E la Turchia non si limita alle parole. ha costruito una marina moderna e potente per sostenere le sue pretese. La sua strategia contesta l’interpretazione del diritto internazionale marittimo, sostenendo che le isole non possono generare una zona economica esclusiva completa, una posizione che di fatto la imprigionerebbe lungo le sue coste.
Questa visione si è già tradotta in esplorazioni energetiche, in acque contese e in un intervento militare in Libia che ha portato alla firma di un memorandum che ridisegna i confini marittimi tra i due paesi, ignorando la presenza di isole greche come Creta. E l’Italia, beh, si trova esattamente al centro di tutto questo.
La nostra posizione ci rende un ponte naturale tra Europa, Africa e Medio Oriente e la nostra economia dipende dalla sicurezza delle rotte marittime. Energia, merci, dati, tutto passa da qui. Essere solo un membro della NATO, per quanto fondamentale, non bastava più e per proteggere i propri interessi nazionali e avere voci in capitolo, all’Italia serviva uno strumento che le garantisse autonomia e credibilità.
serviva una capacità di vedere e agire dove altri non possono, specialmente nel dominio più nascosto di tutti, quello sottomarino. E da questa esigenza che nasce una nuova generazione di navi. Questa che vi abbiamo dato è ovviamente una sintesi di uno scenario incredibilmente complesso e se volete approfondire queste dinamiche geopolitiche potete trovare analisi molto più dettagliate sul nostro blog e sulla nostra rivista digitale che trovate sul sito ufficiale.
La risposta italiana a queste sfide è il programma Frem, acronimo di fregate europee multimissione. Partito all’inizio degli anni 2000, in collaborazione con la Francia, il progetto doveva sostituire le vecchie fregate delle classi lupo e maestrale, ma come spesso succede in questi progetti internazionali, Italia e Francia hanno preso strade diverse.
Mentre la Francia ha puntato su versioni specializzate antisottomarino o antiaeree, l’Italia ha scelto una via più flessibile. Il risultato è la classe bergamini che prevede due varianti costruite sulla stessa eccellente piattaforma, la General Purpose GP e l’Antisobmarine Warfare ASV. E in quest’ultima categoria che troviamo la nostra protagonista, ovvero il fregata alpino F594.

Verata il 13 dicembre 2014 negli stabilimenti fin cantieri e consegnata alla Marina Militare il 30 settembre del 2016, l’alpino è la quinta frame italiana e la quarta specializzata nella lotta antisommergibile. Ma cosa vuol dire specializzata SV? Significa che pur essendo una nave capace di difendersi in ogni scenario, l’alpino è stata progettata con un obiettivo primario, trovare, tracciare e neutralizzare i sottomarini.
È una nave pensata per dominare il mondo del silenzio sotto la superficie del mare con un dislocamento di circa 6700 tonnellate che arrivano fino a 6900 a pieno carico e una lunghezza di 144 m non è la nave più grande della flotta, ma è un concentrato di tecnologia. Il suo design è stealt con linee inclinate per ridurre al minimo la traccia radar.
L’automazione spinta permette di gestirla con un equipaggio di sole 167 persone, anche se può ospitarne fino a 200 permissioni speciali. Il nome Alpino, come detto, è un omaggio a uno dei corpi più leggendari dell’esercito italiano, noti per la loro tenacia. È la quarta nave nella storia della Marina a portare questo nome, un simbolo del legame tra le forze armate.
E come gli alpini difendono i confini terrestri più difficili, la fregata alpino è nata per difendere i confini marittimi più insidiosi, quelli sommersi. Il suo motto, di qui non si passa è una dichiarazione di intento molto chiara. E se la storia e la missione di questa nave vi stanno appassionando, un mi piace è il modo migliore per supportare il canale e farci capire che questi argomenti vi interessano.
Ma cosa rende la freata alpino così speciale per alcuni così scomoda? La risposta non sta in una sola arma, ma in un mix unico di tecnologie integrate, molte delle quali italiane, che le danno una capacità di caccia ai sottomarini tra le più avanzate al mondo. Vediamo i tre elementi chiave. Il primo e forse il più importante, è il silenzio.
Nella guerra subacquea il rumore è il nemico numero uno. Un sottomarino moderno, come i temibili classichilo russi soprannominati dalla NATO buchi neri per la loro silenziosità, sopravvive se non viene sentito. Per cacciarlo devi essere ancora più silenzioso. Ed è qui che entra in gioco l’ingegneria dell’alpino, il suo sistema di propulsione ibrido Codlag, combine diesel electric.
A bassa velocità la nave si muove grazie a due motori elettrici con una firma acustica bassissima. In pratica naviga in punta di piedi diventando un fantasma per i sensori nemici. Quando serve velocità entra in funzione una potente turbina gas simile a quella di un aereo che la spinge a oltre 27 nodi.
Questa flessibilità le permette di essere silenziosa e letale durante la caccia, ma anche veloce e reattiva quando serve. Il secondo elemento sono le sue orecchie, la suite di sonar. L’alpino non usa un solo sensore, ma un sistema a più livelli. Ha un sonar nello scafo sotto la pruaa, ma la sua arma segreta è il sonar rimorchiato a profondità variabile VDS della Tales Captas 4.
Questo potente sonar viene calato in acqua e può scendere a centinaia di metri. Però perché è così importante? Il mare ha strati di acqua, temperature diverse che creano zona d’ombra acustica dove un sottomarino può nascondersi. Il Captas 4 si immerge sotto questi strati e può scovare bersagli anche a grandissima distanza con un raggio teorico che può superare i 150 km.
A questo si aggiunge una cortina di idrofoni tra i nati che ascolta passivamente i rumori del mare, pronta a captare il debole suono di un’elica in lontananza. Il terzo elemento, ovvero il cervello, è il combat management system CMS, in gran parte fornito dall’italiano Leonardo. Il sistema Atina è riconosciuto a livello internazionale come uno dei migliori, capace di fondere in un’unica immagine tattica le informazioni di decine di sensori diversi.
Avere un sistema di combattimento prevalentemente nazionale è un enorme vantaggio strategico. Significa quindi non dipendere da altri per aggiornamenti e manutenzione, garantendo all’Italia una sovranità tecnologica fondamentale, quindi Codlag, Captas 4 e un CMS sovrano. Questa è la combinazione che rende l’alpino un cacciatore di sottomarini così formidabile.
Capacità tecnologiche impressionanti, non trovate? Beh, se conoscete qualcuno appassionato di strategia e innovazione, condividete questo video. Potrebbe scoprire un’eccellenza italiana di cui non era a conoscenza. Però la tecnologia da sola non basta, diventa geopolitica quando la usi come una chiara strategia e l’impiego dell’alpino e delle sue gemelle ASV invia un messaggio inequivocabile.
Per la Russia una piattaforma come l’Alpino nel Mediterraneo complica notevolmente i piani. La strategia di Mosca qui si basa molto sulla sua flotta sottomarina che opera di nascosto per spiare le flotte nato e minacciare le vie di comunicazione. La capacità dell’alpino di creare una bolla di sicurezza quasi impenetrabile, dove ogni movimento subacqua viene tracciato, limita enormemente la libertà d’azione dei sottomarini russi.