Tre morti, tre suicidi o incidenti, tre silenzi. È una famiglia intera che viene cancellata dalla storia nel giro di 30 anni. Questa è la storia degli Hauser, uno osciatore austriaco, la sua compagna legata alla mafia americana e il figlio che portava i segreti di entrambi. Quello che state per ascoltare non è un racconto di invenzione, è una storia costruita su documenti reali, atti militari declassificati ottenuti tramite il Freedom of Information Act americano, telegrammi del Dipartimento di Stato USA, risposte ufficiali del
Sismi alla Commissione parlamentare sul caso Moro, articoli di cronaca austriaci dell’epoca e persino la risposta del Comune di Greve di Chianti al ricercatore. che ci ha fornito la documentazione. Carta su carta, timbro su timbro, eppure alla fine le domande restano aperte e forse è proprio questo il punto.
Alcune storie non vengono chiuse per negligenza, vengono lasciate aperte di proposito. Per capire la storia degli Hauser bisogna partire da lei, da Virginia Hill, perché senza Virginia Hill niente di quello che accadrà dopo avrebbe senso. Virginia Hill nasce nel 1916 in Alabama, in una famiglia povera del profondo sud americano, bella, pregiudicata, con un istinto per la sopravvivenza affinato fin dall’infanzia.
Negli anni 30 si trasferisce a Chicago e lì comincia la sua ascesa nel mondo del crimine organizzato, non come criminale di strada, ma come qualcosa di molto più prezioso e molto più pericoloso, una corriere fidata della Chicago Outfit, il ramo miduestiano di Cosa Nostra Americana. Virginia trasporta denaro, porta messaggi tra boss che non possono incontrarsi, gestisce conti bancari in Europa che ufficialmente non esistono.
Qualcuno con un volto normale, un passaporto pulito e abbastanza cervello per non fare domande. Ma Virginia Hill fa anche altro. Diventa la compagna ufficiale di Benjamin Bugsy Seagle, uno fra i boss mafiosi più famosi e più pericolosi degli anni 40. È Seigel che sogna Las Vegas che costruisce il Flamingo Hotel nel deserto del Nevada che vuole trasformare una città fantasma in una capitale del gioco d’azzardo e per finanziare tutto questo usa i soldi della mafia con Virginia come anello di congiunzione tra le casse dei boss e i
cantieri nel deserto. Nel 1947 Sigel viene assassinato nella villa di Beverly Hills che condivide con Virginia. sei colpi di fucile attraverso la finestra del salotto. Lei per caso non è in casa quella sera, sopravvive, ma da quel momento in poi Virginia Hill sa di essere diventata una testimone scomoda, sa troppo e la mafia non dimentica chi sa troppo.
Nel 1951 Virginia Hill viene convocata davanti alla commissione speciale sul crimine organizzato interstatale, la commissione senatoriale sul crimine organizzato presieduta dal senatore Kefauer. Le sue testimonianze trasmesse in televisione davanti a milioni di americani la rendono famosa in tutto il mondo. Ironica, sfrontata, sprezzante, ma sa benissimo che quella notorietà è una lama a doppio taglio.
Più è pubblica, meno conviene alla mafia eliminarla. Dall’altra parte del mondo, nelle Alpi austriache, un ragazzo di Salisburgo sta costruendo la sua carriera sulle piste da sci. Il suo nome è Hanshauser. Non è solo bravo, è tra i migliori sciatori d’Austria negli anni 30. Hanshauser sfiora le Olimpiadi di Berlino nel 1936, ma viene escluso per un cavillo tecnico.
È classificato come professionista perché lavora come istruttore di SH. Un’ingiustizia sportiva. Ma Hans non si ferma, continua a gareggiare, continua a insegnare, si afferma come uno dei maestri di shi più rispettati d’Europa. Dopo la guerra, come molti atleti, Hans emigra negli Stati Uniti. Arriva a San Valley, Haidao, uno dei resort sciistici più esclusivi d’America, frequentato da stelle del cinema e uomini d’affari.
È il 1950. Hans dirige la scuola di Sheel Resort. Virginia è ospite, si incontrano. Nello stesso anno, nasce il loro figlio Peter Jacksonhauser, nato il 20 novembre 1950 a Brighton, Massachusetts, figlio di un osciatore austriaco e della corriera della mafia americana, un bambino che porta con sé, senza saperlo, il peso di due mondi che non avrebbero mai dovuto incontrarsi.
Hans e Virginia si sposano, ma il matrimonio non regge. La coppia si trasferisce in Europa, a Salisburgo. Cercano di costruire una vita normale, non ci riescono. Virginia è una donna impossibile da contenere. I suoi segreti, i suoi legami con il crimine organizzato, la sua notorietà la rendono un ospite scomodo ovunque. A metà degli anni 50 la coppia si separa.
Virginia continua a muoversi tra l’Austria e l’Italia, sempre più sola, sempre più a corto di denaro. I conti svizzeri vengono congelati, i vecchi amici mafiosi si allontanano. Suo figlio Peter, quindicenne lavora come apprendista cameriere per mantenerla. L’immagine della donna glamour che aveva sfidato il senato americano, si è ridotta a una stanza in affitto in una via laterale di Salisburgo.
Il 24 marzo 1966 Virginia Hill viene trovata morta su Leuberg, una collina nei pressi di Coppel, a pochi chilometri da Salisburgo, causa del decesso ufficiale overdose di barbiturici. Verdetto suicidio. Ma ci sono due elementi che fanno riflettere profondamente. Il primo due giorni prima di morire Virginia aveva incontrato a Napoli Joais, uno dei boss più potenti della mafia itoloamericana che viveva in Italia in esilio volontario dopo aver lasciato gli Stati Uniti per evitare la deportazione.
Non era un incontro casuale. Secondo elemento, il mattino del giorno in cui viene trovata morta, Virginia era stata riaccompagnata a casa da due uomini descritti come amici di Adonis. Due uomini di cui non si conosce il nome, due uomini che nessuno ha mai rintracciato. Anni dopo la biografia di Andy Edmonson Buxy Baby rivelerà che Virginia stava cercando di ottenere denaro minacciando di rivelare informazioni riservate sulla mafia idolo americana.
Un ricatto ai boss sbagliati nel momento sbagliato. Virginia Hill viene sepolta nel cimitero di Heigen Salisburgo. La sua morte viene archiviata rapidamente. Troppo rapidamente diranno i parenti, anni dopo. Peter Jacksonhauser cresce nell’ombra di due leggende. Suo padre lo sciatore austriaco, sua madre la rosa della mafia.
orfano di madre a 15 anni, cresciuto tra Salisburgo e la Germania, un ragazzo che non ha mai avuto un posto che sentisse davvero suo. Il 7 settembre 1968 Peter Jacksonhauser si arruola nell’esercito degli Stati Uniti. Ha 17 anni, matricola R 10 894218, luogo di arruolamento Monaco di Baviera, Germania. Già questo dato è interessante, un cittadino americano che si arruola in Germania, non negli Stati Uniti.
I documenti militari rilasciati dal National Personal Record Center di St. Lis nel 2011 tramite richiesta Foia raccontano una carriera militare che dura dal 7 settembre 68 al 3 luglio 78, 10 anni trascorsi tra gli Stati Uniti, il Vietnam e l’Europa. Leggete bene quell’elenco. Il Bronze Star Medal non viene assegnato a un impiegato amministrativo.
Il corso di Special Forces Guerriglia e di Jungle Warface non è frequentato da chi gestisce archivi. L’expert bage con granat bar certifica abilità d’elite nell’uso delle granate, sharp shooter bage, certifica precisione con le armi automatiche. Eppure il grado finale di Peter Hauser dopo 10 anni è quello di soldato semplice.
Un paradosso militare rarissimo. Decorazioni da combattente d’elite. Carriera bloccata al grado più basso. In un esercito normale un soldato con bronze star e addestramento special forces avrebbe avuto promozioni automatiche. Questo non è accaduto, il che suggerisce una sola alternativa credibile. Il suo ruolo ufficiale era una copertura e la sua carriera reale si svolgeva su un piano che non compare nei documenti pubblici.
Un ulteriore dettaglio: nei componenti Foia compare la dicitura Claimed USMC, Helicopter Pilot, Vietnam 1970. Qualcuno, lui stesso o chi lo gestiva, aveva messo in circolazione l’informazione che Peter fosse un pilota di elicotteri dei Marines. Falso, ma un’ulteriore identità, un’ulteriore copertura. 8 anni dopo la morte di Virginia Hill, tocca a Hanshauser.
Nel 1974 Hanshauser viene trovato impiccato nel suo bar sul Giselakai, il lungo fiume di Salisburgo, causa ufficiale suicidio. Ma i parenti sanno e raccontano che poco prima della sua morte Hans aveva ricevuto la visita di tre uomini dall’area equivoca, tra italiani che lo avevano incontrato nel bar.
Dopodiché Hans era rimasto stranamente agitato. Pochi giorni dopo era morto. Cosa aveva fatto Hans per meritarsi quella visita? Secondo le ricostruzioni successive, Hans aveva recuperato alcuni diari e documenti segreti lasciati da Virginia, materiale che conteneva informazioni potenzialmente esplosive sui conti esteri della mafia, sui nomi dei boss, sui movimenti di denaro.
Hans aveva contattato Joe Donis per comunicargli l’esistenza di questi documenti, forse per venderli, forse per ricattare qualcuno, forse solo per avere una leva di protezione. Il manoscritto di Virginia Hill scomparve. Hanshauser morì i tre italiani non furono mai identificati. Il caso fu archiviato come suicidio nel giro di pochi giorni.
Hermannhauser, cugino di Hans, parlò chiaro ai giornalisti 20 anni dopo. In questi ambienti non si può dire nulla, ma sappiamo. Siamo al 16 gennaio 1976. Dal consolato americano di Stoccarda parte un telegramma riservato diretto al Dipartimento di Stato a Washington, all’ambasciata di Bon, ai consolati di Monaco e Salisburgo.
Oggetto Peter Jackson Hauser, arresto. Era dunque detenuto in Germania nel 1975. era in custodia delle autorità tedesche, era stato portato in clinica per cure mediche e ne era fuggito. All’inizio del 76 è un latitante scomparso nel nulla da qualche parte in Europa, mentre il suo nome circola nei telegrammi di FBI, DEA e Dipartimento di Stato.
Due anni dopo ricompare sull’isola d’Elba con una falsa identità tedesca durante il sequestro Moro. Il cerchio si chiude in modo agghiacciante. Buongiorno. Il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro è stato oggetto di un gravissimo attentato. Questa la notizia per la quale questa edizione straordinaria del TG2 a quest’ora in consueta per i nostri elettori.
Secondo un primo flash d’agenzia delle 9:28 Aldo Moro è stato sequestrato. Notizia che sarebbe stata confermata all’agenzia Italia dal ministro dell’Interno. Di fatto è avvenuto nei pressi dell’abitazione dell’onorevole Moro. Il capo della polizia parlato e il ministro dell’interno Cossiga ovviamente sono sul posto.
Si parla di un bilancio sanguinoso di questo attentato. Ripetiamo che il primo flash d’agenzia di parla di sequestro onorevole Aldo Moro poco fa sembra invece che nonorevole Moro sia pure ferito, sia invece ospite della clinica Policlinico Gemelli nella zona dove è anche la sua residenza. Il bilancio sanguinoso di questa vicenda è purtroppo alto.
Sarebbero cinque le vittime tutte della scorta del presidente della Democrazia Cristiana. Sono tre carabinieri e due agenti di pubblica sicurezza. È in corso il riconoscimento delle salme sul luogo dell’agguato. Ecco, e questo può essere una un’altra indicazione. Tutte le linee telefoniche della zona risultano interrotte. Contiamo di darvi, ripeto, altre notizie nel corso della mattinata. È tutto.
Buongiorno. >> Proseguono senza sosta le indagini sull’assassinio delle cinque guardie e del rapimento dell’onorevole Aldo Moro. Dopo il rinvenimento avvenuto ieri dei tre messaggi delle Brigate Rosse della fotografia del presidente della Democrazia Cristiana, il riservo della magistratura, della pubblica sicurezza, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza è totale.
Sono stati consegnati questa mattina alla stampa due fotofit e due kit nei quali sono ritratti in base alle descrizioni dei testimoni tre dei terroristi che hanno compiuto l’imboscata in via Mariofani. In un fotofit e in un identikit, cioè nella fisionomia ritratta, una volta con il sistema fotografico e l’altra col sistema del disegno, viene indicata la stessa persona così descritta: età 23-25 anni circa, viso ovale liscio, corporatura normale, labbra carnose, vagamente rassomigliante all’attore Jean-Paul Belmondau. Nel secondo fotofit
viene ritratto un uomo dall’altezza di 1,75 m circa, corporatura robusta. Età 3035 anni, occhi scuri, capelli biondo rossici, colorito scuro. Nell’identi kit il terzo terrorista viene così descritto: età compresa tra i 37 e i 38 anni, corporatura regolare ma piena, statura media, capelli neri lisci, occhi scuri bocca piccola.
Si sta vagliando ulteriormente la posizione di Franco Moreno fermato la sera di giovedì nel suo appartamento nel quartiere Giannicolense. L’appartamento è a nome della moglie signora D’Amico, impiegato presso una filiale bancare di via delle Botte Oscure. Il Moreno, dopo una giornata di interrogatoria alla questura centrale è stato trasferito nel carcere di Regina Cieli per essere interrogato dal sostituto procuratore della Repubblica in Felisi.
C’è da dire che la sua posizione nell’ambito dell’inchiesta sembra comunque al momento marginale. I sospetti in base ai quali Franco Moreno è stato fermato non riguarderebbero il giorno del tragico agguato, bensì i giorni precedenti. Sembra infatti che la sua autovettura a metà febbraio e in più di una volta sia stata notata in via Savoia a pochi passi dall’ingresso dell’edificio dove si trovano gli uffici della segreteria dell’onorevole Moro.
Mentre i magistrati vagliano ogni minimo particolare emerso dagli interrogatori di testimoni che sono proseguiti anche oggi, nonché dalle varie perizie alle ricerche di qualche indizio. Per tutta la giornata sono proseguite nella zona di Montemario le ispezioni domiciliari e quelle personali ai numerosi posti di blocco.
Gli inquirenti insistono sulla pista in base alla quale il covo dei rapitori o comunque una loro base di appoggio si trovi appunto nel quartiere dove è stata compiuta la strage. Frattanto l’esercito affianca da ieri sera le forze dell’ordine nella colsale caccia all’uomo. La decisione è stata presa dal ministro dell’interno Consiga diintesa con il ministro della Difesa Ruffini dopo aver sentito il procuratore capo della Repubblica De Matteo.
Iniziativa ha consentito di destinare all’indagine un maggior numero dei 24.000 tra carabinieri, agenti di pubblica sicurezza e guardie di finanza che si sono alternate nei turni di servizio. I soldati dell’ottavo commiliter vengono impiegati ai posti di blocco istituiti su tutte le strade di eccesso a Roma.
sono affiancati da ufficiali e sottfficiali dei carabinieri. L’attenzione delle indagini è concentrata da ieri anche sulla interpretazione dei tre messaggi lasciati dalle Brigate Rosse e sulle modalità con le quali sono stati collocati nel sottopassaggio di via Arenola, dove il messaggio era corredato dalla fotografia dell’onorevole Moro nella cabina telefonica di via Teulada dietro una saracinesca di via Parigi.
Secondo gli inquirenti è praticamente impossibile risalire alla macchina da scrivere con la quale sono stati redatti. Domani si potrà sapere se le tracce di sangue rinvenute su una delle due autovetture usate dai rapitori corrispondono o no al gruppo sanguigno dell’onorevole Moro o invece se verrà confermata l’ipotesi che uno dei rapitori è stato ferito dalla gente Rivera che prima di morire ha esploso tre colpi di pistola.
Si continua a cercare entro la cinta urbana di Roma e nell’immediato entroterra il nascondiglio in cui i brigatisti che lo rapirono giovedì mattina tengono prigioniero l’onorevole Aldo Moro. Permane il convincimento che il commando che ha preso il presidente della Democrazia Cristiana ed ha eliminato brutalmente i cinque uomini della sua scorta non sia andato molto lontano.
Non vengono però tralasciate indagini in altre direzioni. Si seguono tutte le tracce, compresa quella vallata da alcune testimonianze della presenza di terroristi stranieri nel commando. Due funzionari della polizia criminale tedesca che si sono occupati delle azioni terroristiche della RAF Rot Armé Fraction, collaborano al Viminale con gli inquirenti italiani.
La Germania ha messo a disposizione l’archivio computizzato fornito di dati sui personaggi del terrorismo tedesco ed europeo. Oltre all’identiit diffuso ieri della ragazza che faceva parte del Commando autore dell’agguato di via Stresa, i carabinieri ne hanno messi aunto oggi altri tre. In una foto fit e in un identy viene ritratta una stessa persona, un giovane tra i 23 ed i 25 anni.
Viso ovale, labbra carnose, corporatura normale. È un tipo che rassomiglia all’attore Jean-Paul Belmondau. L’altro fotofit raffigura un uomo dell’altezza di 1,75 m circa, di età tra i 30 e i 35 anni, corporatura robusta, occhi scuri, capelli biondorossicci. Infine, l’ultimo identi kit riguarda un uomo tra i 37 e i 38 anni. Corporatura robusta, statura media, capelli lisci, occhi scuri, bocca piccola.
Quest’uomo sarebbe stato riconosciuto come l’autista di un’auto di grossa cilindrata targata corpo diplomatico vista transitare mezz’ora prima nella zona del rapimento di Moro. Sul tipo di armi adoperate dai terroristi contro la scorta dell’onorevole Moro, i periti balistici non hanno ancora consegnato le loro conclusioni al sostituto procuratore Infelisi che si occupa delle indagini.
Pare però che siano stati usati due mitre. Infelisi che stamane ha interrogato sei persone delle quali non si conoscono le generalità non ha ancora sentito Giancarlo Moreno, l’impiegato di banca che si trova da giovedì sera nel carcere romano di Regina Cieli, in stato di fermo e che pare disponga però di un alibi validissimo. Nessuna notizia, intanto della 128 blu a bordo della quale sarebbe stato portato via da via Stresa l’onorevole Moro, mentre si indaga su un’altra auto sospetta, una A112 che era stata parcheggiata sempre in via Stresa un’ora
prima dell’agguato. Sulla targa originale dell’A112 era stata sovrapposta un’altra targa falsa di cartone. È il 21 marzo 1978. L’Italia è nel pieno dei 55 giorni più drammatici della sua storia repubblicana. In questo clima, sull’isola d’Elba, i carabinieri fermano un uomo, un americano.
Il suo documento di identità è tedesco, intestato a un certo Reynold Lausen. La vera identità viene accertata rapidamente. Si chiama Peter Jacksonhauser, a 27 anni, è un cittadino americano, un veterano del Vietnam con decorazioni di combattimento ed è in possesso di un opuscolo della Bader Manov. della Bader Menof, il materiale propagandistico della RAF, la Rota Arm Fraxion, il gruppo terroristico tedesco di estrema sinistra che in quel periodo era la principale organizzazione terroristica d’Europa e la più vicina per connessioni dimostrate alle Brigate
Rosse. Si legge dalla risposta ufficiale del Sismi alla commissione parlamentare sul caso Moro. Il servizio a suo tempo venne a conoscenza che in data 21 marzo 78 a Rio d’Elba i carabinieri avevano provveduto all’arresto del cittadino statunitense Peter Jacksonhauser che nella stessa giornata era stato primo condannato a danni uno di reclusione per falsità ideologica e sostituzione di persona.
secondo scarcerato in libertà provvisoria e consegnato al personale di una base militare statunitense nei pressi di Pisa in quanto disertore. Accertamenti svolti anche presso il servizio statunitense non fecero emergere nei confronti del predetto aspetti di interesse. Fermiamoci a questo documento è la risposta ufficiale del sismi, il servizio segreto militare italiano, alla commissione parlamentare che indagava sul caso Moro, un documento dello stato italiano e dice cose straordinarie.
Primo, Peter Hauser viene arrestato il 21 marzo 78, 5 giorni dopo il rapimento di Moro. Secondo, un processo lampo da record assoluto. Terzo, viene immediatamente liberato e consegnato non all’ambasciata, non alla polizia, ma direttamente al personale di una base militare americana nei pressi di Pisa. Da lì scompare.

Il generale del Sismi che risponde alla commissione è Giuseppe Santovito, iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli. La sua risposta è sbrigativa. Gli accertamenti non hanno fatto emergere aspetti di interesse. Come a dire non c’è nulla da vedere qui, passare avanti. Il giornalista Sergio Flamign suo libro La tela del ragno del 1993 aveva già segnalato la notizia dell’arresto di Haus citando un articolo del resto del Carlino del 23 marzo 78 e aveva posto la domanda a cui nessuno aveva voluto rispondere, che ci faceva un soldato
americano pluridecorato con una falsa identità tedesca e materiale della RAF in Italia durante sequestro Moro. Se volete addentrarvi ancora di più nei misteri di queste storie, sappiate che sto predisponendo una serie di mappe interattive con documenti e video extra. Trovate tutto il materiale esclusivo abbonandovi tramite il link che vi lascio in descrizione.
Dopo la base di Pisa, dopo il 1978, Peter Ruser o Peter Hauser scomparve di nuovo dai radar pubblici, ma non è morto. Sta costruendo per l’ennesima volta una nuova vita. Lo scopriamo grazie a un documento straordinario nella sua ordinarietà. La risposta ufficiale del Comune di Greve Chianti in provincia di Firenze ha una richiesta del ricercatore Antonio Guerriero.
Un fax del 17 settembre 2012 con timbro ufficiale e firma del funzionario dell’anagrafe Comune di Greve Chianti, ufficio anagrafe. In risposta alla richiesta del ricercatore Antonio Guerriero, riguardante la permanenza nel comune di Peter Jacksonhauser, l’ufficio anagrafe conferma ufficialmente: la persona sopraetta è stata residente in questo comune dal 6 marzo 82 al 30 dicembre 93, 11 anni dal 1982 al 1993.
Peter Jacksonhauser ha vissuto a grevi di Chianti per 11 anni. nel cuore del Chianti Classico tra vigneti e uliveti a pochi chilometri da Firenze, un posto dove non si sarebbe mai pensato di cercarlo. Stava cercando di sparire o stava semplicemente provando a vivere? Secondo i giornali austriaci, negli ultimi anni di vita, Peter o Peter risedeva con la sua compagna Luise in un’azienda vinicola nei pressi di Firenze, probabilmente ancora nel Chianti o comunque in Toscana.
lavorava per conto di una società, una vita che assomigliava alla normalità per uno che aveva avuto la vita che aveva avuto. Poi, alla fine del 1993 la residenza a greve di Chianti si chiude. Peter parte, la pista si perde di nuovo fino a Tolosa. È l’11 maggio 1995. Peter Jacksonhauser hani è in Francia in viaggio di lavoro per conto di un’azienda.
Sta percorrendo l’autostrada nei pressi di Tolosa. Secondo la versione ufficiale delle autorità francesi, Peter ferma il suo veicolo sull’autostrada, scende dall’auto e viene investito da un veicolo che sopraggiunge, muore sul colpo. I parenti austriaci, quando vengono informati non credono alla versione ufficiale e si capisce perché.
Una settimana dopo, il 27 maggio 1995, la stessa Neoncronen Zeitung torna sull’argomento: “Seo i familiari, Peter fu fermato sull’autostrada da qualcuno prima di venire investito, non si fermò spontaneamente.” Nel cimitero di Heigen a Salisburgo ci sono tre tombe vicine: Virginia Hill, Hanshauser, Peter Jacksonhauser, tre persone della stessa famiglia morte in circostanze che nessuno ha mai chiarito del tutto.
Anna Lise Hauser ha detto ai giornalisti nel 1995: “Peter non è mai stato felice, non ha mai avuto una vera casa. Ora questa linea della famiglia si è estinta, la linea di famiglia Hauser si è estinta, ma le domande no. Al termine di questa piccola indagine facciamo il punto, non per chiudere il caso, non possiamo, ma per distinguere ciò che è documentato da ciò che è ipotesi.
Quello che sappiamo con certezza dei documenti. Peter Jacksonhauser era un soldato dell’esercito americano arruolato in Germania nel 68 con decorazioni da combattente d’elite, Bronze Star, Sharp Shooter Bige, Expert Bige e formazione in Special Forces e Jungle Warfare. era detenuto in Germania nel 75 e fuggì. Era sull’isola d’Elba il 21 marzo 78 con falsa identità tedesca e materiale della RAF.
Durante il sequestro Moro fu consegnata a una base militare americana a Pisa visse a greve inchianti dall’82 al 93. Morì in circostanze non chiarite sull’autostrada di Tolosa l’11 maggio 95. Quello che non sappiamo perché aveva una falsa identità tedesca, per chi lavorasse davvero? cosa stesse facendo in Italia nel 78, cosa sapesse della rete che ruotava intorno al caso Moro, cosa lo portò sull’autostrada di Tolosa? Chi e se qualcuno lo fermò prima che venisse investito? quello che probabilmente non sapremo mai, il contenuto dei diari scomparsi dopo la morte di Hans, il nome
dei tre italiani che visitarono Hans nel 1974, il contenuto completo del fascicolo militare di Peter Hauser, ancora parzialmente coperto da Omissis, è il motivo per cui il Dipartimento di Stato Americano, perché sia stato attenzionato a Porto Ferraio, con quale criterio? Com’è possibile che nessuno gli abbia chiesto del materiale terroristico in suo possesso? Come sia possibile che avendo disertato nel 72 fosse ancora in servizio nel 1978? Dalle indagini, inoltre, era emersa l’esistenza di un altro Peteruser presente nell’aviazione con stessa
matricola. Anche tale Peter Houser risultava aver disertato, tanto che gli inquirenti la ritennero un’omonimia. ritenevano impossibile che un disertore fosse stato arruolato nel 72 in aviazione e avesse a sua volta disertato. Ma il tutto potrebbe invece spiegarsi nel caso di una spia con diverse storie e vicende già pronte all’uso.
I documenti esistono, sono negli archivi, alcuni li abbiamo letti e ci chiedono ancora di non smettere di fare domande.
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