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L’incrociatore che fece tremare Malta — e poi fu dimenticato dalla storia

Era il giugno del 1942. Il Mediterraneo ribolliva di sangue, fuoco e acciaio. Tra le onde agitate di quel mare antico, un predatore scivolava nell’oscurità, l’incrociatore pesante Trento, una delle navi più temibili della reggia marina italiana. Con le sue otto cannoni da 203 mm e una velocità che sfiorava i 35 nodi, il Trento non era semplicemente una nave da guerra, era un simbolo di potenza, un messaggero di distruzione che aveva fatto tremare gli alleati per quasi 2 anni di conflitto. Eppure oggi il suo nome è

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quasi dimenticato, sepolto nelle profondità del mare Ionio insieme ai 657 marinai che perirono con lui. Questa è la storia di un gigante che dominò il Mediterraneo, di un incrociatore che rappresentò la spina nel fianco degli inglesi a Malta e di come la gloria si trasformò in tragedia in appena 5 minuti.

Il Trento era nato in un’epoca di grandi ambizioni. varato nell’ottobre del 1927 dal cantiere navale Orlando, entrò ufficialmente in servizio il 3 aprile 1929, diventando immediatamente la nave ammiraglia della divisione incrociatori. La sua progettazione rappresentava una sfida audace ai limiti imposti dal trattato navale di Washington. ufficialmente conforme alle restrizioni, in realtà superava ampiamente il tonnellaggio consentito.

Con una corazzatura relativamente leggera, appena 70 mm di cintura corazzata, il Trento sacrificava la protezione in favore della velocità e della potenza di fuoco. Era una nave pensata per colpire duramente e velocemente, per sfuggire agli inseguitori, per dominare il mare aperto con l’agilità di un predatore marino.

Gli anni precedenti alla guerra furono per il Trento un periodo di gloria tranquilla. Dal 1929 al 1932 la nave intraprese missioni prestigiose che la portarono in luoghi lontani ed esotici. Nel suo primo grande viaggio toccò le coste del Sud America. Capoverde, Rio de Janeiro, Santos, Montevideo, Buenos Aires, Baahia Blanca. Era più di una semplice missione diplomatica, era una dimostrazione di forza, un modo per l’Italia fascista di proiettare il proprio potere navale ben oltre i confini del Mediterraneo.

Nel 1932 il Trento attraversò oceani ancora più distanti, raggiungendo la Cina durante la guerra civile cinese per proteggere i cittadini italiani. visitò Shanghai, Nagasaki, Singapore. Ovunque andasse la sua presenza imponente ricordava al mondo che l’Italia era una potenza navale da non sottovalutare, ma erano le acque del Mediterraneo il vero teatro della sua grandezza.

Nel corso degli anni 30 il Trento partecipò a numerose riviste navali sfoggiando la sua eleganza letale davanti al leader stranieri. Nel maggio 1938 la nave sfilò davanti ad Adolf Hitler, durante la sua visita di stato in Italia, un momento carico di simbolismo, mentre l’Europa scivolava inesorabilmente verso la guerra.

Nel maggio 1939 fu il turno del principe Paolo di Jugoslavia di ammirare la potenza della flotta italiana. Ogni volta il Trento brillava come il gioiello della Regia Marina, un capolavoro di ingegneria navale che incarnava l’ambizione imperiale del regime fascista. Poi venne il 10 giugno 1940 e tutto cambiò.

L’Italia dichiarò guerra a Francia e Gran Bretagna e improvvisamente il Mediterraneo si trasformò in un campo di battaglia. Il Trento non era più una nave da parata, era un’arma da guerra e le sue missioni divennero questione di vita o di morte. Assegnato alla secondo squadra, terzo divisione incrociatori, il Trento si trovò subito nel cuore dell’azione.

La sua prima battaglia importante fu quella di Punta Stilo il 9 luglio 1940. Uno scontro confuso e inconcludente al largo della Calabria contro la flotta britannica del Mediterraneo. Seguirono altre battaglie. Capo Teulada nel novembre 1940, poi la disastrosa battaglia di Capo Matapan nel marzo 1941, dove la regia marina subì una delle sue peggiori sconfitte, ma era Malta, quella piccola isola rocciosa al centro del Mediterraneo che sarebbe diventata l’ossessione del Trento e di tutta la flotta italiana. Malta era molto più di

un semplice avamposto britannico. Era una fortezza militare e navale, l’unica base alleata tra Gibilterra e Alessandria d’Egitto. Da quella posizione strategica aerei e navi britanniche potevano attaccare i convogli italiani diretti verso il Nord Africa, dove le truppe dell’asse combattevano sotto il comando di Erwin Romel.

Rommel lo comprese immediatamente. Senza Malta l’asse finirà per perdere il controllo del Nord Africa. E così Malta divenne il bersaglio principale. Doveva essere bombardata, affamata, piegata fino alla resa. Il Trento divenne uno dei protagonisti di questa guerra spietata contro l’isola assediata. La sua missione era duplice, scortare i convogli italiani verso il Nord Africa e intercettare quelli britannici diretti a Malta.

Era un compito pericoloso, estenuante, che richiedeva velocità, coraggio e una precisione letale. Ogni volta che un convoglio britannico tentava di raggiungere Malta, il Trento era lì, pronto a intercettarlo, a colpirlo, a impedire che quei rifornimenti vitali raggiungessero l’isola assediata. Per gli inglesi vedere il profilo del Trento all’orizzonte significava una cosa sola.

Il pericolo era imminente. Il 12 ottobre 1940 il Trento fu coinvolto in uno scontro notturno al largo di Capopassero, quando cacciatorpediniere italiani ingaggiarono due incrociatori britannici. L’incrociatore italiano accorse in soccorso insieme al Trieste e al Bolzano, anche se arrivò troppo tardi per salvare il cacciator pediniere artigliere, gravemente danneggiato e poi affondato.

Fu solo l’inizio di una serie di missioni sempre più rischiose e disperate. Nella notte tra l’11 e il 12 novembre 1941 il Trento si trovava ancorato nel porto di Taranto, quando gli aerei britannici lanciarono il loro audace attacco notturno. Una bomba colpì la nave in corrispondenza della torre di Prua, un momento di terrore assoluto per l’equipaggio.

Ma il destino, quella notte fu clemente. La bomba non esplose, causando solo danni strutturali e disabilitando una delle torrette antiaeree. Il Trento era sopravvissuto, ma era un avvertimento, un presagio di ciò che sarebbe venuto. Il 27 novembre 1940 il Trento partecipò alla battaglia di Capo Teulada, un altro tentativo italiano di intercettare un convoglio diretto a Malta.

Durante lo scontro con gli incrociatori britannici, il Trento e le sue navi sorelle colpirono l’HMS Berwick con due proiettili. Fu un successo tattico, anche se la battaglia si concluse senza un chiaro vincitore, quando entrambe le flotte decisero di ritirarsi. Eppure, per l’equipaggio del Trento, ogni battaglia vinta, ogni convoglio intercettato, era una vittoria che rafforzava la loro reputazione di guerrieri del mare.

Ma la guerra sul Mediterraneo era brutale, spietata, senza pietà. E Malta continuava a resistere, nonostante i bombardamenti incessanti, nonostante la fame, nonostante l’isolamento. Per due anni la Luft Vaffe tedesca e la regia aeronautica italiana sganciarono migliaia di tonnellate di bombe sull’isola, più di 3000 missioni di bombardamento, 6 700 tonnellate di esplosivo solo sulla zona del Grand Harbor.

Eppure Malta resisteva e i suoi difensori continuavano a colpire i convogli dell’asse con una determinazione feroce. Il Trento era parte integrante di quella guerra d’attrito. Ogni volta che salpava sapeva che stava sfidando la morte. I siluri dei sommergibili britannici, le bombe degli aerosiluranti decollati da Malta, le mine sparse per migliaia intorno all’isola. Ma l’equipaggio non va.

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