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Perché l’Italia ha Vinto la Guerra Navale Europea battendo la Francia: Il Segreto delle FREMM Greche

Settembre 2021. Nei Palazzi del potere di  Atene e Parigi lo champagne è già in fresco. Il   presidente francese Macron e il primo ministro  greco Mitotakis firmano un accordo storico e   non è un semplice contratto, è un patto di difesa  strategico. Al centro di tutto ci sono tre fregate   ultra moderne, le FDI, anche conosciute come  Bellarra, con un’opzione che per una quarta.

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Un gioiello tecnologico da quasi 3 miliardi di  euro per Naval Group. La Francia ha appena messo a   segno un colpo da maestro, assicurandosi il ruolo  di partner privilegiato per la modernizzazione   della marina ellenica e consolidando la sua  influenza nel Mediterraneo. Sembra una formalità,   un accordo blindato. Tutti, ma proprio tutti,  pensano che l’Italia quindi sia fuori dai giochi.

La realtà stava per superare di gran lunga le  apparenze. Quella che sembrava la cronaca di una   vittoria francese annunciata era in realtà solo il  primo atto di un thriller geopolitico industriale   molto ma molto più complesso. E questa non è solo  la storia di come la Francia ha venduto delle   navi, questa è la storia di come l’Italia con una  mossa da scacchista ha ribaltato completamente   il tavolo.

Non una sconfitta francese, ma  una vittoria strategica italiana ancora più   impressionante, perché si è concretizzata quando  la partita sembrava già finita. Questa è la storia   di come l’Italia, contro ogni pronostico, sta  giocando la sua personalissima guerra navale   per il futuro industriale del Mediterraneo. E per  capire la portata di quello che sta succedendo,   facciamo un passo indietro. Il Mediterraneo  orientale è una polveriera.

Da anni la trensione   tra Grecia e Turchia è alle stelle per confini  marittimi, giacimenti di gas e una corsa agli   armamenti che non accenna a fermarsi. In questo  clima la Marina ellenica rispettata, ma con navi   che sentono il peso degli anni, lancia un allarme.  Servono navi nuove, moderne e subito. Qui entra in   scena la Francia che vede un’opportunità  d’oro, non solo per vendere le sue navi,   ma per proiettare la propria potenza. L’offerta  è quasi impossibile da rifiutare.

Le fregate FDI   classe Belarra, navi di nuova generazione, con  le loro 4500 tonnellate sono un concentrazione di   potenza di fuoco e tecnologia unico. Il loro fiore  all’occhiello è il radaresa Siafire di Tales, un   sistema a quattro facce fisse capace di tracciare  centinaia di bersagli dai missili personici agli   scemi di drone.

Per una marina che deve guardarsi  dalla minaccia aerea e immilistica è una capacità   fondamentale. Ma la Francia, beh, non vende solo  l’Atdware, vende un’alleanza. L’accordo del 2021   include una clausola di mutua difesa, una sorta  di articolo 5 in miniatura tra Parigi e Atene.   Se uno dei due paesi viene attaccato, l’altro  interviene. Un messaggio potente ad Ankara è   una garanzia per la Grecia.

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In questo quadro,  beh, l’offerta italiana basata sulle fregate   frame sembrava destinata a rimanere sulla carta.  La scelta politica di Atene sembrava aver chiuso   ogni porta. Il mondo della difesa prende nota. La  Francia ha vinto. Fine della storia, o forse no.   Mentre a Parigi si festeggiava, a Roma e Trieste,  nel quartier generale di Fincantieri, qualcuno   stava leggendo la situazione in modo diverso.

Invece di una sconfitta vedeva un’opportunità   e questa opportunità aveva un nome: tempo. Le  tregate Bellarra sono magnifiche, ma per un paese   che ha fretta hanno un problema, devono ancora  essere costruite. La prima nave per la Grecia,   la HN Kimon, non sarebbe entrata in servizio prima  della metà del decennio. Una tesa forse troppo   lunga per una marina che sente il fiato sul collo.

La Grecia ha bisogno di capacità di combattimento   ora ed è qui che l’Italia gioca il suo asso nella  manica, invece di competere frontalmente finché   Tieri cambia le regole del gioco. Tra il 2023  e il 2024 sul tavolo del Ministero della Difesa   Greco arriva una proposta tanto audace quanto  geniale basata su tre pilastri. Il primo pilastro   è la risposta al problema del tempo. Le navi  subito.

Fin cantieri il governo italiano avanza   in una proposta quasi senza precedenti. Non volete  aspettare? Beh, vediamo delle nostre fregate frame   adesso. E non è una versione exportenziata. Ma no,  vediamo direttamente le stesse navi che operano   con la Marina Militare. Combat proven e pronte  all’uso.

Si parla, secondo diverse fonti, infatti,   delle fregate Carlo Bergamini e Virginio Fasan.  Il secondo pilastro è la strategia industriale che   rende possibile questa mossa, ovvero il modello  vendi e riordina. Com’è possibile che l’Italia   possa cedere due gioielli della sua flotta? La  risposta sta nella maturità della sua industria.   Fincantieri ha già avviato programmi per fregate  di nuova generazione, le frame EVO, dove EVO sta   per Evolution.

La vendita alla Grecia, beh,  permetterebbe di accelerare la modernizzazione   della Marina Militare, finanziando in parte le  nuove navi e garantendo lavoro ai cantieri. È un   circolo virtuoso che dimostra una pianificazione  industriale a lungo termine e una mossa così   audace non è solo strategia militare, ma è pura  genialità finanziaria e industriale. E se volete   capire veramente i numeri e i retroscena economici  dietro a queste partite a scacchi globali, abbiamo   preparato per voi due risorse che non potete  perdervi.

Sul nostro blog trovate un’analisi   dettagliata con dati e documenti esclusivi che non  potevamo inserire nel video. Trovate il link in   descrizione. E per chi vuole invece padroneggiare  la logica degli investimenti e della finanza che   muove il mondo, il nostro secondo canale, questo  lo sai Finanza, e il vostro prossimo passo   obbligato. Non limitatevi a guardare la storia,  ma imparate a leggerne il codice economico.

Ma   tornando a noi, il terzo pilastro è un vero  e proprio ecosistema industriale. La proposta   italiana non si limita alle fregate. secondo  le indiscrezioni e un pacchetto completo la   fornitura di nuove corvette derivate dal progetto  DOA, la modernizzazione delle vecchie fregate   greche classe HDRA e soprattutto investimenti  diretti nei cantieri navali greci come quelli   di LFS per creare lavoro e trasferire Nohow.

L’Italia non sta dicendo “Compra le mie navi”,   ma diventa nostro partner strategico. Questa  offerta, nella sua completezza, è una mossa   da manuale. Non cerca di cancellare l’accordo  francese, ma di affiancarlo con una soluzione   complementare, per molti versi, irresistibile. A  questo punto la Grecia si trova di fronte a una   possibilità affascinante.

Da un lato la promessa  tecnologica francese, la belarra, dall’altro la   potenza matura delle frem italiane. Non si tratta  più di scegliere, ma di capire come integrare il   meglio dei due mondi. Mettiamole a confronto un  attimo. Le dimensioni, beh, contano. Una fregata   frame italiana disloca quasi 7.000 tonnellate a  pieno carico. Una bellarra si ferma a circa 4500.   Questa differenza non è solo un numero, significa  più autonomia, più tenuta al mare, più spazio per   armi e sistemi e soprattutto più potenziali  di crescita futura.

Ma il vero confronto è   sulla capacità. Qui le due navi rappresentano  filosofie diverse, però la Bellar FDI è una   specialista. Il suo cuore, come detto, è il radar  sia fire di Tales. È progettata per la guerra del   futuro e la sua vocazione principale è la difesa  antiaerea. Armata con missili Aster 15 e 30 è un   guardiano formidabile contro attacchi aerei e  missilistici.

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