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PARLA ANGELO SIINO, IL PENTITO MORTO NEL MISTERO: “BAGARELLA AVREBBE DISTRUTTO PROVENZANO”

27 novembre 2014 Palermo. Davanti alla Corte d’Assise prosegue una delle udienze del processo Bagarella ed altri, conosciuto anche come processo sulla presunta trattativa Stato Mafia. Al centro dell’aula, in video collegamento viene sentito Angelo Sinino, collaboratore di giustizia e figura indicata per anni come uno degli uomini più informati sul sistema degli appalti in Sicilia.

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Questa non è un’udienza costruita su un singolo episodio di sangue. È un’udienza fatta di collegamenti, nomi, ricordi, contestazioni e passaggi processuali che riportano al cuore di una stagione decisiva della storia italiana, quella che segue le stragi di mafia, l’arresto di Totò Ina, il peso del 41 bis, le indagini del Ross, il ruolo di Vito Ciancimino e il tema degli appalti pubblici.

Nel corso dell’esame Sino viene interrogato su questioni delicate: il rapporto mafia appalti, l’interesse di Paolo Borsellino per quel sistema, le dichiarazioni rese in passato su Mori e De Donno, i contatti con esponenti di Cosa Nostra e il ruolo di personaggi come Provenzano, Brusca, Lipari e Ciancimino.

Uno dei passaggi più forti riguarda proprio Borsellino. In aula si torna sul tema degli appalti siciliani e su quella frase secondo cui il magistrato avrebbe voluto sconvolgere il sistema degli appalti. Una frase che dentro il contesto processuale assume un peso particolare perché collega il lavoro investigativo dei magistrati antimafia a un sistema di potere economico e criminale molto più ampio.

La tensione dell’aula nasce anche dal continuo confronto tra ciò che Sino ricorda, ciò che aveva dichiarato in passato e ciò che i difensori gli contestano leggendo vecchi verbali. Il risultato è un’udienza complessa ma preziosa, non una narrazione lineare, bensì un documento giudiziario in cui emergono frammenti di una stagione segnata da stragi, strategie investigative, rapporti riservati e sospetti incrociati.

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Io riparto da qui chiedendole se lei se le risultano dei progetti di attentato al dottor Borsellino fin dal 1987. risultano perché praticamente eh sono stato contattato da Di Maggio Baldastare che mi ha detto se lo potevo accompagnare col mio motoscafo a Ustica e perché doveva essere fatta una cosa per non mi specificò cosa perché capì che era un qualcosa derivato da Polere perpetrare un attentato nei confronti del dottore Falcone.

Nella stessa occasione si fece portare da me a Marina Longa dove io avevo una casa e praticamente io ci ho detto “Ma perché sei voluto venire a Marina Longard?” e mi disse che voleva fare un attentato al dottore Borsellino che soggiornava normalmente aveva un baalov anche lui a Maria Loca e e disse “Ma Baldo, guarda che sei pazzo, ma tu capisci che sei fatte qualcosa qua e succede l’inferno e e praticamente sarei stato il primo ad essere preso sarò io e praticamente e lui mi disse “Vabbè, ma sai è così e basta.

” >> Bene. Io sapendo questo fatto ho preso la fuga e me ne sono andato in Tunisia. Ho capito. Lei ha ricordo di commenti in Cosa Nostra sul trasferimento del dottor Borsellino a Palermo. Commenti che indicativi della volontà di eliminarlo. Debbo dire che questa cosa per me fu emblematica di Baldo di Maggio, però c’erano stati altri commenti che lui si era venuto a a mettere in una situazione la bocca del lupo.

>> Sì. Ricorda una interlocuzione con Salvatore Montalto nel reparto dell’ospedale civico di Palermo. >> Sì. E praticamente, cioè il Salvatore Montalto mi disse, ma anche lui commentò ironicamente la venuta del dottore e Borsellina a Palermo dicendomi “Ma porta a chieso?” >> Sì.

E ricorda anche se le disse questo ci consuma a tutti e quello, riferendosi a Gianmanco, verrà messo in difficoltà. Cristiano, riferendosi a Gianmanco, e praticamente si era messo in difficoltà, invece, riferendosi a dottore Falcone proprio disse questo ci rovinerà a tutti. Sì, ricorda anche di aver parlato con il senatore Coco di questo trasferimento del dottor Borsellino a Palermo.

Senatore Coco che era sottosegretario alla giustizia allora. Sì, con il senatore Coco ho parlato perché ero stato interessato da Giuseppe Pillo Badonia per aiutarlo nella campagna elettorale nella provincia di Caltanestetta dove lui era candidato. >> E ricorda cosa le disse il senatore Coco? Questo no, non lo ricordo >> e le dico dal verbale del 27.

>> Sì, sì, sì. >> Febbraio 99. Ah, >> vuole rispondere o lo posso leggere? Ah, va bene. >> No, non posso, può leggere. >> Posso leggere? Grazie. E pagina 34-35, diciamo, ma in termini, diciamo, non proprio positivi, fu un poco così. dice: “Attenzione che ora arriva Borsellino, dobbiamo stare tutti attenti”. >> Sì, sì, questo >> questo lo diceva il senatore.

Scusi avvocato, non mi è chiaro. Questo sarebbe la dichiarazione di un senatore, del senatore Coco. >> Sì, tratta da quel verbale che ho citato. Sì, >> sì, lo confermo. Dottore. >> Ok. Lei ebbe contezza del fatto che dopo la morte del dottor Falcone il dottor Borsellino si interessò al rapporto dei carabinieri sugli appalti.

Io ho avuto conoscenza da un verbale de che mi fuato ad un mio interrogatorio, non ricordo più quale, dove il dottore Borsellino si interessò al rapporto mafia appalti perché lo riteneva come una delle cause che avrebbero potuto portare al al alla sua a un attentato nei suoi confronti e l’attentato nei confronti del dottore Falcone.

>> Sì. E lei ebbe contza del fatto Seppe, se il dottor Borsellino aveva capito il funzionamento di quel sistema degli appalti, cioè il coinvolgimento della mafia, dei politici e anche dell’imprenditoria. Amente non aveva capito com’era meccanicamente come si svolgeva la cosa, >> però aveva sapeva di qualche aveva avuto qualche imbeccata da parte di qualcuno.

Sì, perché lei nel verbale del processo Borsellino Terra 27 febbraio 99 pagina 38 ha dichiarato praticamente il dottor >> 15 anni fa, >> come scusi? >> 15 anni fa. Eh, lo so, lo so, infatti glielo ricordo per sua memoria, non vuole essere altro che eh >> che una sollecitazione. Praticamente dice il dottor Borsellino ebbe una grande intuizione, ebbe modo di dire, di capire che effettivamente dietro tutta questa situazione degli appalti ci poteva essere non solo la mafia, ma anche grosse situazioni di personaggi dell’imprenditoria nazionale che

praticamente poi portarono allo scoppio della Tangentopoli in campo nazionale e della Tangentopoli siciliana in campo siciliano. giustamente perché praticamente sapevo che in procura era arrivato anche un’informativa da parte di Di Pietro per un pizzino che era stato sequestrato all’interno di una cassetta di sicurezza svizzera dove c’era scritto per i lavori di in Sicilia Angelo Siiro.

Sì. ricorda di aver saputo da Deonno che il dottor Borsellino aveva intenzione di attenzionare tutti gli appalti siciliani? Sì, mi ricordo una cosa di queste. C’è c’era lezioni di donno erano erano tutte nessuno, però il discorso faceva molta confusione della London sulle sulla questione degli appalti siciliani.

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