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STORIE DI COSANOSTRA: TOTO’ RIINA E GIUSEPPE MONTICCIOLO IN AULA

Nel tribunale che ospita il processo per le autobombe del 1993 e per il fallito attentato a Maurizio Costanzo si trovano nello stesso momento due uomini molto diversi ma legati dalla stessa storia. Giuseppe Monticciolo, ex affiliato ai corleonesi e oggi collaboratore di giustizia e Salvatore Riina, il capo dei capi di Cosa Nostra.

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Le parole di Monticciolo ricostruiscono gli anni delle stragi del 1993, gli ordini ricevuti e le riunioni in cui si decise di colpire Roma, Firenze e Milano. Sul banco degli imputati Rina ascolta, nega e si difende con il suo solito atteggiamento sprezzante, senza mai arretrare di un passo. È un momento importante nella storia giudiziaria italiana.

Il racconto di chi ha servito la mafia si intreccia al silenzio di chi l’ha guidata. Un’aula in cui la verità e l’omertà si sfiorano davanti ai giudici e allo Stato. Quello che stai per ascoltare è l’audio originale della deposizione di Giuseppe Monticciolo e Salvatore Riina, registrato il primo ottobre 1999 durante il processo per le autobombe del 1993 e il fallito attentato a Maurizio Costanzo.

Se questo contenuto ti è piaciuto, iscriviti al canale, attiva la campanella, lascia un like e scrivi nei commenti cosa ne pensi. Prego il pubblico ministero iniziare. >> Grazie presidente. Monticciolo, buonasera. Sono il dottor Nicolosi. >> Buonasera. Senta Monticciolo, non so se lei era presente in aula, comunque i signori difensori qui hanno dato il consenso all’utilizzo delle verbale delle sue dichiarazioni che lei ha reso all’epoca in verità in video conferenza nell’ambito del processo delle stragi.

Ora queste dichiarazioni lei le ha reso, per l’appunto nei giorni del 16 ottobre 1997 e del 28 ottobre 97. Mi ricordo che ci fu un problema di salute sua, era la febbre, si ricorda? >> Ecco, ora le chiederei senz’altro, >> dato per l’appunto che i difensori hanno dato il consenso, di dirmi se innanzitutto si ricorda quelle dichiarazioni e se le conferma.

Sicuramente, cioè sicuramente la conferma >> le la conferma 1 la per me. Ecco, ora Monticciolo, lei qui per l’appunto in questo processo davanti a queste signore giudici, lei è imputato, cioè è lei che risponde direttamente di un fatto e cioè di avere in una qualche maniera concorso nell’attentato che c’è stato a Salvatore Contorno nell’aprile del 1994.

Questa è l’accusa nei suoi confronti. Ecco, le chiederò senz’altro le farò solo quest una domanda e poi eventualmente qualcun altro. Se lei rispetta a questa accusa ha qualcosa da dire, se ha avuto un qualche ruolo, una qualche parte nel eh diciamo nel nell’obiettivo attentato a Salvatore Contor. >> No, no, io sempre perché per per come ricordo le dichiarazioni, ma per come ricordo la verità più che altro.

>> Ecco la verità forse meglio ancora. Eh, la verità è che io non presi il ruolo all’attentato Salvatore Contorno, ma Giovanni Brusca mi disse soltanto di farli avere in un luogo appartandomi con Domenico Raccuglia dell’esplosivo che serviva a fare saltare in area Salvatore Contorno, però poi io non presi parte.

> Ecco, lei >> io io lo consegnai in una villa tra Altofonte e Piana degli Albanesi, la villa dove ci incontrammo con Domenico Raccuglia. Lì io lasciai il potevano essere all’incirca 30-40 kg di esplosivo. Ecco, quindi Ministero, >> vedo ora che ha un cappello in testa. si tog il cappello davanti >> no eh c’ho il sole che c’è >> il sole davanti, >> per questo lo metto >> si può anche voltare un po’ di là, eh >> è più peggio, >> è peggio.

Niente, dicevo che io di soltanto l’esplosivo. Ecco, no, per l’appunto, vede, ehm, cioè io le ho fatto una domanda, se lei, lo dico un po’ in una maniera rozsa eh Monticciolo ci aveva ci aveva messo le mani in questo fatto dalla sua risposta che lei ha dato, lei ha detto “No, non ho avuto un ruolo” intendendo riferirsi al fatto che di essere lì nel luogo dove si compava questo attentato.

>> Perfetto. >> Esattamente. però capisco dalla sua risposta che lei quantomeno ha, diciamo, compiuto questa azione, cioè di portare questo esplosivo su disposizione di Giovanni Brusca. >> Era un ordine, >> era un ordine di Giovanni Brusca esplosivo che lei sapeva doveva servire per questa attentata a Salvatore Contorno.

È così? >> Sì. >> Senta, ora, senza andare nel dettaglio, ehm quest di questo esplosivo, lei si ricorda dove era custodito? Dove lo tenevate? Dove lo gestivate? L’esplosivo era custodito nell’Arsenale che fu ritrovato a Giampascio e una parte di quell’esplosivo era un bidone di plastica bianco, quindi io lo presi con tutto il contenitore bianco e lo portai nel luogo designato che avevo concordato con Domenico Raccugli e con Giovanni Brusca. Ho capito.

Senta, questa località, questa che ha rammentato questo Gianascio, >> c’era un luogo dove venivano occultate delle armi dell’esplosivo? Sì, Giampascio in pratica è stato il luogo dove è stato tenuto sequestrato il piccolo di Matteo e poi ucciso ed è stato anche il luogo dove che veniva proprio nascosto tutto l’Arsenale dei corlionesi, dalle bombe a mano a mitra, pistole ad arma lunga, corte, calashingof, bombe a mano, di tutto, lanciamissili, lanciarrazzi.

E >> vabbè, sentaciolo, quello quello che c’era custodito in questa Arsenale lo sappiamo perché >> la Corte dispone anche del dei verbali di sequestro. Abbiamo sentito e anche questi signori giudici sanno perché hanno acquisito i verbali che il maggiore della dia Bruno è venuto in quest’aula a dire che per l’appunto sulla base delle sue indicazioni venne trovato quello che poi ha riferito in quest’aula. Eccolo volevo dire questo.

Di questo arsenale, di questo deposito di armi esplosive e quant’altro e era responsabile lei? Ero responsabile io come ne era responsabile Brusca Enzo, come ne era responsabile anche Chiodo Vincenzo, se le veniva chiesto di prendere qualche cosa che servisse all’organizzazione. >> Perfetto. Dico questo.

Fu lei a dare indicazioni al personale della DIA per ritrovare questo arsenale? >> Sì, fu io a dare le indicazioni per trovare l’Arsenale. Fui io a dare le indicazioni per fare recitare i fratelli Brusca. Fui io a fare recitare tantissimi e tanti altri super latitanti chiamati all’epoca. Cioè in tutto questo qua mi riconosco che sono stato io, compreso quello del del della pigionia del piccolo di Matteo che era sempre a Gianascio, >> sempre in questo immobile.

>> Sì. Senta, torniamo un attimino alla, diciamo, più specificamente alla all’accusa che la riguarda proprio da vicino in questo processo, perché lei in questo processo deve essere giudicato. Ehm, vuol dire a ai signori giudici com’era questo esplosivo che lei questi mi pare ha parlato una quarantina di chg, questo esplosivo che m >> Sì.

30 30-40 kg >> 30-40 kg, ecco, che mise a disposizione. Com’era proprio fatto questo esplosivo? era fatto di forma tipo sale chimico, non so se rendo bene magari l’idea, cioè tipo l’urea chimica che si butta nelle viti quando ecco, cioè lo lo usano i contadini, cioè praticamente è un esplosivo a a chicchi piccolo del chicco a pallino di colore biancastro >> colore e qua Chicco ci può dare un’idea di una dimensione di questo >> La dimensione può essere come un più piccolino a malapena la testa di un cerino, >> quindi diciamo granolare in forma in

forma granulare. >> Il colore era >> biancastro >> biancastro. Biancastro che significa un po’ sul bianco sporco, bianco panna. Sì, sì, sì. Bianco bianco sporco. Bianco sporco. E lei ha fatto riferimento poi a questo prodotto, cioè il sale chimico, il sale che si usa in agricoltura, quello per concimare. >> Sì.

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