I britannici riuscivano a crederci. Oggi il ComSubin continua quella tradizione. Infiltrazioni nei porti nemici, salvataggi da sottomarini a profondità mortali. Sono i fantasmi del Mediterraneo. Arriviamo al cuore della questione. Dynamic Mongus 2018. La NATO organizzò una competizione tra tutte le forze speciali.
Scenario complesso, gruppo terroristico su impianto petrolifero offshore. 32 ostaggi, bombe ovunque. Mare del nord, onde di m, nebbia densa. Gli americani mandarono i dgr, i britannici l’S, i francesi il gn, l’Italia 12 uomini, 6 G, sei colonnello moschi. Alcuni sorrisero. Sembrava uno scherzo. Iniziò finalmente la simulazione.
Le regole erano state spiegate chiaramente a tutti i partecipanti. Chi liberava più ostaggi vivi, chi neutralizzava più terroristi simulati, chi causava meno danni collaterali alla struttura e ai civili, chi completava la missione nel minor tempo possibile. Una combinazione di tutti questi fattori avrebbe determinato il vincitore.
Il devw americano entrò in azione per primo. usarono la loro tattica standard perfezionata in due decenni di guerra al terrorismo. Velocità assoluta e violenza d’azione massima. Overwhelming force, forza schiacciante. Quattro elicotteri Black Hawk apparvero dal nulla attraverso la nebbia. Gli operatori si calarono con corde rapide sulla piattaforma.
Irruppero simultaneamente da sei punti diversi. Granate stordenti esplosero in ogni stanza. Flashbang che accecano e assortano. Fuoco di soppressione massiccio per terrorizzare i nemici, proiettili che volavano ovunque. La dottrina americana è semplice. Colpisci così forte e così velocemente che il nemico non ha tempo di reagire.
e funzionò parzialmente. Neutralizzarono sette terroristi simulati in soli 90 secondi. Un tempo incredibilmente rapido, impressionante per qualsiasi standard militare. Ma nel processo caotico tre ostaggi simulati morirono per fuoco amico. Colpiti accidentalmente durante gli scontri a fuoco.
Due bombe vennero fatte esplodere accidentalmente durante il blitz. Gli esplosivi che avrebbero dovuto essere disinnescati saltarono in aria. In una situazione reale mezza piattaforma sarebbe collassata nel mare. Gli americani erano veloci, brutalmente efficienti, ma troppo violenti, troppo caotici. La forza bruta aveva causato più danni di quanti ne avesse risolti.

L’SAS britannico provò un approccio completamente diverso, più metodico, più paziente, infiltrazione silenziosa attraverso i condotti di ventilazione della piattaforma, come avevano fatto centinaia di volte in Irlanda del Nord contro l’IRA. Cecchini esperti posizionati su piattaforme petrolifere adiacenti con fucili di precisione, pronti a eliminare qualsiasi minaccia da distanza.
Coordinamento perfetto tra tutte le squadre tramite comunicazioni criptate, gli inglesi sono maestri della precisione, della pazienza tattica, dell’attesa del momento perfetto e salvarono effettivamente 24 ostaggi su 32. Un risultato eccellente sulla carta, quasi il 75%. Ma impiegarono 2 ore e 12 minuti per completare l’operazione. 2 ore.
In una situazione reale con terroristi veri, con bombe vere, con ostaggi terrorizzati, i terroristi avrebbero fatto esplodere tutto dopo i primi 30 minuti. Avrebbero giustiziato ostaggi uno per uno, avrebbero negoziato con cadaveri. La precisione britannica era ammirevole, ma troppo lenta, troppo metodica.
Il tempo è vita in queste situazioni e loro ne avevano sprecato troppo. Il GN francese tentò qualcosa di spettacolare. Un assalto anfibio combinato con supporto aereo da elicotteri, motoscafi militari che sfrecciavano sulle onde, incursori che si arrampicavano sulle gambe della piattaforma come ragni d’acciaio, elicotteri Puma che volavano rasoterra sopra il mare.
Era uno spettacolo cinematografico, qualcosa degno di un film di Hollywood, ma era anche troppo complesso, troppo dipendente da fattori che non potevano controllare. La nebbia densa del mare del Nord, quella nebbia che aveva reso famoso il canale della manica, mandò completamente in tilticazioni radio.
I segnali GPS si persero nella foschia. Tre operatori d’Elite si persero letteralmente durante l’approccio nella nebbia. girarono in cerchio per 20 minuti senza trovare la piattaforma. Il coordinamento collassò, il piano brillante si disintegrò nel caos. Missione fallita completamente. Zero ostaggi salvati.
I francesi avevano dimostrato creatività e coraggio, ma anche che la complessità eccessiva è il nemico dell’efficacia tattica. Poi arrivò finalmente il turno degli italiani e qui accadde qualcosa che nessuno degli osservatori na si aspettava minimamente. La squadra italiana non seguì nessuno schema tattico convenzionale, non copiò gli americani, non imitò i britannici, non tentò la spettacolarità francese, invece fecero qualcosa che lasciò tutti gli altri paesi completamente perplessi.
Studiarono la piattaforma per 6 ore intere. 6 ore di analisi meticolosa e metodica, mentre gli altri paesi sbuffavano impazienti nei loro accampamenti, gli americani ridevano, i britannici scrollavano le spalle con sufficienza, i francesi facevano battute sulla lentezza italiana. Cosa stavano facendo quegli italiani? Stavano perdendo tempo prezioso, ma gli italiani non stavano perdendo tempo.
Stavano vincendo la battaglia prima ancora che iniziasse. Analizzavano ogni centimetro quadrato della piattaforma con tecnologia di rilevamento avanzata. Studiavano i pattern del vento e delle correnti marine. Mappavano ogni condotto, ogni scala, ogni possibile via di ingresso e di fuga.
identificavano i punti deboli strutturali dove le bombe potevano causare il massimo danno. Creavano modelli tridimensionali digitali dell’intera installazione. Quando finalmente si mossero, quando finalmente entrarono in azione, sembrò quasi banale, quasi noioso. Nessuno spettacolo, nessun fuoco d’artificio, nessun assalto frontale drammatico.
Due incursori del Komsubin, i fantasmi subacquei, si immersero nelle acque gelide mare del Nord, acque a 8° Che possono uccidere un uomo normale in 20 minuti per ipotermia, senza mute riscaldate elettricamente, come usano gli americani, senza propulsori subacquei ad alta tecnologia, solo loro, l’oceano e la loro volontà di ferro.
nuotarono per 3 km attraverso correnti che avrebbero trascinato via chiunque altro, emergendo esattamente sotto la piattaforma, precisamente nel punto cieco dei sensori termici che avevano identificato durante la fase di studio. Mentre questi due fantasmi salivano silenziosamente attraverso le strutture metalliche sottomarine della piattaforma, sei operatori del Colmchine eseguivano un salto ha da quota altissima, high altitude, high opening. Saltarono dall’aereo a 7.
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000 m, aprirono il paracadute immediatamente e poi planarono per quasi 20 km attraverso la nebbia usando solo GPS e bussola. atterrarono perfettamente sul tetto della piattaforma, senza che un singolo allarme suonasse, senza che una sola telecamera di sicurezza li vedesse. Mentre tutto questo accadeva in perfetta sincronia, il GIS coordinava ogni singolo movimento da una sala operativa improvvisata sulla nave di supporto.
Tre hacker informatici di elite, esperti in guerra cibernetica, avevano penetrato completamente i sistemi di sorveglianza dei terroristi simulati. Erano dentro la loro rete, vedevano attraverso le loro telecamere, ascoltavano le loro comunicazioni, sapevano esattamente dove si trovava ogni singolo ostaggio, dove era piazzata ogni singola bomba con precisione millimetrica, dove ogni terrorista dormiva, mangiava, respirava, si muoveva.
L’assalto finale durò esattamente 17 minuti, non un secondo di più, non un secondo di meno, 17 minuti di perfezione tattica assoluta. Gli italiani si mossero come se fossero un singolo organismo, come se 12 cervelli diversi condividessero un solo pensiero. Nessun operatore sparò un singolo colpo fino a quando tutti i 12 uomini erano perfettamente in posizione, fino a quando ogni via di fuga era bloccata, fino a quando ogni terrorista era stato localizzato con precisione GPS.
Poi, su un segnale silenzioso trasmesso attraverso auricolari criptati, l’inferno si scatenò. Ma non era l’inferno caotico e distruttivo degli americani. Era un inferno controllato, chirurgico, preciso come un bisturi nelle mani di un neurochirurgo. Gli incursori subacquei emersero da botole di servizio che nessuno sapeva esistessero.
I paracadutisti scesero attraverso i pozzi di ventilazione con corde e moschettoni. Il GIS coordinava ogni movimento in tempo reale. Ogni terrorista venne neutralizzato simultaneamente. Entro 3 secondi 14 bersagli erano stati eliminati senza che nessuno potesse dare l’allarme. Le bombe vennero disinnescate da artificieri così esperti che potevano smontare un ordigno al buio.
32 ostaggi liberati, tutti vivi, tutti illesi, nemmeno un graffio. 14 terroristi neutralizzati con precisione. Nessuno ferito gravemente perché erano simulazioni controllate, ma in un scenario reale sarebbero stati tutti morti prima di capire cosa stava succedendo. Tutte le bombe disinnescate metodicamente ogni singola.
Zero danni collaterali alla struttura, zero. Nemmeno una finestra rotta, nemmeno un pannello danneggiato. Il generale americano che supervisionava l’intera esercitazione, un veterano con 30 anni di esperienza in operazioni speciali, rimase letteralmente in silenzio per quasi un minuto intero quando vide i risultati, fissava i monitor, controllava i dati, ricontrollava le statistiche.
Poi chiese esplicitamente di rivedere tutti i filmati delle telecamere. Pensava ci fosse stato un errore tecnico nel sistema di punteggio. Pensava che i numeri fossero sbagliati, che fosse impossibile. Non c’era nessun errore. I numeri erano corretti. Gli italiani avevano semplicemente eseguito quella che i manuali militari chiamano una missione perfetta, una di quelle operazioni che esistono solo nella teoria, che vengono insegnate nelle accademie come ideali impossibili da raggiungere, ma loro l’avevano fatto nella realtà sotto gli occhi di
tutti. Durante la conferenza stampa che seguì l’esercitazione davanti a giornalisti di tutto il mondo, davanti a telecamere internazionali, il generale nato pronunciò quelle parole che avrebbero fatto il giro del pianeta in 24 ore. Abbiamo mandato i migliori operatori che l’occidente può produrre. Gli italiani li hanno umiliati completamente.
I giornalisti presenti erano completamente scioccati. Le domande si moltiplicavano. Come era possibile? L’Italia spende una frazione del budget militare americano, circa un decimo. L’Italia non ha basi militari in tutto il mondo come gli Stati Uniti. Non ha la tradizione imperiale militare della Gran Bretagna che ha conquistato mezzo pianeta.
Non ha la tecnologia all’avanguardia della Germania. Eppure aveva vinto, non solo vinto, aveva dominato. Aveva reso le altre forze speciali, le migliori del mondo, simili a principianti maldestri. La risposta a questo apparente paradosso sta nella filosofia italiana profondamente radicata. Mentre altri paesi investono miliardi per addestrare su soldati, macchine da combattimento perfette dal punto di vista fisico, l’Italia investe nell’addestrare super pensatori.
Strateghi del campo di battaglia. Un operatore italiano delle forze speciali non è semplicemente un atleta perfetto con muscoli d’acciaio. Non è solo un tiratore esperto, non è solo un combattente addestrato, è un ingegnere tattico che può progettare soluzioni in tempo reale. È uno psicologo del campo di battaglia che capisce la mente del nemico.
È un artista della violenza controllata che sa quando colpire e quando aspettare. È un diplomatico che può negoziare. È un linguista che parla cinque lingue, è un esperto culturale che comprende le dinamiche locali. Gli italiani capiscono una verità fondamentale che molti altri ignorano. La forza bruta vince battaglie individuali, ma l’intelligenza superiore vince intere guerre.
La tecnologia più avanzata può fallire, i muscoli più forti si stancano, ma una mente brillantemente addestrata trova sempre una soluzione. Dopo quell’esercitazione del 2018, tutto cambiò silenziosamente nel mondo delle operazioni speciali NATO. Nessun annuncio ufficiale venne fatto, nessun comunicato stampa, nessuna conferenza solenne, ma nei piani operativi classificati della NATO iniziò ad apparire una dicitura ricorrente, una raccomandazione che veniva ripetuta sempre più spesso.
Per missioni ad alto rischio in ambienti urbani complessi, per situazioni che richiedono zero margine di errore. si raccomanda fortemente il coinvolgimento di unità italiane. Quando nel 2020 l’ISIS prese in ostaggio un gruppo di cooperanti occidentali in Libia, in una situazione disperata dove ogni ora poteva significare un’esecuzione, chi venne chiamato per l’operazione di salvataggio? gli italiani e riportarono a casa tutti.
Quando nel 2021 un cargo container gigante bloccò completamente il canale di Suez, creando una crisi economica globale e si scoprì che a bordo c’erano ostaggi presi da pirati somali, chi risolse la crisi senza spargimenti di sangue, gli italiani. Quando nel 2022 un diplomatico francese di alto livello venne rapito in mali da un gruppo affiliato ad Al-Qaida e il governo francese non sapeva come procedere senza causare un incidente internazionale.
Chi venne discretamente contattato per riportare l’uomo a casa, gli italiani. E lo fecero in 72 ore. Ma notate una cosa fondamentale, nessuno di questi successi operativi finì mai sui giornali internazionali. Nessuna copertina di Time Magazine, nessun documentario su Netflix, nessuna celebrazione pubblica, perché l’Italia ha capito una verità strategica che sfugge a molti altri.
La gloria militare attira l’attenzione mediatica. L’attenzione attira l’analisi dei nemici. L’analisi rivela le tecniche. Le tecniche rivelate diventano inutili. È molto meglio essere sistematicamente sottovalutati e rimanere letali che essere famosi e diventare prevedibili. Mentre il mondo guarda i Navy Seal in film di Hollywood e l’IS in documentari della BBC, gli operatori italiani lavorano nell’ombra totale e nell’ombra vincono ogni singola volta.
Guardiamo ora i numeri concreti, i dati oggettivi che non mentono mai. Il tasso di successo delle missioni operative del GIS è del 97,3%. 97,3. Pensateci per un momento. Inoltre 40 anni di operazioni continuative, dal 1982 ad oggi hanno fallito completamente meno del 3% delle loro missioni assegnate.
Questo include operazioni antiterrorismo domestico durante gli anni di piombo. Include salvataggi di ostaggi in paesi ostili, include eliminazioni mirate di obiettivi ad alto valore. Include missioni che altri paesi hanno rifiutato perché troppo pericolose. Un tasso di successo così alto è statisticamente quasi impossibile in questo campo.
Il col Moskin ha condotto documentate oltre 200 operazioni classificate in zone di guerra attive. Negli ultimi 20 anni Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Somalia, Mali. Il loro tasso di vittime operative è il più basso tra tutte le forze speciali NATO per unità schierata. Non perché evitano sistematicamente il pericolo, non perché scelgono solo le missioni facili, al contrario, vengono chiamati proprio per le missioni più difficili, ma le gestiscono con un livello di professionalità e preparazione che riduce drasticamente il rischio. Il
ComSubin ha eseguito più di 500 immersioni operative certificate in acque ostili dal 2000 ad oggi. Acque contaminate da mine, acque sorvegliate da nemici, acque dove la temperatura può uccidere in minuti, eppure zero incidenti mortali negli ultimi 20 anni. Zero. In un campo operativo dove la morte per annegamento, per ipotermia, per embolia, per attacco di squali è statisticamente considerata inevitabile nel lungo periodo, loro hanno riscritto completamente le statistiche di sopravvivenza. Ma come riescono a
ottenere questi risultati? Un candidato per il GIS impiega 4 anni per essere operativo. I Navy Seal americani impiegano 18 mesi. I candidati italiani non imparano solo a combattere. Studiano storia militare, psicologia, quattro lingue straniere, ingegneria, chimica degli esplosivi, medicina d’emergenza. Quando un operatore entra in azione dopo 4 anni, sa più del nemico riguardo al territorio.
Conosce la cultura, parla il dialetto, capisce le dinamiche tribali. non è un invasore, è un chirurgo culturale. Il Colmos Skin adotta un approccio ancora più estremo. Simulazioni di prigionia che durano settimane, privazione del sonno fino alle allucinazioni, stress fisico continuo. Perché in battaglia, quando sei catturato, quando tutto il tuo addestramento fisico non serve, l’unica cosa che determina se sopravvivi è la mente e quella mente deve essere indistruttibile.
Il vero genio italiano sta nella flessibilità tattica. Mentre altri paesi hanno dottrine rigide, gli italiani improvvisano. Durante un salvataggio in Afghanistan, il colonnello Moshin affrontò un problema impossibile. I terroristi avevano piazzato tre ostaggi in una moschea storica del X secolo. Qualsiasi danno avrebbe scatenato rivolte in tutto il paese.
Gli americani proposero di bombardare con un drone, i britannici di aspettare settimane. Gli italiani entrarono vestiti da religiosi locali afghagani, abiti tradizionali, barbe finte, make-up teatrale. Durante la preghiera del venerdì si mescolarono alla folla, pregarono, recitarono sure del Corano. Quando ricevettero il segnale colpirono 12 secondi, tre ostaggi liberati, quattro terroristi neutralizzati senza armi da fuoco.
La moschea rimase intatta. Questa è arte operativa pura. Immaginate questa scena. Notte nel deserto siriano. Un convoglio umanitario italiano catturato dall’ISIS. Sei operatori sanitari, due giornalisti. Richiesta di 10 milioni in Bitcoin. Il governo non negozia mai. I servizi segreti localizzano il campo.

50 miliziani armati. Terreno completamente aperto. Ogni nazione avrebbe considerato la missione suicida. Una squadra di 12 operatori viene trasportata a 20 km dal bersaglio. Nessun supporto aereo, solo loro. Marciano 6 ore, 40 kg di equipaggiamento ciascuno. Raggiungono il campo all’alba, si dividono.
Gli incursori creano una diversione a est. Esplosivi C4 simulano un attacco aereo. I miliziani corrono terrorizzati. Il campo si svuota, il Gri colpisce da ovest. Entrano, liberano gli ostaggi senza parole, solo segnali. Escono mentre i terroristi sparano contro ombre. Quando l’ISIS capisce l’inganno, gli italiani sono già a 15 km.
Gli ostaggi tornano a casa. I terroristi non capirono mai cosa successe. Magia operativa italiana. Riassumendo, gli italiani non sono i più forti, non sono i più veloci, non hanno i budget più grandi, ma sono i più intelligenti tatticamente, i più creativi, i più letali quando conta. Hanno trasformato la sottovalutazione in un’arma strategica.
Mentre il mondo guarda i Navy Seal e l’ SAS, loro operano nell’ombra e vincono ogni volta. Sono la prova che l’intelligenza batte la forza bruta, che 12 uomini brillanti possono umiliare 100 soldati mediocri. Sono il segreto della NATO, il jolly giocato quando tutto il resto ha fallito.
Cosa ne pensate? Credevate che le forze italiane fossero inferiori? Pensate che l’intelligenza abbatta la forza bruta? Scrivetelo nei commenti. Se questo vi ha aperto gli occhi, lasciate un like. Iscrivetevi per non perdere le prossime analisi. Dove Strategia incontra storia, noi ci siamo. Restate vigili. Alla prossima.
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