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L’Apertura del Maxiprocesso: Buscetta e Michele Greco — I Corleonesi 57

 buscetta arrivò a Palermo in gran  segreto e venne letteralmente sigillato   all’interno di una struttura che  si trova tra l’aula bunker e il   carcere del Lucciardone luoghi che  finora non erano mai stati mostrati  ma adesso io vi faccio vedere il percorso  che non si è mai visto in in televisione che il   pentito il primo grande pentito della storia  della mafia fece quella mattina la mattina del   del 3 aprile ecco Buscetta passo da qui veniva  da questi locali dove non possiamo entrare perché  

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si arriva direttamente al carcere del Luciardone  attraversò questi corridoi superò questo cancello   e passò attraverso questo vecchio metal detector  che vedete proprio veramente antichissimo e   Il nome dei Salvo era entrato nell’occhio del  ciclone nel 1984 quando ne era stato chiesto il   soggiorno obbligato abbiamo potuto vedere dai  diario Chinnici come fossero loro l’obiettivo   prioritario dell’ultimo periodo di indagini del  giudice che ne vedeva la rilevanza mafiosa e ne   avvertiva ancor più il peso politico visto le  pressioni che il suo ufficio subiva per non  

incriminarli nino Salvo aveva nell’occasione  detto: “Abbiamo dato soldi a tutti i partiti   politici dai missini ai comunisti” un ricatto alla  luce del sole che gli aveva portato benefici una   montagna di indizi aveva quindi partorito il  Topolino ma il tutto si era risvegliato dopo   l’omicidio dello stesso Chinnici e soprattutto con  l’arrivo in Italia di Tommaso Buscetta buscetta   che più volte i salvo avevano ospitato e invitato  a tornare in Italia per combattere i corleonesi   l’impero dei Salvo che crolla proprio nel 1985  con le parole di Buscetta con il patrimonio  

sequestrato e l’arresto sia di Nino che di Ignazio  dirà anni dopo il collaboratore di giustizia   Giovanni Brusca durante la guerra di mafia c’erano  morti tutti i giorni nino Salvo mi incaricò di   dire a Totori Ina che Andreotti ci invitava a  stare calmi a non fare troppi morti altrimenti   sarebbe stato costretto a intervenire con leggi  speciali io stesso ho assistito a dialoghi fra   Nino Salvo e Riina nel corso dei quali Salvo disse  a Rina la stessa cosa eriina rispose di far sapere   ad Andreotti che eravamo stati a disposizione sia  per i voti che per altre cose e che ci doveva far  

lavorare in pace il 19 gennaio del 1986 però Nino  Salvo viene stroncato da un tumore in una clinica   svizzera quando ormai si trova già incriminato per  quello che verrà definito il maxi il maxi processo 4 febbraio 1986 vengono arrestati Giovanni  Prestifilippo e suo figlio Giuseppe padre e   fratello del feroce killer dei corleonesi Mario  contro di loro decisive le accuse di Totuccio   Contorno che li indica come uomini rilevanti  a Ciaculli e arricchiti col traffico di droga 10 febbraio 1986 Palermo inizia il primo maxi  processo a Cosa Nostra alla sbarra 474 imputati  

a rappresentare l’accusa al maxi processo vengono  nominati due pubblici ministeri Giuseppe Aiala e   Domenico Signorino che si sarebbero alternati  in aula per quello che riguardava invece la   composizione della Corte d’Assise che avrebbe  giudicato si pone subito un inatteso problema   nessun presidente di Corte d’Assise sembra  infatti disposto a presiedere il maxi processo   10 si defilano in qualche modo vi sono 10 rifiuti  solo due dei quali giustificati da effettivi gravi   problemi di salute alla fine l’incarico viene  accettato da Alfonso Giordano un magistrato che  

è stato nominato presidente di Corte d’Assise  da pochi mesi ed è quindi appena arrivato  ha fatto fare presidente ma io glielo posso  rispondere subito l’ho fatto perché era mio   dovere farlo perché pensi che se non l’avessi  fatto io forse questo processo non si sarebbe   fatto perché praticamente e non lo voleva  fare nessuno perché tutti avevano paura  come secondo giudice della Corte detto giudice  all’atere viene nominato Pietro Grasso poi vengono   nominati con molte difficoltà sei giudici popolari  il 10 febbraio 1986 in un’aula bunker colma di  

circa 300 imputati 200 avvocati difensori e 600  giornalisti da tutto il mondo si apre il processo   tra gli imputati presenti vi sono Luciano Liggio  Pippo Calò Bernardo Brusca Salvatore Montalto   Leoluca Bagarella Giuseppe Marchese e moltissimi  altri tra i contumaci figurano Salvatore Riina   Bernardo Provenzano Nitto Santapaola e il super  killer Giuseppe Lucchese le accuse ascritte agli   imputati includono tra gli altri 120 omicidi  traffico di droga rapine estorsioni e ovviamente   il delitto di associazione mafiosa in vigore da  pochi anni dal momento che i termini di custodia  

cautelare per un centinaio di imputati scadranno  l’8 novembre 87 è necessario che il processo di   primo grado si concluda entro quella data per  questo motivo il presidente Giordano nonostante   le proteste di alcuni avvocati difensori e  giudici popolari dispone che il processo venga   celebrato tutti i giorni a eccezione soltanto  delle domeniche e di alcuni sabati    20 febbraio viene catturato Michele Greco  detto il Papa si narra che quando vi erano   stati i controlli precedenti i greco fossero usi  a utilizzare mute subacquee e con respiratori per  

nascondersi dentro i vasconi dell’acqua per  irrigare i campi dei loro terreni ma questa   volta le cose sono andate diversamente ma intanto vediamo chi è Michele Greco sopra di tutte queste famiglie    12 aprile dell’84 Corte d’Assise di Caltanissetta  al processo per l’assassinio del consigliere   istruttore del Tribunale di Palermo Rocco  Chinnici successivamente conclusosi con   la condanna all’ergastolo di Michele Salvatore  Greco quali mandanti della strage di via Pipitone   Federico depone il giudice Giovanni Falcone  uno dei magistrati palermitani dell’equipe  

antimafia che in quei mesi hanno già avviato  l’istruttoria del maxi processo falcone viene   sentito dal presidente della Corte d’Assise  di Caltanissetta Medi io posso dire che nei   confronti dei Greco c’è una imputazione di essere  capi di una organizzazione mafiosa se forse con   un esempio mi posso posso chiarire meglio il  concetto direi posso riferire quello che è stato   detto da un imputato che ha paragonato questa  organizzazione all’organizzazione ecclesiastica   dice “Ci sono i cardinali e c’è il Papa”  20 febbraio dell’86 michele Greco 63 anni  

il numero uno della mafia soprannominato per la  sua sanguinaria autorità criminale il papa della   cupola il vertice dei boss di tutte le cosche  viene individuato ed arrestato dai carabinieri   del secondo gruppo operativo di Palermo in  un covo fattorie nelle campagne di caccamo   nel palermitano braccato da 4 anni da quando nel  luglio dell’82 il consigliere istruttore Chinnici   aveva messo nei suoi confronti mandato di cattura  per l’uccisione del generale della Chiesa Michele   Greco il Papa delle cosche era sempre riuscito  a sfuggire a blitz rastrellamenti e gli assedi  

effettuati dagli investigatori nei giardini  e nei tetri sotterranei di Ciaculli regno e   base operativa del super boss le accuse contro  Greco vengono ulteriormente confermate dalle   rivelazioni di Masino Buscetta che indica  in Michele Greco il capo dei capi un capo   aggiunge Buscetta messo parzialmente in ombra  dagli spietati corleonesi il luogo tenenti di   Luciano Liggio Bernardo Provenzano e Totorina  i soli super boss oltre a Pino Greco il temuto   killer ancora latitanti per Buscetta comunque  Michele Greco continua a gestire direttamente i  

contatti con il cosiddetto terzo livello l’area  della contiguità alle cosche mafiose l’hanno   definita i magistrati dell’equipe antimafia  come dire gli intrecci mafia politica finanza   aspetto fiero ed occhi di ghiaccio michele Greco  al Badieri al momento della cattento scocciato   ma remissivo del tranquillo possidente scesi  dagli elicotteri i carabinieri che con i mitra   spianati dopo avere circondato l’intera zona  hanno fatto irruzione nella fattoria rifugio   del numero uno di Cosa Nostra si sono trovati  dinanzi un uomo dall’aspetto impenetrabile  

con folti baffi e documenti intestati ad un  agricoltore palermitano deceduto anni addietro   per essere certi dell’identità del super  boss è stato necessario radergli i baffi e   confrontare il volto appena invecchiato con  le foto delle vecchie schede segnaletiche  sicuri che era proprio Michele  Greco a essere lì nel casolare  no non eravamo sicuri sull’identità  sapevamo solo che in zona eh si celava   un grosso esponente di Cosa Nostra ecco da quanto tempo si nascondeva in   quel casolare ma nel caso nello specifico penso  molto poco addirittura anche poche ore perché a  

seguito aveva pochissimi effetti personali e quali  altri rifugi aveva avuto prima li conoscete adesso  la zona lì di di Caccomo si presta molto  bene perché eh ci sono moltissime vellette   separate l’una dall’altra da cortili e che  consentono facili spostamenti e quindi lui   senz’altro era in zona da parecchi giorni ci  sono stati momenti drammatici durante la cattura  ma il momento direi l’unico momento drammatico  è stato quello in cui abbiamo dovuto forzare   la porta che dava accesso al locale  dove sapevamo che c’era il un latitante 

quando avete aperto questa porta qual è  stata la prima scena la prima immagine  e ci siamo trovati un uomo che tra l’altro  era stato colpito dalla dalla porta che cadeva  quindi ha avuto la porta in faccia ha avuto  la porta in faccia un uomo con un maglione   blé una coppola eh un aspetto dignitoso molto  molto molto tranquillo all’apparenza che ha   subito tentato di esibire un documento  cercando di chiarire la la sua identità  un documento falso ecco i baffi e come avete  fatto allora a capire che era proprio lui  

sulla bese del fatto che ritenevamo che di  fronte a noi ci fossero lati tanti abbiamo   fatto dei controlli che poi sono anche quelli  di routine se controllare l’autenticità del   documento e si è presto accertato che  il documento in effetti era intestata   a persona morta nell’estate 82 proprio più o  meno all’epoca della latitanza del del greco signor Presidente volevo comunicarle che  l’imputato Tommaso Buscetta che avevo   riniziato a comparire è a disposizione della Corte 3 aprile 1986 uno dei momenti più attesi del  

processo è la deposizione di Tommaso Buscetta  che inizia proprio in questa data ricordo è il   silenzio assordante che c’era in aula nel momento  in cui lui è entrato eh e questo indicava il   rispetto che continuava ad avere nell’ambito  dell’organizzazione e anche la paura delle   cose e dei segreti che poteva ancora rivelare e come marito com’è è molto affettuoso molto   romantico e molto sentimentale gelosissimo gelosissimo  sì siciliano proprio ha paura  no no perché io credo in Dio e siamo dal lato giusto 

come definirebbe la mafia la mafia  che cos’è per lei la mafia guarda me ci sono due mafie quella   idealistica che non esiste più che non esiste  più il concetto della mafia non è brutto e la   maniera come questo concetto è stato impiegato  ultimamente è una cosa molto schifosa e signora   Cristina lei risposerebbe Tommaso Buuscetta sì come si ipotizzava anche di cose più fantasiose   dal carabiniere travestito che può sparare  eccetera furono poste sul pretorio quei tre   pannelli blindati che ancora conserviamo in aula  che furono trasportati dalla Corte d’Appello di  

Venezia parlando con lui si capiva subito che è  un uomo di di grande carisma questo sì anche di   grande intelligenza molto riflessivo e mettivo  un po’ di tempo prima di rispondere alle domande   perché poi aveva fatto come dirsi che fossero  le dom le risposte giuste le domande gli avevono da principio naturalmente c’è stata anche  un’emozione che era tanto sua quanto mia anche   perché ovviamente stavamo facendo un po’ di storia  della del dell’Italia in in quel momento e ci fu   un certo lasso di tempo come se ci studiassimo  a vicenda io studiavo lui e lui studiava me

la famiglia prende il nome del rione dove si  trova questa famiglia nella città di Palermo  nella città di Palermo per quanto riguarda la  provincia di Palermo la famiglia prende il nome   del paese dove questa è al di sopra di queste  famiglie esiste una commissione composta da   persone che vengono detti da noi o venivano detti  da noi perché io non ci sono più commissione capi   mandamenti questi capi mandamenti abbracciavano  tre famiglie avevano fra di loro tre famiglie   scelto uno che andava a rappresentare nella  commissione capo della commissione era nel  

1980 il signor Greco Michele che cosa la innervosisi  c’è una situazione eh di nervosismo dovuta al   fatto di avere sempre gli occhi puntati addosso da  stamattina sia di qui di davanti che sia di dietro   ora uno nella cella può avere bisogno di fare un  movimento perché è sofferente e correvo un po’ di   libertà un po’ di libertà quella che può essere  dentro il cancello ora ste guardie che messe qui   davanti guardano continuamente qui dentro uno  privo di allungare lo sguardo verso la corte   e seguire il discorso che si che si svolge ma io veramente non lo Queste sono misure  

ordinarie di sicurezza che ci sono stin  siamo chiuse insomma l’ordinaria di   sicurezza qual è quello di innervosire il  detenuto non farlo ascoltare io non lo so 10 aprile 1986 arriva il confronto  diretto tra il collaboratore di   giustizia e l’imputato Pippo Calò allora dicano signor presidente io desidero una cortesia della   Corte di dire al signor Buscetta che tutto  ciò che mi deve dire mi deve che cosa mi deve   accusare che dica almeno le cose dove le lui c’ha  le prove o almeno i testimoni di queste di queste  

circostanze e non faccia come ha fatto fino adesso  nel dire me l’ha detto o l’ho saputo lui come io   farò adesso in questa in questo confronto che io  proverò con documentazione tutto quello che ho da   dire e così desideri che lui facesse lo stesso non  per sentito dire e non perché me l’hai detto tu   neanche questo deve dire deve portare le prove  perché lui mi sta accusando di cose molto gravi   grave per cui che non è che sono un furtarello  mi sta accusando di 100 110 non so imputazione e   allora desidero che lui mi dica quali sono quelle  cose che lui mi accusa con le prove e che non  

faccia come ha fatto fino adesso signor presidente senta non dobbiamo fare un interrogato contesti  eh ma scusi signor presidente io lo  devo signor presidente scusi io lo   debbo dichiarare bugiardo in quest’aula non una  volta più di una volta 10 volte andiamo avanti   perché poi le dirò altre cose al signor Calò eh sente Buscetta a me ancora un continuo sentire  senti non mi chiamare neanche Buscetta  e dici un nome qualsiasi e allora  perché tu hai calpestato a chi hai calpestato a  chi hai accarezzato io conoscevo la donna prima  

moglie e debbo dire la verità si presenta una  donna sono infatti mia moglie quando l’ha cercato   che sono scomparsi i miei figli lui non si è fatto  trovare mia moglie la madre dei due di Antonio   l’ha cercata per tutta Palermo chiedendomi a me  al telefono cerco a Pippo senti non lo cercare a   Pippo perché chissà lui c’ha da fare mia moglie lo  cercò per tutta Palermo per dire Pippo interessa   di dove sono i miei figli e lui non si è fatto  trovare questa è la donna che lui rispetta tu sei   il mio rappresentante quello che mi rappresenta quello che dici tu 

quelli che quello che mi deve  quello che deve fare le cose per te  è la storia che racconti e mi hai fatto ammazzare   mezza famiglia mezza famiglia mi hai fatto  ammazzare perché non mi facevo ammazzare a me  la storia che racconta ma non ti preoccupare perché non mi hai trovato  las ma adesso è difficile trovare  no senti io io ti dico tutto  quello che ti dirò tutto quello  in questo confronto la figura di Buscetta prevale  chiaramente tanto che numerosi imputati che   chiedono un confronto diretto col loro accusatore  rinunciano lasciando che Buscetta riparta per gli  

Stati Uniti c’è veramente una figura particolare  che non appari in altre epoche e anche in altri   contesti persino i grandi boss americani e o  comunque lui può reggere il paragone con gli   Al Capone con i Laki Luciano sicuramente con  proprio i grandi boss storici di Cosa Nossa di   tutti i tempi volendo adesso dare una valutazione  storica che se non ci fosse stato Tommaso Buscetta   non ci sarebbero stati né Giovanni Falcone  né Paolo Borsellino nell’intera esperienza   del PL di Palermo il rapporto è un rapporto  di causa ed effetto ma è indicativo il fatto  

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