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De Pedis Parte 5: Balducci, Roberto Calvi e la Loggia P2 — Banda della Magliana e Potere

Il 16 ottobre 1981 alle ore 19:50 in via di Villa Pepoli, si consuma uno degli omicidi più significativi di questa storia. Domenico Balducci è tornato a casa in motorino dopo aver partecipato ad un’assemblea dei soci della cooperativa edilizia Delta nello studio del ragionier Luciano Merluzzi. Il dito sul citofono.

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 In casa lo sentono squillare la moglie, la figlia e una coppia di amici. Il motorino nuovo di Zecca ha già una ruota dentro il parco quando probabilmente viene chiamato e si gira con la mano sul campanello. Domenico Balducci non entrerà mai, si sentono dei colpi e quando escono a vedere cosa gli sia successo lo trovano per terra morto.

 Gli assassini sono fuggiti in modo rocambolesco. Una corda viene trovata penzolante dal muro che dà sulla strada. Hanno organizzato la cosa in modo perfetto, nessuno li ha visti. C’è un unico testimone che ha soltanto sentito gli spari. I killer lo aspettavano dentro una 500 in una rientranza della stradina in uno dei quartieri più eleganti della città, l’avventino.

 Gli hanno sparato tre colpi, due allo stomaco, uno in fronte, con una rivoltella. I bossoli, infatti, non sono stati ritrovati. Lui è morto sul colpo. In casa la polizia ha ritrovato una Smith and Wilson regolarmente immatricolata e due passaporti di cui uno falso. Nelle tasche un biglietto d’aereo Roma-Ginevra inutilizzato.

 Nella città svizzera ha una figlia iscritta in un college e probabilmente celava rapporti finanziari con un paio di banche. Stava allerta, non tornava spesso nella magnifica residenza di Villa Pepoli. Da pochi mesi acquistata e intestata alla moglie Italia De Carolis. Sembra infatti che dormisse in alloggi di fortuna, vestiva modestamente, raccomandava ai suoi la prudenza.

Balducci comunque era un pezzo grosso. Lo dimostrano la villa, la strada, l’altissimo tenore di vita che la famiglia conduceva. I killer gli sottraggono il borsello che portava sempre con sé. Uno di loro ha lasciato sul luogo del delitto un golf di lana blu. >>   >> Quella che vi racconterò è una storia di potere, criminalità organizzata e politica  che si intrecciano in modo indissolubile.

 Una vicenda che parte dai palazzi del potere romano, attraversa le banche milanesi e arriva fino ai ponti di Londra e si perde nelle sabbie della Sardegna. È la storia di come la malavita romana, la massoneria deviata, la mafia siciliana e parte dell’Alta Finanza abbiano costruito un sistema criminale che ha condizionato la vita politica ed economica del nostro paese negli anni più bui della prima repubblica.

16 marzo 1978 viene rapito a Roma in via Fani Aldo Moro.   Buongiorno. Il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro è stato oggetto di un gravissimo attentato. Questa è la notizia per la quale questa edizione straordinaria del TG2, a quest’ora in consueta per i nostri elettori.

 Secondo un primo flash d’agenzia delle 9:28 Aldo Moro è stato sequestrato. Notizia che sarebbe stata confermata all’agenzia Italia. >> Dirà anni più tardi il collaboratore Marino Mannoia. Durante il sequestro dell’onorevole Moro, Stefano Bontate si attivò nel tentativo di salvare Moro, sollecitato da alcuni politici democristiani siciliani.

Bontate fa riunire la commissione, ma al progetto si oppone il Calò che sostiene come politici romani di primo piano non vogliano la liberazione dello Statista. Da parte sua Buscetta afferma che Calò aveva un partito tutto suo che non voleva moro o libero e precisa che la ragione dell’opposizione di Riina e Michele Greco era nel carattere politico dell’operazione che avrebbe potuto portare fastidi alla mafia e che i referenti politici di Calò, contrari alla liberazione avevano statura nazionale e che il tramite tra Calò e

gli stessi era Domenico Balducci. Mancini, Frau con la figlia e bruciati partono da Roma in aereo direzione Milano. Visitano anche la casa della moglie di Turatello. >> Il primo viaggio lo lo effettuammo con l’aereo con biglietti precedente prenotati da Abbruciati a nome di sua madre. Io a Bruciati, Colfigli e Paolo Frau.

Andamomo a Milano, ci regammo nel tribunale dove in quel momento si teneva un processo al gruppo Turatelli per sequestro di persona. Venimmo registrati. Ricordo che fuori dall’aula parlammo a lungo con Carmelo Bossi. ex campione europeo di pugilato e cugino del dell’appartenente al gruppo Toratello Bossi, adesso non non mi ricordo come si chiama.

Eh, restammo in aula, seguimmo un po’ il processo. Eh, dopo a Danilo gli si avvicinò una una un’avvocatessa che io non so perché. Comunque la mente mi dice che si chiama La Serra, così questa mi viene in mente, il quale la quale si allontanò con Danilo lungo i corridoi mentre noi rimanemmo in aula. Eh, Danilo tornò, eh, ritornammo in aula, salutammo Francis e con il taxi e ci recammo a casa della moglie di Francis.

assicurò Danilo, la signora della di aver ricevuto i documenti. In quel momento in casa c’era il figlio Eros con il quale io mi misi a scherzare per la sua apparizione su un disco di Franco Califano. Ricordo il bambino stava male. Riprendemmo il viaggio all’aeroporto. Fummo fermati io a bruciati e con la figli >> all’aeroporto quale? >> Di Milano.

>> Di Milano. >> Debbo spiegare perché se quello dice com’è Paolo Fraua non l’hanno non l’hanno fermato perché mentre Paolo Frauo non fa uso, non faceva e non fa uso di cocaina io con la Figli e a bruciati. Sì. Noi più volte ci siamo legati nella toilette dell’aeroporto a sniffare. Si vede che questo nostro continua a andare via.

 Ha insospettito eh le forze dell’ordine presenti in lì nell’aeroporto. Fumo controllati, a me mi spogliarono, quindi immagino lo fecero anche con gli altri. mi controllare i documenti. Io in quel periodo viaggiavo con io avevo io se usavo il nome di un personaggio della malavita con documenti regolari, eh vabbè, venimmo controllati, ci rilasciare.

 Io penso che quando hanno controllato, hanno visto i miei tatuaggi, hanno detto “Vabbè, questi sono roba da malavita” che per me pensavano magari qualcosa di diverso. Ehm, quando vabbè, finito il controllo, Colafigli si mostrò preoccupato perché temeva che un ferma a Milano temeva che una volta a Roma avremmo trovato la fanfara.

 La fanfara sarebbe sarebbe a dire un bell’apparato di polizia e ci avrebbero portato in questura anche perché dice che stata a fa Milano. Danilo senza vabbè Danilo andò a telefonare non so per quale motivo, ritornò visto che con la figlia insisteva cosa fanfara lo assicur assicurò che non ci sarebbe stato fanfara. sull’aereo prendemmo posto in una fila io bruciati e nell’altra con la figlia Frau a Cennò bruciati a a quei documenti che aveva ritirato da quella signora e disse che le persone delle quali comunque una parte delle persone adesso

delle quali dovevano venire in possesso erano l’avvocato di Pietro Paoli, il dottor Vitalone il dottor Bongiorno che era un magistrato, un giudice, un magistrato, Flavio Carboni ed Edoardo Formisano. Novembre 1980 Ronald Rean viene eletto presidente degli Stati Uniti. Alla cerimonia del giuramento tra gli invitati illustri c’è un nome che dovrebbe far riflettere, Liccio Gelli, il venerabile maestro della loggia massonica P2.

 La sua presenza a quella cerimonia non è casuale. È il simbolo di un potere che si estende ben oltre i confini nazionali, che ha ramenificazioni internazionali e che sta mostrando in questi anni il suo lato più oscuro. L’anno 1981 segna uno spartiacque nella storia italiana. È l’anno in cui molti nodi cominciano a venire al pettine, quando le trame occulte iniziano ad emergere e quando il sangue comincia a scorrere per proteggere segreti troppo grandi.

Francesco Pazienza diventa consulente del Banco Ambrosiano inserendosi in un meccanismo finanziario che si rivelerà essere una delle più grandi frode bancarie della storia italiana. Pazienza, non è un semplice consulente, è un uomo dei servizi segreti, un tramite tra il mondo dell’intelligence e quello della finanza, ma non solo, è un anello di congiunzione tra potere legale e illegale.

 La sentenza del procedimento sui sequestri commina 226 anni di reclusione ai 26 imputati contro i 705 richiesti dal pubblico ministero. Assolti per insufficienza di prove Angelo e Paminonda e Giuseppe Spedicato. Faccia D’Angelo si becca oltre 11 anni.  Antonio Mancini della banda della Magliana accompagna il suo accolito Danilo Bruciati a Milano.

>> Eh, se ci recamma all’aeroporto Danilo con i biglietti sempre prenotati a nome della madre sull’aereo. Vabbè, no, durante il tragitto mi disse che doveva incontrare un giornalista giunti a Milano. Io e Danilo ci ci avviammo dove ad attenti c’era un signore con una Mercedes. Eh, Danilo si avvicinò, chiese dove fosse Cavallo, eh, questo gli rispose che il Cavallo non era potuto venire, che era impegnato.

 Danilo di Rimandi disse che noi eravamo venuti da Roma e quello sapeva dall’appuntamento e non c’erano impegni da prendere. Vabbè, ci accomodammo in macchina. Questo continuava a dire, vedrai che tutto andrà bene. Lì si parlava del processo Duratello, comunque che andava bene, che comunque i soldi aveva preso e Daniele diceva pure io ancora che i soldi perché manco quello, insomma, questi erano argomenti.

 lui nel discorso tra le persone di cui ho nominato prima che si stava quali erano stati se erano stati dati i oo non lo so i documenti, inser, non voglio sbagliarmi, ma io dico quello che è rimasto nella mia memoria, di una certa contessa pallavicini e disse questo nome come a di un altro pezzo grosso più grosso, comunque un altro pezzo grosso era un qualcosa, una signora, una contessa, una nobile che già si era attivato per un processo tenuto a Catanzaro.

 Queste erano comunque ehm ci siamo legati in taxi in un posto che Danilo conosceva, visto che quando siamo entrati in quel palazzo, palazzo che mi è rimasto impresso, io lo definisco Sil Liberty, può darsi che sbaglio perché non è che sono pratico d’architettura. Comunque, eh, da lì lo disse al portiere dove ci recavamo senza avere senza ulteriori spiegazioni.

 Siamo saliti un paio di rampe di rampe di scali. Eh, c’era una porta con una scritta di un’associazione che non di cui non ricordo che tipo di associazione fosse. Eh, ci ha aperto un signore, siamo entrati, eh abbiamo atteso molto poco e poi siamo stati eh introdotti in una stanza dove c’erano tre persone sedute dietro a un tavolo.

due persone, una anziana, una abbastanza anziana e e due più giovani. Si tengo in considerazione quando io dico anziana, quei tempi avevo poco più di 30 anni, quindi per me una persona di 60 anni può essere anziana. Ehm, ricordo ricordo che prima di andare in quel posto eh di legarci in a quell’appuntamento, Danilo ricevette una raccomandazione da parte del primo signore affinché, insomma, non fosse abbastanza duro con le persone che dovevamo incontrare.

 Liro non fu duro, ma non fu nemmeno a condiscendente, insomma, con tono fermo e disse che stavano perdendo, stavano prendendo un po’ troppo tempo. Questi asserendo che stavano facendo del tutto ma che c’erano dei problemi che eccetera eccetera. Eh, ci voleva il tempo. Danilo di rimando rispose che quando loro chiesero di attivarsi sia per l’omicidio Pecorelli che per la faccenda Moro, loro erano intervenuti senza perdere tempo.

Anche se poi eh Turatello non aveva dovuto fare marcia indietro, eh creandosi non pochi nemicizia all’interno della mafia, cosa che poi ritengo l’abbia portata alla morte. Comunque eh vabbè questi come da subito sempre i soliti discorsi di soldi perché è chiaro, dice “Ma la vita basta che dai i soldi questi stanno a posto.

” Solidi discorsi di denaro, assicurazione che Frensis sarebbe stato assolto in quel processo. Eh ne venimmo fuori, quello richiamo il tass dopo una mezz’oretta, un’ora, tre quarti d’ora. Comunque noi venimmo fuori con Danilo gonfio, una pancia gonfia di chiacchiere. Ehm, prendemmo il tassì e lui fece fare al tassì un giro strano che a me mi sembrava strano perché dovevamo andare all’aeroporto.

 Lui si buttò verso il tribunale, fece fermare il taxi, il taxi in un bar e da lì lui si mise a controllare un punto ben preciso. Dopo, vabbè, fatto il controllo, lui era preoccupato, era insomma voleva indagare, voleva capire. Riprendemmo l’aereo e ritorno. >> 12 marzo 1981 il giudice istruttore del Tribunale di Milano Giuliano Turone firma una comunicazione giudiziaria ed ordini di perquisizioni domiciliari a carico di Licio Gelli.

>> Pubblicazione dei 962 nomi di aderenti o presunti aderenti alla loggia massonica P2 guidata da Licio Gelli ha provocato prese di posizione smentite incredulità. I nomi sono tanti e qui vedete l’elenco diramato dalla agenzia ANSA. Un elenco che comprende nomi con a fianco numeri di tessera e date di scrit pazienza che sembra ricoprire nei confronti del Jelly un ruolo poco interpretabile, vicario o successore.

 E nel caso fosse da intendersi come successore si tratterebbe di una successione accettata o di una successione imposta al venerabile licio? A giugno 1981 viene pronunciata la prima sentenza per lo scandalo Italcasse, una delle più grandi truffe finanziarie dell’epoca. Il bilancio è tragico. 17 degli imputati sono nel frattempo deceduti, 26 vengono presciolti e 37 vengono rinviati a giudizio.

 Tra i nomi eccellenti ci sono i fratelli Caltagirone, Alvaro Marchini, Alessandro Nezzo, Edoardo Calleri di Sala e Ezoio Riondato. Ma dietro lo scandalo di Talcasse c’è molto di più di una semplice frode. Come emergerà dal processo sull’uccisione di Mino Peccorelli? Si determina la convergenza di interessi di gruppi mafiosi riconducibili a Giuseppe Calò e Domenico Balducci.

 L’esposizione debitoria della società Flamigna Nuova controllata dal finanziere Florence Lee Ravello, rivela rapporti con società facenti capo a Balducci e Calò. 3 anni prima, nel febbraio del 1978, era uscito il numero zero del settimanale OP dedicato al Caltagirone dell’Italcasse, dove spiccava il nome di lei Ravello, finanziere in rapporti con Domenico Balducci legato alla Magliana e Giuseppe Calò, l’uomo della mafia a Roma, l’uomo dei legami con Rina e Gelly.

 Il numero zero di OP settimanale si occupava anche di Vitalone, riportando Vitalone è super firmato De Matteo. Aspra contesa tra i più nuoti costruttori romani, i ricchi palazzinari si disputano l’onere di offrire al super sostituto Vitalone una festa in suo onore per celebrare il nuovo passo avanti in magistratura del protagonista di tanti processi noti e meno noti.

 Vitalo, infatti, ha ottenuto la promozione al grado superiore e tra breve si potrà fregare, pardon, fregiare della qualifica di consigliere d’appello. Il passo avanti è stato reso possibile dalle positive note caratteristiche dell’ex commissario di polizia di Palermo, il procuratore capo Giovanni De Matteo. Il numero di OP, che sarebbe uscito il 6 febbraio 79, prevedeva in copertina una foto di Andreotti sotto il titolo Gli assegni del presidente.

 La prevista copertina, già stampata, non uscirà, verrà sostituita in estremis da un’altra alquanto generica dopo una cena avvenuta a fine gennaio presso il circolo famiglia piemontesa, alla quale avevano partecipato Claudio Vitalone e i suoi amici generale Donato Loprete e Adriano Testi.

 l’ospitante Walter Bonino e Mino Pecorelli. Quella singolare cena sembrava mossa da un intento pacificatorio dopo i tanti furiosi attacchi di OP agli Andreottiani. La Sofint era il cardine dell’operazione finanziaria attesa al salvataggio dei Caltagirone e alla Sofint, cioè a Ravello e Balducci, finirono 55 milioni di quegli assegni al presidente, 2 miliardi e 400 milioni pagati da Rovelli ad Andreotti.

 L’aura di potere che accompagnava Balducci nell’ambiente della malavita era originata proprio dalle sue notorie amicizie tra i magistrati e dal suo essere legato a un’eccellenza. Perfino dalla Titante, Balducci avrà rapporti di familiarità di incontri con il dottor Pompò, dirigente del primo distretto di polizia del centro di Roma.

Pompò. >> Lei è il dottor Pompò. Eh, nome di battesimo, scusi. >> Francesco. >> Francesco Pompò. Presidente, scusi se interrompo, ma il test viene ascoltato come testimone o come No, perché a noi risultava che fosse coimputato per i fatti legati a Domenico Balducci >> e lei è delle una pendenza penale. >> Dunque c’è stato per una per una questione di omissione omissione di atti d’ufficio o favoreggiamento personale, >> quindi è tuttora pendente in Cassazione >> e il giudizio è pendente in Corte di Cassazione. La rete di relazioni della

banda della Magliana si rivela pienamente operativa durante il tentativo di salvare i costruttori andrireotti dal Crck. Il piano di salvataggio è scogitato dal nuovo direttore generale dell’Italcasse Finardi coinvolge il finanziere italo svizzero Florence Lei Ravello con la sua società Flaminia Nuova collegata ad altre società facenti capo a Domenico Balducci e a Pippo Calò.

 entrambi strettamente legati ad abbruciati dei testaccini e di conseguenza all’altego di quest’ultimo Enrico De Pedis. >> Era un giornalista quindi che non aveva soldi non mi risulta che utilizzasse questo tipo di tecnica. >> Ma il dossier vorrei aggiungere un il dossier cas valeva oro. Oro. Oro. bastava dosarlo in modo diverso, nel senso che oro effettivamente perché era un’inchiesta che non aveva nessuno, non ce l’aveva neanche dell’amore.

Presidente presidente della del della o direttore generale, adesso mi sbaglio, nella qualifica. Mi vorrei girare per chiedere, però insomma era un alto dirigente dell’Italc, non ce l’aveva neppure lui. Non ce l’aveva nessuno sinché >> mancava che avesse lui, >> no? E vabbè, ma divenne pubblica poi. Quindi questo fatto >> dosato, dato avrebbe fruttato, credo.

Non c’erano quando morì non c’era un dossier che non av che non fosse stato capis. mi scusi. Lei mi sta dicendo che non ha mai tenuto delle notizie che fossero importanti. Questo è cioè questo questo è cioè questo, >> non solo ma non solo, era appassionato della notizia e la cercava ed il fatto di pubblicarla creava anche l’interesse di coloro che forse avevano anche un interesse personale o un interesse ad averla loro, cioè a vederla pubblicata.

la marea di informazioni che Pecorelli aveva gli aveva, cioè se l’era costruita proprio pubblicando le notizie. Aveva sicuramente anche la malizia perché era un investigatore, quindi non è che si fidasse della notizia data da una persona e come la riceveva la pubblicasse così come come gli era stata data.

 Quindi andava, la verificava, la elaborava, creava, costruiva e non solo, proteggeva la fonte. Sempre, sempre, >> sempre, >> sempre protetto alla fonte. è evangelisti il nostro la nostra cartina tornasole perché se avesse detto in quel periodo, parlo del periodo in cui Evangelisti era sottosegretario alla presidenza del consiglio, se si fosse solo saputo che il doset gliel’aveva dato eh Evangelisti, credo che sarebbe successo di tutto.

lo avrebbe mai detto e non ci sarebbe stato e neanche nulla, proprio perché la fonte era sacra e lo sapevano. >> Le le disse per quale motivo evangelisti? >> Eh, non so, non a parte che pubblicava e non riesco ad avere, cioè la notizia. Io non posso dirvi un fatto perché Peccorelli non mi ha detto per quale motivo.

>> Questo le ho chiesto, le disse se per quale motivo se non lo sa mi dice che non lo sa. Senta, vorrei sapere adesso Pecorelli eh non dava, lei ha detto molto peso alle minacce ricevute o comunque ad una particolare minaccia e proprio perché non voleva addestare in lei particolari preoccupazioni, dato ed era giusto il rapporto che vi univa.

 Comunque le minacce ci furono, >> ma non sono adesso minacce. Certo, a parte che due attentati alla macchina sono già due segni non >> quest quindi no, dico che Peorelli non desse peso da ma a me interessava risultare che oggettivamente i fatti c’erano, poi venivano sminuiti pecorella per questo per questo sentimento di cavalleria, ma non che non fossero minacce obiettive.

Ecco, lei dice che l’avvocato Pecorelli scrisse degli articoli molto espliciti in proposta, stava continuando e noi siamo rimasti con la curiosità di sapere se erano articoli molto espliciti che consentivano all’autore della minaccia di far capire che Pecorelli aveva compreso chi fosse o >> Sì, sì, anche perché i titoli i titoli di queste minacce e sono riportati nell’agenzia del mese di gennaio erano la mafia romana avverte il nostro direttore, il nostro risposta alla seconda, il nostro direttore non avverte la mafia romana,

ma quelli che stanno sopra, questa è la risposta e fa tutta una eh fa articoli pesanti chiamando in causa la mafia romana e quindi i legami che la mafia parliamo di banda della Magliana se vogliamo adesso così per semplificare non Non non che sia particol, cioè allora non si usava questo termine, cioè non questo nome denominazione, allora non si chiamava solo mafia romana.

 Gelli ha sempre tenuto legami strettissimi con i servizi segreti. Erano legami vecchi, radicati. Nel 72, ad una riunione all’Hotel Baglioni di Firenze presente il gran maestro Lino Salvini, Gelly propose che l’incarico di addetto stampa della P2 fosse affidato al tenente colonnello Nicola Falde. All’epoca nel SID Falde aveva preso il posto del colonnello Rocca, capo dell’ufficio informazioni economiche e industriali, morto in circostanze misteriose.

 Si parlò di suicidio. Il colonnello stava indagando sul contrabbando dei petroli. I forti vincoli di Gelli con i servizi segreti non si esauriscono con il SID di Miceli e di Maletti, entrambi affiliati alla loggia P2. Infatti resistettero anche a quella che doveva essere la ventata di rinnovamento dei servizi segreti con la creazione del SISMI, servizio informazioni militari, del SISDE, servizio informazioni civili e del CESIS, il comitato preposto a coordinare i servizi di informazione civili e militari. Lo dimostra il fatto

che i capi dei tre servizi, il generale Santovito, il generale Giulio Grassini e il prefetto Walter Pelosi, sono compresi nell’elenco della P2. Attraverso l’adesione alla loggia, Gelly era riuscito addirittura ad assicurarsi la collaborazione di Massimiliano Cencelli, segretario particolare del sottosegretario alla sicurezza, onorevole Franco Mazzola.

 Gelly era dunque arrivato ai vertici. A mio parere i fatti di questi giorni possono offrire una conferma, un attestato di conferma di una ehm, diciamo, di una ricostruzione processuale che già nel 74 si era eh si era sviluppata appunto nel processo di Padova. una un’acquisizione processuale della che metteva in luce l’esistenza di un organismo segreto avente caratteristiche di segretezza, il cui scopo fondamentale era quello di vigilare, condizionare, diciamo, di controllare con una parola sola situazione politica italiana,

controllarla perché questa situazione politica non evolvesse in un certo senso che per ragioni di politica internazionale e per ragioni anche di politica interna non era gradito a questo, diciamo, apparato, a questo gruppo di potere.  Il 5 giugno 1981 il capitano della Guardia di Finanza Luciano Rossi si spara un colpo di pistola alla tempia.

Dopo essere stato interrogato nei giorni antecedenti, cerca l’informativa su Licio Gelli, da lui redatta insieme al colonnello Salvatore Florio. Ad alcuni amici aveva confidato di essere preoccupato per il suo coinvolgimento nella vicenda P2 perché Jelly lo aveva avvicinato minacciandolo. Precedentemente era stato allontanato dal servizio informativo quando il generale giudice era diventato comandante della Guardia di Finanza.

 Le indagini sulla loggia più 2 e le attività del suo capo Liogelli riparato all’estero. Per 4 ore i giudici di Roma e di Milano che svolgono inchieste parallele si sono riuniti nell’ufficio del procuratore della Repubblica Achille Gallucci a Roma. Partecipavano all’incontro anche il sostituto procuratore Domenico Sica, il procuratore aggiunto di Milano Bruno Siclari e il sostituto procuratore Massimo Dell’Osso.

 Nessuna indiscrezione trapelata nel sul contenuto della discussione che è servita con ogni probabilità ad uno scambio di informazioni sui risultati finora ottenuti dalle due procure. Ieri il sostituto procuratore Sica si era incontrato con il collega fiorentino Vigna che era venuto a Roma con parte della documentazione sequestrata in Toscana, nella villa e negli uffici di Licioggelli e di altri appartenenti alla loggia P2.

 I magistrati toscani avrebbero raccolto elementi in base ai quali sarebbe stata reaperta un’inchiesta riguardante presunti contatti tra la loggia di Gelli e l’organizzazione di estrema destra costituita da Mario Tutti nell’aretino. Di questi collegamenti si era parlato anche durante l’inchiesta condotta dal magistrato Fiorentino Vigna sull’assassinio del giudicio corsio compiuto a Roma da Ordine Nuovo.

 il sostituto procuratore della Repubblica di Milano Viola, apprendendo che quattro parlamentari Arnaud, Cerioni, Publiofiori e Picchioni, avrebbero presentato denuncia per rivelazione di segreti di ufficio contro i magistrati milanesi che indagano sulla loggia P2, ha precisato che gli elenchi dei presunti iscritti sono stati inviati al governo per competenza amministrativa questa mattina al Tribunale di Milano dove si celebra il processo che vede imputati Roberto Calvi e altri nove esponenti del mondo finanziario accusati

di esportazione illegale di valuta e di mancato rientro di capitali all’estero. Il pubblico ministero Carnevali ha avanzato l’ipotesi di una intesa fra la centrale finanziaria di Roberto Calvi e la Invest di Carlo Boni. L’ipotesi si fonda su una serie di documenti sequestrati il 17 maggio scorso negli ufficietini di Licio Gelli.

 Documenti che potrebbero far luce su tutta l’operazione relativa alla vicenda del credito varesino.  Il 9 luglio 1981 Roberto Calvi tenta il suicidio nel carcere di Lodi, dove è rinchiuso dopo il suo arresto insieme a Carlo Bonomi, per ordine della magistratura milanese per alcune irregolarità nella gestione del Banco Ambrosiano.

 Malgrado una condanna a 4 anni, grazie al tentato suicidio, Calvi esce dal carcere. Nel corso dell’inchiesta viene trovata una lettera di Carlo Bonomi alla madre in cui questa si impegnava a restituire un prestito in nero datole da Roberto Calvi. L’importo 10 miliardi, attraverso operazioni particolari di borsa. Garanti dell’operazione sono Licio Gelli e Francesco Cosentino iscritto alla P2, segretario generale della Camera e presidente della Ciga.

  29 luglio 1981 viene ucciso Antonio Mottola, criminologo, collega del professore nero Aldo Semerari, legato a doppio filo alla banda della Magliana, a Gelli e alla strage di Bologna. Un altro tassello che si aggiunge al mosaico di morti sospette che costellano questa storia. Nell’estate dell’81, prima della sua tragica fine, Roberto Calvi si reca in Sardegna, dove pazienza gli presenta Flavio Carboni.

 A presentare invece Carboni a Pazienza, secondo un poco credibile racconto, fu Pomp nei suoi uffici per un rinnovo di passaporto. Buongiorno, >> dottor Tescaroli. Buongiorno a lei. Allora, eh vorrei iniziare dal da una serie di domande che attengono alla sua conoscenza eh di Flavio Carboni. Vorrei che ci dicesse innanzitutto dove e quando ha conosciuto Flavio Carboni e chi era presente nel momento in cui eh lo ha conosciuto.

 Ho conosciuto Flavio Carboni tra il febbraio e l’aprile del 1981 nella sede della primo distretto di polizia nell’ufficio del dottor Francesco Pompò. Quindi quando io ho conosciuto Carboni eravamo in quell, cioè nell’ufficio c’era già il signor Carboni, poi sono arrivato io e praticamente per combinazione ci ha presentato il dottor Topò.

>> Sì. Lei per quale motivo si era recato da? >> Dunque, io mi ero fatto presentare al dottor Pompò dal Ministero degli Interni, dal dottor Federico Umberto D’Amato, perché avevo in corso una specie di eh lite con l’amministratore del dall’appartamentino, io vivevo a Parigi all’epoca ancora dell’appartamentino in via dei Coronari.

una questione molto banale, cioè doveva mobiliarlo, invece me l’ha dato senza, cioè una questione di questo genere. per cui avevo bisogno di parlare con con il dirigente di polizia. Mi fu presentato telefonicamente dal prefetto D’Amo, al Ministero degli Interni che all’epoca era direttore della polizia di frontiera eh frontiera stradale e ferroviaria.

>> Sì. Ecco, ma la domanda era per quale motivo lei è andato dal dottor Pompò? Che cosa le serviva? mi serviva perché il problema era questo. Io avevo smesso di pagare il l’affitto di casa perché volevo che lui mi eh cioè l’amministratore mi desse la casa così come era previsto che fosse.

 Allora lui mi minacciava, mi aveva fatto una prima istanza di sfratto eccetera eccetera. Allora io ero volevo andare a parlare con un con un con un con il dirigente di polizia dell’area in cui mi trovavo che era via dei coronari. >> Dunque dottore lei è stato m dirigente del primo distretto di polizia della Questura di Roma. >> Sì, signore.

>> Può dirci in che periodo? >> Dal 79 al giugno dell81. giugno dell’81. Ricorda in quel periodo di aver conosciuto il dottor Francesco Pazienza? >> Sì, signore. >> Lo aveva conosciuto prima o lo con periodo? Quando stavo nel distretto io, verso la fine del 1980 si presentò nel mio ufficio questo signore. Aveva, preannunciandomi l’interessamento del generale Santo Vito, mi disse che era dei servizi segreti e mi faceva presente una situazione.

 aveva un ufficio di copertura in piazza Farnese e Farnese e siccome era stato in America siccome era stato in America questo non aveva pagato la pigione, aveva dimenticato di fare la rimessa che era di 500.000 lire allora e aveva avuto lo sfratto >> privatistico. Lei ha avuto altro genere di raccidente, scusi se interrompo, ma il test viene ascoltato come testimone o come No, perché a noi risultava che fosse coimputato per i fatti legati a Domenico Balducci >> e lei è in delle una pendenza penale.

Dunque, c’è stato per una per una questione di omissione omissione di atti d’ufficio o favoreggiamento personale. Ho avuto una pendenza ho avuto una causa che si è discussa nel 1986 dove sono uscito assolto per non perché il fatto non sussiste. >> Lei ha saputo per quale motivo Carboni era presente? >> Sì, >> lo vuole riferire? Sì, signore.

 Carboni era presente per un rinnovo di passaporto per quel motivo che si trovava in in quella in in quell’ufficio. Tant’è che poi mi consta che la data precisa del nostro incontro con Carboni sia stata ricostruita dal giudice Lupacchini, proprio andando a rivedere andando a a vedere quando Carboni avesse avuto bisogno del rinnovo di passaporto.

Vi siete conosciuti, immagino, no? Vi siete scambiati qualcosa, le coordinate? Sì, vabbè, come si fa solito. Mi sembra che gli abbia dato un biglietto da visita, il telefono mio eh di ufficio, eccetera eccetera. Lui soprattutto magnificava i suoi rapporti nel mondo politico e soprattutto anche con Carlo Caracciolo fin dal primo momento.

Prendo atto di questa sua spontanea indicazione. Lui però sapeva perfettamente, poi gliel’avevo detto io, che era un consulente di Calvi e quindi aveva grande interesse naturalmente a poter conoscere Roberto Calvi. >> Senta, lei in quel periodo era interessato ad affrontare una barca? Sì, esatto. Sì, sì. >> Quindi ha chiesto sostegno che era portato a Carboni, >> no? Sì, a Carboni.

 Carboni gli chiesi di presentare. Allora, guarda, i passaggi furono questi. Carboni, io volevo comprare un motoscafo, allora mi rivolsi anche a Carboni. Carboni poi mi presentò eh eh Balducci. Balducci eh Balducci Balducci a sua volta mi presentò un un eh, come si chiamava quel cantiere? Proprietari di un cantiere OS eh Canados, cantieri Canados.

 E poi però io decisi di comprare un motoscafo eh direttamente da un concessionario americano, però ecco questi erano i i le discussioni o gli argomenti che si trattavano in quel periodo fino poi a quando, nell’estate del 1981, sotto la feragosto dell’81, eh non gli presentai Roberto Calvi. Sì, >> scusi, che Carboni cercasse il contatto con Calvi, fuori di ogni dubbio perché Calvi era uno dei più importanti banchieri italiani.

 Io all’epoca io ero la possibilità di questo di questo collegamento, però nello stesso tempo pensavo che anche il rapporto o la conoscenza di Carboni per Calvi sarebbe stata utile perché Calvi in quel momento si trovava completamente isolato o quasi isolato da quello che era il mondo politico italiano. Perché i signori Gelli e Ortolani non erano più disponibili.

 Io che avevo sempre vissuto all’estero non avevo una avevo delle relazioni politiche come potevano interessare a Calvi sul territorio nazionale, cosa che invece ne aveva ne aveva Carboni. Ecco, questo volevo dire. Quindi che Carboni volesse incontrare o avere rapporti con Calvi, mi sembra normale, logico, però non che Calvi avesse bisogno di Carboni, però mi sembrava utile a Calvi poter conoscere persone che a loro volta lo mettevano in contatto con certi ambienti politici.

 Molta gente voleva conoscere a quell’epoca Calvi e io non gliela presentavo perché molti mi sollecitavano questi incontri, però non è che io tutti quelli che mi sollecitavano un incontro poi falcilitavo l’incontro.  >> Sono poco dopo le 13 nel carcere di Badu e Carros quando Francis Sturatello viene ucciso da quattro carcerati. L’esecuzione viene accuratamente preparata.

 faccia d’Angelo, viene colpito con rudimentali coltelli sotto gli sguardi di altri 12 detenuti. Ehm, le quello che le chiedevo era di parlari di rapporti a sua conoscenza tra bruciati, ma anche tra altri membri della banda della Magliana e autorità costituite. E per autorità costituite intendo chiaramente deputati o eletti del mondo politico, magistrati, funzionari di polizia e simili.

 Sì, perfetto. Allora, per quanto riguarda il mondo politico, eh le conoscenze della Bruciati erano oltre con quella persona che ho identificato in Egidio con Onorevole Franco Evangelisti, così come gli stessi rapporti con l’onorevoleorevole Evangelisti e con il signor Egidio li aveva Balducci. Per quanto riguarda la magistratura, da quella che a me mi veniva detto, per esempio, io ho fatto già una serie di nomi magistrati, esempio il dottor Vidalone, esempio il dottor Testi, il dottor Bongiorni, insomma quelli che

>> Chi era che frequentava il dottor Vitalone? >> Il dottor Vitalone veniva frequentato nei tempi in cui io ero fuori. Comunque io so che lui, il dottore, aveva rapporti con Abruciati. durante la mia detenzione da quello che erano le notizie che mi pervenivano, il dottor Vitalone aveva frequenti, insomma, contatti con Rico De Pedis delto Renatino.

>> E può dirci qualcosa di più sui rapporti con il signor Carin, con l’onorevole Carenini e con l’onorevole Evangelisti? Anzitutto, lei ha mai incontrato, Carenini l’ha già detto, ma se l’ha incontrato in altre occasioni, questo egidio che poi hai identificato in Carenini? >> No. >> E l’onorevoi Evangelisti? >> Non l’ho mai incontrato.

>> Lei ha detto che un il terzo viaggio a Milano era subordinato a un incontro che doveva avere a bruciati con l’onorevole Evangelisti. >> Sì, confermo. >> E e per quale motivo? Cioè si sa per quale motivo? naturalmente >> perché siccome ehm la bruciati comunque il gruppo tutto, ma la bruciati era quello che si muoveva con più eh interesse e intensità, aveva notato che da parte di quelli di Milano c’erano state chiacchiero comunque non fatti e quindi eh aveva chiesto che Balducci si incontrasse con volevo evangelisti

e e e dal quale ricevere qualcosa di più concreto con il quale presentarsi di nuovo a Milano. Non so se con le stesse andiamo con ordine. Quindi a Bruciati riferì di qualcosa che gli aveva detto Balducci. >> Certo. >> E il Balducci manifestava, se ho capito bene il suo quello che ha detto, la necessità di incontrarsi con l’onorevole Evangelisti.

Questo ha detto adesso. >> No, Balducci. Eh, io non so quello che le viene riferito. >> Sì. Baldum. A me mi venne riferito da Nete Bruciati che presto saremmo avremmo dovuto affrontare un altro viaggio a Milano dopo che Balducci si fosse incontrato con l’onorevole Evangelisti e E perché torno a ripetere? Eh, io sto dicendo per avere per avere >> non lo so come dire un potere con capito eh maggiore da portare a Milano.

 Questo insomma io in questo modo lo considero però perché >> che non le venne curiosità per questo motivo. >> No, a me assolutamente. >> Basta, è una risposta. Eh, certo, Abruciati conoscesse i massoni. Consta personalmente perché con Abruciati ho avuto modo di incontrare, anche se poi questa persona ha intavolato il discorso la bruciati una persona che poi ho saputo in seguito dalla stampa eh che era un massone e sto mi sto riferendo a Umberto Ortolani.

>> Cioè lei mi sta dicendo che a bruciati frequentava Ortolani. >> Sì, sì. prima ha detto che in quell’incontro avvenuto a Milano >> Sì. >> ci si lamentò anche del fatto, cioè la bruciati si lamentò del fatto che Turatello >> che si era da prima attivato per liberare Moro, >> Sì. >> poi avesse dovuto fare marcia indietro >> s >> facendo anche brutta figura.

>> No, brutta figura, eh, qualcosa di peggio. Si è messo contro, >> permette? >> Sì, sì. Ah, grazie. Si è messo contro quella parte della mafia che o non era stata al corrente, non era stata messa al corrente dei movimenti che si stavano facendo o comunque non erano d’accordo. Io, tra l’altro sono alquanto certo, ma che Turatello è stato ucciso conoscendo l’ambiente carcerario, conoscendo i personaggi che vi hanno partecipato, soprattutto un personaggio che ha bruciato che Duratello è stato ammazzato per quella storia.

Ma guardi, siccome una cosa è per noi molto rilevante, potrebbe dirci tutto quello che sa sull’intervento di Turatello per la liberazione di Moro e sul suo cambiamento di linea? Chi glielo chiese di interessare chi? Di attivarsi. >> Sì, >> non lo so. >> Non lo sa. Sa chi gli disse di smettere di attivarsi? >> Non lo so.

>> Quindi non sa i motivi per i quali smise di attivarsi? Perché gli hanno detto di smettere di non fare i passi più lunghi della sua della gamba. Questo me lo immaginavo che qualcuno gli avesse detto “Ma sa chi? >> No. >> Sa quali ambienti? >> No, no, >> non lo sa. No, eh, io so che a dire stop è stato ligio.

 Ah, >> va bene. Chi ha ucciso Turatello, a parte adesso i i barra sti ubriaconi da bassa macellazione è stato Nino Faro, Antonino Faro, figlioccio di Luciano Ligio. Basta. Eh, io siccome conosco il mio ambiente do per scontato. Ma non che gli porto in mano? Che gli do? Mica ci sta una telefonata con la lettera che dice “Oh, smettila”.

>> Ma scusi, lei mi sta dicendo che quindi lo stesso ambiente ha dato lo stop e poi ha ucciso perché era stato dato lo stop che è un ambiente che una parte era d’accordo, un’altra parte no. Eh eh >> quindi quindi non solo lo stessa, io non conosco equilibri mafiosi, io sto a Roma.

 Io so quello che mi è stato detto e quello sto riferendo. Poi sono labili equilibri meravitosi. Lei non lo sa, avvocato. Oggi ci baciamo e domani se sparamo. Viceversa. >> Allora, cosa sa di Flavio Carboni e che a ruolo ricopriva se ne ricopriva uno nell’ambiente criminale al quale lei faceva parte? da quello che mi è stato raccontato nel periodo in cui sono uscito, eh siccome era molto abile nella gestione del danaro, negli investimenti e quant’altro, loro, cioè quelli che allora stavano all’esterno, io ripeto ero detenuto, avevano affidato a lui

determinate somme da investire. Ecco, all’interno di questo gruppo criminale, di questa banda, Flavio Carboni aveva un ruolo specifico. >> Guardi, Flao Garboni era tenuto in alta considerazione sia per la sua abilità nell’investimento del denaro e su e sia per le sue conoscenze all’interno del dei tribunali e delle istituzioni, per le sue entrature all’interno del tribunale e delle istituzioni.

LA BANDA DELLA MAGLIANA, LA VERA STORIA - Media Key

 Senta, lei sa Flavio Carboni abbia avuto un ruolo e con riferimento anche alla massoneria. >> Sì, sì, ma infatti quando parlo di istituzioni parlo di uomini, diciamo così, di alto livello che facevano parte anche della massoneria. Ecco, ricorda esattamente che cosa Bruciati le disse in proposito che che lì era tutta una questione di di di conoscenza e di entratura all’interno.

 Io non è che ho conosciuto solo Carboni per qu io ho conosciuto Ortolani, ho conosciuto altri che >> Ecco, io volevo ricordarle questo. Nel corso del verbale dell’11 marzo 94 lei dichiara e so per certo che Abruciati aveva rapporti con esponenti della massoneria che ancora non era conosciuta come P2 e poi più oltre a Bruciati mi riferì che Flavio Carboni costituiva un anello di raccordo.

 un anello di raccordo fra noi della banda della Magliana, la mafia di Pippo Calò e gli esponenti della massoneria che faceva capo a Diogelli. Sì, ma lei fa Sì, è questo io lo confermo, ma lei fa bene a puntualizzare perché io tanto per scontato quello che ho dichiarato essendo passati poi degli anni dell’acqua moltaqua sotto i ponti allora do per scontato do le risposte così.

 Poi se lei se lei mi puntualizza io >> Senta, e fra queste vi era anche Roberto Cal >> da quello che ricordo io. Sì. Senta, lei sa chi è Flavio Carboni e sa se avesse rapporti con appartenenti al gruppo di Testaccio. >> Sì, anche Carboni era, insomma spesso nominato, sembra che era un, diciamo, un costruttore un costruttore legato a Balducci e e a e a Danicò Brucifiati.

del 5398 dichiara il gruppo di testaccio hanno cominciato ad investire di soldi nel mondo di edilizia e so che usavano questa persona, appunto, Flavio Carboni, sul la sede, sul luogo dove venivano dove sono stati effettuati questi investimenti. >> Ricordo, guarda, che si parlava di un complesso residenziale delle villette a schiera.

 M >> Sì. E sta qualcos’altro sul punto? No, so che in quei tempi Danilo si era regato giù in Sardegna, mi sembra che aveva fatto Sì, aveva fatto sicuramente aveva fatto qualche viaggio in Sardegna.  16 ottobre 1981 viene ucciso sotto casa Domenico Balducci. Ufficialmente Balducci era un commerciante di elettrodomestici con un modesto negozio nella zona di campo dei fiori intestato alla moglie.

 Dove aveva esposto il cartello Qui si vendono soldi. Era dedito principalmente al racket dell’usura. È nei primi anni 80 che la polizia si concentra sui cravattari di Campo dei Fiori che al tempo venivano anche soprannominati finanziatori privati. Tra i suoi cosiddetti clienti vi è Flavio Carboni insieme ad altri 17 mafiosi. Esaurite le disponibilità proprie e delle banche, Carboni inizia a servirsi del credito messo a disposizione dagli usurai per far fronte alle cambiali in scadenza.

 Prima si rivolge all’ex pugile romano Annibali, poi commercialista sbarra, il cui figlio Danilo diventerà famoso come riciclatore dei proventi mafiosi. Tra gli altri rusurai romani entra in contatto con Oberdan Spurio e Domenico Balducci. un certo punto della sua attività, eh molto vicino al suo arrivo a Roma, per la verità dice questa sentenza, lei comincia a fare riferimento a, chiamiamolo il mondo, poi lei ci spiega di che si tratta, di campo dei fiori o del finanziamento privato.

 Sì, >> ci vuole spiegare allora i primi contatti e soprattutto le ragioni e le modalità con cui avvenivano questi rapporti. Beh, le ragioni sono quelle che riguardavano che riguardano qualunque imprenditore con la sola differenza che magari a una gran parte di questi credo la maggior parte non poi non sono successi i fatti che sono successi a me, cioè a qualunque imprenditore ci sono dei momenti in cui mancano dei liquidi delle liquidità e non sono le banche quelle, diciamo così, soprattutto ecco questo lo sottolineo a

persone come me che non avevano molta cura dell’amministrazione e non mi facevo neanche far amministrare da chi invece nero n ero capace, diciamo così che ero più in confusione Ario mi andavano assai bene gli affari, ma certamente avrei avuto meno necessità se fossi stato più, come dire, più ordinato nel badare anche alla parte amministrativa.

 Ecco, le quindi c’ si faceano dei momenti in cui c’era urgenza, ma proprio per per premiare, per sostenere, ecco, soccorrere quella che era la mia filosofia dell’intervento immediato e a torto a ragione nessuno poteva essere più immediato di quelli che er, quindi giocavo su quello per trovare, diciamo così, più convenienza nell’affare che allora andavo eh consideravo tare, per cui cominciavo ad Facciamo così da raccogliere a >> Balducci.

Lei in questo mondo di Campo dei Fiori e di Monte di Pietà, insomma, conosce a un certo punto anche in questo momento non mi viene il nome di Balducci, ma comunque Domenico >> Domenico >> Domenico Domenico. E Balducci prestava dava i soldi che erano di proprietà quasi sempre di Oberdban e altre volte di altri signori che ruotavano sempre lì al Campo dei Fiori e di cui lì non mi ha fatto tutti i nomi, me ne ha fatto alcuni, ma adesso non li ricordo, ma sempre si occupava e rappresentava anche alcuni altri, diciamo così, di quelli

che ruotavano sempre intorno a questo signor Oberdan, che era, diciamo così, il il big era era il riferimento più importante. Domenico Balducci era ricercato finnaio del 1980 per un mandato di cattura spiccato dal questore Boris Giuliano per il riciclaggio di 3 miliardi sporchi di droga e sequestri. Assegni girati da Balducci erano stati trovati nel borsello del capo mafia Giuseppe di Cristina, eliminato a Palermo il 30 maggio del 78.

 Balducci andava e veniva da Palermo, frequentava anche Buscetta e poi soprattutto Pippo Calò, conosciuto addirittura nel 1954 a Lucciardone, dove erano detenuti. Calò vive a Roma e diventa il referimento della mafia per Balducci. Legato alla banda della Magliana, attraverso Danilo Abruciati, divenne altresì uno dei principali investitori dei proventi della stessa banda.

Nell’estate dell’81 Balduci compie l’errore che gli sarà fatale, quello di trattenere per sé una parte del denaro, 150 milioni destinati a Pippo Calò, denaro proveniente dalla cosiddetta operazione Siracusa che avrebbe dovuto garantire alla mafia enormi proventi da una gigantesca speculazione edilizia.

 Secondo il pentito contorno, Balducci aveva inoltre ospitato esponenti della mafia perdente. Per l’omicidio vengono accusati come esecutori materiali, abbruciati, De Pedis e Pernasetti della banda della Magliana. Il mandante sarebbe stato Pippo Calò. Di certo la morte di Memmo al cravattaro segna la prima crisi della banda della Magliana perché i testaccini non avevano avvisato quelli della Magliana e questi ultimi non erano d’accordo nell’accollarsi un omicidio per fare un favore alla mafia.

>> Ora lei sa se Domenico Balducci avesse collegamenti con Danilo Abduciati e con Ernesto Diotallevi e se le risulta di che tipo? Sì, aveva dei collegamenti. Lo so che Balducci a Roma lo chiamavano Mimmo, il cravattaro, praticamente dava i soldi a Strozzo. >> Sì. >> E comunque aveva collegamenti sia con Balducci, sia con Calò che con Danilo Bruciati e Gianelli.

>> E diciamo lei come lo ha preso questo? penso sempre da loro quando si parlava, >> cioè da loro parlo, si riferisce a ai protagonisti e a Pernafetti e De Pedis gruppo. Noi eravamo, guardi, eravamo molto legati al gruppo De Petis Bruciati e Pernasetti. >> Senta, lei sa se Pippo Calò abbia avuto un interesse nell’omicidio di Domenico Balducci? Eh, quando morì noi andamo a chiedere delle spiegazioni, anche perché era un omicidio che non riguardava fatti, insomma, della banda della Mariana e loro ci dissero che era per fare un favore,

appunto, ai siciliani, praticamente a Pippo Calò, però non escludo che possa avere interesse, possa aver avuto interesse anche Danilo Perucianti. >> Loro chi si riferisce detto loro? Sì. Vuole dire chi sono questi loro? A chi avete chiesto spiegazioni? >> Ah, loro il gruppo di testaccibe De Perdis per nasti >> e anche bruciati.

>> Come >> anche ad bruciati dico oltre che ad pedis pernasti >> anche bruciati. Quindi anche ad bruciare. Senta, e può dire se e perché nacquero degli screzzi tra il gruppo di Testaccio e quello della Magliana dopo l’omicidio di Balducci? >> Beh, quello uno degli scherzi principali fu proprio questo, l’omicidio de Balducci, perché non riguardava appunto fatti che potevano essere collegati con noi.

Non avevamo niente a che vedere. potevano compromettere già. Noi avevamo in corso una vendetta. Noi avevamo in corso una vendetta contro il gruppo dei proietti, era la cosa più importante, dunque mischiarci in altre situazioni che poi avrebbe comportato delle conseguenze tipo carcerazioni di qualcuno che poi avremmo dovuto aiutare.

 Insomma, avevamo delle regole dentro le nostre nostri gruppi che che praticamente sono usciti fuori dalle regole. Sì. Quindi, diciamo, l’accusa che voi muovevate a questi del gruppo del testaccio era di utilizzare per i propri fini eh la banda. Sì, >> la banda. Senta, quindi l’uccisione di Balducci come un atto compiuto nell’interesse, come un omicidio compiuto nell’interesse di Calò.

Ecco, in particolare, in particolare lei ricorda che cosa disse Danila Bruciati? C’è qualcosa che ha segnato la sua memoria sul punto? Mi sì, mi sembra che disse che dova dare non aveva restituito una cifra a Pipo Car era debitore. >> Quindi Balducci non aveva restituito una somma di denaro a Calò. >> A Calò, sì.

>> E quindi per questo era stato, diciamo, voluto l’omicidio di Balducci. Sì, questo è quello che ci avevano detto a noi. >> Senta, lei sa dopo l’omicidio di Domenico Balducci si fosse pensato di eliminare Danido Abruciati >> se dopo l’omicidio di Balducci >> e avete pensato se qualcuno della banda ha pensato di eliminare Abruciati.

 Sì, sì, ma non soltanto bruciate. Avamo già cominciato a vedere delle cose strane, avevamo deciso proprio da eliminarsi a Bruciati per Nassetti e anche probabilmente anche De Pedis. >> E per quale motivo questo? >> Come >> per quale motivo avevate pensato a questa a questo? già non ci fidavamo più di loro. Qua è un ambiente che insomma era abbastanza pericoloso.

Ecco, poi per evitare che magari domani diventavano più forti e magari avrebbero avrebbero deciso loro prima di noi. เฮ

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