buscetta arrivò a Palermo in gran segreto e venne letteralmente sigillato all’interno di una struttura che si trova tra l’aula bunker e il carcere del Lucciardone luoghi che finora non erano mai stati mostrati ma adesso io vi faccio vedere il percorso che non si è mai visto in in televisione che il pentito il primo grande pentito della storia della mafia fece quella mattina la mattina del del 3 aprile ecco Buscetta passo da qui veniva da questi locali dove non possiamo entrare perché
si arriva direttamente al carcere del Luciardone attraversò questi corridoi superò questo cancello e passò attraverso questo vecchio metal detector che vedete proprio veramente antichissimo e Il nome dei Salvo era entrato nell’occhio del ciclone nel 1984 quando ne era stato chiesto il soggiorno obbligato abbiamo potuto vedere dai diario Chinnici come fossero loro l’obiettivo prioritario dell’ultimo periodo di indagini del giudice che ne vedeva la rilevanza mafiosa e ne avvertiva ancor più il peso politico visto le pressioni che il suo ufficio subiva per non
incriminarli nino Salvo aveva nell’occasione detto: “Abbiamo dato soldi a tutti i partiti politici dai missini ai comunisti” un ricatto alla luce del sole che gli aveva portato benefici una montagna di indizi aveva quindi partorito il Topolino ma il tutto si era risvegliato dopo l’omicidio dello stesso Chinnici e soprattutto con l’arrivo in Italia di Tommaso Buscetta buscetta che più volte i salvo avevano ospitato e invitato a tornare in Italia per combattere i corleonesi l’impero dei Salvo che crolla proprio nel 1985 con le parole di Buscetta con il patrimonio
sequestrato e l’arresto sia di Nino che di Ignazio dirà anni dopo il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca durante la guerra di mafia c’erano morti tutti i giorni nino Salvo mi incaricò di dire a Totori Ina che Andreotti ci invitava a stare calmi a non fare troppi morti altrimenti sarebbe stato costretto a intervenire con leggi speciali io stesso ho assistito a dialoghi fra Nino Salvo e Riina nel corso dei quali Salvo disse a Rina la stessa cosa eriina rispose di far sapere ad Andreotti che eravamo stati a disposizione sia per i voti che per altre cose e che ci doveva far
lavorare in pace il 19 gennaio del 1986 però Nino Salvo viene stroncato da un tumore in una clinica svizzera quando ormai si trova già incriminato per quello che verrà definito il maxi il maxi processo 4 febbraio 1986 vengono arrestati Giovanni Prestifilippo e suo figlio Giuseppe padre e fratello del feroce killer dei corleonesi Mario contro di loro decisive le accuse di Totuccio Contorno che li indica come uomini rilevanti a Ciaculli e arricchiti col traffico di droga 10 febbraio 1986 Palermo inizia il primo maxi processo a Cosa Nostra alla sbarra 474 imputati

a rappresentare l’accusa al maxi processo vengono nominati due pubblici ministeri Giuseppe Aiala e Domenico Signorino che si sarebbero alternati in aula per quello che riguardava invece la composizione della Corte d’Assise che avrebbe giudicato si pone subito un inatteso problema nessun presidente di Corte d’Assise sembra infatti disposto a presiedere il maxi processo 10 si defilano in qualche modo vi sono 10 rifiuti solo due dei quali giustificati da effettivi gravi problemi di salute alla fine l’incarico viene accettato da Alfonso Giordano un magistrato che
è stato nominato presidente di Corte d’Assise da pochi mesi ed è quindi appena arrivato ha fatto fare presidente ma io glielo posso rispondere subito l’ho fatto perché era mio dovere farlo perché pensi che se non l’avessi fatto io forse questo processo non si sarebbe fatto perché praticamente e non lo voleva fare nessuno perché tutti avevano paura come secondo giudice della Corte detto giudice all’atere viene nominato Pietro Grasso poi vengono nominati con molte difficoltà sei giudici popolari il 10 febbraio 1986 in un’aula bunker colma di
circa 300 imputati 200 avvocati difensori e 600 giornalisti da tutto il mondo si apre il processo tra gli imputati presenti vi sono Luciano Liggio Pippo Calò Bernardo Brusca Salvatore Montalto Leoluca Bagarella Giuseppe Marchese e moltissimi altri tra i contumaci figurano Salvatore Riina Bernardo Provenzano Nitto Santapaola e il super killer Giuseppe Lucchese le accuse ascritte agli imputati includono tra gli altri 120 omicidi traffico di droga rapine estorsioni e ovviamente il delitto di associazione mafiosa in vigore da pochi anni dal momento che i termini di custodia
cautelare per un centinaio di imputati scadranno l’8 novembre 87 è necessario che il processo di primo grado si concluda entro quella data per questo motivo il presidente Giordano nonostante le proteste di alcuni avvocati difensori e giudici popolari dispone che il processo venga celebrato tutti i giorni a eccezione soltanto delle domeniche e di alcuni sabati 20 febbraio viene catturato Michele Greco detto il Papa si narra che quando vi erano stati i controlli precedenti i greco fossero usi a utilizzare mute subacquee e con respiratori per
nascondersi dentro i vasconi dell’acqua per irrigare i campi dei loro terreni ma questa volta le cose sono andate diversamente ma intanto vediamo chi è Michele Greco sopra di tutte queste famiglie 12 aprile dell’84 Corte d’Assise di Caltanissetta al processo per l’assassinio del consigliere istruttore del Tribunale di Palermo Rocco Chinnici successivamente conclusosi con la condanna all’ergastolo di Michele Salvatore Greco quali mandanti della strage di via Pipitone Federico depone il giudice Giovanni Falcone uno dei magistrati palermitani dell’equipe
antimafia che in quei mesi hanno già avviato l’istruttoria del maxi processo falcone viene sentito dal presidente della Corte d’Assise di Caltanissetta Medi io posso dire che nei confronti dei Greco c’è una imputazione di essere capi di una organizzazione mafiosa se forse con un esempio mi posso posso chiarire meglio il concetto direi posso riferire quello che è stato detto da un imputato che ha paragonato questa organizzazione all’organizzazione ecclesiastica dice “Ci sono i cardinali e c’è il Papa” 20 febbraio dell’86 michele Greco 63 anni
il numero uno della mafia soprannominato per la sua sanguinaria autorità criminale il papa della cupola il vertice dei boss di tutte le cosche viene individuato ed arrestato dai carabinieri del secondo gruppo operativo di Palermo in un covo fattorie nelle campagne di caccamo nel palermitano braccato da 4 anni da quando nel luglio dell’82 il consigliere istruttore Chinnici aveva messo nei suoi confronti mandato di cattura per l’uccisione del generale della Chiesa Michele Greco il Papa delle cosche era sempre riuscito a sfuggire a blitz rastrellamenti e gli assedi
effettuati dagli investigatori nei giardini e nei tetri sotterranei di Ciaculli regno e base operativa del super boss le accuse contro Greco vengono ulteriormente confermate dalle rivelazioni di Masino Buscetta che indica in Michele Greco il capo dei capi un capo aggiunge Buscetta messo parzialmente in ombra dagli spietati corleonesi il luogo tenenti di Luciano Liggio Bernardo Provenzano e Totorina i soli super boss oltre a Pino Greco il temuto killer ancora latitanti per Buscetta comunque Michele Greco continua a gestire direttamente i
contatti con il cosiddetto terzo livello l’area della contiguità alle cosche mafiose l’hanno definita i magistrati dell’equipe antimafia come dire gli intrecci mafia politica finanza aspetto fiero ed occhi di ghiaccio michele Greco al Badieri al momento della cattento scocciato ma remissivo del tranquillo possidente scesi dagli elicotteri i carabinieri che con i mitra spianati dopo avere circondato l’intera zona hanno fatto irruzione nella fattoria rifugio del numero uno di Cosa Nostra si sono trovati dinanzi un uomo dall’aspetto impenetrabile
con folti baffi e documenti intestati ad un agricoltore palermitano deceduto anni addietro per essere certi dell’identità del super boss è stato necessario radergli i baffi e confrontare il volto appena invecchiato con le foto delle vecchie schede segnaletiche sicuri che era proprio Michele Greco a essere lì nel casolare no non eravamo sicuri sull’identità sapevamo solo che in zona eh si celava un grosso esponente di Cosa Nostra ecco da quanto tempo si nascondeva in quel casolare ma nel caso nello specifico penso molto poco addirittura anche poche ore perché a
seguito aveva pochissimi effetti personali e quali altri rifugi aveva avuto prima li conoscete adesso la zona lì di di Caccomo si presta molto bene perché eh ci sono moltissime vellette separate l’una dall’altra da cortili e che consentono facili spostamenti e quindi lui senz’altro era in zona da parecchi giorni ci sono stati momenti drammatici durante la cattura ma il momento direi l’unico momento drammatico è stato quello in cui abbiamo dovuto forzare la porta che dava accesso al locale dove sapevamo che c’era il un latitante
quando avete aperto questa porta qual è stata la prima scena la prima immagine e ci siamo trovati un uomo che tra l’altro era stato colpito dalla dalla porta che cadeva quindi ha avuto la porta in faccia ha avuto la porta in faccia un uomo con un maglione blé una coppola eh un aspetto dignitoso molto molto molto tranquillo all’apparenza che ha subito tentato di esibire un documento cercando di chiarire la la sua identità un documento falso ecco i baffi e come avete fatto allora a capire che era proprio lui
sulla bese del fatto che ritenevamo che di fronte a noi ci fossero lati tanti abbiamo fatto dei controlli che poi sono anche quelli di routine se controllare l’autenticità del documento e si è presto accertato che il documento in effetti era intestata a persona morta nell’estate 82 proprio più o meno all’epoca della latitanza del del greco signor Presidente volevo comunicarle che l’imputato Tommaso Buscetta che avevo riniziato a comparire è a disposizione della Corte 3 aprile 1986 uno dei momenti più attesi del
processo è la deposizione di Tommaso Buscetta che inizia proprio in questa data ricordo è il silenzio assordante che c’era in aula nel momento in cui lui è entrato eh e questo indicava il rispetto che continuava ad avere nell’ambito dell’organizzazione e anche la paura delle cose e dei segreti che poteva ancora rivelare e come marito com’è è molto affettuoso molto romantico e molto sentimentale gelosissimo gelosissimo sì siciliano proprio ha paura no no perché io credo in Dio e siamo dal lato giusto
come definirebbe la mafia la mafia che cos’è per lei la mafia guarda me ci sono due mafie quella idealistica che non esiste più che non esiste più il concetto della mafia non è brutto e la maniera come questo concetto è stato impiegato ultimamente è una cosa molto schifosa e signora Cristina lei risposerebbe Tommaso Buuscetta sì come si ipotizzava anche di cose più fantasiose dal carabiniere travestito che può sparare eccetera furono poste sul pretorio quei tre pannelli blindati che ancora conserviamo in aula che furono trasportati dalla Corte d’Appello di
Venezia parlando con lui si capiva subito che è un uomo di di grande carisma questo sì anche di grande intelligenza molto riflessivo e mettivo un po’ di tempo prima di rispondere alle domande perché poi aveva fatto come dirsi che fossero le dom le risposte giuste le domande gli avevono da principio naturalmente c’è stata anche un’emozione che era tanto sua quanto mia anche perché ovviamente stavamo facendo un po’ di storia della del dell’Italia in in quel momento e ci fu un certo lasso di tempo come se ci studiassimo a vicenda io studiavo lui e lui studiava me
la famiglia prende il nome del rione dove si trova questa famiglia nella città di Palermo nella città di Palermo per quanto riguarda la provincia di Palermo la famiglia prende il nome del paese dove questa è al di sopra di queste famiglie esiste una commissione composta da persone che vengono detti da noi o venivano detti da noi perché io non ci sono più commissione capi mandamenti questi capi mandamenti abbracciavano tre famiglie avevano fra di loro tre famiglie scelto uno che andava a rappresentare nella commissione capo della commissione era nel
1980 il signor Greco Michele che cosa la innervosisi c’è una situazione eh di nervosismo dovuta al fatto di avere sempre gli occhi puntati addosso da stamattina sia di qui di davanti che sia di dietro ora uno nella cella può avere bisogno di fare un movimento perché è sofferente e correvo un po’ di libertà un po’ di libertà quella che può essere dentro il cancello ora ste guardie che messe qui davanti guardano continuamente qui dentro uno privo di allungare lo sguardo verso la corte e seguire il discorso che si che si svolge ma io veramente non lo Queste sono misure
ordinarie di sicurezza che ci sono stin siamo chiuse insomma l’ordinaria di sicurezza qual è quello di innervosire il detenuto non farlo ascoltare io non lo so 10 aprile 1986 arriva il confronto diretto tra il collaboratore di giustizia e l’imputato Pippo Calò allora dicano signor presidente io desidero una cortesia della Corte di dire al signor Buscetta che tutto ciò che mi deve dire mi deve che cosa mi deve accusare che dica almeno le cose dove le lui c’ha le prove o almeno i testimoni di queste di queste
circostanze e non faccia come ha fatto fino adesso nel dire me l’ha detto o l’ho saputo lui come io farò adesso in questa in questo confronto che io proverò con documentazione tutto quello che ho da dire e così desideri che lui facesse lo stesso non per sentito dire e non perché me l’hai detto tu neanche questo deve dire deve portare le prove perché lui mi sta accusando di cose molto gravi grave per cui che non è che sono un furtarello mi sta accusando di 100 110 non so imputazione e allora desidero che lui mi dica quali sono quelle cose che lui mi accusa con le prove e che non

faccia come ha fatto fino adesso signor presidente senta non dobbiamo fare un interrogato contesti eh ma scusi signor presidente io lo devo signor presidente scusi io lo debbo dichiarare bugiardo in quest’aula non una volta più di una volta 10 volte andiamo avanti perché poi le dirò altre cose al signor Calò eh sente Buscetta a me ancora un continuo sentire senti non mi chiamare neanche Buscetta e dici un nome qualsiasi e allora perché tu hai calpestato a chi hai calpestato a chi hai accarezzato io conoscevo la donna prima
moglie e debbo dire la verità si presenta una donna sono infatti mia moglie quando l’ha cercato che sono scomparsi i miei figli lui non si è fatto trovare mia moglie la madre dei due di Antonio l’ha cercata per tutta Palermo chiedendomi a me al telefono cerco a Pippo senti non lo cercare a Pippo perché chissà lui c’ha da fare mia moglie lo cercò per tutta Palermo per dire Pippo interessa di dove sono i miei figli e lui non si è fatto trovare questa è la donna che lui rispetta tu sei il mio rappresentante quello che mi rappresenta quello che dici tu
quelli che quello che mi deve quello che deve fare le cose per te è la storia che racconti e mi hai fatto ammazzare mezza famiglia mezza famiglia mi hai fatto ammazzare perché non mi facevo ammazzare a me la storia che racconta ma non ti preoccupare perché non mi hai trovato las ma adesso è difficile trovare no senti io io ti dico tutto quello che ti dirò tutto quello in questo confronto la figura di Buscetta prevale chiaramente tanto che numerosi imputati che chiedono un confronto diretto col loro accusatore rinunciano lasciando che Buscetta riparta per gli
Stati Uniti c’è veramente una figura particolare che non appari in altre epoche e anche in altri contesti persino i grandi boss americani e o comunque lui può reggere il paragone con gli Al Capone con i Laki Luciano sicuramente con proprio i grandi boss storici di Cosa Nossa di tutti i tempi volendo adesso dare una valutazione storica che se non ci fosse stato Tommaso Buscetta non ci sarebbero stati né Giovanni Falcone né Paolo Borsellino nell’intera esperienza del PL di Palermo il rapporto è un rapporto di causa ed effetto ma è indicativo il fatto
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