Un ordigno esplosivo era stato piazzato vicino all’abitazione estiva del magistrato antimafia. Gli attentatori forse sono arrivati dal mare. >> Nel 1989 a Falcone capitò di rischiare la pelle perché qualcuno aveva messo delle bombe e delle bombe molto potenti e su una spiaggia palermitana dove lui era, diciamo, in vacanza, stava facendo il bagno.
Quella strage fu una strage mancata. Ebbene, molti, non pochi, dissero in Italia che le bombe Falcone se le era messe da solo per farsi pubblicità, per avere la scorta, per fare carriere. dopo la Daura ho visto che dormiva per terra, c’avevo un matarassino per terra e dormiva lì per stare scomodo e non lasciarsi andare a un sonno profondo.
E poi per la prima volta vidi che aveva una pistola. Io non sapevo dove avesse una pistola. Avevo mandato a casa Francesca, la moglie, eh, contro la sua volontà. Si era impuntato fino al litigare, le disse: “Io non ti posso tenere qui accanto a me in un momento così così così pericoloso.” >> È stato il momento più tremendo, eh, soprattutto perché ha proprio percepito ormai la sua la sua condanna.
Scusi, dottor Falcone, io le volevo chiedere una cosa. Lei dice nel suo libro che in Sicilia si muore perché si è soli, giacché lei fortunatamente è ancora fra noi. Chi la protegge? Questo significa che per essere credibile bisogna essere ammazzato in questo paese. >> No, io non dicevo questo. >> Questo è il paese felice in cui se ti si pone ti si pone una bomba sotto casa e la bomba per fortuna non esplode, la colpa è tua che non l’ha fatta esplodere.
>> No, per carità, questo non deve direi che è così. >> Non non lo deve dire. Questo è molto amaro. Eh, forse è la cosa più amara che ha detto è stato scritto è stato detto. >> Esistono dei mandanti per l’attentato alla Daura o è un evento prettamente mafioso? Come visto nei precedenti video, Falcone era già stato più volte al centro del mirino di Cosa Nostra, filo conduttore di tali tentativi, la presenza di Nino Madonia, non solo come esecutore materiale, ma come responsabile dell’evento a cui Riina appalta o suappalta. l’esecuzione.
Certo, Madonia, come visto, necessita del permesso di Riina per ottenere da Biondino l’esplosivo, ma sembra quasi un passaggio naturale, quasi che la premura di uccidere Falcone sia più di Madonia che di Riina. Quasi che Ukurtu sia entrato in una fase della sua storia in cui, pur rimanendo il capo assoluto, abbia difficoltà a dire no ad alcuni membri di Cosa Nostra, quasi che li tema che ne senta il peso, cosa che certo non era avvenuta con altri.

Come Vincenzo Puccio. >> Senta, ci può descrivere per quanto è a sua conoscenza come appartenente a Cosa Nostra, qual era la posizione effettiva, diciamo, di Madonia Antonino all’interno di Cosa Nostra? Come ho detto poco fa, ufficialmente era il padre Francesco, il capo capo mandamento, ma di fatto era lui, partecipava lui alle riunioni, decideva lui e faceva tutto lui.
>> Quindi, diciamo, di fatto dirigeva il mandamento di Resultana. Esattamente, esattamente. >> Era geloso di questo territorio, cioè nel nel mandamento di Resultana era possibile agire senza che Nino Madonia lo sapesse. >> No, completamente. Era di una gelosia unica e accettava la la collaborazione di altri quando non ne poteva fare a meno, ma quando era possibile faceva tutto da solo o con i suoi uomini più fidati del mandamento.
>> Ecco. E allora le faccio questa domanda. Faceva anche omicidi riservati, cosiddetti omicidi riservati il Nino Madonia. Sì, Rina di questo lamentava di qualche cosa, come ho potuto scoprire, è stata facendo e più di non solo di omicidi, ma anche di contatti personali che si teneva per sé e quindi Rina eh diciamo che lo amava e lo odiava.
Mh, cioè lo stimava, ma dal punto di vista mafioso, chiaramente, però eh lo come suol dire, si sentiva preso in giro. >> Senta, eh che che cosa quali i malumori di Rina nei confronti di Madonia in che cosa consistevano? >> Cioè quali erano le cose? di Rina >> qualche contatto a livello istituzionale nel senso per aggiustare processo qualche altra cosa? Le risulta che avesse notizie dal da campi istituzionali, diciamo così, avesse relazioni per esempio con la polizia? Guardi, lui una volta mi stupì perché Antonio Madonia al mio pari e a mio pari e eh
conosceva tutte le abitudini del Rina, dove andava e dove non andava. Quando lui, nel periodo che lui abitava a San Giuseppe Iato, il Madonia ha fatto di tutto per scoprire dove abitava e un giorno si presentò lui con un fiorino con a bordo due motorini per il regalo ai figli e Rina questa visita non lo gradì nella maniera più categorica.
ha saputo come lui eh eh diciamo eh era venuto a conoscenza di questo eh sito do vi abitava e Rina non stava tanto tranquillo. >> Quindi questa risposta significa che lui aveva notizie eh da ambiente istituzionale >> non l’ha detto chiaro. non l’ha detto chiaro, però è uno che diffida di una una soggetta del genere che prima conosceva tutte tutti alla par di mio c quando andava abitava a Molara quando andava abitava in corso dei 1000 invece quando lui abitava ha cominciato ad abitare a San Giuseppe Beato non doveva
saperlo nessuno e in particolar modo lui. E quando fu ero presente a questa vicessitudine lui c’è rimasto malissimo. Ci’è rimasto malissimo. non voleva che si sapesse e non era più tranquillo come era fino a qualche minuto prima di quando ricevo aveva ricevuto questa visita. >> M dottore, io in questo momento ripeto delle delle ricatto.
Alla Daura le le faccio la domanda specifica. >> Sì, sì. Ok. L’attentato al dottor Giovanni Falcone. Sì. Su quegli stessi scogli con Falcone dovevano esserci due magistrati svizzeri venuti in Sicilia per delle rogatorie internazionali sul narcotraffico, Carla del Ponte e Claudio Leman.
L’avevo detto loro in la sera precedente che ci saremmo recati a mare nell’intervarlo pranzo, la mattina al pomeriggio, se nonché poi per motivi imprevisti dovuti soprattutto al protrarsi delle del nostro lavoro nella mattinata, non fu più possibile andare. >> Chi poteva sapere che Falcone aveva invitato i due colleghi per una nuotata poi annullata? E lui intendo Rina Salvatore.
Non sapeva che a Mantonino Madonia aveva organizzato la l’esecuzione, non la volontà di uccidere il dottor Giovanni Falcone, l’esecuzione eh del dottor Giovanni Falcone e si era in diciamo adirata abbastanza. Di questo fatto Biondino si lamentò alla mia presenza e Rina in quel momento diceva “Vabbè, lascialo stare, non ti preoccupare, come si dire con ironia dire prima o poi questo conto lo chiudiamo.
” >> Si ricorda in quale occasione ci fu questa, diciamo, sfuriata di eh di Biondino contro Nino Madonin? Sì, fu Sì, fu purtroppo mentre che stavamo salendo dal piano terra verso sopra per festeggiare festeggiare purtroppo, mi dispiace lo chiedo scusa, ma il termine è questo per la buona riuscita dell’attentato di Capaci che Biondino si lamentava perché se lui avesse chiesto eh la collaborazione di tutti e non essere stato presuntuoso, eh avremmo cioè l’attentato sarebbe eh sarebbe compiuto nell’89 non c’era bisogno di aspettare
altro tempo. >> Lui chi? Sempre le faccio la stessa domanda del presidente >> e quindi lui Antonino Madonia avesse chieso la collaborazione a Biondino Salvatore e con l’autorizzazione di Rina Salvatore c’è d’accordo tutti l’attentato al dottor Giovanni Falconi si sarebbe compiuto nell’89 e non nel 92. Un paio di giorni dopo l’attentato venni a trovare Giovanni.
Lui stava ancora qui in questa villa, mi mi fece sedere qui, lui si sedette accanto a me, c’era anche Francesca, la moglie. parlammo a lungo, lui mi disse che sul sull’attentato non poteva non poteva fare ipotesi, però una cosa era sicura, secondo lui e questa era la sua preoccupazione principale, che si era creata la cosiddetta saldatura fra due interessi, interesse del potere criminale e l’interesse del potere politico.
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E la sua preoccupazione era grande perché diceva: “Io dal dai mafiosi posso pure difendermi, mi viene difficile difendermi da chi per compito istituzionale, per esempio, dovrebbe badare alla mia alla mia incolumità”. Disse anche: “Vedrai è soltanto una operazione rimandata”. >> La frase “Devo conoscere i miei nemici politici per difendermi dalla mafia”.
Che cosa voleva dire? voleva dire ci sono degli esponenti politici che colludono con la mafia. Più chiaro di così credo non potesse essere. >> C’è la frase tremenda che mi disse in quell’occasione che mi è rimasta impressa per sempre nella mia mente quando mi disse “Non lo capisci Maria, io ormai sono un cadavere ambulante”.
19 giorni dopo l’attentato, il magistrato sfuggito alla morte non è stato ancora interrogato dal titolare delle indagini e rilascia un’intervista al giornalista Saverio Lodato, in cui parla di menti raffinatissime. Qui uno stralcio. Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia.
Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa Nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi? Ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi. Sto assistendo all’identico meccanismo che portò all’eliminazione del generale dalla chiesa.
La ricorda l’operazione di sterminio denominata Carlo Alberto? Il coppione è quello. Basta avere gli occhi aperti. Rispondere in maniera chiara comprometterebbe indagini assai delicate. Lo ripeto, si tratta anche di riciclaggio. La mafia per ora sta pensando forse un giorno Falcone si arrenderà, dichiarerà Forfet. Forse sarà sua moglie a mandarla a quel paese, stufa di una vita impossibile.
La mafia, è questo che voglio dire, non lascia mai nulla di intentato. Nei successivi verbali, Falcone, affermo che sia stata la mafia per tutta una serie di considerazioni che comunque si riassumono nel fatto che ove l’attentato avesse avuto una matrice diversa, in un modo o nell’altro l’organizzazione mafiosa mi avrebbe fatto sapere di essere estranea.
I due concetti, menti raffinatissime e attentato mafioso, sembrano in contrasto. In realtà Falcone sembra aver ben presente che la convergenza di interessi è nella storia mafiosa frequente, anzi frequentissima, sia con i politici che con uomini dello Stato. Ma come dalla Chiesa anche Falcone non parla né della politica in generale né degli apparati dello Stato in generale, parla di singoli individui e lo dimostrerà accettando gli incarichi futuri.
più classico del dei canovacci delle sceneggiature palermitane e venne fuori il pettegolezzo che Falcone si era, come dire fatto da solo questo attentato perché perché essendo in corsa per la poltrona di procuratore aggiunto di Palermo, con questo espediente dicevano questi percolezzi e si garantiva una marcia in più per arrivare a questa a questo obiettivo.
Poi c’era un’altra corrente di pensiero, diciamo la definirei più moderata, che diceva attentato, un atto intimidatorio per farlo spaventare, ma non lo volevano ammazzare. Falcone ritende che doveva reagire a tutto questo e rilasciò un’intervista pochi giorni dopo, fine giugno sarà stato, in cui parlò di menti raffinatissime e di centri occulti di potere capaci di orientare anche le scelte di Cosa Nostra e definì questo lo scenario dentro il quale era maturato il tentativo, per fortuna quella volta suo tentativo di ucciderlo. a dire subito
dopo la scoperta dell’ordigno alla Daura che quel tentativo sventato era certamente opera frutto di menti finissime. A chi alludeva? Ah, guardi, io sono abituato a parlare sulla base di prove concrete e fatti precisi. Tutte quelle che sono valutazioni personali, tutte quelle che sono ipotesi di lavoro, fino a quando non riesco a esplicitarle, preferisco tenermele per me.
Qui nel tempo si sono avvicendate diverse ipotesi sui possibili mandanti della Daura. Qui riportiamo le più rilevanti per poi tentare in fondo di dare quantomeno un indirizzo. Un anno prima dell’attentato alla Daura, precisamente il 14 ottobre 1988, all’aeroporto di Lugano Agno, viene arrestato dalla polizia elvetica Oliviero Tognoli, 37 anni imprenditore bresciano.
è ricercato con mandato di cattura internazionale per la Pizza Connection. Durante il processo Pizza Connection Tognoli era stato definito l’uomo di contatto tra la mafia ed operatori finanziari del Canton Ticino. A metterlo in contatto con la mafia itoloamericana erano state le parentele della moglie Maria Matassa e proprio per incontrare la moglie a Venezia Tognoli era giunto in Svizzera.
Subito Falcone fa sapere che ne chiederà l’estradizione. In realtà Tognoli si è fatto arrestare e la polizia svizzera ha accettato di coprire il fatto che Tognoli si sia costituito fingendo un arresto per i giornali. Tognoli teme per la sua vita e la Svizzera è un posto più sicuro di altri, meglio il carcere che la morte.
Ma costituirsi significa probabilmente condannare a morte i parenti liberi, mentre con un arresto il pericolo cade. Pino Arlacchi dirà nel 1993 che lo stesso Falcone gli disse che laura era legata a un tentativo di intimidazione della mafia verso di lui e i giudici svizzeri. A Carla del Ponte l’ospite di Falcone allaura, Tognoli, rivelerà, senza però metterlo a verbale, di essere stato avvisato del mandato di cattura da Bruno Contrada.
È così che Falcone viene ad avere contezza del nome di Bruno Contrada come possibile uomo avvicinato da Cosa Nostra. Anzi no, perché Falcone sembra già sospettare di contrada. Questa versione dei fatti verrà confermata dalla stessa Carla del Ponte al processo contrada. nel giugno 94 e poi in televisione nel 2020. >> È assolutamente eh vero e confermo che intanto Oliviero Tognoli decide e decide lui di farsi arrestare a Lugano.
Cioè lui sapeva che era ricercato eh in Italia, sapeva o sapeva probabilmente anche dell’ordine d’arresto eh in Svizzera. Comunque lui decide per la Svizzera, però non vuol farlo sapere che si è costituito e quindi si parla solo di arresto perché in fondo io ero d’accordo perché l’arresto è un arresto, se si costituisce o no, ma lui non collaborava per niente.
Ehm la sua motivazione era stata ah perché così a Lugano non c’è mafia in Italia. Quindi la mia domanda è stata quella da chi l’ha avvertita che lei aveva un ordine d’arresto in Italia. E lì Tognoli mi dice “Sì, è vero, cioè non poteva negare che non fosse stato avvertito” e mi e mi dice è Bruno è Bruno Contrada è un funzionario di polizia dei servizi segreti, servizio di informazioni. Per me non era nessuno.
Quindi prendo l’informazione, ma naturalmente la passo subito a Giovanni Falcone col quale eravamo naturalmente in contatto perché io stavo bloccando a Lugano tutti quei conti bancari di riciclaggio di denaro di droga. Ehm, quando io lo e poi non glielo dico al telefono, quindi la prima volta che ci vediamo Lugano gli dico, “Guarda che la mia sorpresa è stata che che Giovanni Falcone non era sorpreso che questo tale Bruno Contrada avesse avvertito del dell’ordine d’arresto e naturalmente voleva però che lo mettesse a verbale.”
E lì Tognoli, quando poi ehm ci siamo incontrati tutti, ha sempre rifiutato di mettere a verbale. È stata forse l’unica volta che io ho visto Giovanni Falcone arrabbiarsi. >> Ah, >> Giovanni Falcone non s’arrabbiava mai quando interrogava, mai, mai. Lui poneva le sue domande, ascoltava eccetera. Invece con Tognoli mi quello perché è stata l’unica volta che io ho visto eh Giovanni Falcone arrabbiarsi.
in epoca successiva ai fatti ne abbiamo ne abbiamo, diciamo, parlato così sommariamente quando c’è stato il mi pare il particolare si parlava che il dottore Contrada era era stato indicato come una delle persone che dovevano fare eh o o quantomeno c’entrava il dottore il il dottore Contrada. Difatti noi, almeno da parte mia, sapevo che il dottore Contrada non non c’entrava niente, quindi, anzi si si rideva del del fatto e sicuramente era qualcosa che che andava bene per noi, quindi a cosa nostra, perché diciamo che le indagini
erano completamente sviate da tutt’altra parte. Esiste poi una pista nera. Tutto parte dalle indagini svolte da Falcone sul delitto Mattarella. Falcone aveva chiesto e ottenuto la collaborazione del noofascista con Cutelli e attraverso le sue confidenze aveva riempito pagine e pagine di quaderni.
Concutelli si era trasferito da giovane con la famiglia in Sicilia, militando prima nel fronte nazionale di Borghese, quindi nel Fuan e in ultimo in ordine nuovo. Falcone era certamente convinto di aver trovato una pista coerente sul legame omicidio Mattarella Nar. Lo aveva detto in commissione, >> il problema di maggiore complessità per quanto riguarda l’omicidio Mattarella deriva dall’esistenza di indizi a carico di esponenti della destra eversiva.
Quindi un’indagine estremamente complessa perché si tratta di capire se e in quale misura la pista nera sia alternativa rispetto a quella mafiosa oppure si compenetri con quella mafiosa, il che potrebbe significare altre saldature e soprattutto la necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro paese anche da tempi assai lontani.
Su quella pista era stato messo dalle dichiarazioni di Cristiano Fioravanti, il quale aveva asserito che il fratello aveva ucciso un politico siciliano per ottenere in cambio, la liberazione, si legga fuga dello stesso Concutelli dal carcere. Per questi particolari vi rimando agli specifici video sull’omicidio Mantarella.
Concutelli non era solo il capo dell’ala militare di Ordine Nuovo. Falcone aveva scoperto l’affiliazione di Concutelli alla loggia Camea, di cui faceva parte anche Angelo Sino, e frequentata anche da Roberto Calvi. E per questo vi rimando invece al video sulla vita di Stefano Bontade e sul suo rapporto con la massoneria. Grazie ai nuovi elementi investigativi, Falcone era riuscito a far imprimere all’inchiesta Mattarella.

Fino a quel momento rimasta ferma una nuova spinta. Come è accaduto per Massimo Carminati, il quotidiano Repubblica riporta come il 28 marzo e il 18 maggio 89 il pentito di destra volo sarebbe stato ascoltato dal giudice istruttore Giovanni Falcone nell’ambito delle indagini sui delitti Pieranti Mattarella, Michele Reina e Pio La Torre.
Nelle sue dichiarazioni l’ex terza posizione avrebbe confermato che ad uccidere il presidente della regione sarebbero stati dei killer neofascisti. A scortare volo al Palazzo di Giustizia di Palermo sarebbe stato l’allora commissario Elio Antinoro e tra i membri della scorta vi sarebbe stato anche l’agente Nino Agostino.
Gli inquirenti avevano in programma di emettere nuovi mandati di cattura nei confronti di alcuni esponenti della galassia neofascista. Sempre a Pino Arlacchi Falcone dirà che il caso Mattarella è un morobis e proprio Totori, molti anni dopo intercettato in carcere tornerà sulla figura di Concutelli, massone vicino a Bontate.
1987, San Vitolo, Capo, tra Castellammare del Golfo e Trapani c’è un paesino Castelluzzo con un piccolo aeroporto ed una pista d’atterraggio. Lo gestisce un aureroclub che si chiama Penguin con sede amministrativa a Trapani. Il Penguin ha un solo aereo ultraleggero di fabbricazione francese e viene usato dai servizi segreti francesi per operazioni di intelligence verso l’Africa.
In realtà l’aeroporto è sotto il controllo del neonato centro Scorpione, uno dei cinque centri addestramento CAS, centro d’addestramento speciale di Gladio, ultimo dei centri della Gladio ad essere costituito in Italia. Nessun rapporto con il sismi ufficiale. Primo comandante è il colonnello dell’esercito Paolo Fornaro, secondo il quale tra i compiti di Gladio a Trapani, oltre a controllare le mosse della Libia in territorio italiano, vi è anche quello di collaborare con l’alto commissariato antimafia guidato da Domenico Sica. Non
risulta però che il Centro Scorpione abbia mai prodotto un rapporto in tal senso. Ed anche il successore di Fornaro Vincenzo Licausi nega l’utilizzo di Gladio per la lotta alla mafia. È possibile anche un collegamento dell’attentato allaura al centro Scorpione. Il filone parte dal caso di Mauro Rostagno, in particolare da due documenti, la cui esistenza è stata riportata dal quotidiano Il Giornale in un articolo a firma di Gianluca Zanella.
Documenti la cui autenticità deve essere ancora confermata, prodotti dal Centro Scorpione e classificati come riservatissimo e già introdotti nel processo per la morte del giornalista. Il primo documento è datato 18 giugno 89, il secondo 24 giugno 89. Nel primo, a distruzione immediata, si autorizzava l’inizio di un’esercitazione denominata Domusurea, la quale doveva svolgersi nella località di Torre del Rotolo, un luogo vicino all Daura e vicino alla villa di Giovanni Falcone.
L’attentato all’aura ci sarà appena tre giorni dopo. Il secondo documento invece si colloca tre giorni dopo il fallito tentato e indica nella stessa area il recupero del materiale utilizzato nell’esercitazione The Marge Prince. Nello specifico si parla di tutte da sub e relativo materiale esplodente, eventualmente in avanzo da esercitazione.
Sul quotidiano viene specificato che tra il primo e il secondo documento il nome dell’esercitazione cambia. Prima Edomusa poi The Marge Prince. Sul fallito attentato alla Daura, Giovanni Falcone parlò nel 1989 di menti raffinatissime e indicò Domenico Sica. Lo ha detto la giornalista francese Marcel Padovani il 21 maggio 2020 durante Capaci, non dimenticare, una conversazione in streaming organizzata dall’associazione Strada degli Scrittori rispondendo a una domanda di Felice Cavallaro, la corrispondente della
novella Observator, autrice del libro Cose di Cosa Nostra, scritto con Falcone, ha raccontato: “Non avevamo i telefonini all’epoca, quindi passarono due o tre giorni dal fatto e ricevetti una chiamata da Falcone che mi disse: “Tu sai benissimo che la prima persona che ti chiama è responsabile del guaio che ti è successo”.
Indovina chi mi ha chiamato per primo? Io risposi facendo un nome, Andreotti e lui no, Domenico Sica, cioè l’alto commissario antimafia di quella stagione carica di veleni. Si tratta di una cosa vera rispetto alla quale non ho alcun supporto, ma la dico per mostrare come la sua mente su questa vicenda andasse in tutte le direzioni perché non ha mai pensato che si trattasse di un attentato mafioso.
Abbiamo dunque visto insieme le maggiori tesi proposte sull’attentato alla Daura, ma ha poi un senso metterle in contrasto l’una con le altre. Quando gli interessi convergono, l’accadimento può essere il portato di un’onda lunga di eventi che si intersecano e degli interessi di soggetti coinvolti che vogliono autotutelarsi.
Il riclaggio è l’elemento che lega i magistrati svizzeri all’attentato e i Gambino pare avessero premuto molto su Rina per l’eliminazione di Falcone, ma la fretta nell’organizzare l’attentato sembra legata a interessi contingenti e l’attentato, non va dimenticato, si interseca con l’attività del corvo. L’attività di Gladio in quei luoghi non sembra rilevante.
Non servono certo degli specialisti per lasciare una borsa. Di certo invece i dubbi di Falcone e Susica testimoniati dalla giornalista Padovani fanno capire quali fossero i timori di Falcone verso alcuni personaggi degli apparati a lui vicini. La quantità e la tipologia dell’esplosivo erano certamente adeguati all’operazione e di certo la volontà di Riina di eliminare Falcone era ferrea, tanto da farne esplodere la rabbia dopo il fallimento.
Ma si può dire altrettanto del Madonia e del Galattolo? Se questi ultimi hanno sbagliato, si tratta di uno degli errori più clamorosi nella storia degli attentati di Cosa Nostra, se hanno sbagliato. Ovviamente dei casi Piazza ed Agostino parleremo più avanti. เฮ
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