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 Il libro nero del prete: cosa faceva ogni luna piena

Per anni, ogni luna piena, padre Domenico varcava la soglia di casa nostra con quel libro nero stretto al petto, dicendo: “Vengo per una benedizione speciale per aiutare tua madre a trovare pace”. E io, giovane e ingenua, lo credevo. Una benedizione al mese, mai di più, mai di meno. Un rituale rassicurante, immutabile, sacro, fino alla notte in cui decisi di registrare quella sessione.

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Ciò che sentì in quella registrazione ha trasformato non solo la mia giovinezza, ma l’intera storia della mia famiglia in una rete di bugie, manipolazione e segreti sepolti troppo a lungo. Buongiorno, mi chiamo Bianca e oggi ho 67 anni. Vivo in un piccolo appartamento a Venezia con vista sul canale.

La vita mi ha portato lontano da quella casa della mia gioventù, ma i ricordi non mi hanno mai abbandonata, soprattutto quelli legati a quel libro nero. Era il 1975. L’Italia attraversava anni difficili, anni di piombo come li chiamavano. Ma nella nostra piccola cittadina in provincia di Modena la vita scorreva con un ritmo diverso, più lento.

Mio padre Vittorio era mancato da poco più di un anno, lasciando un vuoto incolmabile nella nostra casa. Mia madre Chiara, una donna forte che aveva sempre gestito tutto con determinazione, sembrava persa. Il dolore l’aveva cambiata e fu in quel momento di fragilità che padre Domenico entrò nella nostra vita. Ricordo ancora il giorno in cui si presentò per la prima volta.

Era arrivato da poco nella nostra parrocchia. Tutti ne parlavano bene. Un uomo di chiesa colto, carismatico, diverso dal vecchio don Giuseppe che aveva servito la comunità per decenni. “Sono qui per portare conforto” disse con quel sorriso che all’epoca mi sembrò rassicurante, ma che oggi, ripensandoci, aveva qualcosa di inquietante.

All’inizio le sue visite erano casuali. passava a prendere un caffè, parlava con mia madre di fede, di come affrontare il lutto. Io assistevo a quelle conversazioni con rispetto, anche se preferivo rimanere in disparte, immersa nei miei studi o nei libri che tanto amavo. Fu durante una di quelle visite che notai per la prima volta il libro, nero, rilegato in pelle, senza alcuna scritta sulla copertina.

lo teneva sempre con sé, ma non lo apriva mai durante le conversazioni ordinarie. Quando gli chiesi di cosa si trattasse, mi rispose semplicemente: “È un libro di preghiere speciali, Bianca, preghiere antiche, potenti.” Non ci pensai più di tanto all’epoca. Avevo 17 anni e le mie preoccupazioni erano altre: la scuola, gli amici, il futuro.

Sognavo di studiare letteratura all’università, di viaggiare, di conoscere il mondo al di là della nostra piccola città. La morte di mio padre aveva lasciato un segno profondo, ma stavo cercando di andare avanti. Fu solo quando notai il cambiamento in mia madre che iniziai a prestare più attenzione a quelle visite. Avvenne gradualmente, prima piccoli dettagli.

Sembrava più stanca dopo ogni visita di padre Domenico, a volte confusa, come se non ricordasse bene cosa avessero discusso. Poi iniziai a notare uno schema. Le visite avvenivano sempre durante la luna piena e sempre il giorno dopo mia madre era diversa, più docile, meno presente. “Come ti senti dopo la benedizione di ieri?”, le chiesi una mattina mentre preparava il caffè con gesti meccanici.

“Benedizione”, rispose con lo sguardo vagamente perso. “Ah sì, la benedizione! Mi sento in pace.” Ma non sembrava in pace, sembrava vuota. Fu allora che iniziai a fare domande. Chiesi a mia madre cosa succedesse durante queste benedizioni speciali. Le sue risposte erano sempre vaghe, come se faticasse a ricordare.

Padre Domenico legge dal suo libro Preghiamo insieme. Mi aiuta a sentirmi più vicina a tuo padre. Un giorno trovai il coraggio di chiedere direttamente a lui, padre, queste benedizioni che fa a mia madre in cosa consistono esattamente? Mi guardò con quegli occhi che sembravano scrutare dentro di me. Sono pratiche spirituali antiche, Bianca.

Un modo per guidare l’anima attraverso il dolore. Tua madre sta guarendo grazie a queste sessioni. Posso partecipare anche io? La sua risposta fu immediata e ferma. No, queste pratiche sono individuali. Tua madre ha bisogno di uno spazio privato per aprirsi completamente alla grazia divina. La tua presenza interferirebbe con il processo.

Quella risposta non mi convinse. C’era qualcosa nel suo tono, nella rapidità con cui aveva rifiutato, che mi mise in allarme. Da quel momento iniziai a osservare con maggiore attenzione. Notai come prima di ogni sessione padre Domenico chiedesse che fossimo lasciati soli, come chiudesse sempre la porta del salotto, come quelle sessioni durassero sempre esattamente un’ora, mai di più, mai di meno.

Una sera ascoltai di nascosto fuori dalla porta. Senti la voce di padre Domenico, ma non recitava preghiere. parlava con un tono monotono, ritmico, ripetitivo. Le parole erano indistinguibili, ma il suono, quel suono mi mise i brividi. Quando uscì un’ora dopo, mia madre sembrava in trans, rispondeva alle domande, ma i suoi occhi erano vuoti.

Si riprese completamente solo il mattino seguente, senza ricordare nulla della serata. La luna successiva il rituale si ripetè identico e ancora quella dopo. Ogni volta mia madre sembrava perdere un pezzo di sé. diventava più silenziosa, più remissiva. La donna forte e indipendente che conoscevo stava scomparendo sotto i miei occhi.

Iniziai a fare ricerche, a leggere libri sulla psicologia, sull’ipnosi. All’epoca non c’era internet, non potevo semplicemente cercare informazioni onine. Dovevo recarmi in biblioteca, consultare enciclopedie, chiedere consiglio ai professori senza rivelare troppo della mia situazione familiare. Fui il mio insegnante di filosofia, il professor Ricci, a darmi la prima indicazione concreta.

Durante una lezione sulle tecniche di persuasione menzionò l’ipnosi come strumento potenzialmente manipolativo. L’ipnosi, se usata da mani esperte, può indurre uno stato di suggestione in cui la persona diventa estremamente recettiva ai comandi esterni, spiegò. In quello stato si possono impiantare suggestioni, idee, persino alterare i ricordi.

Quella spiegazione fu come un fulmine a cel sereno. Era esattamente ciò che stavo osservando in mia madre. Dopo la lezione rimasi a parlare con lui ponendogli domande su come riconoscere se qualcuno è sotto ipnosi. “Perché questo interesse, Bianca?” mi chiese incuriosito. “Sto sto leggendo un libro che ne parla. menti.

Mi affascina l’idea che la mente possa essere così influenzabile. Mi fornì alcuni riferimenti bibliografici, libri che divorai nei giorni successivi. Più leggevo, più i pezzi del puzzle si componevano nella mia mente. Le sessioni di benedizione, il tono monotono, lo stato confusionale di mia madre, la sua incapacità di ricordare e tutto indicava una cosa sola.

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