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Benvenuti a questo primo capitolo della nostra analisi. Per comprendere appieno la traiettoria umana e criminale di  Leoluca Bagarella, è indispensabile spogliarsi di qualunque filtro cinematografico o narrativo moderno e fare un  salto indietro nel tempo, precisamente alla metà del secolo scorso in un angolo di Sicilia dove il tempo sembrava essersi fermato.

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Dobbiamo viaggiare  fino a Corleone, un piccolo comune dell’entroterra palermitano, arroccato tra rocce aride e valli profonde. Qui, il 3 febbraio del 1942, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale nasce Leoluca Biaggio Bagarella. La Corleone di quegli anni non era la ridente cittadina che possiamo visitare oggi.

Era un territorio  segnato da una povertà rurale estrema, da un isolamento geografico soffocante e da un’assenza quasi totale dello Stato. Le dinamiche di potere erano regolate da un  sistema quasi feudale, dove la Terra era tutto e la violenza rappresentava l’unico strumento  di ascesa sociale o di risoluzione dei conflitti.

In questo contesto sociale fortemente degradato e privo di alternative  economiche, la mafia non era un’anomalia esterna, ma un sistema di potere parallelo, oppressivo e  profondamente radicato. Leca nasce come quarto figlio di Salvatore Bagarella e Lucia Mondello. La sua non è una famiglia estranea  alle dinamiche di Cosa Nostra, il padre Salvatore.

è un mafioso di vecchio stampo che finirà per scontare  anni di confilia proprio a causa delle sue attività illecite. Crescere in una  famiglia simile significava essere esposti fin dalla più tenera infanzia a un codice culturale distorto basato sull’omertà, sul disprezzo per le leggi dello Stato e sulla sottomissione incondizionata al potere del clan.

Non c’era spazio per l’innocenza o per sogni di riscatto civile. I fratelli maggiori di Leoluca imboccano rapidamente la medesima strada. In particolare Calogero Bagarella, il fratello maggiore diventa ben presto uno dei soldati più fidati e spietati di Luciano Liggio, il boss che avrebbe ridefinito i confini di Cosa Nostra attraverso una ferocia inaudita.

Nel frattempo a Corleone si consuma una sanguinosa faida interna per il controllo del territorio. Da una parte vi era il vecchio medico  boss Michele Navarra, rappresentante di una mafia agraria conservatrice e legata ai vecchi latifondisti.  Dall’altra la fazione emergente dei giovani lupi guidata proprio da Luciano Liggio, affiancato da due giovani promesse del crimine Salvatore Totò Rina e Bernardo Provenzano.

Questa fazione che la storia ricorderà come il clan dei corleonesi decide di scalare i vertici del potere mafioso non attraverso la diplomazia,  ma con lo sterminio sistematico degli avversari. Non vi era nulla di epico,  nobile o cavalleresco in questo scontro. era una mattanza brutale consumata tra le strade polverose del paese e le campagne circostanti.

Il giovane Leoluca assiste  a questa escalation di violenza e ne viene rapidamente risucchiato. La sua iniziazione  formale alle attività criminali avviene all’ombra del fratello Calogero e di Totori Ina. Tuttavia, la vita del giovane Leoluca subisce un trauma profondo il 10 dicembre  1969, giorno della celebre strage di viale Lazio a Palermo.

Durante un violentissimo conflitto a fuoco volto a eliminare il boss rivale  Michele Cavataio, Calogero Bagarella viene colpito a morte. Il suo corpo non verrà mai ritrovato ufficialmente  dai familiari, venendo occultato dagli stessi complici per evitare di lasciare  tracce utili alle forze dell’ordine.

La perdita del fratello maggiore segna una svolta irreversibile nella mente di Leoluca. Invece di arretrare di fronte alla tragica realtà della morte e della violenza, il giovane decide di raddoppiare il proprio impegno criminale, diventa latitante e intraprende una spietata  campagna di vendetta e affermazione personale.

Pochi anni dopo, nel 1972,  l’altro fratello Giuseppe Bagarella muore in carcere, lasciando Leo Luca come unico punto di riferimento maschile della  famiglia Bagarella. Il legame con Totori Ina si stringe ulteriormente non solo sul piano criminale, ma anche su quello familiare. Nel 1974 la sorella  minore di Leoluca, Antonietta Bagarella, detta Ninetta, sposa in segreto lo stesso Totori Ina,  all’epoca già latitante e ricercato dalle forze di polizia di tutta Italia.

Questo matrimonio  sancisce la nascita di una vera e propria dinastia del terrore, un’alleanza di sangue  e di intenti distruttivi tra Irina e i Bagarella che avrebbe tenuto in scacco l’intera nazione per i successivi 20 anni. Leoluca Bagarella non possedeva  la sottigliezza strategica o la capacità di mediazione di Bernardo Provenzano, al contrario si distinse fin da subito per un’indole impulsiva, collerica e priva di qualsiasi freno inibitore.

Caratteristiche che all’interno del clan gli valsero il sinistro soprannome di l’animale o Ubi Best Bestiu. era l’esecutore perfetto per la strategia stragista e militaresca dei corleonesi, un uomo capace di premere il grilletto senza alcuna esitazione morale. Cari spettatori, fermiamoci un momento a riflettere su questo spaccato storico.

Spesso la cultura pop tende a descrivere l’affiliazione mafiosa come una scelta affascinante o dettata da una distorta ricerca di giustizia sociale. Ma la realtà documentata dalle carte giudiziarie ci mostra  una verità ben diversa, una catena infinita di lutti familiari, vite passate nell’oscurità della latitanza, diffidenza reciproca e una totale assenza di futuro.

Cosa ne pensate di questa parabola iniziale? Credete che in un contesto come quello della Corleone del dopoguerra, caratterizzato da un forte determinismo  sociale e familiare, per un giovane come Leoluca Bagarella, esistesse davvero una reale possibilità di scegliere  una vita onesta, oppure la spirale di violenza era un destino inevitabile da cui era impossibile sottrarsi?  Scrivete le vostre riflessioni nei commenti qui sotto.

La vostra  opinione è fondamentale per arricchire questo dibattito educativo. Ora che abbiamo analizzato  le fondamenta di questa oscura vicenda, preparatevi perché nel prossimo capitolo analizzeremo come questa cieca violenza giovanile si sia trasformata in una vera e propria dichiarazione  di guerra contro lo Stato italiano.

Dopo aver analizato le origini di Leoluca Bagarella e la sua ascesa all’interno della fazione corleonese, è necessario  esaminare il periodo più drammatico e violento della sua carriera criminale, la stagione delle stragi del 1992 e 1993.  Questo biennio rappresenta un vero e bizzarro spartiacque nella storia della Repubblica Italiana.

Un momento in cui, Cosa Nostra, sotto la spinta militarista della dirigenza corleonese, di cui Bagarella era uno dei principali esecutori, decise di dichiarare guerra aperta e diretta allo Stato. Non si trattava più di una sottomissione silenziosa o di una convivenza parassitaria con le istituzioni, ma di un tentativo sistematico di piegare la democrazia italiana attraverso il terrore e le versioni.

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