Gianni Nicki nasce a Torino il 16 febbraio del 1981, figlio di Luigi Ginicchi, uomo d’onore del mandamento dell’acqua santa a Palermo, condannato all’ergastolo per omicidio. Anche se nato al nord, Jenny cresce a Palermo, dove l’aria profuma di silenzio, dove gli sguardi valgono più delle parole, dove l’obbedienza è una forma di sopravvivenza.
In quella città quel cognome pesa come un destino. Fin da ragazzo Nicki si distingue per la sua intelligenza, la freddezza del carattere e l’ambizione evidente. In molti lo conoscono come Upicu Teddu, il giovane che incute rispetto senza mai alzare la voce. sobrio, educato, sempre attento. Quel ragazzo stava crescendo sotto gli occhi di Cosa Nostra e qualcuno, molto in alto aveva già deciso di investirci.
Negli anni 2000, con l’indebolimento della vecchia guardia mafiosa, emerge la figura di Antonino Rotolo, boss del mandamento Pagliarelli. È lui a prendere sotto la sua ala Gianni Nicchi, addestrandolo, proteggendolo, perfino insegnandogli a sparare. In una celebre intercettazione Rotolo dice: “Spara due, tre colpi senza avvicinarti troppo.
Con il primo lo butti a terra, poi gli spari alla testa”. Gianni Nicki diventa così il pupillo del padrino. In breve tempo Gianni comincia a occuparsi di estorsioni, appalti, traffico di droga, partecipa a riunioni strategiche, si muove con sicurezza nei meccanismi dell’organizzazione e soprattutto di essere pronto a fare carriera.
Rotolo lo considera il futuro capo, ma la scena mafiosa palermitana è tutto tranne che stabile. Nel giugno del 2006 l’operazione Gota scuote Palermo. Viene arrestato Nino Rotolo e con lui numerosi affiliati. Gianni Nicchi però riesce a sfuggire alla cattura. È giovane, veloce e ben protetto. Da quel momento entra ufficialmente nella lista dei latitanti più pericolosi d’Italia.
È l’inizio di un nuovo capitolo. Palermo si divide. Da una parte i fedelissimi di rotolo, contrari al ritorno degli inzerillo dagli Stati Uniti. Dall’altra il piccolo favorevoli al rientro dei vecchi esiliati. È una guerra sotterranea fatta di agguati, vendette e minacce. Le intercettazioni parlano chiaro.
Rotolo voleva tagliare la testa al toro e il toro era Salvatore Lo Piccolo. Dopo l’arresto di rotolo, il clima si fa ancora più teso. I Lo piccolo leggono le sue parole intercettate, si sentono minacciati e decidono di vendicarsi. Secondo i rapporti investigativi, Salvatore e Sandro Lo Piccolo avrebbero ordinato l’eliminazione di Nicki.

Il compito sarebbe stato affidato a Francesco Franzese, reggente dell’uditore. Ma Gianni riesce a sfuggire anche a questo. Cambia rifugi, si muove tra Palermo, Milano, Calabria. Viene segnalato anche all’estero, sempre irraggiungibile. Nel frattempo un altro uomo di rotolo, Nicolò Ingarao, viene ucciso a Palermo.
La guerra tra fazioni è ormai aperta e nel novembre 2007 arriva un’altra svolta. Salvatore e Sandro lo Piccolo vengono arrestati. La loro cattura fa calare il sipario su quella che alcuni cronisti chiamano l’Iliade palermitana. Achille contro Ettore, i greci contro i troiani. Ma in questa storia i ruoli si confondono.
Le forze dell’ordine continuano a cercare Nicki. Le intercettazioni, i pizzini, i segnali indicano che la sua posizione all’interno di Cosa Nostra è cresciuta. Viene definito il numero due dopo Matteo Messina Denaro. Secondo il questore di Palermo, Alessandro Marangoni è forse il più pericoloso perché giovane, capace e in piena ascesa.
Le sue reti di protezione sono vaste, il suo nome circola ovunque. Vengono anche riportati i contatti con l’estero. Alcuni resoconti giornalistici raccontano di un viaggio a New York insieme al maffoso Nicola Mandalà e due ragazze. Si ipotizzano contatti con ambienti vicini agli Inzerillo, ma queste notizie restano senza conferme ufficiali.
Sono più suggestioni che prove. Il 5 dicembre 2009, dopo 3 anni di latitanza, arriva la fine. La squadra catturandi della polizia lo localizza in via Filippo Ivara, al numero 25 nel cuore di Palermo. È una palazzina a tre piani. I movimenti di alcuni favoreggiatori nella zona avevano insospettito gli investigatori.
La sera precedente Gianni era stato visto uscire con il casco in testa, salire su una moto enduro, fermarsi in un pub, una sua abitudine e poi rientrare. Sabato pomeriggio, il blitz, la polizia fa irruzione. Nikki tenta la fuga, corre verso l’uscita, ma viene bloccato e ammanettato. Non è armato. Nell’appartamento non ci sono armi, ma telefoni, cellulari e pizzini nascosti nei pacchetti di sigarette.
Insieme a lui vengono arrestati due giovani, Alessandro Presti, 19 anni, e Giusy Amato, 27 anni. In casa un albero di Natale ancora da addobbare e alcune foto di donne. Il giorno dopo le immagini del suo volto sono ovunque. Capelli corti, sguardo freddo, volto scavato. Il simbolo della nuova mafia palermitana è stato preso.
Ma per la giustizia non è una fine, è un nuovo inizio. >> La squadra mobile arresta. A Palermo il boss latitante Gianni Nicchi. L’ilia de palermitana si è conclusa in via Filippo Ivara al numero 25. Già sotto l’occhio della polizia perché nella zona si muovono alcuni favoreggiatori delle bosse. Venerdì sera Nicki è fuori dal primo piano della palazzina a tre piani, indossa un casco, sale su di una moto enduro, corre, poi entra in un pub, come è stato spesso di sua abitudine, poi a casa.
Dopo poche ore, sabato pomeriggio, scatta il le blitz. Lui tenta la fuga, la catturandi della squadra mobile lo ammanetta. >> Al momento dell’arresto Nicki è già stato condannato a 15 anni per associazione maffiosa, appena ridotta a 13 in appello. Viene assolto invece per estorsione nel processo legato all’operazione Old Bridge per insufficienza di prove.
Dopo l’arresto viene trasferito al carcere dell’Aquila in regime di 41 bis. Isolamento, controlli costanti, niente contatti esterni, nessuna collaborazione, nessuna dichiarazione, nessun pentimento. Ha scelto il silenzio. Nel tempo la sua figura è rimasta al centro di vari procedimenti. Per alcuni è stato un leader mancato, un uomo troppo giovane per reggere il peso del potere.

Per altri è il simbolo della nuova Cosa Nostra, moderna, discreta, legata ai circuiti economici e internazionali. mafiosi in giacca e cravatta, non più con la coppola, ma con l’orecchio sul mercato. Secondo le autorità, l’arresto di Nicki è stato uno dei colpi più importanti inflitti alla mafia palermitana. Un successo investigativo, ma anche un segnale.