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Dentro Cosa Nostra: Leoluca Bagarella interrompe l’interrogatorio di Angelo La Barbera

In un’aula di tribunale va in scena uno dei confronti più duri e simbolici della storia giudiziaria italiana, quello tra Leoluca Bagarella e Gioacchino la Barbera nell’ambito del processo per l’omicidio di Ignazio Salvo. Da una parte Bagarella, cognato di Totori, uno dei capi più feroci e carismatici di Cosa Nostra, uomo simbolo della stagione stragista.

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 Dall’altra la Barbera, ex capo del mandamento di Altofonte, coinvolto nelle dinamiche criminali che portarono agli omicidi eccellenti degli anni 80. Il processo riguarda l’uccisione di Ignazio Salvo, potente  esattore siciliano, figura chiave nei rapporti tra mafia, politica e finanza. Un omicidio che segna la fine di un’epoca e l’inizio di una guerra interna a Cosa Nostra, in cui vecchi equilibri vengono spazzati via dai corleonesi.

Il confronto tra Bagarella e la Barbera è teso, diretto, senza filtri. accuse smentite, silenzi carichi di significato. È il faccia a faccia tra due uomini che hanno conosciuto il potere mafioso ai massimi livelli e che ora si trovano uno contro l’altro davanti allo stato. In aula emergono dinamiche interne,  ordini dall’alto, responsabilità e rivalità.

 Ogni parola contribuisce a ricostruire uno dei delitti più delicati della storia di Cosa Nostra, dove affari, tradimenti e strategie di dominio si intrecciano in modo indissolubile. Quello che state per ascoltare è l’audio originale del confronto tra Leoluca Bagarella e Gioacchino La Barbera, un documento di enorme valore storico e giudiziario che ci riporta nel cuore oscuro del potere mafioso.

Se questo contenuto ti è piaciuto, iscriviti al canale, attiva la campanella, lascia un like e scrivi nei commenti cosa ne pensi. Senta la Barbera, noi siamo la Corte di Assise di Palermo e ci stiamo occupando dell’uccisione di Ignazio Salvo. Lei è stato chiamato come imputato di reato connesso per rispondere su alcune circostanze che sono a sua conoscenza.

Lei però per legge può anche non rispondere alle domande che le andranno a fare il pubblico ministero, i difensori e io nell’interesse della Corte, anche il suo difensore di fiducia che è presente in aula. Lei intende rispondere alle domande? >> Sì. avvertito della facoltà che ha di non rispondere, intendo essere sottoposto ad esame e allora deve dire tutte le sue generalità al microfono.

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>> La Barbera Giacchino nato il 23/1159 ad Alto Fonte, provincia di Palermo. >> È sposato lei? No. >> E allora, pubblico ministero >> si può accomodare. >> Grazie. Signor La Barbera, lei ha fatto parte, per stessa ammissione dell’Organizzazione mafiosa Cosa Nostra. È vero. >> Sì, fin dal 1981. >> E in che modo è entrato nell’organizzazione? Eh, sono stato convocato in una riunione e da da quel giorno mi hanno detto che ho fatto ho sono entrato in Cosa Nostra.

>> Ha prestato un giuramento. >> Ho prestato un giuramento, sì. >> Con le formalità ormai ben note riferite da altri collaboratori. >> Sì. >> Si ricorda almeno alcune delle persone che erano presenti a questo suo giuramento? Quel giorno c’era erano presenti Bernardo Brusca, di Matteo Mario Santo e di Gallo Giulio e qualche altro che adesso non non mi ricordo di preciso.

>> Senta, lei quando è entrato nell’organizzazione mafiosa di quale famiglia faceva parte? >> La famiglia di Altofonte, mandamento di San Giuseppe Iato. >> Il capo mandamento in quel momento chi era? in quel momento era Bernardo Brusca, >> mentre il capo famiglia >> e a quell’epoca era di Carlo Andrea, ma e proprio in quel periodo era in carcere.

>> Senta, prima del giuramento, quindi prima di entrare, diciamo, formalmente l’organizzazione, aveva commesso reati? >> Sì, avevo fatto già un omicidio e >> diciamo di sua iniziativa o su richiesta di qualcuno? No, no, mi mi aveva mandato il che allora era regente ad Alto Fonte Marfia Giuseppe >> Giuseppe aveva commesso anche reati di minore gravità rispetto a questo omicidio, >> varie istruzioni e cose varie.

>> Ok. Senta, siccome i fatti di cui noi parliamo sono avvenuti nel 92, molto rapidamente dal 1981, data della sua affiliazione a Cosa Nostra, a appunto ai fatti che ci interessano, ci può dire molto rapidamente che cosa ha contrassegnato la sua attività in Cosa Nostra? >> Con chi stava lei  principalmente? Che tipo di attività criminale ha svolto? dall’81 al 92.

>> Sì. >> E ero a disposizione di Andrea Andrea Di Carlo. >> Ha commesso omicidi con Andrea Di Carlo o su ordine di Andrea Di Carlo? Sì, con Andrea Di Gallo e e verso l’86-87 lui è stato è stato messo da parte e allora era mandamento sempre San Giuseppe, ma comunque lo reggeva Baltuccio e Di Magio >> e con Di Maggio ha commesso omicidi.

>> Sì, diversi omicidi. >> Sono quelli per cui lei è stato arrestato >> precisamente. Sì. >> Quindi le accuse che lei ha fatto di maggio sono rispondenti al vero. >> Sì. Senta, lei conosce Di Matteo Mario Santo? >> Sì, certo, lo conosco. >> Lei sa che Di Matteo Mario Santo è stato accusato di molti degli stessi omicidi che ha fatto lei.

>> Sì, >> era con voi? >> Sì, sì, sì, era con noi. Faceva parte del gruppo di San Giuseppeato >> e sempre come famiglia di Altofonte. >> Famiglia di Altofonte, sì. Mandamento San Giuseppeato. >> Senta, quando è finita questa regenza, se non sui tempi, ma perlomeno così come orientamento, questa regenza di di maggio e che cosa è successo? Eh, di preciso comunque nell’anno 87-8 fino a fino verso metà dell’89 ricordo io >> c’è stato di maggio.

>> C’è stato di maggio. Sì, dopo l’arrestato dopo l’arresto di Bernardo Brusca, in sua assenza era lui regente per il mandamento di San Giuseppe Iato e >> fino a quando non è uscito perché allora c’era Giovanni Brusca che era confinato all’isola di Linosa, se mi ricordo bene e quando lui è tornato e si è messo lui al posto di Balduccio Di Maggio.

 Senta, questo accantonamento, chiamiamolo così, di maggio dal suo incarico di regente del mandamento, vi è stato comunicato a tutti gli uomini d’onore della del mandamento stesso? C’è stata una riunione, una qualche notizia più o meno formale? Sì, sì, c’è stato c’è stata una riunione e in cui ha partecipato lo stesso Giovanni Brusca con Balduccio Di Maggio.

 Era presente anche lo zio di Giovanni Brusca, Mariuccio Brusca, mentre di Altofonte c’ero io, di Matteo Mario Santo, Antonino Gioè e Marfia Giuseppe. >> E che qual è stato il messaggio che vi è stato dato? E la riunione era stato, cioè era stato eravamo tutti stati convocati per annunciarci che da quel momento in poi non ci dovevamo rivolgere più a Baltuccio Di Maggio, ma a Giovanni Brusca.

>> Ho capito. I suoi rapporti con Di Maggio come erano stati fino in quei due >> fino a qu fino a quella data buonissimi, >> cioè non c non c’erano stati problemi almeno fino allora. E lei aveva avuto anche un incarico nella famiglia di Altofonte in qualche modo o no? >> Sì, un circa un anno prima di questa riunione ero stato regente della famiglia di Altofonte, >> diciamo su incarico di Di Maggio.

>> Su incarico di Di Maggio, sì. >> E dopo che Di Maggio è stato accantonato con la riunione di cui ha parlato, lei che cosa ha fatto? >> Dopo un periodo, era agosto del 90, io sono andato a lavorare fuori a Nord Italia. C’ho c’avevo un’impresa edile stradale e sono andato a lavorare a Nord. >> Ha lavorato >> fino Sì.

 Ci sono rimasto fino a fino all’inizio del 92. >> E ha lavorato per ditte del Nord Italia. Sì, avevo un subappalto di una ditta di dei telefono di stato. >> Senta, e durante questo periodo che è grosso modo copre quindi il 90 e il 91, lei ha mantenuto contatti con Altofonte, con esponenti mafiosi della sua zona? L’unico rapporto era un rapporto telefonico.

 Ci sentivamo spesso con Antonino Gioè >> che lei conosceva da tempo. Evidentemente >> lo conoscevo, sì, fin da prima di essere arrestato. Lui è stato arrestato, se non ricordo male, nel 78-79 e poi è uscito è uscito nell’878, vabbè, poi ha fatto un anno di confine e poi è ritornato ad Altofondo. >> E che cosa le diceva già in questi contatti che avete avuto? Niente, i contatti erano che mi faceva capire che era Giovanni Brusca che gestiva il mandamento e niente che lui era cominciato di nuovo dopo che è ritornato dal carcere ha cominciato di

nuovo a fare diversi omicidi e cose varie. L’ha sempre >> era rientrato nell’attività criminosa della famiglia. >> Perfetto. Sì. >> Senta, quando rientra lei in Sicilia e perché rientra? Io in Sicilia, vabbè, mi alternavo da dal dicembre del 91, sono sceso molto spesso, poi a gennaio che è morta pure mia madre, eh 17 gennaio e e dopo definitivamente sono sceso verso metà aprile, fine aprile del 92.

>> Sua madre quindi quanto è morta? >> 17 di gennaio. >> Di che? >> 92. 92.  >> E che cosa? Ma come mai lei decide di rientrare? C’è un fatto specifico che la convince a rientrare. Bene o male lei era stato grosso modo accantonato, si era sentito in qualche modo accantonato, se abbiamo capito bene.

>> Sì, benissimo. È proprio così. Nel dopo la morte di mia madre ho ricevuto una visita di di Leoluca Bagarella. >> Lei lo aveva conosciuto prima? >> No, io non personalmente non l’avevo conosciuto. >> Quindi le viene a fare una visita di lutto, diciamo. >> Sì. E che cosa le viene a dire al di là delle condoglianze? >> Niente, ha detto perché non ritorni qua il lavoro non manca, cerca di ritornare, dice tanto, dice qua il lavoro si trova.

>> Intendeva un lavoro lecito, un lavoro illecito o tutte e due le cose? ma eh prima intendeva intendeva il lavoro, nel senso nel ilo materiale, cioè ritorna con i mezzi e viene a lavorare qua. Tanto comunque avevo capito che avevo capito che che c’era bisogno anche della mia presenza giù in Sicilia, >> quindi anche da un punto di vista non di lavoro lecito.

 Sì, anche >> e scusi, scusi pubbliciè venuto a trovarlo >> a casa mia. >> Cioè dove dove in >> via e l’indirizzo dove abitavo io ad Alto Fonte. Sì, >> ad Alto Fonte. >> Dove io abitavo con i miei ad Altofonte. Quindi lei riceve questa >> Scusi Pione per chiarire meglio questo punto. >> E ed è venuto solo oppure con altri affiliati? è venuto col col cugnato, con Gregorio Marchese, accompagnato da Gregorio Marchese.

 Sì, >> prego. Gregorio Marchese è il fratello del collaborante Giuseppe Marchese e del detenuto Antonino Marchese. >> Sì, sì. Senta, quindi lei riceve intorno, diciamo, alla seconda metà di gennaio questa visita di Bagarella e si persuade, ne parlerà con Gioè, presumo, >> e si persuade a rientrare >> in Sicilia.

 Rientra subito dopo qualche mese saltuariamente. Come cosa succede? il ritorno a nord, il tempo di organizzarmi per finire quei lavori che mi erano rimasti e fine aprile scendo definitivamente. >> Quindi fra febbraio ed aprile è venuto così saltuariamente? >> Saltuariamente, sì. >> E durante questi mesi ha ha partecipato a qualche reato? Eh no, l’unica cosa mi trovavo in una in una riunione dove erano presenti che eravamo sempre quasi giornalmente che ci riunivamo a casa di Matteo Mario Santo, sempre ad Alto Fonte e ho partecipato a diverse riunione tra

cui mentre c’era eravamo là tutti riuniti mi hanno mandato a Catania a ritirare delle armi >> da solo o con qualcun altro. No, sono andato con Di Matteo Mario Santo. >> Erano armi che diciamo per conto di Giovanni Brusca. >> Per conto di Giovanni Brusca. Sì. >> Senta, anticipando un attimo una cosa che dovevamo dire dopo, ma visto che lei ha fatto riferimento a questa casa di Di Matteo che era un punto diincontro, >> è la casa di campagna o quella di paese o entrambi? Questa che sto parlando io è la casa in paese, cioè accostata alla casa dove

abita lui c’era un’altra casa che era stata realizzata appositamente per queste riunioni >> e avevate libero accesso? >> Sì, sì, c’era c’era sempre la chiave alla porta e chi arrivava entrava >> naturalmente per >> anche in mancanza del proprietario di Di Matteo. >> Naturalmente perché arrivava lei intende le persone del vostro gruppo criminale.

>> Sì, sì. Senta, tornando al discorso, quindi lei arriva in Sicilia alla fine di alla fine di aprile, primi di maggio. >> Sì. >> Il 22 maggio c’è la strage di Capaci. >> 23 maggio. Lei ha partecipato a questo fatto? >> Sì. >> Senza ovviamente fare specifiche domande perché forma oggetto di altro processo. Lei ha reso ampie dichiarazioni all’autorità giudizia di Caltanistetta su questo? >> Sì. ammettendo la responsabilità sua.

 Di Matteo. >> Sì, sì. >> Ha indicato anche altri responsabili, >> sì. >> Fra i quali anche Brusca Giovanni e Bagarella Leupca. >> Sì. >> Va bene. Senta, siamo a fine maggio. L’omicidio salvo che è l’oggetto di questo processo è a settembre. Durante questo periodo, diciamo, fine primavera estate 92. >> Sì.

 Lei ha partecipato ad altre attività delittuose compiute o progettate? Ce le può dire molto sinteticamente >> da maggio a settembre. >> Sì, >> sì. >> E quali sono? dopo dopo la strage di Capaci, vabbè, a parte diverse piccole azioni che magari non ricordo di preciso, comunque e quelle più importanti, l’uccisione di Vincenzo Milazzo alla fidanzata e diversi traffici d’armi.

 la partenza per Teramo, è successo, mi sa pure a luglio di andare a prendere delle armi che servivano per appunto per Giovanni Brusca e anche in quel periodo il tentato a German non ricordo adesso se è stato prima o dopo, comunque in quel periodo, >> ma sulle date non ha grande importanza questo. Avete andiamo con ordine. Vincenzo Milazzo.

 Chi era >> il capomandamento di Alcamo? >> Ed è stato ucciso quindi da dal vostro gruppo. >> Sì. >> Fra gli altri ne hanno partecipato anche Brusca Giovanni e Bagarella. >> Sì. >> Senta. Poi lei dice il tentato omicidio è Germanà. Germanà è il funzionario di polizia per intendere. >> Sì. >> Ha partecipato anche all’omicidio di Certo Zichitella.

>> Sì. Chi è questo zichite? >> Ma era era una persona che si opponeva a Cosa Nostra, diceva che faceva parte, almeno sentivo dai discorsi e faceva parte dell’assidda. >> Comunque contraria contraria a Cosa Nostra e che comandava nella zona di di Marsala. Senta, in questo stesso periodo lei sa avete progettato, sa che sono stati progettati anche attentati poi non portati a termine oltre a quello germane.

Sì, sempre nel 92. Penso alla fine c’è stato il i preparativi per l’attentato a a al dottor magistrato l’antimafia a Monreale, ricordo il nome, a Piero Grasso. >> Al dottore Grazo. Avete progettato anche un attentato alla direttrice del carcere? Sì, si parlava anche di uccidere la direttrice allora del carcere del lucciardone che poi non è stato non è stato fatto.

>> Avete progettato anche un’attentata ai danni del fratellastro di un capo mafia di parino. Sì, sì, anche quello non almeno a quel periodo non >> Ma è stato soltanto parole o ci sono stato un inizio perlomeno di attività per quest’ultimo episodio per >> per quest’ultimo episodio ci sono stati addirittura abbiamo anche agito, soltanto che non è stato possibile perché per motivi, cioè che lui quando noi eravamo là ad aspettarlo quel quel periodo non è uscito da casa, per cui poi si è rimandato, non si è più fatto.

>> Senta, noi stessi, cioè sia io facendo le domande che lei rispondendo, abbiamo parlato di un gruppo di cui lei faceva parte. Ci vuole dire meglio che cosa intendiamo per questo gruppo? Chi erano le persone che ne facevano parte e se eravate insieme saltuariamente sempre? Il gruppo era Luca Bagarella, Giovanni Brusca, io e Nino Giè, il gruppo fisso che ci sposavamo continuamente.

E quindi eravate praticamente sempre insieme o molto spesso insieme? >> Quasi sempre insieme. Sto parlando del 92 >> e noi di questo periodo stiamo parlando. Naturalmente in questo gruppo c’è una divisione o meglio una distinzione di ruoli fra capi gregari. Il suo ruolo qual era? Ma e io facevo soltanto quello che dicevano loro, il Bagarella e il Brusca, >> diciamo, chi comandava e chi decideva erano loro due all’interno di questo gruppo.

>> Di questo gruppo, sì. >> E di Matteo Mario Santo con questo gruppo che tipo di rapporti aveva? ma fino fino a un certo punto faceva lui anche lui parte del gruppo. Dopo aveva avuto ha avuto un attrito che fino adesso non ho capito bene che cosa è successo fra lui e Bagarella e col nostro gruppo si è visto molto di meno.

>> Questa allontanamento di Di Matteo Mario Santo in che epoca si colloca? >> Verso fine 92. >> Fine 92. Senta, questo gruppo vostro Bagarella e Brusca erano lati tanti, diciamo, senz’altro a quella data. Sì, >> lei e Giè. No, >> no, >> ma voi vivevate regolarmente a casa vostra o avevate delle cautele, delle precauzioni? Che tipo di vita conducevate? fino all’arresto di Totorriina il 15 gennaio, eh, eravamo liberi dopo quella data, quando si è sentita che Balduccio Di Magio stava collaborando e ci siamo allontanati dal

paese, ma non è che eravamo latitanti vero e propri, eravamo così per stare in attesa dei discorsi che uscivano fuori. Senta, durante questo periodo del 92 di cui parliamo, il vostro gruppo che che abitazioni ha utilizzato, che punti di riferimento ha avuto? Cominciamo da, diciamo, dall’estate, dal maggio, quando è arrivato qua.

 Lei ha parlato della casa di Di Matteo, giusto? >> Sì, fino fino alla data della strage, maggio, giugno circa. Nell’estate >> Nell’estate Bagarella siamo andati a Mazara con la moglie e Brusca era a Castellammare del Golfo. >> Con lei? >> Sì, spesso c’ero io. Quasi tutte l’estate sono stato con lui >> e Lino Gioia si alternava. >> E il punto di riferimento vostro a Castellammare chi era? >> Giochino Calabrò.

>> Senta. E siamo all’estate. Dopo l’estate o verso la fine dell’estate? dopo dopo settembre ci siamo trasferiti, ci siamo trasferiti, cioè ci siamo, io Gio eravamo sempre in paese, diciamo. Il il Brusca era molto spesso a Palermo, nella zona di Bonagia e facciamo facevamo riunioni spesso dal nell’officina di Michele Traina >> e avevamo anche un’abitazione in via Ignazio Gioè che si trova sulla via Regione Siciliana andando verso l’aeroporto.

>> Era a nome vostro o a nome di qualcun altro? No, no, là era a nome a nome di un’altra persona incensurata. >> Ma la utilizzavate voi? >> La utilizzavamo noi, sì. >> Successivamente la fine dell’anno, quali altri punti di referend avete utilizzato? >> Dopo dopo il 15 gennaio abbiamo preso un altro appartamentino in Viohetti.

Viohetti a Palermo. >> Sempre a nome di te. >> Sempre a nome di Sì. di un ragazzo che comunque non non sapeva niente di quello che dell’utilizzo che facevamo dell’appartamento e proprio durante le feste di fine anno lei sa dove si trovava Pagarella cono di fine anno? Eh, prima di Natale era a casa del del San Giorgi, cioè della mamma di San Giorgi, a nella zona di di coso vicino Hotel Zagarella a >> Vabbè, vicino Zagarella a Palermo e Bennon.

>> Sì. >> San Giorgi intende il Gaetano San Giorgi. >> Gaetano San Giorgi. Il dottore. Sì. >> E poi >> e poi so che si doveva trasferire nelle Madonie. Comunque lo vedevo molto dirato dopo dicembre. 92. >> Senta, lei ha fatto riferimento all’arresto di Rina Salvatore, è notoriamente avvenuto il 15 gennaio 93. Quella mattina che cosa è successo? Lei che stava facendo? Cosa avrebbe dovuto fare? Quella mattina stavo accompagnando io Giovanni Brusca che doveva partecipare ad una riunione dove si doveva svolgere una riunione in

presenza di di Rina e altre persone che poi ho saputo dato il ritardo che ha portato che poi con la stessa mattina la stessa mattina l’hanno arrestato, c’erano altre persone che lo aspettavano per cui ho capito che c’era una riunione di tutti i mandamenti. Lei quindi stava accompagnando Giovanni Brusco. >> Sì.

>> Il era frequente che lei facesse da autista a Brusca. >> Sì. >> Avevate un punto di riferimento per quella mattina. >> Quella mattina sì. Ci volevo vedere in un supermercato a a San Lorenzo, via Regione Siciliana. >> Sulla via Regione Siciliana. E chi avete trovato al luogo dell’appuntamento? E sul luogo dell’appuntamento quella mattina doveva venire, vabbè, qualcuno doveva venire qualcuno a a prendere Giovanni Brusca >> e portarlo poi da Rino.

>> E per portarlo, sì. >> E invece avete trovato qualcuno? Nessuno >> invece no. è venuto ad avvisarci Salvatore Biondo che dicendoci che era successo qualcosa di brutto, perché all’inizio non non si era capito bene la causola in ritardo, poi abbiamo saputo che Totorrin era stato arrestato >> e quando vi hanno detto intanto che era successo qualcosa di brutto, cosa avete fatto lei e Brusca? >> Tanto ce ne siamo andati subito.

 C’era anche presente Emanuele Bruscoa quella mattina. >> Il fratello. >> Il fratello, sì. E e dove siete andati? >> Siamo ritornati in officina del di Michele Traina Bonagia, Palsomiero. Non so se la zona >> più o meno è quella. >> E chi avete trovato? >> Scusa, pubblico ministro, chi è questo Salvatore Biondo? Lo vuole dire alla cor >> Salvatore Biondo è uno che fa parte della famiglia di San Lorenzo, amico di Salvatore Biondino, l’autista di Dodorrino.

>> Prego. È anche parente di Biondino, se lei lo sa? >> No, non lo so. Comunque siete, quindi vi avvisa questo Salvatore Biondo che è successo qualcosa di brutto e che quindi la riunione non si può fare. Voi ve ne andate all’officina di Michele Traino  in zona Bonagia Falso Miele. >> Sì. >> Si era intuito qualcosa, qualcosa di brutto e ci’è venuto l’idea di telefonare alla SIP per le notizie.

Adesso non ricordo il numero, comunque c’è un numero dove dice le ultime notizie e abbiamo sentito che >> Totorrina è stato arrestato >> e E chi avete trovato? Chi è arrivato nel frattempo in questa officina? >> Leca Bagarello. >> L’officina era un punto di riferimento normale per voi. >> Sì. >> E i commenti di Leoluca Bagarelli? Che cosa? All’inizio non non si capiva da dove poteva.

 All’inizio non si sapeva niente. La cosa è è uscita è uscita fuori quando poi si è saputo del nei giornali >> della collaborazione di >> della collaborazione di Balduccio e Di Maggio. Sì. >> E allora voi siete tornati a ad Alto Ponte a San Giuseppeato. Dove siete andati? E sempre il 15, >> sempre quella mattina.  >> Niente, quella mattina poi ci siamo accertati, abbiamo mandato lo stesso Michele Train abbiamo mandato a casa di Salvatore Biondino per per capire bene anche se se se era successo quello che che si

pensava e nella casa di Salvatore Biondino quella mattina c’era pieno di carabinieri. >> Ok. Senta, lei ha detto poco fa che ha saputo poi che quella mattina Rina avrebbe dovuto incontrare numerosi capi mandamento. >> Sì, >> glielo ha detto Brusca, Bagarella. Come l’ha saputo questo? >> Eh, l’ho saputo.

 A parte che vabbè qualcuno l’ho incontrato pure io. Poi poi me l’ha amesso Giovanni Brusca. >> Dice quella mattina se perdevano se ci andavano dietro e perdevano un altro po’ di tempo ci arrestavano a tutti. Va bene. Senta, lei ha già detto che dopo questo arresto voi avete aumentato, diciamo, la prudenza nei vostri movimenti.

>> Sì, >> giusto. Utilizzando principalmente la casa di Biaghetti. >> Sì, abbiamo preso in affitto questo appartamentino in Vioghetti e vabbè, era frequentato più che altro da me Gioè, >> solo saltuariamente da Brusca? No, no, proprio in Vioghetti non è >> No, no, in Vioghetti no. Senta, lei viene arrestato quando? >> Il 23 marzo 1993.

>> Dove? >> Eh, a Milano. >> E con quale reato? Con quale accusa? Con quale contestazione? >> 416 bis all’inizio per l’intercettazione di Vioghietti. Lei sa ovviamente poi ha saputo che sono state seguite delle intercettazioni ambientali. >> Sì, subito dopo ho saputo che erano state effettuate queste registrazioni dell’appartamento.

>> Lei ha avuto modo anche di sentirle? >> Sì. >> Ha riconosciuto la sua voce? >> Sì, sì. La mia e di Gioè e qualche altro che frequentava l’appartamento. >> La gran parte sono su e di Gioè. >> Sì. Voi inutile chiederlo, non avevate la più pallida il più pallido sospetto ovviamente di questa intercettazione, quindi parlavate in tutta libertà >> completamente. Sì, sì.

>> Senta, quando lei viene arrestato ha iniziato subito a collaborare o ha assunto un atteggiamento processuale, diciamo, negativo? >> No, no, fino fino all’ultimo mi sono avvalso della facoltà di non rispondere  perché dopo il 416 bisa, a giugno, vabbè, mi è stato comunicato, eh.

 la custoda cautelare per quanto riguarda gli omicidi delle dichiarazioni di Balduccio di Maggio >> e lei ha visto che con questa ordinanza erano contestati numerosi omicidi >> numeros Sì, >> che lei aveva realmente commesso. >> Sì. >> E la cosa ha risposto al Jeep all’interrogatorio del del giugno che sarà avvenuto evidentemente nei primi di giugno? >> Non ho risposto.

>> Cioè si è avvalso ancora la F. >> Fa volta di non rispondere. Sì.  Senta, tornando un attimo indietro, lei questo gruppo, lei ha detto che in sostanza era l’autista di Brusca, una persona però di piena fiducia di questa di questo gruppo che faceva capo a Brusca e a Bagarè. >> Eh, >> e quindi ha potuto sentirne i discorsi nell’arco di questi mesi.

>> Sì. contemporaneamente ha commesso una serie di gravissimi reati dalla strage di Capaci fino al progetto in danno del dottore Grasso e così via. >> Sì. >> Lei ha capito da questi discorsi perché questo gruppo e più in generale Cosa Nostra aveva deciso di fare questi reati? Mh, ma questo che io ho capito è è stato maturato dopo dopo la sentenza del Max Pro processo fine 91 inizio 92 e siccome Cosa Nostra si aspettava si aspettavano pene molto più leggere e a quel punto hanno hanno cominciato vabbè le diverse stragi e dovevano continuare per

per tutto quello che si poteva fare, per attentati contro politici, contro magistrati e tutto quello che capitava, anche attentati a forze di polizia. >> Cioè, si può dire che c’era una strategia del terrore in un certo senso di distruzione? >> Sì, sì, sì, sì. Anche a singoli poliziotti che quel periodo erano che combattevano contro la mafia.

Senta, questa lei ha fatto riferimento ovviamente alla sentenza del maxi processo 30 gennaio 92. Lei a quella data non era ancora sceso in Sicilia in modo definitivo, quindi sono discorsi che ha sentito dopo, ovviamente da Brusca e da Bagarella principalmente. Sì. ha sentito commentare anche un decreto precedente del governo che aveva consentito, lasciamo perdere i passaggi tecnici che qua non interessano, la l’arresto di dei maggiori esperti cos imputati nel maxi processo.

 Eh, io quel periodo non c’era, comunque ne ho sentito parlare dopo che diversi imputati erano fuori, chi chi al confine, completamente fuori tantissimi altri imputati imputati e dopo m ho sentito che hanno fatto una legge nel giro di 24 ore e l’hanno e l’hanno rientrati quasi a tutti. E questo veniva pure commentato da Brusco e Bagarella in questo stesso contesto.

 Veniva che commenti facevano >> molto spesso quando ogni tanto si ricordava sto fatto che tanta gente era uscita e poi a causa di questa legge erano ritornati tutti in carcere. >> Cioè davano a questo fatto una notevole importanza. Questo voglio dire. >> Sì. >> Senta, lei quando ha deciso di collabare? Inizia la sua collaborazione? novembre 93.

>> Lei fin dal primo interrogatorio ha ammesso la sua responsabilità sia per la strage di Capaci sia per gli omicidi di cui era accusato. >> Sì. Sente. >> Pubblica Ministero, facciamo chiarire la ragione per la domanda che stavo per fare >> e appunto come dice anche il presidente, come mai si è deciso dopo lei era stata arrestata a marzo, arriviamo a novembre per 8 mesi o o si era protestato innocente o si era avvalso della facoltà di non rispondere.

 Come mai decide di collaborare a fine novembre? Ma niente, a parte a parte la riflessione di 8 mesi e anche a parte che il fatto lo discutevamo spesso assieme al Gioè che non che non c’erano alternative o o Legassolo perché non c’erano dubbi il modo >> Mi scusi un attimo perché sennò ci possiamo confonderci le idee. Lei dice discutevamo con Gioè e ora la invito a dire molto dettagliatamente questo discorso con Gè.

 Ma quando? Perché cioè si suicida a luglio 92? No, in data prima del dei nostri arressi, io parlo dopo, ecco, eh fin dal dalla preparazione della strage di Capaci si commentava che era era una volontà di Rina e compagni, una volontà sbagliata per il fatto di straggi così eclatanti. >> E quali commenti facevate con Joe su questo punto? Quali erano le vostre prospettive? commenti che alla fine alla fine alla fine è risultata a a verità quello che si pensava, cioè il fatto di si stragi così eclatanti e e non c’erano non c’erano alternative

>> e e quali erano le vostre prospettive di fronte a questa strategia basata sulle stragi? Qual >> erano? >> Come doveva come poteva finire a voi, a lei, a Joè, cioè a quelli che non erano i capi dell’organizzazione? E questo o l’assolo o il suicidio per come ha fatto Gioè o la collaborazione. >> Quindi lei si è reso conto in sostanza a novembre che era arrivato in un vicolo cieco.

 Questo >> Sì, sì, sì. Intendo proprio questo. A parte che che ho conosciuto Cosa Nostra in maniera diversa in maniera diversa di come di come si reagiva nel 92. Senta, un’ultima cosa. Lei si è reso conto a proposito, l’abbiamo già detto, ovviamente uno dei temi costanti sono le menzogne dei collaboranti, per quanto di cui si parla ovviamente da parte degli imputati, per quanto riguardava lei, quelle cose, le accuse che le erano state fatte nei vari provvedimenti giudiziari, corrispondevano al vero oppure no? >> E la dichiarazione di Baltuccio di

Maggio all’inizio sì. I vuol dire che corrispondevano al vero. >> Sì, sì, sì. Era proprio per come li ho letti nella custoria cautelare. >> Va bene. Poi lei ha si è riconosciuto colpevole di altri cominci ancora oltre a quelli. >> Sì, >> presidente. Io ho finito la parte generale, continuo il mio collega su quella specifica del process.

>> Io vorrei, prima di entrare in me, vorrei che il la Barbera chiarisse un punto. Quali sono stati i suoi rapporti contro Torrino? diretti rapporti diretti io non ce n’è avuto con Totorrina, l’ho visto soltanto una volta nell’estate 92 in una villa a Mazzara del Vallo, altri contatti >> a Mazzara del Vallo >> in provincia di Trapani.

E allora, pubblico ministero, >> presidente, mi aggancio prima di entrare nello specifico proprio a questo argomento che ad avere il microfono aperto ora. Sì, dunque eh ha detto ha visto Rina una volta in una casa a Mazzara del Vallo. Come mai? In che occasione? >>  >> in occasione di una riunione, a parte che quel periodo di cioè l’estate 92 ci andavamo spesso a Masera del Vallo, quel periodo era titante la bagarella con con la moglie, >> la riunione, >> per cui in un’occasione >> Sì, >> la riunione dico era aveva uno scopo

preciso era occasionale? >> Eh, quel periodo quel periodo i nella zona di Trapani c’era qualche problema. come appunto abbiamo parlato poco fa del dell’omicidio Zicchitella, che c’era qualche squadra che si opponeva a Cosa Nostra, per cui eravamo intervenuti noi, cioè il gruppo il gruppo di Palermo, per aiutare i trapanesi in un’occasione, appunto, la riunione e è venuto da Torrina e c’era da discutere qualche cosa in particolare nel corso di questa riunione, se lo ricorda? Mh, no, davanti a me non è che si è parlato tanto di

cose particolari, si parlava del più e del meno. >> Si progettò un qualche eh >> qualche fatto da compiere? >> Sì, sì. Si parlava di di un attentato a una persona che non ho capito, non ho chi fosse, comunque a Trapani, Trapani città, di una persona che camminava con una macchina blindata e anche là si pensava di di imbottire una macchina di di tritolo >> e questo >> non so a chi si riferissero.

Avvenne questo fatto oppure no? No, no, questo fatto non avvenne >> Chi parlava di imbottire una macchina di tritolo? >> Totorrina. >> Le persone presenti, lei era presente a questo discorso? >> Sì, sì, ero presente anch’io. >> Ci furono contrasti, opposizioni? No, c’è stato soltanto è intervenuto Gioè dicendo che quel punto dove dove si pensava di fare l’attentato era una zona che c’erano passanti e poteva succedere poteva succedere di tutto, cioè il quello che ha commentato Gioè che si è rivolto proprio a Rina dicendo che

succedendo una cosa del genere ci diamo la conferma che è la stessa la stessa mano che ha fatto la strage di Capaci e poi poteva succedere pure ammazzare qualche bambino qualcosa che non c’entrava niente in quella zona là. >> E Rina rispose al Gioè. >> Sì, quella volta ha risposto dicendo che vabbè, a parte che quel periodo c’era la guerra a Sara Evo e ha paragonato ha paragonato l’attentato alla guerra che c’era a Saraevo.

 Dice amor tanti i bambini, dice “Ci stiamo a preoccupare se ne muore qualcuno là”. Torniamo quindi allo specifico dell’omicidio salvo. >> E i nomi. C’ero io, Brusca e Leel Luuca Bagarella, Nino Gioè e dei Trapanesi c’era Andrea Manciarracina, Andrea Cancitano, Mattia Matteo Messina Denaro e altra gente che ho conosciuto a quell’occasione.

 C’era Giovanni Bastone noi. Sì, abbiamo registrato. Vediamo. Vabbè. E allora, pubblico ministero, andiamo avanti. >> Sì. E allora, dicevo, nello specifico dell’omicidio Salvo, quand’è che lei comincia a sentire parlare di questo omicidio che si doveva fare questo omicidio? L’omicidio salvo lo Sì, >> lo apprendo.

 Vabbè, siamo già nel mese di settembre. Lo lo apprendo pochi giorni prima di avvenire all’omicidio. >> Mi scusi, mese di settembre >> mese di settembre 92. >> 92. >> Ricordo metà settembre. Nelle date non sono preciso perché sono successe tante di quelle cose, per cui non le date possono anche non essere precise. >> E quindi sente che cosa? >> Sento che si deve organizzare un omicidio. Non so di che si tratta.

 Mh, in primo momento non conosco manche manco la zona. Eh, dopo mi chiama Gioè e mi dice di andare a fare un sopralluogo e mi avvio e mi avvio assieme a lui, eh, che già conosceva la zona e sapeva di che cosa si trattava, eh nella zona vicino dove doveva venire l’omicidio. Precisamente siamo andati a casa della della madre di San Giorgi, San Giorgi Gaetano.

>> Lei conosceva già San Giorgi? No,  l’ho conosciuto quei giorni prima dell’omicidio. >> L’ha conosciuto in occasione di questo primo sopralluogo che avete fatto con Gioè o l’ha visto prima? >> Qualche giorno prima veniva a casa del del Di Matteo che si parlava con Giovanni Brusca. >> Si parlava chi? >> Eh, Tani Sangiorgi.

>> Parlava con Brusca. >> Parlava con Brusca e cioè Tani Sangiorgi assieme in compagnia di Giovanni Scaduto. >> E lei partecipava a queste discussioni? E no, perché loro si appartavano, cioè quando proprio dovevano all’inizio, quando dovevamo parlare della cosa specifica si parlavo. >> Quindi, se non ho capito male, lei lo vede sostanzialmente vede sia San Giorgi che neanche scaduto lei conosceva prima.

>> No, non lo conoscevo nemmeno. >> Le vendero presentati in qualche modo? >> Sì, dopo mi sono mi sono stati presentati ritualmente >> dove? E a casa del Vabbè, non ricordo adesso se è successo a casa del Di Matteo, perché poi ci alternavamo prima di spossarci a a Casa del San Giorgio. >> Che cosa intende dire lei ritualmente? >> Ritualmente mi sono presentato che facevamo parte di Cosa Nostra.

 La stessa cosa si dice. >> Sia scaduto che San Giorgi. >> Sia scaduto che San Giorgi. >> Le furono specificate le famiglie di appartenenza dello scaduto e del San Giorgi? No, non mi sono state specificate, a parte che poi si è capito, cioè il scaduto faceva parte almeno eh anni prima, poi anche lui è stato accantonato al mandamento di Bagheria.

Oh, quindi lei diceva vi recate eh lei su disposizione di Gioè, comunque vi recate insieme nella zona dove si doveva commettere questo omicidio. >> Sì, nella zona di Santa Flavia. Ecco. E andate dove questa prima volta? >> Questa prima volta a casa della mamma di Stanci. E chi trovate lì? Eh, adesso la prima volta mi sa che ho trovato proprio Scaduto e San Giorgi.

 Come prima volta >> avete fatto qualche cosa in quell’occasione? Abbiamo fatto il sopralluogo e da là ho capito che si trattava di un omicidio eh appunto del salvo d’Ignazio Salvo. >> E questo sopralluogo dove l’avete fatto la prima volta? >> Eh in una stradina dove lui doveva uscire la mattina per recarsi non so dove.

 Comunque usciva lui si sapeva che usciva la mattina intorno alle 9:00 da casa. era una una strada secondaria che accedeva alla alla provinciale, alla Santa Fea. >> Oh! E dopo che cosa succede? Fate questo primo sopralluogo e poi che succede? >> Si decide di che il sapendo sapendo di preciso l’orario che lui passava da là si poteva uccidere in quella strada.

>> Siete rimasti lì? Siete tornati indietro? Siamo ritornati ad Altofonte, abbiamo preparato il tutto, tra cui ho trovato anche una macchina rubata e da là ci siamo spostati, appunto, a Santa Flavia, a casa della mamma di San Giorgi. Scusi, dove abbiamo >> sc lo stesso giorno, cioè la nella stessa giornata di questo primo sopralluogo o successivamente? >> Eh, successivamente, >> dopo quanto tempo circa? >> Non so se il giorno dopo, dopo due giorni.

 Comunque è successo tutto nello stesso periodo. >> Oh, quindi lei dice vi trasferite >> ci trasferiamo da Altofonte con la macchina alla borsa delle armi a casa della madre di San Giorgio. >> Vi trasferite chi? >> Ci trasferiamo io, Gioè e Brusca e Bagarella, anche se ognuno andava con la propria macchina. E andate a stare Ha detto nella casa della madre di San Giorgi.

>> Sì. >> Oh, cosa succede una volta che arrivate lì? Eh, succedono che intanto il giorno dopo che ci siamo trasferiti e proviamo proviamo se poteva succedere che lui usciva all’orario in cui si aspettava che intorno alle 9- 9:30 se si poteva uccidere quella stessa mattina e abbiamo aspettato circa mezz’ora, tre quarti d’ora.

 Quella mattina lui non è uscito, ci siamo resi conto che era pericoloso stare là con la macchina rubate le armi e siamo rientrati. Siete rientrati dove? Siamo rientrati alla casa della mamma di San Giorgi cercando di potere effettuare l’omicidio in un modo diverso. Infatti, infatti il pomeriggio abbiamo fatto un altro sopralluogo a casa del del San Giorgia, di proprietà, cioè della moglie penso, che è a fianco della casa della villa di Ignazio Salvo e che anche quel giorno abbiamo pure visto da una finestra che si accede dal bagno se se la presenza di Ignazio Salvo

si poteva vedere dalla finestra. Ma scusi, questo questa visita nella casa di San Giorgi accanto la villa di Salvo >> Sì. >> E la fate quando? Di giorno, di notte? E >> e chi? Soprattutto >> appena buio. Appena buio. E eravamo io, Gioè, Brusca e Bagarella e c’era Giovanni Scaduto e Sangiorgi. >> Scaduto stava lì insieme a voi? Sì, sì, insieme a noi.

 Tutto il tempo è stato con noi. >> Oh, quindi eh andate a vedere la casa di eh San Giorgi. >> Sì, >> c’era qualcuno in casa? >> No, era Vabbè, a parte era era buio, ma non c’era nessuno. C’era soltanto L’unico problema era se ci vedeva il guardiano. >> E lei l’ha visto questo guardiano? >> No, io non l’ho visto. Oh, quindi dopo questa visita a casa di San Giorgi che succede? Cioè, qual era il motivo di andare a casa di San Giorgi? >> Per vedere se si poteva vedere Ignazio Salvo e se si poteva commettere l’omicidio entrando dalla casa del del

San Giorgi. Siccome sono attaccate le ville, c’è il c’è un il giardino che divide che divide le due ville. Abbiamo fatto il sopralluogo per capire per vedere se si poteva commettere da là l’omicidio. E dopo questa visita o questo sopralluogo che cosa succede? Eh, succede che si è deciso di di entrare alla villa di San Giorgio a piedi e aspettare il momento che si poteva commettere l’omicidio in un momento che lui usciva o che si avvistava fuori dal giardino e e da un’altra strada dove si accede alla villa di Ignazio Salvo ce l’ho messo io

che dopo sentito i colpi li prendevo. Oh, lei ricorda se eh il fatto di avere visto che da una villa si poteva vedere l’altra, ha detto poco fa, >> sì. avesse una utilità particolare per voi. >> Eh, si è parlato anche si è parlato anche di poterci sparare da una finestra che era molto molto vicino al posto in cui abitava Ignazio Salvo e era una finestra del bagno del San Giorgi.

>> Sparargli come? >> Con un fucile a distanza. >> Sì, sì, a distanza. Anche quella è un’alternativa. Se n’è parlato anche se poi si è fatto diversamente. >> E quindi con che tipo di armi? >> Con un fucile con la canna lunga. >> E voi ce l’avevate con voi uno di questi fucili? >> Sì, c’avevamo un fucile a canna lunga in più un calace.

>> Ve l’eravate portato dietro da Altofonte? >> Sì, sì, da Altofonte. >> Sopralluogo. Quindi che cosa succede? E succede che abbiamo deciso di commettere l’omicidio per come poi è avvenuto, che il Brusca, Gioè e Bagarella entravano dalla casa di San Giorgi, si mettevano e nascosti nel giardino, il giardino davanti casa dell’Ignazio Salvo e si aspettava che siccome si si è pure capito che ci aveva del quella sera c’aveva del dei parenti, degli amici là, perché non c’erano di nessun >> sc Allora, lasciamo perdere la decisione

e passiamo a che cosa materialmente avete fatto >> e abbiamo fatto questo. Eh, >> voi eravate alla casa di della mamma del San Giorgi. >> Sì. >> E abbiamo portato le nostre macchine, quelle c’è la mia che avevo a loro in fuoristrada e la Clio di Giovanni Brusca nella zona la sua molto vicino dove avveniva l’omicidio, >> insomma vicino eh la sua la Clio la Clio di Giovanni Brusca.

>> Sì. circa 3-400 m da dove avveniva la l’omicidio. La mia molto più distante, eh, circa vicino alla rotonda di Casteldaccia, eh, che l’ho lasciata al punto in cui dovevo lasciare quella rubata e prendevo poi la mia. >> La macchina rubata in tutto questo frattempo dov’era? >> Nel garage della madre di San Giorgi dentro.

 Era lui che si occupava entrare e uscire la macchina. >> Sangiorgi manovrò questa macchina. >> Sì, più volte. Dopo avere sistemato le macchine, che cosa fate? >> Ritorniamo, ritorniamo sempre con Giovanni Scaduto e San Giorgi. Ritorniamo alla villa della madre. Da là ci avviamo con la macchina rubata. Eh, cioè io mi avvio con la macchina rubata nel posto che era stato deciso, eh, che è una stradina che si mette per entrare dalla villa di Ignazio Salvo, mentre il Brusca, Bagarella e Gioè, eh, che sono accompagnati da da San Giorgi entrano dalla villa di San Giorgi che si si può

accedere in quella di Ignazio Salvo che ripeto sono proprio a toccare e si nascondono il giardino aspettando che che uscisse Ignazio Salvo per poterlo uccidere. >> Oh, lei rimane quindi fuori ad aspettare in macchina? >> Io rimango fuori dal cancello dalla dalla stradina che si accede per la villa di Ignazio Salvo.

>> E che cosa succede a questo punto? Lei aspetta quanto? aspetto tanto tempo, pertanto intendo un orarto, perché sapevamo che si aspettava che lui uscisse da casa per potere per potere commettere l’omicidio. E al momento in cui sentivo i primi spari mi avvicinavo a marcia indietro e prendevo e prendevo loro.

>> Oh, lei a un certo punto sente gli spari e che fa? Faccio retromaccia circa 3-300 m e fino al al cancello di Ignazio Salvo. Sapevamo che c’era un cancelletto piccolo che accanto a quello grande che si apriva dall’interno da da un interruttore che anche quello ce l’aveva detto il Sangiorgi che conosceva bene la villa dello zio e loro uscivano e li prendevo con la macchina rubata.

Ed è successo questo. >> È successo precisamente così. Dopo il primo sparo mi sono avviato la maccia indietro e dopo ne hanno sperato un secondo, un terzo, adesso non ricordo di preciso e e poi siamo andati via. Eh, hanno quindi aperto il cancello e sono usciti. >> Non non sono riusciti ad aprire il cancello, ma hanno scavalcato perché a quanto pare l’interruttore non ha funzionato. Hanno scavalcato.

>> Lei ricorda in che ordine hanno scavalcato? >> E di preciso no. Comunque il il primo mi sa che è arrivato Bagarella e poi è stato un attimo così, non ricordo bene. >> Oh, quindi sono saliti tutti sulla sua macchina? >> Sì, sulla macchina rubata. >> Ecco, tutti chi? >> Tutti. Bagarella, Brusca e Giè >> e San Giorgi.

>> San Giorgio è scaduto. Aspettavano in strada l’arrivo nostro per prendersi le armi e per nasconderli e no >> e allora voi ve ne andate con la macchina con la macchina rubata. Noi fino a un certo punto con la macchina rubata, cioè lascio prima loro lascio Bagarella e Brusca alla Clio e che si avviano verso Palermo.

 Io faccio ancora ancora circa 1 km, lascio la macchina rubata, prendo il mio fuoristrada, consegno le armi a a San Giorgi e andiamo anche noi Palermo. >> E ha detto lascio Bagarella e Brusca. Gioè, quindi rimane con lei. >> Gioè rimane con me, sì. >> Fino al cambio di macchine. >> Fino al cambio di macchina, sì. >> Gioè le ha raccontato le fasi dell’omicidio? >> Sì.

 So che a sparare è stato prima Leeluca Bagarella con una 44 Magnum e dopo a terra ha sparato anche Gioè con un fucile a cannemozzo. >> Oh, le armi erano con voi? eh sono rimaste nella vostra macchina subito dopo l’omicidio oppure eh sono state portate via da Brusca e Bagarella? >> Le armi l’abbiamo portato fino alla mia macchina con la macchina rubata.

 Dopo abbiamo messo tutto dentro il borsone l’abbiamo consegnato a San Giorgio. >> San Giorgio era lì che vi aspettava? >> Era sì assieme a Giovanni Scaduto che facevano avanti indietro fino a fatto compiuto. >> Oh! Eh, scusi un attimo. Voi lasciate la macchina rubata e prendete la vostra. Ho capito la sua, il suo fuoristrada.

>> Sì. >> Avete bruciato la macchina rubata? Non non ci siamo riusciti perché la dovevamo bruciare, ma siccome eh nel posto in cui dovevamo lasciare la macchina il Sangiorgi col scaduto non l’abbiamo trovato, hanno ritardato, per cui dare fuoco alla macchina eh era sbagliato perché se passava qualche macchina di polizia e vedeva la macchina in fiamme si poteva fermare.

 Allora, si è deciso di non bruciarla >> e poi sono arrivati San Giorgio e >> Sì. Mentre noi stiamo per partire con con la mia macchia, col mio fuoristrada e arrivano e Scaduto e Sangiorgi, gli diamo gli diamo la borsa con le armi e ci avviamo verso Palermo per l’autostrada. lungo la strada e avete modo di vedere di incontrarvi con l’altra macchina su cui si trovavano Brusca e Bagarella.

 Sì, era una macchina avanti. Incontrarci per parlare è stato un attimo poi quando arriviamo proprio a Palermo e il tempo di scambiare proprio due parole, cioè dice noi proseguiamo, ci andiamo a là in via Ignazio Gioè, dov’era l’appartamento. Noi intendo Giovanni Brusca e Bagarella e io e Gioè siamo andati ad Altofonte.

>> Senta, per bruciare la macchina rubata vi eravate portati dietro qualche cosa di particolare? M sì, vabbè, a parte il giornale, a parte il giornale che si usa quasi sempre dopo l’omicidio bruciare la macchina, ci avevamo portato del eh la diavolina, se non sbaglio, quella che serve per accendere il camino, delle tavolette che sono infiammabili, almeno si perde meno tempo, non l’abbiamo usato.

 Comunque è successo qualche cosa eh all’interno di questa macchina rubata eh ah >> al momento della conservazione delle armi. >> Sì, è successo dopo che Gioè che sedeva dietro è successo che stava piegando. Lui, come ho detto, ha usato un fucile a canne mozze. Eh, per poterlo mettere in borsa lo doveva smontare.

 al momento che ha aprito ha aperto il il fucile e ci sono gli estrattori automatici, è saltato via un cartoccio calibro 12, mi ricordo, è saltato via un cartoccio e non l’ha più ripreso perché poi me l’ha me l’ha detto in secondo tempo, ci guarda che è saltato un cartoccio, non sono riuscito a trovarlo, per cui è rimasto in macchina.

Ritorniamo un attimo indietro. Lei ha detto di essere stato nella villa, nella casa di San Giorgi, quella accanto la villa di Salvo. >> Sì. >> È in grado di dare una descrizione di questa casa? Ma e premetto che ci sono andato una volta e di sera, era già buio, non potevamo accendere luci per evitare che appunto c’era il guardiano che ci poteva vedere, però so che si accede dalla dalla strada provinciale medi mediante un tratto un tratto di di stradina, se si può chiamare stradina, circa 100 m.

Eh, si può accedere alla villa tramite un ascensore o tramite una scala. Ripeto, ci sono entrato che era buio, non ho visto bene la casa, so che era una casa bellissima, molto grande, eh, col giardino, però non non ricordo altro. Per quanto riguarda invece la casa della madre di San Giorgi, dove siete stati, se non abbiamo capito male, più tempo.

>> Sì. Sì. >> È in grado di dare una descrizione di questa casa? Mh, sì, la casa si trovava, penso che la zona si chiama Santa Flavia, comunque vicinissima al un al porticciolo e nella stessa strada dove si trovano i carabinieri, appunto, penso di Santa Flavia, si accedeva tramite un cancello eh con un telecomando che si apriva, automaticamente si alzava pure che c’era un box, una una saracinesca elettrica, c’è il garage, si accedeva e su era una palazzina composta da due piani.

 Scusi, la saracinesca del garage a che distanza è dal cancello? >> Eh, vicinissimo, circa 1,5 m. Si apre contemporaneamente il cancello e si alza la sala cinese >> con lo stesso telecomando. >> Mh, lo stesso telecomando o due pulsanti diversi, comunque automaticamente si fa sia il primo che il secondo cancello. >> Oh, quindi diceva lei eh si entra in questa casa e poi cosa c’è? e si accede alla casa, si accede mediante una scala esterna, una scala esterna che si va in in un primo piano dove è composta.

 Il primo piano io non ci sono mai entrato. Il primo piano fuori c’è un diverse piante, c’è una vasca al centro, una vasca con l’acqua e ancora più su è dove dove eravamo noi spesso. L’altro piano sopra è una menzarda, appunto, di proprietà della madre di Sangiorgi che comunque l’aveva lasciata a lui e niente, c’è >> E l’interno lo ricorda di questa casa? Com’era suddivisa la casa? Che mobili c’erano? Sì, sì, si accede.

 Vabbè, c’era la porta d’ingresso, si accedeva in un saloncino composto di poltrone, c’ poltrone, c’era una finestra grandissima che si vede il il porticciolo, si vede anche il mare, eh, un piccolo c’è un angolo che lui che lui faceva come studio. E sulla sinistra del salone c’è una cucina, una cucina abitabile molto arredata e poi un bagno e in più due stanze da letto.

>> Questo saloncino o salone che sia era arredato. >> Era arredato, sì. C’era un pavimento in cotto e c’erano due o tre poltrone, c’era un paio di puffi messi là a terra. C’è una libreria, una televisione, un impianto serio. >> Lei è stato successivamente in questa oltre al di là di questo periodo in cui è stato commesso l’omicidio, successivamente c’è più stato in questa casa? M >> Sì, sì, sì.

 dopo dopo che si sono, diciamo, calmate le acque, che non c’era nessun nessun sospetto nel riguardo di San Giorgi, circa dopo un mese, un mese e mezzo la l’abbiamo continuata a frequentare e c’è passato. >> Vi davate appuntamento lì per una qualche ragione specifica oppure anche casualmente, >> no? e specifica in più per un periodo c’è stato anche Giovanni Brusca si eh si è andato ad abitare proprio là per un certo periodo, si alternava una settimana e spesso ci riunivamo tutti là.

 Per tutti intendo sempre il gruppo e e ricordo che nel periodo prima di Natale ci ha abitato anche Bagarella con la moglie. Senta, come li fissavate questi appuntamenti lì o comunque come organizzavate di vedervi lì? C’era una qualche frase convenzionale che utilizzavate? >> Vabbè, a parte che ci sentevamo al anche al telefonino ci sentivamo, cioè usavamo la cabina per chiamare qualche telefonino.

 Comunque il punto di riferimento era ai motorini che lo stesso Bagarella aveva soprannominato. >> Perché ai motorini? ai motorini perché c’era più più di un motorino, almeno quando l’ho conosciuto io, c’era una Vespa, c’era qualche altro motorino, per cui >> sempre dentro il garage della mamma di San Giorgio,  >> quindi all’interno di quel garage della cui saracinesca lei ha parlato.

>> Sì. >> Lei ha avuto modo successivamente di rivedere San Giorgi è scaduto? Eh sì, fino vabbè fino alla data poi del mio arresto, anche se succedeva molto molto di meno. Comunque l’ho visto fino alla data del mio arresto. >> Dove vi incontravate? Ma ci incontravamo dopo dicembre, dopo dicembre 92, all’inizio del 93 e spesso ci dava appuntamento in via Princ Belmonte, dove appunto abita pure eh lo stesso Sangiorgi.

Eh ci vedevamo là e poi poi o ci spossavamo. Comunque l’appuntamento spesso era là. Precisamente c’è un bar da Collica, si chiama Collica, un bar in via Principe Belmonte. Nel periodo di Natale con San Giorgi siete visti? >> Ci siamo visti, sì. Nel periodo di Natale ci siamo visti. È stata una delle ultime volte che siamo andati a casa della madre di San Giorgi, sempre a Santa Flavia.

 ci siamo visti, ci aveva lui convocato il San Giorgio, se ci potevamo fare perché era sera dopo Natale all’inizio dell’anno per gli auguri e mi ricordo che quella volta si è presentato con delle scatole che poi abbiamo visto che erano c’erano dentro cinque orologi. >> E questi orologi >> cinque orologi cartier >> e questi orologi per chi erano? E uno per me, uno per Joè, uno per Brusca, uno per Bagarella e uno per Totorrina.

>> E perché questo regalo? Ma era un modo per dopo l’uccisione dello zio e il San Giorgi aveva preso, diciamo, a gestire tutti i beni dei salvo, per cui era un modo per per ringraziare di quello che avevamo fatto. >> E Ma prima dell’uccisione dello zio non si occupava lui di queste cose? No, anzi c’erano molto lamentele da parte sua.

>> Lamentele >> del fatto che lo zio lo zio lo scartava, non non gli partecipava niente. >> Almeno questo ha detto più volte Sangiorgi a chi lo aveva detto questo >> a noi. Lo partecipava a tutti, si lamentava con tutti il fatto che lo zio lo scartava e quando vabbè per tutte per tutte le sue attività. che faceva il Ignazio Salvo.

>> Senta, questi di questi cartieri, quindi ne avete preso uno ciascuno. >> Sì, >> anche lei ne ha avuto uno. >> Sì. >> E più avanti ritorniamo sui cartier. Senta, lei ha mai sentito parlare di un certo Favuzza? Favuzza lo diceva spesso, ne parlava spesso il Sangiorgi dicendo che dopo l’omicidio di Ignazio Salvo il Favsa si rivolgeva a lui, a San Giorgi per qualsiasi cosa doveva fare.

>> E prima a chi si rivolgeva? >> Prima non gli partecipava niente a San Giorgi, non so a chi si rivolgeva, penso. >> Ma era un suo parente? era uno della famiglia, era uno che aveva affari con Ignazio Salvo. >> Non sono riuscito a capirlo. Comunque gestiva e a Salemi, siccome c’era una tenuta, so che gestiva la tenuta di di Salemi, lui lo ne parlava molto spesso.

>> Cambiamo un attimo argomento. Lei ha detto che quindi nel periodo successivo all’omicidio salvo ha continuato a vedersi sia con San Giorgi che con Scaduto. Che rapporti c’erano tra San Giorgi e Scaduto in quel periodo? >> Ma in un primo momento buoni rapporti, dopo c’erano un po’ di lamentere, l’uno veniva a accusare l’altro, cioè lo scaduto accusava il San Giorgi, il San Giorgi accusava scaduto, c’era era nato un po’ d’attrito l’ultimo periodo.

>> E questo attrito, queste accuse a che cosa erano collegate? Eh, so che avevano chiesto della cocaina, della droga. >> L’avevano chiesta chi? >> L’avevano chiesta scaduta e San Giorgio. Avevano chiesto della della cocaina a Giovanni Brusca >> e Brusca glielava data. >> Gli aveva data.

 Erano circa circa mezzo kg 500 g, almeno dai discorsi che sentivo. Non so l’utilizzo, ma a quanto pare la dovevano fare vedere dicevano loro, per poi venderne di più. Non so a chi. comunque e niente, lamentelle erano che ognuno faceva di testa sua. Eh, la lamentele erano che se non presa sta sti 500 g di cocaina non e non si vedevano né soldi né tantom meno, l’uno accusava l’altro e e appunto da là è nato è nato questo attrito fra i due.

 Lei ricorda, se di questo attrito fra i due lei ha avuto occasione di parlare con Joè in via Ughetti? >> Sì, sì, sì, ne abbiamo parlato. >> Lei ha avuto modo di risentire? >> Di risentire le registrazioni >> giustamente le registrazioni. Sì, >> era ho confermato che era erano proprio i discorsi che facevamo allora con San Giorgio Scaduto.

>> Quindi i commenti che vi scambiavate con con Gioè erano relativi a questi fatti. >> Sì. Lei ha avuto altri contatti per affari, diciamo così, illeciti con il Sangiorgi? A parte questo e >> a parte l’omicidio salvo. Certo. A parte questo, è successo che sempre, vabbè, i discorsi sono nati gli ultimi verso dicembre 92,  inizio 93 e ci servivano, dovevamo comprare, dovevamo trattare e a Milano un un quantitativo di di cocaina, insomma, di droga, ci serviva 500 milioni contanti e si è prestato lo

stesso Sangiorgi ad anticiparli. e li ha effettivamente anticipati. Sì, sì, li ha anticipati. Gli ho gli ho fatto conoscere la persona a Milano che trattava la la droga e li ho fatti conoscere. Hanno preso un appuntamento e gli ha consegnato 500 milioni verso febbraio 93, gennaio- febbraio 93. Eh, >> altri rapporti col Sangiorgi relativi ad altri fatti illeciti ne ha avuto? Mh, no, che ricordo io altri Ah, sì, sì, è successo anche questo perché sono successe tante di quelle cose che magari con i tempi vado vado un

pochettino e a fine anno, sempre al 92, comunque prima di Natale, giorni prima di Natale si mi dà appuntamento sempre alla Villa della madre a Santa Flavia mi dà un appuntamento che mi deve consegnare eh dei soldi E e così avviene e era prima di Natale del 92. Mh ci incontriamo alla Villa della madre e mi dà non so quanto quanto siano di preciso.

 Comunque era quasi il il cofano della Clio era pieno di di biglietti da 100. Non non non posso sapere quanto potevano essere. Eh, allegate ai soldi c’erano dei ritagli delle pagine gialle e ho potuto capire che si trattava di tangenti che pagavano gli hotel. Penso penso molti hotelli di Palermo e provincia e a quel punto ho capito pure che li stava gestendo lui.

Eh, i soldi io li ho portati da casa di Salvatore Biondino per fargli avere a Totorrina. >> Questi lei li ha visti personalmente? I soldi li ho visti io. Sì, ripeto, ho riempito una il cofano della Clio. Altre altri rapporti illeciti con il Sangiorgi? Non ne ricorda, >> non me ne ricordo. No, >> senta, poco fa a proposito dell’allontanamento da da Casteldaccia, da Santa Flavia alla subito dopo l’omicidio e lei ha detto che vi siete divisi, due siete andati da una parte e due dall’altra.

 ricorda se durante il tragitto di ritorno verso Palermo comunque siete stati in contatto o vi siete sentiti tramite qualche telefono cellulare. >> Sicuramente di sì. Cioè io in quel periodo, vabbè, a parte avevo avevo sia il mio interessato a me e sia il mio sia un altro sempre telefonino interessato a un a un mio autista, un ragazzo che lavorava con me e in più c’era, vabbè, c’era il telefonino di Joè e in quel periodo, se mi ricordo bene, eravamo in possesso di telefoni cellulari clonati.

>> Oh, ecco, parliamo appunto un attimo di questi cellulari clonati. Voi avevate alcuni telefoni cellulari clonati a vostra disposizione. >> Intanto può spiegare alla corte cosa significa telefono cellulare clonato? Sinteticamente. >> Sinteticamente. Ehm, il telefono cellulare clonato. Io, vabbè, il primo l’ho conosciuto a luglio del 92 perché prima di allora non sapeva cosa fosse, eh.

Il telefono cellulare era stato manomesso, penso, di di un qualcuno della SIP. Eh, >> come funzionava? >> Funzionava tramite una serie di di impostazioni al telefono, cioè fra numeri, asterisco e cose varie. Adesso la funzione non me la ricordo precisa. si poteva accedere, avendo il numero seriale di un altro utente, numero seriale e numero di telefono, si potevano fare effettuare delle chiamate, appunto, a spese di un altro utente.

>> Quindi, in sostanza, si utilizzava un telefono e si addebitavano le telefonate a un altro. >> A un altro, sì. >> Oh, voi a partire da quando ha detto a luglio, a partire da quando avete cominciato ad avere telefoni cellulari clonati? Di sicuro nell’estate del 92 già ne avevamo uno, successivamente ne abbiamo comprati altri tre.

>> Questo primo da dove vi è provenuto? >> Il primo me l’ha proposto il Mione andando a Teramo, quando sono andato per le armi. >> Scusi, la corte non sa chi è Mione. Dovrebbe dire Mione come >> Mone è la persona Mione Gaspare, eh sempre parliamo di luglio 92. Eh, abbiamo comprato abbiamo comprato delle armi, abbiamo trattato delle armi con un certo Mione Gasper originario di Castellammare del Golfo, però che abitava a Teramo e lui conviveva allora con una slava, penso che sia slava e aveva possibilità di trovare armi che provenivano

dall’Eugoslave. In quell’occasione che sono andato a vedere le armi mi ha proposto pure su telefono cellulare che non ho preso subito. Ho chiesto il parere a Giovanni Brusca che mi ha detto di prenderlo, a parte che l’abbiamo comprato 5 milioni di prenderlo. è arrivato comunque successivamente perché non non l’ho preso subito io, è arrivato successivamente assieme assieme o a solo con dopo un periodo.

Gli altri telefoni clonati quando vi sono arrivati e chi ve li ha dati? >> Altri, vabbè, si sono alternato prima uno, poi un altro, comunque altri tre. il periodo, non lo ricordo di preciso, mh se è settembre, se è ottobre, comunque subito dopo, eh ce l’ha dato a noi un certo Vitor Randazzo che era amico di Joè e vabbè, a parte che costavano molto di meno, costavano molto di meno, per cui a noi servivano e ne abbiamo comprati altri tre, per cui alla fine del 92 ci siamo ritrovati con quattro telefoni cellulari

clonati. Lei ricorda in che periodo avvenne questo viaggio a Teramo, nel corso del quale lei vide per la prima volta un telefono clonato? luglio, penso luglio 92 ho detto. L’epoca fa, parlando, sto cambiando argomento, parlando di San Giorgi, ha detto San Giorgi Gaetano, in realtà ha anche detto, ma non lo voglio ripetere, un altro nome o un diminutivo? diminuitivo.

>> Esatto. Può dirci come lo chiamavate? >> Tani tani. So >> avendo lei >> lo chiamavano tutti tani. >> Avendo lei risentito, appunto, le intercettazioni, le registrazioni delle intercettazioni ambientali, il Tani di cui parlavate lei e Gioè è San Giorgi? si riferiva a Gaetano Sangiorgi. Senta, lei ricorda in quel periodo se Bagarella e anche al vostro interno eh si facesse chiamare col suo nome o con un altro nome? >> Sì, al telefono si faceva chiamare Franco quel periodo e Brusca invece Frizzi.

Brusca si faceva chiamare Frizi. Senta, all’interno di via Ughetti, come lei sa, nell’appartamento da voi utilizzato, >> Sì. >> Sono stati rinvenuti un certo numero di documenti o fotocopie di documenti con una serie di fotografie all’interno. >> Sì. >> A che servivano queste fotocopie di documenti o i documenti e le fotografie? si dovevano fare i documenti i documenti per i vari latitanti.

Siccome si occupava si occupava Joè per quanto riguarda i documenti falsi, cioè si occupava nel senso che conosceva, aveva conosciuto tramite Gioacchino Calabrò una persona a Roma che contraffaceva il sti documenti, quindi queste fotocopie di documenti o documenti insieme alle foto servivano per produrre o per ottenere altri documenti falsificati. Sì, precisamente.

>> Fra queste foto lei ricorda se c’era anche quella del Bagarella? >> Sì.  >> Ultima domanda per il momento. Lei diceva partenza per Teramo intorno al mese di luglio. Riesce a collegare questa partenza a un qualche episodio specifico che l’ha visto coinvolto? La partenza a Teramo è è successivamente al all’uccisione di di Vincenzo Milazzo e la fidanzata.

>> Successivamente all’uccisione di Vincenzo Milazzo e della fidanzata. Sì, all’uccisione. Sì, all’uccisione del di Vincenzo Mialza fidanzata e al momento in cui li andiamo a a sotterrare e assieme al a Vincenzo Milazzo viene sotterrato anche il fratello che era stato ucciso nel l’estate 90 91 in un conflitto a fuoco.

 Cioè il motivo del >> Scusi, era stato ucciso un anno prima. Com’è che viene sotterrato insieme a quello ucciso un anno dopo? Ecco, siccome quel periodo si c’era una voce che diceva che il un certo Simone Benenati di Alcamo stava per collaborare e sapeva appunto dov’era stato sotterrato il fratello di Vincenzo Milazzo, come ripeto era stato ucciso in un conflitto a fuoco con i carabinieri ad Alcamo.

 Allora, per evitare che scoprissero il cadavere, in occasione dell’uccisione di Vincenzo Mirazi, la fidanzata, abbiamo anche sotterrato il fratello il fratello minore di Vincenzo Milasso nello stesso punto. >> Scusi, sotterrato perché dov’era stato fino a quel momento da un anno il cadavere? era stato messo in un altro posto, siccome appunto lo sapeva il Benenati Simone e si diceva che poteva poteva collaborare in quel periodo, almeno c’era questa voce, per evitare che si trovasse il cadavere, l’abbiamo disotterrato e sotterrato in un altro punto.

>> Questo avvenne tutto contemporaneamente nella stessa giornata o in giorni successivi? Ehm i due omicidi, il seppellimento, l’altro seppellimento. Nello stesso periodo, >> adesso un giorno consecutivo all’altro, >> quindi il giorno prima e il giorno dopo. >> Sì, nel giro di di due giorni comunque il tutto è successo.

>> Nel giro di due giorni avete fatto tutta sta operazione. >> Sì, >> va bene. Per il momento, presidente, io non ho altre domande. >> Va bene. Allora, vediamo la difesa se ha domande. Se non ci sono domande alziamo oltre. Sì, >> l’avvocato cortesemente deve dire >> avvocato Reina difesa >> registriamo >> di scaduto Giovanni.

Io desidero, signor presidente, che il Barbera possa narrare che cosa sostanzialmente è avvenuto per quello che ricorda il giorno dell’omicidio partendo dal mattino. Cioè lei vorrebbe che la Papera riferisse che cosa ha fatto lui >> in lui e ed eventualmente altre persone il giorno che si è poi concluso con l’omicidio.

 in un certo senso ha già risposto alla domanda comunque >> del salvo del salvo >> comunque >> no perché mi >> vabbè >> se lui volesse all >> la bar >> avere perché forse >> se lei per quello che ricorda può dire quella può riferire alla Corte quello che lei ha fatto quel giorno. >> Posso ripetere di nuovo le stesse cose? È stato un in un primo in un primo sopralluogo si pensava di commettere l’omicidio.

>> No, no, io sto parlando del giorno dell’omicidio, lasciamo andare sul resto mi pare che è stato abbastanza esauriente. Cosa avviene la mattina del giorno stabilito per l’omicidio? La mattina, intanto ci siamo stabiliti, eramo eravamo assidui alla casa della mamma di San Giorgi, erano fermi là assiduamente e mangiavamo là e si premurava il San Giorgio andava andava a prendere, anzi questo particolare lo sto ricordando adesso, andava a prendere il mangiare all’Hotel Zacarella e mangiavamo là alla casa del in

compagnia anche dello stesso Scaduto. Io richiamo la sua attenzione, signor Labbera, sulla mia domanda. La mattina, la mattina del giorno che si è concluso con l’omicidio del dottor Salda, come incomincia la vostra mattina? Vi incontrate? Chi si incontra? Dove? Eravamo assiduamente a casa della mamma di San Giorgi.

 Qualcuno della zona come lo stesso scaduto del San Giorgi poteva uscire per fare una qualsiasi cosa sua personale loro essendo della zona. Quindi eravate a casa della madre del San Giorgio. Che cosa è accaduto? Ma di preciso adesso non mi posso ricordare cosa abbiamo fatto. Ho detto abbiamo mangiato a mezzogiorno aspettando che facesse buio per commettere l’omicidio.

Particolare non non me lo posso ricordare. La mattina non vi siete avvicinati alla villa del dottor Salvo? >> Eh, avvocato deve parlare al microfono perché rischiamo di non registrare. Sì. Allora, ha chiesto la l’avvocato Rena, quella mattina vi siete avvicinati alla villa del del Salvo? Abbiamo fatto un primo tentativo avvicinando avvicinandoci da una stradina che percorreva il salvo e avevamo provato a commettere l’omicidio in quella stradina.

 Siccome lui quella mattina non è uscito per motivi suoi, abbiamo deciso di commettere l’omicidio il pomeriggio tardi. >> Perfetto. >> Dopo che faceva bui. Abbiamo aspettato che facesse >> Aspetta, aspetta. Sia gentile. Aspetti. Io le contesto che nell’interrogatorio 3 dicembre 1993 lei ha detto quello che ci ha riferito, ma poi ha precisato che dopo esserci sistemati nel luogo adatto questo al mattino per commettere l’omicidio, scoprimmo che quella mattina il salvo era uscito più presto.

Io le contesto questo perché lei adesso sta dicendo che invece avete accertato che quella mattina il salvo non era addirittura uscito. >> Eh sì, perché vabbè, mi sono mi sono ricordato dopo c’è stato c’era il dubbio se era già uscito prima o se invece era rimasto a casa. Siccome raramente succedeva che rimaneva a casa e poi mi sono ricordato che invece quel quel giorno era rimasta a casa.

Ma lei, scusa, >> comunque so di sicuro che abbiamo aspettato e non è uscito. Se è uscito prima o se non è uscito, adesso non lo ricordo, so di sicuro che non è passato. >> No, lei fa riferimento alla Mercedes con la quale il dottor Salvo si allontanava dalla villa la mattina, quindi se lei ha stabilito che il salvo era già uscito significa che il Mercedes queste sono considerazioni, alle domande.

 No, no, è il riferimento che è il riferimento che fa il test, fa riferimento al Mercedes. Al Mercedes. Perfetto. >> Gli dico, eh, lui abitualmente usciva con una Mercedes, per cui il punto di riferimento, se San Giorgio andava a vedere se era uscito, il punto di riferimento era la macchina. Se però usciva con un’altra macchina, lui era convinto che magari era a casa.

 Quello è il fatto della Mercedes. Vabbè. >>  >> Quanto tempo prima riferito al fatto, all’omicidio salvo? Lei ha conosciuto scaduto Giovanni >> e pochi giorni prima. >> Pochi giorni prima. I suoi rapporti con scaduto si sono limitati a questo fatto o ci sono stati altri rapporti? quelli che ho già detto dopo l’uccisione di di Ignazio Salvo ci siamo continuati a frequentare fino fino alla data del mio arresto.

>> E qual era l’oggetto della frequentazione, >> anzi del suo arresto, perché se mi ricordo bene forse è stato arrestato prima di me, qualche giorno prima. >> Qual era l’oggetto, il motivo per cui vi frequentavate? E il motivo è dopo l’omicidio di Ignazio Salvo si si diceva che a poco tempo più in là si si dava il mandamento di Bagheria di nuovo a Giovanni Scaduto.

 Lui lui aspettava aspettava questo momento. Dopo aver commesso l’omicidio. Sperava che gli davano il mandamento di nuovo di Bagheria. a cui lui già era stato mandamento prima. >> Era stato >> era stato già capomandamento >> scaduto Giovanni. >> Sì, l’ho sentito dopo dai discorsi, >> quindi faceva parte di Cosa Nostra.

>> Sì, >> ma in quel periodo qual era la posizione di Scaduto Giovanni rispetto all’organizzazione e in particolare a quello che lei chiama mandamento di Bagheria? Anche questo l’aspetto, ma comunque >> era stato ripescato dopo che lui era stato messo da parte. Era stato ripescato, se così si può dire, eh, >> messo da parte significa posato.

>> Era in un primo momento posato. >> Dopo, nel 92 eh era stato ripescato. Ripescato nel senso che era stato di nuovo messo in mezzo da Bagarella e Brusca. E chi è che si rivolse a scaduto, che lei sappia, per ripescarlo, usiamo questa espressione e io me lo sono trovato direttamente in riunione, ripeto, a casa di di Santino Di Matteo.

Come è avvenuto? Non lo so. >> E qual era il ruolo che secondo lei lo scaduto doveva avere nell’omicidio? Il ruolo è quello di, a parte la la conoscenza sua con San Giorgi e dopo che ci ha partecipato che che il Sangiorgi aveva un certo odio per lo zio e parlando dell’omicidio ha partecipato che poteva lui collaborare all’uccisione dello zio.

E per cui >> Sangi Giorgi da da chi era stato agganciato? Usiamo questa espressione e i particolari >> è coinvolto >> e i particolari non li sono li ho trovato l’ho trovato direttamente nelle riunioni che si facevano quando io l’ho conosciuto, per come ho detto la prima volta a casa del Di Matteo. Lei ha detto che il dottor Sangiorgi è uomo d’onore e ha anche aggiunto che non sa la famiglia di non ne conosce la famiglia di appartenenza.

 La conferma l’ha detto stamattina l’ho detto che non lo so. Comunque ho capito ho capito che che faceva parte della famiglia di Salemi, che era stato messo in famiglia a Salemi. E perché a Salemi? a Salemi perché è una zona forse dove frequentava il suocero che lui è sposato con Sì. >> con la figlia di Nino Salvo.

 Questo lo sappiamo. Quindi sarebbe stato il suocero a farlo diventare uomo d’onore? >> Non c’ero io. Comunque me l’hanno presentato come come uomo d’onore. Quando l’hanno messo in Cosa Nostra io non lo so. È scaduto dove abitava? so che abitava a Palermo, >> nelle zone vicino al Politeano e usava una casa dove appunto poi ho saputo che è stato arrestato e da Latitante vicinissimo all’abitazione di San Giorgi, >> quindi sempre >> in via Principe Belmonte, >> sempre nella città di Palermo.

>> Sempre a Palermo. gli esecutori materiali dell’omicidio, per quello che lei ricorda, com’erano vestiti? >> Come vesti chi? >> La sera del delitto. >> Ah, non mi ricordo >> niente, proprio nessun ricordo. >> No, >> sono saliti nella sua macchina, lei li ha accompagnati. Sì, ma ripeto avvocato, non cioè se col giubino con la camicia o col coso, non non mi ricordo.

>> Non se lo ricordo. >> Avevate dei guanti. >> I guanti sicuramente di sì. >> E oltre dei guanti, qualche altro segno di abbigliamento particolare? >> Particolare sicuramente il cappellino, il passamontagna, un berretto, una cosa che può nascondere la fisionomia di una persona. >> Ma lei li ha visti? >> Le persone che hanno sparato, >> no? persone che hanno sparato questi indumenti singolari, siccome lei dice cappellino, passamontagna, diciamo, se li abisti dovrebbe essere in grado di dire precisamente oppure lo ha

avuto riferito. >> No, io aspettavo fuori il cancello. Io aspettavo fuori il cancello. >> Se qualcuno aveva un cappellino e poi se l’è tolto è normalissimo perché già si trova fuori. No, io desidero sapere a lei personalmente se risulta qualcosa, senò lei mi risponde non mi risulta. Ha visti ha chiesto lei li ha visti materialmente? Li ha visti questi passamontagna, questi cappellini o no? >> No, no, non no.

>> Chi è Giuseppe Pollarà? Giuseppe >> Pollatar. Non lo conosco. >> È Campisi Mario. >> Campisi Mario >> non lo conosco. Risulta che dal cellulare del Campisi viene chiamato più volte il suo cellulare. >> In grado di dare una spiegazione. Ricordassi riferisce a qualche telefonino clonato. >> Io lo traggo da un suo interrogatorio da contestazioni che le ha rivolto il signor pubblico ministero in data del 20 ottobre 84.

Si parla di Alessi video recorder Pollarà Giuseppe Campisi, Mario. >> No, in particolare video recorder mi sto ricordando e si tratta dei telefonini reclonati. Ripeto, avevamo tantissimi numeri da potere immettere al telefonino. Video recordo me lo lo ricordo bene. Cioè si tratta, mi faccia capire, di telefonini clonati in suo possesso >> che sfruttavano le utenze di queste persone.

>> Perfetto. In possesso di tutto il gruppo. >> Quindi sfruttavano utenze appartenenti a terzi. Però qui sembrerebbe che una di queste utenze che lei dice di sfruttare invece è un’utenza in partenza rispetto al suo cellulare ed è con precisamente l’utenza di Campisi Mario. >> Cioè, se ho capito bene, ho chiamato io dal mio, >> no? Che avrebbe chiamato Campisi Mario il suo.

 Eh, >> Campisi Mario è un sacerdote, se questo le può la può aiutare nel ricordo. >> Ecco, potrebbe essere. un telefonino di quelli clonati, un numero che avevamo in possesso che potevamo inserire al telefono clonato, una terza persona che si avvaleva dell’utenza telefonica del Campisi. Può anche essere >> questo, lei vuol dire >> può anche essere, cioè se la stessa persona che ha dato il numero a me l’ha data a un altro, vuol dire che lo poteva usare anche qualche altro, no? Perché il suo telefono avrebbe dato occupato. Vabbè, comunque non è lei. Se

lei non è in grado di dare spiegazioni, mi sembra assolutamente superfluo insistere. Lei ha parlato del di telefoni clonati e ha pressa poco indicato la data del luglio del 1992 come data di inizio del possesso. >> Ho conosciuto il primo telefonino clonato. >> Sì. A cosa a quale circostanza lega questo questa adattazione? già detto, l’ho già detto.

>> Ah, no, perché, signor presidente, siccome in un interrogatorio ha parlato genericamente dell’estate, vè vabbè, comunque questo >> lo stesso giorno che sono andato a trattare le armi con un certo mi Gaspare mi ha presentato su telefonino clonato >> in occasione, quindi dell’episodio Teramo, diciamo. >> Perfetto.

 Non l’ho preso subito, è arrivato successivamente. >> Se lei mi chiede quando non la data precisa non mi arriva. Va bene. E allora avvocati, gli altri due avvocati domande? Credo. Eh, allora, avvocato Barone  nell’interesse de Bagarella. Leca. >> Sì, signor La Barbera, può dire alla corte chi è che ha deciso di uccidere Ignazio Salvo? Noi prendevamo ordine da Brusca e Bagarella.

Se se c’era qualcuno più in alto a me personalmente non mi risulta. >> Allora, aspetti le le facilito un poco il compito. Tra la villa del dottor Salvo che è stato ucciso. >> Sì. >> E la villa della madre di San Giorgi che distanza c’era? Eh, si percorreva un pezzo di provinciale, si metteva in una strada secondaria e saranno 700-800 m, 1 km.

 avvocato, non lo posso specificare. Posso ricordare per le finalità ovvie che lei ha dichiarato al procuratore della Repubblica a circa 500 m di distanza e su una traversa della strada principale. Oggi sta dando una misura diversa. È in grado di dirci quale è più precisa secondo il suo ricordo, se è questa che dice oggi o quella che ha dichiarato allora.

>> Penso sì. No, penso di più di 500 m perché la la casa della madre di San Giorgio si trovava nella stessa strada a Santa Flavia dove sta la stazione dei carabinieri e per cui si deve percorrere delle stradine che poi si mettono alla provinciale e subito dopo si arriva a circa 300 m di provinciale si arriva a quella del salvo dove è successo l’omicidio, per cui sarà molto di più di 500 m.

Lei, rispondendo al procuratore della Repubblica, ha detto che Gioè a un certo punto le ha manifestato, le ha fatto sapere che aveva forse perso una cartuccia nel modo di smontare il fucile. Quando Gè le disse questa circostanza e dopo che aveva preso il borsone e ci stavamo avviando, perché io che so hai messo tutto dentro.

>> Cioè lo stesso giorno del delitto, in poche parole. Sì, sì, lo stesso prima di lasciare la, cioè quando abbiamo lasciato la macchina rubata, abbiamo preso la macchina la macchina mia. >> Può spiegare alla Corte per quale ragione non è stata incendiata la autovettura tempra >> e l’ha già spiegato. >> No, presidente, mi faccia finire la domanda.

dopo che ebbe la registrazione >> dopo che ebbe consegnate le armi a Brusca e a Scaduto e a San Giorgio e allora >> e cioè ritornare di nuovo per bruciare la macchina è controproducente, cioè già avevamo perso tanto tempo. >> Le chiedo scusa. >> Sì, >> vorrei che lei capisse bene la domanda prima di rispondere.

glielo spiego io. >> Ha detto che non è stato possibile incendiare la vettura perché se fossimo rimasti lì, se foste rimasti lì ad aspettare accanto alla macchina bruciata sarebbe stato controproducente per voi. Ricordo bene che è stata questa la sua risposta. >> Sì, sì. Cambiando un pochettino la terminologia non ha detto non è stato possibile.

 Abbiamo ritenuto perché sennò sarebbero stati visti accanto a una macchina incendiata. Ora dico, dopo che vennero i due a prendere in consegna le armi, cosa vi impedì di bruciarla una volta che gli altri erano arrivati con l’altra macchina? Ecco, noi già ci stavamo quasi immettendo in strada.

Ergastolo Ostativo. Il pentito Di Filippo: ''Ho paura. Se Bagarella esce mi verrà a cercare'' - Antimafia Duemila - Informazioni su Cosa Nostra, 'Ndrangheta e sistemi criminali

 c’era la mia macchina accesa, il borsone. Anzi, sottolineo che eh un attimo prima era passata una macchina di polizia con un poliziotto con la pistola fuori che si stava avviando verso dove era successo l’omicidio, per cui abbiamo visto che i tempi si accorciavano, per cui dopo aver consegnato la borsa con le armi, rientrare di nuovo in macchina quella rubata per darci fuoco non non era il caso.

 Posso chiedere se lei ha mai riferito di questo passaggio del poliziotto con la pistola in mano fino ad oggi o della prima volta che lo dice? Mi ricordo che già l’ho detto. >> È sicuro di averlo già detto? >> Mi ricordo di averlo detto, anche perché è un fatto. Io non so se ho tutte le carte, ma dalle mie carte non risulta. Comunque per quello che vale.

 Dopo che fu commesso questo delitto, lei ebbe occasione di leggere la cronaca giornalistica che ne parlava nei giorni successivi? >> Non ricordo. In per questo fatto non mi ricordo avvocato se l’ho letto. Non >> ricorda di avere detto questo. >> Sì, sì, l’avrò detto. Comunque non penso che l’avrò detto era molto più vicino al fatto accaduto, per cui a distanza adesso di di quasi un anno.

 Ricordassi che l’ho detto, avvocato? Sì, io lo trovo scritto. >> Sì, sì. Potaz che ho letto sul giornale del fatto >> Senta, lei ha mai dichiarato al procuratore della Repubblica che San Giorgi aspettava sul luogo aspettando di avere notizie sul rientro del saldo? E ho detto che si alternava dalla casa della madre, andava a casa sua e ripeto che da una finestra si vedono tutti i movimenti eh del Salvo Ignazio e si alternava per capire eh i movimenti del dello zio di Ignazio Sal.

 No, le chiedo scusa. Io ho parlato di notizie sul rientro del salvo. Le leggo testualmente la frase, così le può essere più utile per ricordar. Ce ne andammo nella villa della madre del San Giorgio, aspettando di avere notizie sul rientro del salvo. I movimenti, cioè tutti i movimenti, l’uscita, il rientro.

 Avrò detto il rientro perché >> le chiedo le chiedo scusa. Eh, rientro presuppone che ci sia stata una uscita. Movimento è un discorso diverso. Io le chiedo se ha fatto questa dichiarazione e se ne dà conferma in questa sede. Se non ne dà conferma ci dirà perché. >> No, no, do conferma. Do conferma. Cioè il movimento, intendo anche il rientro perché il San Giorgio era addetto a questo, a stare attento se lo zio rientrava perché se non rientrava è inutile che si doveva accertare prima di andare nel giardino per commettere l’omicidio ci dovevamo accertare che era

rientrato. Per movimento. Intendo anche questo, anche il rientro. desidero se è in grado, se mi specifica un qualche cosa che non ho capito bene durante l’interrogatorio del procuratore della Repubblica e si tratta di questo. La stradina, così come lei l’ha chiamata, che andava dalla villa del dottor Salvo fino alla strada, credo la strada provinciale, non so quale sia.

È una stradina che serviva unicamente questa villa del Salvo, se lei ricorda, o era una stradina su cui transitavano persone dirette verso altri villini, altri? No, c’erano c’erano altre altre villini, c’era tanta altra gente. Sì, si trattava di una strada eh larga, stretta, ce la può descrivere in discesa, in salita >> stretta e credo serrata e per un pezzettino in pianura, poi scendeva che si avviava fino al cancello del salvo.

Oh, allora, premesso che è una stradina stretta e sterrata, così come lei l’ha definita, era una stradina provvista di impianto di illuminazione, cioè vicino alle ville, perché poi c’è un tratto, un tratto prima di arrivare alla villa dei Salvo, siccome ci sono diverse villette, un po’ di illuminazione c’era >> illuminazione, io parlo di illuminazione della strada, cioè lampioni va, quelli che noi chiamiamo lampion Sì, sì, sì.

No, mi ricordo che non ce n’erano. >> Non ce n’erano. >> Quanto era lunga, grosso modo, la distanza tra il posto dove lei attendeva? Lei lo ha già detto poco fa, ma ne vorrei conferma. >> Sì. >> Tra il posto dove lei attendeva e il posto dove andò a caricare poi i suoi complici che tornavano dall’esecuzione delitto.

>> 2-300 m. Ho detto >> li fece a marcia indietro. >> Sì, sì, a marcia indietro. Io credo di avere finito, presidente. Un attimo che controllo per evitarle la noia di dover riprendere la parola. Avvocato Raffaele Restivo. Signor La Barbera, ritornerò ma molto rapidamente sulla mattina in cui c’è stato un omicidio.

 Mi è sfuggito, probabilmente, non ho ben capito, il gruppo che si muove da dove parte quella mattina, il gruppo di cui lei fa parte. Qual è il punto di partenza? >> La casa della madre del dottor San Giorgio Gaetano. >> Quindi avevate per notato IVI. >> Lo facevamo spesso. Sì. Allora, devo fare una contestazione, presidente.

 Nella dichiarazione resa il 3 dicembre 93 al pubblico ministero il la Barbera così dichiara: “Da Alto Fonte ci spostammo, quindi la mattina del giorno stabilito nella zona dove sorge la villa del Salvo eccetera”. E allora la Barba, lei a quanto pare ha dichiarato precedentemente che quella mattina vi siete spostati d’alto fonte fino ora invece sta dicendo, vuole chiarire, vuole dire alla corta qual è la verità.

>> La verità è, signor presidente, e ci siamo andati una prima volta per un sopralluogo, abbiamo fatto un privo tentativo. Si sta parlando di un fatto accaduto a settembre al 92. Assieme a quell’altro a questo fatto sono successe tante altre cose. Adesso, se non sono preciso con la mattina e mi posso pure sbagliare.

 Cioè, ripeto, c’è stata una mattina di un sopralluogo, un tentato, un tentato per capire se si poteva commettere omicidio una mattina. In più abbiamo aspettato quella sera quando poi è successo, perciò posso essere impreciso e può succedere il fatto che mi posso sbagliare, insomma. Allora, così >> ci riserviamo poi riprodurre evidentemente il verbale.

>> Così ha detto >> Riguardo i telefoni clonati, mi pare che abbia detto che il si imbatte nel problema telefono clonato a luglio quando vanno a Teramo e poi ne acquistano un primo, mi pare che abbia detto per 5 milioni. E devo contestare che nell’interrogatorio reso al pubblico ministero il 17 dicembre del 93 il la Barbera ha così dichiarato.

 Ripeto che io sono convinto che non avevamo apparecchi clonati fino al giorno dell’omicidio di Ignazio Salvo, cioè siamo al 17 settembre. Perché se li avessimo avuti certamente in quell’occasione li avremmo usati invece di lasciare una traccia dell’uso dei cellulari a nostro nome. >> Cosa può dirci in merito? >> E avvocato, io ho detto che a luglio ho conosciuto il primo cellulare, ho detto che l’abbiamo pagato 5 milioni, ma ho pure detto che non l’ho preso subito, ci è arrivato un secondo tempo.

>> Ok? se su secondo tempo e come da luglio a settembre non è che sono due mesi e mezzo non posso non mi posso ricordare se è stato prima dell’omicidio salvo o dopo, quindi l’avrebbe avuto dopo che è arrivato questo telefonino e se è stato usato. Non me lo ricordo. Cioè dico la contestazione in quanto allora era certo di non averlo usato, ora dice che non ricorda.

 Va bene, un’ultima domanda e credo di avere rapidamente finito. Lei ricorda chi è Favuzza Giuseppe? Favuzza, lo posso aiutare qua io. Sarebbe perché il pubblico ministero nel corso di interrogatorio le diede questa notizia che gli orologi cartier sarebbero stati di cui oggi abbiamo parlato sarebbero stati acquistati da tale Favuzza Giuseppe.

 Lei si ricorda se questo Favuzza dopo l’omicidio salvo era preoccupato per la propria incolumità personale? E il Sangiorgi dopo l’omicidio ne parlava spesso di suo Favuzza e a parte che a me non mi competeva chiedere chi poteva essere il Favuzza e io l’ho saputo in secondo tempo adesso che è un parente, non so manco che grado di parentela abbia.

 Comunque so che il Favuzza si rivolgeva dopo l’omicidio del salvo, per qualsiasi cosa si rivolgeva a San Giorgi. Le risulta se invece si sia rivolto a tale Messina denaro Matteo proprio perché è preoccupato per la sua incolumità affinché Costui facesse da tramite >> per rassicurarlo. Siccome Salemi appartiene al alla provincia di Trapani e Messina Denaro Matteo e capoprovincia per cui comprende anche Salemi, nulla di strano se il Favuzza si può rivolgere tramite San Giorgio a a Matteo Messina Denaro.

 No, io gliel’ho chiesto perché è lei che dà queste notizie al 26 gennaio 94, quindi io le attingo a questo suo interrogatore il 26 gennaio 94 dove lei dice espressamente così: “Sempre in quel periodo, capì dai discorsi che si facevano nel nostro gruppo che il Favuzza si era rivolto, non so se direttamente o tramite terze persone a Messina Denaro Matteo perché era preoccupato per la propria sorte dopo l’omicidio de Salvo.

” Ora ricorda >> sono discorsi che faceva il Sangiorgi. Io lo sapevo sempre perché ne parlava il San Giorgi veramente qua dice cosa diversa. Comunque poi valuterà la Corte perché produrremo anche questo verbale. >> Grazie presidente. Signor La Barbera, lei ha parlato di questi telefoni cellulari clonati, ha detto che il primo l’ha visto e l’ha avuto offerto in vendita da Mione Caspere nel luglio >> del 92.

 del 92 e poi gli altri nei mesi successivi. >> Sì, >> innanzitutto i numeri da utilizzare per clonare su questi telefoni, cioè i numeri a cui fare figurare venissero fatte le telefonate in realtà fatte con i telefoni clonati. Da chi vi venivano forniti? >> Dalla stessa persona che ci vendeva il telefono. >> E voi sapevate a chi erano in realtà intestati i numeri? No, no, completamente.

 Avevamo soltanto il numero di telefono e il numero seriale che apparteneva al telefono >> senza sapere chi era la vittima dellaazione, diciamo così. >> No, >> senta, lei durante il corso delle indagini ha avuto sia contestate negli interrogatori, come ricordato dai difensori, sia mostrati comunque dalla su delega della procura i tabulati di questi telefoni cellulari. Esatto.

>> Sì. ha dato delle indicazioni su quelle che erano riconducibili a lei personalmente. >> Sì. ha dato anche le indicazioni di quali telefonate potevano ricondursi ad altri del gruppo. >> Sì, a parte che a volte i numeri giravano, >> cioè voglio dire anche anche essendo in possesso dello stesso telefono, >> al momento in cui l’utente, cioè il vero proprietario, si poteva accorgere di una clonatura, si cambiava il numero.

>> Esatto. >> Poteva poteva succedere che lo stesso numero aveva usato un’altra persona. Perf. Ma poi al di là di questo, ognuno di voi usava un telefono solo o ogni telefono girava fra i vari componenti del gruppo? >> Anche il telefono ce lo scambiavamo, succedeva che >> quindi uno stesso telefono e uno stesso numero può registrare chiamate sue, chiamate di la Bagarella, chiamate di Gioè, chiamate di Brusca.

>> Sì, sì. >> Lei lo ha verificato direttamente esaminando i cellulari. >> Sì, sì. E durante questo esame di cellulari, oltre che dalle contestazioni che ci sono gli interrogatori, ha potuto mano mano precisare i suoi ricordi su queste date di acquisto, comunque beh, di acquisto perché li avete pagati di questi cellulari clonati >> e ripeto il il primo sono sicuro nell’occasione che siamo andati a vedere le arme a Teramo e un secondo non ricordo se è stato nei primi di settembre, adesso non mi posso ricordare

C dal tabulato. Dal tabulato. Sì. La domanda mia mira a chiarire una cosa che già la difesa ha fatto. Ha potuto constatare lei, così come peraltro abbiamo constatato noi, che i suoi ricordi in materia dei tempi di acquisto dei cellulari erano inizialmente molto confusi e si sono piano piano e forse non del tutto chiariti.

 Sedendo i tabulati, >> guardando i tabulati non ci sono dubbi, anche perché eh si continuavano a fare gli stessi numeri nostri che quel periodo avevamo in possesso i telefonini. Senta, cambiando completamente argomento, Gioè che è quello che le ha riferito qualche cosa su come sono andate proprio le ultime fasi dell’omicidio, chi ha sparato e chi non ha sparato, le disse se c’era qualcuno presente, cioè >> ovviamente oltre a loro, cioè insieme alle vittime.

>> Sì, sì, sì. Eh, in particolare, vabbè, c’erano persone, in particolare si è saputo dopo, cioè il gioana, anziana, non so quanti anni poteva avere. Poi in secondo tempo ho saputo da Sangiorgi che era proprio la la suocera, era la mamma della moglie che era in quell’attimo era la presente. >> Senta, un’ultima cosa, se la presidente consente, al fascico del dipartimento sono acquisiti due cataloghi di orologi cartieri.

>> Sì. Io vorrei che il signor La Barbera indicasse, se può, quali sono i cinque orologi che furono a loro consegnati. >> Erano tutti e cinque uguali questi orologi? >> No, no, >> no. >> Il suo qual era intanto il modello del suo >> se lo ricorda? A differenza, cioè il modello mio era quasi simile a quello di Joel.

 A differenza era soltanto che nel bracciale c’erano tre fili di oro, a differenza di quello di Gioè che ne aveva due. >> Gioè lo portava abitualmente. >> Io sì. >> E Gioè? >> Gioè anche. Sì. E presidente, se consente, se poi identificaram e >> allora si dato che a questo punto che l’avvocato Barone chiede che venga data la parola al suo assistito Bagarella.

 E allora prego, Bagarella dica. vuole fare, vorrebbe fare confronto con con la Barbera, ma mi dica e lei non ha dichiarato a Palermo giorni orsono che non conosce la Barbera? >> Certo che non lo conosco, appunto, questo come fa a fare tutte queste infanetà e queste tragedie, signor presidente, >> questo sta barattando la sua libertà con quella mia o con quella di tante altre di famiglia.

>> Vabbè. E allora? E allora guardi Bagarella e ascolti, cioè siccome c’è una precisa richiesta in tal senso, prima diamo la parola al pubblico ministero, vediamo che cosa ne pensa in ordine a questa a un eventuale confronto tra il La Barbera e il Bagarella. E allora, presidente,  deve la non ci sono particolari motivi di opposizione, anche se rileviamo obiettivamente che la materia del confronto non è che sia tantissima, posto che le posizioni, soprattutto quella del Bagarella, è di assoluta non conoscenza da parte della

Barbera. Diciamo che non ci sono particolari motivi di opposizione. C’è contrasto tra lo ritiene utile, se lo dovesse la Corte ritenere utile eventualmente a chiarimento della posizione dell’uno o dell’altro. Va bene. E allora senta Bagarella, ascolti bene quello che le dico io. La Corte adesso si ritira in Camera di consiglio per decidere se fare o meno il confronto.

Se dovessimo decidere di fare il confronto, lei deve stare calmo. >> Ma io sono cal deve stare calmo, non deve alzare la voce, altrimenti sarà immediatamente riaccompagnato in al suo posto. Questo ripeto sempre se dovessimo decidere di accogliere la sua >> certamente vorrei vedere se a lei gli invutassero dipende le g starebbe calmo o no signor presidente questo vorrei sa capire tenuto conto della personalità sia della barbera che del che del Bagarella e allora se facciamo entrare la barbera lo mettiamo lì.

Allora si dato che >> Ma lo vuoi guardare un po’ in >> Sì? No, guardare no Bagarella. Si contenti di questo così che cosa dobbiamo fare? >> Niente, vi parlate. >> E allora >> guardandomi si ricorda >> e allora sia tranquillo la Barbera. E allora si il presidente invita sia il la Barbera che il Bagarella a prendere posto in due serie messe di fronte alla corte.

 E allora lei stamattina ha sentito quello che ha riferito il il che cosa ha da dire a lui >> io ho avuto modo insomma di leggere qualche cosa che che dice >> no stamattina lei l’ha sentito pure è appunto questo per come ha fatto 2 anni di parlare e ogni dichiarazione lui ha sempre modificato, ha sempre modificato.

Finalmente stamattina l’ultima ci sono andato a casa a farci visita con mio cognato Gregori dove lui ha detto questa mattina che ci siamo conosciuti in quell’occasione. Eh, se io non lo conosco, quale motivo ho di andarci a fare visita per la morte della madre? >> E allora si stia >> io >> la Barbera ha sentito >> sì >> che cosa ha da dire lei? >> Siccome quel periodo praticava Altofonte, era latitante già ad Altofonte subito dopo.

>> Fentando Altofonte c’era Giovanni Brusca assamente là. Io frequentavo il Di Matteo, il Nino Gio che ci vedevamo da sempre. Essendo che lui frequenta amici miei e sa chi ero io, in quell’occasione che ho è morte mia madre, mi è venuto a fare, anch’io sono rimasto un pochettino così.

 Me l’ho visto spuntare alla mattina. Me l’ho visto spuntare la mattina a casa mia. >> In quale giorno è morta sua madre? La barbera, >> il giorno preciso. >> Sì, >> 17. Io sono stato laetante alla fine di gennaio, perciò in quel periodo io ero libero già bugiato. Poi se uno deve andare a fare una visita penso ci deve essere una certa amicizia, una certa conoscenza, una certa frequentazione, non lo so così punto in bianco io vado là ci a fare visita con mio cognato.

 Eh, certo, lui ne ha detto tante. >> Detto così ha detto >> e allora vediamo qualche altra circostanza che lei vorrebbe contestare. Signor signor La Barbera, eh, ce lo vuole dire al presidente dove si trovava giorni prima di di incominciare a fare quello che sta facendo? In quale carcere si trovava? >> Il presidente lo sa.

 Interessa a te? Il presidente lo sa di lei perché questa convenza non c’è. >> Vabbè, datevi del lei. Eh, >> questa è una cosa >> è giusto è giusto che vi diate del lei tanto dopo e basta. Eh, e allora che voleva sapere lei quando dove >> dov’era, in quale carcere era lui quando prima di iniziare a fare quello che sta facendo in quale? E questo non ha importanza ai finire del confronto.

 No, questo le domande non le che le può porre questa domanda. Andiamo a lei può contestare determinato. Allora, se giorni prima di lui incominciare a fare queste cose, se è stato invitato qui a Rebibbia a Roma e se si è incontrato con persone >> a Rebimbia con persone. Io ero carcerato.

 Con chi mi devevo incontrare? >> E con chi si è incontrato? E che cosa le le hanno proposto? >> No, no, Bagarella. E allora >> e come no, signor presidente, lui l’ha detto lui l’ha detto a persone. Cosa c’è stato proposto? Io l’ho saputo e ora ce lo chiedo. >> Il confronto Il confronto ha una determinata funzione, cioè quello di mettere a confronto due parti che hanno dichiarato cose in contrasto.

>> Signor presidente, lui in quell’occasione ha barattato ha barattato la libertà mia e quella di tante pace di famiglia, signor presidente. Perciò, quindi se lui se lui lo ritiene oppure glielo dice tanto. >> No, no, no, noi no no no non gliela poniamo questa domanda perché lui era detenuto, per noi era detenuto.

 Perciò, quindi non interessa tutto il retroscena, non interessa perché cosa lui lo sta facendo. >> No, non ce n’è retroscena. Io dal carcere sono passato all’ex carcerario sempre guardato a vista >> e basta, >> cominciando a collaborare. Non ce n’è altre strade. >> Non ce n’è altre strade. Non hai barattato niente, vero? Non ho niente da barattare.

>> E allora >> eh mi dico un po’ se se lei saprebe che mi sono salvato, mi sono salvato. Salvato. >> A Nino giovare. Io invece mi sono salvato e sono qua e sono fiero. Neno giu che ha ritenuto giusto fare quello. >> Ritenuto fare giusto fare quello. >> Dopo una vita del rischiare 10 anni di galera esce e si ritrova impiccato in cielo.

 Ma queste sono scelte sue personali e cioè grazie a voi. No, grazie a te. Eh, a suo parte >> comunque lei, aspetta un momentino prima di continuare, lei Nino Gioè lo conosce? >> Sì. L’unica persona che conoscevo di tutte queste che nomina lui è Nino Gi. Ho passato un processo a Siena, tutti gli altri non li conosco. È tutto falso quanto dice non sono mai stato in nessun posto con lui, non lo conosco, non ho mai avuto rapporti né su genere.

>> Vabbè, Barbera, lei che cosa ha da dire di contro? L’ho frequentato dall’inizio 92 fino alla data della mia arresto. 23 marzo la bene, se lei direbbe il contrario, che cosa che fine farebbe lei? Dove and No, signor presidente, >> Pagarella, non ci siamo. Lei se ha deve se vuole può contestare alcune dichiarazioni che lui ha fatto nei suoi confronti, non quelle altre.

 Non può uscire lei. >> Ma scusa se lui sta barattando, signor presidente, lui sta barattando sta barattando la sua libertà con quella mia e con quella da tante parti di famiglia. Perciò quindi non glielo debo dire. >> Per lei è così. Noi siamo qui per verificare questo >> questo questo signore questo signore con la vergogna ci ha portato alla buonanima di suo padre perché so che era un galantuomo suo padre.

 Suo padre si se si è tolto la vita suo padre per per quello che sta facendo questo signor >> e lui ha ancora il coraggio di girare gli auliarella. Mi dica una cosa, ma un’ultima un’ultima circostanza. Eh, ma lui ha fatto dichiarazioni precise nei suoi confronti, precise quelle quelle relative all’esecuzione dell’omicidio di Ignacio Salo.

>> Lei le ha sentite? È falso, signor Pill, è bugiardo. Falso in tutto e per tutto. Va bene. E allora a questo punto mettiamo in verbale sommario perché poi la registrazione quella questo punto e si dato che ciascuna delle parti rimane nelle proprie posizioni. Bagarella afferma che quanto dichiarato dal dalla Barbera è falso.

 Mettiamo tra virgolette in tutto e per tutto. A questo punto il presidente dichiara chiuso il confronto. Va bene, Vagarella si può accomodare di là. Portare Potete portare via Potete portare via Vagarella. E allora, presidente di a questo punto e allora pubblico ministero, oggi dovevamo sentire un altro collaborante. Pennino.

>> Sì, presidente. Pennino. >> Dov’è Pennino? Non abbiamo eh diciamo che facciamo presente noi quanto comunicatoci per le vie brevi dal servizio centrale di protezione. Pennino è malato ormai da un mese e senza prospettive di guarigione a brevissima, quindi e stamattina non è in quest’aula. il pubblico ministero, molto verosimilmente anticipo una conclusione che eh ci riserviamo di formalizzare alla prossima udienza o alla successiva comunque in sede a Palermo rinunzierà al all’esame di Pennino e chiedendo invece

di produrre dei verbali dibattimentali resi in altri processi in epoca successiva alla formazione delle liste ai sensi dell’articolo 468 perché siamo fra il giugno e luglio di quest’anno. Quindi credo che il pubblico ministero rinunzierà a questa mezzo di prova. Vabbè, pubblico ministero, io sin adesso eh intendo dire questo che io non verrò più a Roma con tutta la Corte una terza volta per sentire Pennino, perché oggi è la seconda volta che siamo qui.

 Ci spostiamo tutti da lontano, veniamo qui per sentire Penno, quindi lascio a lei. Ecco, noi ci troviamo di fronte a una >> Allora, il pubblico ministero fa presente che a questo punto fa presente che abbiamo altra scelta >> l’altro collaborante Pennino Pennino che la Corte avrebbe dovuto sottoporre ad esame pure in data odierna è ammalato da un mese e allo Stato non vi sono motivi per ritenere che lo stesso possa guarire.

nell’arco di alcuni giorni nell’arco di alcuni giorni si riserva comunque l’opportunità di far conoscere la rinuncia eventuale all’esame dello stesso ed in alternativa la produzione dei verbali di dichiarazioni rese dal penino stesso in altri procedimenti penali data successiva al deposito della lista Testi in cancelleria.

Presidente, per la correttezza, eh noi abbiamo un messaggio del servizio di protezione che risale alla precedente citazione, alla citazione per la precedente udienza del pennino in cui si comunicava una impossibilità a comparire come da certificato medico. L’udienza, la Corte ricorderà, era quella del 9 novembre per una malattia piuttosto complessa con prognosi all’ora di giorni 30 che dal 9 novembre facevano scivolare già come previsione al 9 dicembre.

 non ci sono eh stati segnalati miglioramenti, anzi c’è stata segnalata

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