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Non li sentirai arrivare” — Perché il COMSUBIN è il peggior incubo della marina russa

 Questi dispositivi rudimentali, lenti e vulnerabili, nelle mani di operatori italiani addestrati divennero armi strategiche devastanti. Il 19 dicembre 1941 sei uomini italiani penetrarono nel porto di Alessandria d’Egitto, il cuore della flotta britannica, nel Mediterraneo. Tre siluri umani scivolarono sotto le reti antisommergibili, evitarono le pattuglie, superarono i sonar primitivi dell’epoca.

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 Alle 6:00 del mattino le cariche esplosive detonarono simultaneamente sotto le chiglie delle corazzate HMS Queen Elizabeth e HMS Valiant più la petroliera Sagona. Due delle più potenti navi da battaglia britanniche furono messe fuori combattimento per mesi. Sei uomini avevano inflitto un danno che richiedeva normalmente uno scontro navale con decine di navi e migliaia di marinai.

 Winston Churchill definì quell’attacco un’impresa di audacia e abilità senza pari. Dopo la guerra, mentre gli alleati smantellarono quasi tutto l’apparato militare italiano, fecero un’eccezione. Il Comsubin fu ricostituito nel 1952 con una missione precisa: difendere le coste italiane e le rotte marittime del Mediterraneo da infiltrazioni sovietiche.

 La guerra fredda trasformò il Mediterraneo in un campo di battaglia subacqueo silenzioso. Sottomarini sovietici pattugliavano costantemente le acque italiane, spiando le basi NATO, tracciando le rotte dei convogli, preparando sabotatori per missioni dietro le linee. Il Comsubin divenne la risposta italiana a questa minaccia invisibile, ma invece di combattere fuoco con fuoco, gli italiani perfezionarono qualcosa di molto più letale, la dottrina dell’attacco asimmetrico subacqueo.

Non servivano sottomarini nucleari da un miliardo di dollari. Servivano uomini capaci di nuotare per ore in acque gelide, di respirare in silenzio totale a profondità dove la pressione schiaccia i polmoni, di piazzare cariche esplosive con precisione millimetrica, mentre le correnti marine cercano di trascinarli via.

 La loro base operativa principale è la Spezia in Liguria, un complesso discreto affacciato sul golfo dei poeti. Ci sono insegne vistose, non ci sono cartelli che annunciano forze speciali, solo un cancello anonimo e chilometri di gallerie sotterranee scavate nella roccia durante la seconda guerra mondiale, dove oggi si addestrano gli operatori più letali del Mediterraneo.

La loro base operativa principale è la Spezia in Liguria, un complesso discreto affacciato sul golfo dei poeti. Non ci sono insegne vistose, non ci sono cartelli che annunciano la presenza di forze speciali, solo un cancello anonimo e chilometri di gallerie sotterranee scavate nella roccia durante la seconda guerra mondiale, dove oggi si addestrano gli operatori più letali del Mediterraneo.

L’addestramento per entrare nel Consubin dura 2 anni, non du mesi come per i paracadutisti. 6 mesi come per i reparti speciali dell’esercito. 2 anni di selezione continua dove ogni settimana qualcuno abbandona perché il corpo o la mente cedono. Il tasso di abbandono supera l’80%. Solo uno su cinque candidati arriva alla fine.

 La prima fase è il corso di abilitazione subacquea. Suona innocuo, non lo è. I candidati vengono immersi in piscine con le mani legate dietro la schiena e devono risalire usando solo la forza delle gambe. Privati dell’erogatore dell’ossigeno a 10 m di profondità devono controllare il panico mentre i polmoni bruciano. Disorientati con tecniche che simulano la perdita totale di riferimenti spaziali in mare notturno.

 Questa fase elimina chiunque abbia anche solo una minima traccia di claustrofobia o panico in immersione, perché durante una missione reale non c’è spazio per il panico. Se un operatore perde il controllo a 20 m di profondità sotto lo scafo di una nave nemica, non può riemergere rapidamente. La decompressione rapida lo ucciderebbe. Deve restare calma, risolvere il problema, completare la missione.

La seconda fase è l’addestramento al combattimento subacqueo. I candidati imparano a ingaggiare bersagli nemici sott’acqua utilizzando coltelli, fucili subacquei, tecniche di strangolamento modificate per l’ambiente marino. imparano a distinguere tra un subcivile e un operatore nemico basandosi solo sulla postura e sul movimento.

 Imparano a neutralizzare sentinelle sommerse senza fare rumore, senza bolle d’aria, senza lasciare tracce. Poi arriva la fase di navigazione notturna. Gli operatori Comsubin devono essere capaci di nuotare per chilometri in mare aperto di notte senza GPS, usando solo bussola e cronometro. Devono calcolare le correnti, compensare la deriva, emergere esattamente nel punto prestabilito con margini di errore inferiori ai 50 m dopo aver nuotato per 5 km.

Se sbagli il punto di emersione durante una missione reale, ti ritrovi davanti alle mitragliatrici della nave sbagliata. L’ultima fase, quella che separa il Comubin da qualsiasi altra unità di forze speciali al mondo è l’addestramento all’utilizzo dei mezzi subacquei di assalto. Qui entra in gioco la tecnologia segreta che rende il Com Subincia esistenziale per qualsiasi marina militare.

 Il mezzo principale è il siluro San Bartolomeo, l’erede dei maiali della Seconda Guerra Mondiale. Un sottomarino biposto in miniatura, lungo 4 m, largo 80 cm, capace di immergersi fino a 30 m e navigare per 25 km. A differenza dei vecchi maiali è elettrico, silenzioso, costruito con materiali compositi che assorbono le onde sonar.

 Quando un San Bartolomeo è in movimento, non esiste sonar al mondo capace di rilevarlo, non emette rumore, non genera turbolenze distinguibili, non ha parti metalliche sufficienti per rilevatori magnetici. È un fantasma pilotato da due operatori con rebre a circuito chiuso che riciclano l’anidride carbonica senza produrre bolle. I rebreeder del comsin sono perfezionati in decenni di operazioni.

 Permettono 8 ore consecutive sott’acqua senza produrre bolle. Un operatore può posizionarsi sotto lo scafo di una nave nemica, restare immobile per ore, piazzare la carica e allontanarsi senza che nessuno sospetti la sua presenza. Ma il San Bartolomeo è solo una parte dell’arsenale. Il ComSubin utilizza anche i DDS Dry Deck Shelter, moduli pressurizzati install sottomarini convenzionali italiani.

 Questi moduli permettono agli operatori di uscire dal sottomarino mentre è completamente sommerso senza allagare l’interno. Un sottomarino italiano può avvicinarsi a una base navale nemica. restare sommerso a profondità operativa e far uscire un team di otto operatori com subin attraverso il DDS con tutto il loro equipaggiamento. Questa capacità trasforma qualsiasi sottomarino convenzionale in una piattaforma di lancio per operazioni speciali.

Nessun rumore di emersione, nessuna sagoma visibile sulla superficie, nessuna traccia radar. In una esercitazione nel 2015 un sottomarino italiano penetrò inosservato nel porto di Norfolk, Virginia, la più grande base navale americana. Otto operatori comsubin piazzarono simulatori di cariche su tre cacciator pediniere e una fregata.

 fotografarono le chiglie e rientrarono. I sonar americani non rilevarono mai il sottomarino italiano. La US Navy ordinò un’inchiesta. Come era possibile infiltrare la base più protetta d’America? La risposta il ComSubin non combatte come gli americani, non arriva con droni o missili, arriva dal basso in silenzio quando nessuno guarda.

 Confrontiamo il Com Subin con le altre unità d’elite. I russi sono durissimi, addestrati in condizioni estreme, ma sono legati a una dottrina sovietica che privilegia la forza bruta. usano ancora sommergibili tascabili nucleari che emettono radiazioni rilevabili e rumori di pompaggio. Sono veloci ma individuabili. La filosofia russa costruiamo qualcosa di grande, veloce e potente.

 La filosofia italiana. Costruiamo qualcosa di invisibile, lento e letale. Un operatore Comsubin su un San Bartolomeo impiega 4 ore per una distanza che un sommergibile russo copre in 40 minuti, ma l’italiano arriva senza essere visto e nelle operazioni speciali l’invisibilità vale più della velocità. I Navy Seal sono tra le forze speciali più capaci al mondo, ma la loro specializzazione è diversa.

 Operano su terra, mare, aria, forze di reazione rapida per attacchi diretti, blitz, salvataggio ostaggi questa versatilità è una debolezza in ambiente puramente subacqueo. Il Consubin è specializzato in una sola cosa, attacchi subacquei ad alta profondità contro infrastrutture navali. non fanno altro da 70 anni e la fanno meglio di chiunque altro.

 Un operatore Comsubin porta cariche esplosive modulate per obiettivi specifici, non esplosivi standard. Cariche plasmate direzionali che concentrano l’esplosione in un cono stretto perforando lo scafo senza esplosione visibile dalla superficie. Questo è fondamentale. Se fai esplodere una nave in porto con carica convenzionale, provochi esplosione enorme, fuoco, fumo, tutti vedono.

 Ma se usi una carica plasmata correttamente posizionata, apri un buco di 40 cm sotto la linea di galleggiamento. La nave imbarca acqua lentamente. L’equipaggio pensa a un guasto strutturale, non a un attacco. Nel tempo necessario per capire cosa sta succedendo, la nave si inclina, i sistemi di pompaggio vanno in sovraccarico e la nave affonda.

 Una nave affondata da carica plasmata sembra un incidente. Non vuoi che il nemico sappia che sei stato tu. Vuoi che pensi di aver avuto sfortuna, così abbasserà la guardia per la prossima volta. Il Comsubin utilizza mine subacque magnetiche intelligenti, piccoli dispositivi delle dimensioni di un disco da hockey che si attaccano allo scafo con magneti potenti.

 Possono restare lì per settimane, mesi se necessario, in attesa di un segnale. programmabili per esplodere a una profondità specifica o quando la nave raggiunge una certa velocità o quando ricevono un codice radio crittografato. Immaginate questo scenario. Un gruppo di operatori piazza 10 mine su navi russe in un porto siriano.

 Non le attivano, semplicemente le piazzano e se ne vanno. Le navi russe salpano ignare, navigano per giorni. Poi, nel momento cruciale di una crisi internazionale, quando la tensione sale e quelle navi devono proiettare potenza, un segnale radiocriptato parte da una base italiana. Simultaneamente 10 navi russe iniziano ad affondare in 10 punti diversi del Mediterraneo. Il caos è totale.

 Questo non è fantascienza, questa è la dottrina del comsubin. Colpire prima, in silenzio, quando il nemico non può reagire. La vera arma segreta del Comsubin non è tecnologica, è umana. Gli operatori sono addestrati a sopportare stress psicologico che spezzerebbe uomini normali. Simulazioni di cattura e interrogatorio, privazione del sonno per giorni, rumori assordanti, temperature estreme, isolamento sensoriale totale.

Se vieni catturato dietro le linee nemiche, nessuno verrà a salvarti. Il governo negherà la tua esistenza. Devi resistere all’interrogatorio abbastanza a lungo da permettere ai compagni di completare la missione. Ci sono storie mai confermate di operatori catturati negli anni 80 che resistettero per settimane.

Nessuno di loro parlò mai. Questa cultura del silenzio assoluto rende il comsubin veramente pericoloso. Non puoi infiltrare un’unità di cui non sai nulla. Non puoi spiare operatori che non parlano delle missioni passate. Non puoi anticipare tattiche classificate da decenni. Ora spostiamoci sul piano strategico.

 Perché la Russia teme il comsubin? La risposta è semplice. Geografia. Il Mediterraneo è un mare chiuso, poco profondo rispetto agli oceani, concorrenti prevedibili e fondali mappati in dettaglio. È l’ambiente perfetto per operazioni subacque a lungo raggio. La flotta russa nel Mediterraneo dipende dalla base di Tartus in Siria, l’unico porto in acque calde che i russi controllano fuori dal Mar Nero.

 Senza Tartus la Russia non può proiettare potenza navale nel Mediterraneo orientale e Tartus è un bersaglio perfetto. Il porto non è profondo. Le navi russe ormeggiate sono vulnerabili, le difese antisommergibile sono obsolete. Tecnologia sovietica, anni 70. I sonar russi cercano sottomarini grandi e rumorosi, non piccoli mezzi elettrici silenziosi.

 I russi lo sanno. Hanno installato reti antisommergibile, aumentato pattuglie, posizionato sonar sul fondale, ma tutto è inutile contro operatori che sanno aggirare le reti, muoversi sotto le pattuglie, mascherare la firma acustica. C’è un motivo per cui ogni volta che una nave italiana della Marina Militare naviga nelle vicinanze della Siria, i russi mettono Tartus in stato di allerta massima.

 Sanno che sotto quelle navi potrebbero esserci operatori comsubin pronti a colpire. Un altro elemento strategico è il canale di Sicilia, uno dei punti di passaggio più stretti del Mediterraneo, largo appena 145 km tra Sicilia e Tunisia. Ogni nave che vuole attraversare il Mediterraneo da est a ovest deve passare di lì.

Il Consubin ha basi operative a Catania e Augusta, esattamente affacciate su quel canale. In caso di conflitto, il Consubin potrebbe minare quel canale in 48 ore, bloccando completamente il passaggio di navi militari nemiche. Non servirebbero navi da guerra, non servirebbero bombardieri, solo operatori subacquei che piazzano mine intelligenti sui fondali, mine impossibili da rilevare con dragamine convenzionali perché non hanno parti metalliche.

 Blocchi il canale di Sicilia e la flotta russa del Mediterraneo orientale resta intrappolata. Non può tornare verso il Mar Nero senza fare il giro dell’Africa. Un viaggio di settimane che la espone a caccia torpediniere nato in mare aperto. Scenario realistico. Notte di novembre, mare mosso, acqua a 14°. Un sottomarino italiano naviga sommerso a 50 m, 20 miglia al largo della Siria.

Alle 3:00 di notte il DDS si apre. Otto operatori COMSIN escono con San Bartolomeo carichi di cariche plasmate. Obiettivo: Fregata Russa Admiral Grigorovic ormeggiata a Tartus. Nuotano per 3 ore. Acque gelide, correnti forti, visibilità zero. Solo bussole e cronometri. Emergono a 200 m dal porto. Aspettano il cambio turno delle sentinelle.

 Alle 6:00 del mattino si immergono, scivolano sotto le reti antisommercibile. I sonar non rilevano nulla, si posizionano sotto la chiglia, 20 m di profondità, quattro cariche plasmate piazzate, sala macchine, deposito munizioni, timone, elica. Timer programmato per 48 ore. Gli operatori risalgono lentamente, rispettando la decompressione.

 Rientrano nel sottomarino che scompare. 48 ore dopo esplosioni simultanee squarciano la Grigorovicć. La nave affonda, la Russia ha perso uno dei suoi asset più importanti e nessuno sa chi è stato. Ma c’è un altro aspetto che rende il ComSubin unico, la cooperazione con le forze speciali di altri paesi della NATO.

 Il Comsubin addestra regolarmente operatori di Francia, Spagna, Grecia, Turchia. Condivide tattiche, non tecnologia. Insegna la filosofia dell’attacco subacqueo asimmetrico e in cambio apprende tecniche di altre tradizioni militari. Con i francesi il ComSubin ha sviluppato protocolli congiunti per operazioni nei mari profondi. Con i greci ha perfezionato tattiche di infiltrazione portuale in acque estremamente basse.

Con i turchi ha studiato tecniche di sabotaggio di infrastrutture sottomarine come pipeline e cavi dati. Perché questo è importante? Perché in un conflitto reale il COMSubin non opererebbe solo. Coordinato con unità francesi, greche, spagnole, l’Italia potrebbe chiudere simultaneamente ogni porto strategico nel Mediterraneo in una notte.

 Taranto, Tartus, Alessandria, Portsaid, Tripoli, tutto bloccato. Ogni nave nemica intrappolata. La Russia ha una flotta più grande, gli Stati Uniti hanno più porta aerei, ma nessuno controlla il Mediterraneo come l’Italia, perché l’Italia ha gli uomini che sanno colpire dove nessuno guarda. Parliamo ora della tecnologia futura.

 Il ComSubin sta sviluppando nuovi sistemi che faranno sembrare il San Bartolomeo tecnologia antica. Droni subacquei autonomi capaci di pattugliare i fondali per settimane cercando navi nemiche, identificarle tramite intelligenza artificiale, piazzare cariche senza intervento umano, esoscheletri subacquei, tutte pressurizzate che permettono agli operatori di scendere a profondità di 100 m senza subire gli effetti della pressione.

 A quelle profondità nessun sonar convenzionale può seguirti. Sistemi di propulsione a ioni, motori elettrici senza parti mobili per silenzio assoluto, comparabile al movimento di una medusa nell’acqua e Cyber Warfare subacqueo, dispositivi capaci di acherare i sistemi di controllo delle navi attraverso connessioni wireless subacque.

 Un operatore si avvicina, piazza un dispositivo che si connette alla rete elettrica della nave. Ore dopo la nave vira improvvisamente, accelera al massimo, si schianta. Sembra un errore umano. Nessuno sospetta un attacco. Questa è la guerra del futuro. Non esplosioni, non battaglie, solo silenzio, infiltrazione, sabotaggio invisibile.

 Riassumiamo, il Comsubin non è la forza speciale più famosa, non è la più numerosa, non ha il budget più grande, ma è la più letale in ambiente subacqueo. 70 anni di esperienza operativa ininterrotta. Tecnologia sviluppata specificamente per un unico scopo, uomini addestrati oltre ogni limite umano normale. Quando una nave russa attraversa il Mediterraneo, gli ufficiali controllano i sonar.

 Quando una fregata americana si avvicina alle coste italiane durante un’esercitazione, attivano tutti i sensori, non perché temono un attacco convenzionale, ma perché sanno che laggiù, nelle profondità oscure, potrebbero esserci uomini in mimetica subacquea. Uomini che respirano senza fare bolle, che nuotano senza fare rumore, che piazzano ordigni senza lasciare tracce.

 Non li sentirai arrivare, non li vedrai, non saprai che sono stati lì fino a quando la tua nave inizierà ad affondare e anche allora non saprai chi è stato. Questo è il Comsubi, il fantasma del Mediterraneo. La ragione per cui l’Italia, una nazione senza portaerei nucleari, senza marines in stile americano, senza basi militari globali, resta una potenza navale temuta, perché ha capito una verità fondamentale della guerra moderna.

 Non vince chi urla più forte, vince chi colpisce in silenzio. Cosa ne pensate di questa dottrina operativa? Credete che l’approccio italiano all’attacco subacqueo sia superiore alla filosofia americana basata sulla forza bruta e sulla tecnologia aerea? Pensate che in un conflitto mediterraneo unità come il Comsubin sarebbero decisive rispetto a sottomarini nucleari o portaerei? Sapevate che l’Italia custodisce ancora segreti operativi della Seconda Guerra Mondiale mai rivelati? Scriveteci la vostra opinione nei commenti. Vogliamo sapere cosa pensate

di queste tattiche silenziose ma devastanti. Se questo approfondimento sulla vera potenza subacquea italiana vi è piaciuto, lasciate un mi piace, iscrivetevi al canale per non perdere le prossime analisi su tecnologie militari che il grande pubblico ignora. Continuiamo a indagare dove la strategia incontra la tecnica.

 dove il silenzio diventa arma. Restate vigili, restate informati. Alla prossima volta.

Disclaimer : This content may be created by AI for entertainment purposes. Any resemblance to real persons, events, or places is coincidental.