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Peter Hauser e il Caso Moro: La Famiglia con i Segreti di Mafia, CIA e Brigate Rosse

Tre morti, tre suicidi o incidenti, tre silenzi. È una famiglia intera che viene cancellata dalla storia nel giro di 30 anni. Questa è la storia degli Hauser, uno osciatore austriaco, la sua compagna legata alla mafia americana e il figlio che portava i segreti di entrambi. Quello che state per ascoltare non è un racconto di invenzione, è una storia costruita su documenti reali, atti militari declassificati ottenuti tramite il Freedom of Information Act americano, telegrammi del Dipartimento di Stato USA, risposte ufficiali del

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Sismi alla Commissione parlamentare sul caso Moro, articoli di cronaca austriaci dell’epoca e persino la risposta del Comune di Greve di Chianti al ricercatore. che ci ha fornito la documentazione. Carta su carta, timbro su timbro, eppure alla fine le domande restano aperte e forse è proprio questo il punto.

Alcune storie non vengono chiuse per negligenza, vengono lasciate aperte di proposito. Per capire la storia degli Hauser bisogna partire da lei, da Virginia Hill, perché senza Virginia Hill niente di quello che accadrà dopo avrebbe senso. Virginia Hill nasce nel 1916 in Alabama, in una famiglia povera del profondo sud americano, bella, pregiudicata, con un istinto per la sopravvivenza affinato fin dall’infanzia.

Negli anni 30 si trasferisce a Chicago e lì comincia la sua ascesa nel mondo del crimine organizzato, non come criminale di strada, ma come qualcosa di molto più prezioso e molto più pericoloso, una corriere fidata della Chicago Outfit, il ramo miduestiano di Cosa Nostra Americana. Virginia trasporta denaro, porta messaggi tra boss che non possono incontrarsi, gestisce conti bancari in Europa che ufficialmente non esistono.

Qualcuno con un volto normale, un passaporto pulito e abbastanza cervello per non fare domande. Ma Virginia Hill fa anche altro. Diventa la compagna ufficiale di Benjamin Bugsy Seagle, uno fra i boss mafiosi più famosi e più pericolosi degli anni 40. È Seigel che sogna Las Vegas che costruisce il Flamingo Hotel nel deserto del Nevada che vuole trasformare una città fantasma in una capitale del gioco d’azzardo e per finanziare tutto questo usa i soldi della mafia con Virginia come anello di congiunzione tra le casse dei boss e i

cantieri nel deserto. Nel 1947 Sigel viene assassinato nella villa di Beverly Hills che condivide con Virginia. sei colpi di fucile attraverso la finestra del salotto. Lei per caso non è in casa quella sera, sopravvive, ma da quel momento in poi Virginia Hill sa di essere diventata una testimone scomoda, sa troppo e la mafia non dimentica chi sa troppo.

Nel 1951 Virginia Hill viene convocata davanti alla commissione speciale sul crimine organizzato interstatale, la commissione senatoriale sul crimine organizzato presieduta dal senatore Kefauer. Le sue testimonianze trasmesse in televisione davanti a milioni di americani la rendono famosa in tutto il mondo. Ironica, sfrontata, sprezzante, ma sa benissimo che quella notorietà è una lama a doppio taglio.

Più è pubblica, meno conviene alla mafia eliminarla. Dall’altra parte del mondo, nelle Alpi austriache, un ragazzo di Salisburgo sta costruendo la sua carriera sulle piste da sci. Il suo nome è Hanshauser. Non è solo bravo, è tra i migliori sciatori d’Austria negli anni 30. Hanshauser sfiora le Olimpiadi di Berlino nel 1936, ma viene escluso per un cavillo tecnico.

È classificato come professionista perché lavora come istruttore di SH. Un’ingiustizia sportiva. Ma Hans non si ferma, continua a gareggiare, continua a insegnare, si afferma come uno dei maestri di shi più rispettati d’Europa. Dopo la guerra, come molti atleti, Hans emigra negli Stati Uniti. Arriva a San Valley, Haidao, uno dei resort sciistici più esclusivi d’America, frequentato da stelle del cinema e uomini d’affari.

È il 1950. Hans dirige la scuola di Sheel Resort. Virginia è ospite, si incontrano. Nello stesso anno, nasce il loro figlio Peter Jacksonhauser, nato il 20 novembre 1950 a Brighton, Massachusetts, figlio di un osciatore austriaco e della corriera della mafia americana, un bambino che porta con sé, senza saperlo, il peso di due mondi che non avrebbero mai dovuto incontrarsi.

Hans e Virginia si sposano, ma il matrimonio non regge. La coppia si trasferisce in Europa, a Salisburgo. Cercano di costruire una vita normale, non ci riescono. Virginia è una donna impossibile da contenere. I suoi segreti, i suoi legami con il crimine organizzato, la sua notorietà la rendono un ospite scomodo ovunque. A metà degli anni 50 la coppia si separa.

Virginia continua a muoversi tra l’Austria e l’Italia, sempre più sola, sempre più a corto di denaro. I conti svizzeri vengono congelati, i vecchi amici mafiosi si allontanano. Suo figlio Peter, quindicenne lavora come apprendista cameriere per mantenerla. L’immagine della donna glamour che aveva sfidato il senato americano, si è ridotta a una stanza in affitto in una via laterale di Salisburgo.

Il 24 marzo 1966 Virginia Hill viene trovata morta su Leuberg, una collina nei pressi di Coppel, a pochi chilometri da Salisburgo, causa del decesso ufficiale overdose di barbiturici. Verdetto suicidio. Ma ci sono due elementi che fanno riflettere profondamente. Il primo due giorni prima di morire Virginia aveva incontrato a Napoli Joais, uno dei boss più potenti della mafia itoloamericana che viveva in Italia in esilio volontario dopo aver lasciato gli Stati Uniti per evitare la deportazione.

Non era un incontro casuale. Secondo elemento, il mattino del giorno in cui viene trovata morta, Virginia era stata riaccompagnata a casa da due uomini descritti come amici di Adonis. Due uomini di cui non si conosce il nome, due uomini che nessuno ha mai rintracciato. Anni dopo la biografia di Andy Edmonson Buxy Baby rivelerà che Virginia stava cercando di ottenere denaro minacciando di rivelare informazioni riservate sulla mafia idolo americana.

Un ricatto ai boss sbagliati nel momento sbagliato. Virginia Hill viene sepolta nel cimitero di Heigen Salisburgo. La sua morte viene archiviata rapidamente. Troppo rapidamente diranno i parenti, anni dopo. Peter Jacksonhauser cresce nell’ombra di due leggende. Suo padre lo sciatore austriaco, sua madre la rosa della mafia.

orfano di madre a 15 anni, cresciuto tra Salisburgo e la Germania, un ragazzo che non ha mai avuto un posto che sentisse davvero suo. Il 7 settembre 1968 Peter Jacksonhauser si arruola nell’esercito degli Stati Uniti. Ha 17 anni, matricola R 10 894218, luogo di arruolamento Monaco di Baviera, Germania. Già questo dato è interessante, un cittadino americano che si arruola in Germania, non negli Stati Uniti.

I documenti militari rilasciati dal National Personal Record Center di St. Lis nel 2011 tramite richiesta Foia raccontano una carriera militare che dura dal 7 settembre 68 al 3 luglio 78, 10 anni trascorsi tra gli Stati Uniti, il Vietnam e l’Europa. Leggete bene quell’elenco. Il Bronze Star Medal non viene assegnato a un impiegato amministrativo.

Il corso di Special Forces Guerriglia e di Jungle Warface non è frequentato da chi gestisce archivi. L’expert bage con granat bar certifica abilità d’elite nell’uso delle granate, sharp shooter bage, certifica precisione con le armi automatiche. Eppure il grado finale di Peter Hauser dopo 10 anni è quello di soldato semplice.

Un paradosso militare rarissimo. Decorazioni da combattente d’elite. Carriera bloccata al grado più basso. In un esercito normale un soldato con bronze star e addestramento special forces avrebbe avuto promozioni automatiche. Questo non è accaduto, il che suggerisce una sola alternativa credibile. Il suo ruolo ufficiale era una copertura e la sua carriera reale si svolgeva su un piano che non compare nei documenti pubblici.

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