27 novembre 2014 Palermo. Davanti alla Corte d’Assise prosegue una delle udienze del processo Bagarella ed altri, conosciuto anche come processo sulla presunta trattativa Stato Mafia. Al centro dell’aula, in video collegamento viene sentito Angelo Sinino, collaboratore di giustizia e figura indicata per anni come uno degli uomini più informati sul sistema degli appalti in Sicilia.
Questa non è un’udienza costruita su un singolo episodio di sangue. È un’udienza fatta di collegamenti, nomi, ricordi, contestazioni e passaggi processuali che riportano al cuore di una stagione decisiva della storia italiana, quella che segue le stragi di mafia, l’arresto di Totò Ina, il peso del 41 bis, le indagini del Ross, il ruolo di Vito Ciancimino e il tema degli appalti pubblici.
Nel corso dell’esame Sino viene interrogato su questioni delicate: il rapporto mafia appalti, l’interesse di Paolo Borsellino per quel sistema, le dichiarazioni rese in passato su Mori e De Donno, i contatti con esponenti di Cosa Nostra e il ruolo di personaggi come Provenzano, Brusca, Lipari e Ciancimino.
Uno dei passaggi più forti riguarda proprio Borsellino. In aula si torna sul tema degli appalti siciliani e su quella frase secondo cui il magistrato avrebbe voluto sconvolgere il sistema degli appalti. Una frase che dentro il contesto processuale assume un peso particolare perché collega il lavoro investigativo dei magistrati antimafia a un sistema di potere economico e criminale molto più ampio.
La tensione dell’aula nasce anche dal continuo confronto tra ciò che Sino ricorda, ciò che aveva dichiarato in passato e ciò che i difensori gli contestano leggendo vecchi verbali. Il risultato è un’udienza complessa ma preziosa, non una narrazione lineare, bensì un documento giudiziario in cui emergono frammenti di una stagione segnata da stragi, strategie investigative, rapporti riservati e sospetti incrociati.
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Io riparto da qui chiedendole se lei se le risultano dei progetti di attentato al dottor Borsellino fin dal 1987. risultano perché praticamente eh sono stato contattato da Di Maggio Baldastare che mi ha detto se lo potevo accompagnare col mio motoscafo a Ustica e perché doveva essere fatta una cosa per non mi specificò cosa perché capì che era un qualcosa derivato da Polere perpetrare un attentato nei confronti del dottore Falcone.
Nella stessa occasione si fece portare da me a Marina Longa dove io avevo una casa e praticamente io ci ho detto “Ma perché sei voluto venire a Marina Longard?” e mi disse che voleva fare un attentato al dottore Borsellino che soggiornava normalmente aveva un baalov anche lui a Maria Loca e e disse “Ma Baldo, guarda che sei pazzo, ma tu capisci che sei fatte qualcosa qua e succede l’inferno e e praticamente sarei stato il primo ad essere preso sarò io e praticamente e lui mi disse “Vabbè, ma sai è così e basta.
” >> Bene. Io sapendo questo fatto ho preso la fuga e me ne sono andato in Tunisia. Ho capito. Lei ha ricordo di commenti in Cosa Nostra sul trasferimento del dottor Borsellino a Palermo. Commenti che indicativi della volontà di eliminarlo. Debbo dire che questa cosa per me fu emblematica di Baldo di Maggio, però c’erano stati altri commenti che lui si era venuto a a mettere in una situazione la bocca del lupo.
>> Sì. Ricorda una interlocuzione con Salvatore Montalto nel reparto dell’ospedale civico di Palermo. >> Sì. E praticamente, cioè il Salvatore Montalto mi disse, ma anche lui commentò ironicamente la venuta del dottore e Borsellina a Palermo dicendomi “Ma porta a chieso?” >> Sì.
E ricorda anche se le disse questo ci consuma a tutti e quello, riferendosi a Gianmanco, verrà messo in difficoltà. Cristiano, riferendosi a Gianmanco, e praticamente si era messo in difficoltà, invece, riferendosi a dottore Falcone proprio disse questo ci rovinerà a tutti. Sì, ricorda anche di aver parlato con il senatore Coco di questo trasferimento del dottor Borsellino a Palermo.

Senatore Coco che era sottosegretario alla giustizia allora. Sì, con il senatore Coco ho parlato perché ero stato interessato da Giuseppe Pillo Badonia per aiutarlo nella campagna elettorale nella provincia di Caltanestetta dove lui era candidato. >> E ricorda cosa le disse il senatore Coco? Questo no, non lo ricordo >> e le dico dal verbale del 27.
>> Sì, sì, sì. >> Febbraio 99. Ah, >> vuole rispondere o lo posso leggere? Ah, va bene. >> No, non posso, può leggere. >> Posso leggere? Grazie. E pagina 34-35, diciamo, ma in termini, diciamo, non proprio positivi, fu un poco così. dice: “Attenzione che ora arriva Borsellino, dobbiamo stare tutti attenti”. >> Sì, sì, questo >> questo lo diceva il senatore.
Scusi avvocato, non mi è chiaro. Questo sarebbe la dichiarazione di un senatore, del senatore Coco. >> Sì, tratta da quel verbale che ho citato. Sì, >> sì, lo confermo. Dottore. >> Ok. Lei ebbe contezza del fatto che dopo la morte del dottor Falcone il dottor Borsellino si interessò al rapporto dei carabinieri sugli appalti.
Io ho avuto conoscenza da un verbale de che mi fuato ad un mio interrogatorio, non ricordo più quale, dove il dottore Borsellino si interessò al rapporto mafia appalti perché lo riteneva come una delle cause che avrebbero potuto portare al al alla sua a un attentato nei suoi confronti e l’attentato nei confronti del dottore Falcone.
>> Sì. E lei ebbe contza del fatto Seppe, se il dottor Borsellino aveva capito il funzionamento di quel sistema degli appalti, cioè il coinvolgimento della mafia, dei politici e anche dell’imprenditoria. Amente non aveva capito com’era meccanicamente come si svolgeva la cosa, >> però aveva sapeva di qualche aveva avuto qualche imbeccata da parte di qualcuno.
Sì, perché lei nel verbale del processo Borsellino Terra 27 febbraio 99 pagina 38 ha dichiarato praticamente il dottor >> 15 anni fa, >> come scusi? >> 15 anni fa. Eh, lo so, lo so, infatti glielo ricordo per sua memoria, non vuole essere altro che eh >> che una sollecitazione. Praticamente dice il dottor Borsellino ebbe una grande intuizione, ebbe modo di dire, di capire che effettivamente dietro tutta questa situazione degli appalti ci poteva essere non solo la mafia, ma anche grosse situazioni di personaggi dell’imprenditoria nazionale che
praticamente poi portarono allo scoppio della Tangentopoli in campo nazionale e della Tangentopoli siciliana in campo siciliano. giustamente perché praticamente sapevo che in procura era arrivato anche un’informativa da parte di Di Pietro per un pizzino che era stato sequestrato all’interno di una cassetta di sicurezza svizzera dove c’era scritto per i lavori di in Sicilia Angelo Siiro.
Sì. ricorda di aver saputo da Deonno che il dottor Borsellino aveva intenzione di attenzionare tutti gli appalti siciliani? Sì, mi ricordo una cosa di queste. C’è c’era lezioni di donno erano erano tutte nessuno, però il discorso faceva molta confusione della London sulle sulla questione degli appalti siciliani.
>> Lei ricorda se il dedonno comunque volesse arrivare, avesse come chiodo fisso quello di arrivare a Filippo Salamone? anche lo ricordo certo mi disse che Salomone lui aveva capito ahimè dopo che il perno della faccenda era Filippo Salamone e non io però mi dice pure è terribile che devi pagare solo tu e io ci ho detto e succede.
>> Sì, ricorda veramente un chiodo fisso quello di Filippo Sal. Sì, grazie. Un’altra domanda. Ricorda di aver saputo anche che le indagini sugli appalti erano un chiodo fisso del dottor Borsellino e che lui venne stoppato dal procuratore Gianmanco? Praticamente fu quando eh mi pare c’era un verbale fatto da Caltanissetta che era stato poi era venuto a conoscenza anche il dottor Gianmanco di questo verbale e praticamente disse che lui voleva sconvolgere il sistema di appalti siciliani. Questo in effetti sconvolse
il procuratore Gianmarco e e praticamente diceva a questa informazione l’ha avuta a livello di Bagheria e e praticamente eh diceva che in effetti questo doveva essere evitato. Sì, lei ha detto testualmente, lui voleva sconvolgere il sistema degli appalti, lui è riferito, se ben capito, al dottor Borsellino. >> Esatto.
>> Sì. Lei ricorda se dopo la morte del dottor Falcone il dottor Borsellino si espresse anche pubblicamente sulla vicenda degli appalti? >> Come? Eh sì, ripeto, ripeto, ricorda se dopo la morte del dottor Falcone il dottor Borsellino si espresse anche pubblicamente sui mass media della vicenda degli delle indagini sugli appalti, delle vicende relative agli appalti.
>> Sì, praticamente mi pare di avere letto e sentito qualcosa, ma a livello di giornali e di telegiornali. >> Sì. ricorda se il dottor Borsellino collegava la causale degli appalti alla morte anche alla morte del dottor Falcone. Presidente, chiedo scusa, io per carità non ci opponiamo alle domande, direi più che suggestive che costituiscono la sfilza di domande dell’avvocato Emilio, però chiedere giudizi credo che sia assolutamente intollerabile.
Io vorrei sentire fattipi. Come faino a parlare di un giudizio che riguarda? >> Ma infatti la domanda non non è rifleta ai fatti, ma quello che eventualmente Sino ha preso nell’ambito di Cosa Nostra e questo vale per tutte questo genere di domande che sono state poste. Evidentemente Sino glielo precisiamo, deve riferire ad eventuali commenti o valutazioni che sono state fatte nell’ambito di Cosa Nostra, non sue personali per aver letto i giornali o altro eccetera.
addirittura vengono chiesti giudizi diamente >> pensieri di Borsellini, >> quindi non ci sono stati in questo caso. E allora andiamo avanti. >> No. >> Sì, perché lei a pagina 39 del >> No, presidente, c’è opposizione una contestazione, una risposta su un giudizio. >> Ha risposto negando. Quindi se c ascoltiamo la contestazione e poi vediamo.
avvocato Millo ci legga la contestazione e poi vediamo. >> Il 27 febbraio 99 pagina 39 ha detto non solo la collegò ma disse effettivamente che lui pensava che dietro la morte del dottor Falcone ci potevano essere degli appalti. Questa è la cont. >> Ecco, allora a questo punto glielo precisiamo. Sino, lei ha sentito questa frase che lei ha ha pronunziato in un interrogatorio del 1999.
Sì, >> si riferiva anche in questo caso a notizie, a valutazioni sue fondate su notizie giornalistiche o a conoscenze interne dell’associazione mafiosa. >> No, guardi, devo dire che c’era stata qualche battuta a livello nel carcere di Tenimerese che praticamente veniva stigmatizzato il comportamento del dottore Borsellino, però erano battute più che altro niente di che.
Quindi battuta all’interno del carcere. Va bene, andiamo avanti. Avvocato M. >> Sì. Dunque, lei ha elementi per ritenere che l’intenzione del dottor Borsellino di indagare sulle vicende degli appalti abbia contribuito alla strage di via D’Amelio, abbia determinato alla strage di via la strage via D’Amelio. Questa è la domanda.
Anche qui non ovviamente non le viene chiesto un suo giudizio, ma conoscenze ancorate a precisi dati di fatto all’interno dell’associazione? >> Assolutamente no. >> Cioè non ha elementi. Va bene, andiamo avanti. >> Sì. Lei ricorda se in carcere Calò e brusca Bernardo le domandarono se vi fossero state sollecitazioni esterne nella nell’esecuzione della strage di via D’Amelio.
domandarono se io sapevo niente della strage di e io ci ho detto, “Ma guarda, io sono qua con te, non posso sapere niente e non so se c’è stata qualche rossa legitazione in tal senso.” Sì, perché lei e lei quindi esclude di aver fornito elementi all’autorità giudiziaria in merito a eventuali sollecitazioni esterne sulla strage.
>> Assolutamente sì. E allora mi viene il verbale è quello del 29 novembre 97, pagina 56. Mi viene richiesto, è un verbale riassuntivo? >> Ieri >> e lo so ancor prima del 99. Sì, ma io glielo leggo sempre per le stesse motivazioni. Lei ha detto, “Mi viene richiesto di riferire quali elementi io possa fornire sul punto.
Vabbè, andiamo oltre righe prima. Il quesito che mi veniva posto era quello inerente alla sussistenza di un input esterno nella deliberazione dell stessi. E soprattutto era incentrato sul perché la strage di via D’Amelio era stata eseguita in quel momento. Mi viene richiesto di riferire quali elementi io possa fornire sul punto.
I miei interlocutori anzidetti, parentesi Calò e Brusca, pensavano che una parte di Cosa Nostra avesse avuto contatti con ambienti esterni all all’organizzazione e dice: “Ritengo che costoro alludessero a Provenzano che era ritenuto capace di gestire tale tipo di rapporti. Preciso che Provenzano era padrino di Alleri il quale era stato nominato a sorpresa capo mandamento di Santa Maria di Gesù.
A seguito delle ultime elezioni effettuato il luogo di del favorito Pullarà, mi si chiede di indicare o ve ne sia a conoscenza da chi provenissero gli input esterni. Posso fornire gli elementi posso fornire elementi che le signorie loro potranno verificare. Pongo l’attenzione sul gruppo siciliano che faceva capo a Gardini e che aveva tutto l’interesse a che non si parlasse di appalti.
Ricordo che Montalto ebbe a dirmi Cucciuporta Kisto, riferendosi al fatto che Borsellino in sede pubblica aveva ricollegato all’uccisione l’uccisione del dottor Falcone alle indagini che questi aveva promosso con riferimento agli appalti. Proprio tale circostanza ritengo abbia determinato un effetto di accelerazione nella morte del dottor Borsellino.
Questi sono gli elementi che a suo tempo lei ha rassegnato. >> Vabbè, la domanda è chiara. Allora, quindi ricorda >> Sì, ma non erano non c’era nessuno. Erano così dei pensieri miei. Ah, >> quindi pensieri suoi, non cose che le dissero Brusca e Calò in quell’occasione. No, eh, Busca e a Calò me l’hanno detto, però il problema erano la risposta è data da pensieri miei, cioè io ritenevo che tutto il problema degli appalti in quel momento in quel momento era un un discorso che e interessava il gruppo Gardini e il tutto il gruppo che che
c’era in Sicilia che aveva interesse che si facesse più silenzio su questi appalti. Sto parlando dell’appalto della San Cipirello Corleone che appalto un appalto di 36 milioni di euro e di Sì, 36 milioni di 36 miliardi di allora e praticamente che aveva era stata giudicata la Gamboggi e da l’impresa Costanzo e ritenevo che tutto questo rimestare su queste cose poteva essere qualcosa che era poteva avere sollecitato, accelerato la la questione dell’attentato al povero dottor Cosservino.
>> Sì, lei è a conoscenza che la procura di Palermo, nella persona dei dottori Loforte Scarpinato, chiese l’archiviazione di quelle indagini il 13 luglio 92. Sta domanda non è non è ammessa. Vado avanti. Era dentro >> da non è necessario che risponda. È irrilevante la la sua conoscenza su questa questione, quindi andiamo avanti.
>> Lei ha conoscenza che il procuratore capo di Palermo, dottor Gianmanco, appose il suo visto il 22. Questa può andare avanti. La domanda non è emessa per la medissima ragione irrilevante. >> Potrei almeno finire di formularla, signor presidente, in modo che rimanga verbal. non è necessario, può andare avanti.
>> Andiamo a un altro argomento. Lei ha riferito, rispondendo alle domande del pubblico ministero, che sostanzialmente l’interesse dei carabinieri di Mori e Deonno era quello di sollecitarle una collaborazione >> anche. >> Esatto. Lei, se ho ben capito, vorrei una conferma, al senso, ha anche riferito che questo interesse era finalizzato ad aver spiegato il sistema degli appalti per arrivare anche ai politici.
Ho capito >> beneamo che era uno degli dell’interesse che avevano Mori e Deonno, soprattutto De Donno, perché Mori così era un po’ così stava a guardare, >> quindi diciamo Ma non >> scusi. No, no, prego, finisca, finisca. E cioè conello allora Mori stava a guardare, sentiva quello che diceva De Donno, però non commentava né in negativo né in positivo.
>> Sì, quindi diciamo ho ben capito che l’interesse di De Donno era quello di arrivare ai politici. >> Presidente, credo che questa sia davveroa >> una richiesta di valutazione sulle intenzioni di un’altra persona, >> no? su quello che abbia eventualmente abbia manifestato de donno. Su questo ha risposto, quindi sul capitolo possiamo andare avanti, avvocato Milo, >> approfondiamo altri tempi.
>> Sì. Dunque, poi lei ha anche è una domanda introduttiva delle prossime perché ci rendiamo conto che il Sino ne ha riferito 15 giorni fa. Lei ha anche riferito che il generale Mori si interessava di fatti investigativi e voleva capire attraverso lei, Sinino, se se Vito Ciancimino diceva la verità. >> Presidente, è una contestazione, una domanda non fatta.
>> No, è una premessa. >> È una premessa. Ora aspettiamo la domanda. Ascoltiamo la domanda. >> Già l’ha già riferito rispondendo al dottor Matteo. >> Ascoltiamo ascoltiamo la domanda. Sì, >> è un tema già affrontato questo di Esatto. >> Sì, esatto. Ehm, la domanda è questa, posto che quindi le le si sollecitava una collaborazione, lei ricorda se i carabinieri le le proposero di andare a parlare con Bernardo Brusca? >> Lo ricordo perfettamente.
E io gli ho dato subito la patente di Pazzit. Volete che mi ammazzino? >> Esatto. >> Come andavo io a sollecitare una una risposta di Bernardo Brusca su una mia eventuale collabozione? Mi sembrava una follia. >> Sì. Quindi le ragioni, quali erano le ragioni per le quali i carabinieri le prop le proposero di parlare con Brusca? Bernardo, >> cioè praticamente di ottenere un’autorizzazione a procedere nel campo della mia collaborazione, cosa che mi sembrava un fatto assurdo.
Poi praticamente volevano da me un’altra assicurazione. Sappiamo tutto degli appalti, sappiamo tutto di come si svolgono perché abbiamo con noi Vitto Ciancimino che sta con l’avvocato. Questo un po’, me lo diceva sempre, era il solito donno perché il con l’umore era molto più riservato. >> Sì. E mh diciamo è corretto dire che tra tra gli scopi per le quali si sollecitava anche la sua collaborazione, oltre quelli che lei ha dettagliato, vi era anche quello di cercare di porre fine alle stragi, assestare, per così dire, un colpo a
Cosa Nostra, perché la proprio in virtù della sua collaborazione, di ciò che avrebbe svelato. >> Presidente, c’è >> questo se ne ha parlato ovviamente de donno, quindi precisiamo questo. La domanda è ammessa con la precisazione che Cigino deve riferire se di ciò ha parlato De Don espressamente nei suoi colloqui, non se sia un suo pensiero, una sua valutazione. Prego. Sì.
>> Assolutamente no. >> Assolutamente no. >> Assolutamente no. >> Nel senso che nonno non ha parlato di questo. >> Assolutamente no. Andiamo avanti, avvocato Mirio. >> Sì, perché lei aveva dichiarato il 3 gennaio 98 pagina 81. Perché se noi riusciamo, chiaramente parlando delle di ciò che le dissero Mori De Donno, perché se noi riusciamo a fare collaborare potremo, chiaramente questo chiaramente è una sua valutazione.
Legacca soltanto per ora il passo, poi lo verremo. >> Mori mi disse “Ma tu non puoi andare a parlare con Bernardo Brus che gli spieghi com’è la situazione? gli chiede una specie di permesso a collaborare perché se noi riusciamo a far collaborare e puntini potremmo quadrare il cerchio perché le cose che noi sappiamo che sai tu, noi lo sappiamo che tu le sai ma le vogliamo dette anche perché ce l’ha detto Ciancimino, andrebbero a creare una situazione nuova che porterebbe alla dissoluzione di Cosa Nostra e soprattutto impedirebbe che questi attentati, queste stragi
continuano? Allora, questo sì, lo possiamo sicuramente chiedere. Quindi da questa sua precedente dichiarazione sembra che questa fu una frase pronunziata da Mori o da De Don? Da Mori mi pare di aver capito. >> Donno. >> Mori no. Lei ha detto Mori disse. Mori disse. >> Ricorda se Mori fece questo accenno >> al quale? >> Assolutamente no.
Fu sicuramente De Donno >> che in un’occasione mi fece questa cosa perché poi era un pensiero di De Donno o un pensiero alla deon. quello che io dovevo andare da Bernardo Brusca a chiedere il permesso di collaborare o di chiedere una sanatoria sulla questione riguardante gli attentati. Assolutamente era un pensiero di De Donno.
>> Cioè, mi spiego un po’ meglio questa questione della sanatoria per gli attentati, quindi questo termine sanatorio lo uso da da donno. Spieghi un po’ meglio perché è rimasta così. Assolutamente non lo so. Non semplicemente vai ti facciamo andare da Bernardo Grusca che era allora eh risetto a Pianosa. Io brividì già pianosa mi faceva rabbrividire e praticamente ho detto “Ma mi pare una follia, ma che siete fatti?” E ho evitato anche di impiantare una trattativa sulla domanda di andare io a Pianosa.
>> Prego, avvocato Domi. >> Sì. era lei. Quindi ricorda se le dissero Mori, io parlo per Mori, che una sua collaborazione avrebbe determinato la il disfacimento la distruzione di Cosa Nostra? >> Qua l’ho avuto detto, ma non una sola volta, ma parecchie volte. Questo era un un motivo eh lieto per loro e in effetti per me invece diverso e dove io assolutamente non intendevo collaborare con eh con i carabinieri, ma pur avendomi trovato in situazioni che mi mettevano gioco forza in inizi di dare delle speranze. Loro mi
minacciavano e e mi dicevano attenzione questo, attenzione che ti sequestriamo i beni, attenzione che praticamente ci sarà il rovinato, l’unico essere rovinato sarai tu. Sappiamo tutto perché ce l’ha raccontato Vito Ciancimino e io ci ho detto “Vabbè, allora se ve l’ha raccontato Vito Cenimino.” >> Sì, un’altra domanda.
Lei ha già riferito che queste prop rimandò al mittente queste proposte dei carabinieri perché ebbe paura, insomma, non se la sentì. Io le chiedo in merito a un tema connesso, cioè quello dei colloqui tra Ciancimino e i carabinieri, lei riesce a ricordare meglio dove e quando De Donno le parlò di Vito Ciancimino, perché lei, rispondendo alle domande del PM ha fatto riferimento a diverse occasioni nelle quali De Donno sarebbe venuto, sia Carino, la re Bibbia.
Io le chiedo se riesce meglio a ricordare dove De Donno glielo disse, quando, per quanto sia possibile. >> De Donno mi disse che è andata a parlare e con Ciancimino e voleva, anzi una conferma da parte mia che diceste le stesse cose di Ciancimino, anzi mi raccomandò di non smentire quello che aveva detto Ciancimino. >> Sì, scusi.
Sino Sino, si fermi un attimo? Sino, l’avvocato Miri le sta chiedendo una cosa un po’ diversa, cioè se lei ricorda dove per la prima volta De Donno le fece cenno a questa questione di Ciancimino perché lei ha riferito avere avuto colloqui sia a Termini Meresi, sia a Carinola, sia a Roma in occasione del suo ricovero ospedaliero.
Riesci a ricordare dove per la prima volta De Donno le fece riferimento a Ciancimino? >> Non so se fu al Clinico Umberto I o a Rebibia. Quindi quando lei si trovava già a Roma. Allora, avvocato Milo può procedere? Sì, perché mh lei nel verbale del 4 gennaio 2011 a pagina 3 dice: “A proposito di dei miei colloqui con Moria e Deono, aggiungo che nel periodo di Ferragosto 94, nel corso di un colloquio presso il carcere di Carinola, dove io ero stato tradotto appositamente per questo incontro, Mori De Donno mi comunicarono che Vito Cancimino stava collaborando con loro,
eccetera eccetera”. Eh, insomma, appare apparirebbe che sia stato a Carinola. Sarà stato anche a Carinola, però non glielo so precisare in questo momento. >> Va bene. Lei sa che Vito Ciancimino non appena venne arrestato iniziò la collaborazione con la Procura di Palermo? >> Questa domanda non è ammessa perché è superflu la conoscenza da parte di Sino.
Vado avanti, avvocato Miro. >> Sì. È corretto dire che lei ha prese di questo rapporto tra Carabinieri e Ciancimino da ciò che le dissero i carabinieri prima e successivamente da Ciancimino? >> No, solamente da da quello che mi dissero i carabinieri. Ciimino sul sul tema non ha avuto mai nessun colloquio con me.
>> Sì. >> Non mi disse mai, “Sto collaborando coi Carabinieri”. Mh. E quindi sono le uniche sue fonti di conoscenza su questa vicenda sono i carabinieri. È giusto? E >> bene sì. >> Lei ha mai chiesto al colonnello Mori di farle togliere il 41 bis? >> Io praticamente ho chiesto, anzi era stata una sua promessa precisa.
E lei se mi dice qualcosa, mi chiarisce qualche cosa, io le faccio togliere il 41 pes, cosa che non è mai venuta. >> Sì, perché lei il 25 giugno 98 pagina 5 c’è scritto, è sempre un riassuntivo Sino chiese al colonnello Mori se era nelle condizioni di fargli levare il regime del 41 bis.
evidenzia che l’ufficiale gli aveva fatto presente che non aveva questo potere. ufficiale mi aveva detto, anzi che prot l’aveva e come avrebbe presentato questo discorso alla Procura della Repubblica di Palermo con cui lui diceva di avere pessimi rapporti e l’unico e l’unico mi disse che aveva con cui aveva rapporti era l’allora procuratore di Termine immenese.
Sì, lei ha anche riferito, rispondendo alle domande del PM che Vito Ciancimino le disse a Re Bibbia in merito a questa vicenda che vi era stato testuali di parole un pur parlè una presunta intesa. Le chiedo ho annotato correttamente le sue parole? Vabbè, avvocato, questo non è necessario chiederlo a lui perché abbiamo già le trascrizioni depositate dei precedenti interrogatori, delle precedenti udienze.
Vada con la domanda. >> Sì, le chiedo sempre in merito al colloquio avuto tra lei e Ciancimino a re Bibbia. >> Eh, Ciancimino a Re Bibbia. >> Sì, sì. ehm di essere eh le rassegno determinati dati che sono quelli relativi all’elaborato della DIA che è stato acquisito. Questo elaborato indica che lei è stato a Rebbia nel novembre 92, dal novembre 92 al primo dicembre 92 Vito Cencimino ancora non era arrestato e quindi alla luce di questo dato le chiedo può possiamo collocare il colloquio con Ciancimino tra lei e Ciancimino almeno a partire dal 93?
Allora, chiediamo se lui ricorda meglio in quale periodo, poi i periodi che risulta l’informativa di li valuterà lei. E sicuramente voi potete acquisire e tutti i dati che quando eravamo a io ero nella Bibbia con Vito Ciancimino e scendevo ogni giorno all’aria e scendeva lui ogni giorno pure all’aria.
era in un in una struttura che c’era a Garia all’Aria a Rebibbia dove c’erano dei gabbioni dove venivamo risetti. Io ero risetto vicino a lui e praticamente avevo modo di parlare con Vito Cenimo. >> Prego. Comino. >> Sì. Lei, rispondendo sempre alle domande del PM, ha detto che Vito Ciancimino fece riferimento al sequestro di beni, o meglio alla restituzione dei beni sequestrati.
Lei ha saputo se vi siano state effettivamente restituzioni di beni sequestrati e mafiosi? >> Come restituzioni? >> No, chiedo bene. >> Rei, Sì, lo posso ripetere. Lei, rispondendo alle domande del pubblico ministero, ha riferito che Vito Giancimino >> le avrebbe fatto riferimento al sequestro di dei beni ai mefiosi, alla restituzione dei beni sequestrati ai mafiosi.
Io le chiedo, sa se effettivamente vi siano state delle restituzioni di beni ai mafiosi? Sì, so che ci sono stati in alcuni casi restituzioni di beni di uomini legati alla mafia o paramafiosi >> e ce li può esplicitare >> e ci sono stati i il sequestro dei beni fatto nei confronti delle di Bonusi. c’è stato il sequestro dei beni fatto nei confronti di Cac e ci sono stati altri altri sequestri di beni, cioè di beni restituiti che in questo momento non ricordo chi è effettivamente >> e lei sa a quale potere dello Stato spetta la competenza in sem
>> No, questa domanda non è ammessa, avvocato Omirio, non è rilevante. >> Assolutamente, avvocato, >> no? Si fermi, Mil Sino, si fermi perché non è necessario rispondere. Andiamo avanti, avvocato Milo. >> Sì. Allora, lei ricorda se in merito a quella vicenda di cui parlò con Vito Ciancimino, Vito Ciancimino disse testualmente: “Ci’ hanno fregato, Angelo, me la misero in quel posto, c’hanno fregato, mi fottettero”.
ricordo per quale, cioè se lei mi ricorda il fatto io cerco di ricordare. >> Sì, >> io non so perché lui ce la ministra queste frasi. >> Sì, sono inerenti a quella che ehm lei rispondendo alle domande del pubblico ministero ha definito un un rapporto tra Ciancimino e d’altra parte. ha parlato di patti, di trattativi, >> avvocato Milo, però lei o legge la il precedente verbale che altrimenti effettivamente così rimane rimaniamo troppo sul vago e noi stessi non riusciamo a capire.
>> Sì. E allora >> cioè lei deve leggere quel passo in cui è inserita quella frase che lei ha ricordato o ha sollecitato il ricordo di Sina e Sin ha detto di non ricordarsi. Sì, è qua. Ehm, dovrei leggere molto prima perché mi dovrei ricollegare. Eh esatto. Allora, eh leggo un pochettino prima a un certo pardon eh 3 gennaio 98 pagina 86.
>> Verbale di >> Verbale 3 gennaio 98. >> Sì. Di chi? Nostro. Caltanissetta. >> Eh no, dottore Grasso e dottor Chelazzi. >> Genova, quindi DNA. >> Sì. Firenze Palermo. Allora, eh è sempre il discorso di prima, perché questa cosa porterebbe alla dissoluzione di Cosa Nostra? Eh ti facciamo trasferire immediatamente, vai a parlare con Brusca, PM Grasso, con Brusca Bernardo. Sì, Brusca Bernardo.
A un certo punto fui tentato anche, però poi mi spaventai troppo. Pensavo che la cosa era al di sopra delle mie possibilità. effettivamente loro si sono rivolte a me per andare a fare da tramite se se si sono rivolte a me per andare a fare da tramite con Brusca, non lo so. Loro dicevano che era importante che io avallassi quello che diceva Ciancimo.
Io ho detto vabbè posso avallare PM Grasso ma lei lo sapeva quello che aveva detto e lei risponde no PM Grasso, ma quando lei è stato a Rebibbia e c’è stato il discorso con Gè c’era anche Ciancimino, ha avuto occasione di incontrarlo? Sì” lei risponde. “Ho avuto occasione di incontrarlo perché passava nel corridoio e praticamente lui mi disse che ce l’avrebbero messero, che ce l’avrebbero messo in quel posto.
” Già era, cioè era convinto, dice: “Angelo, Angelo, me lo misero in quel posto, ci hanno fregato, ci fottettero.” >> Allora, facciamoci qua. Sino lei ricorda che Ciancimino lebbe a riferire questa frase? ricordo perfettamente che avevo un modo di parlare un poco, diciamo così, molto spontaneo e praticamente e passando non nel corrido dove c’erano queste gabbie, lui spesso passava per ultimo in quest in questo spazio, mi disse ne futtero, cioè praticamente che ci hanno messo in quel posto.
Erano frasi di circostanza che spesso avvenivano già arrestati, >> quindi non aggiunse altro che sul motivo, diciamo. Va bene, allora pocato procede qua. >> Sì. Lei già ha parlato, riferendo alle domande del PM, di un’occasione nella quale Ciancimino fece un accordo con la ditta Cosi per scalzare i Cassina e le cooperative rosse.
Io le chiedo, lei sa se Ciancimino avesse avuto da sempre rapporti con l’imprenditoria romana e mi riferisco a Vaselli, a Cozzani e Silvestri ed altri. Esatto. L’aveva questi rapporti perché erano stati fatti da Vaselli e Vaselli una volta mi convocò tramite un un politico palermitano e mi disse che voleva parlare con me e mi convocò all’Hotel de Palma.
Io ci andai insieme per questo politico palermitano che era l’onorevole Cintolo e praticamente mi disse che c’era Ciancimino che stava facendo un accordo con Colzani e Silvestri che dove voleva fare lo sgambetto a Cassina che voleva assolutamente la l’appalto per la manutenzione di Palermo. e per questo l’aveva diviso con le cooperative rosse.
E il Vaselli era molto preoccupato e lo disse a me perché se io sapevo che era autorizzato dalla mafia di Palermo, così mi disse io c io accordi di mafia e di cosa non ne so parlare e mentendo. Lei poi ha anche riferito di un rapporto tra Ciancimino e Romano Tronci. Lei ha conoscenza di >> come il rapporto principale che aveva >> ascoltiamo la domanda però avvocato Mini prima faccia la domanda e poi così >> Sì, anche perché questo l’aveva già riferito rispondendo al PM.
Lei ha conoscenza di una recente indagine su Tronci concernente il tesoro di Vito Ciancimino che è stata fatta dalla procura di Roma. ammessa. Mi oppongo >> domanda non ammessa perché non rilevante la conoscenza di S. >> Andiamo a un altro argomento. Allora, signor Sino, le risulta che dopo l’arresto di Rina il Provenzano avesse una grande paura di Bagarella? >> Scusi, può ripetere la domanda che mi è sfuggita, mi sono >> Prego. Sì.
Le risulta che dopo l’arresto di Rina, il Provenzano avesse una gran paura di Bagarella. Ecco, >> perché lo giudicava pazzo. Era un uno che era un cane senza collare assolutamente detto questo mi farà del male, però non non si espresse in maniera >> Ma si espresse così parlando con lei, precisi un po’ meglio. Sino voi una conoscenza del relato, per così dire? Questa qua praticamente una conoscenza che io ho avuto all’interno delle carceri dove mi dissero che lui in quel momento avrebbe dovuto avere una grossa paura per quello che poteva combinare
Bagarella, perché si si mormorava all’interno delle carceri che la responsabilità di dell’arresto divina poteva essere anche sua, però non era così. >> Sì, perché parzialmente diverso il suo ricordo lei il 2 gennaio 98 pagina 44 e dice che glielo disse espressamente Bagarella. Bagarella disse, mi disse che dopo l’arresto di Rina stava sorgendo agli onori degli altari.
cercava di scalzare addirittura Provenzano. In effetti Provenzano aveva una paura folle di Bagarella dal punto di vista fisico, militare. In effetti questa cosa mi era stata detta anche da Brusca Giovanni, ha detto Brusca, se ne esce Luca a Provenzano lo fa diventare niente. Mi sembrerebbe siano una una cosa diretta direttamente detta da Bagarella >> o da polic >> No, assolutamente.
Io con Bacarella non ho avuto modo di parlare mai e non ho mai parlato col signor Bagarella. Il signor Bagarella mi’ha dato mai la confidenza di di eh confidarme alla qualsiasi cosa. Questo qua è stato un discorso che mi ha fatto brusca e però in quando ancora non ero in in come si chiama in galera mi disse che se effettivamente si aveva la forza liberare Bagarella, lo sollecitò a me, tu potresti fare liberare Bagarella e come e Bagarella uscito fuori avrebbe distrutto proverzato.
Ho capito. >> Ah, quindi questo sì è un discorso più recente. Parliamo del 95 dopo il 95, evidentemente, dopo il giugno 95. >> Assolutamente. Questo è un discorso antecedente il 1991, >> quindi non si riferisce le all’arresto di Bagarella del giugno 95, no? Eh, siccome le ha detto liberare il Bagarella, >> sì.
M >> ma liberarlo nel nel 91 c’era qualche problema, cioè prima nel 91 c’era qualche problema perché Bagarella ancora non veniva liberato m >> e bisognava farlo liberare al più presto, >> quindi si riferisce a un periodo precedente ancora. Va bene, avvocato Milo. Sì. Eh, le risulta che tra le persone vicine a Provenzano vi fosse anche il dottor Mercadante? si conosceva, so ma che che praticamente era vicino a Provenzano.
C’era stato un problema riguardante un nipote Lipari che aveva avuto qualche problema con Mercadante. >> Il mercadante che lei sappia era vicino anche a Tommaso Cannella. >> Era cugino di Tommaso Cannella. tra i soggetti vicino a Provenzano che alle risulta vi era anche Ciccio Pastoia, Francesco Pastoia. Come no? Francesco Pastoria era uno che praticamente viveva per conto di Provenzano, faceva le cose per conto di Provenzano, organizzava la datitanza di Provenzano.
Era un personaggio che agiva, parlava per conto di un ragionere alias Bino e non Pino Provenzano. Sì. Lei ha conoscenza che Cannella e Pastoia furono indagati e arrestati da Ross. >> Anche questa è una notizia che non è necessario che la conosca Sino. Vado avanti. >> Lei ha anche dichiarato che l’ipari era vicino all’onorevole Mario d’Acquisto.
Io le chiedo che le risulti era vicino Pino Lipari anche a Salvoandò. >> Wandò non mi risulta. Dario d’acquisto. Sì, perché c’è stato un periodo che lui tirò molto per la candidatura di Mario D’Acquisto. Mario D’Acquisto, sto parlando del vicepresidente della Camera, anche presidente della regione e in quell’occasione lui fece votare per Mario D’Acquisto, avendone anche Mario D’acquisto un buon successo.
Sì, perché lei sempre il 3 gennaio 98 pagina 74 fa riferimento a al canale d’acquisto e poi subito dopo dice lui aveva avuto anche un altro canale, l’altro canale che aveva PM Celazzi, parliamo di Lipari e lei risponde Lipari. Sì, l’altro canale che aveva a livello socialista era un canale che portava a Salvandò.
>> Non lo ricordo in questo momento, visto anche il tempo che è passato, all’incirca 16 anni. >> Eh, lo so, ma non me ne voglia. Andiamo a un’altra domanda. Lei a conoscenza di rapporti tra magistrati in servizio alla Procura di Palermo e persone vicine a Cosa Nostra? Riferiamo i periodi se perché la domanda è troppo generica su questo >> Sì.
Sempre il periodo di riferimento delle mie domande è più o meno quello del agli anni 90. Parliamo del 91, 92, 93, quegli anni lì. >> Prego. Saco. >> E se ne dicevano di cotte e di cruda, però bisognava vedere qual era la verità. A me non personalmente non risultavano. >> E dei rapporti di magistrati delle sezione misura di prevenzione che le ricordo è la sezione che si occupa di sequestri con fisch e restituzioni di beni sequestrati e personaggi vicini a Cosa Nostra? Non non so rispondere, non so di di che cosa si parla. Se lei mi dice che cosa
si parla, >> eh, chiedo scusa, non la sento bene. >> Ha detto che non lo sa, non non non comprendo di che cosa si parla. >> Sì, allora, lei a conoscenza di rapporti tra Pietro Di Miceli e i magistrati all’epoca in servizio a Palermo. E >> rapporti e cioè che lui avesse rapporti sicuramente ne aveva, almeno diceva di di averli.
Questi rapporti dice eh diceva lui di averli perché si presentava come un maestro venerabile della massoneria 33 e praticamente questo mi disse e e io ho saputo di questa cosa. >> Sì, lei ehm sa altro o è in grado di riferire altro su Pietro Di Miceli? anche se avvocato Milo le dovrei qua rappresentare che è un tema che non è stato introdotto nell’esame.
Comunque la domanda ormai l’ha fatta. Ascoltiamo la risposta di Sino. Non ci sono state domande del pubblico ministero di ricordi sul di Miceli. Io potrei spiegare se lei rita, il dimiceli, mi riferisco alla persona di Miceli, i rapporti Procura della Repubblica ovviamente ne ha parlato Sino, con riferimento ad altre person ad altri personaggi, ma il tema di miceli e misure di prevenzione non è un tema introdotto in sede di esame dal punto di vis, >> però è stato introdotto il tema dell’anonimo il corbo 2.
Eh vabbè, questo è un tema >> sul quale ha risposto sul quale ha risposto e non c’è stata nessuna domanda sul tema specifico di Miceli. >> Allora Sino comunque risponda se lei sa altro su Di Miceli e poi andiamo avanti. venne portato da Balduccio Di Maggio e dal figlio di Raffaele Ganci come una persona che io dovevo presentare a certi imprenditori perché lui doveva dire quello che dovevano fare questi imprenditori nei confronti delle famiglie locali di Cosa Nostra.
La mia risposta fu: “Ma questo non lo faccio io già?” E e perché dovrei presentare a Dimiceli la perché di Miceli ci ha promesso che ci fa avere un sacco di di agevolazioni e ho detto vabbè allora fate. Vabbè, >> prego. Avvocato Milo. >> Lei conosce un’indagine del Ross denominata tramonto a carico di Dimiceli? Domanda non ammessa.
Domanda non ammessa. Andiamo avanti. >> Assolutamente no. >> E sì, non risponde. La domanda in questo caso non è non è stata ammessa. >> Bene, >> andiamo a un altro tema è quello relativo ai colloqui avuti al Policlinico di Roma. Lei ha riferito che lo scopo del colonnello Mori, del capitano de Donne era quello di indurla a collaborare e ricevere qualche notizia.
Io le chiedo analogo scopo avevano le vise le visite dello SCO e quindi del dottor Monaco e del dottor Caldarozzi? Dottor Monaco e dottor Cardarozzi si sono avvicinati a me dopo che ho visto che il le mie rivelazioni su soprattutto sulla latitanza di Provenzano fatte a Mori e a Deonno e più a Deonno che a Mori perché sempre debbo dire quando io facevo queste cose c’era sempre de donno presente.
Però di nonno era una posizione agnostica la sua. Non diceva né sì né no, stava ad ascoltare e basta. Invece >> le si riferisce a Moria. Ha detto de donno, ma immagino che si riferisce si riferisca a Moria. >> Esatto. Esatto. De >> precisiamolo per la registrazione. E allora vado avanti. >> Sì. Allora, Deonno invece si interessava moltissimo delle delle cose che dicevo su Provenzano e su Brusca.
>> Sì. Ehm, ecco, infatti ho risposto alla mia successiva domanda. Ehm, in merito invece al luogo in cui poteva trovarsi Provenzano, lei cosa riferì ai carabinieri? Diciamo che sul luogo che si poteva trovare Pro Robenzano riferì ai carabinieri che insomma era un fatto così notorio e loro lo sapevano meglio di me forse perché praticamente debbo dire che Provenzano era noto a tutti con un popolo che era il suo luogo di soggiorno e turismo era pagheria.
e dintorni. Poi aveva anche come luogo di preferenza della sua latitanza la provincia di Enna e la provincia di Caltanissetta dove c’era il suo amico Giuseppe Piddo Madonia. >> Sì. Lei poi ha riferito anche di quell’episodio accaduto al capitano ultimo che stava morendo assiderato. Il >> fatto che stava morendo >> per avere il discorso di un personaggio di Bagheria per segere seguire questo personaggio di Bagheria.
>> E io le chiedo ultimo, il capitano ultimo, in quell’occasione stava facendo un appostamento per verificare le informazioni da lei date? Sì, date non a lui, date a nonno. Certo, certo, certo. Sì, da lei data ai carabinieri, diciamo. >> Sì, sì. >> Lei ha anche riferito alle domande era di Salvo. >> Esatto. Sì, l’aveva già detto.
L’aveva già detto nella scorsa udienza. Sì, >> sì. E infatti andi ai carabinieri del Ross Mor Donno di aver visto questo disalvo presso l’abitazione l’ufficio di Gino Scianna a Bagheria. >> Sì, sì. >> Nell’occasione che vide protagonista il capitano Ultimo, lei ricorda se Ultimo stava attenzionando proprio l’abitazione di Gino Shan? No, l’abitazione avvocato stava attenzionando l’ufficio di Ginocianna che era sito in via Vallone de Spookes numero du.
Era un palazzo di nuovo costruzione >> al primo piano. Sì. Lei ricorda se i carabinieri del Ross le dissero di avere anche individuato il Gino di Salvoente? No, non non me l’hanno detto loro che l’avevano individuato. Mi fu detto dal vice capo della squadra mobile di Palermo allora e che praticamente mi fece vedere anche la fotografia del di Salvo perché c’era non si riusciva a capire bene chi era questo di Salvo a cui io mi riferissi.
il dottore, mi ricordo come si chiama, della squadra mobile di Palermo, mi fece vedere, si uscì al portafoglio un eh una fotografia e mi disse “È questo?” Ci ha detto questo e >> il comunque l’ha già detto la scorsa udienza, si trattava del dottore Sanfilippo. >> Sì, >> lo conferma. >> Come no? E allora avvocato Mini, >> sì, perché lei il 18 maggio 2011 nel procedimento a carico del colonnello del generale Moria, il colonnello Bino ha dichiarato pagina 94 ehm PM Ingroia eh bisognava andare su, lei sta parlando dei discorsi che le fecero i
carabinieri, bisognava andare su Brusca, puntare su Brusca, ma senza trascurare Provenzano E lei dice sì, puntare più sulla cattura di Brusca, ma senza trascurare Provenzano e aggiunge anzi assolutamente loro mi dissero che hanno avuto dei riscontri, praticamente si cercava certo di salvo ed erano riuscirono a trovare questo di Salvo e e il PM Ngroia chiede questo di Salvo serviva per Provenzano e per Brusca e lei risponde no per Provenzano >> e la domanda, avvocato la domanda perché E la domanda è, siccome ha riferito rispondendo oggi
anche alle domande del pubblico ministero che non lo riuscirono a individuare, in particolare il 13 novembre lui ha detto che non lo riuscirono a individuare, >> la domanda però l’aveva già fatta e questo infatti era per contestare la diffàità. Vediamo allora Sino, da questo verbale di qu che le ha letto adesso l’avvocato Emilio, sembrerebbe che lei eh avesse saputo dell’effettivo riconoscimento dell’individuazione di questo di Salvo.
Ricorda se effettivamente De Donno e altri >> disal Prego. Allora, questo disallo era stato arrestato pure, non so se dai Rossi o non so da chi, ma era stato arrestato. >> Sì, però la domirci se ha saputo allora da De Donno o da Amori che appunto questi questi avessero individuato il disalvo. >> Assolutamente no.
>> Assolutamente no. che quindi conferma quello che ha detto prima >> e rimane la contestazione. Lei ha anche riferito che i carabinieri che la fotografia di Di Salvo le fu portata dalla polizia. Io le devo contestare che il 4 gennaio 2011 a pagina 3 ha detto, aggiungo che in quello stesso periodo, in uno dei tanti colloqui che ebbe con lui, il capitano De Donno mi disse che bisognava cambiare bersaglio, cioè bisognava puntare più su Brusca che su quella di Provenzano, sulla cattura di Brusca che su quella di Provenzano.
Debbo dire tuttavia che anche in seguito mi vennero chieste informazioni su Provenzano e fra queste io parlai di un certo disalvo che conoscevo come ambasciatore di Provenzano e l’atore dei suoi pizzini di cui successivamente con me a Villa Rosa. >> Aspetti, aspetti, faccia completare. L’ho già detto il discorso di Villa Rosa ce l’ha riferito l’altra volta, faccia completare questa lettura e poi risponderà.
Sì, dicevo che di Salvo che conoscevo come ambasciatore di Provenzano e l’autore dei suoi pizzini di cui successivamente mi venne da loro mostrata una foto in seguito in seguito anche la polizia indagò su di Salvo e ci fu un’operazione con molti attesti. >> Allora, precisi questo aspetto, Signo. >> Allora, io non ho avuto mai mostrato dai carabinieri una foto del di Salvo.
L’unico che mi mostrò una foto è stato il dottore Sanfilippo e che praticamente mi disse finalmente gli ho detto avete trovato chi è e fu dopo la mia che ci fu la mia conclamata collaborazione. ricorda se ebbe modo di parlare del disalvo anche con il capitano ultimo in un’occasione. Io col capitano Ultimo ho avuto modo di parlarle una volta nell’ufficio della Guardia di Finanza dove mi venne portato dalla signora Pinpato che ha fatto poi ha relato un regolare verbale.
Per cui, evidentemente, se io ho detto che ho portato e cioè il il dottore e il capitano ultimo mi portò questa foto, mi sembra difficile perché non me l’ha mai portato. >> No, la domanda è se lei abbia parlato in quell’occasione col capitano ultimo di di Salvo. >> Può darti, però non lo ricordo. >> Non lo ricordo.
Sì, sì, ma ha risposto alla presenza della signora della procuratore principato. Sì, quello lì. >> Quindi c’è un verbale eventualmente. >> Sì, sì, l’aveva questo è conforme. >> Eh, dunque andiamo alla sollecitazione di De Donno relativa a Brusca. Dice puntiamo su più su Brusca senza trascurare Provenzano. Da cosa derivava? Derivava dal fatto che lei era più vicino a Brusca anche per ragioni territoriali, da qualcos’altro? Da qualche ragione, >> no? era solamente pensavano che io potessi parlare e di più facilmente di Brusca, ma io effettivamente
potevo parlare più facilmente di Provenzano che di Brusca, perché io con Brusca non avevo nessuna ragione di poterlo accusare di chia cosa e invece con Provenzano ce l’avevo perché sapevo che tramite Il l’ipari me ne aveva combinate più di 100. >> Sì. E ricorda se De Donno aggiunse testualmente però se ha notizie su Provenzano Celedia.
Penso di sì, >> però >> ricordo le parole esatte. >> Sì, lo ricorda. Quindi mi confermo. Posso andare avanti? >> Ha detto di sì, avvocato Emilia. Andiamo avanti. >> Queste che eh Sì, perché perché diciamo che nel verbale sempre 18 maggio 2011 lei >> Ma è una contestazione, siccome ha risposto affermativamente alla sua domanda, quindi faccio eventualmente un’altra domanda, se c’è un un contrasto farà la contestazione.
Lei è sicuro? Perché siccome ha risposto alla mia domanda penso che De Donno l’abbia detto, lei pensa o è sicuro che De Donno le abbia detto se ha informazioni su Provenzano ce le dia questo qua fu quando mi sono visto anche con ultimo perché c’è un verbale della signora principato che dice quello che com’erano stavano le cose perché la la signora principato si si ricorda cioè si appuntava pure tutto quello che dicevamo.
con ultimo e con chiunque c’era. Mi pare che c’erano anche gli altri ufficiali dei carabinieri. >> Cioè c’era anche De Donno in quell’occasione? >> Mi pare di sì. >> Prego, avvocato Mini, >> perché in realtà nel verbale del 18 maggio 2011 lui parla del colloquio avuto con Mori e De Donno solamente. Il >> No, no, avvocato, Mori non c’era.
C’era solamente di qua quando c’è stato ultimo c’era solamente de dono se c’era. >> Sì, però lei parla >> perché mi ricordo che c’erano un mare di carabinieri, però non >> la domanda qui dell’avvocato Milio si riferisce evidentemente a un altro colloquio, quindi faccia la domanda e poi eventualmente altri colloqui e c’era.
Sì, lei si parla di un colloquio avuto con De Donno, sempre in quel contesto di eh di informazioni che chiedevano per la cattura di latitanti. E in relazione a questa domanda il presidente del tribunale dice: “Io avevo capito che c’era pesava su questa scelta il fatto che si pensava che lei con Brusca era più intimo” e lei risponde sì e quindi, presidente del tribunale era più facile avere indicazioni e qualche indicazione più fondata.
Questo vuol dire lei risponde. Certo. >> Questo era più che un pensiero mio, era un pensiero di te donno. Mi disse “Tu sei più vicino a a Brusca che a Se tu mi cerchi di indagare, di sapere qualcosa più su Brusca ti viene più facile.” E io ho detto “Sì, va bene, può darsi”. Ecco, e poi io le ho chiesto, le risulta che De Donno le disse testualmente, però se hai informazioni su Provenzano ce le dia e lei ha risposto: “Me le dai lo stesso?”.
Certo, >> ho datte lo stesso. >> M Esatto. Eh, quindi, se ho ben se ho ben capito, i carabinieri del Ross le chiesero queste informazioni su Provenzano dopo l’arresto di Rina, che è del gennaio 93. Da dubbio, >> senza dubbio. Perfetto. Quindi da ciò risulta che gli ufficiali del Ross cercavano Provenzano dopo questa domanda non è ammessa.
>> Questa è una sua Non risponda Sino perché questa è una deduzione dell’avvocato Emilio. Andiamo avanti. >> Le conosce i signori Gioacchino Cristiano e Franco Costanza. >> Sì. >> Può riferire chi sono? Franco, cioè Giocchettino Gioacchino Cristiano era il cognato di Brusca e Franco Costanza era un manutenolo di Brusca che praticamente aveva coappettato nella gestione della società Litomix gli aveva dato un 10%.
E praticamente queste personaggi erano favoreggiatori di Brusca. Sì, lei ha già riferito, rispondendo alle domande del pubblico ministero, che il Brusca, pochi giorni prima di essere arrestato gli disse: “Guarda che se mi prendono io collaboro.” Posta tale premessa, io le chiedo, lei ricorda se Brusca dopo dopo l’arresto le mandò a dire tramite i signori Costanza e Cristiano, di avvisare Provenzano di spostarsi perché lui stava dando indicazione sui luoghi in cui si trovava? Esattamente.
Questo qua me lo ricordo preciso perché io rimase allibito quando ho sentito che Brusca stava collaborando. >> Sì, >> altro che me lo dice prima, altro che poi nel quando hanno preso Brusca dopo due giorni me lo vengono a dire. Sì, quindi diciamo >> Sì, prego, prego. >> Dico, era un fatto che era avvenuto nell’immediatezza del fatto, per cui rimase allito.
e chiedo scusa. >> Poi che andavo a dire con questo tipo di personaggio e cui non avevo nessuna fiducia, invece informai i carabinieri sul fatto che volevano uccidere il signor Costanta Francesco e praticamente così arrenne, se la fece proprio non so quale santo l’ha aiutato perché gli spararono con 44 magnum nello stomaco.
>> Sì. E in merito a questa mh diciamo questa eh questa conversazione che ebbe con Costanza e Cristiano, i quali per conto di Brusca le chiedevano di avvertire Provenzano di spostarsi, lei ricordo, approssimativamente il periodo? >> Esattamente. Fu pochi giorni dopo la cattura di Brusca. >> Sì. Lei parlò agli ufficiali del Rossa anche di Pino Lipari.
Anzi, ho detto effettivamente, guardate che lo nodo di tutte queste queste cose, compreso gli appalti è Pino Lipari che portava il nome per conto di del signor Riina e del signor Provenzano gli ordini, cioè pratico, lo zio e io ci facevo ma quale zio? lo zio 1 o zio due. E allora lui mi rispondeva zio 1 o zio due.
Zio 1 si intendeva il signorina. Zio du il signor Provenzo. >> Sì. In merito a Pino Lipari lei eh ha mai saputo che Ross svolse indagini sull’IPari fin dall’8990? >> Domanda non ammessa. Andiamo avanti. Si fermi Sino. Andiamo avanti. >> Lei ha dichiarato, rispondendo alle domande del pubblico ministero, di essere uscito dal carcere nel dicembre 94.
Io le chiedo è di essere andato agli arresti ospedalieri al Policlinico di Roma. Ricorda quando viene trasferito dagli arresti ospedalieri a casa? >> Mi pare che stato nel febbraio, non lo so di anno? >> Del 94. Mio padre è morto, mi scusi, è un mio conto e mio padre è morto nel 95. >> Chiedo scusa, signor Sino, non si sente. >> Vediamo se riusciamo.
Ecco, adesso sì, va bene, procedo. >> Allora, mio padre è morto nel 95 e praticamente questo dopo io sono stato messo negli arresti domiciliari nel sicuramente nel 96. Sì, perché ehm in realtà il 2 gennaio 98 pagina 5 lei ha dichiarato luglio 95. avvocato, direi che però questi sono dati che possono essere reperiti con maggiore precisione da altre fonti rispetto a Sino.
Dunque, ehm, diciamo che lei è in grado di collocare l’episodio di di Bagheria in cui con il colonnello Meli avete visto Provenzano è stato >> o nel 96 o diciamo intorno al 1996, perché io nel 97 sono stato di nuovo arrestato. >> Sì. Quindi, diciamo, in che periodo lo colloca? Nel periodo in cui lei esce dagli arresti dagli arresti domiciliari? >> No, io non esco dagli arresti domiciliari, ero agli arresti domiciliari.
Ho detto che con un’alchimia, non so di che tipo, il colello Mis è riuscito a farmi avere un decreto che >> Sì, vabbè, non è necessario, ripeto, è stato già preciso su questo, quindi è un tema già sviscerato. Andiamo avanti. L’aveva già riferito che si trovava agli arresti. >> Sì, quindi vabbè, lei me l’ha colato, >> ha parlato di un escamotage, mi pare la scorsa ud.
>> Andiamo avanti. >> Quindi ora lei l’ha collocato approssimativamente nel 96. Io le chiedo il colonnello Meli all’epoca in cui la portò in giro a cercare Provenzano, lei sa a quale reparto apparteneva? >> Comandava all’allora eh gruppo di Monreale, >> quindi non apparteneva a Rosso. >> Assolutamente.
Nessuno mi ha detto mai che lui appartenesse al Rossa, ma al gruppo di Monreale. Sì, >> sì. Lei ha riferito quindi di aver dato di aver dato queste informazioni ai carabinieri su Brusca e Provenzano. Io le chiedo, mi sente? Mi sente? Sento benissimo. >> Ah, e le chiedo perdon e io le chiedo nel carcere, le risulta che in quel periodo nel carcere di Termini Merese vi erano frequente vis frequenti visite delle forze di polizia, varie forze di polizia che che cercavano informazione per catturare questo quell’attitante? Senza dubbio c’erano al carcere
terrierese più mi sembrava più una caserma che un un carcere perché arrivavano persone di ogni tipo e c’erano delle persone che riferivano addette addette. Sto parlando del signor Nino Madonia, del signor Salvo Madonia e che questi qua erano il Gazzettino del carcere di Termini. Oggi è venuto il capitano Tizio, oggi è venuto il dottore Caio, insomma sapevano tutto di tutti e hanno saputo anche della mia eh promenad passeggiata eh nella caserma di Termini Medi.
>> Sì. E costoro cercavano informazioni per la cattura dei di latitanti. >> Sì, degli altri lati tanti che si cercavano in quel momento. Sì, rispondo al vero anche che dopo le stragi del 92 tutti i rappresentanti delle forze delle diverse forze dell’ordine cercavano di convincere personaggi di rilievo di Cosa Nostra a collaborare.
Tant’è che a volte quando voi ristretti in carcere venivate chiamati, vi affrettavate, diciamo, a smentire di colloquiare con questi soggetti? Ogni volta che si chiamava qualcuno, si diceva infermeria o una scusa qualsiasi, c’era Ma c’erano commenti e risate da parte di tutti gli altri. >> Sì, quindi diciamo è una risposta affermativa alla mia.
>> Aveva già riferito su questo, avvocato M. Andiamo avanti. >> Voi che eravate detenuti, queste informazioni richieste alle forze dell’ordine gliele davate? Allora, su questa la domanda in questi geni se lui ha dato e che ha già risposto, ma su questa così generica riferita a personaggi non individuati o individuabili non può essere ammessa.
Andiamo avanti. >> Per quale ragione lei dava questa lei da detenuto dava queste informazioni alle forze dell’ordine? Ma io io guardi che informazioni alle forze dell’ordine da detenuto cercavo di darne il meno possibile e se le davo le davo con uno scopo ben preciso, cioè praticamente quello di cercare di avere qualche eh facilitazione nello stato che con cui dove eh nella maniera in cui ero detenuto cercavo di farmi levare 41 bis, cercavo di ottenere gli arresti domiciliari.
Queste erano i miei i miei motivi. Sì. E quindi è corretto dire che tra le motivazioni vi erano anche quelle di relative alla alle alla, diciamo così durezza del 41 bis. >> Vabbè, avvocato, andiamo avanti. Ha risposto sul 41. si fermi sino ha risposto sul 41 bis che intendeva sottrarsi e sperava attraverso questo sistema. Quindi vado avanti.
>> Lei sa quando in Cosa Nostra si cominciò a parlare del 41 bis? No, perché io sono stato catapultato al 41 bis improvvisamente nel mese di agosto quando era a Pisa ancora. Per cui sono stato preso e e buttato nella più profonda cella che c’era prima e poi praticamente non ho mai sentito parlare di 41 bis.
Fu una sorpresa. >> Sì. Quindi non è in grado di collocarlo >> assolutamente >> perché lei il 18 maggio 2011 al processo Mori e Obinu rispondendo alla domanda del presidente del tribunale il quale chiedeva lei sa nell’ambito dei vostri circoli, diciamo nell’ambito di Cosa Nostra quando si comincia a parlare di questo 41 bisponde terribile, si diceva di tutto e di più e il presidente chiede sì, cerchi se lo sa, perché altrimenti se non lo ricorda quando si comincia a parlare del 41 bis e lei risponde quando praticamente si è
avuta occasione di tastarlo, come si dice, quando l’abbiamo avuto, quando l’abbiamo provato in sostanza. >> Vabbè, avvocato Milo, mi pare che è quello che ha detto la risposta che ad agosto è stato catapultato, quindi mi pare che non ci sia nessun contrasto. Andiamo avanti. >> Sì. E dunque l’avvocato Nicolò Amato l’ha sollecitata a collaborare con le forze dell’ordine temp.
Sì, anche con la polizia, anche con il prefetto Masone. Anzi, è stato lui che quando ha visto che i carabinieri non facevano niente, non si otteneva niente, malgrado io avessi dato delle informazioni più che precise, soprattutto su Provenzano e avevo detto Bagheria, Bagheria, Bagheria, chi c’era c’era praticamente ho dato un un nome di un personaggio che si chiamava Famia e e che che praticamente gravitava, che sapevo io essere lui ad accompagnare Pro Robenzano.
Questo qua mi pare che è diventato ora collaboratore. >> Sì. E allora lei ricorda se i colloqui del il colloquio del generale Mori del Coronello De Donno al Policlinico avvenne in presenza del suo avvocato Nicolo Amato. lui è stato lui a portarli addirittura al Policlinico nell’ufficio del del professore Marino che era il primario di eh chirurgia eh del cuore.
>> Sì. Lei è in grado di datare questo colloquio, dottore? è stato eh mentre che ero ricoverato agli arresti ospedalieri nel al Policlinico Umberto I e deve essere stato eh intorno al mese, non lo so dire l’anno. >> Sì, >> posso dire e nel 95 circa >> 95. Senta, lei la nomina dell’avvocato amato da parte sua le venne sollecitata da qualcuno? >> Assolutamente no.
>> A lei dopo la prima applicazione nel 92 del 41 bis è stato rinnovato nel 94. >> Come no? Il primo forse >> sì. Ehm, lei ha definito il il 41 bis terribile. Può dirci le ragioni, cioè dei fatti che le costano sulla base del dei quali lei ha detto che era un trattamento terribile, disumano e quant’altro? >> Vabbè, credo che non sia rilevante.
Andiamo, si fermi. Sì, non è rilevante. Andiamo avanti. >> Bene, >> sono conoscenze notorie. Andiamo avanti. >> Lei eh risponde a verità che in Cosa Nostra, dopo il suo arresto, furono terrorizzati che lei potesse collaborare. Alcuni furono terrorizzati se che io potessi collaborare, ma non solo mafiosi, anche imprenditori.
>> Sì. Lei poi, rispondendo alle domande del pubblico ministero ha riferito di un colloquio con Bernardo Brusca nel carcere di Termini Merese, nel corso del quale Bernardo Brusca gli disse che avrebbero dovuto uccidere tale anche Mannino e ha collocato questo episodio nel settembre 92. Risulta dai documenti acquisiti che lei arrivò al carcere di Termini Merese il 18 ottobre 92.
Possiamo dire alla luce di questo dato che il colloquio con Brusca fu successivo a tale data? >> Dubbio. Fu l’indomani che sono arrivato. >> Sì, dunque >> cè stato Calò che praticamente disse Bernardo, vedi che c’è tuo cugino qua parlando di me? Lei poi, rispondendo alle domande del pubblico ministero ha parlato di un alleggerimento del 41 bis.
Ha parlato di un alleggerimento del 41 bisificatosi per alcuni soggetti. Può specificare in cosa consisteva tale alleggerimento? cose minime, era praticamente il colloquio in più, perché allora potevamo fare un colloquio al mese oppure c’erano poter utilizzare fornellini e e anche su pellezzi varie. >> Sì.
Lei ricorda quando ebbe modo di parlare con Bernardo Brusca di questo alleggerimento? No, assolutamente. So solo che ne parlai lamentandomi del fatto, ma com’è finita? Come pensi che tu a me non mi è stato levato? Perché dici vabbè, ma non te l’hanno levato, so non è sei stato tu a ad avere confermato questa cosa. Ci sono stati anche altri.
Ma tu sai benissimo che io non ho il peso che eh hanno tanti altri. Come Ma perché hanno fatto questa cosa? E vabbè, vedrai che ci saranno dei miglioramenti e così mi lasciò. >> Sì. >> Dandomi speranza. >> Quindi, se ho ben capito, questi miglioramenti, questo che lei ha definito alleggerimento, non consisteva in una revoca, ma consisteva in migliorie, nel fornellino, in un colloquio in più.
È corretto? Però poi alcuni fu levato >> e lei ricorda e vabbè l’ha già detto che non ricorda il periodo perché io le leggo quanto lei ha dichiarato e nel verbale dell’1 ottobre 2012 pagina 47. È lo stesso verbale che ha contestato il pubblico ministero. Di che fase parliamo? Di che momento parliamo? No, quando è stato dopo dopo un anno, un anno e mezzo, 2 anni che c’era il 41 bis, vengono alcune persone e viene alleggerito il 41 bis.
Alleggerito che stiamo parlando di fatti minimi ma importanti, alleggerito, ci ci dettero il fornellino che non era cosa da poco, il fornellino elettrico che ci davano a gas, che ci permetteva di sussistere perché calavamo la pasta, insomma c’era proprio potevamo mangiare invece di soccombere. E poi aggiunge no, oltre i cose c’erano due sezioni, una col fornellino e una senza fornellino.
Il pubblico ministero, e questa è la parte che il pubblico ministero ha contestato alla scorsa udienza, lei quando si accorge di questo alleggerimento nei confronti di alcuni, che cosa pensa? Cominciai a fare, a buttare voce, andai da Calò, da brusco, che effettivamente non mi hanno risposto, non poteva dirmi niente.
Ma perché a quelli è stato levato e a me no? qui eh non posso dire niente. Questo mi hanno detto, però parla, >> credo il contrasto non ce n’è. Vogliamo soltanto precisare se lei si riferiva sia a quei miglioramenti, diciamo, della vivibilità in carcere, sia anche ad alcuni soggetti a cui invece era stato proprio tolto il 41 bis. >> Revocato.
>> Revocato, quindi conferma quello che ha detto prima. >> Sì, >> sia l’uno che l’altro. Andiamo avanti. Avvocato M. Allora, e chiaramente conferma anche il periodo un anno e mezzo dopo un anno e mezzo due dopo la prima applicazione. È >> correttoamente. Due >> perché mi pare fuori la scadenza del secondo anno perché io l’avevo avuto per 2 anni.
>> Sì. Allora, lei ha riferito le eh rispondendo alle domande del PM che Bernardo Brusca le disse testualmente che anche lei sarebbe stato servito e che entro il 2000 avreste risolto il problema, ma che così in realtà non fu. >> Angelo, entro 2000 tutta a casa. >> No, aspettiamo la domanda perché vediamo qual è la domanda.
Questo è quello che ha detto >> era era proprio questo. Le le avrei gli avrei chiesto se aggiunse altro il Brusk. >> Allora, vediamo se aggiunse altro Brusca. >> Non lo ricordo, dottore. Vabbè, quindi ehm lei ha appena riferito che Bernardo Bruschi gli disse: “Non preoccuparti, Angelo, stai calmo che andremo tutti a casa”. ricorda quando avvenne questo discorso? Detto avvocato, avvenne quando c’era stata la naturale scadenza >> del 41 bis che avevo avuto io per 3 anni >> e praticamente io mi andrei a lamentare perché poi sa Radio Carcere e comunica
tutto, si sa tutto. >> Sì. E per cui evidentemente io apprendendo questi fatti dissi “Ma com’è che ancora a me non me l’hanno levato?” >> Perché io ci contavo su questa cosa e diciamo che mi era stato anche non promesso, ma auspicato. >> E lei credette a questo a queste parole di Brusca? >> Andiamo avanti. La domanda non ammessa.
>> Sa com’è finita? A domanda non ammessa. Andiamo avanti. >> Un altro argomento. Parliamo di Ciancimino. Dunque, risponde a verità che Rina detestava Ciancimino perché era arrogante nei confronti suoi di Provenzano e di tutti quanti, per così dire? tutta personalmente che lui gli diceva specialmente per Provenzano, diceva che era un ignorantone, un uno che non capiva niente e piuttosto cretino.
Cosa strana perché io avevo per intelligente rispetto agli altri. >> Sì. in merito a Massimo Ciancimino, le risulta che fosse uno spendaccione, comprasse barche, Ferrari e quant’altro? Vu dire che questo mi risulta personalmente perché Massimo Ciancimino era aveva comprato una barca, un cicale Bertinetti da un personaggio di allora che rappresentava questi brand e in a Palermo e praticamente ero stato incaricato da Pino Libari che su distanza di Ciancimino di andare a parlare a questi personaggi per dirci di non dare più conto al figlio di eh al
suo figlio, per cui praticamente era un grande spentaccione e voleva che si che si eh si avesse uno stop, cioè praticamente non bisognava che lui andasse a comprare più Ferrari e siccome era, diciamo, un addetto ai lavori perché avevo regolarmente banche per e cose di questo genere. Beh, sono stato scelto io di andare a fare questo discorso.
andai a farlo al signor Carlo Greco che praticamente era rappresentante della Cicale Pertinetti a Palermo e al signor Giovanni Dagati che era un suo socio e praticamente andai a fare questo tipo di discorso. Ragazzi, se venite, >> scusi, non sentiamo >> e vi vi e viene a dire questa cosa, mi raccomando, non dateveli più perché non saranno più pagati.
>> Sì. Eh, guardi, siccome noi >> non abbiamo sentito l’ultima risposta, presidente, scusate, non abbiamo sentito nulla dell’ultima risposta. >> Chi è che è intervenuto? >> Il sito è riservato uno. Presidente, scusate, ma non si è sentito la risposta. >> Sì. Allora, ripeta quest’ultima frase, quest’ultima risposta che ha dato.
Tino. >> Allora, debo dire che io sono stato incaricato da Vito Ciancimino e fece un’istanza ad eh Pino Lipari e Pino Lipari mi disse “Senti, vai da questi amici tuoi, eh, che me lo disse anche Marina Eronica dicendo che anch’io ero un grande spendacaggione, cosa verissima e praticamente eh mi disseci a dire che da questo momento in poi se vedono Massimo Cemino non gli diano credito perché tutti gli impegni che lui prende non saranno più pagati.
>> Va bene, andiamo avanti. >> Lei poi ha rispondendo alle domande del pubblico ministero ha parlato della vicenda dei 200 milioni dell’Adit Massimo Ciimino dicevano forti era appropriato del della Colzana Silvestre. Sì, aspetti aspetti la domanda perché su questo lei già riferito. Aspettiamo la domanda. >> Sì.
E lei ha anche riferito che Massimo Ciancimino in merito a questa vicenda si recò a casa di Lipari chiedendo un incontro tra il padre Vito e Provenzano. È corretto >> avvocato? L’abbiamo ascoltato. Si fermi Sino? Questo è quello che abbiamo ascoltato. Andiamo alla domanda. Sì, le chiedo la richiesta di incontro av tra Ciancimino Vito e Provenzano avvenne nella stessa occasione nella quale si parlò dei 200 milioni provenienti da Cozzani e Silvestri? >> Sì.
Lei ricorda se a seguito di questo di questo incontro del fatto che Ciancimino non restituivano i soldi, subito dopo venne bruciato un prefabbricato in un cantiere di lavoro della ditta Cozzani e Silvestre. Insomma, ci furono dei danneggiamenti. >> Sì, danneggiamenti che furono fatti esattamente alla circonvalazione.
Di questi danneggiamenti non si serve mai niente perché forse perché non vengono denunziati o forse che anche mediaticamente non sono stati fatti rilevare. >> Sì. Dunque, lei, cioè, riferendo questa vicenda, ha collocato l’episodio in un, leggo le sue testuali parole, in un periodo in cui Vito Ciancimino era a Roma ed aveva alcuni obblighi.
Lei è sicuro di tale collocazione? Vito fosse a Roma, lo posso assicurare perché nella stessa occasione Massimo Ciancimino disse che suo padre, pur essendo impedito a venire, sarebbe venuto a Palermo, non so in che maniera o in che modo, per incontrare Bino. Bino era al secolo dove.
Deb che in questa occasione il Libiò di faccia perché io non dovevo sentire che Bino aveva aveva colloqui con Ciancimo. >> Sì, lei riesce ad essere più preciso con riferimento a un dato temporale, cioè riesce a ricordare anche l’anno in cui si colloca questa vicenda. Assolutamente no, non sono non è il mio forte nelle date, nelle cose, specialmente quando sono passate decine d’anni.
>> E io la capisco, però le ricordo che il 18 maggio 2011, processo sempre Mori OBIN, ha dichiarato a pagina 106 PM Ingroia, vabbè, andiamo prima così dimostriamo che è la stessa vicenda. E e allora debbo dire che questo fatto che sto raccontando portò una conseguenza alla circonvallazione dove stavano facendo dei lavori di manutenzione Cozzani e Silvestri.
Che cosa avvenne? Gli bruciarono una baracca che loro, ammirati per questo sono stati additati ad esempio. Lo vedi? Ci bruciano la baracca e manco fecero denuncia. PM Ingroia. Va bene. E per chiudere su questo per completezza, la data ce la dice quando è avvenuto questo? E lei risponde: “Siamo intorno all’887”. Guardi, io ho già precisato che in fatto di data non sono molto preciso perché ho vissuto tali e tante questioni nella mia vita che non ricordo bene le date quali esse siano e presumibilmente poteva essere quella
data che ho detto. Sì, io le devo dare atto che lei è che lei ricorda bene 88-87. >> Bene, >> mi fa piacere. Perfetto. >> Vabbè, non deve darne atto così, ma eventualmente >> Eh, signor presidente, lo dico, agli atti del processo è stata acquisita perché prodotta dal pubblico ministero la cosiddetta scheda biocriminale di Vito Ciancimino redatta dalla DIA.
>> Quindi sono documentati atti. dico, ma non è da in questa sede, quindi ha fatto la domanda e >> segnalo perché riscontra le affermazioni di Sì. >> Questo però questa è una valutazione che esula dall’esame che stiamo conducendo. Va >> bene, dunque sempre in quell’occasione dell’incontro tra Ciancimino Massimo e Pino Liperi, Pino Lipari, le risulta che Pino Lipari disse, per così dire improperi peste e corna di Massimo Ciancimino? Uh, quando se ne andò Massimo Ciancemino e mi disse chi è un un vagabundo, mi ha fatto mi ha parlato malissimo di
Massimo Ciancimo. >> Qual era la considerazione di Massimo Ciancimino all’interno di Cosa Nostra? >> Nessuna. >> È corretto dire che era pari a zero. >> Avvocato, se ha detto nessuna, mi pare che poi vogliamo andare. >> Vabbè. a sottilizzare ulteriormente. >> Le risulta che Massimo Ciancimino fosse visto anche come un po’ farfallone.
Presidente, c’è opposizione a questa domanda. Non si comprende neanche la pertinenza reale di questa domanda. >> E si comprende sull’attendibilità >> significato del termine farfallone, peraltro. E allora preciso, se fosse visto all’interno di Cosa Nostra testuali parole con beneficio di inventario fosse considerato un po’ farfallone, cioè con la testa per aria, è uno che è dedito solo a fare una vita dispendiosa, >> che mi pare che è quello che ha detto prima, comunque chiediamolo ulteriormente è così, ma l’aveva già
detto. Mi pare che precedentemente fosse già stato chiaro su questo. >> Signor presidente, repetita dal mio punto di vista. >> Eh, però noi se il repetita ci comporta ovviamente lei sa qual è l’istruttoria che dobbiamo compiere, che quindi i tempi quali sono, quindi cerchiamo di evitarlo. Juan, >> in questo caso no.
Andiamo avanti perché noi le ascoltiamo le cose e le memorizziamo. Non abbiamo bisogno di ripeterle più volte. Non lo metto in dubbio. >> Un’altra domanda. E lei ha riferito anche che venne incaricato di annullare gli ordini d’acquisto che Massimo Ciancimino faceva per beni per i beni che ha dettagliato. >> Le risulta che Ciancimino non godesse di considerazione, anche perché era spaccone e tendeva a mettersi sempre nei guai.
Esattamente. >> Andiamo ad un altro argomento. Lei se ho ben capito, è stato arrestato da Ross. Giusto, è corretto? >> Sì. >> Chi ha fatto le indagini che hanno portato al suo arresto? ritengo che l’abbia fatta principalmente il capitano dell’onno con assistito sue superiori. >> Sì, ricorda anche approssimativamente quanto sono durate queste indagini.
>> Vabbè, andiamo avanti. Non è una domanda utile. >> Sì. in merito a Guazzelli. Lei ha raccontato di averlo visto in talune circostanze a Torrema Macauda, da De Caro eccetera. Lei sa se questo avvenisse perché Guazzelli era uno che aveva che un investigatore, per così dire, all’antica? Mi pare che l’ha riferito rispondendo alle domande del PM, ma forse io non l’ho ben non l’ho ben scritto nei miei appunti.
>> Sì, ma questa domanda volevo capire qual è la domanda. Sì. Ehm lei eh per quello che lei risulta chiaramente da da discorsi da da fatti, eh il Guazzelli ehm era un investigatore di quello che intratteneva rapporti confidenziali. Ecco perché ho detto all’antica, un investigatore che che intratteneva questo tipo di rapporti in quegli anni.
Eh, mi pare che ne ha parlato con Sina, quindi non è necessario a me >> non è necessario andare oltre perché è nei fatti su quello che ha riferito Sino >> e lei aveva anche amicizie tra la polizia di stato l’esino? >> Io diciamo che qualcuno lo conoscevo la polizia di strat benissimo, ma avevo qualche amico l’avevo. >> Sì. E allora, per esempio, tra questi amici c’era il dottor Purpi anche >> anche >> dottore Purpi mi e mio onoro è stato sempre il mio amico fin da quando ho avuto un problema personale che riguardante una mia, cioè praticamente era successo un
incidente a un mio amico e e si era sparato accidentalmente alla Tempia e aveva fatto le indagini il dottore Contrada e il dottore P. >> Sì. Senta, siccome lei ha parlato anche di un problema che l’avevano risolto, c’era quindi anche con loro con lui questo rapporto, diciamo, di dou des, lo chiamo impropriamente do desolutamente.
nessuno perché praticamente c’erano problemi che lui era stato gentile e cortese nei miei confronti quando era c’era stato questa indagine per il il l’incidente che aveva subito Maurizio Messineo che peraltro era un suo paesano e che io conoscevo. >> Va bene, si fermi, non è necessario approfondire questo aspetto.
Andiamo avanti, avvocato Mil. Sì. Un altro argomento, sto andando anche abbastanza veloce. Lei ricorda se il generale Subranni in qualche occasione le dissi che le disse che diffidava di Guazzelli perché faceva piglia e porta? Sì, praticamente mi fece capire su Branni che il Guazzelli era ben messo con i personaggi di un certo tipo della sua zona e non solo della sua zona, aggiungo io, perché conosceva ben altri personaggi che avevo avuto modo di conoscere meglio in occasione di un lavoro a Santaninfa, dove lui comandava
la stazione dei Carabinieri. >> Sì, perché lei dice il primo ottobre 2012, pagina 67, in quell’occasione parla dell’incontro con Subranni e lui Subranni ebbe modo di dirmi che diffidava di Guazzelli perché aveva ragione di diffidare perché Guazzelli faceva piglia e porta. No, avvocato, è una contestazione perché mi pare che ha risposto sostanzialmente affermativamente alla sua domanda, quindi se non c’è una contestazione andiamo avanti.
>> Eh, stavo dicendo ebbe modo a dirmi che effettivamente c’era qualcosa che non andava nel comportamento di Guazzelli >> e questo è quello che ha detto con altre parole, ma mi pare che abbia detto questo. >> Va bene. Dunque, e in merito all’omicidio del colonello Russo, lei lei ha parlato di delle confidenze che su mandato di Bontade avrebbe fatto il generale Subranni.
Lei ricorda se il generale Subranni attraverso suoi canali autonomi e cioè Pettinato e Di Cristina sapeva già le ragioni la o comunque gli autori, gli assassini, insomma, sapeva già in merito a questa vicenda del dell’omicidio del colelo russo. Allora, la domanda è se su Branni gliene parlò però Sinino con questa correzione di >> cioè praticamente il Subranni mi disse che aveva avuto confidenze dal capitano Pettinato, ma mi pare che fosse capitano, che gli aveva assicurato che l’omicidio russo era stato petrato da abienti vicini a Rina E
a a Bagar. >> Sì, il capitano Pettinato eh raccoglieva le confidenze del di Cristina, comunque l’aveva saputo dal di Cristina. >> Esattamente. Sì. Poi lei ha anche dichiarato di aver visto su Branni, dopo il la morte del colonnello russo al gruppo Carabinieri quando la interrogarono sull’uccisione di russo. Ricorda se in quell’occasione erano presenti dei magistrati.
Assolutamente. Io sono stato interrogato da un magistrato, mi pare che si si chiamasse Sirena e su in quanto riguardante l’omicidio russo. >> Sì, perché lei a pagina 16 1 ottobre 2012 il verbale dice: “Pratticamente avevo rivisto anche al gruppo perché in quel momento mi interrogavano sempre, cioè praticamente avevo avuto parecchi interrogatori.
Mi pare c’era qualcuno che mi interrogò allora pure della procura, non so se Sirena o Pignatone. Mi ricordo che ci fu questa situazione. >> Allora, avvocato, anche in questo caso mi pare che non si sia se non per il fatto che >> Sì, grazie. Le risulta che il colonnello Russo e i suoi ufficiali si occuparono del sequestro di Corleo genero dei Salvo avvenuto nel 75? Non ho capito l’inizio della domanda, scusi.
R >> se risulta a Sinino che il colonnello Russo e il suo ufficiale, il suo reparto si occuparono delle indagini relative al sequestro Corleo che è del 1975. con Rosso si occupò del sequestro Corleo e dopo 3 ore, 4 ore mi venne a dire chi erano i gli autori del sequestro Corleo e mi ven da dire che era stata da dove erano partiti.
Mi dissero che erano partiti a città del mare e in territorio di Cinesi e mi disse che praticamente lui vedeva in questa cosa la manuzza di badalamenti. >> I badalamenti. Sì, se lei ha già dichiarato di essere stato presente alla comunione della figlia del generale Subranni. Se ho ben capito, lei l’ha collocata qualche mese dopo l’uccisione del colonnello russo.
È vero, è corretto? o non sapev esattamente quando è stato, però ci sono stato, ma precisi un po’ meglio perché questo in effetti è un tema che è rimasto in sospesa, quindi lo anticipiamo perché altrimenti avremmo fatto poi delle domande alla fine, ma una volta che è introdotto e lei ce lo può collocare, più che collocarlo ci può delineare un po’ meglio il contesto, cioè lei fu invitato, si trovò occasionalmente, frequentava su Branni, >> mi mi invitò il colnello Rus russo.
>> E quindi allora siamo in un momento antecedente alla sua uccisione. Sì, sì. >> Quindi il colonnello Russo la invitò alla questa alla comunione della figlia questa situazione >> di Subrandi. >> Di Subrandi. >> Eh, perché allora lei su questo era stato un po’ più vago, in effetti anche noi non avevamo capito.
Quindi fu il colonnello Russo che la invitò a partecipare alla c alla comunione della figlia di Subranni. Esatto. E prima mi aveva invitato anche alla comunione della sua figlia. >> Sì. E questo questo ce l’aveva già detto. Ce l’aveva già detto. Quindi fu un invito mediato, diciamo. E lei in quell’occasione quindi parlò anche con Subranni, Subranni della vita in questa occasione di questa comunione.
mi pare che ci siamo salutati così, ma c’erano parecchie persone tutti appartenenti alle forze dell’ordine e praticamente c’era anche il dottore. Eh, aspetti come il capo della mobile. >> Va bene, non è necessario. Comunque andiamo avanti. Avvocato. Avvocato Emilio. >> Sì. Eh, non so se >> quindi questo risolve quel problema sulla temporale non so se è la corta altre domande sul punto.
>> No, no, no, possiamo andare avanti. >> Va bene. Eh, allora, quando ehm termina lei ha riferito, vabbè, facciamo una domanda. Quando termina questa sua frequentazione con il generale Subranni è in grado di collocare il periodo anche approssimativamente? Diciamo che termina immediatamente dopo la morte di Russo e poi bisogna dire che ho avuto dei rapporti occasionali con subrani e mediati da un praticamente da un eh fratello di un uomo politico eh regionale, ma non ha avuto molti rapporti con più con su >> Sì. Quindi lei si riferisce alla morte
del colello russo, quindi questa frequentazione approssimativamente la collochiamo nel 77, in quegli anni là, fine anni 70. >> Sì, fine anni 70, >> sì. E questo ulteriore invece frequentazione mediata attraverso questo politico regionale invece a quali periodo si riferisci? Ma diciamo che fino alla metà degli anni 80 e il politico, il fratello del politico a cui mi riferisco era Aurelio Frosino.
>> Prego, avvocato Mirio. >> Sì, perché in realtà lei nel verbale resto al pubblico ministero dice che rapporti fin che data ci può dire? Pardon, è uno quello che parla i Subranni, 1 ottobre 2012, pagina 41-42. Sì. >> I rapporti di cordialità finiscono quando il Subranni io pensavo che mi avvisasse qualche di qualche problema che capitava a me.
C’era stato il fatto de di Baucina, se lo ricorda e nessuno e nessuno si sentì, cioè su Branni non si fece sentire. Così, visto che tu non ti sei fatto sentire per una cosa che mi riguarda, io non mi faccio più sentire e l’ho allontanato, ma non ha mai parlato fino ad oggi di quest’altra eh di questo altro rapporto. >> È proprio comunque l’occasione che sapevo che praticamente il Fasino era amico di Subranni e mi poteva venire a dire qualcosa che gli aveva detto Subrani.
Questo non è successo e ho interrotto i miei rapporti sia con Fasino che con Fortune. >> Sì, ha un’altra domanda. Lei ha riferito, rispondendo alle domande del pubblico ministero, che Guazzelli gli avrebbe confidato di aver accompagnato Subranni da Mannino quando c’era la questione Guazzelli Mannino su Branni, cioè quando c’era sostanzialmente l’indagine a carico di Mannino e Mannino era sulla graticola, lei ha detto.
Io le >> Esattamente. >> Esattamente. Io le chiedo quando glielo disse Guazzelli? glielo disse prima del suo arresto. >> Sì, prima del mio arresto, quando io andrei a trovare assieme all’imprenditore Cascio nella sua casa a Mempfi. >> Sì. Quindi, diciamo, nel 91 possiamo collocarlo questo episodio? Qualche, secondo me, qualche 90 >> 90 le eh quindi se ho ben capito erano queste le ragioni, quelle che ha riferito al PM, le ragioni per le quali Guazzelli avrebbe accompagnato su Branni da Mannino. Questo è che bisognava
risolvere la questione di Mannino, i problemi di Mannino, giusto? Non abbiamo sentito la risposta per la verità. Non so, non ho detto sì, >> ha detto sì, però non era arrivata la voce. Va bene, andiamo avanti. Allora, avvocato Minio, >> senta, eh questa, quindi lei ha datato questa affermazione di Guazzelli consistente nell’avere detto che aveva accompagnato su Branni da Mannino negli anni 90, nel 1990.
Io le devo dire che però nel verbale dell’1 ottobre 2012 a pagina 2526 il PM chiede: “E quando siamo super giù?” Negli anni 70. >> Gli anni 70 è stato uno svarione assolutamente mio perché alle volte dico anni 80 perché confondo anni 70 con anni 80. Non assolutamente sapevo benissimo che i problemi di Mannino erano stati gli anni 80. Fine.
Quando c’è stata la questione che si diceva che era era amico dei caro a a Monteallegro. >> Sì, diciamo la questione del matrimonio, per intenderci. Esatto, era stata che era stata >> Esatto. E ora ci arriveremo perché lei però io vorrei una risposta perché lei ha detto è stato un mio svarione, però poi in merito e a sempre a questa datazione a pagina 36 il PM dice senta, quindi la prima volta che lei sa di questi contatti è anni 70? Sì, perché Guazzelli le dice ehm lo accompagn accompagnato su Branni da Mannino.
Il PM chiede lei sa se questo rapporto continua dopo anche negli anni 80? E lei risponde non glielo so dire. Quindi sembrerebbe che tutto retrodati al al 70, però lei mi confermerà, mi dirà retrodata al 70 o mi sono sbagliato. Va bene. E però che confermo, anzi che siano stati abbiano continuato, cioè comunque Atelli lui si conosceva dal 1903, si conosceva da tempo e però io debbo dire che continuarono i rapporti fino a tutti gli anni 80 e continuano anche in tempi diversi.
Sì. >> E allora veniamo a questa vicenda dell’indagine su Mannino. Rispondendo alle domande del pubblico ministero ha riferito l’interessamento. Ha riferito che Rosario Cascio le disse che vi fu un interessamento per queste vicende di Mannino e ha riferito che Cascio l’avrebbe preso da Guazzelli. Io le chiedo se ho ben capito, il Rosario Cascio non le fece dei nomi.
È corretto? No, mi disse che il signor Mannino era stato favorito dal Guazzelli che in solo due o tre settimane era riuscito a dire che non aveva avuto contatti con la mafia né con personaggi di tipo mafioso. >> Sì. E ehm lei ricorda quando Cascio le fece questi discorsi, se glieli fece prima del suo arresto, che poi dovrebbe >> Sì.
prima del >> prima del mio arresto, quando andammo a trovare a Guazzelli al ritorno nella macchina e che praticamente che con cui andamo da Guazzelli mi fece questi discorsi. >> Sì. Lei ricorda quando venne arrestato per la prima volta? Io nel 91, >> ricorda se ven >> l’11 luglio del 91. >> Esatto. >> Sì. E allora lei poi ha dichiarato, rispondendo alle domande del pubblico ministero, che il procuratore Messana, anni prima del suo arresto e in occasione di questa indagine a carico di Mannino le disse che il tramite tra Mannino e e Subranni era
Guazzelli. Io le chiedo intanto se mi conferma questa dichiarazione e poi se il se se il Messana le disse prima del suo arresto che le indagini su Mannino erano state chiuse per qualche ragione, per qualche interessamento. state chiuse perché Guazzelli le aveva chiuse. Così mi disse si fece la cortesia >> sì >> che di chiudere una cama indagine di questo genere avrebbe voluto non avrebbe potuto essere più accurata e dilungata nel tempo.
>> Ma così le disse chi? Cascio o Messana? Perché non abbiamo capito bene, >> no? Praticamente me lo disse. Cascio. >> Cascio. Ecco perché dalla agganciandoci alla domanda sembrava a un certo punto che parlasse di Messano. >> Sì. No, infatti la domanda era che cosa le disse, ma non la risposta. Eh, lo so, signor presidente.
>> La risposta era riferita a Cascio, invece l’avvocato Mil le aveva chiesto se Messana le disse qualche cosa. >> Esatto. >> No, Messana mi diceva il ministro semplicemente che erano molto in buoni termini i guazzelli. >> Ma questo in epoca precedente non è riferito allo stesso episodio di Cascio. >> Sì.
Mi scusi, io ho conosciuto, presidente, un breve scors ho conosciuto Messana perché li andai a cercare che gli avevano rubato delle pecore e praticamente ho dovuto mi sono sobato a girare la provincia di Caltanzetta e di Agrigento per cercare queste pecore. Poi me le fecero trovare. Me le fece trovare Pippo Madonia e praticamente ho avuto modo di poterle fare restituire al procuratore Messano.
Avvocato Miro. >> Sì, visto che ci sarei arrivato alla vicenda delle pecore e le le pecore erano del procuratore Messana, direttamente sue, diciamo. >> Così io sapevo sì >> che è lui interessato. Lui me ne parlò. Per cui evidentemente io non ritengo che siano state su >> Certo, >> non lo so se erano intestate direttamente a lui.
>> Sì, ebbe intestato. Eh, dunque ritorniamo un attimo indietro. Quindi il Messana le disse quello che lei ha riferito prima del suo arresto. >> Certo. >> Eh, prima allora perché la domanda così posta può generare confusione su quello che ha detto prima. Prima del suo arresto era lei ha collocato il colloquio con Cascio.
Questo di Messana evidentemente è un colloquio antecedente. Lei ci ha detto prima. Certo, naturalmente. Prima >> prima quanto tempo rispetto a quell’episodio di Cascio? >> Anni. >> Anni. Benissimo. Va bene. Andiamo avanti. Allora, avvocato Mirio. >> Sì. Questo colloquio quindi aveva, se ho ben capito, oggetto le accuse a Mannino e il fatto che erano state chiuse, giusto? >> Sì.
Lei ricorda se quelle accuse se quella indagine nacque dalle accuse di Rosario Spatola a Mannini? >> Rosario Spatola? Sì, mi pare che ha quello quelle accuse che peraltro erano cervellotiche veramente da posso dire che non avevano attinenza con l’onorevole Mannino. >> Lei ricorda di aver testimoniato al processo per concorso esterno a carico di Calogero Mannino? >> Mi pare di sì.
Le confermo che ha testimoniato l’11 e il 12 novembre 99. Ricorda se in quella sede, anche in quella sede venne approfondita questa vicenda relativa a Mannino, cioè l’indagine a sciacca che l’indagine a sciacca >> facciamo la domanda specifica perché su questo se lo ricorda o non lo ricorda non è rilevante. >> Ok.
E lei ha parlato del procuratore Messana. Che rapporti aveva lei col procuratore a parte questa vicenda delle pecore? Non abbiamo sentito la risposta Sino, se può ripeterlo. nessuna nessun tipo di rapporto se non rapporti per la questione delle pecore e per un’altra questione, per la questione di fare avere a un suo parente delle forniture di calciestruzzo, aveva un impianto di calciestruzzo altre imprese miei amiche.
Sì, ci arriviamo. Lei sa nell’ambito di quelle indagini a carico di Mannino vi fossero state attivazioni, interessamenti diretti del procuratore Messana e del procuratore di Agrigento Vaiola per far favorire la immediata archiviazione. >> No, questo non lo so. >> Sì, lei ha parlato anche di questo cugino del procuratore Messana.
Lei ricorda come si chiamava? >> Messa, però non mi ricordo il nome. >> Ricorda se si chiamasse come il procuratore Sario Saro Messana. Rosario Messana. Sì. E mi pare di sì perché a me questo personaggio fu presentato da da Totò di Ganci che era il capomafia di Sciaca. Sì. Rispondo al vero che lei fece avere dei subappalti con la ditta di Penta a questo Saro Messana.
>> Sì. >> Risponde al vero che lei fece avere dei lavori a Sambuca di Sicilia. >> Sì, sempre con la dipenda. >> Questo Saro Messana, cugino del procuratore, godeva di rispetto nel in Cosa Nostra? Senza dubbio. >> Tra le ragioni di rispetto vi era anche il fatto che costui era cugino del procuratore? >> Anche >> lei sa se questo Saro Messana se è stato condannato per associazione mafiosa? >> No, >> c’è opposizione.
Presidente, >> domanda irrilevante. Andiamo avanti. >> Il Saro Messana la considerava leisino vicino a Mannino? Pensava lui che io conoscessi bene, ma >> sì, >> ma non era così. >> Senta, poi questa è una risposta che lei ha già dato al PM, ma vorrei un po’ di più maggiore specificazione. Lei ha parlato di un anonimo fatto vedere da questo Saro Messana.
Io le domando, il Saro Messana le disse per caso che questo anonimo che riguardava l’onorevole Mannino era stato strappato dal procuratore Messana di Sciacca? Sì. E ministre di Cillo, dillo che il procuratore ha sappato questo questa questa lettera. Non è stata mai considerata. >> Sì, >> neanche io so qual era il tenore della lettera.
>> Ma sa che parlava di Mannino. >> Chiedo scusa. E era sì, credo. >> Intende un sì, evidentemente, perché >> era più che un sì. Va bene. Ehm, >> cosa? Ehm, dunque, va bene questa. Ehm, risponde a verità che il vita le disse in un’occasione che questo saro messano era stato persino raccomandato da Mannino per ottenere dei lavori in tema di appalti.
Ok. Ehm, risponde al vero che questo Saro Messana era anche il tramite tra il suo cugino procuratore e Cosa Nostra? >> Assolutamente non lo so. riesce a collocare, >> però >> Sì, prego. Sar Messana era molto amico di di Ganci e di altri personaggi mafiosi della zona quale Mastro Mastro Ciccio Umuratori che era pure lui titolare di un impianto dei calci struzzi la cassuz di Mazara.
a Bazare. Sì, lei m ha parlato di questa vicenda delle pecore e non gliela ricordo. Le chiedo solo se per caso ricorda anche approssimativ approssimativamente l’anno il periodo. >> Assolutamente. >> Va bene. Ricorda se lo Spatola rese quelle dichiarazioni di accusa contro Mannino ai procuratori di Trapani e poi di Marsala e può essere la domanda.
>> Vabbè, no, a domanda irrilevante. Andiamo avanti. >> Ok. Lei conosce i rapporti tra il Mannino e il procuratore Messana di Sciacca? No, >> le sa che di quell’indagine si occupò materialmente il Messana, personalmente il Messana? No, le sa che tra gli accertamenti che vennero svolti sulle dichiarazioni di spatola vi furono attività svolti dalla polizia di stato, dalla squadra mobile di Trapani, dalla Digos di Trapani.
>> Presidente, c’ posizione. >> Domanda irrilevante. Andiamo avanti. >> Lei sa che la Messana chiese l’archiviazione. >> Anche questa andiamo avanti perché non è ammessibile. >> Lei ha mai sentito dire? E se se si da chi se lo ricorda che le carte di Mannino furono messe messe a posto dal procuratore Messana? Lo ha peraltro riferito incidentalmente poco fa.
>> Non sentiamo la risposta. >> Riferito io. >> Sì. Lei ha sentito dire questa frase in particolar modo e da chi? Se lo ricorda, senò andiamo avanti. >> Scusi, mi sente? >> La ricorda o non la ricorda? Sì, >> no, no, non ecco, ce l’ha sfuggita la risposta. Va bene. Lei sa se il Jeep accolse la richiesta di archiviazione del >> Anche questa domanda non è ammissibile.
Andiamo avanti. >> Lei sa lo Spatola rese quelle dichiarazioni anche nella nota trasmissione televisiva Samarcanda? >> Non ammessa. Domanda non ammessa. Andiamo avanti. >> Assolutamente no. Sì, si si fermi perché non è necessario, è assolutamente superflo. >> Lei sa se a seguito delle dichiarazioni di spatola il mannino lo querelò.
>> Anche questa è superflu. Andiamo avanti. >> Lei sa se a seguito della querela del Mannino lo spatola indirizzò al presidente del tribunale una lettera di scusa invitando Mannino a domanda non ammessa perché superfolo la conoscenza di Sino. Sul punto >> lei sa se Mannino venne indagato da Ross nell’indagine Scipione.
>> Andiamo avanti. Domanda non ammessa. >> Lei sa se l’onorevole Mannino ha subito a seguito di questa indagine un processo e una carcerazione un processo di una domanda non ammessa. Superflu conoscenza di Sinino sul punto. >> La conosco perché non >> No, vabbè, si fermi. Sì, non è necessario risponderlo.
Rispondere >> bene. >> Credo che d’altra parte sia una domanda retorica dell’avvocato Miri sul punto. >> Io le faccio le faccio perché >> lei può farle, però è anche >> Lei sa se Mannino fu materialmente arrestato nel febbraio 94 da Ross. >> Anche questa domanda non è necessario rispondere. Andiamo avanti. Non è ammessa la domanda. Sino non rispondo.
>> Lei sa se Mannino a seguito di quelle indagine subì una lunga carcerazione per >> domanda non ammessa per le medesime ragioni. >> Lei ha dichiarato anche che Mannino si rivolse ai carabinieri dicendo che voleva la sua testa. Lei si è dato una spiegazione di del perché Mannino, che era anche, come lei ha riferito, coinvolto in questa indagine sugli appalti e che qualche anno dopo venne arrestato da Ross, si rivolse proprio ai carabinieri.
>> No, non lo so questo perché si rivolsa carabinieri. solo che fu in seguito a una mia veramente cantonata che ho preso quando gli raccomandai il signor Forte, sto parlando di John Forte, il proprietario degli alberghi come un possibile eh acquirente di un albergo a sciaccamare. Sì, si fermi. Sino perché è una vicenda di cui già riferito ampiamente nelle precedenti udienze, quindi non è necessario ripeterla. Andiamo avanti.
Avvocato Mirio, senta, lei poi ha detto che anche Nicolosi avrebbe detto a Mori e Deonno che voleva la sua testa. Io le chiedo, visto che, come lei è riferito, anche Nicolosi figurava in quel rapporto, in quelle intercettazioni, lei si è spiegato come mai anche Nicolosi si rivolse ai carabinieri? Se lo sa, senò niente, ma aveva certamente dimestichezza con i carabinieri, di più di quanto ne avessi io.
>> Lei sa chi comandava il ross all’epoca del dell’avvio delle indagini su Mannino? Domanda superfluo. Andiamo avanti. >> Assolutamente. >> Lasci non risponda Sino. Andiamo avanti. Domanda non ammessa. >> Lei a conoscenza del fatto che per gli episodi oggetto delle accuse di spatola, ci riferiamo e quindi all’indagine di Sciacca, il procuratore di Palermo, nel processo a carico di mannino per associazione mafiosa chiese la soluzione.
Eh, domanda non ammessa per le medesime ragioni rilevanti le conoscenze di Sino. >> Quando lei nel 92-97 ebbe colloqui quando lei ebbe colloqui con Mori e De Donno, parliamo degli anni 90, costoro le fecero riferimento a Subranni? >> Assolutamente no. In merito ai rapporti tra Subranni e Mannino, lei sa altro oltre a quello che ha già riferito per averlo saputo da Guazzelli? No, >> le sa se se viano rapporti tra Subranni e i cugini Salvo? che si conoscevano perché lei il giorno 1 ottobre 2012 pagina 39 dice di di questi rapporti tra i subrani
e salvo. Ho mai saputo qualcosa? Ma guardi, io no e debbo dire che conosco benissimo i salvo. E poi pagina 40, il PM chiede conoscenza di un rapporto diretto tra Nino Salvo e Subrani. Lei ha avuto modo di E lei dice no, no, non glielo so dire. >> Esatto. Confermo. >> Conferma che quindi non ne conosce. >> No, >> però lei poco fa invece ci ha detto “So che si conoscevano.
” Ce lo può specificare un po’ meglio? cioè che come conoscenza, ma non che avessero rapporti >> e cioè che intende per conosc >> cerchi di essere un po’ più preciso che intende per conoscenza chi glielo ha riferito come l’ho saputa di questa conoscenza >> questa conoscenza li ho incontrati una volta e ho visto che si sono salutati cordialmente, ma non più di questo.
>> Ricorda in quale occasione? In quale epoca? Sì, in un’occasione che riguardò una cerimonia che c’era per l’insegnamento della Satris, che era la società che aveva Nino Salvo e e Ignazio Salvo che gestiva le l’eszione esa esazione delle tasse siciliane e e fu in un palazzo antico che avevano i salvo vicino piazza Marina.
>> Benissimo. Allora, avvocato Milo, così >> Sì. Il periodo in cui lei ha ha fatto riferimento a questa occasione >> ricordo. >> Ma almeno il decennio, >> come >> almeno il decennio se lo ricordo. Se erano anni 60, 70 80. >> Anni 70. >> Anni 70. fine degli anni 70. >> Sì. E lei ha anche dichiarato di essere è stato arrestato nel nel 91 da Ross.
>> 91. >> 91. Lei sa chi comandava il Ross al momento del suo arresto? >> Domanda non ammessa per le medesime ragioni di prima esposta. Va bene. Io le chiedo, io avrei dovrei iniziare un altro argomento, però non so le sue condizioni. Procedocato, fino a quando Sino non ci rappresenterà problemi, procediamo. >> Va bene.
Allora, lei ha dichiarato che Martelli fu appoggiato da Cosa Nostra nell’87. Io le chiedo come maturò questo accordo. >> No, la domanda è così generica che comporta che Sino debba ripetere tutto quello che ha detto, >> facciamo una domanda più precisa. >> Lei lei sa se vi fu un preciso accordo tra i socialisti e Raul Gardini per far votare Martelli nell’87? >> Sollecitato da Raù Gardini.
>> Sì. Allora, lei è in grado di sapere in in che modo avvenne questa sollecitazione. ini e la sollecitò a personaggi palermitani, esattamente a Nino Buscemi e Nino Buscemi la rappresentò al al in un discorso che ebbe direttamente Rina con il dottore Puscemi e questa in questa occasione venne stabilito che si sarebbe votato per i socialisti.
Questa occasione poi si espletò come esempio nel nelle regionali del 1986 e poi nelle nazionali del 1987. >> Sì. delle regionali dell86 praticamente fu si doveva votare per un certo foni bar. >> Anche questo l’ha già detto, quindi si fermi. Vediamo se ci sono altre domande su questo. >> Sì. Lei ha mai saputo da personaggi appartenenti a Cosa Nostra che Falcone avesse capito tutto dell’accordo tra Maltelli e Cosa Nostra? >> Sì.
Eh, se può specificare chi glielo disse da parte di Cosa Nostra che mi disse che questo >> questo qua praticamente si vociferava che questo che Falcone e aveva ricattato, dicevano, aveva ricattato Martelli perché l’aveva messo in condizione di dire o ti metti a mia disposizione o io dico che tu avevi questa combinazione con Cosa Nostra.
A me la cosa sembrò iperbolica, però >> sì, >> per quello che mi riguardava l’accetta e dissi “Vabbè, per me vabbè”. Lei ricorda se in occasione di talune stragi fatte a Gela e che avrebbero port Vabbè se in occasioni di alcune stragi fatte al Gella Martelli chiese un incontro per cercare con appartenenti a Cosa Nostra per cercare per sollecitare la fine di questi attentati.
>> Come no? Io lo ricordo benissimo perché mi fu sollecitato un incontro con Certo Restelli Rastelli che era il segretario di di come si chiama? di Martelli, mi fu detto che mi dovevo incontrare in un albergo di Roma, Lord Byron, esattamente, con questo personaggio che si perché si lamentavano del fatto che creavano allarme sociale le stragi che venivano fatte a Gela.
E nella stessa occasione il eh il Madonia mi disse, “Guarda che ci devi dire a questi io prima di tutto mi negai e di andare a questo coso. Non ci voglio andare perché sono convinto che questo Restelli o 2 minuti dopo che eh che io mi incontro con lui avviserà i carabinieri e e perché avevo poca fiducia dell’ambiente e delle e delle persone che dovevo fare.
Comunque Madonia mi disse “Diccelo che mi stanno facendo uscire le fucilate dal naso”. E si riferiva ai agli stiddari che praticamente in quel periodo uccidevano, sparavano in mezzo alla piazza di Gela uccidendo anche bambini e gente che non c’entrava. Sì, >> a questo che lei si riferiva. >> Sì, signor Sino, sì, mi riferivo a questi episodi.
Bene, >> io passerei a gli ultimi argomenti. Dunque, ricorda se lei corruppe, forse ha riferito anche alle domande del pubblico ministero dei giudici di Cassazione che annullarono dei provvedimenti emessi da dal dottor Falcone. Le chiedo di specificare un po’ meglio questa circostanza. >> Per la verità lo ha già specificato un po’ meglio di come lo sta di come lo ha sintetizzato e non ha riferito che non si non è sicuro neppure si trattasse di giudici, se abbiamo capito bene alla scorsa udienza. Quindi mi pare di che
possiamo andare avanti con domande più precise. >> Sì, un attimo. Vorrei controllare solo una cosa e allora chiedo scusa un istante. Prego. >> Perché lei >> pocato mi scusi, ha molte domande ancora da fare. >> No, guardi, la la rassicuro, la rassicuro, poi mi mi dirà lei. Io ne avrei ancora 10, poi viene lei. >> Vabbè, ma vediamo quali sono queste 10.
Potrebbero essere anche domande più rapide. Vediamo. >> Procediamo. Avvocato Milio. Lei procede? >> Sì. in merito a quell’episodio lei il 3 gennaio 98 aveva dichiarato conoscenze le avevo, ne avevo, dovevo organizzare questa cosa. Era successo quando c’era stato il coso di Cardone, era stato preposto alla raccolta di una cifra che doveva andare alla Cassazione perché aveva annullato i mandati di cattura e poi >> Sì, ma ero stato preposto, ma non avevo mai accettato.
>> Eh, io volevo sapere questo. Va bene. L’ultimo argomento credo che sia, non spero. Lei parliamo di Gioè, lei ricorda di aver saputo da Gioè che quando ebbe l’interlocuzione a Re Bibbia che la strategia stragista doveva continuare, cosa ha risposto? Sì, non abbiamo sentito la risposta. No, ha detto no, perché lei ha dichiarato il 13 marzo 99, pagina 10, lo stesso Gioè mi disse che Bagarell aveva era stato ristretto con uno che era stato presidente della squadra di calcio del Benevento e tramite questo personaggio aveva avuto modo di avere
delle referenze. La conclusione fu, per ora ci facemo usatare tutte cose nell’aria, quindi le corna nell’aria e poi si vede. Questa era stata in sintesi la conseguenza che mi dice il gioè. Poi morì si uccise. >> Sì, peri non aveva detto >> non aveva detto assolutamente che avrebbero continuato le stragi, né cose.
Aveva parlato di ipotetica e saltata di corna. Quante volte si si dicevano queste parole, ma spesso non veniva attuate. >> Sì, però lei ne ricorda se se Gioele disse di Massimo Maria Berruti aggiungendo che avreste continuato a fare attentati per dimostrare la vostra forza? Ma Massimo Maria Berrutti mi fu ne fu parlato semplicemente come una conoscenza acquisita di Bagarella che però non aveva avuto, non lo so se aveva avuto conseguenza o no, se lui ci aveva parlato, non ci aveva parlato, non non so parlato solo ministero, ma tu lo
conosci e io assolutamente negai. non lo conosco e non so chi è. Io invece sarebbe stata per me cosa facile avendo avuto conoscenze di tutti i tipi della città di Sciacca. Lui aveva una villa a sciacca, questo Berrudi, che peraltro poi risultava essere un ufficiale della Guardia di Finanzo. >> Sì, ce l’ho detto questo già Sino, quindi si fermi Sino, perché già sono cose che ci ha già riferito.
Vediamo se ci sono solo specificazioni. >> Sì, io infatti avevo chiesto, la domanda era se Gioè in quell’occasione le disse che avreste continuato a fare attentati, a fare casino per dimostrare chi eravate. >> E ha già risposto. >> Assolutamente. >> Assolutamente no. Assolutamente ha già risposto, aveva risposto già anche prima >> e ma è assolutamente sì o assolutamente no.
>> Assolutamente no. Noi abbiamo capito, è così? Certo, tu >> eh perché lei il 3 gennaio 98 pagina 125 aveva detto Gioè, cioè il discorso è chiaro che mi fece Gioè, se noi facciamo tutti questi sommovimenti, se noi facciamo creiamo tutto questo casino, se noi creiamo mettiamo in mezzo l’Italia sotto un capo, il signor Craxi, quindi sembra esattamente il contrario.
ricordo è passato troppo tempo, dottore. >> E e le do ragione. Lei riesce a collocare questo approssimativamente il discorso con Joè su Berruti per agganciare Craxi. >> Sì, questo qua me lo ricordo che me lo disse, però insomma che fatto rilevante, però altre cose non le ricordo. >> Mh. Senta, lei ehm ha riferito che Gè le parlo di Berruti, le prospettò anche la la soluzione di creare un partito autonomista? Ancora rido.
>> Sta rid Ah, pardon, ho capito in maniera ritardata, chiedo scusa. Lei ha riferito poi che Gioè disse di avere avuto all’interno del carcere contatti con appartenenti ai servizi e di avere iniziato a collaborare e poi di essersene pentito. Io le chiedo e intanto se conferma questa circ >> lei si immagina a Gioè che mi dice a re Bibbia dove sapevo che c’erano microspie dovunque e me lo diceva dalla finestra e mi diceva e guarda che così guarda che ti debo dire tu ti devi avvicinare a a Bagarella. Signar, meno male che non si
è avvicinato e e praticamente mi diceva assolutamente e c’è questo discorso, quest’altro e Giovanni Brusca se lo va tirando dietro come un cagnoleddo e erano tutti i discorsi che mi sembrava scorsi da esaltato, per cui non tenevo non ne tenevo di nessun conto. Sì, però a prescindere da questo lei conferma che Gio avrebbe parlato di appartenenti ai servizi che lo avevano contatto.
>> Sì, questo qua me l’ha detto e però mi diceva cose che guardi c’erano personaggi di Cosa Nostra, ma di lungo corso, per cui evidentemente io dicevo questo è pazzo che mi va dicendo che collabora coi servizi. Sì, perché infatti lei e ora ho capito nel processo per la strage di capace 241199 pagina 38 l’avvocato chiede per quanto riguarda le conoscenze che lei ha del Gioele, risulta che il Gioè ha mai avuto contatti con appartenenti ai servizi? E lei in quell’occasione rispose assolutamente no.
>> Va bene. E comunque ha chiarito in che termini. può precisare cosa intendeva se glielo disse Gè per servizi, cosa si intendeva da parte di Gioè? >> Assolutamente, assolutamente, ministro, io vendo cristiani ogni giorno a parlarem, dice che sono i servizi segreti, vabbè, saranno cose che riguardano te.
E poi c’ avevo problemi che c’è c’era un personaggio di Alcao pure che collaborava pure lui c si diceva che collaborasse pure lui. Io non sapevo più a che santo votarmi. >> Ma questa espressione servizi era intesa come servizi in senso specifico oppure anche come appartenenti alle forze dell’ordine? Avvocato come gliel’ha riferita la frase l’abbiamo l’abbiamo ascoltata. Si fermi? Sì.
Non è necessario rispondere oltre. Signor Sino, ho le ultime quattro domande e l’ultimo argomento. Lei ha dichiarato che Santa Paolo fu contrario a uccidere Nicolosi perché tra l’altro l’omicidio di Nicolosi avrebbe fatto scruscio per usare le sue parole. È corretto? Chiedo scusa. Ecco, è corretto dire che le ragioni per le quali Santa Paola non voleva uccidere Nicolosi erano di tipo utilitaristico e territoriale.
>> Allora, così non la domanda non può essere ammessa. Per quali ragioni? >> Se può essere ammessa. Si può chiedere a Sino se Santapa le disse perché non intendeva uccidere Nicolosi? Sì, l’avrei riformulato. >> E allora per questo devo rispondere a questa domanda signor questa in questi termini, cioè Santa Paolo disse perché >> allora Santa Paola mi disse assolutamente io non ucciderò mai Nicolosi perché qua nella mia zona non è successo mai niente e non voglio che si attiri l’attenzione su quello che succede nella mia zona. chiuso e
praticamente mi chiese una cortesia per un lavoro ad cireale che dovevo fare prendere a un’altra un altro imprenditore, poi mi disse io conosco delle persone che possono parlare anche con Nicolosi e mi fece anche il nome, però io non mi ricordo chi è questa persona. un capo mafia di di della zona di Acileale.
>> Lei ricorda se in occasione di un colloquio riservato tra lei e Santa Paola? Il Santa Paola le disse che Brusca poteva provvedere ovunque a uccidere Santa Paola tranne che a Catania. Eh, pardon a uccidere Nicolos. >> Nicolò. Sì, sono stanco anch’io. Sì, sì, poteva >> Certo. >> Quindi con >> poteva ucciderlo dove voleva, ma a me casa no.
>> Perfetto. Un’ultima domanda. Eh, va bene. No, no, questa non la faccio io, signor Sino, la ringrazio anche per la sua pazienza. >> E allora, quindi abbiamo concluso con l’esame dell’avvocato Emilio. Allora, Sino, io vorrei continuare perché dobbiamo cercare di concluderlo questo suo esame, quindi vorrei continuare fino intorno alle 14:00.
Facciamo una pausa adesso di un quarto d’ora, lei si riprenda un po’ e poi lo capisco e le chiedo uno sforzo eh non da >> al Comune. Sì, >> guardi, io eh cercherò di farlo >> proviamo, proviamoci, cerchi si riposi adesso un po’, sospendiamo adesso un quarto d’ora e poi riprendiamo così con affrontiamo l’esame di qualcuno degli altri difensori.
Vediamo chi poi te lo dite o se non ci sono altre domande di difensori. No, allora un attimo si fermi sino. Vediamo perché se non ci sono domande l’avvocato Romito. Sì. Chi è che intende condurre l’esame? Controesame ancora da Parma. Buongiorno. Avvocato Cianferoni. >> Avvocato Cianferoni. Va bene. Allora, quindi ci conferma che abbiamo conferma che qualcuno di difensore ancora intende porre domande.
Allora, ci fermiamo per un quarto d’ora. Pochissime domande. >> Pochissime domande. Benissimo, ci fermiamo per un quarto d’ora e poi proviamo a riprendere. Signor presidente, sarebbe possibile continuare ora perché io mi contento continuare perché poi se lei se la sente continuiamo. >> Sì, sì, continuiamo, >> continuiamo.
Va bene, però no, guardi, facciamo perché vedo che anche qui anche per riorganizzarci un po’ il lavoro 10 minuti soltanto, anche lei se li prenda 10 minuti. Sospendiamo, sono proprio 10 minuti e riprendiamo. Va bene. L’usstinenza è sospesa, quindi, per 10 minuti. Vedo che Sino è già pronto lì e quindi c’era l’avvocato Romito che si era, mi pare pronto.
Ah, lei ancora sta elaborando. >> Ma presidente, scusi, un’informazione. Finiamo, cerchiamo di finire oggi tutti quanti il controesame. >> Penso che non ce la faremo, anzi sono quasi sicuro non ce la faremo e quindi ci sarà un’altra udienza, però >> questo perché siccome forse mi devo allontanare per sapere eventualmente >> eh lei al momento non si allontana perché perché se tutti ancora devono elaborare, non abbiamo altre domande, io chiudo l’esame, evidentemente le domande oggi nel frattempo dobbiamo andare
avanti. E allora, mentre c’era l’avvocato Fiormonti che voleva fare delle domande. >> Sì, presidente, devo fare delle domande, ma sarà abbastanza lunga il mio esame, il mio controesame >> lungo. >> E vabbè, iniziamolo e poi vediamo se non ci sono, tranne che non ci sia altri difensori più brevi che possono Allora, >> allora avvocato Fiormonti si fermi un attimo, diamo la precedenza all’avvocato D’Agostino che poi deve andare via.
La ringrazio, presidente. Sì, signor Sinino. Buongiorno. Mi sente signor Sino, >> pronto? Sì, sono l’avvocato D’Agostino, signor Sino, le volevo fare qualche domanda nell’interesse di Massimo Cercino. >> Sì, buongiorno. E allora, lei ha parlato m poco fa del conte Romolo Vaselli, è giusto? Parlo di Romolo Vaselli perché ci sono diversi Vaselli.
Senta, lei >> il Romolo Vaselli? >> Romolo Vaselli, esatto. Lei è a conoscenza di rapporti di interesse tra Romolo Vaselli e Vito Ciancimino? >> Assolutamente no. So che avevano, mi pare, una cointeressenza nel trasporto delle e dei vagoni ferroviari a Palermo. >> Ho capito. Senta, ma il Conte Vaseglie risulta che operasse soprattutto sulla piazza di Roma? >> Eh sì, >> sì.
E lei le risulta che il Conte Vaselli avesse o vantasse amicizie? anche di alto livello su Roma. >> Non so se avessere, però non mi risulta non so niente di questo. >> Non sa niente. Ok. Senta, lei invece sa se Vito Ciancimino avesse contatti e relazioni con, diciamo, chiamiamo poteri occulti, intendendo massoneria e questo tipo di ambienti, diciamo, un pochettino eh come dire paraistituzionali o al di fuori alle istituzioni di questo genere.
Le parlo di mass. >> Praticamente m >> il Ciancimino vantasse questo tipo di rapporti. Spesso succedeva che la vantasse pure con me. >> Eh. E volevo sapere >> Prego. La domanda era proprio di approfondire questo tema. Che cosa le diceva Vito Ciancimino? Ciancimino mi diceva che poteva arrivare in fondo a qualsiasi tipo di personaggio, anche perché tutti si erano compromessi con lui, cioè aveva avuto rapporti di doutes i di soldi e praticamente questo lo metteva al riparo di qualsiasi tipo.
Se io ho bisogno di uno, si devono mettere a disposizione perché tutti si sono compromessi con me. Beh, >> e le fece anche a titolo semplificativo dei esempi, che ne so, se in nella polizia o in altri settori avesse appunto questo tipo di possibilità. >> Assolutamente no. Lei ha parlato, le faccio una domanda ancora più specifica dei servizi segreti.
Se avesse dei rapporti, avesse avuto dei rapporti o vantasse dei rapporti con i servizi segreti? >> Assolutamente no. >> Senta, il colonnello Mori riteneva che Vito Ciancimino potesse avere notizie su verità nascoste, diciamo tra virgolette. Ne ha parlato a lei? Avvocato, la domanda mi sembra veramente no presidente per >> generica.
Allora, la faccio specifica verità nascoste. >> Il colonnello Mori le disse parlando con lei che gli stava a cuore la collaborazione di Vito Ciancimino perché Vito Ciancimino poteva avere notizie su verità nascoste. >> Praticamente mi disse che Vito Ciancimino poteva essere importante nel discorsi di avere rapporti con i mafiosi. Ma >> io sono convinto che Vito Ciancimino ci può portare al a risolvere i problemi che abbiamo, cioè i problemi di ordine mafioso, però di altre cose non ve ne parlò, né dei servizi segreti né di altre cose. No, io le sto dicendo se le
parlò di verità nascoste, proprio di questa parola, verità nascoste, perché >> di verità nascoste, no, assolutamente >> Allora, io, presidente, devevo procedere a una contestazione, devo un attimo trovare >> il verbale. Sì, si tratta presidente del e dell’esame del pubblico ministero condotto nel processo a carico del generale Moria e del colonnello Binu, pagina 97, nel quale il lei, signor Sino, rispondendo alla domanda del dottore Ingroia dice sì perché evidentemente ne abbiamo bisogno tutti, dobbiamo cercarlo
di farlo. Questo qui è Mori che parla con lei di di lei e di Civino di preservarlo il più possibile perché ci può dire le verità nascoste. questa forse in in quella occasione ho usato questo tipo di eh di risposte, cioè ho detto verità nascoste, ma ben non ben non attribuisco a queste mie parole nessun tipo di valenza.
>> Senta, lei ha conosciuto bene Massimo Ciancimino? Se ho ben capito? No, bene. No, lo conoscevo così perato in qualche modo. >> Sì, si si vedeva nei salotti palermitani, era ben visto dovunque e nei salotti palermitani parlando. Questo era il mio, >> cioè era ben visto nei salotti palermitano, ma palermitani, ma se ho ben capito, non era ben visto all’interno di Cosa Nostra.
>> No, assolutamente no. Questo lo posso garantire. Esatto. Io le volevo chiedere oltre a questo, diciamo, ruolo tra virgolette di postino che il Massimo Ciancimino, lei ha detto avrebbe fatto tra il padre ed il dottore Cinà, se o Lipari, mi sembra che Lipari. Esatto. >> Lei sa se Massimo Ciimino ha svolto qualche altro ruolo per il padre in rapporti con Cosa Nostra? Ma guardi, io so che così incidentalmente so che aveva avuto qualche rapporto con Pippo Madonia Piddu per questioni che riguardavano un i lavori della siciliana gas a a
Caltanissetta. Ah, relativi a questo tipo di situazione. Ho capito. Senta, ma Massimo Ciancimino pendeva letteralmente dalle labbra del padre così come >> Sì, praticamente a quello che mi risulta. anzi lo temeva in maniera incredibile, >> quindi era totalmente, diciamo, dipendente dal padre nelle sue determinazioni con gli altri soggetti, diciamo, che lui avvicinava per contore del padre, se ho ben capito.
>> Senza dubbio. Questo >> ho capito. La ringrazio. Nessun altra domanda. Prego. >> Va bene. Allora, vediamo se l’avvocato Romito è pronto. >> Io ne ho parecchie di giudice, ne sto facendo altre perché dalle dichiarazioni che ha reso adesso >> eh, però in qualche modo dobbiamo iniziare, quindi o lei o l’avvocato Fiormonti.
Sì, inizia Fiormonti che è pronto. >> Allora, chi vuole? Ah, forse c’era anche l’avvocato Cianferoni che voleva fare domande. >> Lo vuole fare ora. Cianferoni lo vuole fare ora. >> Ah, e allora diamo la presenza all’avvocato Cianferoni che forse ci aveva anticipato che erano poche domande, se non ricordo male. >> Sì, sì, signor presidente, buongiorno alla Corte, ai signori colleghi.
Buongiorno signor ai vinci ministeri. Buongiorno signor Sinino. Le chiedo >> a lei >> e le chiedo una chiarezza. Forse a a risposta secca proprio. Ma Ciancimino Vito per quanto lei ne sa era uomo d’onore o no? >> Assolutamente no. >> No. Poi volevo sapere per quale calci struzzi nell’ambito del suo ampio esame ha già dato ampi riferimenti su questo.
Ma il signor Rina si sarebbe interessato >> come >> su quale impresa di calci >> il signorina il signor Rina si sarebbe interessato? Io dicevano che il signor Rina era interessato alla calcestruzzi, ma così assolutamente a me non risultava, così non era, >> anzi assolutamente non aveva nessuna attinenza con la calciestruzzi, con qualsiasi tipo di calciestruzzi.
lui se ci davano un incarico a questa cosa per questo tipo di calciutto interessati per le sue vie lui seguiva questa cosa, ma non aveva una partecipazione in nessuna calciut. >> Eh, in questo senso. Allora, stamattina ha fatto riferimento a un colloquio che avrebbe avuto Buscemi con Rina. È tutto un riferito a lei.

Lei non è a conoscenza di cose dirette? No, queste qua erano cose a cui non ero ammesso perché il signor Rina non era ammesso al solio pontificio. Non potevo assolutamente parlare con la signorina in quanto aveva avuto delle e delle cose in tal senso, anzi non dovevo neanche nominarlo. Questo dovevo averlo, me l’avevano detto in Brusca e dunque per quanto a sua conoscenza, ecco, il signor Rina stava nella sua campagna a Corleone, aveva attività essenzialmente locali a Corleone.
Sì, penso di sì. E >> e quindi questo >> sicuramente non stava a parlare con nessun consiglio >> d’amministrazioneamente. Né indirettamente posso dire >> né per quello che mi riguarda se io non l’ho mai visto. Guardi, lei sa che questo è un processo, dicono, l’imputazione viene sintetizzata nella parola trattativa.
Per quanto a sua conoscenza, il mio cliente ha fatto mai gesti di trattativa verso lo Stato? >> Per quello che mi riguarda, non lo so. >> Grazie, signor S. >> Prego. >> Allora, quindi anche l’avvocato Ciamperone ha concluso, quindi adesso iniziamo o con l’avvocato Romito o con l’avvocato Fiormonti. chi vuole iniziare, però dobbiamo iniziare, abbiamo ancora del tempo e quindi cerchiamo di sfruttarlo.
>> Scusi, signor presidente. >> Sì. >> E io sono in un posto, forse sarà per la spending review, ma si si sta morendo dal freddo ora praticamente. E non so io quanto posso resistere ancora. >> No, ma ancora ancora poco. Cerchiamo di tirare ancora una 20 minuti, una mezz’oretta e poi la liberiamo. Un poco di pazienza. casino.
Purtroppo sulle condizioni logistiche come sa noi non abbiamo nessuna possibilità di intervento a questo punto di vista. Spero che le attrezzino in maniera confortevole >> e comunque >> assolutamente >> vabbè per la prossima volta vedremo anche di approfondire questo tema e allora questa questione vediamo chi chi inizia allora avvocato Fiormonti o avvocato Romito.
Qualcuno uno dei due ci deve iniziare l’esame perché abbiamo ancora io sono pronto. >> E allora avvocato Fiormonti prego. >> Buongiorno. Senta, lei all’inizio degli anni 80 ha mai partecipato a un pranzo assieme a Giovanni Brusca col dottor Di Miceli? Sì, ho partecipato ad un pranzo che esattamente si trovò si si fece all’interno del Charlestone a Palermo, dove io ero con altri personaggi e del della massoneria e il dottore Di Miceli si professò come appartenente alla massoneria e praticamente si si presentò anzi come eh aspetti ambasciatore
con ambasciatore di una loggia americana della massoneria e si chiedeva in quell’occasione un visto per l’America per Giovanni Brusca perché non gli avevano voluto dare il visto E e l’avevano ce l’avevano rifiutato e il Dimicelli disse “Io sono pronto a fare avere il visto a Giovanni Brusca”. Era presente anche Giacomo Vitale che era un un’altra appartenente alla massoneria che poi era il cognato di Stefano Bontana.
Quell’occasione lei propose a Brusca di iscriversi alla massoneria? No, io in quell’occasione non proposi a Brusca perché prima di tutto sapevo che lui non avrebbe accettato o avrebbe glissato per essere iscritta, perché mi era successo altre volte di avere proposto personaggi e che erano già mafiosi e clarati e praticamente non si erano voluti scrivere alla massoneria perché dicevano che era incompatibile.
Senta, dopo il visto l’ha ottenuto Giovanni Brusca? >> Sì, l’ha ottenuto, ma però per altre, non tramite Di Miceli né tramite me. >> Da tramite chi? No, praticamente so che poi lui siò in America tra i motivi della collaborazione ha detto che ha riferito, insomma, rispondendo alle domande del pubblico ministero e ci sono state varie motivazioni per la sua in come per la sua collaborazione, ma ha fatto anche riferimento a questioni richieste di soldi da parte di Brusca.
Ho fatto riferimento in quanto Brusca mi aveva giocato due brutti scherzi, mettendomi in condizione di fare a botte con i politici perché non aveva si era appropriato, almeno così mi era stato detto da da parte di eh Totò Geraci, Salvatore Geraci, poi ucciso in in Corso de 1000 qualche anno fa, non mi ricordo quando, e praticamente mi avevano detto Geraci mi aveva detto che aveva io avevo chiesto a Geraci che aveva fatto dei soldi da me dovuti ai politici e il Geraci mi aveva detto che li aveva dati a Giovanni Brusca, anzi
meglio, mi ha detto “Io ho costruito una casa a Borgo Molara e dove ho speso più di 800 milioni e io ho dovuto dire ai politici che non avevo più questi soldi perché erano stati usati per problemi di ordine e per altri tipo di bisogni, cioè non essendo molto preciso. se Giovanni Brusca era socio con Geraci in qualche >> così così dicevano e praticamente in qualche risultò che era socio.
Questo questo questo fatto mi fuo Giufrè, perché Nino Giufrè, che era il capo mandamento di Caccamo, mi disse che Geraci gli aveva detto che il Giovanni Brusca era sucio Giuso. Io su questo posso non posso dire niente effettivamente se era vero la cosa o meno. Lei sa il Brusca era stava svolgendo un lavoro in società con Ceraci a Camporeale.
Assolutamente. No. >> Senta, ci vuole precisare bene la questione dei soldi a cui ha fatto riferimento? Sì. >> No, avvocato, così la domanda comporta che Sino debba ripetere tutto quello che ci ha detto, quindi non possiamo consentirla. >> Presidente, siccome >> eh faccia delle domande più precise e le saranno consentite.
>> Brusca ha mai richiesto a lei e a suoi familiari dei prestiti delle >> dei prestiti a lei o suoi familiari. me praticamente no. Mi ha chiesto dei soldi e io glieli ho dati. Mi ha chiesto dei soldi per la famiglia di San Giuseppeato e io gliel ho dati e praticamente di altre cose non me l’ha mai chiesto. >> A che titolo gli ha chiesto questi soldi? Come estorsione? Come cosa? A che titolo gli ha chiesti? come quelli di San Giuseppe mi disse debbono andare a mio padre e sono stati dati da me all’incirca 80 milioni e che di
allora e che praticamente poi non so che fine hanno fatto, le ho consegnate a lui. >> Che in che anni è successo questo? >> Come >> in quali anni è successo questo? >> Nei primi anni 80. Cioè, quindi gli diete una causale così generica che dovevano andare alla famiglia mafiosa di San Giuseppe Iato. Sì. >> Eh, e meglio in quel momento i suoi rapporti con la famiglia di San Giuseppe Iato com’erano? buoni perché io mi sentivo anzi che non dovevo avere perché me l’ho messo a disposizione sempre per tutti quei bisogni che aveva avuto il signor Brusca
e la famiglia mafiosa di San Giuseppe Iato. Precedentemente a agli anni 80 lei, le sue imprese avevano subito i danneggiamenti a San Giuseppe Aliato e alcuni >> eh ci vuole riferire. Diciamo che era stata messa, era stata incendiata qualche macchina, c’era avevo avuto qualche danneggiamento su qualche ruspa, trattore, cosa di questo genere, mi era stata derubata eh proprio con destrezza.
Poi mi fu detto da Salvatore e genovese che era stata derivata propria dal signor Giovanni Brusca una pala pala caricatrice e che era una Fiat FL1 che allora voleva sui 150 milioni, mi era stata proprio derubata personalmente dal signor Giovanni Brusca. >> Questo quantoè è venuto? ricorda che più o meno gli anni del 1000 primi anni, diciamo degli anni 70.
>> Ma questa palla gli è stata restituita? >> Assolutamente no. Non l’ho mai più ritrovata né questa né un’altra pala che mi è stata rubata invece in un cantiere a Camporata. Dopo che lei è entrato in confidenza con i Brusca, lei ha chiesto il motivo di questo furto a suo danno? No, perché lo sapevo, me lo dicevano anche altre persone che appartenevano alla mafia di San Giuseppe Iato e mi dicevano, guarda, anche il signor eh Balduccio di Maggio, me lo diceva, vedi che che ti ha rubato le palle sono state ordine di dei Brusca. Naturalmente
però pensavo che il signor Di Magio avesse motivo di risentimento nei confronti dei Brusca e mi diceva me lo dicevano, non ero sicuro, però ero sicuro che la palla FL14 fosse stata rubata dai Brusca. >> Disse gli disse il Di Margio per quale motivo gli era stata rubata. >> Invidia per invidia. Ecco, senta, lei ha detto che non ha creduto molto al di Maggio per paura di Rivalsa nei confronti del Brusca, ma quando gli fece queste competenze, il dimaggio che che ruolo aveva all’interno della famiglia mafiosa di San Giuseppe
Ian? era fuori famiglia, cioè praticamente era stato buttato fuori dalla famiglia mafiosa di San Giuseppe Iato, malgrado io avessi detto che se continuavano a comportarsi nella maniera con cui si comportavano per con il Signor Di Maggio, sarebbe se andate a finire pentito e praticamente è stato, diciamo, costretto a diventare pentito il signor eh di maggio per come veniva trattato dalla famiglia mafiosa di San Giuseppe Iato.
>> Torsino, ma questo in che anni avveniva? >> Eh, avveniva fino a quando sono stato arrestato, fino al 91. Ecco, quindi diciamo non nel momento in cui, diciamo, ha subito questi furti alla fine degli anni 70, come lei ci ha detto, >> no? Quelle là erano cose che poi lui mi raccontò, mi disse, “Guarda che la pala, te ricordi la pala che ti mancò in questi anni?” “Sì, come so, me lo ricordo, mi bruciava anche.
” E praticamente, guarda che la pala quando se la portarono via la guidò precisamente Giovanni Brusca. che era molto bravo a portare alle palle. >> Di queste confidenze il Di Maggio glielha fatte quando già era collaboratore di giustizia? >> Assolutamente no, ma le ha fatte quando non era ancora collaboratore di giustizia e fu alla fine degli anni 80.
In quel momento il dimaggio aveva un ruolo all’interno della famiglia mafiosa di San Giuseppe Aiato o no? Nessuno. Nessuno più perché è stata è stato >> è stato mai regente dalla famiglia mafiosa di San Giuseppe Iato il di Maggio? >> Come? Sì, come no. >> Ecco >> è stator >> sa in quali anni? >> Sì, tutti e ce lo dica.
da quando da quando il Brusca eh Bernardo era stato catturato a eh a tutto il 1990 mi pare, no? Tutto diciamo fino a buona parte degli anni del 1990, >> quindi quando le ha fatte queste confidenze era regente dalla famiglia di San Giuseppe Iat? Allora, >> assolutamente no, ho spiegato, non era recente, aveva finito di essere recente quando era stato esautorato dalla famiglia mafiosa di San Giuseppeato.
Tu non sei più il rappresentante del mandamento di San Giuseppe Beato. >> Lei lo sa quando è iniziato a collaborare il di maggio? di maggio che mi risulta rimasta a collaborare come lo so perché poi mi accusò a me in maniera impropria. detto un sacco di fesserie, per cui praticamente io devo dire che fino a quanto >> che queste fesserie >> come >> e ci dica che che fesseria ha detto il di Maggio secondo me >> no avvocato dottor Molti la domanda la domanda non è ammessa perché non è rilevante.
Senta, dopo che che ha collaborato lei non ha avuto più rapporti allora col di Maggio, dopo che ha collaborato il Di Maggio. Eh, >> dopo dopo che ho collaborato il Di Maggio l’ho avuto in una maniera strana perché sono stato mandato dal Conello Meli a Pisa per io dovevo andare a Pisa. Quando ho comunicato conello Meli che andava a Pisa, lui mi disse “Ci vada e vedrà che a lei avrà una sorpresa”.
Io praticamente so andata a Pisa e che mi ritrovo 3 mezz piedi. In quell’occasione mi ritrovai di maggio Baldassar. Di maggio a Baldassare mi disse, si mise a piangere, mi disse che nei miei confronti aveva sbagliato a parlare, a dire che quello che io avevo fatto, vabbè. e perché l’avevo fatto e naturalmente in quell’occasione io ho avuto modo di rivedere Di Maggio e Di Maggio mi ha voluto allora come eh amico e aveva aveva voluto insieme con altri due personaggi tale Nicola Lazio e un altro personaggio di Pia Albanese a lui
vicino, mi ha detto che voleva assolutamente continuare a fare i problemi degli appalti e io ho detto, “Senti, ma a me mi pare che non c’è questa questa possibilità” e lui mi disse “Sai, io non posso sopportare che malgrado il signor Brusca Brusca Giovanni non c’è più, io praticamente e lui continua a occuparsi ancora di appalti.
Io ma a me non risulta. Intanto mi disse, sai, c’è quel quel poco di buono di per dire un femismo, di Franco Costanza che ancora si occupa di questa gestione di appalti per conto di Prusca e pagamento di pizzo e cose di questo genere. Ora io in questo Tu dico una cosa che io a questo lo farò uccidere. E io naturalmente cominciai a trasalire, anche perché Franco Costanza a me non mi aveva fatto niente, non non ritenevo che fosse giusto ucciderlo.
E praticamente in questa occasione il io avvisai il connello Meli e che allora comandava il gruppo di Monreale che ci sarebbe stato l’omicidio di Costanza Francesco. E così non pagato questo avviso, il il Costanza Francesco fu sparato in una in un’occasione, fu mentre che c’era sua moglie, peraltro, e suo figlio, fu sparato non so da chi.
Ma di quest quanto tempo prima aveva avvertito il colonnello Meli che Costanza era un obiettivo da parte di questi soggetti a cui ha fatto riferimento poco fa? Praticamente io ho sentito, ho avvisato un mese prima, un qualche o due mesi prima e però il signor Costanzo è stato è stato sparato. Io ne ho parlato anche con l’autore giudiziaria e del quando c’è stato l’inchiesta per con l’omerico.
>> Senta, lei Franco Costanza, da quando lo conosceva? la nostra impresa per un certo periodo, poi fu licenziato e lo conoscevo abbastanza bene perché poi l’ho rivisto n in occasione della costituzione della Litomix Calcestruzzi che fu fatta esclusivamente anche questo in termini proprio estratori con macchine e sfondi della costruzione Costanza in quello e nell’ambito di questa società che era socio, dipendente che ruolo svolgeva? Franco Costanza aveva un un’interessenza di 10 di 13%.
Questa contenza fu concessa dal signor Giovanni Brusca. Senta, durante questo periodo e della diciamo dell’operatività di questa società, lei ha avuto mai contrasti col signor Costanza? >> Contrasti? No, assolutamente. E cioè praticamente era il signor costanza che aveva contratti con me. Io non ne davo quasi nessuna importanza e di questo lui ne soffriva moltissimo perché diceva che io neanche lo consideravo, però loro erano loro che non consideravano me perché a un certo punto avevano precisi ordini. mi aveva
detto lui stesso, mi aveva poi detto che aveva precisi ordini in tal senso da parte di Giovanni Brusca. Mi disse pure Giovanni Brusca, dice che ti dobbiamo trattare male e io ho detto bene, eh se lui dice così lui e se voi ritenete opportuno che vi deve trattarne male all’epoca e si lamentò col Brusca di apprezzamenti fatti dal Costanza nei suoi confronti.
Mi sono lamentato perché il signor Costanza faceva non mi prendeva nella giusta considerazione da premettere che lei deve deve deve premetto io che io ero uno dei proprietari della Litomix Calci, ma proprietari per me per il tanto per ufficialmente. ma per il 100% ufficiosamente. >> Lei mai a chiedere al Brusca di prendere delle iniziative nei confronti del Costanza, tipo dei provvedimenti, diciamo così, d’allontanamento da nella società o come dire per dato che lui si era lamentato nei suoi confronti.
sco, ho detto, “Senti, o se ne vanno loro” perché non c’era solo il Brusca, c’era un altro personaggio, un certo biondo. O se ne vanno loro o me ne vado io. Io quando ho visto che il Brusca non ha preso nessun tipo di provvedimento nei confronti di questi personaggi, ho fatto una cosa, me ne sono andato io e ho completamente rinunziato alla mia partecipazione nella Litomix Calciestrutti.
Carta canta. Lei a suo tempo non chiese a Brusca di uccidere, non ha mai chiesto al Brusca di uccidere il Costanza. Vabbè, avvocato, la domanda l’ha fatta, tra l’altro le faccio notare che ci stiamo un po’ allontanando da quali dai temi che rilevano ai fini nostri. Eh, lei non ha, tra l’altro, indicato nella sua lista il il sino, quindi la inviterei ad essere più aderente ai temi trattati dal pubblico ministero nel suo esame.
>> Grazie, presidente. >> Prego. >> Senta, signor Simo, lei quand’è che rivede costanza? >> Io quand’è che rivedo costanza? Ma lo >> dopo l’esperienza nella Lidumix. >> Sì, sì, sì. E praticamente io l’ho l’ho l’ho rivisto a casa mia quando venne insieme con Vito Vitale che era uno dei capo mafia peraltro messo dal Brusca a Partinico.
che quando mi venne a dire qualche tempo dopo, qualche giorno dopo venne a dirmi che il il Brusca Giovanni si sarebbe pentito e che me lo mandava a dire Brusca Giovanni a me ci sei a me che mi racconta che lui si vuole pentire, io non ho da pentirmi niente, anzi mi viene da dire pure che sarebbe venuta la madre del Brusca a venirmi annunziare questo fatto.
Io ci ho detto, non ho bisogno di annunzi di nessun tipo. Ti ringrazio per avermelo detto, ti saluto. Qualche giorno dopo rispetto a che a che a che cosa lei ha detto? Qualche giorno dopo rispetto a quale cosa? a quando venne con Vito Vitale, >> cioè venne allora una prima volta è venuto Franco Costanza, con Vito Vitale a comunicarle che il Brusca avrebbe collaborato in un momento dell’arresto.
>> Assolutamente venne Brusca con Vito, cioè Costanza con Vito Vitale vennero semplicemente per che mi venne a dire il Vito Vitale, ma perché non mi scrivi? Non mi dice niente. Non ti sei fatto sentire mai con me, mentre che con eri con Giovanni Brusca era a disposizione. Giovanni Brusca ti voleva male, ti volevo cose così.
Poi dopo qualche giorno venne per dirmi, guarda Giovanni e ti manda a dire che si vuole vuole collaborare. Tu che cosa ne pensi? Io non ne penso niente, anzi mi disse, vedi a chi lo devi dire. Non solo che mi disse questo, mi disse anche, vedi che deve avvisare a Bernardo Provenzano che non sta più dove stava perché a quanto pare non so in che modo le persone sanno dov’è sta lui e praticamente io mi sarei guardato bene poi con Bernardo Penzano a fare una cosa di questo genere e praticamente ho risolto così Io non ho avuto più contatti con il Franco Costanza.
>> Questo questo glielo disse glielo disse il Costanza prima dell’arresto di Brusca. Allora tutti questi collohi sono ci sono stati prima dell avvocato. O lei non mi capisce o non mi vuole capire. Io ho detto assolutamente che non è così, che venne questo fatto dopo l’arresto di Giovanni Brusca e mi disse Giovanni Brusca tra poco collaborerà.
Anzi, vedi che domenica verrà la madre di Giovanni Brusca per spiegarti il fatto e io dissi l’aspetto, mi fa piacere se viene sua madre e non ho nessun tipo di cosa contro. Per precisare questa notizia che Brusca era intenzionata a collaborare, lei l’ha saputa dopo l’arresto del Brusca, dopo il 20 maggio 1996. Io l’ho saputo dopo l’arresto di Brus, chiaramente, però semmai qui per completezza facciamo subito questa domanda così visto che abbiamo affrontato l’argomento.
Se invece ha fatto cenno in una delle scorse udienze a un colloquio diretto in cui Brusca le avrebbe anticipato l’intenzione di collaborare prima dell’arresto. Evidentemente è così. >> Quello era un’altra occasione e mi disse, venne a casa mia il Brusca e mi disse “Guarda che se mi prendono io collaboro”.
Quindi questo qualche tempo prima lei ci ha detto dell’arresto, mentre invece tutta la vicenda Costanza si riferisce evidentemente a dopo a dopo l’arresto. >> Benissimo. Allora, avvocato Fiormonti proseguo. >> Non senta, alloraamo questo colloquio che lei ha avuto con Giovanni Brusca prima del suo arresto. Si può precisare quando è venuto rispetto al 20 maggio 96? ancora non era stato né preso né si parlava di nessuna cosa.
venne in compagnia ad un impiegato di Salvatore Geraci e a casa mia io non l’aspettavo più perché praticamente aveva preso lui un appuntamento così in aria, aveva detto “Verrò a casa tua sabato, però verrò entro questa data ora”. però lui entro quell’ora non si fece vedere e io l’ho visto esattamente nel tardo pomeriggio sera e lui disse cose così.
Abbiamo parlato di tante cose molto allelta perché stiede qualche mezz’ora, tre quarti d’ora. Il tizio che l’aveva accompagnato restò nella in cucina, nella mia cucina. Io mi appartai con lui e lui mi disse, “Senti, guarda, ci sono cose che non ti posso dire, ci sono cose che non che non eh ti posso raccontare. Ti posso dire solamente una cosa, se mi prendono io collaborerò subito.
” E vabbè, mi fa piacere e completamente e questo qua è stata l’unica cosa che mi ha detto. >> Senta, lei rispondendo al pubblico ministero ha collocato questo incontro con Brusca alla domenica prima del suo arresto. Esatto. >> Siamo giorni prima suo arresto, >> quindi non è sicuro che la che era la domenica prima? No, assolutamente no.
Era un era di domenica o di sabato, questo non me lo ricordo, però assolutamente non riesco a collocare una cosa che è successa moltissimi anni fa. Senta, eh, ha detto che il Brusca è venuto accompagnato da questa persona ed è dopo lei si è appartata a conferire con lui e per circa un quarto d’ora e mezz’ora. Ma in quell’occasione lei riferì a Giovanni Brusca dei quei luoghi che aveva avuto con il padre all’interno del carcere di Termini Mirese? No, ho detto semplicemente che suo padre si era dimostrato con me molto più aperto di quanto mai si fosse dimostrato
lui. Però non abbiamo parlato >> riferimento il riferimento a quale cosa? >> Come >> il riferimento a che cosa? Qual era l’oggetto delle della discussione in quel momento? E l’oggetto della discussione non c’era. C’era un preciso soggetto alla discussione, ma mi c’era un discorso generale.
Io non ho mai parlato dei discorsi che abbiamo fatto in carcere con il padre Bernardo Brusca. Le le do atto che il Bernardo Grusca fu con me gentilissimo e cortesissimo e mi dava tutte tutti i tipi di confidenza, cosa che il Giovanni Brusco con me non è qua stato e praticamente e devo dire che io non ho avuto altri tipi di discorsi con Giovanni Brosco.
Lei, insomma, riteneva responsabile dell’autore dei furti a danno delle sue società solo Giovanni Brusca e non Bernardo Brusca. Io sapevo benissimo che era stato anche Bernardo Brusca perché ero bene a corrente dei meccanismi di Cosa Nostra e sapevo che senza il permesso di Giovanni di Bernardo Brusco poteva essere fatto niente.
Però effettivamente in quell’occasione mi dissero mi dissero riferirono che il chi aveva portato materialmente la mia pala caricatrice via dal cantiere di Iato, dove vicino casa di Brusca era stato Giovanni Brusca direttamente e io non avevo motivo di non crederci, visto da dove mi veniva la confidenzaino, torniamo all’incontro a casa sua col Brusca quella domenica, come ha come ha detto prima.
Senta, >> sì, vediamo di concludere questo argomento così poi sospendiamo come c’eravamo già impegnati con quindi avvocato Fiormonta, vediamo di conclude questo argomento sul su questo incontro e poi sospendiamo. Sì, sì. Prego. >> Senta, quindi nel corso di questo colloquio di carattere generico, come lei ci ha riferito, a un certo punto il Brusca le manifesta la sua volontà di collaborare non appena sarebbe stato arrestato.
È andata così. >> Se se sarebbe stato arrestato, guarda che io collaboro. Vabbè, perfetto. Veditela tu. Lei questo lei siccome ha detto che aveva rapporti con le forze dell’ordine, riferì questa circostanza subito ai suoi referenti, diciamo così, delle forze? Assolutamente no, perché io i rapporti che avevo con forze dell’ordine erano chiari, assoluti e non avevo altro tipo di situazione.
Io se volevo, potevo fare prendere tutta la commissione di Cosa Nostra in un giorno. Per cui se il signor Brusca, il signor Brusca lo sa questa cosa perché praticamente mi seguiva quando io andavo camminando per conto anche suo con nei vari personaggi di Cosa Nostra e e sapeva che avevo questo tipo di rapporti, per cui nessuno si si poteva salvare e io non avevo motivo di riferire questa cosa ai e con chi parlavo io, anche perché di questa cosa non ne parlavo >> lei poc’anzi ci ha detto che li avevano chiesti i suoi referenti, diciamo
investigatori che che le notizie su Brusca, su Bernardo Provenzano una notizia del genere se l’è tenuta per sé. Sì, assolutamente, perché avevano ben altre modi di sapere le cose che non da me, però io non avevo motivo. Se se poi il Brusca non collaborava più, che cosa potevo dire? Non è che io nero certo di questa situazione, diciamo, di questa volontà di Brusca la lei l’i ritenuto che potessero saperla anche facilmente da altre fonti, insomma.
Non ho capito la risposta, signor S. >> Come no? >> Ah, quindi diciamo era un fatto notorio in casa nostra che Brusca era intenzionato a collaborare non appena arrestato. Stai dicendo questo? E quando Brusca cominciò a collaborare e con >> No, no, no, andiamo prima ancora dalla collaborazione ufficiale, fermiamoci prima dell’arresto del Brusca, cioè era notori in Cosa Nostra prima del 20 maggio 96 che Brusca era intenzionato a collaborare con la giustizia.
È così? Così mi venne detto, anche non in amienti della mafia di San Giuseppe Iato, ma in amienti di altro tipo, amienti che avevo fatto conoscere io e praticamente mi vendo, allagnate nel furgone della polizia con cui era stato trasferito a Palermo e praticamente, mi scusi, io Questo noi stiamo ancora parlando prima dell’arresto del Brusca.
>> Prima dell’arresto del Brusca mi vennero a dire >> e ci sono questi fonti che gli vennero a dire che Brusca era intenzionato a collaborare con la giustizia prima del suo arresto. Ce le dica quali sono queste fonti? >> No, mi scusi avvocato Fiormonti noi dobbiamo non dobbiamo trversare sulle situazioni come sono andate.
Io ho detto >> no, prego, prego. Ci ci chiarisca. E allora chiarisco che in alcuni alcune persone immediatamente quali >> Aspetti fa avvocato Fermonti faccia completare Sino e poi approfondiremo. Allora completi Sì. >> Allora e allora completo e praticamente a dire abbienti di Favara dove era stato preso Brusca. No, scusi.
Sino Sino, scusi, perché altrimenti continuiamo sull’equivoco. L’avvocato Fiormonti intende sapere, le ha chiesto invece precedentemente all’arresto di Brusca, cioè se prima l’arresto di Brusca del 20 maggio 1996 ci fossero già, al di là di quello che le disse Brusca personalmente delle voci provenenti da altri, eventualmente da chi, che paventavano la possibilità che Brusca potesse collaborare appena arrestato, quindi prima ancora che fosse arrestato.
Allora, prima ancora che fosse arrestato non potevano dire e vuole collaborare fu arrestato. >> Quando fu arrestato e come mi dissero preso allenate. Ho capito. Si fermi, si fermi la polizia. Sino si fermi perché l’avvocato Fiormonti le aveva chiesto prima, quindi lei ci sta dicendo adesso che prima dell’arresto invece lei altre voci oltre quella personale di Brusca non è assentito sulla possibilità della collaborazione.
È giusto? È così? >> Io non ne ho sentito. Ho sentito che era stato gonfiato di >> Ho capito. Lei ritorna sull’altro discorso, ma noi ci dobbiamo fermare qui. Allora, avvocato Fierormonti. Bene, >> veda se ha altre domande sul punto. >> Sì, presidente, ma questo incontro a casa sua con Vito Vitale, con Francesco Costanza, io a meno che non abbia capito male io, ma è venuto sempre prima dell’arresto del Brusca.
>> No, avvocato, avvocato Fiermonta, altrimenti se rimettiamo in discussione quello che abbiamo sentito 10 minuti fa mi pare che non usciamo più. Ha già precisato che era dopo l’arresto di Brus. Effettivamente non è chiaro questo punto. >> Dopo l’arresto di B. l’ha detto più volte dopo l’arresto di Brusca, quindi su questo non ritorniamo ancora su questa questione. Prego.
Avvocato Fiormonti. >> Senta, in quell’occasione il Brusca dell’incontro a casa sua, il Brusca gli parlò di Bernardo Provenzano. Padre mi disse che aveva partecipato ad una riunione con Bernardo Provenzano, con Bernardo Provenzano e io ci ho detto “Ma tu ci vai a queste riunioni in un calciestruzzi? a Marineo in una CSI che mi disse anche il nome di come si chiamava, di un personaggio che io conoscevo, peraltro era un’impresa che spesso mi veniva raccomandata per fargli acquisire dei lavori e aveva detto che in un’occasione
aveva partecipato a questa riunione, si era portato dei personaggi di scorta, dei personaggi di Cosa Nostra, di San Giuseppe di Scorta e aveva detto che lui andava a questa riunione e se vedevano che lui buttava il telefonino dalla finestra doveva correre armati perché era successo qualcosa che non doveva succedere.
Ti riferì qual erano i suoi rapporti con Bernardo Provenzani il Brusca in quel periodo? pessimi. Siamo stati sempre pessimi perché io sentivo parlare d’enti vicini a Provenzano di di Giovanni Brusca lo detestava e altrettanto era detestato Bernardo Brusca e cioè Bernardo Provenzano era detestato da Giovanni Brusca.
Io sul punto di questo incontro, a parte di alcune precisazioni sull’epoca, sul giorno, perché dovrei ritornare di nuovo sulla data, perché effettivamente rispondendo al PM aveva parlato del giorno prima del suo arresto e siccome volevo rappresentare al signor Sino che Brusca è stato il 20 maggio 96, è un lunedì, la domanda è questa, quindi l’incontro è venuto il giorno precedente per l’arresto di Brusca? >> Ma assolutamente no.
È venuto giorni prima dell’arresto di Brusca, ma io non ho detto mai che è stato il giorno prima di Brusca che io mi fossi incontrato il giorno prima che l’arrestassero. Assolutamente.
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