Nel tribunale che ospita il processo per le autobombe del 1993 e per il fallito attentato a Maurizio Costanzo si trovano nello stesso momento due uomini molto diversi ma legati dalla stessa storia. Giuseppe Monticciolo, ex affiliato ai corleonesi e oggi collaboratore di giustizia e Salvatore Riina, il capo dei capi di Cosa Nostra.
Le parole di Monticciolo ricostruiscono gli anni delle stragi del 1993, gli ordini ricevuti e le riunioni in cui si decise di colpire Roma, Firenze e Milano. Sul banco degli imputati Rina ascolta, nega e si difende con il suo solito atteggiamento sprezzante, senza mai arretrare di un passo. È un momento importante nella storia giudiziaria italiana.
Il racconto di chi ha servito la mafia si intreccia al silenzio di chi l’ha guidata. Un’aula in cui la verità e l’omertà si sfiorano davanti ai giudici e allo Stato. Quello che stai per ascoltare è l’audio originale della deposizione di Giuseppe Monticciolo e Salvatore Riina, registrato il primo ottobre 1999 durante il processo per le autobombe del 1993 e il fallito attentato a Maurizio Costanzo.
Se questo contenuto ti è piaciuto, iscriviti al canale, attiva la campanella, lascia un like e scrivi nei commenti cosa ne pensi. Prego il pubblico ministero iniziare. >> Grazie presidente. Monticciolo, buonasera. Sono il dottor Nicolosi. >> Buonasera. Senta Monticciolo, non so se lei era presente in aula, comunque i signori difensori qui hanno dato il consenso all’utilizzo delle verbale delle sue dichiarazioni che lei ha reso all’epoca in verità in video conferenza nell’ambito del processo delle stragi.
Ora queste dichiarazioni lei le ha reso, per l’appunto nei giorni del 16 ottobre 1997 e del 28 ottobre 97. Mi ricordo che ci fu un problema di salute sua, era la febbre, si ricorda? >> Ecco, ora le chiederei senz’altro, >> dato per l’appunto che i difensori hanno dato il consenso, di dirmi se innanzitutto si ricorda quelle dichiarazioni e se le conferma.
Sicuramente, cioè sicuramente la conferma >> le la conferma 1 la per me. Ecco, ora Monticciolo, lei qui per l’appunto in questo processo davanti a queste signore giudici, lei è imputato, cioè è lei che risponde direttamente di un fatto e cioè di avere in una qualche maniera concorso nell’attentato che c’è stato a Salvatore Contorno nell’aprile del 1994.
Questa è l’accusa nei suoi confronti. Ecco, le chiederò senz’altro le farò solo quest una domanda e poi eventualmente qualcun altro. Se lei rispetta a questa accusa ha qualcosa da dire, se ha avuto un qualche ruolo, una qualche parte nel eh diciamo nel nell’obiettivo attentato a Salvatore Contor. >> No, no, io sempre perché per per come ricordo le dichiarazioni, ma per come ricordo la verità più che altro.
>> Ecco la verità forse meglio ancora. Eh, la verità è che io non presi il ruolo all’attentato Salvatore Contorno, ma Giovanni Brusca mi disse soltanto di farli avere in un luogo appartandomi con Domenico Raccuglia dell’esplosivo che serviva a fare saltare in area Salvatore Contorno, però poi io non presi parte.
> Ecco, lei >> io io lo consegnai in una villa tra Altofonte e Piana degli Albanesi, la villa dove ci incontrammo con Domenico Raccuglia. Lì io lasciai il potevano essere all’incirca 30-40 kg di esplosivo. Ecco, quindi Ministero, >> vedo ora che ha un cappello in testa. si tog il cappello davanti >> no eh c’ho il sole che c’è >> il sole davanti, >> per questo lo metto >> si può anche voltare un po’ di là, eh >> è più peggio, >> è peggio.

Niente, dicevo che io di soltanto l’esplosivo. Ecco, no, per l’appunto, vede, ehm, cioè io le ho fatto una domanda, se lei, lo dico un po’ in una maniera rozsa eh Monticciolo ci aveva ci aveva messo le mani in questo fatto dalla sua risposta che lei ha dato, lei ha detto “No, non ho avuto un ruolo” intendendo riferirsi al fatto che di essere lì nel luogo dove si compava questo attentato.
>> Perfetto. >> Esattamente. però capisco dalla sua risposta che lei quantomeno ha, diciamo, compiuto questa azione, cioè di portare questo esplosivo su disposizione di Giovanni Brusca. >> Era un ordine, >> era un ordine di Giovanni Brusca esplosivo che lei sapeva doveva servire per questa attentata a Salvatore Contorno.
È così? >> Sì. >> Senta, ora, senza andare nel dettaglio, ehm quest di questo esplosivo, lei si ricorda dove era custodito? Dove lo tenevate? Dove lo gestivate? L’esplosivo era custodito nell’Arsenale che fu ritrovato a Giampascio e una parte di quell’esplosivo era un bidone di plastica bianco, quindi io lo presi con tutto il contenitore bianco e lo portai nel luogo designato che avevo concordato con Domenico Raccugli e con Giovanni Brusca. Ho capito.
Senta, questa località, questa che ha rammentato questo Gianascio, >> c’era un luogo dove venivano occultate delle armi dell’esplosivo? Sì, Giampascio in pratica è stato il luogo dove è stato tenuto sequestrato il piccolo di Matteo e poi ucciso ed è stato anche il luogo dove che veniva proprio nascosto tutto l’Arsenale dei corlionesi, dalle bombe a mano a mitra, pistole ad arma lunga, corte, calashingof, bombe a mano, di tutto, lanciamissili, lanciarrazzi.
E >> vabbè, sentaciolo, quello quello che c’era custodito in questa Arsenale lo sappiamo perché >> la Corte dispone anche del dei verbali di sequestro. Abbiamo sentito e anche questi signori giudici sanno perché hanno acquisito i verbali che il maggiore della dia Bruno è venuto in quest’aula a dire che per l’appunto sulla base delle sue indicazioni venne trovato quello che poi ha riferito in quest’aula. Eccolo volevo dire questo.
Di questo arsenale, di questo deposito di armi esplosive e quant’altro e era responsabile lei? Ero responsabile io come ne era responsabile Brusca Enzo, come ne era responsabile anche Chiodo Vincenzo, se le veniva chiesto di prendere qualche cosa che servisse all’organizzazione. >> Perfetto. Dico questo.
Fu lei a dare indicazioni al personale della DIA per ritrovare questo arsenale? >> Sì, fu io a dare le indicazioni per trovare l’Arsenale. Fui io a dare le indicazioni per fare recitare i fratelli Brusca. Fui io a fare recitare tantissimi e tanti altri super latitanti chiamati all’epoca. Cioè in tutto questo qua mi riconosco che sono stato io, compreso quello del del della pigionia del piccolo di Matteo che era sempre a Gianascio, >> sempre in questo immobile.
>> Sì. Senta, torniamo un attimino alla, diciamo, più specificamente alla all’accusa che la riguarda proprio da vicino in questo processo, perché lei in questo processo deve essere giudicato. Ehm, vuol dire a ai signori giudici com’era questo esplosivo che lei questi mi pare ha parlato una quarantina di chg, questo esplosivo che m >> Sì.
30 30-40 kg >> 30-40 kg, ecco, che mise a disposizione. Com’era proprio fatto questo esplosivo? era fatto di forma tipo sale chimico, non so se rendo bene magari l’idea, cioè tipo l’urea chimica che si butta nelle viti quando ecco, cioè lo lo usano i contadini, cioè praticamente è un esplosivo a a chicchi piccolo del chicco a pallino di colore biancastro >> colore e qua Chicco ci può dare un’idea di una dimensione di questo >> La dimensione può essere come un più piccolino a malapena la testa di un cerino, >> quindi diciamo granolare in forma in
forma granulare. >> Il colore era >> biancastro >> biancastro. Biancastro che significa un po’ sul bianco sporco, bianco panna. Sì, sì, sì. Bianco bianco sporco. Bianco sporco. E lei ha fatto riferimento poi a questo prodotto, cioè il sale chimico, il sale che si usa in agricoltura, quello per concimare. >> Sì.
Sì. Ehm, senta, lei ha detto che questo esplosivo, la l’ordine lei ha detto di eh prendere questo esplosivo da contrada Giambascio, lì dal dall’Arsenale. Venne direttamente da Giovanni Brusca. >> Sì. >> Vuol dire alla Corte che rapporti c’erano tra lei e Giovanni Brusca? i rapporti fra me e Giovanni Brusca che erano quelli che praticamente ero il suo braccio destro in in quello che lui se ne poteva servire di me, cioè se ne serviva e mi ordinava omicidi, mi ordinava atti intimidatori e qualsiasi altra cosa, cioè lui disponeva della mia persona
come meglio poteva. Anche inconsapevolmente diciamo che nel mio inconscio, ora che me ne rendo conto, io ero succupe e vittima di Giovanni Brusca. Ecco, lei ha usato la parola. Io io avevo detto su disposizione, lei mi ha corretto su ordine di Giovanni Brusca. Il rapporto com’era di tipo gerarchico. Lei pigliava esclusivamente ordine da Giovanni Brusca.
>> Sì. >> Quanto tempo era durata questa sua messa a disposizione di Giovanni Brusca? >> Ma da quando cominciai? diciamo dal adesso non ricordo se fu il 90 fine 92 o inizio 93 fino alla data del mio arresto che nel febbraio del 1996 giorno giorni dopo io fra cui cominciai a collaborare con la giustizia. >> Cioè lei lei vuol dire che >> sono stato dentro l’organizzazione all’incirca 3-4 anni.
Senta, per quanto riguarda specificamente questa attentata a contorno, ecco, Brusca le disse, lei lo ha detto poco fa, che doveva servire per un’attentata a contorno. Ehm, lei sapeva, o seppe successivamente dove questo attentato doveva essere compiuto, chi lo doveva eseguire materialmente, dato che, per l’appunto, l’ai ciha detto, non è c’è stato. Eccoli.
Giovanni Brusca mi disse che erano gli uomini di Bagarella che dovevano occuparsi di eseguire l’attentato, però non mi disse né il luogo né non ricordo che mi disse il luogo. Li ho presi poi io dai giornali che era vicino a Roma o Roma, non ricordo adesso. >> Ecco, ma un altro particolare, questa persona che lei ha nominato, Bagarella, eh lei è persona che ha conosciuto direttamente, personalmente? Sì, personalmente persone fra cui ho conosciuto è persona che prendevo anche da prendevo ordini e persona fra cui ho consumato anche assieme a lui degli
omicidi come gli omicidi di Corleone dei fratelli Giambona. >> Giammona. >> Sì. >> Senta, questa conoscenza eh con Bagarella quando risale? >> E risale nel periodo in cui io mi mi affermo proprio con la cosca del Brusca fra il 93. Quindi fra 93 e 94. >> Sì. >> Senta, ma lei ha stato presente, ha avuto modo di le di compiere questi omicidi? Lei ha detto, questi a Corleone con Bagarella.
>> Capito bene? Sì, infatti ci sono alcuni omicidi fatti a Corleone che è stato Bagarella a farmeli fare. Cioè il mandante era lui, il mandante era lui e il figlio di Totorreina, infatti cioè il suo nipote Giovanni infatti su su ordine loro eseguì un omicidio di un certo Giammona. Poi gli altri due omicidi lì, io ero sempre lì sul posto, però a intervenire fu lo stesso Bagarella direttamente.
>> Senta, >> cioè i legami con me, in pratica con Bagarella erano pure altrettanto stetti, non quanto il Brusca, ma comunque eravamo lì vicino. >> Ecco, ci può dire che rapporti c’erano tra Brusca e Bagarella nel periodo in cui lei >> i rapporti tra Brusca e Bagarella erano buoni, anzi direi ottimi.
Quindi siamo in che in che periodo storico? >> Eh, questo non glielo posso dire perché l’ho vissuto così intenso, cioè il mio periodo dentro Cosa Nostra, cioè che posso dirle io non posso parlarle di date, ma posso dirle che sono stato in senno a loro dal 92-93 fino al giorno del mio arresto del febbraio 96. >> Ho cap Ho capito però da una sua risposta che questa sua conoscenza con Bagarella avviene tra verso la fine del 93.
Ho o ho inteso male io Monticciolo >> può anche darsi. sull’epoca non è sicuro lei. >> Non sono sicura su sull’epoca. Beh, >> va benissimo. Senta, rispetto a questo fatto dell’esplosivo per contorno, ecco, ci può dire super giù quando se già conosceva Bagarella, se se prima dopo >> Sì, sì. No, già conoscevo Bagarella. >> Quindi, voglio dire, quando Giovanni Brusca le dà questo incarico e dicendole Bagarella, gli uomini di Bagarella si stanno occupando di questa storia, lei già conosceva Bagarella? Precisamente gli uomini Ruzzu Franco mi ha detto,
cioè perché Bagarella non si faceva chiamare Leoluca, ma si faceva chiamare Franco. >> Franco, senta, ho capito che in questa storia le lei ha avuto anche rapporti con Bagarella, per l’appunto, per questi omicidi. Non ho inteso dalla sua risposta se questi omicidi a Corleone furono fatti su mandato di Bagarella e del figlio di Totò Rina Giovanni o se questo Giovanni Rina aveva materialmente partecipato al fatto.
>> No, materialmente non parzione da parte della difesa >> materialmente non partecipia argomentando su questioni di molto successive ai fatti per i quali è processo e pertanto credo che non vi sia rilevanza. anche perché afferiscono a soggetti che non sono imputati in questo processo. Sì. >> No, io volevo capire, siccome ha fatto un riferimento, la domanda era intesa a conoscere i rapporti tra Monticciolo e Bagarella, che è un coimputato di questi di questi fatti e siccome aveva fatto il riferimento a un fatto micidiario
compiuto sul mandato di Bagarella e poi proprio io fisicamente non ho sentito bene omicidio a Corleone in cui erano implicato Uso volutamente sta formula perché non ho inteso bene se di questo omicidio a Corleone mandante oltre Bagarella era anche Giovanni Rina, figlio del nostro imputato Salvatore Rina, ovvero se Giovanni Rina fosse stato partecipe al fatto. Tutto qui.
>> La domanda messa può >> no è stato partecipe infatti c’è però posso dire una cosa che vorrei intanto concludere e parlare soltanto del fatto implicato in cui sono e non parlare di altri episodi. Cioè, questo lo lo ritengo opportuno anch’io. Poi naturalmente per il fatto di del figlio di Reina. >> Infatti Monticciolo io non volevo conoscere da lei l’omicidio di Giammona a Corleone.
Volevo semplicemente capire meglio come le ha introdotto lei questa persona. Giovanni Rina. Volevo capire se aveva avuto un ruolo o no in questo fatto. Capisco di sì. Capisco che questo Giovanni Rina era materialmente presente quando avete compiuto questo omicidio. >> Quando abbiamo compiuto l’omicidio, diciamo che era in paese, era presente quando ci fu dato l’ordine.
>> Benissimo. Senta, m l’ordinò lui stesso, fra l’altro. Ho capito. Eh, per non lasciare il discorso in sospeso, la ragione di questo omicidio a Corleone in che cosa risiedeva? La ragione in questo moment il movente in questo omicidio era perché dice il figlio di Totò Rina, Giovanni Rina e l’altro fratello più piccolo, dicevano che questi Giammona con altri li inseguivano con la macchina e allora per timore perché Bagarella diceva che questi questi Giammona erano imparentati o lì non so bene il discorso con dei
pentiti praticamente con Contorno ed altri parenti dello stesso Contorno. Allora Bagarella dice chi prende prima prende due volte, quindi siccome inseguivano suo nipote si preoccupò. Per questo assieme di comune accordo nipote e zio presero la decisione di fiminare questo Gammona. Ho capito. Senta, ehm, qualche domanda proprio di di dettaglio, tornerei un attimino sempre al fatto.
Le ha detto “Io voglio parlare esclusivamente del fatto di cui sono imputato per l’appunto e lei ci ha detto di questo esplosivo, ci ha detto in che quantitativo era. Non ho capito bene che fine poi aveva fatto dell’esplosivo. L’aveva lasciato lei in custodia a qualcuno? No, l’esplosivo io lo lasciai in una villa appartenente a un parente di Benedetto Capizzi, mi sembra chiamarsi questo gallina, lo lasciai lì dentro un bidone di lamiera e lì poi se lo andò a riprendere Domenico Raccuglia perché i patti stabiliti con Domenico
Raccuglia erano questi di qua. >> Quindi c’era stata una disposizione da parte di Brusca di lasciare questo esplosivo di farla avere a questo Raccuglia. >> Sì, sì. >> Il quale Raccuglia poi sa a chi lo doveva fare avere? No, non so a chio. So che lo doveva fare avere a gente che lo portasse a Roma, però non so >> c’è queste persone di lo portasse a destinazione, però non so chi lo abbia dato Raccuglia.
>> Senta, questo Raccuglia ci può dire chi è? Domenico Raccuglia era diventato il era divenuto il capo mafia di Altofonte dopo, diciamo, il pentimento di Santino di Matteo, dopo la morte di Antonino Gioè, dopo il pentimento di Giocchino La Barbera, era Domenico Raccuglia a tenere, diciamo così, le redine in mano del paese >> della famiglia di Altofonte.
>> Della famiglia di Altofonte >> di Altofonte. Senta, lei ha nominato queste persone Gioè, la Barbera, Di Matteo, no? >> Sì. Son persone che lei ha conosciuto personalmente, direttamente, intendo dire. >> Sì, sì. >> Eh, ci vuol dire conosce lei la se queste persone avevano un qualche qualche collocazione in Cosa Nostra? La la collocazione che avevano ste persone in Cosa Nostra era quella di, almeno da come li sentivo parlare io, che prima di essere arrestati e prima di che poi magari si in seguito si impiccò Antonino Gioè nel carcere di Re Bibbia,
erano loro che comandavano ad Alto Fonte, quindi avevano un ruolo di essere, cioè prendevano tutti gli ordini che gli dava Giovanni Brusca. Senta Monticciolo, una una precisazione. Lei è stato, diciamo, introdotto in Cosa Nostra, ha detto per i rapporti che c’erano state con i Brusca, no? >> Sia con Giovanni che con Enzo Brusca.
>> Sì. >> Ecco, lei è stato, come si dice in Cosa Nostra, combinato oppure no? >> No, no. Quindi lei, voglio dire, era a disposizione di Giovan >> No, io di sti santine, cose che si si sente parlare dire certe volte santi che bruciano le mani, non ho avuto mai fatto nulla del genere. >> Ho capito.
Eppure lei era quello che gestiva, diciamo, fra l’altro, questo arsenale in contrata Champ. >> Sì, gestivo l’Arsenale. Compivo omicidi per conto loro, estorsioni, danneggiamenti e tutto qualche tutto il resto che c’era da fare. >> Ok. Senta Monticciolo, lei dato che questo suo, diciamo, essere a disposizione di Giovanni Brusca, eh aveva modo anche d’ accompagnarlo Giovanni Brusca, di fargli un po’, come dire, d’autista? >> Sì, certe volte sì, succedeva.
>> Senta, lei sa se Giovanni Brusca nel periodo in cui lei è stato vicino, si incontrava con una persona che si chiama eh Matteo Messina Denaro. >> Sì. Uh, come no. Abbiamo fatto tante riunioni. Qua sono le riunioni della cosiddetta cupola quand’è che veniva Matteo Messina Denaro. >> È persona che lei ha conosciuto >> direttamente.
Matteo ho conosciuto direttamente anche nelle varie riunioni, nella tantissime riunioni della cupola che venivano fatte a casa di Giuseppe Lob Bianco nella villa di Partenico. >> Tra queste persone ha conosciuto un qualcuno che si chiama Ferro? Sì, Giuseppe Ferro e il figlio Vincenzo. >> Li ha conosciuti tutti e due >> di Alcamo. Sì.
>> Sapeva qualcosa di >> Sì, era Gius Ferro e il padre era capo mafia indiscusso di Alcamo. >> Queste notizie, mi scusi Monticciolo, lei non era combinato, come dire, accompagnava Giovanni Brusca, capisco che era Brusca che partecipava a queste riunioni, no, con queste persone, >> con Ferro, con Matteo Messina Denar eccetera.
Le queste notizie che Ferro era capo mafia di >> lo diceva Brusca >> di Alcamo. Ecco Matteo Messina Denaro sapeva di dov’era il capo. >> Matteo Messina Denaro è il capo di Castellammare di di Castelvetrano della provincia c’è anzi lo di più Matteo Massignano Denaro capo indiscusso della cosca di Trapani cioè del mandamento di Trapani, >> cioè vuol dire di tutta la provincia.
>> Tutta la provincia. >> Lei ha conosciuto qualche persona che si chiama Mangano? Antonino Mangano? Sì, ne ho conosciute veramente due di Mangano, uno Antonino e uno Uszu Vettorio, conosciuto meglio come lo Starlivere di Arcore. Allora, a me mi interessa più che altro Antonino Mangano. Ci vuol dire qualcosa di questa persona? >> Di Antonino? Sì, sì, signor pubblico ministero, cioè mi scusi, ma io lo devo fare se lei mi potrebbe far rispondere soltanto, mi rivolgo anche al presidente, cioè a ai quesiti proprio
più necessari, perché io, cioè, francamente oggi ho paura a rispondere, perché può essere mi mi potrei pure più, diciamo così, allargare a rispondere andando a toccare altri tassi che per il momento, per paura non voglio toccare perché mi permetta, signor presidente, affinché si parli fra di noi e pentiti o fra di noi mafiosi o fra di noi essere mortali comuni che non siamo nessuno, tutto va bene.
Ma quando poi si da qui si comincia a toccare qualche tasso che riguarda la politica, perché risalendo i gradini ci si va a finire qua e ci mettono in un ritacne, quindi io chiederei che mi vengano poste molto celarmente quelle domande a cui io debba rispondere. PB ministero non ho ragione di pensare che le ponga domande che non siano necessarie.
D’altra parte, finché io >> eh finché io ammetto la domanda è da ritenere necessaria quella domanda, c’è una domanda alla quale lei può rispondere. Lei può comunque, perché lei sa bene che, insomma, è una sua facoltà quella di non rispondere, però il pubblico ministero se ritiene di doverle porre una domanda e io ammetto la domanda, insomma, la domanda resta lì, poi sta lei decidere se se ritiene volere o di volere o non voler rispondere.
>> Su quello non vorrei rispondere più perché poi si va a finire ad altri casi, signor presidente, signor pubblico ministero. >> Va bene, prendo atto Monticciolo della sua della sua risposta. Io direi che a questo punto allora con Monticciolo possiamo anche chiudere l’esame a questo punto. Grazie.
Bene, grazie del pubblico ministero. >> Scusi presidente, una domanda una domanda che mi era rimasta, per così dire in sospeso. Monticiolo, siccome non non mi piace, ecco, che ci siano, come dire, delle delle ombre, delle degli aspetti non chiariti, lei ha sentito all’inizio dell’udienza, c’è stato tutta una lunga discussione se lei doveva essere sentito col paravento, senza paravento, il programma, il non programma, ecco, ci vuol spiegare questa situazione sua personale in modo che così la prendiamo direttamente da lei senza farì
Sì, signor Messere, cioè il discorso è questo di qua. A me hanno revocato il programma perché ho fatto una vacanza. Prima l’ho chiesta, il servizio centrale non me l’ha voluta concedere, io me la so presa. Secondo luogo, vorrei rispondere all’avvocato che poc’anzi ha detto con i soldi dei concittadini. >> Aspetti, aspetti Monticciolo, mi scusi, mi scusi, >> io la vacanza l’ho fatta con i miei soldi, non con quelle dei concettadini.
Mi scusi, Monticciolo, questa domanda poi magari gliela faranno direttamente i difensori, poi va bene. Lei intanto sta rispondendo al pubblico ministero, quindi m risponda intanto alle domande che le faccio che le faccio io. Quindi lei ha avuto capisco la revoca di questo programma perché ha contravvenuto, diciamo, è stato disobbediente alle disposizioni del servizio.
È così? >> Sì, sì, ho fatto una vacanza. Sì, >> eccì. Mh, lei ha anche accennato quando nei preliminari del >> Posso anche, scusi signor pubblico ministero, posso posso anche aggiungere che la vaza, dov’è che sono stato sono andato e sono andato in Kenya, quindi volendo non potevo più ritornare in Italia perché tra lo Stato italiano e il Kenia non c’è nessuno, cioè la Costituzione non prevede nessuno ai stati medici, cioè non c’è l’estradizione.
>> Non c’è l’estradizione. Quindi c invece sono rientrato ed eccomi qua pronto a collaborare. Quindi per questo non capisco il motivo di programma senza programma e questo e quell’altro. Cioè io sono qua e rispondo alle domande e basta. >> Perfetto, va benissimo. Quindi un ulteriore chiarimento.
Lei ha detto prima, per l’appunto il fatto stesso che si regasse in Kenya significava che era libero. Il suo stato di detenzione ci vuol spiegare da che cosa è dipeso >> il mio stato di detenzione? Perché prima mi hanno messo come titolo, diciamo, la fuga, poi forse a quello che ho capito io, perché non non è che ne mangi tanto di queste cose, ho capito che la fuga è caduta, però il PM mi ha rimesso la condanna dei 20 anni che c’ho del che la Corte d’Assise m’ha dato per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo.
>> Cioè, mi scusi, lei già ha subito una condanna che è passata in giudicato per questo fatto? >> No, ho subito una condanna già di primo grado, 20 anni. 20 anni rispetto all’omicidio del piccolo Di Matteo. >> Sì. No, e sarebbe quello del piccolo di Matteo. Ho preso 20 anni con l’articolo 8. >> 20 anni con l’articolo 8.
Ha avuto altre condanne lei Monticciolo oltre questo. >> No, no, solo quella, solo quella. Bene, io presidente non ho altre domande. >> Parte civile, avvocato ammato difensore di parte civile, lei ha parlato dei rapporti strettissimi che nelle 92-93 c’era tra Brusca e Bagarella. Ecco, all’epoca Brusca che ruolo rivestiva in Cosa Nostra? >> Brusca rivestiva il ruolo che era il capo assieme a Leoluca Bagarella.
Naturalmente quando prendevano qualche decisione più grossa si riunivano assieme, prima ne parlavano e poi deliberavano. >> Ecco, lei ha parlato anche di tantissime riunioni della cupola a Partinico. Ecco, può dire chi partecipava a queste riunioni della cupola Partinico. >> I partecipanti adesso, francamente non li ricordo tutti, li posso accennare, però nei nei precedenti verbali sono tutti nominati.
>> Quindi le ha fatto il nome di Brusca? >> Sì. >> Di Bagarella. >> Bagarella. Matteo Messina Denaro. >> Matteo Messina Denaro, manca Antonino, mancano Vittorio e eh Giuseppe Ferro, suo figlio Vincenzo e Giovanni Bonomo, detto Andreotti per la sua gobba e bruttezza. E poi c’era Giuseppe Guastella di della Favorita e tanti e tante altri ancora che purtroppo non riesco a ricordare, però sono già li ho fatti verbalizzare.
Lei è a conoscenza che le stragi del 93 al nord Italia sono state fatte compiute da Cosa Nostra, eseguite da Cosa Nostra? >> Eh, su questo non voglio rispondere. >> Ah, è su questo? Cioè, ha avuto delle confidenze da Brusca Giovanni? >> No, l’ho detto su questo, non voglio rispondere. >> Può dire alla Corte d’Assis deve giudicare questi fatti se perlomeno è stata eseguita da Cosa Nostra o da altre persone.
>> No, è stata da Cosa Nostra. >> Questo lo può dire con certezza. >> Certo? Sì, >> grazie. >> Con la massima certezza. >> Grazie. >> Nessun >> altre domanda? La parola difensori. >> Avvocato Cianferoni, vorrei sapere dal signor Monticciolo se dove precisamente è stato arrestato? >> Dove sono stato arrestato? A casa mia San Giuseppe I.
La volta che è scappato, >> quando io sono scappato e sono stato innanzitutto cioè mi sono costituito, non sono stato arrestato perché sono stato io a informare il governo, ma poi quella è una cosa mia personale, io ho fatto una vacanza, ne sto pagando le conseguenze. Punto. >> Io le ho chiesto solo dove è stata arrestata >> a Firenze.
Scusi, come c’è arrivato a Firenze lei? Da dove veniva? Dal Kenia >> per saperlo, perché la Corte lo sappia. >> Dal Kenia. >> Dal Kenya. Ah, avevo capito perché. Mi deve scusare. >> Dal Ken Ma lei ha fatto tappa in Olanda, >> sì. >> All’andata o al ritorno? Ho fatto tappa in Olanda, al ritorno Olanda, poi Parigi e poi Parigi Firenze.
Ho capito. Senta, e vuole spiegare alla Corte i motivi della sua paura a rispondere sulle stragi del 93? È semplice, gliel’ho detto prima, gli ho detto siccome c non c’è francamente secondo me non c’è una stabilità politica governativa in questo momento, perché affinché si parla di noi comuni essere mortali, tutto va bene, affinché ci si ci si accusa noi mafiosi, ex mafiosi, come pentiti, come ci si voglia chiamare, ma appena si va a toccare qualche politico tutto diventa un dramma, anzi ci mettono le ti da carne.
Quindi mi avvalgo su questa risposta propria, mi avvalgo la facoltà di non rispondere nella maniera più categorica. Quindi io posso dire che lei sta affermando che >> No, lei non può dire nulla, lei può dire tutto quello che vuole. Io non sto rispondendo e basta. >> La risposta è quella che è verbale, avvocato.
Se ne vuol fare fare un’altra domanda. Ma eh senta, riprendiamo per un attimo l’argomento della sua fuga, no? Vuol dire alla Corte a questo punto come potè eludere i controlli del servizio di protezione? >> Come poter eludere? >> Come come fece a scappare? Ma io non sono mai scappato. >> C’è opposizione a questa domanda, presidente, perché ci sta un istruttore in corso per questi fatti e poi è un fatto estrane a Monticcioli a questo processo.
>> Io, presidente, un giorno la Corte scriverà valutazione della credibilità intrinsica del è un fatto estraneo. C’è risa, l’ammessa. >> Lui è lui qua è imputato, non è >> avvocato è già presa la decisione. Prego, se vuole può rispondere. Mi dica, signor presidente. Quindi come ha potuto eludere i controlli del servizio di protezione? >> Ma perché come le ho elusi, ma poi, cioè, gli ho risposto anche prima, gli ho detto che io ho deciso di fare questa vacanza, ne sto pagando le conseguenze, è un problema mio, poi come le usa, come
non le usa, non gli voglio rispondere. Lo vuole detto in un’altra lingua. L’inglese non lo so. No, no, non par non risponde così l’avvocato. Eh, lei dice sì o no, però non deve usare tono appropriato. Sì, sì, ma anche con l’avvocato. >> Dato del quale prendiamo atto e le chiedo ancora e a conoscenza di accordi tra collaboratori di giustizia per dire calunnie dentro i processi? No, >> per esempio tra Brusca Giovanni, Brusca Enzo Salvatore, lei stessiolo.
>> Sì, sì, per dire, cioè, ma quello è un altro discorso. Scusi avvocato, cioè se lei mi parla di quando io Brusca Enzo Salvatore, Brusca Giovanni ci mette ci parlavamo che un giorno ci potevamo mettere d’accordo per fare i falsi pentiti e dire delle delle menzogne di farsi saltare il sistema dei penti, del pentitismo perché stavate distruggendo Cosa Nostra.
Quello è un altro discorso ancora. Se lei intende questo, sì, è vero. Se lei intende qualche altra cosa non sono a conoscenza. Ma nell’ambito del processo cosiddetto agrigento le risulta che vi siano state delle dichiarazioni false da parte, per esempio, di Brusca Giovanni? >> Sì, sì, infatti posso dire ci sono state tante tantissime le dichiarazioni fatte false di Brusca Giovanni, fra cui quella anche del presidente del Consiglio del presidente della della Camera, Senato, ora se non sbaglio, non lo so, comunque lo chiamo onorevole violante
così ci si intende meglio ancora. Il Brusca aveva cercato di attaccare perché in primo principio c’era proprio questo di qua, attaccare il governo di sinistra. Avevo attaccato l’onorevole Violante dicendo che era conuso con noi, cosa che non era vera, che io fortunatamente avevo deposto già mesi prima dicendo alle procure state attenti perché Giovanni se un giorno viene catturato Brusca può dire questa menzogna di qua.
>> In definitiva, quindi lei non intende rispondere a proposito, per esempio, delle motivazioni che sono sotto alle stragi del 93. Non l’ho capita questa domanda. >> Lei sa i motivi per i quali sono state messe le bombe nel 1993? >> No. >> Non li conosce o non vuole rispondere? >> No, gli ho detto no, gli ho detto che non voglio andare oltre a rispondere su quelle domande, quindi questa è la sua posizione.
Altre domande? Cato Pepi. >> Presidente, brevissime domande perché penso che le risposte saranno come quelle date al collega Cianferoni. Lei ha conoscenza diretta o indiretta che nelle stragi abbiano preso parte i servizi segreti? >> No. >> Cioè non lo sa o non vuol rispondere? >> No, non lo so. e sa se in queste stragi vi possono essere state implicazioni della massoneria.
>> Eh, non lo so. >> E di forze politiche? >> Non voglio rispondere. >> Non vuole rispondere. >> Non ha >> terminato. L’avvocato. Pubblico Ministero ha qualche domanda? E solo io, presidente. >> Ah, prego. Signor Monticciolo, l’avvocato Catanzaro. E tornando alla sua vacanza, lei con quella fuga vaza, come secondo diverte >> vacanza, avvocato perché sono ritornato di nuovo perché volendo rimanevo lì.
>> Ci stanno i maligni che parlano di fuga. Allora, ecco, io voglio dire questo. Lei ha mai inteso sottrarsi alle sue responsabilità? >> Mai. Se lo volevo non c’era maniera migliore di quella. Ero già in Kenya. Ecco, una volta arrivato in Kenia, con chi si è messo in contatto? mi sono messo in contatto subito con l’ambasciatore cheniano, cioè italiano che vive in Kenya, per prendere contatti con il servizio centrale di protezione e la procura di Palermo.
Infatti sono stato io dal Kenia, se si mettessero sotto controllo anche i telefoni cioè delle procure a chiamare proprio alla procura e a dire che mi trovavo lì, stavo facendo una vacanza e dovevo ritornare. C’è una proposta. >> Ha parlato con un magistrato in >> Sì, ho parlato col dottor Sabella. >> Da dove? >> Da dal Kenia.
Ho parlato a Palermo col dottor Sabella dicendogli che mi ero allontanato per una vazza. Infatti l’allora ambasciatore mi disse che non potevo più ripartire in fretta per l’Italia perché ogni ogni ambasciata italiana che si trova fuori all’estero ai propri cittadini riconosce tutto l’aiuto possibile ma non gli paga il biglietto di viaggio.
Quindi ho dovuto pagare pure di mie spese il biglietto di viaggio, no con i soldi dei contribuenti. Ho dovuto pagare con col sudore e sono rientrato in Italia e mi sono costituito a Firenze. >> Come ha pagato col Sudore? Da dove se li era ricavati quei soldi della vacanza? >> Lavorando, facendo il muratore. Eh, cioè perché lei esercita un’attività particolare? >> Sì, esercito un’attività di costruttore edile e quando ero sotto protezione ho costruito una caserma dei carabinieri con un piccolo carcere e ho costruito anche una scuola media e statale per i
bambini. Ho svolto lavori per all’incirca 3 miliardi e passa. Eh, se >> per conto dello Stato >> e quindi ha avuto un guadagno da questo >> avevo avuto un certo guadagno e quindi dopo quel quel guadagno ho pensato di farmi una vacanza. Avevo chiesto al servizio centrale se mi poteva mandare in vacanza all’isola d’Elba.
Non accettato. Più di una volta glielavevo chiesto. Più di una volta gli avevo chiesto, ma loro né ci sentivano n niente. Allora io prese e andai per i fatti miei. >> D’accordo. >> E poi ritornai sempre con per i fatti miei. >> Ecco. Lei le autorità italiane, le autorità di polizia italiane dove le ha viste per la prima volta? Le autorità italiane per la prima volta io li vidi a Parigi.
>> Ecco. Ma sono venuti le hanno notificato a Parigi un’ordinanza di custodia cautelare? No, non mi hanno notificato niente. Poi se da Parigi mi hanno accompagnato fino a qua a Firenze. A Firenze sono andato alla di Firenze. La dia di Firenze dopo 3 ore via Facchis arriva il mio mandato di arresto. >> Va bene.
E lei ha sempre continuato successivamente a collaborare con le >> Sì, come no. Io ho sempre continuato e sempre continuerò a collaborare sempre se qualcuno me lo permetterà. Ecco, >> se alcuni se alcuni con la faccia d’angelo che purtroppo sfortunatamente oggi mi governano e vi governano e ci governano noi tutti. >> Ecco queste facoltà lei si è avvalso sempre delle facoltà di non rispondere a qualche domanda o lo sta facendo adesso in questo >> No, adesso più che altro diciamo avvocato più rabbia anche però mi sono avvalso della facere e poi perché non
voglio parlare proprio di politica. Vè, >> perché per come ho spiegato poco fa, se si parla fra di noi mortali, ok, ma se si va a toccare qualche politico i pentiti sono da buttare nell’immondizia. Allora, siccome già ci hanno buttato nell’immondizia, proprio per non sprofondare di più ancora, tanto vale che io non parli.
Senta, saranno i motivi della sua dissociazione da Cosa Nostra saranno contenuti nel verbale per il quale noi abbiamo dato l’assenso all’introduzione in questo processo. Però i motivi, ecco, vuole brevemente indicare quali sono stati i motivi del suo pentimento? I motivi del mio pentimento, innanzitutto, sono stata l’uccisione del piccolo Di Matteo, perché non c’erano più quei valori nella mafia che quando ero piccolo sentivo parlare grandi della mafia che aiutava la gente che non lavorava, della mafia che ti aiutava a cercare il lavoro,
della mafia che non ammazzava le donne, della mafia che non toccava i bambini, quei valori erano finiti e da lì cominciai anche a, diciamo, a venirmi il volta a stomaco. Ecco, però >> perché io devo ricordare che quando mi hanno arrestato e voglio ricordare al signor presidente che sono stato arrestato con un fermo, sono stato io a collaborare ed ad ad ad autoacusarmi perché a me mi contestavano soltanto l’associazione mafiosa.
Sono stato io ad auto adoccusarmi tutti tutto il resto. Sì, lei dice che la mafia prima aveva dei valori, rispettava le donne, rispettava i bambini, ecco, però lei stesso si è resa autore e di omicidi che riguardano proprio queste categorie. E allora non me ne rendevo conto, solo dopo mi sono aperto gli occhi e ho visto che più che altro ero succube, per come ho detto fa, è vittima di Giovanni Brusca e dello stesso Bagarella che mi usavano per compiere sti omicidi, per fare sti attentati, per fare tutto il resto.
>> Cioè lei vuole dire che si è sentito un mezzo nelle mani dei più dei più esperti, dei più potenti della mafia. >> Sì, sì. Lei ha una famiglia? >> Sì, ha una famiglia. >> Ha dei figli? Sì, ho due figli, però per motivi di sicurezza non posso rispondere più di tanto. ti dico rispetto ai crimini che lei ha commesso.
Eh >> sì, ho capito quello che vuole dire avvocato, perché io non mi son ho deciso di collaborare perché tornando a casa non avevo più il coraggio di guardare in faccia i miei figli dopo quello che che facevo di giorno assieme a Giovanni Brusca, a quello che facevamo al piccolo De Matteo e a tante a tante altre cose.
nel corso di questo limbo che ha vissuto eh dal periodo della sua eh dal periodo del suo pentimento fino a tutta la collaborazione, pare stato 3 anni, ecco, si è ricostruita un’immagine a si è, diciamo, si è rifatto una vita con conquistando dei valori. Mi ero rifatto una vita conquistando dei valori e me l’hanno rovinata perché poi alla fine c’è il programma di protione, lo dico qua, mi piacerebbe se ci fosse la RAI, è una truffa, mi dispiace soltanto se non c’è la RAI, ma se c’era la RAI in modo che lo lo sentiva par giudici che è più importante
della RAI. >> Eh, ma i giudici già c ci sto parlandolo in mia presenza. Il programma di protione è un’intera è una truffa che lo Stato fa ai cittadini perché non è vero niente che ti proteggono, non è vero niente che ti fanno questo, non è vero niente che ti fanno quello, non ti danno nulla, nulla per nulla.
Fanno comparire che noi pentiti camminiamo sui manti di platino, non di oro, di platino. Signor presidente, non ci danno nemmeno quelli per comprarci le sigarette quando uno c’ha il programma di protezione. Si figuri adesso che mi hanno tolto tutto e la mia famiglia vive per strada. Non mi hanno mi hanno detto direttamente te ne puoi andare in Sicilia, puoi fare quello che vuoi, a noi non ci importa nulla.
Questo è lo Stato italiano. E allora come posso io, cioè adesso prendere una mia posizione e rispondere su fatti politici? Ho finito. >> Va bene. Nessun’altra domanda. >> Terminato. L’avvocato. Pubblico Ministero ha qualche altra domanda? Possiamo liberare l’imputato. Lei diceva non è interessato a trattenersi.
No, no, >> vuole allontanarsi. >> Se da parte mia c è finito il lavoro quello che dovevo fare io, cioè la mia le può licenziare io. >> Chi di poter rientrare in carcere? È così. Non ha interessa a partecipare all’ulteriore >> corso dell’udienza. Bene, quindi diamo a >> penso che le brillantimenti che ci sono qua c sono meglio di me, quindi cioè è inutile che seguo il processo io.
>> No, no, no. che è un suo diritto che lei può esercitare come crede, assistendo non assistendo al processo, come è una sua facoltà che nessuno può sindacare. Buonasera, sono l’avvocato Pepi. Buonasera avvocato. >> Senta, la prima io le farò soltanto alcune domande. La prima è questa. Lei ovviamente avrà letto e avrà seguito questo e ha seguito tutto il processo e quindi sa di che cosa è imputato.
E la prima domanda io le faccio, lei in relazione al capo di imputazione come si dichiara colpevole o innocente? Ma signor avvocato, io mi dichiaro innocente perché sono innocente, non solo mi dichiaro perché io mi trovavo a Caccari di Roma arrestato in isolamento e quindi io sono stato caccerato quando sono successe queste cose differenze de chiese di Roma, di Milano, quindi io sono sono innocente.
Quindi, signor Ina, eh per quello che riguardano tutte le stragi, lei di queste stragi che cosa ne sa? Nemmeno per sentito dire. Ma ma ma niente, nemmeno perché avvocato mi trovavo in uno stato per qualche 7-8 mesi, 7 mesi circa che non avevo né autorizzato né al giornale né alla televisione né cose, quindi mi sono venuto a trovare con mancanza di notizie totale con totale completamente, cioè non non aveva l’autorizzazione a compare i giornali, non aveva l’autorizzazione dei dei magistrati avere la televisione
e quindi purtroppo beveva nel buio e io ero nel buio, quindi non senta, signor niente. >> Eh, certo signorina, però ora sono passati dal 93, sono passati circa 6 anni, quindi lei avrà avuto modo di farsi un’idea di quelle che sono state queste straci. Lei ha notizie dirette o indirette se eventualmente in queste stragi abbiano avuto un campo importante alcuni soggetti tipo la massoneria, tipo i servizi segreti, tipo forze politiche.
Ma io le posso dire, mi sono fatto la mia convenzione perché ho letto che c’è il signor Brusca e il signor che è morto, mi pare uno un certo e non lo so quella a carcere di di di re Bibbia e che avevano i contatti con certo Bellini, questo Belline e mi pare che è è dei servizi segreti, de altre cose, insomma, non lo so, però è dietro ste bellini Chi c’è? Chi non c’è? Chi c’è? Ci sono i servizi segreti, c’è la massoneria.
Io questo posso dirci che ho preso perché questo Bellini che si conosce con questo che è stato poi che lì morto a Sebibbia e Giovanni Brusca se l’ascoltava in casa di questo lì all’Altofonte, ma che cosa c’era tra loro o tra questi o o dietro di questi? avvocato mio, io questo so e questo gli posso dire, cioè so perché per averla appreso dei dei giornali dei dei verbali delle televisioni, ma ghiaccio dei verbali e si parla di di di di qua, cioè si parla di questo, si parla di questo.
Bellini. Bellini era mandato in Sicilia. E che lo mandò in Sicilia a Bellini? Eh, andò a trovare a Gioè >> e Gioè e ora poi quando ci conviene è è Rina. Rina, Rina e aoscuro di tutte queste cose, Rina era tenuto in una situazione che lo possono dire solo le guardie penitenziarie che erano addette a me lì a Palermo e che erano addette lì a a Roma, come era tenuto io e come si facevano i collohi, come faccio i collohi, come ho fatto sempre i collohi.
e avvocato mio. Io questo posso dire, io io mi domando alle volte in questo processo come ci entro, che ci come ci traso. Questo è un altro processo come quello che mi hanno fatto a Reggio Calabria, né più e né meno. Signor Rina, lei ha toccato un argomento che le volevo chiedere e nel nel periodo proprio delle stragi qual era la sua situazione di controllo e di sicurezza in carcere che le veniva imposto? Cioè lei aveva un controllo solo alcune ore oppure era un controllo 24 ore su 24? No, no, avvocato, io ho un controllo
posto alla giornata 24 ore su 24 ore dietro la porta con le guardie con dentro le dentro la stanza con le camere luce accesa notte e giorno. Quindi io dal giorno che sono in caccia dal 15 gennaio 93 un giorno senza questa situazione. C’è questa questo persona che mi si guarda a vista, non l’ho io sono sempre stato guardato a vista e non ho mai potuto parlare con un detenuto.
Di due mesi a Venagirà faccio la socialità con un detenuto e vado a passeggio con un detenuto di due mesi a venire ieri qua. Prima di questi due mesi io non conoscevo né detenuti né persone e ne avevo e anche oggi non posso parlare con nessuno, solo con questa persona fatto. Questa è la mia tenuta in caccia per quasi 6 anni e 8 mesi, 6 anni e 9 mesi.
Questa è stata la mia detenzione. >> Senta signorina, lei in questo processo è coimputato con il signor Giuseppe Graviano. Lei lo conosce il signor Giuseppe Graviano? Ma no, ma no, avvocato mio, non conosco il signor Gaviano, ma non solo che non lo conosco, ma guardando qua tramite teleconferenza vedo che quello è un ragazzino, quindi qua siamo di fronte a un giovanottino, un bambino, e uno che può essere come i miei figli, quindi io con questi ragazzi non non l’ho mai visto, non lo so.
Poi lei può vedere se io ci sono contatti o finanziari o di lavoro, di questi. Io non so chi è. Non conosco questo signor Graviano. >> La ringrazio signorina, non ho altre domande. >> No, no, no, no, non mi devo ringraziare. La verità è questa, avvocato. Questa la verità è questa. >> Dovrebbe più ministeroato. Avocato Ciaferone. Scusi un attimo.
Avvocato. >> Sì. >> E l’aveva chiesto l’esame? No, faccio controesame. >> Sì, ma dicevo fare contro ministero >> poi poi parte civile seguendo l’ordine consueto. >> Signorina, >> chiedo scusa. Grazie. Sì, >> prego. Il pubblico ministero. >> Sì, sì, sì. Buonasera. >> Buonasera. Buonasera. Senta, signorina, lei ha detto che di queste stragi non ne sa nulla.
È così, vero? Sì. Si sente nulla? >> Non si sente. Abbi pazienza se vuol parlare più forte. >> Sì, sì. >> Ecco, non ne sa nulla. >> Vediamo se va bene. Mi sente, signor proprio commissario. >> Ora la sento. >> Non ne so niente. >> Non ne sa niente. Lei ha detto però che si è fatto un’idea. È vero. >> Certamente.
Per quello che leggo, >> quindi per quello che ha letto dagli altri processuali. >> Questo signor Brusca >> eh, lei lo conosce? >> Non l’ho sentito, signor Probus. Brusca, lei lo conosce? Giovanni Brusca? >> No, non conosco Brusca, non so che manco chi è. >> Non sa nemmeno chi è. Allora, come faceva a farsi questa idea su questo Bellini, su chi c’era dietro Bellini? >> Ma >> capisco, mi scusi, mi faccia Mi scusi, mi scusi, mi faccia finire la domanda, mi faccia l’ho preso l’ho preso quest’ho preso questi giorni quando lei ha interrogato al segno Brusca e
>> lui ha detto che l’ha sentito, se n’è andato sulla nella stanzetta. Esatto. Che sentiva a Gioè che parlava, >> quindi però capisco, mi scusi signorina, capisco che lei aspetti un attimo, siccome le hanno chiesto una valutazione, quindi una valutazione le chiedo anch’io. Quindi lei la ritiene una cosa plausibile, una cosa verosimile questa che Brusca stava a sentire Bellini, che Bellini era mandato da qualcuno.
È così. Ma ma l’ha detto Brusca, non è che è fatto nell’interrogazione che ha fatto lei, signorella ha detto Brusca. >> Sì, >> sì, certo. Ma io >> è attendibile e ti a sentire. >> Non so se Brusca è attendibile. >> Scusi, voglio inter perché avvertire un po’ perché sennò non si capisce nulla. Imputato Rina è richiesto di non sovrapporre la voce, sennò non si non capiamo nulla.
Quindi quando parli il pubblico ministero aspetti non a parlare a sua volta, sennò si sovrappongono le voci e non capiamo assolutamente nulla. >> Signorina, la mia domanda, ecco, volevo ultimarla, volevo completarla. Siccome lei ha detto, rispondendo alle domande del difensore di Giuseppe Graviano, dell’avvocato Pepi, lei ha detto, ma io un’idea me la son fatta perché sentendo Brusca che ha detto che era in contatto con Bellini, che Bellini era in contatto, glielo dico io con chi era in contatto, era in contatto col maresciallo Tempesta del Nucleo
Patrimonio Artistico dei Carabinieri di Roma. Lei ha detto tutta sta storia, però mi sembra proprio una storia credibile, una storia vera. Questa è l’idea che lei si era fatta. Ha capito che le voglio dire? Ma ma vera o non vera questo dice Brusca. Perciò, quindi perché chi c’è? E >> quindi siccome io le sto facendo questa domanda, caro signor Rina, perché lei ha detto che lei si era fatto questa idea che era l’idea giusta, capito? >> Non siè espresso proprio.
Io penso che troppo troppo giusta giusta, troppo giusta. >> Prego. Quindi la ritiene giusta, >> ma io penso che è troppo giusta. >> È troppo giusta. Perfetto, quindi va benissimo. Senta signorina, lei è detenuto dal 15 gennaio del 1993 e questo è un fatto storico, siccome il calendario lo conosciamo anche noi, sappiamo che le stragi sono avvenute successivamente al suo arresto.
Lei può dire ai signori giudici della corte che ha davanti che tipo di condanne ha riportato fino ad oggi? Ma guarda signor proprio ministeri, io ho avuto delle condanne, ho avuto anche delle soluzione. >> Certo, io le ho chiesto le condanne, tante condanne, >> io le ho chiesto le condanne, >> condanne non li ricordo e non li so, però io ho avuto tante, mi pare che sto dicendo, io ho avuto tante condanne e tante assoluzioni.
>> Sta e tante assoluzioni. Allora, qualcuno di queste condanne, lei è passata in giudicato? Qualcuna di queste sentenze di condanna? Sì, sì, come anche come anche parecchie sentenze sono quella del dell’omicidio scopellito l’abbiamo >> l’abbiamo capito, è stata prodotta la sentenza, ci siamo ci siamo, come dire associati a che il difensore producesse questa sentenza dei passaggio in giudicato.
Io leggo qui, c’ho davanti il suo certificato penale. Mi sente, signorina? Sì, sì, lo sento, lo sento. >> La sento. Io qui leggo che lei ha ora non voglio fare un conto della serva, ma credo che a occhio siano sette o otto condanne all’ergastolo passate già in giudicato, quindi sono condanne per cui lei sta scontando la pena.
Vuol dire a questi signori giudici in relazione a che a quale fatti ha riportato queste condanne? Sono tutte condanne per omicidio. Ma sempre semplici e per le condanne mi sono stati inflitti sempre per i pentiti e per tutto quello che dicono i pentiti. I pentiti sono gestiti e coccolati da chi? lei non lo so io e quindi e quindi io però in queste sentenze ho avuto per esempio il Marches Terri che sono stato assorto in Corte di Assise, sono stato assortto in Corte di appello e sono state assorte incassazione, quindi ci sono tante sentenze >> più belle e tante sentenze brutte,
quindi purtroppo le diverse brutte. Scusami, scusa se mi permetto di fargli una precisazione. In tutte queste sentenze io vengo condannato per concorso morale. >> Certo. >> Non c’è un pentito che dice che abbiamo commesso una cosa assieme. >> Sì. L’ha sentito lei Monticciolo? L’ha sentito lei l’esame di Monticciolo? >> Io io ho sentito Monticciolo e posso sentire tanti altri pentite perché ogni pentito ha una sua >> una sua verità e una sua storia.
Certo, Monticiolo non ha parlato mai di lei, non ha mai fatto il suo nome. Questo se n’è accorto? >> No, no, non lo so. E io >> ecco non lo conosco e manca. >> Ma voglio dire, però le orecchie lei ce l’ha. Stava a sentire che diceva Monticciolo. No. Sì, >> mi sente, signorina. >> Posso sentire? Non posso sentire perché sono pure sordo, signor come sempre.
Lei è stato allora non ha sentito quello che ha detto Monticciolo. Anche Monticciolo ha detto alla mia domanda io gli ho chiesto lei ci ha messo mani all’attentata a contorno? Ha risposto no partecipato. Poi gli ho chiesto, ha fornito l’esplosivo? Ho detto sì, ho fornito dell’esplosivo per che doveva servire per l’attentata a contorno.
Quindi, come lei capisce, sulle parole ci possiamo costruire tutto quello che vogliamo. La mia domanda era questa. >> Certo, qua è interesse di >> Certo. Sti a sentire. Queste dichiarazioni di questi, come li chiama lei, pentiti, le attribuiscono dei fatti, dei fatti di omicidio per cui lei ha riportato delle condanne passate in giudicato.
Ecco, come lei ha sentito da Giovanni Brusca, da altri che son venuti in quest’aula, molti, tutti questi fatti hanno una matrice comune che è una organizzazione che si chiama Cosa Nostra. Ecco, lei di questa organizzazione si chiama Cosa Nostra ha mai sentito parlare? >> No, non ho mai sentito parlare. >> Bene, grazie.
Io ho concluso il controesame. >> Prego. >> Parti civini. >> Sì. Avvocato Amannato, difensore parte civile delle vittime delle stragi. Lei, Reina, ha sentito in questo dibattimento moltissimi collaboratori o pentiti che alla domanda di questa parte civile che ricerca la verità hanno dichiarato che a eseguire le stragi è stata Cosa Nostra.
Ecco lei che opinione si è fatta su questi? Sono grosso modo 30 collaboratori di giustizia. Ma vedi, ognuno fa il suo mestiere. Il pentito fa il suo mestiere. C’è la legge che glielo permette, allora tu mi dai una cosa a me, io do una cosa a te. Io accuso che a chi debbo accusare e a me mi è uscite.
E quindi il pentito è un mestiere mestiere che fino ad oggi è andato bene e può darsi che andrà bene pure domani, ma credo che già siamo un po’ arvati con questi pentite perché è un mestiere è un mestiere e chi e chi è che c ha cercato di portarli avanti fa pure il suo mestiere. >> Può spiegare secondo lei alla Corte perché questo mestiere accusano lei e Cosa Nostra delle stragi del 93? il perché, >> ma accusano accusano tutto e tutti e poi si viene fuori che eh finiscono così c i processi lei la sa come finiscono, cioè come il processo di Perugia, come il
processo di Scopelliti, come Marches Terri che era accusato per cupola, per omicidi, per cose e venga assorto. Se io avessi avuto solo quel processo, io voggi fosse a Corleone che passeggiassi. E se per esempio io gliene racconto uno avvocato, se lei mi dà un minutino di tempo, proprio un minuto, c’è stato il pentito a Marches Terra, Massala, Massala che dice che noi andavamo a fare riunione da lui, io Salvatore Rina andava a passeggiare, andavo a fare, andavo a dire.
Quando poi l’avvocato Feleccia di Palermo, il difensore mio, ci domanda ma mi una cosa, lei conosce Salatore? Dice, “Gua facciamo sempre feste, riunione e cose dice “Ma quant’è alto Serbato Rina?” Dice, “Quanto è me?” E lei quanto è alto? Dice: “Io sono 1,75 m. A questo punto l’avvocato FC ha dovuto prendere la tessera mia slasciata di quel leone e consegnarla al presidente del Marchi Setesi.
Io sono 1,58”. Io ho finito, signor avvocato, questa è la risposta mia verso i pentiti e verso quelle che mi accusano. >> Può chiarire alla Corte che in questo caso ci sono 11 confessi che hanno confessato in varia misura avere partecipata a queste stragi, quindi sono loro che in prima persona >> eh, ma sono confessi di aver partecipato materialmente concorrenti nel reato e perché secondo lei accuserebbero lei è Cosa Nostra? avvocato, perché se ogni pentito non accusa a Salvatore Regina per risolvere i problemi che c’è dei fatti del
giustizia, io per esempio a perché sono imputato perché sono imputato a a al processo Scopelliti. Quando un giorno mi sono alzato e ho fatto una dichiarazione spontanea al presidente ci ha detto “Signor presidente, ma io che cosa faccio in questo processo? Ma perché sono impotato in questo processo? Ma signor presidente, ma la verità è una o sono tante? Perché c’erano 3040 pite che m’accosavano tutte e ognuno riceva la sua verità.
Quindi non sono 810 qua sono 810, lì erano 40. Ora leggere nella sentenza che il presidente dice non si deve condannare perché si chiama Salvatore Rina che invece si vuole fare il processo a Salvatore Rina al nome di Salvatore Rina detto >> e avvocato mio. E questo questa è la storia che si deve fare per forza il processo a nome di Salvatore R.
Eh eh no, 10 lì erano una quarantina, erano tutti i pentiti di Palermo, tutti i pentiti di Cartanessetta, i pentite di di Trapani, i pentiti di Messina, tutti i pentiti di Calabria. Eppure >> questo punto ho da farle pochissime domande proprio avvocato le domande. >> E allora partiamo da un fatto che ha sentito nel processo.
Io cercherò ora di di ricordarle alcuni episodi di questo processo, che possa lei dare una spiegazione alla Corte. Partiamo da quel fatto di onorato, cioè venuto qui un collaborante, un certo onorato, che ha detto che nel corso di un processo l’avrebbe venuta, sarebbe venuto a salutarla, sarebbe addirittura potuto abbracciare con lei eccetera.
Lei ricorda questo episodio? >> Che cosa può dire alla corte? Me lo ricordo bene, me lo ricordo benissimo. E avvocato Ciampone, posso dire questo che io quando mi trovava nell’avola Bunger a Palermo, indipendentemente che era in una stanza brentata, in una cella brendata dell’aula Bunger per parlare con l’avvocate doveva parlare per scetofano e doveva chiedere permesso ai presidente, ai pubblici ministeri e ci dovevano dare e poi ci dovevano dare la linea dello studio là dove si trasmetteva. Io dietro la porta, quando
c’erano i carabinieri, però ancora di scolta lì al lavoro bunker, se mi riferisco, dietro la mia porta venivano a montare le guardie penitenziarie a turno perché mi guardavano a vista, perché io era guardato a vista notte e giorno, non è che e quindi quando io dovevo andare in bagno e voleva farmi aprire la porta non me la poteva aprire.
Né il carabiniere, né il manesciallo, né il Brigatiere, né la guardia che aveva lì. dovevano chiamare il suo caposcorta della penitenziaria che sarebbero i ispettori o brigati come le vogliamo chiamare e dovevano chiamare a questo spettore. Veneva questo ispettore ci diceva al brigatiero o al carabiniere di aprirmi la porta e mi accompagnava in bagno.
E io era notte e giorno guardato così. Quando poi andava a colloquio era peggio ancora perché il colloquio lo faceva in una stanzetta che dove mi sedevo io c’era mezzo metro. Dall’altra parte dove c’era nella mia famiglia era 1 metro. Ora io come parlava o come o come ce la cappiva porta a a questo onorato avvocato. >> Eh >> e allora ce la capivano i guid penitenziari.
Ecco perché sempre ho chiesto che lei cita il direttore o le guardie ha detto chi l’ ispettore ha dette alla mia sorveglianza perché io non era sorvegli, io non era detenuto come tutti gli altri, io sono stato un detenuto oltre, guardato sempre a vista, fatto così io non potevo andare a bagno, io certe cose me me la faceva pure quasi addosso perché ispettore non veniva e a me la guardia non me ne cappeva po non cappeva a nessuno e avvocato mio.
Queste sono fatte, però io questo desidero che lei se lo fa pure spiegare dell’avvocato Mario Grillo che è stato lì a Palermo, ma venuto a trovare lì nell’aula e io era di fronte al presidente si può a fare una perizia dove era nella stanzetta io era alla stanzetta 19 ventata lì all’aula Bungari di fronte al presidente e di fronte al pubblico ministerio.
Quindi c la doveva aprire la porta onorato. Ecco, io dal dal tono della sua risposta capisco che questa di onorato lei dice che sia una grossa falsità, quindi >> ma questo è un un pazzo, ma questo è un pazzo. Questo non sapeva forse manco che io avevo le guardie dietro la porta, le guardie penitenziarie 24 ore su 24 ore là all’aula bun se me se all’aula bunzanotte dell’udienza, le guardie non si potevano muovere di là perché facevano monta e smonta perché io ho avuto sempre avvocati io prego che lei faccia anche scienza al presidente, alla
corte e a tutte io ho avuto sempre una scorta di 10 15 20 persone a disposizione solo per me, penitenziarli. Sono state sempre dette per me. >> Passo a un altro argomento. A proposito, abbiamo fatto questo esempio di Onorato su un caso specifico. Passo >> Certo, certo. Perché Onorato Onorato ha detto che all’aula bunker si faceva aprirà la porta.
Passa a un altro argomento. Qualche cosa di simile ha detto anche questo Brusca Giovanni che lei ha sentito dicendo che lei avrebbe mandato a dire delle circostanze di fatto relative a un altro signore che si chiama Provenzan. Su questo elemento, su questo argomento lei che cosa può dire alla corte? Guarda, Brusca se ne può dire che quello che mi pare che ha detto in questo giorno lì quando è stato sentito penso che c’è di di di di costruire tutto.
Brusca se ne inventa di tutti i colori, di tutte manere, quindi Brusca io io ci posso dire che i miei collohi avvocato, sono tutti regissati. Io i collohi li ho fatto sempre col vetro. Io i collohi l’ho fatto sempre per citofano, quindi la pregherei se ci sono qualche cosa e guardiamo guardiamo sti sti sti colloqui controllate telefonate e vediamo se ci sono queste cose che dice Brusca.
Brusca è un un bugiardo più bugiardo degli altro bugiardo perché i pentiti non sanno fare che bugiarderie e che mascarzonerie perché vonno uscire da cacciare, perché vogliono fare questo e vonno fare quello e poi se ne vanno a commettere delitti come ha fatto De Maggio. >> A questo proposito, >> questo posso dire, >> lei ha sentito, è venuto in quest’aula anche Cancemi Salvatore.
Conosce questa persona? Che cosa ricorda di quello che ha detto Cancemi in quest’aula? No, ma io di questo canceme conosco e ho letto che tanti processi è stato denunziato ora tante volte per Calunie, per questo e poi cancemi. Ho letto io nei giornali che è quello che quando l’accipentite l’hanno chiamato per processo Bossellino, ha detto che si affrontava a dire che aveva partecipato nel fatto Bossellino e che lui s’affrontava e non l’aveva detto.
Poi l’altri pentite poi l’hanno chiamato per dire “Ma se io lui partecipo pure fatto un bossellino”. Io questo posso dire che Cancemi ha detto e come le sue ragioni perché non ha fatto un giorno di cacciari e quindi questo questo è cancem per quello che ho letto io. >> Ecco, a proposito di questo processo borsellino, lei ha sostenuto processo per la strage di Capaci e anche quello per la strage via D’Amelio.
È giusto? Sì, tutti e due i processi ho avuto. Oh, qua abbiamo preso eh ad esempio lei ha detto io ho seguito questo processo dice da quello che ho ascoltato questa storia di questo bellin >> è vero che l’ho seguito perché perché mi trovava a Cartan 7 e sono stato stracciato in questo processo di Firenze e oggi mi vengo a trovare ora in questo processo perché la prima volta ho fatto tre o quattro udienze e sono stato stracciato perché stavamo facendo il processo a Cartanessetta eh di Falcone mi pare, se non ricordo male e quindi eh

sì, ho seguito quei processi e >> ecco, lei ha detto >> che da quello che ha ascoltato nell’aula e dai verbali, dagli atti di processuali, la storia di Bellini gli pare la storia di uno mandato ha detto dice è dei servizi segreti nel processo, per esempio, di Capaci, lei può dire a questa corte se ha ascoltato qualcosa di simile e se ci sono dei suoi dubbi, delle sue perplessità simili a quelle suscitate.
Bellini. Sì, avvocato. Un giorno lì nell’aula abbiamo sentito che quando è successo lo scoppio del della bomba per messa lì per fatto di Falcone dice che c’era un aereo che volava che questo aereo non s’ha potuto mai sapere chi era, di chi non era, com’era e che non era. Quindi la cosa si è chiuso là perché questo aereo e lì qui nell’avola lì a Castaness è venuto fuori questa cosa, però poi >> non ha avuto molti sviluppi.
>> Io non lo so. Io io non lo so che può guidare aereo che aveva interesse questa aereo là che nella zona di Capaci. Ecco, senta >> questo questo vedere lì nel processo se c’è stato, se non c’è stato o se me lo sto inventando oggi io. >> Ecco, se se del caso se la Corte lo riterrà utile si farà un accertamento su questo punto. Certo.
A proposito de degli anni nei quali lei è stato latitante per la giustizia, cioè aveva della una condanna in esecuzione, veniamo e non era reperito alla giustizia. Nel 1992 d’estate lei vuol dire alla corte dove si trovava, ha ascoltato qui il signor Sinacori che ha parlato di una sua latitanza a Mazara del Valle.
Su questo punto che cosa risponde alla corte? Mi mi mi scusa che rido, avvocato, ma io devo ridere per forza quando Eh, guarda avvocato, io ho sentito questo senatore e quindi mi sono messo a ridere voglanto. Io c’ho un fratello 3 anni è più piccolo di me, che si è sposato a Mazara perché lavorava, faceva il muratore a Mazara e si è sposato con una Mazzarese.
Mio fratello è sposato, se non ricordo male, verso la fine del luglio del 74. Quindi mio fratello ha la residenza a Mazara, vive a Mazara, ha una figlia che aveche 23-24 anni, quindi è stato sempre a Mazara. Quindi se io mi se ne sono andato a stare a Mazara in quei tempi del 92 con que quel fatto che c’erano state e le le le le le bombe, le sage e quindi si vede che o che sono scemo o che non ho capito niente che io me ne vada a stare a Mazara dove c’è mio fratello, dove i miei familiari sono state sempre martellate, cercate, ricercate. Quindi
io lascio decidere a lei, alla corte se io potevo andare a Mazara. Ma poi c’è una cosa che ci faccio notare in questa dichiarazione di Senacore ha detto puro che nel 92 nell’estate lui e Messina Denaro, mi pare Matteo e sono venuti a Palermo a trovare a me. Io non mi sono incontrato né Cusenacore e né Messina Matteo Denaro.
Ma se io ero a Mazara e stavo a Mazara, ma per quale motivo sono venuto a Palermo a trovarmi che io ero sempre a Mazzara? Dice Senacore. Eh, avvocato, avvocato Camperone, ma qua imenditore deve avere buona memoria. Ma se io è stato tutta stata a Mazara, ma per quale motivo sono venuto a Palermo? Se è vero a questo punto.
Ma allora allora non è vero niente. Allora, oppure oppure io non ho capito niente che me ne vado a stare a Mazara. >> Esattamente. >> Avvocato. Avvocato Ciamperone. Io questo posso dirci. Senta, a proposito di questo processo, si fa un grand dire in questo processo che le bombe del 1993 che sono esplose, che lei si trovava detenuto in isolamento completo, come più volte si è dedotto alla Corte e come si non si smetterà di dimostrare fino al termine dell’istruttoria, di cercare di mostrare.
Bene, queste bombe ha detto l’accusa nell’esposizione introduttiva e molti pentiti su questo si sono espressi, sarebbero state utili per le ragioni di questa associazione Cosa Nostra che lei ha già detto non conosce. Ma le chiedo, essendo siciliano, avendo vissuto nella latitanza, perché cercato per una condanna riportata negli anni scorsi, come interpreta imputato di questo processo, un discorso di bombe messe da un’associazione per far togliere il 41 bis? Secondo lei è possibile, è utile? È logico? Che posizione prende?
Ma avvocato io non né logico né utile né niente. Io gli posso solo dire che io la mia posizione, come gli ho detto e gli ripeto, era quella che io non aveva notizia. Io non non l’ho manco sentito nei giornali questi fatti di di di Roma, perché poi che cosa mi succede a me? che dopo dopo dopo qualche 7 mesi mi danno un po’ di giorni il giornale, una specie di accontentino e la televisione dopo 5-6 giorni mi viene tolta e mi sto un altro poco di un altro 20 giorni, un altro mese. Dopo questo mese mi si venne torto
a serere per qualche tre mesi della del pubblico ministero Bocassini di Cartanessetta mi venne torta ser i giornali, la televisione, i collohi con i figliuoli. Io facevo solo il colloquio con mia moglie, cioè era diventato sposino. Quindi io ci dico che a me ne hanno successo di tutti i colori, di tutte manervo che ci posso dire io queste cose? Ma >> ecco >> io cioè che ci traso per esempio con queste fatte? Io sempre gli dico uno tenuto a buio di questa maniera, uno tenuto in quella maniera e ma come ci come ci traso nell straggio? Come saccio
dellaggio, come faccio avvocato? Ecco, ehm ancora qualche domanda per far conoscere alla Corte anche la sua storia processuale, cioè lei è stato interrogato dai pubblici ministeri di Firenze prima di oggi? >> Ma sì, signor presidente e avvocato, io sono stato interrogato, però non ricordo il giorno e l’anno, vale le dico che mi è venuto a interrogare.
Quando mi è arrivato a me un avviso, un avviso, come si chiama? aviso del reato. Ricordo che un giorno dopo tempo è venuto il dottore Vigna con l’altro pubblico ministero che era nel primo processo perché lo ricordo perché l’ho visto là a Lavola Bunker a Palermo che mi sono venuto a interrogare là qui c’è st c’erano presente l’avvocato Felecci e l’avvocato Mario Grillo e poi quando abbiamo fatto quel tre o quattro di Enze del processo passato di questo di Firenze ho visto che era là quindi non so come si chiama questo e ha un po’ i
capelli bianchi, c’ha la luna, è venuto lì e mi hanno interrogato e ho fatto ho reso interrogazione, ho inteso dichiarazione e desidero che confermo queste dichiarazione fatte al dottore Vigna e a questo gruppo comino, che poi a me mi ha interrogato Vigna per coscienza debo dire che non ha preso non ha aperto bocca e solo il dottore Vigna mi ha interrogato per qualche oretta, qualche cosa, quindi per me era una cosa già che aveva chiarito, che aveva superato, perché poi passaro parecchi mesi e non se ne parlò.
più poi mi suò e il mandato eh di custodia cautelare. >> Ecco, si ricorda considerasse che lei che lei cercasse pure questa mia si ricorda un particolare in questa deposizione, >> non quella fatta No, quella fatta a Firenze quando >> quella fatta a Palermo, io le dico >> è del 17 febbraio del 95, >> quindi ormai 4 anni e mezzo fa.
Ecco, non la data non me la ricordo, avvocato. >> Ecco, si ricorda se le fuesto, se era parente, ecco questa domanda, se era parente di un certo Giacomo Rina, le fuori. Ecco, >> esatto. Esatto. A me me a me mi si è sempre cercato di appioppare che io sono nipote di Giacomo Reina. Questo Giacomina per forza mi si è dovuto dare sempre per zio.
Io le dico queste fatte perché l’avvocato Grillo dovesse avere una qualche copia di questo stratto di nascita. Mio nonno Salvatore Rina, nato nel 1877, era figlio unico, aveva delle sorelle. Papà mia sigina Giovanni nato nel 1901 era figlio unico con quattro sorelle. Quindi c’è un certificato di nascita del nonno e del papà che la vi l’avvocato Mario Grillo dove accetta che io non ho parente né Giacomo Rina, però a Corleone Reina siamo più di 300 avvocati, quindi ci sono tanti Salvatori Reina fu fu Giovanni >> ecco >> tante tante. Quindi la Allora, quindi si
può notare questa questa rina per mie zie, per io non ho zie, >> mio papà non aveva fratelli, il nonno non aveva fratelli. Questo io posso dire che c’è un certificato che aveva l’avvocato Mario Grillo. Per chiudere questo discorso e concludere forse anche l’esame, si ricorda se ha avuto contestato anche da altri magistrati, penso a magistrati di Palermo, di Trapani, di Catania questa circostanza, cioè di essere il nipote di Giacomo Rina oppure se gliel l’hanno contestata soltanto i magistrati di Firenze? Ma ma penso che l’ho avuto contestato di
magistrati e a Palermo, a Cartanessetta, non gli ricordo, non ci so dire dove, ma penso che ci sono state parecchie che hanno detto che quello è mio zio, ma non è mio zio, perché io ho dovuto a questo punto documentarmi e uscire questo certificato del tratto di nascita del nonno e del papà perché è così e abbia possiamo dimostrare che io non ho zie, cioè il papà non aveva fratelli e il nonno non aveva fratelli.
Il nonno aveva due sorelle e mio padre aveva quattro sorelle. >> Io non ho altre domande, >> ma io ci voleva dire avvocato, se poteva >> Se vuole può fare delle dichiarazioni, >> presidente. >> Prego. >> Sì, se volevo fare delle dichiarazioni, se >> più che altro nel processo terre con cont e cose se le posso fare non lo so io.
Chiedo a lei, al signor presidente, può parlare? Parli pure, >> signor presidente. Posso fare? >> Sì, >> sì, la ringrazio molto gentile prego. >> Scusi presidente, io ho capito che Scusi Rina, scusi un attimo. Capito che si chiama Si tratta di dichiarazione relativa al processo terre. Ho detto >> cosiddetto processo maxi terra.
>> Maxi terra. Non so se siamo in quest tavola a fargli fare dichiarazione spontanee sul maxit terra. Ecco, io vorrei le dichiarazioni spontanee dovrebbe essere attinente al processo. Certamente immagino che ci sia una ragione per renderle in questo processo queste dichiarazioni, no? Ovviamente si deve trattare di >> dichiarazioni che hanno che possono rilevare nel nostro processo.
Presidente, >> io qui sto presidente proprio ministero. Signor provoco ministero. >> Sì, la sento. La sento. >> Senta, sono io il presidente che le sta parlando e sto dicendo che se sono circostanze che devono comunque interessare nel nostro processo. Eh, >> va bene, comunque comincia a parlare, vediamo di che si tratta.
Ah, no, io volevo parlare solo dei pentiti che a me in questo processo mi accusava pure e eh Contorno, signor presidente, Contorno quando è stato interrogato in questo marchio si terrire e ha detto al presidente che io avevo commesso più di 100 omicidi e cose quando ci disse “Ma che cosa ci costa a lei?” Dice “A me non mi costa niente”.
Quindi, signor presidente, siamo di fronte ai pentiti che non ci costano niente. Quando il presidente dice il condono, lei che ci ha visto commettere a Sina, dice io niente e quindi poi mi si viene vengo assorto per cupola, vengo assorto per i gli omicidi, venga sotto per associazioni. Signor presidente, questo ci voleva dire che io nel macch terre venga sotto in assise, venga sotto in cortappello, venga sotto in Cassazione.
Quindi non è che io i processi me lo invento io. E perché quando il presidente ci ha detto “Ma lei che ci costa?” Io avevo fatto 100 omicidi, 150 omicidi, ma mamma santo cielo. Ma quando a lui a lui non ci costava niente. Questo era, signor presidente, voleva dire pure questo per dire che a me i pentite non lo so, però la verità è questo.
Presidente, io non ho niente da dire per dire onorato, lei ha visto Onorato, onorato, l’ha sentito lei, l’abbiamo sentito tutti giochi in corters a Firenze che quale sfacciatagine, con quale coraggio ha detto che si ha fatto aprire la cella. del lavo bunker do io è venuto là dentro. Signor presidente, io mi rimetto a lei, alla corte se è credibile, se è immaginabile, se è pensabile che abbia potuto succedere questo come sono tenuto io.
O può essere che me lo sto inventando io, però signor presidente, ma può essere che me lo sto inventando io che io sono tenuto in questa maniera delle guardie penitenziarie e dei ispettori che sono e forse io me lo sto inventando che invece è diverso. Io questo ci voglio dire. qual è la mia situazione, come sono stato tenuto io in caccia e quindi qua i pentiti si inventano dalla mattina alla sera cose su Salvatore Rina.
Eh, signor presidente, io di questi fatti non so niente. Lei sa dov’ero e com’ero tenuto perché sono fatti che sono venuti nellisolamento quando io ero senza giornale, senza televisione, senza questo, senza quello. E le ripeto aere che i miei collochi vengono rigessati perché le faccio per citofano, non le faccio e poi indipendentemente che poi presente hai sempre 7-8 guard quando faccio il colloquio.
Non ho mai uno, né mai due, né mai tre, però io non ho mai lamentato, non ho mai detto niente perché ognuno fa il suo servizio, quelle sono gente pagate per fare questo servizio e quindi mi pare che non ho niente da dire, non ho niente da sedire, signor presidente, sono misure che lo Stato prende per i fatti suoi e quindi non ci sono problema, come dire.
Bene, ha terminato, >> signor presidente, io grazie a lei che mi ha dato mi ha permesso di di dire queste due parole. Grazie a lei, alla corte e a tutti. Aspetti, aspetti, però c’è qualche altra domanda su >> questa circostanza del processo maxi signor Rina, ricorda quale venne prima di sentenze, a parte che si accerterà e la difesa fa riserva di produzione della sentenza definitiva emessa nel cosiddetto processo maxiter.
Qual è venuto prima? La sentenza sul maxi 1 o la sentenza sul maxit? >> No, no, su maxo che >> Ecco. E dopo è arrivato la sentenza su Maxit. Credo però però avvocato non potrei per essere pigliato per bugiardo. >> Perfetto. No, no, no. Ma questo questoo lei >> mi premeva ricordo ricordo che >> che rilevasse la corte.
>> Ricordo che è venuto dopo. >> Ecco, poi l’argento >> ricordo che è venuto dopo il marchio perché l’abbiamo fatto dopo. >> Esatto. L’argomento poi sarà trattato nella dovuta sede. Grazie. >> Sì, sì. Io ricordo io io ricordo dopo, avvocato. >> Va bene. Domande di Ma il suo ricordo, infatti credo sia esatto. >> Domande di altri difensori. Sì.
>> Avvocato Pepi ha qualche altra domanda? Le aveva chiesto l’esame per completare qualche domanda della Corte. Ecco le una domanda riassuntiva che si riallaccia a qualcuna che le ha che le che le è stata già fatta. Lei dall’inizio dell’istruttoria di questo processo è stato costantemente presente, quindi ha visto passare davanti passare davanti alla Corte tutti coloro che sono stati finora esaminati grosso modo.
Ecco, di queste persone ne ha conosciuta qualcuna? Ma signor presidente, io di queste persone che sono venute gioco non conosce nessuno, conosco solo mio cognato che era Bagarella Leoluca che era invotato in questo processo. In partenza eramo tutte assieme, poi io sono stato sciacciato. Vabbè, bagar ma di quelli che hanno reso dichiarazioni davanti a noi non ha visto non ne non ne conosce nessuno.
No, no, in parte non le ho visto tutte, signor presidente, non so se Ruccero parte con con per i nomi, ecco, per quel che è emerso dai nomi, dalle circostanze, ecco, non è in grado di dire che conosceste nessuno. >> No, no, solo no, non conosco nessuno se che che io ricordo. No, signor presidente, >> ecco, si riallaccia anche a questo la successiva domanda.
Lei è stato arrestato a gennaio, è stata eseguita, sono stati eseguiti i provvedimenti coercitivi a suo carico nel gennaio del 1993, nel periodo che secondo >> gennaio, >> prego. Nel gennaio 1993, nel periodo che secondo >> 15 gennaio 93, >> il 15 gennaio, esatto. nel periodo che immediatamente precede questa data e che secondo la l’accusa avrebbe assumerebbe una una certa rilevanza nella per quanto riguarda la la tesi che sostiene appunto l’accusa.
Ecco >> e quindi nel nell’anno 1992 in particolare secondo semestre ecco, ci può dire lei cosa faceva, dov’era? Cioè lei c’è abbiamo una risposta negativa sua per quanto riguarda la latitanza a Mazara del Vallo. Ci può dire dov’era, cosa faceva? >> Signor presidente, >> prego. >> Signor presidente, io non sono stato io non sono stato a Mazzara e da questo sicuro perché come ci diceva c’è mio fratello sposato là che forse Senacore non lo sa, ma c’è tutto Mazara che sa che mio fratello abita lì e gli è sposato lì, quindi non credo che
Senacore non lo sa. Mh beh, io vi ero da tante d’altre parti e quindi era estate e quindi non mi trovavo manco nella zona di Palermo, quindi mi sono sempre abbadato alla famiglia, ai figliuoli e ho fatto sempre una vita riterata, signor presidente, quindi non non ho mai interessato di queste cose. >> Quindi non è niente altro da aggiungere su questo aspetto.
Mh, >> no, no, signor presidente, io non nessuno >> come ci diceva e la preghere e la pregherei sempre a lei, alla corte se si può fare anche un sopralluogo a Palermo in quella stanzetta dell’Aula Bungher e e vedere qual erano le mie condizioni tenute, perché non vorrei che io dico una cosa e invece i fatti sono altre diversi.
Cioè io dico che sono stato sempre guardato a vista 24 ore su 24 ore sempre guardato, scortato, non ho mai fatto un passo solo, non mi sono mai incontrato con detenuto e può darsi che oggi sto dicendo anche delle bugie. Io desiderei che si andasse a fondo e si vedesse se questo che sto dicendo oggi io è verità oppure no.
Cioè se io ho avuto contatti con detenuti oppure no. Signor presidente, io la pregherei e prego sempre a tutta la corte di approfondire questa mia carcazione che ho fatto fino a due mesi fa, perché da due mesi fino a qua non è che ha cambiato, perché non ha cambiato niente, però posso dirgli che mi si è messo alla socializzazione con questo detenuto, vado a passeggio con questo detenuto e quindi non sono schio solo, ma sono con un altro da due mesi a venire A questa parte io ho fatto 6 anni e 7 mesi isolato come un cane o peggio di un
cane. Questo posso dirci. >> Va bene. A verbale, >> però sempre accetto e sempre >> a verbale c’è questa sua richiesta, poi si vedrà, vedranno anche i difensori se riterranno di riprendere diritto. >> Io io a me mi tiene scusat mi tiene scusato se ho insistito più di una volta con lei e con la corte.
Mi tiene scusato, signor presidente, però capisco che queste cose dipendono di lei e della Corte. Vorrei che cesse a fondo questo fatto di onorato veramente mi pesa a signor presidente e è una mascalzonata, è una bugiarderia dei dei pentiti, è falso. Però, ma magari fare venire il direttore, fare venire un ispettore che era detto e perché la data, signor presidente, era quando stavamo facendo il processo Lima da sicuramente dalle 87 88 e passione d’ 89 che poi l’abbiamo fatto qua in teleconferenza che io per parecchie tempo non sono venuto nelle
teleconferenze e quindi quindi se lei vuole le la data a parte questa credo che dal 70 dall’87 >> dal aspettate dal 97 98 e frazione perché queste sarebbe sono queste udienze fatte lì a Palermo con questo che dice che si faceva aprire la cella con questo signore. La pregherei di non lo so se può si può citare il direttore ispettore, io non lo so.
Mi paressi giusto approfondirla questa cosa. >> Va bene, prendiamo atto di questa richiesta è a verbale e poi vedremo se i difensori riterranno di >> La ringrazio, signor presidente, >> insistere anch’essi in esse. Abbiamo terminato? No, eh no, presidente, brevissimamente, anche stante l’ora abbastanza tarda, avevo annunciato, come all’inizio dell’udienza, >> no, dicevo per l’esame di Ah, sì, sì, sì.
>> Quindi, va bene. Quindi per l’esame l’esame di Rina Salvatore è terminato, si può anche accomodare come come preferisce. >> La ringrazio, signor presidente. Buonasera a lei e alla corte. >> Prego. Buonasera.
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