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Nel 1991, un vescovo sparì durante un pellegrinaggio — 33 anni dopo, emerge una registrazione

Perugia. Ottobre 1991. Il sole autunnale filtrava attraverso le vetrate colorate della cattedrale di San Lorenzo quando monsignor Giuseppe Torretti, vescovo ausiliare della diocesi di Perugia, terminò la sua ultima messa pubblica. Era un uomo di 56 anni, dal volto severo ma gentile, amato dalla comunità per la sua dedizione ai più bisognosi e per le sue omelie profonde che toccavano il cuore dei fedeli.

Monsignore, disse don Marco Benedetti, il suo giovane segretario, avvicinandosi con passo frettoloso dopo che l’ultima persona aveva lasciato la chiesa. Ha davvero intenzione di partire da solo per l’eremo? Giuseppe si tolse lentamente i paramenti sacri, piegandoli con cura metodica. Marco, figlio mio, alcuni viaggi devono essere affrontati in solitudine.

Il Signore mi ha chiamato a questo pellegrinaggio. Ma monsignore i sentieri verso l’eremo di San Francesco sono pericolosi in questa stagione. Le prime nevicate potrebbero. Ho camminato su quei sentieri quando ero più giovane di te, lo interruppe dolcemente Giuseppe. Conosco ogni pietra, ogni curva. Inoltre, aggiunse abbassando la voce, ho ricevuto dei sogni.

Sogni molto vividi che mi indicano la strada. Don Marco notò qualcosa di strano negli occhi del vescovo, una luce inquieta che non aveva mai visto prima. Che tipo di sogni, monsignore? Giuseppe si fermò fissando l’altare. Sogni di voci antiche, Marco. Voci che mi chiamano per nome, che mi parlano di verità nascoste nelle montagne.

So che può sembrare strano, ma sento che il Signore vuole rivelarmi qualcosa di importante. Il giorno seguente, 15 ottobre 1991, monsignor Torretti partì all’alba dalla sua residenza vescovile. Aveva con sé solo uno zaino con il necessario per tre giorni, la sua Bibbia, un rosario e, cosa insolita per lui, un piccolo registratore a cassette che aveva comprato il giorno prima.

Perché il registratore monsignore aveva chiesto don Marco vedendolo preparare il bagaglio per documentare il mio viaggio spirituale aveva risposto Giuseppe: “Sento che vivrò esperienze che vorrei ricordare con precisione”. L’eremo di San Francesco d’Assisi, situato sui monti Sibillini, era un luogo di ritiro spirituale immerso in una natura selvaggia incontaminata.

Il sentiero per raggiungerlo si snodava attraverso boschi di faggi e querce, antichi borghi medievali abbandonati e panorami mozzafiato sulla Valle Umbra. Giuseppe aveva pianificato di raggiungere l’Eremo in due giorni di cammino, passando la prima notte in un rifugio di montagna. Tuttavia, quando il 17 ottobre non si presentò all’appuntamento con l’EMita che doveva accoglierlo, iniziarono le prime preoccupazioni.

“Monsignor Torretti doveva arrivare ieri sera”, disse frate Angelo, l’anziano custode dell’eremo, telefonando alla diocesi. “È un uomo puntuale, non è mai mancato a un appuntamento in tutti questi anni”. Le ricerche iniziarono immediatamente. I carabinieri, il soccorso alpino e volontari della protezione civile perlustravano i sentieri di montagna.

Utilizzarono cani da ricerca, elicotteri e squadre specializzate nel recupero in alta quota. Il maresciallo Roberto Santini, che coordinava le ricerche, trovò l’ultimo segno del passaggio del vescovo al rifugio Montevettore, dove Giuseppe aveva pernotato la sera del 15 ottobre.

Il vescovo è partito la mattina presto, raccontò Elena Marchetti, la gestrice del rifugio. Sembrava diverso rispetto a quando era arrivato. Aveva un’espressione preoccupata, quasi spaventata. mi ha chiesto informazioni su un sentiero alternativo, uno che portava verso un’antica abbazia abbandonata. “Quale abbazia?” chiese il maresciallo.

“L’abbazia di Santa Maria delle Visioni. È in rovina da secoli, nessuno ci va più. Gli ho sconsigliato quella strada, è pericolosa e non porta all’eremo, ma lui ha insistito dicendo che doveva seguire le voci.” Punto. Le ricerche si concentrarono sui dintorni della bazia abbandonata, ma non fu trovata alcuna traccia del vescovo. Il suo zaino, i suoi effetti personali, tutto sembrava svanito nel nulla.

Dopo tre settimane di ricerca intensive, il caso venne ufficialmente classificato come scomparsa volontaria dalle autorità, anche se molti nella comunità religiosa rifiutavano di credere che monsignor Torretti avesse abbandonato volontariamente i suoi doveri pastorali. Don Marco, ora promosso a parroco della cattedrale, non smise mai di cercare risposte.

“Monsignor Torretti non se ne sarebbe mai andato così”, ripeteva chiunque volesse ascoltarlo. “Qualosa è successo su quella montagna, qualcosa che nessuno vuole ammettere”. Il mistero della scomparsa di monsignor Giuseppe Torretti divenne una leggenda locale. I pellegrini che attraversavano i monti sibillini raccontavano di aver sentito voci che chiamavano nelle notti di nebbia e alcuni giuravano di aver visto la figura di un prete che camminava sui sentieri al tramonto per poi svanire tra gli alberi.

Ma la verità sepolta tra le rovine di un’antica Bazia aspettava pazientemente di essere scoperta. Monti Sibillini, marzo 2024. 33 anni dopo la scomparsa di monsignor Torretti, i monti Sibillini erano ancora avvolti dal loro antico mistero. L’abbazia di Santa Maria delle Visioni, che aveva attirato l’attenzione del vescovo prima della sua scomparsa era rimasta un cumulo di rovine coperte da edera e dimenticata dal tempo.

Tutto cambiò quando la Soprintendenza per i beni culturali dell’Umbria decise di avviare un progetto di recupero delle antiche strutture monastiche della regione. L’ingegnere capo del progetto, dottor Alessandro Grimaldi, un uomo di 45 anni specializzato in restauro medievale, fu incaricato di valutare la fattibilità del recupero dell’abbazia.

Professor Grimaldi, disse la sua assistente, dottoressa Lucia Fontana, mentre attraversavano il cortile principale dell’abbazia coperto di muschio, i documenti storici indicano che questo monastero fu abbandonato nel 1348 durante la peste nera. Da allora nessuno ha mai tentato un restauro serio. Alessandro esaminava le mura con occhio esperto, prendendo appunti sul suo tablet. Interessante.

L’architettura suggerisce origini più antiche, forse X secolo. Guarda questi archi. Lucia, sono di stile romanico puro, ma con elementi che non ho mai visto prima. Mentre il team di ricognizione documentava le strutture principali, il geometra Stefano Moretti, incaricato delle misurazioni, fece una scoperta inaspettata nel semiinterrato della chiesa Baziale.

Professore! Gridò dal sotterraneo, deve venire a vedere questo Alessandro e Lucia scesero rapidamente le scale di Pietra Logore dall’umidità. Il semiinterrato era una cripta medievale con volta a crociera, illuminata solo dalle loro torce elettriche. Stefano li stava aspettando davanti a una parete di mattoni che sembrava più recente rispetto al resto della struttura.

Questa parete è stata costruita molto dopo le altre, spiegò Stefano. Guardi, i mattoni sono di un’epoca diversa, forse del X secolo. E senta questo, bussò sui mattoni. È vuoto dietro. Potrebbe essere una camera funeraria sigillata, suggerì Lucia. Era comune nel periodo postievale murare le cripte per motivi sanitari. Alessandro studiò la parete con attenzione.

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