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Udienza choc: Leonardo Messina svela la Cupola Nascosta, Prima Parte

  Lei ci sente il collegamento. Riproviamo. Sì. E allora, quindi lei viene sentito come testimone assistito, come le dicevo, quindi con l’obbligo di dire la verità e la devo informare anche che la legge ovviamente come lei sa punisce la falsa testimonianza. Eh, cortesemente vorrebbe legge la dichiarazione di impegno a rendere le dichiarazioni, dovrebbe averla. La leggo a voce alta.

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consapevole della responsabilità morale giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegna a dire tutta la verità e non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza. Lo giuro. >> Sì. E allora le sue generalità complete, dov’è nato e quando è nato? >> Sono Messina Leonardo, nato a San Cataldo il 229 del 55.

>> Quindi San Cataldo 229 55 cos’ha detto? 55. >> Sì, 55. Si. >> E allora l’esame è stato richiesto dal pubblico ministero e quindi possiamo dare la parola al pubblico ministero per iniziarlo. >> Sì, innanzitutto buongiorno signor Messina. Sono il dottor Di Matteo della Procura di Palermo. Vorrei che lei innanzitutto riferisse alla Corte se ha fatto parte di Cosa Nostra e quando eventualmente sia stato anche formalmente affiliato.

>> Mia famiglia fa parte di Cosacia, io sono la settima generazione e mio fratello è l’ottava generazione. C’è è saltata una generazione che è quello di mio papà perché mio nonno paterno era il rappresentante della famiglia di Seralo, Caltanissetta è stato arrestato. Mia nonna è andato via è andata via dal paese per fare crescere mio papà in un ambiente migliore.

 Dopo è saltata questa generazione di mio papà e sono arrivato io e ho preso la situazione in mano della mia famiglia e dopo di me io ho affiliato uno dei miei fratelli. >> Allora, >> naturalmente io sono cresciuto nell’ambito di Cosa Nostra, prima del giuramento e delle cose io sono cresciuto, avevo dei parenti che era Luigi Calì, la mia mamma è nipote di Catardo, la Marca, il grande che era il rappresentante del paese.

 Sono cresciuto sempre abituato a frequentare uomini d’onore e avvicinati della famiglia di San Cataldo e non solo. Riesi, Caltanissetta, Sera di Falco. Il mio mondo era questo anche da bambino. Anche da bambino andavo nel feudo dei Mimiani dove il rappresentante era Pasquale Le Vevecchi. Il mio mondo erano gli uomini d’onore sin da piccolo.

> Come si chiamava suo nonno, signor Messina? Mio nonno era Leonardo Messina. Ed era a sua volta uomo d’onore. Di quale famiglia? >> Era il capo della famiglia di Ser de Falco. >> Lei poi ha contratto matrimonio con chi? Io poi mi sono e da uno che sceglie di fare l’uomo d’onore non può sposare una donna qualsiasi, devi sposare una del tuo mondo perché a casa nostra vengono soldati, armi, omicidi e allora non puoi sposare una donna che non è imparinata, che non è abituata a questo tipo di situazione. Io ho scelto, potevo

scegliere tante belle ragazze che erano figlie di uomini d’onore, cape. Ma io ho scelto Gaetana Baglia che era la nipote del sottocapo della famiglia di San Cataldo che era Vincenzo Sollane. Sono sposato. Il nostro giuramento alla Chiesa quando abbiamo giurato di stare insieme tutta la vita, abbiamo giurato di onorare la mafia tutta la vita insieme.

Noi abbiamo fatto una scelta di campo al matrimonio. La nostra vita era vivere in Cosa Nostra, per Cosa Nostra. >> Quand’è che si è sposato lei, signor Messina? Io mi sono sposata a Gaetana a Baglio. >> No, quando le chiedevo? >> Ah, io mi sono sposato nel 78. 79 78 2 agosto 78. >> Lei quindi ha descritto questa lunga frequentazione dell’ambiente mafioso anche a causa delle sue parentele e dei suoi rapporti di affinità.

Ma lei e quando è stato formalmente combinato in Cosa Nostra? E in quale famiglia e da chi? Io sono un uomo d’onore che ha giurato per Cosa Nostra due volte. Una volta sono stato fatto uomo d’onore riservato nelle mani di Luigi Calì. Io ero il suo braccioarmato. Se mi dava un incarico io lo lo eseguivo. Successivamente c’è stata una guerra.

 Il cali è stato ucciso. Mi hanno richiamato e io ho dovuto giurare pubblicamente un’altra volta, ma già io ero uomo d’onore da qualche anno. Ero solo uomo d’onore di Luigi Calì, era tra me e lui, era nato riservato. Ero un uomo d’onore riservato e poi sono stato affiliato alla famiglia di San Cataldo. >> Quando è stato formalmente affiliato alla famiglia di San Cataldo? In che anno? 82 >> 82 Senta, in questo periodo dall’affiliazione formale del 1982 fino a quando poi lei ha iniziato a collaborare con la giustizia, lei ha rivestito anche delle cariche

all’interno della famiglia di San Cataldo. o comunque in questo periodo 82-92 degli incarichi, a parte le cariche formali, degli incarichi sostanziali all’interno della provincia mafiosa di Caltanissetta. Mentre io ho fatto un omicidio che era quello di Giuseppe Gammino, per ordine, non della famiglia di San Cataldo, ma della provincia di Giuseppe Madonia, mi aveva dato diversi incarichi riservati, poi mi ha dato questo e che io ho seguito, mi sono chiamato ai miei uomini perché noi eravamo una corrente dentro il paese. Oltre a appartenere a

Cosa Nostra eravamo una corrente che era la corrente del Caliì. Scusi Messina, forse forse la domanda non ha non è arrivata chiara. La domanda non era sugli incarichi, se abbiamo capito, ma sulle cariche formali. tanto sulle cariche formali e poi non le chiedevo in questo momento dei singoli diritti, ma le volevo chiedere se lei tra l’82 e il 92 ha avuto delle cariche all’interno della famiglia di San Cataldo e dei ruoli, forse mi spiego meglio, dei ruoli all’interno della provincia mafiosa di Caltanissetta.

Eh, praticamente io sono stato fatto uomo d’onore. Da lì a poco mi hanno arrestato all’uscita che era l’85 24 dicembre 85 subito dopo sono stato fatto sotto capo della famiglia di San Cataro. Praticamente ne ero il capo, l’amministratore, perché il il rappresentante aveva 84 anni e in questo carica da quel momento io ho scelto di cambiare mandamento.

Da quel momento sono stato cercato da Gaetano Pacino, capo mandamento. Ho pretesto di cambiare mandamento e mi è stato assegnato il compito di coordare il mandamento con Gaetano Pacino. Cioè, praticamente io seguivo le orme di Gaetano Pacino, il capomandamento era lui, ero l’accompagnatore, si può dire era l’uomo che lo tutelava in vita.

 Dove c’era da andare, lui passava da me e io se c’era da andare a Mussolomele mandavo i miei uomini a Musomele. Se c’era da andare a Vallelunga mandavo i miei uomini a Vallelunga. Dove era Gaetano Pacino c’erano i miei uomini armati che a tutela di Gaetano Pacino su praticamente amministravo il mio paese. Poi, siccome io sono stato ho cambiato mandamento perché la mia era l’alleanza con il di Cristina, io ho voluto cambiare mandamento e sono stato assegnato al mandamento di Valemunga mesi. Da lì ho ricevuto l’incarico e da

lì mi hanno dato l’incarico di seguire gli appalti per la mia provincia. mi davano dei bigliettini e io dovevo andare dagli imprenditori a fare delle cose. Questo era il ruolo importante. Poi ho avuto anche mi occupavo delle arme. Ora ora ora ci arriviamo alle ai delitti. Senta, quindi negli anni su cui adesso concentrerò le mie domande, diciamo tra l’87 e il 92, chi era il capo provincia a Caltanissetta e a quale fazione di Cosa Nostra apparteneva? Sono entrato in Costa Nostra alla presenza, sono stato affiliato alla

presenza della provincia che all’epoca era Giuseppe Sorce, il capo di province e il vicecapo era Giuseppe Madonia. Dopo 3 mesi, 34 mesi della mia affiliazione, il capo della provincia di Caltanissetta è stato fatto Giuseppe Madonia e sino al mio arresto era Giuseppe Madonia, uomo che poi io ho incontrato, uomo che io stimavo, uomo che prendevo ordine.

>> Ho capito. Lei quando ha iniziato a collaborare con i magistrati? >> 24 giugno 92. Abbiamo già documentato che lei era stato arrestato nell’aprile del 92. In quella occasione quali reati venivano contestati nell’aprile del 9? Azione avevano intercettato avevano intercettato una telefonata tra me e Como, che dovevano scendere delle armi a San Cataldo che poi in effetti qualcosa è sceso, loro hanno intercettato la telefonata, hanno arrestato Salvatore Marcianò e sono stato arrestato per concorso in porto abusivo di armi. Poi mi hanno

contestato il 416 bis, ma io quando mi hanno arrestato non mi hanno preso niente. Hanno arrestato Marcanò tramite l’intercettazione telefonica. Hanno arrestato pure me. >> Lei in quel momento da un punto di vista delle condanne eventualmente subite era ancora incensurato. >> Censurato già io avevo fatto il carcere.

Avevo fatto il carcere per l’omicidio cammino, per una rapina, poi sono stato assolto, non avevo, ero stato assolto in primo in primo grado mi avevano assolto dell’omicidio, mi avevano dato 16 anni per la droga, dopodiché in contogrado mi hanno assolto di tutto e poi incassazione mi hanno assolto di tutto. >> Ho capito.

>> Praticamente non avevo in quel momento, avevo solo questa pentenza che già ero stata assolta in 2 gradi. Senta, sinteticamente le volevo chiedere, poi naturalmente torneremo con domande più specifiche. Lei quando inizia a collaborare con la giustizia nel giugno 92, intanto sulla base di quali considerazioni prende questa sua decisione? Lei ha detto: “Io sono nato e cresciuto nell’ambiente di Cosa Nostra.

 Ho giurato fedeltà a Cosa Nostra”. Che cosa la spinge nel giugno del 92 a chiedere di parlare con i magistrati? E poi le voglio chiedere fin da ora, ma poi ci tornerò, se lei ha con quali magistrati ha intrapreso la parte iniziale della sua collaborazione e e se lei ha chiesto di parlare in particolare con qualcuno dei magistrati in servizio.

La mia vita ha avuto un cambiamento in un periodo storico, perché io ho vissuto il trapasso tra la corrente, la mafia reale con le sue regole, i suoi comportamenti e alla mafia dei corleonesi. Cioè io ho vissuto perché poi ero amico di Pepe De Caro, di Totosa Saitta, ero amico di tre provinciali, cioè praticamente io conoscevo la struttura di Cosa Nostra.

 Io frequentavo Peppe De Caro che era il provinciale di di Agrigento, frequentavo Barrafanca che era il provinciale di Enna, frequentavo Pippo Madonia che era il provinciale di Caltanzera. Praticamente io vivevo con queste persone e ho assistito al cambiamento e alla distruzione di Cosa Nostra e di tutti gli giomini d’onore. Tutto questo mi ha portato mortificazione.

 Ero diverso, ho visto morire tutti gli amici miei, un po’ per tragedie, un po’ perché non era vero. Insomma, questa cosa mi aveva abbattuto molto un po’ perché vivendo in Costa Nostra, Cosa Nostra vive come in un enclave. Le donne si frequentano tra di loro e le mie amicizie sono i mafiosi. Ma era avvenuto un cambiamento.

 Io mi sono innamorato di una donna diversa del mio mondo che mi ha portato ad altri ragionamenti. Ero frustrato, insomma, mi volevano fare capo e io non ho voluto. Il mio posto l’ho dato a terminio, ma non bastava neanche quello. Cioè, io mi diceva di fare il capo, però io non volevo, camminavo con un’altra donna in pubblico, volevo che mi buttavano fuori.

Non volevo più essere un uomo d’onore. Ero in una frustrazione, in una cosa continua, perché poi sapendo le cose delle province, dei paesi, la destruzione, non c’era ordine, c’era solo paura che quello andasse a dire ai corleonesi quello o quell’altro, non c’era ordine. I ragazzi che eravamo cresciuti insieme ci siamo trovati uno sul contro l’altro.

la guerra tra Fratisa praticamente perché praticamente è un gruppo di giovani cresciuti insieme che ci siamo appropriati del potere, ci siamo messi uno contro l’altro. Tutto questo mi ha portato poi a dei ragionamenti. Successivamente è morto Liborio Michema. Un grande dolore, un dolore immenso.

 La mia famiglia è scesa in armi. Mia moglie si è messo in campo, voleva andare a bussare a chi ritenevamo che era il mandante dell’omicidio che era Terminio. Quando mi hanno detto che io dovevo dare l’ordine di uccidere la famiglia Terminio, io non ho voluto. Sono stato una settimana frustrato nel letto, in carcere, a pensare che mia moglie erano tutti in pericolo per niente, per una tragedia.

La morte del giudice Falcone che io avevo capito dove essere deciso. Tutto questo mi ha portato un grande dolore. Ok. La notte che è morto Falcone, dentro il carcere, il brindisi, champagne, chi aveva il vino, loro brindavano. Io ero in uno stato confusionale, sono stato nel letto quella sera, poi dopo qualche giorno la moglie di uno della scorta mi ha fatto riflettere.

 Ok, oggi potrei essere chiamato un ipocrita o di qua che ho approfittato del di una situazione. Io non approfitto di niente. Io sto spiegando cosa c’era dentro di me e poi le parole di quella donna. Già sono andato a toccare un uomo che già era combattuto all’interno suo se continuare a uccidere o fare un’altra vita. È stato chiaro? Voglio dire che nessuno mi ha Voglio dire che nessuno mi ha ricattato, che nessuno mi ha chiamato.

Sono stato io a mandare a chiamare gli uomini delle forze dell’ordine per collaborare. Ho dato ordine alla mia famiglia di stare di non farsi ammazzare. Da quel giorno non avremmo ammazzato nessuno e così è stato. Io mi sono preso solo questo impegno e ho detto il patto si rompe solo se toccano uno della mia famiglia, se toccano una mia sorella, mia mamma e i miei fratelli.

 Se vengono ammazzate per strada non venite. Il fatto è stato mantenuto da e siamo qua oggi ancora. Questo è quello che mi è successo. >> Con quali magistrati ha avviato la fase iniziale della sua collaborazione? Certo. Tutta una volta la magistratura di Caltanissetta si è trovato davanti a un uomo di 36-38 anni che pensavano che era un ragazzino.

Tutta una volta si sono resi che avevano davanti un personaggio. Sono venuti qua a interrogarmi, erano un po’ confusi. Allora ho mandato a chiamare a Paolo Borsellino. Paolo Bellino è venuto e abbiamo iniziato la vera collaborazione perché dall’inizio alcuni erano spaventati perché io mi muovevo su una provincia che scottava, non erano abituati ad avere un uomo a questi livelli.

 È stato completamente diverso dopo l’approccio con Borsellino. Sin dall’inizio lui ha detto solo due parole alla presenza. Noi ci serve solo la verità, no? Concetture o pensieri, cose, tutto quello che è la verità. Lui mi ascoltava per ore e siamo stati insieme parecchie ore, >> poi ci torneremo. >> Questo è quello. >> Andiamo con ordine. Senta, lei ha già incidentalmente parlato del suo rapporto con Giuseppe Madonia.

Intanto stiamo parlando di Giuseppe Madonia, detto Piddu. >> Parlando di Giuseppe Madonia di Valleunga, ha detto Pinto. >> Bene. >> Il figlio di Francesco Madonia. Senta eh qualche domanda di specificazione. Intanto lei ha commesso dei delitti su incarico specifico su mandato specifico di Piddu Madonia. Uno lo ha già accennato, l’omicidio Gammino.

 Volevo capire se ce ne sono altri e per delitti naturalmente non intendo riferirmi soltanto agli omicidi, ma eventualmente anche ad altri delitti. >> Io per ordine de Madonia ero l’uomo che si occupava degli appalti nel centro Sicilia. Loro mi mandavano dei bigliettini e io andò a contattare gli imprenditori o da spaventare o da minacciare o da mettere le bombe o da sparare.

 Questo era il mio lavoro principale. Ok, dovevo andare a lavorare, ma cosa Nostra è un lavoro a tempo pieno, non è un lavoro che puoi fare con i ritagli del tempo. Poi mi ha dato l’incarico di uccidere Ciccio Iann che io non no che non ho eseguito. Già io ero andato lì con i miei uomini a vedere come dovevamo fare. Solo che eh siccome io già avevo ammazzato a Gammino senza ordine della mia famiglia, poi mi ha dato un altro incarico senza ordine della mia famiglia, quando fu dell’omicidio Gammino, io mi sono mantenuto in galera con le mie forze

perché la famiglia non mi aveva autorizzato a ammazzare nessuno. Ok, Madonia ha fatto la sua parte, mi ha mandato i soldi della cauzione, mi ha mandato gli avvocati, ha cercato di fare. Ok. Ma alla fine io mi sono trovato in rotta di collisione con la mia gente che diceva “Tu hai ammazzato uno senza che a noi ci hai detto niente, anche i miei stessi parenti, quello e quell”.

La seconda volta che mi ha dato l’incarico, io ho parlato con Lorenzo Naro, ma in una discussione tra me e Lorenzo Naro, Lorenzo Naro è andato a dire a Madonia che io non ero affidabile perché avevo detto questa cosa a lui, ma io mi ero confidato con mio padre, cioè uno vecchio che io ci stavo dietro da 30 anni e lui invece ha approfittato per potere mantenere il posto, ma non io ho superato la cosa, i rapporti tra me Madonia.

 Io ho frequentato Madonia sino a qualche giorno prima di arrestarmi. Non ho avuto poi io di Madonia ho preso la cocaina, mi sono occupato degli appalti tutto. Ho guidato l’appalto dell’Istituto Tecnico per Geometri di Caltanessetta, ho guidato l’appalto del del magistrale, ho cioè era il mio lavoro era andare a prendere i ribassi nelle ditte o per lo stadio o per l’illuminazione di Vallelunga o per le fogne di quello che mi chiedevano io facevo.

 Senta, quindi se non ho capito male, Madonia le ha dato degli ordini anche di commettere degli omicidi personalmente e direttamente scavalcando il rappresentante della famiglia di San Cataldo. Ho capito bene, diciamo che con l’avvento dei corleonesi il rappresentante delle famiglie erano solo virtuali. Noi eravamo una corrente e ci facevamo a Madonia ed eravamo uomini di Madonia.

 Se ci chiamava noi intervenevamo. Ok. Poi nell’ambito del paese io ero il sotto capo, quello era il capo, ma la cosa era incominciata a cambiare perché non c’era più la sicurezza che il capo sapesse niente. Arriva un ambasciatore, portava un ordine, noi ci riunivamo con gli uomini di Madonia, andavamo a cavallo con gli uomini di Madonia, io frequentavo, andavo da Brusca, andavo lì, andavo qua senza da Baldassare di Maggio.

 Questi eravamo il gruppo che andavamo a mangiare, a bere, a cavallo. Questo era la facito corrente corleonese della quale il capoprovincia Piddu Madonia era il rappresentante più autorevole in provincia di Caltanissetta. Nel resto della Sicilia a chi era collegata? Definire Madonia solo a Caltanissetta è una cosa un po’ piccola perché Madonia si è occupato di fare il rappresentante di Enna Uomini suoi, ha preferito il i ferro a il Decaro ad Agrigento.

 Ah, era amico di Santa Paola, cioè questo era un gruppo che hanno formato degli uomini si sono impadroniti della provincia. Madonia non si occupava solo della sua provincia, Madonia si occupava di tre-4attro province. Questa è la faccenda. È riduttivo rilegare Pippo Madonia a Caltanissetta perché Pippo Madonia i suoi uomini erano i ferro ad Agrigento che erano capi della provincia, Toto Saita, l’avvocato Bevilacque Borino Miciqu nella provincia di Enna, Santa Paola a Catania.

 Questi erano i corleonesi, questa era una corrente. Lei ha incontrato Madonia anche durante la latitanza dello stesso Madonia? >> Principalmente quando ero era latante lo incontrava. Lui è stato sempre l’attettante, io lo incontravo sempre. >> Ha trascorso periodi della latitanza anche nella zona del palermitano, il Madonia.

Io sono andato a trovarlo diverse volte a Bagheria in posti diversi, ma sono stato diverse volte a Bagheria. Io ero uno che poteva andare senza passare attraverso nessuno. Bastava avvisare Totto Ferraro che era l’uomo, l’ambasciatore di Madonnia e andavamo. Lui mi mandava a chiamare e io andavo. >> Senta, lei ha conosciuto e ha intrattenuto rapporti con Cirovara? Con Girovara noi abbiamo intrattenuto rapporti buoni di amicizia personale perché poi ok in Cosa nostra tu fai parte della mafia ma non c’è niente che

ti deve portare a casa mentre invece io con Girovara mangiavo a casa sua, siamo andati a casa sua dove a casa nuova con la piscina avevamo rapporti interpersonali a differenza di essere uomini uomini d’onore. è una persona che io ho stimato sempre >> e che rapporti aveva se li aveva il vara con Piddu Madonia erano la stessa famiglia perché Pipo Madonia non appartiene alla famiglia di Vallelunga ok come uomo d’onore apparteneva dove apparteneva suo papà alla famiglia di Vallelunga erano la stessa famiglia poi dice che

erano parenti o compag padre, mio cugino. Questo era l’antazzo che io a Ballelunga passava il mio tempo essendo amico personale di Gaetano Pacino. Allora andavo lì, poi andavo da Cirovara, andavo da Peronito, andavo e il mio l’englave dei mafiosi è così ti frequenti con questa con questa gente. Senta, vorrei che fosse un po’ più specifico rispondendo a questa mia domanda, perché poi altri argomenti si ricollegheranno a questa persona.

Lei ha già detto di avere conosciuto Liborio Borino Michichè e ha già accennato anche al travaglio che ha causato la sua morte. Allora, che rapporti ha avuto lei? da quando e che tipo di rapporti ha intrattenuto con Liborio Borino Micciiché e chi era Borino Mici all’interno di Cosa Nostra e nei rapporti con le province di Caltanissetta, di Enna ed eventualmente altre province mafiose.

Ero il ragazzino, Borino Mici era un ragazzino. Io ero fidanzato con Marcella Maira. Lui era fidanzato con Adriana Maira. Questi sono nome, ma sono nomi delitti perché sono quelli della clinica Maira. Maira, quello che ha operato alla testa Andreotti. Questi sono questa famiglia. Un giorno questa ragazzina Adriana ha portato questo ragazzo a San Catalto e io ero con Marcello.

 Eravamo ragazzini, senza volerlo eravamo due piccoli delinquenti. Borino scherzava con un coltello, ha tirato fuori un coltello e scherzava sul tavolo con questo coltello. Io gli ho messo il 108 sotto il tavolo, lui si è abbassato, ha posato il coltello da quel giorno siamo diventati amici. Poi ci siamo incontrati, siamo frequentati un po’ a ballare.

 Poi siamo una sera lui andava all’Istituto Geometra a Caltanissetta, io a scuola ci sono andato poco, sono andato lì, avevo una Kawasaki 400, sono andato lì, non mi volevano fare entrare perché non appartenevo all’istituto, era normale. Ma noi siamo gente che siamo cresciuti nell’ambito della mafia. Come puoi dire a uno che non entra? È venuto Corino che era lì alla porta, siamo entrati e siamo diventati culo e camicia.

 Da quel giorno per tutto il percorso della nostra vita siamo stati insieme. Poi io sono >> Lui era originario di dove? Il Mich come >> Lui era originario di Pietra Persia. E intanto quando dice “Da quel giorno siamo diventati, ho utilizzato l’espressione culo e camicia”. Ci riferiamo a quali anni? >> Ma l’anno che io conosco Michè è 76-77 a salire.

Poi ogni anno ci vedevamo, ogni giorno andavamo a ballare insieme. Ok. Poi le ragazzine, come si sa, si lasciano e noi ci siamo trovati a essere amici in altre cose. Successivamente la cosa si è rafforzata. Quando io sono uscito per l’omicidio Gammeno, lui mi è venuto, mi ha invitato perché io lavoravo alla Minera Pasquasia, mi ha fatto prendere per fare colazione a casa sua e da lì ci siamo trovati ancora più forti, ancora più amici.

 Io già ero uomo d’onore, lui l’avevano fatto e ci siamo trovati giornalmente dentro la miniera di Pasquasia a mangiare insieme, a frequentarci, andare al paese. Lui veniva a casa mia, io andavo a casa sua, andavamo n avevamo una vita sociale insieme. Quando ed in quale famiglia è stato combinato Borino Micich? Borino Michquè, il passato di Borino Michè è particolare perché la famiglia di Pietra Perszia non voleva che Borino Michigè diventasse uomo d’onore perché dicevano che ok la mamma di Borino Michè era figlia

di un principe perché la mamma facendo la cameriera dal principe, il principe è stata a letto con questa donna, era nata questa bambina che era la nipote, la figlia del principe e allora non volevano perché per loro era un disonore. Ok? L’hanno entrato a Barrafanca e poi Borino si è appropriato della famiglia di Pietra Perszia levando quello che doveva levare, no? A parole, ha ammazzato. Ok.

 È diventato il capo della famiglia di Pietra Persia. >> In che anno? >> Ma siamo intorno 87 88 86. Questi sono gli animi. Senta, qual era il rapporto di Borino Micciiché con quella che lei ha definito poc’anzi la corrente corleonese anche in altre province? Che era parte integrante della corrente corleonese nella provincia di Enna? Perché non è solo una corrente, perché prima c’era il dottore Mongiovino che era il un dottore dell’ospedale di Enna, ammazzato Monciovino.

Incominciano a fare rappresentando i segio sempre espressione di Giuseppe di Giuseppe Madonia e Corleonesi. Poi questi sono stati ammazzati in un periodo è stato fatto uomo rappresentante Gioacchino Sol, anche questo sparato, è vivo. Dopodiché l’ingarico l’hanno dato a Paolo Valvo che io tutti questi li ho conosciuti personalmente.

Dopodiché di Paolo Valvo l’incarico è stato dato che era vecchio Paolo Valvo è stato dato a Salvatore Saitta. volevano fare il rappresentante della provincia di Enna doveva essere o l’avvocato Bebev l’acqua, Raffaele Be l’acqua, o Borino Micchè, ma l’avvocato e Borino hanno preferito fare a uno che non era strutturato per fare il rappresentante provinciale, perché per fare il rappresentante provinciale di Cosa Nostra avere a che fare con l’elite criminale, perché gli uomini d’onore sono un’elite criminale, non è che sono

rapinatori, ladri, sono un modo pensante e diverso. hanno scelto di fare il rappresentante Salvatore Sait che io conoscevo già da tanti anni e Orino Mici è l’uomo importante per i corleonesi nella provincia di Enna, uomo di Madonia, uomo che ha ospitato Madonia lì che dove io ho incontrato nel suo territorio a Enna, uomo che ha ospitato il vertice di Cosa Nostra per le decisioni e le strategie.

di Costa Nostra in Sicilia e nazionale, un uomo importante, maestro di scuola, calcestruzi, un uomo un ragazzo preparato, sveglio, solo che quando si ammazza tanta gente poi si pensa che si è invulnerabile e allora è morto pure lui. ci torneremo sull’omicidio di Borino Micciichè ovviamente, però prima qualche altra domanda.

Senta, signor Messina, intanto a proposito del cosiddetto maxi processo Maxi 1 a Palermo, intanto lei ricorda se c’erano alcuni uomini d’onore del Nisseno che erano imputati in quel dibattimento? Ma che processo ha sfiorato la provincia di Caltensetta? C’era c’era Cirovara, qualche altro della provincia di Cartaneset pochissime ha sfiorato.

>> Ricorda altri mafiosi imputati in quel processo della provincia di Caltanissetta? In questo momento non mi sovviene nessun nome perché perché lei capisco il periodo di tempo particolarmente lungo, trascorso, ma è sentito nell’ambito del dibattimento a Palermo nel processo a carico del senatore Andreotti all’udienza del 12 marzo 97 a pagina 12.

A proposito del maxi processo e ha riferito c’era imputato Ciro Vara e Giuseppe Madonia. Adesso lo ricorda non quello che ha dichiarato, ma >> ha ricordo se >> è particolare. >> Sì, dottore, mi ricordo perfettamente. Lei capisce che sono passati ora? Certo, >> tantissimi anni a volte i ricordi non sono luci, anche se è così.

 L’imputato era Pippo Madonia e Cirovar. >> Senta, ma questa domanda in realtà che questo è un dato che possiamo facilmente accertare, dimostrare in altro modo, ma era propedeutica ad un’altra domanda. mentre si svolgeva il maxi processo nelle fasi, diciamo, del processo di primo grado, di secondo grado, quindi mentre si svolgeva il processo a Palermo, non sto parlando della Cassazione a Roma, all’interno di Cosa Nostra, lei ha mai sentito parlare e in che termini di quello che si pensava sarebbe stato l’esito del maxi processo, l’esito finale del maxi

processo? Questa è una costante di casa nostra, non è I mafiosi parlano quando si riuniscono parlano per ore. Quando hanno finito della riunione, poi parlano, mangiano, stanno ore lì a parlare. Le indicazioni che ci arrivavano erano queste, che il processo sarebbe finito in una bolla di sapone, che non c’era niente di preoccuparsi, che ci sarebbero state leve condanne, che la cosa sarebbe andata così.

 Questo era le indicazioni che ci venivano date, quello che parlavano il mandamento, la provincia, perché questi discorsi, essendo che io ero un uomo di che girava, avevo questa percezione, no? Dei soldatini, questa dei capi di Cosa Nostra. >> Intanto, che vuol dire? Ci sarebbe sarebbe andata a finire una bolla di sapone, ci sarebbero state delle condanne? Vuole specificare che in che fasi, a che cosa si riferisce? Perché le due cose sembrerebbero apparentemente in contraddizione.

>> Loro loro pensavano che No, non è una contadione. Loro pensavano che alcuni sarebbero stati condannati e che la cosa non sarebbe andata male per tutta la struttura. ci sarebbe stata lieve pene. Il mafioso sa che si può fare 4-5 anni di galera, che non c’è problema, ma non ci sarebbero state grandi sacrifici e grandi condanne.

 Questo era quello che si diceva in quest’anno. E c’era una tranquillità e c’era un parlare, ma c’era una tranquillità. Così è stato quando è stato il blliitz di Calderone, così e un un parlare all’interno che c’era una tranquillità che tutto sarebbe andato bene. Ma da chi lei sentì fare questi discorsi? E poi soprattutto le volevo chiedere se questa previsione era ancorata all’intervento di qualcuno, cioè un qualche dato concreto che faceva ritenere che poi tutto si sarebbe risolto in una bolla di sapone.

Loro ritenevano che anche se il processo avesse passato il primo grado e il secondo grado, alla Cassazione avrebbe annullato tutto perché hanno fatto nome e cognome, non è che dicevano così paralelmente loro. >> Intanto loro loro chi sono, signor Messina? Loro chi sono? Cerchiamo di fare Borino Michiel avvocato beve l’acqua, la mia famiglia o Madonia dicevano che tutto doveva andare bene perché alla Cassazione avrebbero buttato tutto giù e non ci sarebbero stati grandi danni per gli uomini d’onore.

Punto. Questo è quella discussione che si faceva giornalmente perché ok, ma che il processo riguardava la struttura di Palermo, ma sarebbe stato un guaio per tutte le cose e così è. Da Ciro Vara ha sentito fare discorsi che fossero relativi all’esito del maxi processo in questo senso. Certo, noi ci siamo trovati a casa di Cirovara, c’erano anche persone più grosse di noi che essendo che il mio rapporto era con Cirovara, io ero seduto davanti a Cirovara e cercavo di parlare senza occuparmi che alla parte destra del

tavolo c’erano anche altre persone che erano a un livello superiore di mio e di Cirovara perché avevano contatti direttamente con il vertice della Commissione palermitana. E cioè >> il rapporto era questo, diceva, compreso Cirovara, dicevano che tutto sarebbe andato bene, ma poi Cirovara veniva anche a casa mia, non è che c’era un rapporto solo casa sua, a volte si discutevano delle cose e lui era uno di quegli uomini che mia moglie poteva fare salire a casa perché, ok, tutti uomini d’onore, ma la moglie sa quali sono gli uomini che debbono

aspettare per strada e quali sono gli uomini che possono salire a casa, aspettare, fare mangiare, aspettare tuo marito. Questo era uno di quelli. >> Chi erano queste persone più importanti presenti in questa occasione, per esempio, a casa di Cirovara? È importante. C’ero io, Nardo Lombardo e altre persone.

 Poi sulla destra ora il nome era uno che ok, sul momento io non ci ho fatto caso perché il mio rapporto era con Cirovara, era il mio capomamento. in quel momento siettiva Tano Pacino, dovevo parlare con lui, però quando lui ha accettato di parlare c’era Mimivaco, c’era tanta gente e c’era anche uno seduto a capotavola di là che sembrava che non c’entasse della nostra discussione e invece è quello un nome importante che ora il nome mi sfugge, che è diventato collaboratore di giustizia, che in questo momento il nome non non riesco a >> da da quale in questo momento il

>> da quale famiglia mafiosa proveniva? Da quale zona? Comunque >> è di una zona di Palermo, credo nella zona di Collesano, questi paesi qua, ma non dov’era cintile da questi da questi paesini, però non riesco a a ricordarmi il nome in questo momento. Dottore, >> lei ha conosciuto Giuffre Antonino? era Giffre Antonino, perché dopo rivisto nelle fotografie, nelle cose, questo era capotavola nella mangiata, non io non ero invitato, cioè siamo arrivati perché dovevamo comunicare al capoomandamento, dovevamo dire delle cose e ci siamo trovati che

c’erano tutti lì e noi siamo entrati, ci hanno fatto entrare, se volevano ci mettevano in un’altra saletta, avremmo parlato con Girovara e saremmo andati via, mentre invece Cirovara ha preteso che io mi restassi a mangiare. E siamo state lì sotto casa di Cirovara che c’ha un salone. Siamo state lì. Senta, ma Cirovara e tutti gli altri che lei ha già detto esprimevano questa convinzione che in Cassazione poi tutto si sarebbe aggiustato, erano più specifici? Facevano riferimento a qualche elemento di conoscenza che avevano all’intervento o

alla promessa di intervento di qualcuno? per influenzare l’esito del e del per influire sull’esito del processo. Certo, loro si riferivano a Salvo Lima, loro si riferivano a Giulia Treotti, questi erano i nomi che circolavano, poi dicevano che il processo sarebbe stato assegnato a Carnevale, che era sarebbe stata una barzelletta.

 Questa era le cose che dicevano. Naturalmente io non ero né la possibilità di verificare, ok, anche avendo un ruolo importante in una provincia, non ero io che avevo il contatto, erano altre persone che dicevano che tutto dovreba andare bene perché queste erano le persone che ci garantivano questa cosa. Come ho detto prima, ho detto in accever verbale, addirittura c’è stato un momento che hanno detto che Andreotti era stato fatto uomo d’onore, anche se poi tutta la gente prende le distanze, le cose, ma la mafia era un salotto molto importante

perché la mafia ha il potere politico e il potere dei soldi economico e il potere punitivo. Perciò la mafia è il potere più importante che esiste in Italia, perché nessuno in nessun posto coincide questo potere. ha il potere politico, il potere economico e il potere punitivo che non ha neanche la massoneria, niente.

 La mafia mette in atto e esegue le sentenze, non ha bisogno di chiamare a nessuno. Ecco perché sono molto importanti. Questo è quello che ci diceva. Lei riesce a indicare chi coloro i quali facevano in riferimento all’esito del Maxi il nome di Lima, a di Andreotti. e e della del presidente carnevale Lorenzo Naro che era il mio rappresentante Borino Micella, avvocato Bevi l’acqua Cirovara quando parlai anche con lo stesso Madonia non l’ho visto preoccupato, diceva che doveva finire tutto in una bolla di sapone.

Quello che si trasfarì, quello che traspariva per gli uomini, per la base era che c’era una sicurezza assoluta che il max processo sarebbe andato a finire in una bolla di sapone, dicevano per questo, questo e questo. Cioè, non è che tutti gli uomini, i soldati arrivano a sapere questa faccenda. Io ero a capo di una corrente nel mio paese.

 Io frequentavo le persone dei mandamenti della provincia. Sono venuto a conoscenza queste cose perché io avevo un posto elevato. Non ero il soldato che stava nel paese a destra a sinistra. Io ero un uomo che si muoveva. Il mio giorno lo passavo con Totto Ferraro dalla mattina alla sera o a cavallo o lo andavo a prendere che era il braccio, cioè era quello che Madonia mandava agli ordini.

Dalla mattina alla sera noi stavamo con dottor Ferrario. >> Senta, in che anni siamo quando lei mi pare di avere capito più volte e da più persone sente questi riferimenti a Lima e a Andreotti come coloro i quali sarebbero intervenuti sull’esito del maxi? Praticamente c’era è stata una discussione a salire perché prima c’è cercavano di trasparire, di fare dare agli uomini sicurezza a tutti che non c’erano problemi.

 Però questa cosa a salire poi dicevano che il primo grado è andato via o il secondo grado e in fase successive non è che hanno detto subito succede così. Piano piano, sino ad arrivare quando è stato il processo finale che loro dicevano che doveva andare bene perché intervenivano loro. Ora gli anni sono che ora io la data la ricordo.

 Questo è la discussione che facevamo tutti i giorni. Senta che Andreotti fosse poc’anzi lei ha detto qualcuno diceva che Andreotti fosse stato combinato. A lei in particolare questa notizia è stata data ed eventualmente da chi? Combinato in cosa? notizia me l’ha data Lillo Rinaldi e poi ne ho parlato con Cirovar, con Lillo Rinaldi mi ha detto è Punciuto cioè Lillo Rinaldi era l’uomo che frequentava Madonia negli ultimi tempi l’espressione dei corleonesi nel mio paese e nella e nel paese di Caltanissetta.

>> Quando riceve lei questa confidenza? Ma una sera eravamo nella cella a Cameroncino 2 al carcere di Caltanissetta, si è spuntato Andreotte e quello dice “Hai visto? Questo è uomo d’onore, è pongioto. Giustamente fuori di lì io non avevo saputo niente. Poi ho cercato di sapere, ma tu vuoi affrontare cose concentro di me, lo devi chiedere al vertice, ma non è che puoi andare dal vertice e dice “Ma Andreotti è eh cerchi quando sei in una conversazione con persone come Cirovara, con eh Borino Mici di cercare di entrare in

discorso”. E poi mi era stato detto che era uomo d’onore. Ma di antre si non è che si diceva solo quello, gli antrei avevano tutti che ridire. Ora uno non può. Oltretutto io vengo da da un’espressione sociale che è il centro Sicilia. Roma, da quando io sono vissuto in Sicilia era un po’ lontanina, però le discussioni che facevano dicevano anche altre cose di Giulie Andreotti, non dicevano solo quello.

 Continuamente c’era un chiacchiericcio continuo. Lei ha conosciuto un uomo d’onore di Lentini che si chiamava Nellonardo. >> Così? Sì, ci siamo conosciuti e presentati all’interno del carcere di Caltaness. Questo diceva che era cugino di Nitto Santa Paola. Abbiamo avuto la presentazione rituale all’interno del carcere. >> Le ha detto qualcosa su Andreotti e i rapporti con la mafia? >> Mi ha detto che era uomo d’onore.

 Mi ha detto che era anche figlio di un papa. Ognuno è in cosa nostra il vertice diceva che Andreotti era il figlio mulo di un pap. >> No, a proposito dei rapporti con la mafia. Intanto >> quindi lei ha detto la stessa cosa di Rinaldi praticamente. >> No, non è era una discussione continua dopo che si andava avanti Andreotti era nelle discussioni tra me e Pepilacqua.

Era nelle discussioni. Quello è il vertice di Cosa Nostra. Lasciamo perdere ora che era Barrafanca o la provincia di Enna, ma quello era il vertice di una provincia. Non erano gente così, non erano ragazze di un paesino, quelle erano quelle che amministravano il potere punitivo nella provincia di Enna, non erano gentucci. È così.

Senta, lei sa se a un certo momento e prima della sentenza definitiva, all’interno di Cosa Nostra, questo ottimismo, questo convincimento che le cose sarebbero andate bene venne meno, cioè se cominciò a cambiare l’atteggiamento, se cominciò cominciarono a farsi discorsi diversi a un certo punto. Corsi diversi poi sono stati fatti perché la sicurezza che tutto sarebbe andato bene era finito, era iniziata una fase di caos.

 Cosa Nostra è entrata in fibrillazione, non c’era più la sicurezza di nessuno perché i vertici non mandavano sicurezza e quando hanno capito che il processo non sarebbe stato più assegnato a a Corrado Carnevale, la sicurezza era finita in quel momento >> e può essere più preciso intanto sul periodo e e poi che discorsi sente fare e soprattutto se questi discorsi cambiano in relazione all’atteggiamento di qualcuno, cioè se se lei capisce dai discorsi che eventualmente sente fare perché l’ottimismo viene meno, che cosa era successo per cambiare quella

situazione di ottimismo. Lei ha detto >> situazione di ottimismo. Mh, prego. >> La situazione di ottimismo cambia quando non riescono a far assegnare il processo a Carnevale e poi le persone hanno incominciato, il potere è finito lì in quel momento, essendo che non c’era stata segnata il processo là, dove con qualche cosa avrebbero buttato giù tutto, i politici si sono allontanati.

È un discorso che sente fare, una considerazione che sente fare o che sta facendo lei? I politici si sono allontanati. >> No, no, no. Io nelle mie deposizioni cerco di evitare i miei pensieri e le mie cose. Questo è la mia vita si svolgerà dalla mattina alla sera all’interno di Cosa Nostra. Io andavo dalla mattina alla sera o lì o là a parl.

 Non che avevo di parlare, è un fatto normale. Io prendevo ordini e davo ordini, allora bisognava che mi notiziav, no di antre ottio, quello e quello. Poi si entrava in discorsi perché magari dovevamo aspettare a uno, doveva aspettare un altro, passano ore, allora ci si mette a parlare con chi sei più amico, con chi sei. E questo è quello che succede in tutte le riunioni.

E chi è che le dice queste cose? in particolare con riferimento al fatto che i discorsi erano cambiati e se nel momento in cui le dicono queste cose si fa riferimento o si ci si lamenta di di qualcuno degli uomini politici in particolare se sente in questo momento delle recriminazioni contro alcuni uomini politici >> loro si incominciano a lamentare di Salvo Lima, di Giulia Andreotti, ma c’era un movimento già prima di arrivare a quello che è successo.

 Loro avevano una strategia che si essendo state nella provincia di Enna in parecchio anche prima degli omicidi di Falcone, quelle lì andavano a caccia, stavano lì, nessuno li cercava, c’era già una una situazione politica in evoluzione. >> Ora ci arriviamo, ora ci arriviamo sul maxi processo.

 Ora affronteremo proprio analiticamente questa cosa, ma sul maxi processo, sul fatto che non c’era più la certezza che il maxi processo andava bene, anzi anche perché si era capito che non avrebbe presieduto più il dottore Carnevale. Su questo fatto, se lei lo ricorda, ci sono state delle recriminazioni dirette contro uomini politici chiamati per nome e cognome.

Recrinazioni erano sempre >> Sì, prego. >> Sì, le recriazioni erano sul vertice politico nazionale che non avevano mantenuto nessun patto. Punto. Come gli ho detto anche prima, noi eravamo defilati come provincia perché il processo si svolgeva sopra una provincia. Noi eravamo solo due, tre impicciati in questa cosa.

 Non avevamo risentito molto del maxi processo noi, pochissimo. Allora i discorsi che si facevano si facevano perché lì c’era Madonia, perché lì c’era Rina, perché lì c’era Provenzano, perché loro stavano lì e Borino Michè e gli altri sapevano le discussioni che facevano a tavolo e loro il lamento era che queste persone si erano tirate indietro, non erano in grado di garantire più niente.

Senta, su questo punto, anche in ausilio alla sua memoria, eh lei sempre il 13 marzo del 97, dibattimento nei confronti di Andreotti, pagine 32 e 33 dichiarava questo: il pubblico ministero le chiedeva: “Cerchiamo di essere più chiari facendo uno sforzo di memoria sul maxi processo Le cose erano cambiate, sarebbero andate male perché e che cosa dissero esattamente? Lei ha risposto, dissero che non c’era più la sicurezza che andava a finire nella prima sezione.

 Dissero che c’erano dei problemi, che un’ala politica, quella di Martelli, aveva scavalcato quella craxiana e c’era un po’ di maretta, praticamente non avevano più il controllo. Questo c’era quello che si diceva. E ancora subito dopo, presidente, ci sono subito dopo c’è un’altra domanda. Pubblico Ministero, senta, ritorniamo un attimo.

 Ci furono reazioni di fronte a questa notizia. Lei ha già parlato di Martelli e della corrente craxiana. si fece riferimento anche a qualche altro personaggio politico e lei rispondeva sì sia a Martelli che all’onorevole Andreotti e poi specifica anche chi faceva questi riferimenti. Allora, ora io le volevo chiedere se effettivamente le lamentele e la responsabilità di questo cambio, diciamo, di direzione oltre che a Lime e Andreotti vennero attribuiti in quel momento anche all’onorevole Martelli e al prevalere della corrente di Martelli all’interno

del Partito Socialista. Se lei ne ha ricordo, se è vero, se >> no. Come ben sapete c’è stato un momento in Sicilia che Cosa Nostra non votava, non ha fatto votare la Democrazia Cristiana e ha scelto i socialisti. È vero, Martelli va alla televisione, va a dire che non sapeva quello, non sapeva quell’altro, che quelli che incontravano erano tutti dottori, avvocati, ma quelli che incontrava erano Angelo Siino, erano uomini della mafia.

 Ok? Poi giustamente quando uno va alla televisione è un ministro della giustizia dice che non sapeva quello chi era quello che c’è stato un ordine ben preciso in Sicilia che io ho ricevuto personalmente di votare i socialisti. Martelli si era preso un po’ di impegni che poi non ha mantenuto e poi quando è arrivata al potere scavalcando laa graxiana non ha mantenuto quello che doveva mantenere.

Questo era il combattimento che c’era in casa nostra. Avevamo avuto una specie di fallimento perché pur puntando sui socialisti non avevamo ottenuto quello che dovevamo ottenere naturalmente. Ok, io sono uno che sa le cose, ma non sono partice. Io sapevo quello che si diceva nelle riunioni. Non ero io che parlavo, non ero io che facevo, io ero quello che mi hanno messo alla corrente della situazione come era.

 Adesso andiamo alle riunioni e a tutto quello che lei ha appreso su queste riunioni, però prima le volevo chiedere se lei che appunto come ha detto già nella prima parte della sua deposizione è cresciuto proprio in Cosa Nostra ancor prima di essere affiliato. ci può dire se esiste un organismo denominato commissione regionale o interprovinciale e eventualmente se esiste quali compiti ha e da chi è composto.

 Quando io da quando io sono prima di entrare in Cosa Nostra, anche se io sono andato nelle riunioni, aspettavo fuori dove c’era De Cristina, dove c’era i miei parenti, dove c’era il vertice della provincia di Caltanissetta, esisteva una commissione. Praticamente la cosa funziona così, gli uomini d’onore base eleggono il loro rappresentante.

Il rappresentante si chiama il capo, il sotto capo e il capo di Cina. Ok. I gli uomini d’onore eleggono un consigliere e poi anche un cassiere perché lei capisce che girano dei soldi e vanno in mano a uno che poi tiene una specie di contabilità con le persone. I rappresentanti dei paesi eleggono il capo mandamento.

I capo mandamento hanno un capo mandamento sotto capo mandamento e consiglieri del mandamento. Sopra il mandamento c’è la provincia. la provincia che si riunisce capo provincia, sotto capo provincia e i capi del mandamento e i consiglieri, i rappresentanti delle della provincia siedono nella commissione regionale che poi c’è capo, sotto capo, consiglieri, cassieri, come la struttura base va a piramide sino in vertici.

 Questa era la struttura siciliana e ognuno ha una competenza che ci sono delle cose che la famiglia decide autonomamente, ci sono delle cose che devi parlare con il mandamento o ci sono delle cose che tu devi parlare con il mandamento deve pigliare ordine della provincia e la provincia deve pigliare ordine della regione.

 Dipende quale omicidio bisogna fare, che cosa dipende chi è la persona, chi sono gli appaltatori. Funziona così. Non è una cosa che un uomo d’onore o un capo del paese, anche se nel suo territorio, decida da sé. Se è una cosina del paese decide. Se non è una cosa del paese deve informare il mandamento e aspetta un ordine, sì e no e come e quando farlo.

 Dipende che cosa c’è da fare. C’è una struttura e anche una struttura nazionale. Perché lei ha sentito dire mai che l’antrangheta si spara con Cosa Nostra o la camorra si spara con i napoletani? No, c’è una commissione nazionale dove si raggiungono accordi perché questi fanno lo stesso lavoro, cioè questi ognuno nel suo territorio si occupa del potere punitivo, degli appalti, da droga e della politica e non entrano mai in contrasto, mentre invece mi è stato spiegato che c’è una commissione a livello nazionale che coordina queste

cose, senò ci sarebbe una guerra continua con tutte queste organizzazioni. La commissione regionale o interprovinciale, innanzitutto, quali province della Sicilia rappresenta? presentava Palermo, Caltanissetta, Agricento, Trapani, Enna e stavano Catania e stavano cercando, naturalmente sono cose in espansione, cercano sempre di conquistare territorio.

 Non è facile strutturare uomini d’onore perché gli uomini d’onore non sono rapinatori o gente che va a rubare, è gente con una mentalità formata come amministrare il potere. Se tu prendi un rapinatore, lo fai uomo d’onore, è difficile perché quello non sa le regole, non ha il sangue, non ha le amicizie. Ok, qualcuno ci può arrivare, ma molti sono stati usati, poi messi da parte.

Naturalmente io le chiedo, queste sono le sue conoscenze fino a quando ha iniziato a collaborare nel 92, però non ha risposto ancora alla mia prima domanda sulla commissione regionale per quelle che sono le sue conoscenze in quel momento, in questa ripartizione di competenze che lei ha disegnato in maniera tanto convincente e tanto analitica, la commissione regionale aveva dei compiti deliberativi in relazione a quali delitti eventualmente? La commissione regionale, che poi sono i capi delle province, avevano il potere

dei grandi appalti e i poteri delle dei grandi omicidi. Non si poteva ammazzare nessuno se non c’era l’ordine della commissione regionale che poi erano i capi della provincia. Io non posso decidere di ammazzare un poliziotto o un carabiniere senza ordine della commissione perché quello va a influire in nello stato di Cosa Nostra.

ci vuole sempre un ordine, >> ma questi suoi conoscenze sulla commissione nazionale per coordinare anche i rapporti con le altre organizzazioni e altre organizzazioni di tipo mafioso a quando risalgono. E voglio capire se lei ha, diciamo, motivi per di conoscenza per affermare che questo organismo della Commissione Nazionale fosse in vigore, fosse funzionante anche nel periodo di cui adesso noi andiamo a parlare, 91-92.

è stato detto specificatamente, cioè una sera io ero alla I Calcestruzi a tra Barrafanga e e Petra Perzia c’ero io, Borino Mici, Carmelo Tasca della uomo di Madonia della famiglia di Gela e io sono arrivato lì e c’era delle scarpe, delle cose. Mi è stato detto, chiaramente, non è una mia immaginazione, mi è stato detto che c’è una commissione nazionale che coordina tutte le cose, ok? che questa gente si incontra per fare il punto che è diversa dalla dalle decine che sono fuori dalla Sicilia, perché per fare una decina

fuori dalla Sicilia ci vuole l’ordine della Regione e della Provincia per fare i contatti tra le organizzazioni e il vertice di Cosa Nostra che si riunisce con queste persone. >> Chi gliel’ha detto dell’es >> del chi in particolare lo riesce a ricordare chi parlava dell’esistenza del fun >> Certo, certo.

 No, ma mi è stato detto anche arto, cioè praticamente mi è stato detto che c’è una commissione, >> intanto mi scusi, per la commissione nazionale, poi la la ampliamo, se lei ha da ampliare il concetto lo amplierà. Intanto le chiedevo chi le ha parlato dell’esistenza della commissione nazionale quando e se lei sa per caso direttamente o indirettamente anche se questa commissione nazionale avesse qualcuno che la la rappresentasse, che ne fosse il capo, il coordinatore, non so che cosa, chi fosse.

 in quel momento in quel momento che mi è stato detto questa cosa, mi è stato detto che c’era una commissione nazionale, è una commissione che si parla anche con le altre organizzazioni mondiale e che in quel momento avevano fatto capo della commissione mondiale tutto Rina. Questo è quello che avevano detto a Pietra Perzia.

 A mia presenza c’era Carmelo Tasca e io dicevo “Ma è un fatto delle decine che ci sono nel mondo?” No, è una questione dell’organizzazione. Le decine già appartengono a Rina o o a Madonia o a Mariana Gate. Le decine sono un’altra cosa. Queste parlano de delle organizzazioni. >> Siamo in che anno su per giù. E chi le dice? Lei >> lei ha detto c’era Carmelo Tasca.

 Ma chi è che parla in questi termini? >> Parla Borino Mich. >> E siamo in che periodo? In che anni? No, fin 9192. Fine 91, inizio 92. Senta, proprio con riferimento a quel periodo, adesso lei aveva già cominciato a fare un accenno, ma io l’avevo un attimo fermata, no, per potere parlare organicamente di di questo argomento.

lei ha notizie in ordine ad eventuali riunioni o comunque determinazioni di Cosa Nostra in quel periodo connesse a strategie legate al rapporto con la politica. Poc’anzi lei aveva già cominciato ad accennare che in quel periodo si sviluppa una nuova strategia di rapporto con la politica. aveva cominciato a parlare di una permanenza di alcune persone nel territorio di Enna.

 La prego sul sul punto, intanto nuove strategie di rapporto con la politica, di essere nei limiti dei suoi ricordi il più preciso possibile, il più analitico possibile. Questo settembre, fine estate 91, loro erano riuniti a nella provincia di Enna. Per favore, quando dice loro dovrebbe fare nomi e cognomi almeno la prima volta per >> per >> Certo.

 Provincia di Enna mi è stato detto dove Rina abitava con la moglie. Io lo sapevo quando lui era là, però io io per natura non sono un tradittore. A me non interessa che non interessava che qualcuno andasse a finire in galera per io prendere de sorte. Quando sono stato contattato anche dai servizi segreti non mi sono mai permesso di dire una parola cose né di prendere quello né io ho camminato 15 anni senza patente.

 A me non interessava. Comunque loro erano Rina, Provenzano, c’era Bebevacqua, Saita, questi mi dice quelli che erano lì permanenti. Ok. La strategia era questa. Dice, “Perché ti dovevano confidare a te la strategia?” Non era una confidenza. Io ero il fornitore delle armi della provincia di Enna. Io ero cresciuto con Borino Mice Salvatore Saitta che era nel rappresentante di tutta la provincia.

E Borrino un giorno c’era Bossi a Catania. Voi vi ricordate a Bossi? a Umberto Boss che tutti i giorni arrivava la televisione, diceva che il sud eravamo delle degli stronzi, delle merde a destra. Ho detto “Ok, Borì c’hai a tutti questi qua, chiedigli il permesso che io mi pongo su Catania e ammazziamo a questo qua che ora la finisce”.

 E mi ha detto “Oh, matto sei pazzo o chi?” No, questo ce l’ha con il meridionale, dice che si vuole staccare di qua di là, ma tanto l’ammazziamo poi dice, “No, questo è un nostro amico, la strategia è questa. Lui è solo un popolo, questo è espressione della massoneria. Il vero artefice della Lega Nord è Miglio, che è uomo di Andreotti.

La strategia di Cosa Nostra è che verrà creata una Lega del Sud. e la mafia diventerà stata. Ora lei capisce quanto Ok, io ho una cultura piccola, media, magari anche come criminale sono stato medio, però tutta una volta ti vengono a dire questa cosa tu fai un sussulto sulla sedia, insomma tutte le tue convinzioni in quel momento vengono a a cambiare.

 riesci un po’ per la cultura che ho, un po’ per le cose che non sai, ti trovi davanti a un mondo nuovo. Questa era la strategia dei corleonesi. Questo è quello che mi ha detto Borino B, riuscire a diventare stato. E questo era quello che portavano avanti, che sarebbe stata creata la Lega del Sud per potere fare sì dell’indipendenza della Sicilia, la Calabria e la Campania.

 Questo è quello che dicevano, che lo stato italiano sarebbe stato smembrato per fare sì che noi diventassimo stato. Questo è quello che mi sta dicendo. E in tutto questo diceva che c’era un’ala della mazzoneria, cioè il discorso era così grande, ok, la mia cultura, io sono un autodidatta, la mia cultura è basata sui libri, non sulla scuola.

Allora, mi sono trovato davanti a a cose che ci è voluto un po’ per capire, per fare. Questo è quello che mi è stato detto. >> Senta, ma io volevo capire una cosa. Queste cose gliele Borino Micciichè. Mh. Lei già in quel momento sapeva della presenza di Riina Provenzano e di altri uomini d’onore nel territorio di di Enna e delle della circostanza che discutevano di questioni politiche e sapeva se questo Borino Micciichet nella permanenza di questi uomini d’onore tra cui Rina e Provenzano aveva un ruolo nella gestione della presenza di queste

persone nell’ennese. Cioè io voglio capire >> se questo discorso che le fa Borino Micciiché è farina del sacco di Borino Micciiché o se Borino Michich l’aveva appreso in altre circostanze da altre persone se era stato deciso, diciamo, l’appoggio a questa linea politica dai vertici di Cosa Nostra? >> No, Borino Michqu non parlava per sua bocca.

 Borino Michquè era quello che Borino Miciqu l’avvocato Raffaele Bevilacqua Salvatore Saitta erano i vertici di Cosa nella provincia di Enna e erano loro che ospitavano queste persone. Hanno fatto venire i cani dall’Austria per mandarla a caccia. Poi non erano a casa di queste persone, erano a casa del cavaliere Graci, cioè non erano messi in un casolare, questi non sono persone così, queste sono persone che vanno in posti buone.

 Borino mi aveva detto che aveva mandato a pigliare dei cani dell’Austria per fare cacciare questa gente. Cioè noi ci vedevamo tutti i giorni o alla miniera Pasquasia o andava a casa sua o veniva a casa mia. Noi era una questione continua. Ho capito. >> Borino che perché poi io avevo un ragazzo che si occupava di apparecchiature per le intercettazioni telefoniche e avevamo un apparecchio che avevamo fatto avevo comprato un apparecchio dal Giappone, ero in grado di sapere dov’erano i posti di blocco.

 Questo ragazzo l’ho mandato in uno dei COV con questo apparecchio a far installare questa cosa, poi non si sentiva. Siamo andati a Catania a comprare le antenne. Non è una cosa così. Noi era io e Borin che ci vedevamo 50 volte al giorno. Se non ci vedevamo veniva a casa, se non veniva a casa ci vedevamo al ristorante, era la nostra vita era comune.

 Allora, e per quello, quindi ora è molto più chiaro, quindi non è un discorso estemporaneo che una volta capita, ma è un discorso che si sviluppa in un periodo di tempo in cui vi vedete più volte e Borino Michich è perfettamente a conoscenza della presenza di di questi uomini. A parte Rina e Provenzano Saitta e c’erano altri e non >> Madonia.

>> Madonia. >> Madonia. Sì, sì. Madina, un conto è le riunioni e un conto è che loro passavano dalla latitanza lì. Sono >> No, no, no, no. Io le chiedo in queste in queste riunioni fatte per discutere delle strategie politiche per quello che lei seppe in quel momento, c’erano Rina, Provenzano, Saitta, Madonia, >> Madonia, Saitta.

 Questi era il vertice di Cosa Nostra. Madonia significava tre province. Adonia significava Catania, Caltanissetta e Agrigento. Een significava quattro province, non è Madonia. Quello era un uomo importantissimo in Cosa Nostra. เฮ

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