Laggiù, tra la penisola arabica e l’Africa, c’è un sottile braccio di mare, lo stretto di Babel Mandeb, un nome che evoca mistero e pericolo e ha ragione, e la porta d’accesso meridionale al Mar Rosso e quindi al Canale di Suz, da cui transita circa il 12% del commercio marittimo mondiale, un flusso vitale di petrolio, gas e merci di ogni tipo.
A partire dalla fine del 2023 però questo corridoio si è trasformato in un poligono di tiro. Dalle coste dello Yemen i ribelli huti sostenuti dall’Iran hanno scatenato una campagna di attacchi sistematici contro il traffico mercantile. Droni, missili da crociera, missili balistici, un arsenale di minacce asimmetriche che ha gettato nel caos una delle rotte commerciali più importanti del pianeta.
Le più grandi compagnie di navigazione hanno iniziato a deviare le loro navi scegliendo la lunghissima e costosissima rotta che circumna naviga l’Africa. L’impatto economico è stato immediato. Costi di trasporto alle stelle, ritardi e il rischio concreto di una nuova ondata di inflazione. La risposta internazionale non si è fatta attendere, ma è apparsa subito su due binari.
Da un lato Stati Uniti e Ragno Unito hanno lanciato raide aerei diretti sulle postazioni UTI in Yemen in operazioni offensive come Poseido Archer. Dall’altro hanno creato una missione navale difensiva, l’operazione Prosperity Guardian, per proteggere il traffico mercantile. L’Europa però ha esitato, divisa incerta, consapevole del rischio, ma riluttante a farsi trascinare in un’escalation militare a guida americana. Eppure qualcosa andava fatto.
Ed in questo vuoto strategico che l’Unione Europea ha dato vita a una nuova missione. L’operazione è una for aspides dal greco antico Scudi. Lanciata nel febbraio 2024 l’obiettivo di Aspides era chiaro e strettamente difensivo. Scortare le navi mercantile e garantire la libertà di navigazione senza condurre attacchi sul suolo Yemenita.

Ma per una missione così complessa serviva una leadership, serviva una nave amraia e qui l’Europa si è rivolta all’Italia. Per guidare la forza navale nella sua fase inaugurale e più critica è stato scelto un ammiraglio italiano e come nave di bandiera per questo comando il gioiello della Marina Militari, il cacciator pediniere Caiud Wilio, sigla D54.
Una scelta che non era casuale, ma un riconoscimento delle capacità uniche di questa nave e dell’esperienza della nostra Marina. L’Italia non stava solo partecipando, stava guidando. Cos’è esattamente il Caio Duilio? Dire nave quasi riduttivo con i suoi 153 m di lunghezza e oltre 7.000 tonnellate di dislocamento è una fortezza galleggiante.
Fa parte della classe orizzonte, un progetto di caccia torpediniere di difesa aerea sviluppato con la Francia, ma che nella versione italiana ha un’integrazione di sistemi assolutamente unica. Parato nel 2007 in servizio operativo dal 2011, il Duilio e la sua gemella l’Andrea Doria sono il vertice della difesa aerea della nostra flotta, ma il suo valore è anche nel nome che porta un’eredità che risuona nella storia.
Dobbiamo tornare infatti al 260 AAN.C. A Roma. una potenza terrestre e in difficoltà contro la supremazia navale di Cartagine. Il console Gaio Duilio ha un’idea geniale. Se non possiamo vincere sul mare, trasformeremo ogni battaglia navale in un combattimento terrestre. Fa installare sulle navi un ponte mobile uncinato, il corvo.
Nella battaglia di Milazzo i corvi si abbattono sulle navi nemiche bloccandole e i legionari romani sciamano a bordo. È la prima storica vittoria navale di Roma. Questa eredità storica è solo una dei tanti strati che compongono racconti come questo, molti dettagliati, retroscena e aggiornamenti in tempo reale non riescono a entrare in un singolo video.
Per questo infatti se volete accesso diretto a notizie e analisi che non troverete altrove, vi invitiamo a seguirci anche sui nostri canali social e sul nostro blog. Lì la conversazione continua ogni giorno con approfondimenti che vanno oltre il formato di YouTube per offrirvi una prospettiva ancora più completa. Il motto del cacciator pediniere moderno è Nomen Numen.
Il nome è presaggio di Potenza, un nome che è una dichiarazione di intenti. La nave di oggi, come quella di ieri, è progettata per cambiare le regole del gioco. Non è una semplice fregata multifunzione. La sua vocazione è la difesa aerea d’area. creare una vasta bolla di sicurezza, ovvero uno scudo in grado di proteggere non solo se stessa, ma un intero gruppo navale o un corridoio marittimo vitale.
Nel Mar Rosso il bene più prezioso era il flusso del commercio globale. Il Duilio non era lì solo per difendere se stesso, era lì per difendere tutti, era lo scudo e non avrebbe tardato a dimostrarlo. Sabato 2 marzo 2024 il Caio Duilio è in pattugliamento, all’improvviso l’allarme. I sensori rilevano un tracciato stile.
È un drone lanciato dalle coste Iemenite che punta dritto verso la nave. A bordo la tensione è palpabile, ma è una tensione professionale. Anni di addestramento stanno per essere messi alla prova. La kill chain, la catena di eventi che porta all’abbattimento, si attiva all’istante. Primo tra tutti è la scoperta.
I potenti radar della nave, l’S1850M per la sorveglianza a lungo raggio e l’Empire per il tracciamento agganciano il bersaglio a chilometri di distanza. Il cervello della nave analizza i dati, è una minaccia diretta. Il secondo punto è la decisione. Il comandante, il capitano di Vascello Andrea Quonda Matteo, ha pochi secondi per agire.
La rotta del drone è ostile, l’obiettivo è il duilio e in base al principio di autodifesa la decisione è presa. Ingaggiare. Terzo punto è l’azione. E qui accade qualcosa di straordinario. La minaccia è relativamente vicina, a circa 6 km. Invece di un missile viene data priorità a un’altra eccellenza italiana, il cannone 8ara 7662.
Questo non è un cannone qualunque, è un sistema computerizzato che spara proiettili speciali d’art guidati da un fascio radar. Una delle torrette da 76 mm di prora si anima e con una raffica di sei colpi polverizza il drone. L’azione segna un momento storico. È il primo abbattimento di una minaccia aerea in combattimento per una nave della Marina Militare Italiana dal dopoguerra.
Ma non è finita. 10 giorni dopo, il 12 marzo, la scena si ripete. Questa volta la minaccia è duplice. Due droni lanciati simultaneamente. Ancora una volta i sistemi del Duilio non vaano. Entrambi i droni vengono abbattuti. Tre abbattimenti confermati in un combattimento reale in meno di due settimane.
Il Duilio non ha solo superato la prova del fuoco, ha dato una dimostrazione di efficienza e superiorità tecnologica che ha avuto eco in tutto il mondo. Se questa storia di eccellenza tecnologica Italiana vi sta appassionando, fermatevi un secondo, lasciate un mi piace per supportare il nostro lavoro e iscrivetevi al canale. Vogliamo raccontare altre storie come questa, storie di un’Italia che compete e vince.
Read More
Ora però torniamo alla nostra analisi, perché il come è impressionante, ma il perché è ancora più importante. Cosa rende il Kai Duely una piattaforma così efficace? La risposta è un’orchestra di sistemi ad altissima tecnologia che suonano all’unisono, diretta da un unico potentissimo cervello, il PS Principal anti Missile System.
Il PS è il sistema nervoso della nave. È un’architettura di combattimento sviluppata da un consorzio europeo che vede l’Italia e la Francia come una partner principale nel progetto Orizzonte. I suoi occhi sono due radar straordinari. Il primo è l’S1850M, un enorme radar a lungo raggio che scruta l’orizzonte per centinaia di chilometri.
tracciando centinaia di contatti aerei. È lui che dà il primo allarme. Una volta individuata una minaccia, passa il testimone al radar multifunzionale Empire. Questo non è un radar a facce fisse, ma un’antenna rotante a scansione elettronica, capace di dirigere i suoi fasci di energia in una frazione di secondo e se l’S1850M il guardiano sulla torre, l’emparra è il cecchino che prende la mira.
Le braccia del Duilio sono i missili della famiglia Aster, un’altra eccellenza europea di MBDA. La nave ha 48 celle di lancio verticali per due tipi di intercettori. Gli Aster 15 sono i bodyguard per la difesa a corto e medio raggio. Poi ci sono gli Aster 30 per la difesa d’area a lungo raggio, capaci di colpire a bersagli oltre 100 km di distanza a velocità superiori a Mac 4.
E se non bastasse c’è l’ultima linea di difesa. È qui che entrano in gioco i due cannoni principali da 76-62 mm super rapido. Questi gioielli di Leonardo sono la massima espressione del cannone navale moderno, capaci di usare munizioni convenzionali o i proiettili guidati d’art. La capacità di usare un cannone, un’arma a basso costo per abbattere una minaccia moderna come un drone è una testimonianza di flessibilità e intelligenza tattica.
E arriviamo così al concetto del titolo, alla nostra tesi audace. La nave italiana che l’Europa vorrebbe non sa costruire. È una provocazione, certo, ma con un solito fondamento. Sarebbe sciocco negare che Francia o Regno Unito non sappiano costruire navi avanzate. La Marine National Francese schiera le gemelle del Duelio, le classi Horizon.
La Royal Navy britannica ha i formidabili caccia torpedinere Type 45, anch’essi dotati di una variante del Pums. Allora, dov’è la differenza? La chiave non è nel singolo pezzo di hardware, ma nella filosofia e nel modello industriale che l’Italia ha saputo esprimere. Mentre altre nazioni si sono concentrate su piattaforme ultra specializzate e costosissime, l’Italia con le sinergie tra Marina Militare, Fin Cantieri e Leonardo ha perfezionato un modello basato sulla versatilità.
Prendiamo le fregate, un progetto italof-rancese dove le versioni italiane sono riconosciute per la loro polivalenza o ancora i pattugliatori polivalenti d’altura, i PPA, capolavori di modularità che possono trasformarsi da navi di sorveglianza a fregate di prima linea. L’Europa quindi non sa costruire nel senso che non ha replicato con la stessa coerenza questo modello italiano.
Un approccio versatile che massimizza la capacità con attenzione dell’efficienza e si basa su una filiera industriale nazionale fortemente integrata, capace di produrre dallo scafo, grazie a Fin Cantieri, a gran plant dei sensori e sistemi d’arma grazie a Leonardo. E poi c’è la prova del combattimento. Il Caio Duilio nel 2024 ha fatto qualcosa che le sue controparti, pur avendo sistemi simili, non avevano fatto in un contesto simile di recente.
Ha usato le sue armi in uno scenario reale ad alta intensità e ha vinto. ha fornito una validazione operativa che vale più di 1000 esercitazioni e questa forse è la vera ragione dell’invidia. L’Italia non ha solo lo strumento, ma ha dimostrato di avere anche la mano ferma per usarlo. Il caio d’Ulio non è una cattedrale nel deserto, è la punta di diamante di un vero e proprio rinascimento navale italiano.
Negli ultimi due decenni l’Italia ha portato avanti un piano di modernizzazione della flotta coerente e ambizioso. C’è la gemella del Duilio, l’Andrea Doria, che garantisce la presenza di due di questi scudi strategici. C’è la spina dorsale della flotta, le 10 fregate frem. un successo globale, tanto che il loro progetto è stato scelto come base per la nuova classe constellation della US Navy e sebbene in una versione profondamente modificata e americanizzata e c’è la nuova generazione, i pattugliatori polivalenti d’altura PPA. Il nome
pattugliatore è quasi fuorviante perché parliamo di navi da quasi 150 m con un design avveneristico e una modularità spinta all’estremo. Ma di questo argomento ne abbiamo già trattato in un altro video che vi invito a controllare. Questo sforzo non è solo una questione di navi, ma di sistemi.
Il cannone da 76 mm, il radar di Leonardo, i sistemi di guerra elettronica. Gran parte di ciò che rende questa nave efficace è progettato e costruito in Italia. è l’affermazione di un sistema paese che funziona unendo la visione della Marina, la capacità di Fincantieri e l’innovazione di Leonardo. L’obiettivo è chiaro, fare dell’Italia una potenza marittima di primo [schiarire la voce] rango nel Mediterraneo allargato.
Il Duionio nel Mar Rosso non è un avventuriero solitario, ma l’ambasciatore è armato di questa visione. Però adesso torniamo un attimo all’affermazione iniziale. Lo scudo che la NATO non sapeva di avere. Come può una singola nave italiana fare la differenza in un’alleanza dominata dalla US Navy? La risposta sa nella diversificazione.
Per decenni la difesa navale europea è vissuta all’ombra dello scudo missilistico americano a EGIS, ma una dipendenza eccessiva da un unico sistema è una vulnerabilità strategica. Il progetto Orizzonte e con esso il Duelio, è uno dei più importanti tentativi europei di sviluppare una capacità autonoma di difesa aerea di alto livello.

Il sistema PS Aster è una soluzione europea, non americana e l’abbattimento nel Mar Rosso ha dimostrato che questa soluzione funziona magnificamente. Questo ha un valore immenso per la NATO. Significa che l’alleanza può contare su un alzetto di altissimo livello, interoperabile con i sistemi americani, ma non dipendente da essi.
E in una crisi, schierare un duilio per proteggere una rotta strategica libera una nave aegis americana per un altro compito. Questo è un moltiplicatore di forze e l’Italia insieme alla Francia sta già lavorando al futuro con l’evoluzione dei missili Aster 30, la versione Block 1 NT, che avrà capacità potenziale contro i missili balistici.
L’Italia non si sta accontentando, sta già definendo lo standard di domani. Ecco perché il Duilio è lo scudo che la NATO non sapeva di avere, perché forse prima del 2 marzo 2024 molti consideravano queste navi europee come ottime piattaforme sulla carta, ma dopo quel giorno il Caio d’ Wilio non è più una promessa, è uno scudo reale testato dal fuoco.
Ebbene sì, siamo partiti dal lampo di un’esplosione nel cielo del Mar Rosso e siamo arrivati a esplorare la fondamenta della strategia e dell’orgoglio tecnologico italiano. La storia del caccio torpediniere Caio Duilio è molto più della cronaca di un successo militare. È una parabola che ci insegna che in un mondo instabile la sicurezza delle rotte marittime deve essere difesa attivamente.
Ci insegna che l’ingegno e la competenza possono permettere a una nazione come l’Italia di primeggiare a livello globale e soprattutto ci insegna che il caio d’ilio non è solo un ammasso d’acciaio, ma è l’incarnazione di una tradizione millenaria di audacia e innovazione. dal console romano che inventò il corvo agli ingegneri di oggi.
È il prodotto del lavoro di migliaia di persone, operai, tecnici, ingegneri e naturalmente i marinai del suo equipaggio. E il Caio Duilio è il simbolo di una capacità strategica che pone l’Italia al centro della difesa europea e atlantica. Non è un vanto nazionalistico, ma un dato di fatto scolpito nel fuoco e nell’acciaio.
È la nave di cui l’Europa ha disperatamente bisogno. È lo scudo italiano a protezione del mondo. La nostra analisi, beh, finisce qui, ma la discussione, speriamo, inizia ora. L’Italia dovrebbe assumere un ruolo ancora più marcato nella difesa marittima europea o quali dovrebbero essere i prossimi passi per la nostra Marina? Vogliamo sentire la vostra opinione nei commenti e se questo video vi è piaciuto e vi ha insegnato qualcosa di nuovo, il modo migliore per supportarci è lasciare un mi piace, condividerlo e, se non l’avete ancora
fatto iscrivervi al canale. Questo è il carburante che ci permette di raccontare le storie di eccellenza italiana che meritano di essere ascoltate. Grazie per avermi seguito fino a qui e alla prossima.
Disclaimer : This content may be created by AI for entertainment purposes. Any resemblance to real persons, events, or places is coincidental.