Posted in

Ecco Perché l’Aeronautica Italiana è una delle più Rispettate d’Europa

La reazione alla tragedia dello   Star Fighter non fu immediata, ma fu profonda e  inarrestabile. L’Italia capì che non poteva più   limitarsi a comprare, doveva entrare in gioco  e il primo passo fu proprio con l’F104. Invece   di importarlo e basta, l’industria italiana  con Fiat e poi Aere Italia iniziò a produrlo   su licenza.

"
"

Non solo lo modificò, dando vita  così all’F104S, una versione con un motore più   potente e soprattutto una viionica e un radar di  concezione italiana sviluppato dalla Selenia. Era   un segnale chiaro, ovvero che non ci limitiamo  a costruire, ma iniziamo a pensare. Quello fu il   punto di non ritorno. Dalla produzione su licenza,  l’industria aeronautica italiana, che un giorno   si consoliderà in Leonardo, iniziò a puntare  sempre più in alto.

L’obiettivo era chiaro,   ovvero sviluppare competenze nazionali, creare  i propri sistemi e sedersi al tavolo dei grandi,   non più semplici fornitori, ma partner alla  pari. Questa nuova mentalità si vide in due   settori chiave e il primo fu l’addestramento. Per  formare i migliori piloti servivano i migliori   aeri scuola.

Nqucero così gioielli come l’ermacch  MB339, l’aereo delle Frecci Tricolori e il moderno   M346, considerato il miglior addestratore avanzato  al mondo. Il secondo punto furono i programmi   di combattimento. L’Italia entrò come partner di  primo piano nel programma Panavia Tornado. Stavamo   costruendo il muscolo industriale e tecnologico  e serviva solo l’occasione per dimostrare al   mondo che la lezione era stata imparata. E quella  occasione arrivò nel deserto iracheno.

17 gennaio   1991, operazione Desert Storm. Per la prima volta  dalla Seconda Guerra Mondiale i piloti italiani   partivano per una vera missione di combattimento.  Otto cacciabombardieri tornado decollarono dalla   base di Aldafra negli Emirati Arabi Uniti.

La loro  specialità? Missioni notturne di bombardamento a   bassissima quota, le più rischiose di tutta la  campagna aerea. La prima notte fu drammatica,   un tornado con a bordo il maggiore Gianmarco  Bellini e il capitano Maurizio Cocciolone   venne battuto dalla contraera irachena. I due  piloti furono catturati e sembrava l’inizio di   un altro disastro, però non lo fu.

Nonostante la  perdita, il resto della flotta italiana continuò a   volare. Per tutto il conflitto, i tornado italiani  portarono a termine 226 sortite, completando ogni   singola missione assegnata senza subire altre  perdite. Avevano dimostrato coraggio, abilità   e l’affidabilità di una tecnologia in gran parte  italiana. L’Italia non era più la nazione delle   bare volanti, ma una forza combattente credibile  e rispettata e quel battesimo del fuoco spianò   la strada per il presente.

Oggi l’Aeronautica  Militare schiera una delle flotte più moderne e   potenti d’Europa con una spina dorsale formata da  due velivoli eccezionali. Da un lato l’Eurofighter   Typhone, un catch da superiorità aerea purissimo.  Dall’altro l’F35 Lightin 2, il caccia a stealt   di quinta generazione di cui l’Italia non è  solo acquirente, ma partner industriale con   l’unica linea di assemblaggio finale in Europa  a Camery.

La combinazione di questi due aerei   offre una flessibilità e una letalità che pochi  possono eguagliare. Ma cosa rende l’aeronautica   italiana così rispettata oggi? Non è la quantità,  ma è la qualità. E questa qualità nasce da quella   vendetta industriale iniziata decenni fa.  Prendiamo l’Eurofighter Typhon. L’Italia non   l’ha semplicemente comprato, è uno dei quattro  partner fondatori del consorzio.

Leonardo,   la nostra azienda di punta, produce circa il 36%  del valore dell’intero programma. E attenzione,   non produce parti qualunque. Leonardo realizza  il cuore pulsante, il cervello elettronico del   velivolo, perché gran parte della viionica,  il sistema di autoprotezione e soprattutto   il radar a scansione elettronica captor sono di  progettazione e produzione italiana.

Questo radar   è un game changer capace di vedere più lontano  e tracciare più bersagli contemporaneamente di   molti concorrenti. E qui arriviamo a un confronto  interessante, ovvero quello con il suo rivale   francese, ilult Rafale. Sia chiaro, il Rafale è  un eccellente aereo multiruolo, incredibilmente   versatile, però l’Eurofighter Typhone è stato  progettato con un’ossessione, la superiorità   aerea. È più veloce, capace di superare Mac 2.  Vola più in alto, quindi oltre i 55.

000 piedi e ha   un’accelerazione che gli conferisce un vantaggio  decisivo negli scontri a lunga distanza. Non è una   gara a chi sia il migliore in assoluto, ma nel  puro combattimento aria aria il ruolo per cui è   nato, il typun, beh, ha pochi rivali e il cervello  di quel caccia parla italiano.

L’altro pilastro è   l’addestramento. La tragedia dell’104 ha insegnato  che un aereo avanzato ha bisogno di un pilota   eccezionale e oggi l’Italia è un leader mondiale  nel settore. International Flight Training School   IFTS in Sardegna. Una collaborazione tra  Aeronautica Militare e Leonardo è un centro   di eccellenza dove vengono ad addestrarsi i  piloti di nazioni come Germania, Giappone,   Canada e Regno Unito.

Addestriamo i nostri piloti  e quelli dei nostri alleati sui sistemi più   avanzati al mondo. Beh, questo è il sigillo finale  dell’Eccellenza e quella vendetta industriale nata   dalla vergogna sta per raggiungere il suo apice.  A decenni l’Italia è stata partner in programmi   internazionali, ma ora per la prima volta siamo  collader nella progettazione del futuro.

Si chiama   GCAP, Global Combat Tire Program. È il programma  per un sistema di combattimento aereo di sesta   generazione che entrerà in servizio attorno  al 2035 per sostituire il Typhone e i partner   non sono i soliti noti. L’asse si è spostato,  Italia, Regno Unito e Giappone insieme e alla   pari.

Il GCP non sarà solo un aereo, ma un sistema  di sistemi, un caccia stealt che operà in simbiosi   con sciami di droni, intelligenza artificiale e  capacità di guerra elettronica rivoluzionaria.   E ancora una volta Leonardo e l’industria italiana  sono in prima linea per sviluppare laavionica e i   sensori di questo sistema. Questo programma è  il compimento di un percorso da acquirenti di   un aereo difettoso a produttori su licenza, a  partner di minoranza, a partner paritari fino a   coleader mondiali nello sviluppo della tecnologia  che dominerà i cieli per i prossimi 50 anni.

Ed   ecco perché l’Aeronautica militare oggi è una  forza così rispettata, non per il numero di aerei,   ma per la qualità dei suoi piloti, forgiati da un  sistema di addestramento che il mondo ci invidia.   Non per le armi che compra, ma per la tecnologia  che contribuisce a creare.

La storia della nostra   aviazione militare è un arco di riscatto  lungo 60 anni. Un percorso iniziato con il   lutto delle bare volanti è culminato con la  leadership tecnologica nel GCP. La vergogna   è stata trasformata in orgoglio e l’impotenza in  dominio tecnologico. Quella silenziosa vendetta   industriale ha dato i suoi frutti, creando  un’eccellenza che oggi è il nostro scudo più   forte e il nostro miglior biglietto da visita nel  mondo.

Read More