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Fincantieri: Il Monopolio Invisibile dell’Industria Navale Italiana

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Questo lo sai Finanza, il posto giusto per capire dove si muovono i davvero i soldi. Trovate tutti i link in descrizione. Ma adesso torniamo alla nostra storia. Capire l’ascesa dei fin cantieri, facciamo un passo indietro e guardiamo la mappa del mondo. Dopo decenni di relativa calma garantita dalla supremazia incontrastata della marina americana, gli oceani sono tornati a essere un luogo pericoloso e conteso.

Il dividendo della pace seguito dalla guerra fredda, è ufficialmente finito. Guardate il Mar Rosso. Gli attacchi degli yahuti hanno dimostrato quanto siano fragili le rotte commerciali da cui dipende la nostra economia. Bastano pochi droni e missili a basso costo per mettere in ginocchio il traffico marittimo globale, costringendo le navi a circumnvigare l’Africa con un aumento folle di costi e tempi.

Le marine occidentali, inclusa quella italiana, sono state costrette a schierare le loro navi più moderne per mesi, non per combattere una guerra classica, ma per difendere la libertà di navigazione. Spostiamoci adesso nell’inno Pacifico. La postura sempre più aggressiva della Cina, nel marcinese meridionale si sta ridesignando gli equilibri.

Pechino rivendica quasi interamente quel bacino, costruendo isole artificiali e militarizzandole, minacciando rotte vitali per l’economia globale e mettendo sotto pressione partner americani come le Filippine e paesi vicini come il Vietnam. La risposta degli Stati Uniti e dei loro alleati, Italia compresa, è un aumento della presenza navale, delle esercitazioni congiunte e della sorveglianza.

Ma non è solo una questione di rotte. Sotto la superficie degli oceani corre la vera infrastruttura del mondo moderno e cavi sottomarini. La stragrande maggioranza del traffico internet globale, dalle transazioni finanziarie alle comunicazioni diplomatiche, viaggia attraverso queste vulnerabili autostrade digitali.

Proteggerla è diventata una priorità assoluta per la sicurezza nazionale di ogni paese avanzato. Chi controlla i mari e i fondali controlla le arterie dell’economia e dell’informazione del XX secolo. In questo scenario la domanda di navi militari moderne flessibili e tecnologicamente pensate è esplosa. Fregate patogliatori, navi anfibie, unità di supporto non sono più solo strumenti di guerra, ma pezzi fondamentali sulla scacchiera geopolitica.

sono la manifestazione fisica della sovranità, della deterrenza e della capacità di un paese di proteggere i propri interessi. Ed è proprio in questo nuovo grande gioco marittimo che l’Italia, attraverso Fincantieri, ha scoperto di avere in mano una delle carte più importanti. Quando sentiamo il nome di Fincantieri, la maggior parte di noi pensa a immagini spettacolari.

Gigantesche navi da crociera, vere città galleggianti del lusso che prendono forma negli storici cantieri di Monfalcone. Questa è l’anima più visibile del gruppo, quella che lo ha reso un leader mondiale nel setole civile, ma Fin Cantieri ha un’altra anima, più discreta, quasi segreta, che opera in un mondo completamente diverso, la difesa.

Questa divisione militare è ciò che trasforma in un colosso industriale in un attore geostrategico. Finantieri è uno dei pochi gruppi al mondo con una presenza così forte in entrambi i settori e questa dualità non è un limite, ma un’incredibile forza. Il business delle crociere garantisce stabilità finanziaria e un flusso costante di innovazione.

I suoi 18 stabilimenti e gli oltre 20.000 dipendenti formano una base industriale che pochi concorrenti possono eguagliare. Questa potenza viene poi riversata nel settore militare dove la posta in gioco è infinitamente più alta. Qui non si tratta solo di costruire scafi, si tratta di progettare, costruire e integrare alcuni dei sistemi più complessi mai creati dall’uomo.

Una nave da guerra moderna è un sistema di sistemi, ovvero una piattaforma che deve muoversi, combattere, comunicare e sopravvivere negli ambienti più ostili. Fincateri non costruisce solo navi, costruisce la spina dorsale della Marina Militare italiana, dai Caccia torpediniere classe orizzonte alla porta aeromobili Kavour, dalle fregate frem ai nuovi pattugliatori polivalenti d’altura, i PPA, fino alle navi da sbarco e alle unità di supporto logistico.

Quasi ogni nave di prima linea della nostra flotta moderna nasce dai suoi cantieri. Questo rapporto simbiotico con lo Stato è fondamentale. La Marina non è solo un cliente, è un partner di sviluppo, un manco di prova è soprattutto una vetrina globale. Quando la nave progettata da Fincantieri opera con successo per la Marina Militare in missioni reali, dal golfo di Guinea al Mar Rosso diventa la migliore pubblicità possibile.

Diventa un prodotto combat proven testato sul campo e questo nel mercato della difesa ha un valore inestimabile. Il vero potere di Fincantieri quindi non è solo la capacità di saldare lamiere, ma la sua posizione è al centro di un ecosistema in che include la Marina, il Ministero della Difesa e un’intera filiera di aziende italiane ad alta tecnologia.

È questo sistema Italia che ha permesso a Fincantieri di passare da semplice costruttore a protagonista della geopolitica. Al centro del successo internazionale di Fincantieri c’è un prodotto specifico, un progetto che ha ridefinito gli standard della guerra navale, la fregata classe frame, acronimo di fregata europea multimissione.

Nata da un programma congiunto italo-francese all’inizio degli anni 2000 la FE è diventata il gioiello della corona della cantieristica militare italiana. Ma cos’è che la rende così speciale? potremmo definirla il coltellino svizzero del mare. In un’epoca di minacce sempre più varie, le navi super specializzate sono un limite e una marina moderna ha bisogno di navi che sappiano fare tutto: cacciare sottomarini, difendere da attacchi aerei missilistici, colpire bersagli a terra e controllare il traffico marittimo.

La frame è stata progettata proprio per questo. È una piattaforma modulare, configurabile in diverse versioni. L’Italia ne ha sviluppato una general purpose, un tuttofari bilanciato e una antiubmarine warfare ottimizzata per la caccia ai sottomarini, una delle minacce più insidiose. Questa flessibilità la rende incredibilmente appetibile per le marine di tutto il mondo che spesso hanno budget limitati.

Ma lo scafo è il solo corpo, il cervello e il sistema nervoso della nave vengono da un’altra eccellenza italiana e Leonardo a fornire gran parte dell’elettronica e dei sistemi di arma. Il radar principale, i sistemi di comunicazione, il software di gestione del combattimento. Quest’ultimo, in particolare, è il cuore pulsante della nave.

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