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Tragedia negli abissi delle Maldive: recuperati gli ultimi corpi dei cinque sub italiani, la Procura di Roma indaga per omicidio colposo

Il paradiso tropicale delle Maldive, noto in tutto il mondo per le sue acque cristalline, le barriere coralline incontaminate e gli atolli da sogno, si è improvvisamente trasformato nel teatro di una delle più dolorose e scioccanti tragedie subacquee degli ultimi anni. Quella che doveva essere un’escursione memorabile, guidata dall’amore per la ricerca scientifica e dalla passione per l’esplorazione marina, ha trovato il suo epilogo più triste e drammatico. Nelle ultime ore, le squadre speciali di soccorso hanno completato le difficilissime operazioni di recupero all’interno della grotta sommersa di Dekunukandu, riportando in superficie i corpi degli ultimi due sub italiani che ancora mancavano all’appello: la giovanissima studentessa Giorgia Sommacal e la brillante ricercatrice Muriel Oddenino.

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La notizia ha gettato nel pianto i soccorritori sul posto e ha scosso profondamente l’intera opinione pubblica italiana, unendo in un unico, immenso cordoglio il mondo accademico, le istituzioni e le famiglie delle vittime. Soltanto il giorno precedente erano state restituite alla luce le salme della stimata professoressa Monica Montefalcone e del giovane biologo Federico Gualtieri, mentre il corpo dell’istruttore e capobarca Gianluca Benedetti era stato individuato e recuperato nelle primissime fasi successive al dramma. Con questa dolorosa svolta si chiude la fase più straziante delle ricerche sottomarine, lasciando spazio a un vuoto incolmabile e a una fitta serie di interrogativi su cosa sia realmente accaduto in quel labirinto di roccia e oscurità a sessanta metri sotto il livello del mare.

I profili delle vittime: vite spezzate tra passione e scienza

Per comprendere appieno la portata di questo dramma, è necessario guardare a chi erano le persone che hanno perso la vita in questa tragica immersione. Il gruppo era composto da figure di altissimo profilo scientifico e accademico, legate a doppio filo all’Università degli Studi di Genova, un ateneo oggi profondamente ferito e in lutto.

La figura centrale del gruppo era la professoressa Monica Montefalcone, 52 anni, docente associata di Ecologia marina presso il Dipartimento di scienze della terra, dell’ambiente e della vita (DISTAV). Monica non era solo una scienziata straordinaria, autrice di oltre 130 pubblicazioni internazionali e coordinatrice di progetti ecologici di rilievo, ma anche un volto amato e noto al grande pubblico grazie alle sue frequenti apparizioni televisive e conferenze divulgative. Sapeva trasmettere con una chiarezza disarmante temi complessi come la tutela della biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici sugli oceani. Dal 2013 era la responsabile scientifica delle attività di ricerca dedicate proprio alle barriere coralline delle Maldive, un arcipelago che amava profondamente e che conosceva meglio di chiunque altro in Italia.

Accanto a lei ha trovato la morte la figlia, Giorgia Sommacal, di soli 23 anni. Giorgia, studentessa di Ingegneria Biomedica, aveva ereditato dalla madre la passione per la scoperta e la natura, e condivideva con lei l’entusiasmo per quel viaggio di studio e di esplorazione. La terza vittima è Muriel Oddenino, 31 anni, originaria di Poirino, nel Torinese. Muriel era una ecologa marina di eccezionale talento e assegnista di ricerca al DISTAV, dove lavorava a stretto contatto con la professoressa Montefalcone, sua storica coordinatrice e mentore.

Insieme a loro c’era anche Federico Gualtieri, 31 anni, originario di Omegna. Federico si era appena laureato con il massimo dei voti in Biologia ed Ecologia marina a Genova, coronando il sogno di una vita. Aveva un futuro radioso davanti a sé, tanto da aver appena vinto un prestigioso concorso per un importante progetto di ricerca internazionale in Giappone, dove sarebbe dovuto partire nel mese di agosto.

A guidare il gruppo in questa sfortunata escursione c’era Gianluca Benedetti, 44 anni, originario di Padova. Gianluca era l’anima tecnica della spedizione, nonché il subacqueo più esperto del gruppo. Dopo una solida carriera trascorsa nel settore bancario e finanziario, aveva deciso di cambiare radicalmente la propria vita, trasformando la subacquea in una professione a tempo pieno. Trasferitosi stabilmente alle Maldive nel 2017, lavorava come istruttore e operations manager a bordo della lussuosa safari boat Duke of York, la splendida imbarcazione da crociera da cui il gruppo si era tuffato giovedì 14 maggio senza mai più fare ritorno.

La trappola mortale di Dekunukandu: il dramma negli abissi

La grotta sommersa di Dekunukandu, situata nel suggestivo atollo di Vaavu, è un luogo di straordinario fascino biologico ma, al contempo, intrinsecamente pericoloso. Si tratta di una struttura ipogea complessa che si sviluppa in profondità, raggiungendo i sessanta metri sotto la superficie marina, caratterizzata da tre ampie sale interne collegate tra loro da cunicoli estremamente stretti, angusti e privi di luce.

Secondo le prime analisi degli esperti di sicurezza subacquea, le immersioni in ambienti ostruiti di questo genere presentano rischi tecnici elevatissimi. Il pericolo più temuto dai professionisti è il cosiddetto “silt-out”, ovvero il sollevamento improvviso dei sedimenti finissimi depositati sul fondo della grotta. Un movimento involontario delle pinne o il semplice spostamento d’acqua generato dai sub può sollevare istantaneamente una nube densa capace di azzerare del tutto la visibilità. In queste condizioni, l’ambiente circostante diventa un buio impenetrabile, rendendo impossibile distinguere l’alto dal basso o individuare la via d’uscita.

Il corpo di Gianluca Benedetti è stato l’unico a essere individuato subito, proprio nei pressi dell’ingresso della grotta. Un dettaglio emerso dalle prime verifiche ha aggiunto ulteriore dolore alla vicenda: le sue bombole erano completamente scariche. Questo elemento lascia ipotizzare che l’istruttore abbia lottato fino all’ultimo secondo utile per cercare di guidare i suoi compagni verso la salvezza o per trovare una via di fuga nel buio, esaurendo ogni minima riserva d’ossigeno a sua disposizione. Gli altri quattro membri del gruppo, sfortunatamente, sono rimasti bloccati nelle porzioni più interne e remote della grotta, dove la mancanza d’aria non ha lasciato loro alcuna via di scampo.

Un recupero estremo: l’eroico intervento degli speleosub

Le operazioni di recupero dei corpi sono state descritte dalle autorità locali e dai testimoni come una delle missioni subacquee più complesse, logoranti e rischiose mai coordinate nell’arcipelago. La profondità elevata, l’angustia dei passaggi rocciosi e la totale assenza di visibilità hanno reso impossibile l’intervento dei normali sommozzatori della Guardia Costiera locale.

Per far fronte a un’emergenza di tale portata, è stato necessario richiedere il supporto internazionale del DAN Europe (Divers Alert Network), l’organizzazione leader mondiale nella sicurezza subacquea. Il DAN ha inviato sul posto un team d’élite composto da tre speleosub finlandesi di fama internazionale: Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, ai quali si è successivamente aggiunto un quarto specialista. Questi professionisti, addestrati a muoversi in ambienti estremi e dotati di speciali miscele e attrezzature a circuito chiuso, hanno studiato una strategia di risalita improntata alla massima cautela.

Lavorando in finestre temporali ridottissime a causa dei rigidi tempi di decompressione, gli speleosub finlandesi sono discesi nell’oscurità di Dekunukandu. Con movimenti lenti e calcolati al millimetro per evitare nuovi sollevamenti di sedimento, sono riusciti a raggiungere i corpi di Monica Montefalcone e Federico Gualtieri, portandoli in superficie. Il giorno successivo, in un’atmosfera di profonda commozione, sono stati recuperati anche i resti di Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino. Le salme sono state poi affidate alle autorità maldiviane per il trasporto verso la capitale Malé, tra le lacrime visibili di tutti gli operatori che hanno preso parte a questa drammatica operazione.

Il dolore delle famiglie e il lutto delle istituzioni

La conclusione delle operazioni di recupero ha spento l’ultimo barlume di speranza, lasciando le famiglie in uno stato di dolore indescrivibile. Particolarmente toccanti sono state le dichiarazioni di Carlo Sommacal, marito della professoressa Montefalcone e padre della giovane Giorgia. Raggiunto dalla notizia mentre si trovava in Italia, ha confessato con il cuore spezzato: “Voglio ricordarle sorridenti. Sono distrutto, sono giorni che non dormo e che vivo negli incubi. Adesso devo solo cercare di resistere e trovare le forze, perché a casa c’è mio figlio Matteo di vent’anni che ha bisogno di me. Cosa succederebbe se crollassi anche io?”. L’uomo ha deciso di attendere il rientro in patria delle salme senza recarsi a Malé, dicendo semplicemente: “Le aspetterò qui”.

Anche l’avvocato Antonello Riccio, legale della famiglia Gualtieri, ha espresso un profondo ringraziamento ai soccorritori e al personale diplomatico italiano, guidato dall’ambasciatore Damiano Francovigh, sottolineando l’importanza per i genitori di avere finalmente un corpo su cui piangere e a cui dare una degna sepoltura. La tragedia ha scosso profondamente anche le istituzioni italiane; la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha espresso il suo cordoglio ricordando come la perdita di figure così brillanti lasci l’intera comunità accademica italiana sgomenta e unita in un dolore davanti al quale le parole non bastano.

L’apertura dell’inchiesta: alla ricerca della verità

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