Pagano e amato divennero figure centrali tra i giovani affiliati di spicco, uomini capaci di mediare tra i diversi gruppi e coordinare le operazioni sul territorio. All’inizio degli anni 2000 iniziarono le tensioni interne al clan di Lauro, molti affiliati, tra cui Pagano e Amato, contestavano le scelte dei nuovi vertici e rivendicavano maggiore autonomia e controllo sulle operazioni di spaccio.
Nel 2004 la frattura divenne irreversibile. Cesare Pagano e Raffaele Amato decisero di creare un proprio gruppo criminale separandosi dal clan di Lauro. Fu la nascita del clan Amato Pagano, noto anche come scissionisti di Secondigliano. La nuova organizzazione si pose l’obiettivo di conquistare il controllo delle piazze di spaccio e dei traffici internazionali, stabilendo contatti con fornitori in Spagna e in Sudamerica.
Da quel momento Secondigliano e Scampia si trasformarono in territori di guerra tra il vecchio clan e i nuovi scissionisti. Tra il 2004 e il 2006 il conflitto tra Di Lauro e gli scissionisti divenne noto come la faida di Scampia. Le strade di Napoli Nord furono teatro di decine di omicidi e regolamenti di conti. I corpi venivano lasciati per le strade, nei cassonetti, davanti ai negozi, come monito per chiunque osasse sfidare il nuovo equilibrio criminale.
Pagano assunse un ruolo strategico e operativo nella guerra, coordinava agguati, assegnava ruoli ai suoi uomini e assicurava il controllo delle piazze di spaccio. in alcune testimonianze di pentiti, viene descritto come calcolatore, ma capace di imporre il rispetto e la disciplina tra i suoi affiliati.
Il conflitto segnò profondamente la vita del quartiere. Intere famiglie vissero nel terrore. Le scuole chiusero per alcuni giorni. I media parlarono di guerra urbana in pieno centro abitato. Mentre la guerra infuriava sul territorio, Pagano continuava a espandere il potere economico del clan. La struttura degli scissionisti era organizzata su due livelli.

Sul territorio con gestione diretta delle piazze di spaccio e all’estero con contatti diretti per il traffico internazionale di cocaina e hashish. Spagna e Sudamerica erano centrali. Da Barcellona e Marbellia arrivavano i carichi di stupefacente, poi smistati in Italia. Pagano supervisionava personalmente questi passaggi, stabilendo contatti e verificando le spedizioni.
La quantità di droga gestita dal clan era ingente. Secondo le stime degli investigatori, singoli carichi potevano superare i 300-400 kg di cocaina. L’organizzazione aveva anche canali per il riciclaggio dei proventi e per l’acquisto di armi necessarie a sostenere la faida con il clan di Lauro. Con l’intensificarsi delle indagini, Pagano divenne un latitante.
Tra il 2009 e il 2010 era tra i ricercati più pericolosi in Italia. viveva nascosto tra Napoli e la provincia, cercando di mantenere i contatti con il clan e di continuare le operazioni di spaccio. La polizia e la direzione distrettuale antimafia monitoravano ogni suo movimento intercettando comunicazioni e pedinando sospetti. L’8 luglio 2010 Cesare Pagano fu arrestato all’icola sul litorale flegreo.
Era in una villa insieme al nipote Carmine Pagano e ad altri due affiliati. non oppose resistenza, consapevole che la sua latitanza era ormai conclusa. L’arresto fu un colpo durissimo per il clan Amato Pagano che perse uno dei suoi leader storici e un punto di riferimento strategico nelle operazioni sul territorio e nei traffici internazionali.
Catturato nella notte il boss Cesare Pagano del clan degli scissionisti, pericoloso latitante ritenuto figura centrale nella faida di Scampia a Napoli. La cronaca con Adriano Albano. >> Era sveglio, come ogni notte, questa la sua abitudine, quando intorno alle 4:00 20 uomini della squadra mobile di Napoli hanno circondato la casa in cui si nascondeva.
Lo hanno ammanettato dopo una breve inutile fuga. Finisce così la lattitanza di Cesare Pagano, 40 anni, numero uno del clan dei scissionisti a Napoli, il più importante nel traffico di droga dalla Colombia e dal Marocco verso Napoli. Era con la moglie nell’ultimo covo una villetta vicino al mare Flegreo Licola, non troppo lontano dal suo quartiere Scampia, dove i suoi uomini gestiscono decine di piazze di spaccio, le più remunerative d’Italia.
Dopo l’arresto in Spagna del cognato Raffaele Amato, era proprio pagano il vertice dell’organizzazione criminale nata dalla sanguinosa scissione, oltre 60 morti dalla cosca di Paolo di Lauro. Fermato nella villa anche il nipote del boss Carmine Pagano. Al vaio degli inquirenti la posizione di altre persone sospettate di aver favorito in questi anni la latitanza del capocan.
Cesare Pagano deve ora rispondere di Associazione Mafiosa, Traffico Internazionale di droga, Omicidio. Sarebbe infatti il mandante di una serie di esecuzioni avvenute tra Napoli e provincia. Lunga e difficile l’indagine della direzione distrettuale Antimafia di Napoli che ha portato agli arresti della scorsa notte.
L’uomo era già sfuggito a due blitz delle forze dell’ordine nel 2008 e nello scorso marzo. I complimenti a vertici di polizia e procura sono giunti stamane dal presidente del Senato Schifani e della Camera Fini. >> Dopo l’arresto Pagano fu sottoposto a processo per associazione mafiosa, traffico internazionale di droga, omicidi e altre attività criminali.
La sentenza definitiva lo condannò all’ergastolo, confermando la sua posizione di vertice nel clan. Il processo confermò anche l’estensione internazionale delle operazioni con contatti diretti tra Napoli, la Spagna e i fornitori sudamericani. Nonostante la cattura di Pagano e degli altri vertici, il clan Amato Pagano rimase operativo.

Le indagini successive documentarono nuovi affiliati, società fittizie per riciclaggio, traffici di droga e connivenze con altri gruppi criminali italiani e internazionali. Tra il 2017 e il 2024 diverse operazioni della Guardia di Finanza e della DIA portarono a decine di arresti e sequestri multimilionari. Il nome di Cesare Pagano continuava a esercitare influenza simbolica, anche se non più operativa.
Cesare Pagano oggi è detenuto sottoposto a regime di alta sicurezza. La sua capacità di comando diretto è cessata e il clan ha dovuto adattarsi senza il suo vertice. Le sue azioni però hanno lasciato un’impronta indelebile sulla camorra napoletana e sui quartieri nord di Napoli, segnando un’epoca di violenza e terrore.
Il declino di Pagano non è solo personale, rappresenta la fine di una stagione di controllo assoluto del territorio da parte dei fondatori degli scissionisti. Una stagione che ha visto la città di Napoli vivere tra stragi, tensioni e operazioni giudiziarie storiche. La vita di Cesare Pagano racconta l’evoluzione della camorra moderna, dall’affiliazione giovanile alla scalata al potere, dalla gestione di traffici internazionali alla latitanza e infine all’arresto e alla condanna.