemico di sossi indirizzato al presidente della Repubblica. Il magistrato prigioniero sostiene il fondamento giuridico di uno scambio di ostaggi, ma una nota del Quirinale risponde che il presidente della Repubblica non può che riconfermare la dignità dello Stato e delle istituzioni.
Coco dichiara: “È tutta una questione di serenità mentale.” La signora Sossi commenta: “Lo stato ha condannato a morte mio marito”. Alcuni giornali pubblicano servizi su un ex frate francescano, tale Silvano Girotto, guerrigliero rivoluzionario, già attivo in America Latina col nome di Padre Leone. >> Beh, cambio casa quasi ogni giorno, cambio di nome ogni mese, praticamente mi nasconde la gente, vivo nel seno di questo popolo che amo.
Il settimanale neofascista, il Candido, e il quotidiano Missino, il secolo d’Italia affermano che il guerrigiliero Girotto sarebbe il solo in grado di intervenire presso le birre per ottenere la liberazione di Sossi, essendo lui già in contatto con le BR. La signora Sossi dalle pagine del tempo chiede di avere un contatto con l’ex frate guerrigliero.
È l’inizio di una manovra che nel giro di pochi mesi porterà all’arresto di Curcio e Franceschini, ma non di Mario Moretti. Lo stesso giorno in cui le BR rilasciano sossi. Il 23 maggio 74 il generale Carlo Alberto dalla chiesa incomincia a preparare un nucleo speciale antiterrorismo dei carabinieri. la Chiesa pensò e me ne parlò ad un nucleo speciale, cioè composto da elementi che già avevano maturata
esperienza nello specifico settore e che dovevano essere concentrati a Torino presso il comando della Brigata, e occuparsi solamente ed esclusivamente di antiterrorismo. Ma i vertici dell’arma non ne vogliono sentire parlare. Temono i personalismi, ma anche dei nuclei speciali al di fuori di ogni controllo.
L’idea del nucleo speciale piace invece al ministro dell’interno Paolo Emilio Taviani che la impone al comando generale dei Carabinieri con una lettera. Quando questa lettera arrivò sul tavolo del comandante della divisione, si imbuffò lì terribilmente col comando generale e scrisse e di suo pugno con la biro rossa non serve a un >> il comando già dell’arma lo detestava perché lo accusava di essere un protagonista e poi perché l’accusava di essere poco militare, tra virgolette, >> in contrasto con i suoi superiori, quindi Ma con l’appoggio della politica,

il generale dalla Chiesa costituisce formalmente il nucleo speciale antiterrorismo. È il 22 maggio 1974. Un insegnamento particolare, appunto, del giornale della Chiesa per prepararci ad affrontare i vari fenomeni, specialmente quello terroristico, sulla base dell’esperienza della guerra partigiana. >> Lo stragismo colpisce ancora.
Il 28 maggio in piazza della Loggia a Brescia, durante una manifestazione sindacale, una bomba collocata in un cestino dei rifiuti provoca otto morti e decine di ferite. Edgardo Sogno tramite l’agenzia di stampa Progetto 80 dirama un durissimo comunicato. È giunto il momento di scegliere fra il regime e il paese, fra una classe politica corrotta e politicamente esausta e la maggioranza dei cittadini che la condanna e la rifiuta.
Anche per questa ragione la nostra via non può che essere quella della rottura totale e della rivolta morale contro questo regime di mantenuti statali e di parassiti parastatali, di satrapi dell’economia nazionalizzata, di boss sindacali col conto in Svizzera, di finti progressisti, gonfi di cinismo. >> Nato a Biella da famiglia aristocratica, Edgardo Sogno è ufficiale del Nizza Cavalleria.
Dopo l’8 settembre si unisce ai partigiani e collabora attivamente con i servizi segreti alleati. Tenta una rocambolesca evasione di Parri dalla sede milanese della Ghestapo. Libera il maggiore esponente politico del movimento cattolico del Nord, Piero Mentasti, catturato dalle Brigate Nere, e scambia 11 prigionieri con la figlia del console generale di Germania a Torino.
Medaglia d’oro della resistenza fervente monarchico all’indomani del referendum è tra i firmatari di un ricorso alla Cassazione per tentare di sospendere la proclamazione della Repubblica. deputato liberale alla costituente, entrò in diplomazia e sarà ambasciatore in Birmania. tornerà in Italia, come ricorda egli stesso, in obbedienza a un dovere morale.
Promuove un movimento anticomunista che auspica la trasformazione del paese in una repubblica presidenziale. Il progetto ha tra i suoi obiettivi quello di ristabilire, così è scritto nel programma, il carattere democratico occidentale e nazionale del regime. Nel 1972 a Torino ha inizio un’istruttoria su sogno e i suoi seguaci.
Nel frattempo Franceschini e Maracagol esaminano il materiale trafugato il precedente 2 maggio dalle BR nella sede dei comitati dell’ex ambasciatore Edgardo Sogno. Vi sono vari elenchi di nominativi in cui sono presenti politici, imprenditori, magistrati, giornalisti, diplomatici, ufficiali dei carabinieri di polizia e di forze armate.
Sono documenti rilevanti con cui i brigatisti cercano di mappare l’organizzazione di Edgardo Sogno, ricorderà Franceschini. In mezzo a quelle carte a un certo punto salta fuori il necrologio pubblicato dal Corriere della Sera di un defunto il cui nome fa impalle dire Maraka Gol. Roberto Dotti. Lei turbat mi racconta che 4 anni prima, nella primavera del 70 Simioni l’ha messa in contatto alla terrazza Martini con un ex partigiano comunista che si chiama proprio così e mi dice che a quel Dotti, amico di Simioni, sono state consegnate a più
riprese le schede biografiche dei militanti che entravano nella struttura clandestina della lotta armata. Prosegue Franceschini. Per me è chiaro in quel momento che il regista politico di tutta l’operazione è Andreotti, il più destro dei capi democristiani. Quello che danni è culo e camicia coi servizi segreti, con le forze armate e la NATO con gli americani, con la destra padronale guidata da Eugenio Cfis.
Decidemmo di organizzare per l’inverno del 74 in concomitanza con il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, il sequestro a Roma di Andreotti e a Milano del braccio destro di Cfis Massimiliano Gritti. In cambio della loro libertà, avremmo chiesto ancora la liberazione dei compagni del 22 ottobre e di Paolo Maurizio Ferrari, arrestato a Firenze subito dopo la liberazione di Sossi.
Non ricordo perché scegliemmo di corpire Gritti anziché Cfis. Io mi sarei dovuto trasferire a Roma per cominciare l’inchiesta su Andreotti. Moretti a Milano avrebbe invece dovuto individuare Gritti che aveva il suo ufficio nella sede della Montedison in via Foro Bonaparte. Non mi ricordo in quale modo saltò fuori il nome di Gritti come bersaglio.
So solo che se ne occupò Moretti, infatti ci riferì subito il numero di targa della sua macchina e ci disse di averlo pedinato. Io stesso ero stato puntato per parecchio tempo per vedere se fossi stato un soggetto adatto e probabilmente da quello che poi si è visto non scelsero me per il fatto che abitava al centro ed era più difficile fare questa operazione.
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>> Lei probabilmente ha saputo, noi l’abbiamo raccontato, e Franceschini stesso un giorno che la pedinava fu preso dalla tentazione di toccarlo e la sfiorò e la toccò. disse poi a per spiegare questo gesto abbastanza incomprensibile che a lui pareva di mettere le mani su qualcosa che contava. Beh, io non so se contassi.
Certo, sono molto contento che non sia riuscito in quello che è il disegno. All’inizio del giugno 74 viene pubblicato il primo numero del mensile Difesa nazionale diretto da Luigi Cavallo, il giornalista spia che rincontreremo anni più tardi nel caso Sindona Calvi. Padrino è Edgardo Sogno. La redazione si trova a Milano in via Gallarate 131.
La pubblicazione di difesa nazionale fa da battistrada al golpe bianco che sogno ha programmato di attuare nel successivo mese di agosto. Le birre pubblicano, a questo punto il libercolo contro informazione, comprendente la biografia di sogno definito agente dell’intelligence atlantica e legato a Paolo Emilio Taviani e Giulio Andreotti, nonché quella di Luigi Cavallo, definito ex agente dell’ovra, infiltrato nel gruppo partigiano torinese Stella Rossa ed ex infiltrato della CIA nell’unità, nonché parlano di Roberto Dotti, ex infiltrato
della CIA nel PC, scoperto ed espulso dal partito diversi anni prima, è morto in ottobre. La mattina di lunedì 17 giugno 74, un duplice delitto fa perdere alle BR l’immagine incruenta trasformandole in una banda omicidiaria. A Padova un commando brigattista irrompe nella sede provinciale del movimento sociale in via Zabarella e uccide le due persone che vi sono all’interno.
È un attentato sanguinario che somiglia a un’efferata esecuzione. Le due vittime, il trentenne graziano Giralucci e il sessantenne ex appuntato dei Carabinieri Giuseppe Mazzola sono state ammanettate e secondo le autopsie sono state fatte sdraiare per terra e freddate con un colpo di pistola alla nuca. In serata le BR diffondono un comunicato di rivendicazione giustificando il duplice delitto con una presunta reazione delle vittime.
Un nucleo armato delle Brigate Rosse ha occupato la sede provinciale dell’MSI a Padova in via Zabarella. I due fascisti presenti, avendo violentemente reagito, sono stati giustiziati. L’MS di Padova è la fucina da cui escono o sono usciti gruppi e persone protagonisti del terrorismo antiproletario. Quest’ultimi i fascisti padovani hanno diretto le trame nere della strage di Piazza Fontana e poi il loro più recente delitto è la strage di Brescia di Ràcurcio anni dopo.
Non furono morti programmate giunsero improvvisate, inattese, imbarazzanti. Come cinicamente è stato detto, si è trattato di un incidente sul lavoro. L’incursione nella sede padovana dell MSI per cercare qualche documento collegato alla strage di Brescia fu l’iniziativa autonoma di un gruppo di compagni veneti.
Che fare? Dire o non dire che eravamo stati noi? Ne discussi con Margherita Cagol, con Moretti, con Franceschini e gli altri. Il clima in giro era bollente. Una certa fetta del movimento applaudiva all’azione, sostenendo che i fascisti colpevoli della strage andavano ammazzati. Mi preoccupai moltissimo. C’era il rischio di stravolgere l’immagine delle birre, pazientemente costruita per 4 anni, reducendola a quella di un gruppo di scalmanati che dava ordine di andare ad ammazzare la gente nelle sedi Missine.
Non nascondo che la tentazione di non rivendicare l’azione c’è stata. I morti di via Zabarella li considerai subito un disastro politico, un errore molto grave. quando e perché si ha la svolta che ha portato a tanta morte, a tanto sangue, a tanta violenza. Ma io credo che anche qui in fondo non c’è una svolta.
Secondo me, io penso che le birre successive, quelle che conosciamo per il sangue, per i morti, siano poggiate tutte insite nel progetto iniziale, per cui si può parlare di svolta facendo un discorso interno alle BR, cioè l’affermazione di alcuni leader, la caduta di altri, ecco, però sarebbe un discorso troppo interno, troppo tecnico.
In realtà poi è nel progetto iniziale che sta già anche la sua fine, secondo me. L’operazione di infiltrazione nelle BR di Silvano Girotto, cominciata dai carabinieri del generale della Chiesa durante il sequestro Sossi, entra nel vivo a luglio 74. Frate Mitra, presentato dalla stampa come ex guerrigliero in America Latina, attraverso successivi e ripetuti contatti riesce ad agganciare il vertice brigatista. Racconterà Curcio.
Il successo di immagine ottenuto col sequestro SOSI ci fece arrivare valanghe di richieste di adesione alle BR. In quel clima di euforia e di Baldanza ricevetti dalle ambienti sindacali di fabbrica insistenti richieste di stabilire un contatto con Girotto, il quale nelle interviste non si limitava a vantare le sue esperienze di frate guerrigliero in Sudamerica, ma lasciava trapelare un’esplicita ammirazione per la nostra organizzazione.
Consultai gli altri. Margherita Cagol era decisamente diffidente, Franceschini esitante. Io francamente non percepì nulla di sospetto. Decidemmo che avremmo visto Girotto assieme a Moretti in modo che anche lui potesse rendersi conto di che tipo era. Il primo incontro tra Girotto e Curcio avvenne il 28 luglio nei pressi della stazione ferroviaria di Pinerolo.
Il capo delle BR è accompagnato da Attilio Casaletti. L’incontro viene pedinato a distanza e fotografato dai carabinieri di Dalla Chiesa. Il secondo più importante appuntamento fra Curcio e Frate Mitra è per il 31 agosto, sempre alla stazione di Pinerolo. In quel caso il capo brigatista ci va insieme a Moretti. Come sempre i carabinieri pedidano a distanza e fotografano l’incontro.
racconterà Curcio. Non andai solo con Moretti, per sicurezza portam quindicina di compagni ben armati che presidiavano il luogo dell’incontro. Girotto arrivò come prestabilito, lo caricammo in macchina e lo portammo in montagna. ci disse che voleva lavorare con noi e si offrì di mettere a nostra disposizione la sua pratica di guerrigliero andino.
Gli rispondemmo che le sue esperienze potevano anche essere interessanti, ma soprattutto lo invitammo a una maggiore cautela e fissammo un nuovo appuntamento per l’8 settembre sempre a Pinerolo. Da quell’incontro Moretti trasse l’impressione che Girotto fosse sincero e forse avrebbe potuto essere utile”, racconterà Franceschini.
Renato e Mario tornarono dal 31 agosto entusiasti. Dissero di aver conosciuto un vero guerrigliero che avrebbe portato nelle BR direttamente l’esperienza dei Tupamaros. Ma né io né Marakagol eravamo convinti. Ci sembrava personaggio troppo in vista ed esibizionista. Fu il parere positivo di Moretti a convincermi.
Mara invece restò contraria. Girotto ricorderà così quell’incontro. Stavolta c’era un altro dei capi, Mario Moretti, tipo dalle idee più radicali, soprattutto sul tema della violenza armata. Siamo così carichi d’odio che le nostre pistole sparano da sole, affermava. Mi proposero di farmi carico della formazione militare di tutti i brigatisti, perché ogni volta che impugniamo un’arma rischiamo di spararci nei piedi.
La cosa mi parve interessante, con quel ruolo avrei avuto in mano l’intera organizzazione, comprese le basi operative e le armi, un colpo da cui non si sarebbero a certo ripresi. E davanti alla commissione parlamentare stragi, Girotto dirà: “Curcio era un uomo più politico con una carica umana diversa e un carisma notevole.
Era quindi un personaggio che pur nella decisione fanatica di procedere per quella strada rimaneva comunque più umano dell’altro e più marcatamente intellettuale. Moretti invece era un fanatico che pensava soprattutto all’aspetto militare. di analisi politica ne faceva poca e inoltre parlava per slogan, dichiarando che era ora di finirla e che era il momento di iniziare la guerra generalizzata e di elevare il livello dello scontro di classe.
Quindi utilizzava una frasiologia di questo tipo. Dal nuovo appuntamento con Frate Mitra, fissato per domenica 8 settembre, sempre a Pinerolo, sono al corrente solo Girotto, Curcio e Moretti. oltre ai carabinieri di dalla chiesa. Ma il pomeriggio di venerdì 6 settembre nell’abitazione di Enrico Levati arriva una telefonata anonima.
Dice: “Dica a Curcio di non andare domenica a Pinerolo perché sarà arrestato. C’è una trappola”. La sola cosa certa è che la soffiata viene riferita a Moretti, ma Curcio ne rimane all’oscuro. Per quell’arresto dalla Chiesa viene fortemente criticato per non aver aspettato. Se dalla chiesa avesse aspettato davvero avrebbe potuto arrestare anche Mario Moretti.
Ma le polemiche certamente si portarono dietro anche l’invidia per il successo dell’operazione e le critiche per quel generale troppo ingombrante e troppo protagonista. >> >> ruolo non è stato di informatore, così nel senso volgare del termine, quello che fa la soffiata, poi i carabinieri facciano la loro operazione.

Ero a Pinerolo quando sono stati arrestati, ero a 3 m da loro quando sono stati arrestati e sono stato io che ho dato per radio il via all’operazione. L’infiltrazione è una tecnica che dalla Chiesa introduce nella lotta al terrorismo, ma è un metodo che nell’Italia di quegli anni molti contestano definendolo un uso spregiudicato di traditori.
Dalla Chiesa è costretto a difendersi da critiche e polemiche. Se è vero che l’infiltrazione esisteva fin dai tempi dei Babilonesi, è anche vero che in tutte le guerre tutti gli eserciti hanno attinto a piene mani al nemico vinto, >> non gliene fregava nulla della legge formale. Il servizio allo Stato si uomo di un’onestà totale.
Il servizio dello Stato era in cima ai suoi capelli, però >> anche nel nell’infiltrare i suoi uomini nelle nelle bande terroristiche c’erano sempre dei limiti che venivano posti. partecipare comunque a delitti contro la persona, ma sì un attentato incendiario contro un’auto che potesse fungere da eh ingresso, da legittimazione all’ingresso nella nel gruppo terroristico.
>> L’arresto di Curcio e Franceschini, così spettacolare e clamoroso, suscita subito polemiche. Ma è solo invidia per quel reparto troppo autonomo? Oppure ha ragione chi si chiede perché l’inchiesta è stata chiusa così in fretta. Dopotutto, se dalla chiesa avesse aspettato qualche giorno, l’azione avrebbe portato alla cattura di tutto il vertice delle birre, incluso Mario Moretti.
>> Dalla chiesa premeva non tanto per qualche motivo quanto poter dimostrare che la costituzione di questo reparto non era stata inutile. >> Io non sono contro la lotta armata, sì che si implicit così, eh. Io sono contro manifestazioni di questo tipo, fuori del momento in cui sono necessari. Quindi il momento scatenante è qui.
Non c’è stato nessun cambiamento di linea politica da parte mia. Ancora oggi se se io tornassi in Latinoamerica riprenderei il Mitra perché so che purtroppo laggiù non c’è altra via. Eh, ma è disperante vedere che anche nel mio paese si vuol correre verso situazioni di quel genere quando sono ancora evitabili. >> Per quanto riguarda gli infiltrati e non è esatto pensare che l’unica infiltrazione sia stata quella di padre Mitra.
Altre ce ne sono state, altre anche con risultati eccellenti e che non starò qui a a rivelare.
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