Posted in

La Marina italiana supera davvero quella francese?

Il risultato fu una marina progettata per operare ovunque, a migliaia di chilometri dalla Madre Patria, con una capacità di fuoco strategico che pochissime nazioni al mondo possono eguagliare. L’Italia, al contrario, seguì un percorso completamente diverso. Sconfitta nella guerra e privata delle proprie colonie, la giovane repubblica Italiana dovette fare i conti con limiti politici e finanziari enormi.

"
"

 Il trattato di pace del 1947 imponeva restrizioni durissime alla Marina Militare, vietando, tra le altre cose, il possesso di portaerei e sottomarini per un lungo periodo. Ma gli italiani, con quella creatività ingegneristica che li ha sempre contraddistinti, trovarono il modo di aggirare queste limitazioni e costruire qualcosa di straordinario, partendo da quasi nulla.

Invece di inseguire il sogno di una flotta oceanica globale, l’Italia si concentrò su ciò che contava di più per la propria sopravvivenza economica e strategica, il controllo del Mediterraneo centrale, quel crocevia vitale attraverso cui passa una parte enorme del commercio mondiale. Prima di continuare scrivete nei commenti la città da cui state guardando, così potrò vedere quanto è diffusa la mia storia.

 E non dimenticate di mettere un like. mi motiva molto a realizzare nuovi video. La filosofia italiana divenne quella della qualità contro la quantità, della tecnologia avanzata concentrata in piattaforme compatte ma letali. Mentre la Francia costruiva enormi sottomarini nucleari, l’Italia investiva in fregate veloci e tecnologicamente sofisticate, in corvette armate fino ai denti, in dragamine rivoluzionari con scafi in vetroresina e soprattutto l’Italia poteva contare su un asso nella manica che pochi altri paesi al mondo possedevano. Fin Cantieri, uno dei più

grandi e avanzati costruttori navali del pianeta, capace di progettare e realizzare navi da guerra che facevano invidia persino alle superpotenze. Ma la domanda rimane aperta e bruciante come non mai. Questa filosofia italiana basata sulla tecnologia e sulla concentrazione delle forze in un teatro specifico può davvero competere con la potenza globale della Francia, con i suoi sottomarini nucleari, la sua porta aerei atomica e le sue basi sparse in tutto il mondo.

 Per comprendere davvero chi domina il Mediterraneo bisogna partire dalle navi più grandi e potenti, quelle che rappresentano il cuore pulsante di ogni flotta moderna. E qui la differenza tra Italia e Francia diventa immediatamente evidente e quasi brutale. [musica] La Francia possiede la Charles the Gold, l’unica porta aerei a propulsione nucleare mai costruita al di fuori della Marina degli Stati Uniti.

 Una nave da guerra che desloca oltre 42.000 tonnellate a pieno carico e che può navigare per anni senza mai fermarsi a fare rifornimento di combustibile grazie ai suoi due reattori nucleari di tipo K15. Sul ponte di volo della Charles the Gold operano fino a 40 aeromobili, tra cui i temibili caccia d’assult rafal marine, considerati tra i migliori aerei da combattimento imbarcati al mondo, capaci di colpire obiettivi a centinaia di chilometri di distanza con missili da crociera scalp e bombe a guida laser.

Questa singola nave conferisce alla Francia una capacità che pochissime nazioni al mondo possiedono, quella di proiettare potenza aerea ovunque negli oceani, senza dipendere da basi terrestri straniere. L’Italia, dal canto suo, ha risposto a questa sfida con due navi che, sebbene non possano competere singolarmente con una porta aerei e nucleare, rappresentano insieme una combinazione estremamente intelligente e versatile.

 La prima è la porta aerei Cavour, una nave da circa 30.000 tonnellate che può operare sia come porta aerea e leggera, sia come nave d’assalto anfibio, trasportando fino a 12 velivoli ad ala fissa più elicotteri. Ma la vera rivoluzione è arrivata con la Trieste, entrata in servizio di recente, una nave che desloca oltre 35.000 tonnellate e che rappresenta probabilmente la nave da guerra più avanzata mai costruita in Italia.

La Trieste è stata progettata da Fincantieri con una filosofia completamente nuova, quella della nave multiruolo per eccellenza, capace di svolgere operazioni aeree, anfibie, di comando e controllo e persino di fungere da ospedale galleggiante in caso di emergenze umanitarie. Con il suo ponte di volo lungo oltre 230 m, la Trieste può operare gli F35B a decollo corto e atterraggio verticale.

Lo stesso caccia stealth di quinta generazione che sta rivoluzionando la guerra aerea moderna. Ma la vera spina dorsale di entrambe le flotte non sono le porta aerei, bensì le fregate. E qui si apre uno dei capitoli più affascinanti di questa rivalità. Sia l’Italia che la Francia costruiscono fregate della classe Frem, un progetto nato da una collaborazione bilaterale negli anni 2000 che avrebbe dovuto produrre una nave comune identica per entrambe le marine.

 La realtà, come spesso accade quando due nazioni con filosofie diverse cercano di lavorare insieme, è stata completamente differente. L’Italia ha costruito 10 fregate frame attraverso fincantieri divise in due varianti principali, quella antisommergibile e quella di difesa aerea a lungo raggio, nota come versione da guerra di superficie.

 Le fremme italiane dislocano circa 6500 tonnellate e sono armate con il cannone ottomelara da 76 mm in versione super rapida, siluri leggeri, missili antinave teseo e il sistema missilistico superficie aria aster capace di ingaggiare bersagli aerei a decine di chilometri di distanza. La Francia, dal canto suo, ha costruito otto fregate frame attraverso Naval Group, ma con una configurazione sensibilmente diversa.

privilegiando capacità antisommergibile più spinte e integrando il missile da crociera a lungo raggio MDCN, una versione navale dello scalpace di colpire obiettivi terrestri a oltre 1000 km di distanza. Una capacità che le fremme italiane nella loro configurazione standard possiedono. Al di sopra delle fregate entrambe le marine schierano caccia torpediniere di alto livello.

 L’Italia opera due navi della classe orizzonte. l’Andrea Doria e il Caio Duilio, progettate specificamente per la difesa aerea di una formazione navale. Queste navi, costruite anch’esse da Fincantieri, dislocano circa 7.000 tonnellate e montano il potentissimo radar multifunzione Empire, capace di tracciare centinaia di bersagli simultaneamente e sono armate con 48 celle di lancio verticale per missili Aster 15 e Aster 30, quest’ultimo capace di intercettare missili balistici a quote stratosferiche.

La Francia schiera le sue due fregate di classe Horizon che condividono lo stesso progetto di base delle orizzonte italiane, ma con differenze nell’elettronica e nei sistemi d’arma, montando il radar Heracles al posto dell’Empar. In termini di capacità di difesa aerea pura, gli analisti considerano le due classi sostanzialmente equivalenti, con un leggero vantaggio italiano nella qualità dei sensori radar prodotti da Leonardo.

 Ma dove l’Italia ha costruito un vantaggio difficile da colmare è nella quantità e nella qualità complessiva della sua flotta di superficie. Oltre alle FREM e alle orizzonte, la Marina Militare schiera pattugliatori d’altura della classe Town di Revel, navi moderne e pesantemente armate per la loro categoria, progettate per il pattugliamento oceanico, ma perfettamente capaci di combattere in uno scenario di alta intensità.

 Fin Cantieri, con la sua capacità produttiva e la sua rete di cantieri sparsi in tutto il mondo, dal Mediterraneo agli Stati Uniti, ha trasformato l’Italia in uno dei maggiori esportatori di navi da guerra del pianeta, vendendo fregate e corvette a decine di nazioni, dall’Egitto al Qatar, dall’Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti e persino alla Marina degli Stati Uniti con il progetto della nuova fregata classe constellation.

Se in superficie la competizione tra Italia e Francia è serrata e aperta a ogni tipo di dibattito, sotto la superficie del mare il divario diventa enorme e quasi impossibile da colmare, perché è proprio nel mondo sommerso che la Francia gioca la sua carta più potente, quella che la separa non solo dall’Italia, ma dalla stragrande maggioranza delle nazioni del pianeta.

La Marine National possiede quattro sottomarini nucleari lanciamissili balistici della classe le trionfant e queste quattro navi rappresentano da sole il pilastro fondamentale della sicurezza nazionale francese, il cosiddetto secondo colpo nucleare che garantisce alla Francia la capacità di rispondere a un attacco atomico, anche se il territorio nazionale fosse completamente devastato.

Ciascun sottomarino della classe Le Trionf desloca circa 14.800 800 tonnellate in immersione, misura oltre 138 m di lunghezza e trasporta 16 missili balistici intercontinentali M51, ognuno dei quali può portare fino a sei testate nucleari indipendenti capaci di colpire obiettivi a oltre 6000 km di distanza. In ogni momento almeno uno di questi sottomarini si trova in mare, nascosto nelle profondità oceaniche, pronto a scatenare un inferno nucleare su chiunque osi minacciare la sopravvivenza della Francia. Questa capacità è

qualcosa che l’Italia semplicemente non possiede e non ha mai cercato di possedere. Una scelta politica e strategica che risale ai primi decenni della Repubblica e che nessun governo italiano ha mai messo seriamente in discussione. Ma i sottomarini francesi non si limitano alla deterrenza nucleare strategica.

 La Marine National sta introducendo i nuovissimi sottomarini nucleari d’attacco della classe suffren, destinati a sostituire i vecchi battelli della classe Rubis. I suffren sono macchine da guerra straordinarie con un dislocamento in immersione di oltre 5400 tonnellate, capaci di restare immersi per mesi senza mai tornare in superficie grazie alla propulsione nucleare e armati con siluri pesanti, missili antinave exoet lanciabili da tubo lanciasiluri e missili da crociera MDCN per l’attacco al suolo a lunga distanza.

 La Francia prevede di costruire sei unità della classe suffren, creando una forza sottomarina d’attacco di primoordine, capace di operare in qualsiasi oceano del mondo, senza le limitazioni di autonomia che affliggono i sottomarini convenzionali. L’Italia, di fronte a questa potenza sottomarina, schiera una forza numericamente molto più ridotta, ma tutt’altro che trascurabile in termini di qualità tecnologica.

La Marina Militare opera quattro sottomarini della classe Todaro, costruiti da Fin Cantieri in collaborazione con il cantiere tedesco Tissen Group Marine Systems basati sul progetto Type 212. Questi battelli, con un dislocamento in immersione di circa 1800 tonnellate, sono sensibilmente più piccoli dei loro rivali francesi, ma possiedono un vantaggio tattico che in determinate situazioni può rivelarsi decisivo, la propulsione anaerobica di tipo AIP, ovvero Air Independent propulsion basata su celle a combustibile a idrogeno.

Questa tecnologia permette ai Todaro di restare immersi per settimane senza dover emergere o attivare i rumorosi motori diesel, rendendoli estremamente silenziosi, forse persino più silenziosi dei sottomarini nucleari francesi in determinate condizioni operative. Nel contesto specifico del Mediterraneo, un mare relativamente chiuso e poco profondo rispetto agli oceani, questa silenziosità può trasformare un piccolo sottomarino convenzionale in un predatore letale, capace di tendere imboscate mortali a navi di superficie e

sottomarini nemici in acque costiere e nei numerosi stretti che caratterizzano questo bacino. Risalendo dalla profondità del mare verso il cielo, il confronto tra le aviazioni navali delle due nazioni rivela un altro capitolo affascinante di questa rivalità. La Francia schiera sulla Charles the Gold Assault Rafal Marine, caccia multiruolo di quarta generazione avanzata prodotti interamente in Francia, capaci di svolgere missioni di superiorità aerea, attacco al suolo, ricognizione e anche di trasportare il missile nucleare tattico ASMP_A,

conferendo alla porta aerei francese una capacità nucleare tattica unica in Europa. Rafale marine hanno dimostrato le loro capacità in combattimento reale durante le operazioni in Libia nel 2011 e contro lo Stato Islamico in Siria e Iraq, accumulando migliaia di ore di volo operativo in zone di guerra. L’Italia sta costruendo la propria aviazione navale imbarcata attorno a un velivolo completamente diverso, ma per certi versi ancora più avanzato.

 Il Lockid Martin F35 B Lightning II, il caccia stealth di quinta generazione a decollo corto e atterraggio verticale. Questi aerei destinati a operare sia dalla cavur che dalla Trieste possiedono capacità di invisibilità radar, fusione dei sensori e guerra elettronica che i rafale semplicemente non possono eguagliare appartenendo a una generazione tecnologica successiva.

Tuttavia, l’F35B presenta limitazioni rispetto alla variante convenzionale, tra cui un raggio d’azione inferiore e una capacità di carico bellico ridotta. E soprattutto l’Italia dipende completamente dagli Stati Uniti per la fornitura, la manutenzione e gli aggiornamenti software di questi velivoli. Una dipendenza strategica che la Francia, con il suo rafale interamente nazionale non conosce.

 Numeri, tonnellaggio, missili e radar raccontano solo una parte della storia. Perché la vera misura della potenza di una marina si rivela soltanto quando le sue navi vengono messe alla prova nel fuoco delle operazioni reali, quando gli equipaggi devono prendere decisioni in frazioni di secondo con vite umane in gioco. E su questo terreno sia l’Italia che la Francia hanno accumulato un’esperienza che poche altre nazioni europee possono vantare.

 La Francia ha iniziato a proiettare la propria potenza navale ben prima della fine della guerra fredda e uno dei momenti più significativi fu la crisi di Suel nel 1956, quando la Marine National partecipò all’operazione congiunta francobitannica contro l’Egitto di Gamal Abdel Nasser, schierando portaerei e incrociatori in quello che fu l’ultimo grande intervento coloniale europeo nel Mediterraneo orientale.

Quell’operazione, sebbene politicamente disastrosa, dimostrò che la Francia possedeva la volontà e la capacità di usare la propria flotta come strumento di pressione geopolitica a migliaia di chilometri dalla Madre Patria. Una lezione che Parigi non avrebbe mai dimenticato. Da allora la Marine National ha partecipato a un numero impressionante di operazioni in tutto il mondo.

 Durante la guerra delle Falkland nel 1982, pur non essendo direttamente coinvolta, la Francia fornali ai britannici sui missili Exoet che aveva venduto all’Argentina. Un episodio che dimostra quanto profondamente intrecciati siano i legami tra industria navale, diplomazia e conflitto. Nel 2001, dopo gli attacchi dell’11 settembre, la Charles the Glal fu schierata nell’oceano indiano a supporto delle operazioni in Afghanistan.

lanciando sortite dei suoi rafale e super tandard contro posizioni talebane, segnando la prima volta in cui una porta aerei europea, diversa da quelle britanniche, partecipava attivamente a operazioni di combattimento aereo in un conflitto moderno. Nel 2011, durante l’intervento in Libia, la Char Gull giocò un ruolo centrale nell’operazione Armatan con i suoi caccia che effettuarono centinaia di missioni di bombardamento contro le forze del colonnello Gheddafi, distruggendo colonne di blindati, depositi di munizioni e infrastrutture militari

lungo tutta la costa libica. L’Italia, come abbiamo visto nel contesto della rivalità mediterranea, ha seguito un percorso diverso, ma altrettanto significativo. Il battesimo del fuoco della Marina Militare nel dopoguerra avvenne con l’operazione Golfo 1 nel 1987, quando il 18º gruppo navale fu inviato nel Golfo Persico per proteggere il naviglio mercantile italiano durante la guerra tra Iran e Iraq.

Quella missione, durata 15 mesi in uno degli ambienti operativi più pericolosi del pianeta, si concluse senza che una sola nave protetta fosse colpita e senza che un solo colpo fosse sparato. Una dimostrazione magistrale di deterrenza e professionalità che guadagnò il rispetto di tutte le marine alleate presenti nella regione, compresi gli americani che rimasero particolarmente impressionati dall’efficacia dei dragamine italiani della classe lerici.

Da quel momento in poi la Marina Militare non si è più fermata. In Somalia le navi italiane parteciparono alle operazioni di pace nei primi anni 90, garantendo la sicurezza delle linee di rifornimento umanitario. Nei Balcani, durante le guerre jugoslave, le fregate italiane operarono nell’Adriatico imponendo l’embargo navale contro la Serbia.

 In Libano la Marina Militare ha mantenuto una presenza costante nell’ambito della missione Unifil Marittima. pattugliando le acque al largo della costa libanese per impedire il traffico d’armi. E più recentemente nel Mar Rosso, le navi italiane sono state schierate per proteggere il traffico commerciale dalle minacce degli autemeniti.

 Un’operazione che ha riportato la Marina Militare in uno scenario di confronto diretto con forze ostili armate di missili antinave e droni, ricordando per certi versi le sfide affrontate nel Golfo Persico quasi 40 anni prima. Ma la potenza di una marina non si misura soltanto in base a ciò che le sue navi fanno in mare, perché dietro ogni flotta c’è un’industria che la costruisce, la mantiene e la evolve.

 E su questo fronte la competizione tra Italia e Francia assume dimensioni colossali. Fin Cantieri, il colosso cantieristico italiano con sede a Trieste è oggi uno dei più grandi costruttori navali al mondo con oltre 18.000 dipendenti e cantieri sparsi dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Romania al Vietnam. Le sue navi da guerra navigano nei mari di decine di nazioni, dall’Egitto che ha acquistato fregate frem direttamente dalla Marina Militare Italiana, al Qatar che ha ordinato corvette di classe DOSA fino agli Emirati Arabi Uniti e

all’Arabia Saudita. Ma il colpo più spettacolare di Fin Cantieri è stato vincere la gara per la costruzione della nuova fregata della Marina degli Stati Uniti, la classe constellation. Un contratto dal valore di miliardi di dollari che ha sancito il riconoscimento definitivo della superiorità progettuale italiana nel campo delle navi di superficie.

 Naval Group, il campione francese della cantieristica militare, è un rivale formidabile con una specializzazione particolare nei sottomarini nucleari e nelle navi di grande tonnellaggio, ma ha subito una serie di battute d’arresto internazionali, tra cui la clamorosa cancellazione del contratto australiano per 12 sottomarini convenzionali nel 2021, quando Camberra scelse di passare ai sottomarini nucleari angloamericani nell’ambito del patto Au infliggendo a Naval Group e alla Francia un’umiliazione diplomatica e industriale senza precedenti.

Entrambe le marine stanno investendo miliardi di euro in programmi di ammodernamento che ridisegneranno completamente il volto delle rispettive flotte entro il prossimo decennio e la corsa è già iniziata con una ferocia che ricorda i grandi programmi navali del secolo scorso. La Francia ha lanciato il progetto più ambizioso della sua storia navale recente, la costruzione di una nuova porta aerei a propulsione nucleare destinata a sostituire la Charles de Gaul intorno al 2038, una nave che è stata battezzata con il nome provvisorio

di Portavion Nuvel Generation e che promette di essere un salto generazionale rispetto alla sua predecessora. Questa nuova porta aerei dovrebbe dislocare circa 75.000 tonnellate, quasi il doppio della Charles de Gold, e sarà dotata di catapulte elettromagnetiche di tecnologia americana EMS, le stesse installate sulle nuovissime porta aerei della classe Gerald Ford della Marina degli Stati Uniti che permetteranno di lanciare aerei più pesanti e con maggiore frequenza rispetto alle catapulte a vapore attualmente in uso. Sul suo ponte di

volo operanno i caccia di nuova generazione del programma franco tedesco spagnolo Scaf. che dovrebbero entrare in servizio proprio in concomitanza con la nuova porta aerei, creando una combinazione di piattaforma e velivolo progettata fin dall’inizio per lavorare insieme in modo integrato. L’Italia, dal canto suo, non sta certo a guardare e ha avviato una serie di programmi che puntano a colmare alcune delle lacune storiche della Marina Militare.

Il più importante è il programma DDX, una nuova classe di caccia torpediniere di nuova generazione destinati a sostituire le unità della classe orizzonte e a fornire alla flotta italiana una capacità di difesa aerea e missilistica integrata di livello superiore a qualsiasi cosa la Marina Militare abbia mai posseduto.

 I DDX progettati da Fincantieri dovrebbero dislocare oltre 10.000 tonnellate e saranno equipaggiati con un nuovo radar multifunzione a pannelli fissi sviluppato da Leonardo, un numero elevato di celle di lancio verticale per missili Aster 30 e potenzialmente per la nuova famiglia di missili ipersonici che l’Europa sta sviluppando e sistemi di combattimento di ultima generazione capaci di gestire simultaneamente decine di minacce aeree, missilistiche e sottomarine.

Parallelamente l’Italia sta lavorando al programma U212 NFS, una nuova classe di sottomarini convenzionali con propulsione anaerobica avanzata che sostituiranno i Todaro e che promettono di essere tra i battelli diesel elettrici più silenziosi e capaci mai costruiti, con un dislocamento maggiore, più tubi lancia siluri e la possibilità di lanciare missili da crociera dalla posizione immersa.

 Ma oltre ai programmi futuri, ciò che davvero separa queste due marine è il modo in cui spendono i loro soldi e il tipo di potenza che ottengono in cambio. Il bilancio della difesa francese è significativamente superiore a quello italiano con la Francia che destina circa 54 miliardi di euro all’anno alla difesa complessiva di cui una porzione sostanziale va alla Marine National, mentre l’Italia spende circa 29 miliardi e la Marina Militare deve competere con l’esercito e l’Aeronautica per ogni singolo euro. Questa differenza di

bilancio si riflette direttamente nelle dimensioni delle due flotte. La Francia può permettersi di mantenere contemporaneamente una forza sottomarina nucleare strategica, una porta aerei nucleare con il suo gruppo aereo imbarcato e una flotta di superficie numerosa, mentre l’Italia deve fare scelte più attente e concentrare le proprie risorse limitate sulle capacità che ritiene più cruciali per la difesa dei propri interessi nazionali.

 E allora, dopo aver analizzato ogni singolo aspetto di questa rivalità, dalle porta aerei ai sottomarini, dai caccia imbarcati ai cantieri navali, dalle operazioni reali ai bilanci della difesa, proviamo a rispondere alla domanda che brucia dall’inizio di questo racconto, immaginando uno scenario concreto.

 Se domani mattina, per qualche catastrofica serie di eventi la Marina Militare italiana e la Marine Nazional francese si trovassero faccia a faccia nel Mediterraneo centrale, chi prevarrebbe? In uno scontro localizzato nelle acque comprese tra la Sardegna, la Sicilia e la costa nord africana, il cuore del Mediterraneo dove l’Italia ha costruito decenni di esperienza operativa, la Marina Militare combatterebbe con vantaggi significativi.

Una flotta di superficie numerosa e tecnologicamente avanzata, sottomarini silenziosi perfetti per quelle acque poco profonde, una rete di basi costiere a pochi minuti di navigazione e il supporto dell’Aeronautica militare con i suoi Eurofighter Typhoon e F35 a operanti da aeroporti italiani. La Francia, pur potendo schierare la potenza devastante della Charles de Gou e dei suoi Rafale, si troverebbe a operare lontano dalle proprie basi principali.

 con linee di rifornimento più lunghe e vulnerabili e i suoi grandi sottomarini nucleari sarebbero paradossalmente svantaggiati in un mare chiuso, dove la loro principale qualità, l’autonomia illimitata, conta meno della silenziosità e della manovrabilità in acque ristrette. Ma se lo scontro si spostasse nell’Atlantico o nell’oceano indiano lontano dalle coste italiane, la situazione si ribalterebbe completamente, perché lì la Francia potrebbe sfruttare appieno la sua rete globale di basi, i suoi sottomarini d’attacco nucleari capaci di cacciare

per mesi senza sosta e la sua porta aerei che trasformerebbe qualsiasi tratto di oceano in un aeroporto galleggiante. Se questo viaggio attraverso la più grande rivalità navale del Mediterraneo vi ha appassionato, lasciate un commento qui sotto con la vostra opinione su chi sia davvero la Marina più forte.

 Mettete un bel mi piace per aiutarci a diffondere questa storia e soprattutto iscrivetevi al canale per non perdervi i prossimi racconti sulle grandi potenze navali del mondo, perché le storie più incredibili del mare le trovate soltanto qui. Sì.

Disclaimer : This content may be created by AI for entertainment purposes. Any resemblance to real persons, events, or places is coincidental.