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Emanuela Orlandi: Accetti, Skerl e l’Amerikano – Chi c’è davvero dietro? I soliti sospetti 16° parte

 Insomma, lei si è fatto un’idea dell’identità della donna che era con Marco Accetti nel furgone che ha investito suo figlio. >> È sulle carte del processo, si chiama Patrizia De Benedetti. Il suo nome è lì, non è che sono io a inventare un nome. Sono stati presi, credo, dai Carabinieri alle 4:00 del mattino. Come si può entrare un blocco stradale? Non lo so.

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Secondo me non sono mai usciti perché poi avevano lui aveva la camic piena di sangue e anche lei. >> Per ora Marcoaccetti ha indagato per sequestro di persona con conseguente morte dello stagio nel procedimento su Emanuela Orlandi. D’altronde è stato lui ad autoaccusarsi. Per quanto riguarda cos’è, la mamma è riuscita a far riaprire le indagini contro ignoti.

Infatti, per Accetti, il caso è chiuso, essendo stato assolto in via definitiva dall’accusa di sequestro. >> 30 anni nel buio. Ma io me lo domando ogni giorno cosa ha fatto questo uomo? Cosa ha fatto a inventare queste storie per sentirsi importante? Perché non ha fatto niente? Cosa? So che è un figlio di papà, il suo padre ha pagato sempre tutto.

Qualcosa di quello che Marco Accetti ha fatto dal suo rimpato, dalla Libia si sa. Ad esempio, un assalto davanti al liceo Tasso, un’aggressione a cavallo pazzo e poi travestimenti da prete. E ora le sue frequentazioni. >> Lei per caso ha mai frequentato Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido? Lo chiede direttamente al signor Izzo.

Lo chiede al signorizzo. >> Ha partecipato poi a Domenica In come imitatore di Roberto Benigni presentandosi come Ali Esterman, una via di mezzo tra Ali Cha e Alois Esterman. ha vissuto per lungo tempo in America e non ha smentito il fatto di essere l’americano. Roma, 5 luglio 1983. Sono circa le ore 13 quando in Vaticano arriva una misteriosa telefonata di un uomo con accento anglosassone, probabilmente artefatto.

Sono trascorse poche ore dal primo appello pubblico di Giovanni Paolo II per Emanuela. Il telefonista per la prima volta collega Emanuela ad Aliacà, sostenendo che chi ha rapito la ragazza vuole liberare l’attentatore del Papa. e dice altre due cose centrali per la nostra interpretazione. Cita Pierluigi e Mario, ne fa esplicitamente i nomi, quindi è al corrente di fatti che non erano ancora stati resi pubblici.

Dunque, non si tratta di un mitomane isolato. È qualcuno che conosce i primi due telefonisti oppure è stato messo al corrente dei loro nomi e delle telefonate. Si tratta dunque di un soggetto che fa parte della stessa organizzazione di Pierluigi e Mario, oppure si tratta di qualcuno che li strumentalizza, ma che lo fa dall’interno del Vaticano.

Soltanto la polizia italiana, il Sisde e la famiglia Orlandi, oltre al Vaticano, sapevano di Pierluigi e Mario. L’americano, quindi, è molto vicino a uno di queste entità, un po’ troppo per un mitomane. Poi in questa prima telefonata cita come proprio identificativo il codice 158. Rimast incomprensibile per 30 anni, forse proprio Marco Accetti ne ha dato la chiave di lettura.

 Un anagramma della data dell’attentato a Voiti 581, quindi maggio 1981. Una ulteriore prova che l’americano non era un pazzo isolato. Arriva quello stesso 5 luglio. Questa seconda telefonata arriva a casa Orlandi poco dopo quella fatta in Vaticano. A rispondere è lo zio di Emanuela, Mario Meneguzzi. Nel colloquio il telefonista fa ascoltare una voce ritenuta senza dubbio quella di Emanuela.

>> Lei bene questo registro. Sì, me la faccio sentire bene, però >> ascolti bene. Abbiamo pochi momenti. Questa essere del della tua figuola. >> Sì, ma me la faccio sentire bene. Ok. Mezz’ora >> scola, convitta nazionale vittoria. Scuola convitta nazionale vittoria. Dovrei fare il terzo liceo al terzo anno scientifico.

Vorrei fare il terzo liceo al terzo anno scientifico. >> Pronto? Orlandi, >> pronto? È stato tua soddisfazione? >> Sì, ma mi faccia una proposta almeno. >> Ma non è una prova della effettiva detenzione della ragazza. Infatti la frase si rivela una registrazione ripetuta in sequenza per ben sette volte.

 Insomma, un materiale raccogliticcio, prova lampante che chiamava non aveva mai avuto Emanuela di fronte, altrimenti avrebbe fornito ben altre registrazioni della sua voce. Come può un mitomane isolato possedere la registrazione della voce di Emanuela? Il tono e il contenuto di quella frase registrata fanno pensare ad un’intervista realizzata per presentarsi, come se in una qualche occasione di poco anteriore ai fatti Emanuela fosse stata intervistata dicendo alcune informazioni su di sé, magari leggendo una lista di domande scritte su un foglio standard.

Infatti nessuno dice colloquialmente scuola pausa convitto nazionale Vittorio Emanuele sembra che scuola fosse un campo da riempire di un modulo che la ragazza stava seguendo nel parlare di sé. Questo giustificherebbe la curiosa pausa nella frase ripetuta ben sette volte. Ma ancora tutto questo ha poco senso.

Perché qualcuno che non ha prove concrete di detenere Emanuela chiama il Vaticano e la famiglia Orlandi? Tutto acquisisce un senso se si incrociano questi fatti con un certo contesto. Quando inizialmente mi recai in procura il 27 marzo 2013, dichiarai che mi presentavo principalmente per chiarire il fatto dell’investimento occorsomi nella pinetta di Castelporziano.

Avevo patito all’epoca ingiuste e abominevoli accuse e la conseguente soluzione non mi aveva affatto acquietato e volevo chiudere moralmente quel caso che all’epoca non potevo delucidare pienamente in quanto avrei dovuto motivare la mia presenza in quell’area. Ed ora per farlo dovevo necessariamente mettere il suddetto fatto in rapporto alle scomparse Orlandi Gregori, rivelarne la consostanzialità.

Andrete a morire nella pineta. Io dopo 3 mesi mi trovai coinvolto in un omicidio nella stessa. >> Marco Accetti ci ha raccontato che faceva parte di un gruppo dedito ad attività segrete fatte di ricatti e pressioni e che contro questo gruppo si muoveva una fantomatica fazione avversa. Proviamo dunque a ragionare su quanto dice e parliamo questa volta degli altri, non di lui, delle altre persone che siano a lui vicine o a lui opposte.

 Il riferimento, d’altra parte, a dei misteriosi oppositori ricorre spesso nei suoi racconti. >> Vi fu questo comunicato del Fenix che noi sapevamo essere opera di alcuni, perlomeno agenti del servizio civile, della sicurezza. democratica. >> Secondo quanto Marco Accetti sostiene, tra le persone a lui opposte ci sarebbero anche degli uomini di Ortolani, un personaggio che ci riporta alla P2, ma anche all’Uruguay, il paese da cui vengono i genitori di Cosè.

 Ecco cosa scrive Accetti nel suo blog. Garramon era uruguaiano, nazione feudo dell’avvocato Umberto Ortolani, i cui uomini erano la parte a noi opposta. Ma chi è quest’uomo di cui stiamo parlando? Umberto Ortolani ha rapporti strettissimi con il Vaticano, tanto da essere fregiato del titolo onorifico di gentiluomo di sua santità.

 Ha ingenti interessi proprio in Uruguay, compreso una banca, ma Ortolani è soprattutto un massone piduista, tanto da essere considerato la mente finanziaria della P2. Dunque, una figura importantissima in questa loggia massonica, seconda soltanto a Liccio Gelli, il gran maestro venerabile di Propaganda 2. Gelli e Ortolani hanno ambedue una villa a Montevideo, a poche decine di metri da quella dove abitano i nonni di Cossegramon.

Ma cosa c’entrano Umberto Ortolani, Licioggelli e la P2 con il piccolo Cosè Garamon che Marco Accetti ha investito e ha lasciato morire da solo lontano dalla sua casa? >> Lei ha mai conosciuto Umberto Ortolani? >> La persona di Umberto Ortolani non l’ha mai conosciuto, invece il nome sì è molto conosciuto. >> Lei sa che è legato anche alla P2? Legatto e la P2.

La casa di Umberto Ortolani a Montevideo. Eccola qui. Abbiamo registrato queste immagini quando siamo andati in Uruguay a incontrare la famiglia di Cosè per spiegare cosa stava succedendo in Italia e per parlare dell’uomo che si era presentato nella nostra redazione con informazioni su Emanuele Orlandi, Mirella Gregori e sul loro bambino.

 Vedete, non è una villa come le altre. Lo stemma sul portale, una torre al centro, sembra un edificio antico e quando interpelliamo gli abitanti del quartiere sono loro che ci indicano non distante anche la villa appartenuta a Licciogelli. >> Sì, me la ricordo. Sono passati molti anni. >> La casa non è esattamente qui, è a Calle Ferrari.

Quando ci passo la riconosco perché è una casa difficile da dimenticare. All’epoca avevano un trenino che percorreva tutta la proprietà. Sono passati molti anni da quando la P2 mi ricordo sulla stampa, ma io non lo conosco. >> È una casa più avanti. >> È lì. Dunque, Gelly e Ortolani sono vicini di casa in Uruguay, ma è la villa di Gelly che assume un’importanza fondamentale per l’Italia.

 Lì dentro un tesoro che puzza, come titola Panorama nel giugno del 1981. Appunti, lettere, fotocopie, migliaia di fascicoli con i segreti meno confessabili della politica romana. È proprio questo archivio che sorprendentemente ci riporta al piccolo Cosè Garamon. Io mi ricordo che con il suo fratello giocavano a fare il, come si dice, il detective detective.

>> Volevano trovare l’archivio di Jelly. Un pomeriggio e José è venuto a casa ha detto “Ti hanno cacciato via perché siamo entrati alla casa degli al giardino, c’era il giardiniere, siamo scappati perché era sullo stesso a 100 m di casa di della mia suocera. Io mi arrabbiai moltissimo e perché io veramente sentiva il pericolo e le ho detto: “Non fate queste cose mai più”.

L’Italia vorrebbe indietro i documenti di Gelly, ma il regime uruguaiano fa incetta di tutto e l’archivio resta ben stretto oltre oceano. >> Allora, il gruppo rivale, dicevamo, era il famigerato gruppo Fenix che a un certo punto irrompe in questa scena con messaggi e telefonate anche piuttosto minacciosi nei confronti degli altri attori anonimi di quegli anni.

 erano quelli la vostra controparte, la vostra i vostri rivali, i vostri >> La nostra controparte erano alcune persone dell’ambiente dell’avvocato l’avvocato Ortolani, m >> alcune persone del dottor Masseose che però poi si avvalevano della conoscenza di una persona, appunto, nel servizio civile della sicurezza democratica che diede corpo a questo a questo Fenix.

 Ecco, questo Fenix e noi lo lo sapemmo già all’epoca che erano loro e che ci minacciò di dar corpo ad una violenza in questa pineta. non solo la Vineta, anche >> lei me lei non me lo ha chiesto, ma io mi sono presentato eh massimamente per il fatto della pineta, perché io ho avuto un’accusa mostruosa, orrenda.

 Il fatto di essere stato assolto non mi ha affatto acquietato. In 30 anni ho sempre pensato un giorno racconterò. All’epoca chiaramente non è che ho dovuto, ho mentito, non ho raccontato la verità perché avrei dovuto coprire certe realtà legate a quella pineta. >> Aspetti, lei si presenta in procura per chiarire i fatti della pineta dicendo di essere uno dei telefonisti del casorlando? >> No.

>> Ah, >> dipendo. Io mi sto presentando per il fatto della pineta. Vorrei riaprire non tanto il fatto giudiziario, perché è stato cassato, pardon, è stato chiuso in per portare le indagini su chi ha condotto questo ragazzo in quella pineta, in quanto il mio sospetto è che qualcuno all’interno di quel servizio forse a conoscenza, non che siano stati loro.

 Certo, >> loro possono averlo raccontato a qualcun altro, chiaramente un laico. Non ho mai detto, inoltre, che qualcuno possa averlo spinto sotto le ruote del mio furgone. Questo è ridicolo, è paradossale. Ho detto semplicemente che cosa è successo? Io non lo so. Senta, visto che ne sta parlando, stiamo parlando, questo lo dico a beneficio dei nostri ascoltatori, diosamon, un ragazzino di 12 anni, sparito anche lui nel nulla dall’EUR eh nel dicembre dell’83, quindi dopo i sequestri Gregori e Orlandi e ritrovato appunto a bordi di una strada di una

pineta a Ostia. Ehm, questa è la questione. Lei sa che la madre di Osè Garamon anche a sua volta vuole riaprire il caso, quindi siete d’accordo su questo? non mi sembra che vogliano riaprire nessun caso perché io lo sto chiedendo da 3 mesi ed è un fatto esclusivamente mediatico e a me sembra che questo fatto gravissimo di sangue in questo momento stia fornendo alla televisione di stato tanti sponsor l’ho scritto che vengono dalle automobili, dalle merendine, dai telefonini.

Nessun avvocato mi ha chiamato, non si sta formando nessuna commissione di inchiesta. Ecco, io denuncio. Questo è una realtà televisiva. Io l’ho scritto, ho fatto degli appelli e sono 3 mesi. La signora è venuta qua in Italia, però non mi cerca, il suo avvocato non mi cerca e dimentica la televisione di stato che io in prima istanza in procura alla televisione di stato ho detto io vi sto raccontando del fatto, >> io voglio riaprirlo.

 Loro se ne sono appropriati, se ne sono appropriati facendo credere che il fatto emerge dalle loro indagini. Tra l’altro nascondono, c’è una querela, andremo in giudizio. Nascondono da sciacalli quali sono assolutamente quel che io ho apportato di nuovo. Forse lo occultano gli stessi familiari che sono stati imbrigliati, irretiti da questi signori.

 Io mi meraviglio che >> se vuole facciamo a parte un altro. >> La televisione di stato si offra si offra senza nessuna garanzia. è un fatto, guardi, è un fatto criminale. Comunque io lo ripeto, guardi, sto mandando un appello. Io sto aspettando una commissione che gli avvocati della famiglia mi chiamino per raccontare quello che la televisione di stato non vi sta dicendo.

>> Mi impegno a farle un’intervista tutta su questo. In più, orribilmente, e concludo, continuano da 6 c puntate quante sono, a mandare l’immagine, la ricostruzione fasulla di un bambino che corre innanzi a un furgone lanciato a 60 all’ora. Io chiedo a chiunque di correre a 60 l’ora e di immaginare una figura umana che possa sottrarsi a questo furgone lanciato, ripeto, a 60 all’ora e la figura cerca di fuggire.

 Ciò confligge con le risultanze del processo dibattimentale, ma del resto, se così fosse stato, se questa fuga è contemplata nella sentenza >> di una corte d’assese, chiaramente questa sentenza sarebbe per l’omicidio volontario. >> Auspicavo, attraverso un appello rivolto a certi ecclesiastici ormai in pensione, il loro presentarsi e contribuire con la testimonianza coscienti che non si trattò di fatti ferali.

 Era l’appropriato momento storico con l’elezione di un pontefice non curiale per sperare che in certi contesti venissero meno certe difese. Tutto questo risulta essere nel primo verbale firmato presso il giudice Capaldo. In seguito, per dar vigore all’appello, necessitavo di un momento mediatico, qual è il ritrovamento del flauto? E dalla redazione della trasmissione di RE3 spiegai minuziosamente quanto raccontato in procura e sopraesposto.

Cosa è mancato nei precedenti pontefici e quindi curiali? Eh m quale ingrediente è mancato da tanto da da farla da cere per tutto questo tempo? Beh, la prefettura, il prefetto particolarmente della congregazione per la dottrina della fede, >> poi diventò pontefice. cui certo non era a conoscenza di nulla, ma all’epoca alcuni prelati che componevano tale congregazione ne erano a conoscenza, erano un po’ la nostra controparte, se vogliamo.

>> Era una conoscenza di cosa esattamente? vi era la necessità di chiedere e questa domanda andava necessariamente sforzata attraverso attraverso delle pressioni. Diciamo che alcuni segmenti della curia, perlomeno quella curia, ottenevano e chiedevano attraverso degli sforzi, attraverso tra virgolette delle minacce.

 Quella era la cultura. per cui bisognava rispondere eh con lo stesso sistema, diciamo sempre, tra virgolette culturale, cioè a un veleno si risponde con una come antidoto con un veleno ancora più forte. Fra poco ci arriveremo nel dettaglio. Intanto le voglio chiedere sempre sulle generali questi primi mesi di pontificato di questo Papa che lei ha definito non curiale, l’hanno in qualche modo incoraggiata ad andare avanti? Insomma, ha avuto delle reazioni che si aspettava che l’hanno incoraggiata oppure è rimasto deluso? Tanto vorrei specificare, io ero e sono

anticlericale. >> Eh, >> non è che io mi attenda qualcosa dai dai papi storicamente nel prima e nel dopo. >> Questo cambiamento poteva suggerire ad altri, chiaramente, >> a persone che dai papi qualcosa si aspettano. Non è che ha modificato necessariamente nella mia persona, questo no. Però devo dire che questi 30 anni di attesa sono stati anche vanificati perché la televisione di stato italiana ha messo in essere attraverso una specie di un insieme, un corpus di notizie devianti, un disturbo a questo appello, se non

addirittura lo potrebbe anche aver totalmente inficiato. Per cui non credo che persone che appartengono al mondo ecclesiale desiderino entrare in questa specie di inferno mediatico creato senza alcuna censura, senza alcun controllo dalla televisione di stanza. >> 26 aprile 2013 Marco Fassone Accetti, interrogato dagli inquirenti, lega la scomparsa di Emanuela e Mirella.

 a quella di Caterina Skerl Detta Katy, 17 anni, trovata strangolata in una vigna a Grotta Ferrata il 22 gennaio 84. 21 gennaio 1984. Katy Scaryl, 17 anni, figlia di un regista svedese, studentessa iscritta alla Federazione Giovanile Comunista e Femminista, esce di casa nel pomeriggio per andare a una festa a casa di amici nel quartiere Talenti.

 22 gennaio 84 LANSA alle ore 11:47 lancia questa agenzia. Una ragazza dall’apparente età di 17 anni è stata trovata strangolata con una cinghia attorno al collo in un vigneto lungo via Rocca di Papa a Grotta Ferrata. Il corpo è stato scoperto questa mattina dal proprietario della vigna Aldo Orbinello. La testa era leggermente coperta di terriccio e la giovane aveva pantaloni neri, una maglietta bianca e un cappotto di velluto nero.

 La cinghia trovata al collo della giovane strangolata, è rossa e gli investigatori ritengono sia una borsetta da donna. In realtà, dall’autopsia del corpo di Catherine Scarl emergeranno le modalità dell’omicidio, un ginocchio puntato sulla schiena per tenerla ferma, un filo di ferro e una cinghia della sua stessa borsa tratta intorno al collo.

 Così è stata uccisa Kathy Skl. La ragazza ha le costole spezzate, la testa è ricoperta di lividi e contusioni, segno questo che dopo averla immobilizzata, provocandole le lesioni con la sola pressione dell’arto, l’assassino ha tentato invano di strangolarla e solo quando si è accorto che era ancora viva le ha schiacciato il viso nella melma fino a soffocarla.

 Gli esami hanno escluso che sia stata violentata. Il tutto è avvenuto intorno alla mezzanotte. La ragazza era uscita da una festicciola per andare a un appuntamento con un’amica, ma non c’è mai arrivata. Il mistero inizia proprio nel tratto di strada che va da largo Cartesio alla fermata della metropolitana Lucio Sestio. >> Roma, sabato 21 gennaio 1984.

Una ragazza di 17 anni appena compiuti esce per recarsi ad una festa a solo pochi metri da casa. Alle 18 circa la ragazza lascia di fretta la festa per recarsi a casa di un’amica, un luogo familiare dove era già stata varie volte, ma non arriverà mai a destinazione scomparendo nel nulla. Ecco, se fermassimo qui la drammatica storia di Katy Scl, ci troveremmo di fronte ad un caso gemello delle sparizioni Gregori e Orlandi.

 Quasi la stessa età, circostanze accadute a pochi mesi di distanza, perfino somiglianze fisionomiche. Mettemo in evidenza queste affinità morfologiche già nel marzo 2012. Le dichiarazioni del testimone MFA mettono esplicitamente in rapporto i tre casi: Gregori, Orlandi e Scherla. Quanto rivelato riguardo le modalità di prelevamento di Mirella ed Emanuela ci fanno notare un altro punto di possibile contatto.

 Nella nostra inchiesta sul delitto Skerl abbiamo evidenziato come Katy avesse incontrato il proprio assassino in maniera volontaria. Quel sabato pomeriggio era già buio alle ore 18:00 quando Katy lasciò la festa. Pioveva. Quello che Katy avrebbe dovuto percorrere era un tragitto in cui è davvero difficile immaginare un’aggressione violenta, un prelevamento coatto.

 Un predatore non si sarebbe mosso in maniera così improvvisata, rischiando di non incontrare la vittima prescelta oppure puntando a caso in zone così particolari di Roma. Assai più probabile è che Katy abbia incontrato una persona che conosceva tanto da potersene fidare e accettarne il passaggio in automobile. Ma vi è addirittura un’altra ipotesi che riteniamo non priva di consistenza.

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Forse Katy aveva appuntamento con quello che si rivelerà il suo assassino. Da testimonianze esclusive che abbiamo raccolto presso i suoi amici più stretti è emerso un dato apparentemente banale, ma che ci ha fatto riflettere. Durante la festa in largo bacone, quel sabato pomeriggio, Katy chiese indicazioni per arrivare alla fermata metro Lucio Sestio, dove doveva incontrare l’amica con cui sarebbe andata in montagna il giorno successivo.

 Ma c’è un particolare che non torna. Katy era andata molte volte in quella zona di Roma, perché chiedere indicazioni? Inoltre non furono trovati biglietti di mezzi pubblici sulla scena del delitto. Forse potremmo immaginare che Katy avesse un appuntamento segreto, magari con una persona conosciuta da poco e di cui non volesse far sapere ai suoi amici.

 Marco Fassonacetti avrebbe attribuito l’omicidio della Skerl alla fazione opposta alla sua, di quel nucleo di intelligence di controspionaggio che svolgeva azioni di pressione nell’ambito di presunte lotte di potere all’interno del Vaticano. Lo scenario diventa quello di ragazze pedinate agganciate con l’inganno, usate per foto e filmati utili a ricattare e distruggere i nemici.

 Ritorna in mente il messaggio della lettera anonima inviata pochi giorni fa, il 10 aprile 2013. Non cantino le due belle more, per non apparire come la baronessa è come il 21 gennaio martirio di Sant’Agnese con biondi capelli nella vigna del Signore. Belle more le quindicenni. 21 gennaio morte di Katy. Biondi capelli Katy e Vigna luogo criminis.

 La Sirtel era iscritta alla FGC. 

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