Se anche a voi piace fare il convegno dell’hotel Parco dei Principi del 3 maggio 65 aveva già gettato le basi ideologiche di tutto questo. Finanziato dallo Stato Maggiore dell’esercito con la partecipazione di Guido Gianettini sulla varietà delle tecniche nella condotta della guerra rivoluzionaria. Pino Rauti, Pio Filippani che proponeva la creazione di piccole squadre addestrate a compiti di controterrore e osservatori come Stefano delle Chiaie e Mario Merlino, quest’ultimo che si sarebbe infiltrato tra gli anarchici negli anni seguenti.
un raduno tra estremisti di destra, alte cariche dello Stato e imprenditori che, come documentò la successiva inchiesta giudiziaria, pose concretamente le basi organizzative della strategia della tensione. >> Il comunismo ha cambiato tattica, non attacca più frontalmente le strutture degli Stati nel mondo occidentale, si insinua in queste strutture, ma è un perfetto strumento bellico che lavora ogni giorno.
Quindi tutti gli strumenti anticomunisti di tipo classico non hanno ancora preso appieno coscienza. Il 69 è l’anno dove l’escalation terroristica arriva si rivela in un modo drammatico perché comincia comincia nella primavera con attentato in tribunale, arriva l’agosto con l’attentato contemporaneo, una decina di treni in viaggio per tutta per tutta per tutta l’Italia e arriva al al massimo con la strada a Milano.
I r diventure del gruppo di Padova sono di comprimari. Non sono loro gli unici responsabili della tentativa >> sono state esplosioni nel pomeriggio a Milano e a Roma. La più grave è avvenuta a Milano, nel salone centrale della sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Per lo scoppio 14 persone sono morte, una ottantina sono rimaste ferite o contuse, due dei feriti sono gravi.
Sembra accertato che sia scoppiata una bomba. Terra Fontana è il momento d’arrivo terminale di un’operazione che doveva portare alla proclamazione dello stato di emergenza e più che i servizi segreti militari dietro piazza Fontana gli attentate il 12 dicembre 1969 ci sta il ministero dell’interno l’ufficio a fare risorvate.
Quindi il gruppo di Fredda ha questo ruolo di esecutore, non di organizzatore, tantomeno di mandante delle attentate dicembre. >> Guido Giannettini è un esperto di problemi militari, ha importanti agganci con gli ambienti dei servizi segreti occidentali. Nel 1962 gli americani lo invitano alla scuola dei Marin di Napolis, vicino a Washington perché vi tenga un corso di tre giorni sul tema tecniche e possibilità di un colpo di stato in Europa.

È uno specialista dei metodi di controguerriglia per fronteggiare insurrezioni e guerre rivoluzionarie. Negli anni 60 organizza convegni e gruppi di studio, stende piani militari segreti, dirige agenzie di stampa. Il nome di Giannettini verrà fuori dopo che il professore trevigiano Guido Lorenzon avrà dichiarato al giudice Calogero che il suo amico Giovanni Ventura gli aveva fatto delle confidenze sugli attentati dinamitardi di quel periodo.
Giannettini è più che una domanda, una contestazione in ordine alla data alla quale asserisce di avere conosciuto Franco Freda da una sua agendina cartella 10 del 1964 sotto la data dell’8 agosto c’è l’annotazione freda >> la cartella 10 stessiamo >> dopo dopo >> mo gli mostriamo l’agendina Ecco dietro. Allora, potrei vedere io.
Anzi, certo, guarda e sua l’agen prima di tutto guardi. >> Sì, sì. >> Lei ha detto di aver l’agendina è del 64. Ecco, lei ha detto di aver conosciuto Freda nel >> ritenevo nel 66. >> Ritenevo eh ho spiegato questo già da ieri ho spiegato che ho dovuto fare una ricostruzione logica, cioè ritenevo nel anzi all’inizio avevo detto 67, ho anticipato al 66.
>> Adesso anticipa al 64. Eh, non lo so cosa pensare. Io non ricordo assolutamente questa circostanza e può darsi che l’avessi conosciuto prima o può anche darsi che qualcuno me ne avesse parlato anche e non l’avessi ancora conosciuto. >> Eh, Maletti >> si accordo. Scusi, va bene. >> Grazie. >> Ciao presidente, io desidererei che venisse letta o fatta leggere e assunta verbale una mia dichiarazione.
Signor presidente, signori giudici, so che c’è molta attesa per la mia deposizione, come se da me soprattutto potesse venire la verità sulla trama che ha portato la strage di Piazza Fontana. Io non so, ed è compito della Corte chiarirlo, dal momento che l’istruttoria ha formulato solo ipotesi accusatorie, non so se nei servizi di sicurezza del 1969 ci fosse qualcuno che sapeva ed abbia taciuto o peggio ancora che abbia contribuito a preparare ciò che poi sciaguratamente avvenne.
Personalmente lo escluderei, ma recente sottolineo e ribadisco, primo che il SID non costituiva neanche all’epoca la totalità dei servizi di sicurezza nazionali. Secondo che io appartengo ad un altro periodo delle cronache o della storia del Sid, un periodo che comincia il 15 giugno 1971 e esattamente 18 mesi dopo l’attentato di Piazza Fontana.
E terzo che sotto la mia personale direzione e con il mio quotidiano stimolo, il reparto di del SID tra il 1972 del 1975 si prodigò in attività informativeoperative contro elementi eversivi di vario colore, attività che per quanto riguarda gruppi antiistituzionali di DES fulminarono nella consegna al ministro della difesa che prontamente lo trasmise alla magistratura di un importante dossier su tali gruppi.
È incompatibile con la figura morale mia e dei miei dipendenti e con la concretezza stessa delle realizzazioni da noi conseguite e rese note alla magistratura. È incompatibile, ripeto, anche la sola ipotesi che si siano voluti agevolare con loschioreggiamenti uomini imputati di strage. >> Il generale Maletti sarà condannato a 4 anni di cui due condonati, mentre il capitano Labruna a 2 anni con sospensione della pena per 5 anni.
A proposito del fatto che i due ufficiali avessero ereditato nefandezze altrui, si dice proprio così nella sentenza, nefandezze compiute, mentre loro non erano ancore al SID, il giudice riconosce alcuni aspetti di verità. questo argomento su cui gli avvocati di Maletti alla Bruna hanno insistito molto. Tuttavia, dice nella sentenza, per quanto difficile e condizionata possa essere stata la loro scelta, è indiscutibile che essi raccolsero ed accettarono, sia pure entro certi limiti, quell’eredità di nefandezze, pur avendo il preciso
dovere di rifiutarla. In vero, continua la sentenza, le illegittime di innegabili coperture dagli stessi apprestate in favore degli esponenti dei gruppi eversivi che operarono nel 69 dimostrano con tutta evidenza la loro solidarietà con questi ambienti inquinati del potere ai quali la difesa si è riferita più avanti.
I reati commessi dai due ufficiali del SID costituiscono indubbiamente l’esplicazione di un medesimo disegno criminoso. >> Sono stato collaboratore del SID in che forma? Ero un collaboratore esterno. Che facevi? Fornivo delle informazioni. Ovviamente >> ogni volta che Gianetti mi parlava delle cose, continuava il discorso operativo che faceva con Maletti, io non capendo niente perché non era detto, mi facevo scrivere il tutto e lo passavo a Maletti.
Maletti è stato l’ultimo, eh, dunque col io ero collaboratore del reparto Del Sid, ero a contatto diretto col capo del reparto, prima il colonnello viola, poi il colonnello Gasca, poi il generale Maletti. Fu fatta una perquisizione a casa di Guido Giannettini e nel corso di questa perquisizione furono lui era già andato via, non era già irreperibile, ma furono trovati in casa sua rapporti analoghi a quelli che apparentemente risultavano essere di un servizio segreto con delle sigle particolari che erano state trovate nella cassetta di sicurezza nella banca di di Montebell.
L’una, cassetta di sicurezza intestata alla madre di Ventura. >> Mi pare che tra i documenti conservati in una cassetta di sicurezza di cui aveva la disponibilità la madre di Ventura ci sia stato tra le varie carte ce ne fosse alcune ce ne fossero alcune che contenevano degli indirizzi di agenti di servizi segreti americani operanti in Italia.
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Io all’inizio con Freda, eh, e Freda aveva queste notizie su Allora erano movimenti filocinesi, erano i primi movimenti di contestazione in Italia, eh, che ebbero nel Veneto, furono fare i primi i primi operarono nel Veneto e successivamente eh, siccome io stavo a Roma e Fredda a Padova invece Ventura faceva spesso dei viaggi a Padova dal Veneto a Roma.
Allora, eh Fredda mi mise in contatto con Ventura e poi Seppica era proprio Ventura che aveva dei contatti diretti con l’organizzazione della sinistra extraparlamentare del Veneto. >> La modesta statura di Gianettini, a mio avviso, non si prestava nessun impiego, nemmeno un’icizzazione passiva. Non non vedo quale apporto la sua attività.
era un giornalista, avrebbe potuto dare al servizio segreto di questa Repubblica. Sono un gruppo provinciale che si mette praticamente a servizio come altri gruppi come già lo ordine nuovo, come lo avvanguardia, come erano altre gruppe meno note. Di questa strategia e la portano avanti. Io ne i miei amici di allora eravamo membri di qualsiasi partito politico, nemmeno di estrema destra.
Costituivamo delle piccole forze che si definivano allora extraparlamentari. >> Freda firmava rapporti informativi come agente te, ma il gruppo di Padova era composto da Freda che si proclama ancora oggi nazionale socialista ma lavorava per i servizi di sicurezza italiana. Massimiliano Facchini che è un collaboratore dei servizi di sicurezza italiani e lo ha ammesso finalmente anche il generale Gianardio Maletti, capo del reparto Gianni Casalini, informatore dei servizi segreti italiani e l’hanno ammesso ufficialmente.
Finalmente anche questo faceva parte del gruppo di Fredda. Quindi anche per limitarci a tre nome, vediamo che in un gruppo numericamente ristretto tre dei dirigenti lavorano e risultano operanti per i servizi segreti militari italiani. quando cominciarono a a filtrare delle voci circa il mio possibile coinvolgimento nella nel processo contro Freida e Ventura e allora eh io interruppi i contatti col generale Maletti, li tenni attraverso il capitano della Bruna.
Gianettin non è stato portato alla frontiera Gianettini, è questo che non Giannettini per sua volontà e dicendoci che doveva andare a fare un servizio in Francia, un servizio giornalistico in Francia, eh partì. Noi non facemo altro che accompagnarlo al Io non lo fece accompagnare all’aeroporto da un mio sotto ufficiale e tenga a precisare che Gianetini era già era in possesso di un biglietto di andata e ritorno eh aereo per Parigi e tutto il biglietto che non è stato pagato dal servizio, ma che lui ne era in possesso. il possesso di
questo biglietto, eh perché la deformazione professionale ci mette a cautelarci anche per cose che noi non sappiamo dire. il perché il possesso di questo biglietto ce l’ho io. >> Fu lui che quando venni a sapere che era imminente una perquisizione nel a casa mia o comunque una ricerca da parte del giudici di Milano, fu appunto la Bruna che mi accompagnò al a Fiumicino.
La proposta fatta a me di di partecipare all’abreda nell’autunno del 1973 da una persona del FORSE legata al ministro dell’Intero. Queste, diciamo, sono come prova evidente di un’attività di di copertura. Basti pensare che uno dei pochi processi nei quali ci sono due ufficiali del servizio segreto militare, il generale Gardello Malette e che abitavano a Bruna, condannati in forma definitiva proprio per la partecipazione, proprio per il sfavoreggiamento concesso ai militanti del gruppo Fredentura. Mh.
Io mi sono allontanato da Catanzaro, che era la città in cui avevo il mio domicilio coatto, il mio domicilio obbligato. Non sono fuggito per la precisazione e per quanto riguarda avventura ci siamo allontanati dall’Italia in due momenti diversi e con mezzi diversi e con aiuti diversi. Sapia >> che aiuti. >> Aiuti personali.
>> Nessun aiuto dei sicurità. elenca le persone e la loro importanza e ciò che hanno ricevuto mensilmente. Ad esempio, un ragazzo di nome Ghito Gianettini su una scala era un cinque e riceveva solo 1000 al mese. Ora Pinorauti era un numero due tra gli altri, riceveva 4.000 al mese. Saravali era un uno e riceveva 6000 al mese. Allavenna era un uno.
Ha ricevuto 5.000. Micheli è stato quello che ha ricevuto 5.000 al mese. Il motto era quello che veniva pagato da un fondo dell’ambasciata. Causci era un 5. È stato pagato direttamente da Michelle Gelly. Il Bologna in questo primo sabato ad agosto passerà una notte molto diversa da quella che le immagini che vedete qui alle mie spalle vedere che le ricerche continuano continueranno per tutta la notte.
Our soldati >> strage 2 agosto 1980 alle 10:25 una bomba esplode nella sala d’aspetto della stazione di Bologna 85 morti 200 i feriti. Chi ha potuto ideare un simile gesto? Quale la logica criminosa? Cosa? Chi si voleva colpire? >> Io non credo che nessuno abbia messo la bomba Bologna. Quello è stato un incidente di trasporto in quell’epoca.
L’esplosivo si trovava quasi ai supermercati in Italia e qualcuno che è andato che veniva dall’estaltro erano gente che lo trasportavano altre parti e si sono fermati e si sono fermati. Forse era già il 2 di agosto, non dobbiamo dimenticarlo, erano giornate in cui c’era grandissimo calore.
Qualcuno passando ha preso la sigaretta e l’ha gettata lontano così senza volere, senza pensare. quelli che trasportavano l’esplosivo sono quelle vittime che non hanno saputo identificare e che ce ne sono tre tre morti che non hanno saputo identificare perché erano ridotti in potpiglia anche sotto regimi come il regime comunista o il regime regimi fascisti che sono i più forti dal punto di vista della della polizia.
Eh no, non è facile arrivare alla scoperta di una strage per la semplice ragione che l’attentato più vile che si possa fare, ma anche il più facile. Si deposita una bomba e si va via e questo è tutto. E dopo la stragg tracce proprio perché distrugge tutto. La sentenza ordinanza del giudice istruttore di Bologna del 3 agosto 94, fissa in termini legali ciò che fino ad allora era rimasto nel campo delle ipotesi.
Il giudice istruttore scrive che la banda della Magliana si era rivelata sempre più come il serbatoio da cui sono state tratte risorse umane e mezzi per inquinare le indagini per la strage. E ciò sempre quando dette indagini stavano toccando la P2 e servizi segreti. È una frase che vale più di 1000 pagine di saggistica. Un giudice istruttore, sulla base di prove acquisite in istruttoria afferma che ogni volta che le indagini sulle stragi toccavano P2 servizi, partiva un’operazione di depistaggio affidata alla banda della Magliana, spesso senza
che quest’ultimi, avessero realmente capito in cosa si stavano infilando. La banda della Magliana non era un’organizzazione isolata, aveva stretti i collegamenti con spezzoni del terrorismo, specie di destra, ma non solo, con i servizi segreti deviati con la massoneria, con la mafia di Pippo Calò, con la camorra di Raffaele Cutolo e con il clan dei Marsigliesi.
Il punto di raccordo era Pippo Calò, il cassiere di Cosa Nostra a Roma. Calò aveva a Roma importanti amicizie politiche, finanziarie e criminali. attraverso il faccendiere Domenico Balducci, assassinato nell’81, e l’intermediario Flavio Carboni, notoriamente collegato a pazienza del sismi e alla P2, il denaro sporco della banda della Magliana fluiva nei circuiti finanziari che intersecavano i servizi deviati.
Balducci, puritante, poteva viaggiare su aerei della società Kai, società di navigazione aerea di copertura del Sismi. >> Questo giro erano coinvolti anche eh che a lei risulti persone dei servizi segreti di apparati deviati dello Stato. Chi di voi teneva questi contatti? >> Gruppo.

Al principio venivano quasi tutti da Franco Giuseppucci. Quando non c’è stato più lui, sono passati a a quelli di Sestaccio Renato e Bruciati. >> E voi che rapporti avevate con questa organizzazione? >> Ma non lo so. Io penso che a un certo punto siamo stati un po’ anche un po’ strumentalizzati da da ste persone, ma nello stesso tempo eravamo noi anche che strumentalizzavamo perché a noi ci interessava che i processi andassero a buon fine.
>> Ecco, io guarda se ci da fare in due settimane si fuori. La banda della Magliana era facilmente signoreggiabile dai servizi, nella misura in cui i servizi erano effettivamente in grado di dare alla banda della Maldiana ciò che voleva. Tranquillità dai commerci criminali e impunità. Secondo, >> erano contenute in questa valigia le otto rudimentali bombe già pronte all’uso, rinvenute ieri, come già abbiamo dato notizia, sul treno Taranto Milano, fermato alla stazione di Bologna. Insieme alle bombe la valigia
conteneva un fucile a canne mozze con relative munizioni e un mitra con due caricatori. Scendono in campo i vertici dei servizi segreti. Collocano una valigia con esplosivo identico a quello usato pochi mesi prima nella stazione di Bologna. Collocano un mitra che è passato attraverso le mani del professor Semerari.
evidente che si tratta di una manovra gestita per intero dai servizi segreti. >> Allora, se lei si dichiara innocente per il depistaggio, chi ha depistato? Se non è stato lei, chi l’ha fatto? >> Il depistaggio c’è stato. >> E certo che c’è stato, ma chi l’ha fatto se non l’ha fatto lei? Ah, >> l’ha fatto l’ha fatto Musumeci, l’ha fatto l’ha fatto Belmonte, il suo braccio destro, eccetera eccetera.
>> Sempre suoi colleghi per >> Certo, ma non è che in un servizio segreto uno sa tutto quello che fanno gli altri. Io poi ero uno che mi occupavo di questioni internazionali. >> Potrebbe aver parlato con qualcuno fior avanti, non era uno sprovveduto, potrebbe sicuramente, ma per cortesia erano due ragazzotti, per favore, andavano bene.
>> Quindi la strage sarebbe stata fatta da qualcun altro, quello che mi sta dicendo >> non mi interessa. Non lo so. Non lo so. Normalmente >> me la spieghi >> nei servizi segreti, quelli seri, funziona in questa maniera. Molte volte si usano delle persone m si eliminano dopo si eliminano >> quindi se fossero stati loro sarebbero stati eliminati.
Certo sta dicendo >> si eliminano. >> E la sentenza ordinanza del 94 aggiunge un elemento direttamente connesso a Gladio. I generali Maletti e la Bruna del Sid fecero accedere i ricercati Pozzan e Giannettini, entrambi indagati per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 9 presso un riferimento di Gladio in via Sicilia a Roma.
Gladio fu dunque usata operativamente come struttura di copertura per latitanti dell’evasione nera. Il capitolo più oscuro del rapporto Gladio Mafia riguarda la Sicilia e in particolare Trapani. Nell’87, all’interno della settima divisione del Sismi venne attivato il centro Scorpione, uno dei centri addestramento speciali collegati a Gladio.
Primo comandante è il colonnello dell’esercito Paolo Fornaro, secondo il quale tra i compiti di Gladio a Trapani, oltre a controllare le mosse della Libia in territorio italiano, vi è anche quello di collaborare con l’alto commissariato antimafia guidato da Domenico Sica. Non risulta però che il Centro Scorpione abbia mai prodotto un rapporto in tal senso ed anche il successore di Fornaro Vincenzo Licausi nega l’utilizzo di Gladio per la lotta alla mafia.
Ed il centro Scorpione ha anche il controllo di una pista a Chinisia dove vengono effettuate esercitazioni cenzoli causi. Un agente di lungo corso che dal 75 era istruttore di Gladio, appartenente agli ossi, gli operatori speciali del servizio informazioni. La struttura che la seconda corte di Assise di Roma aveva dichiarato everiva dell’ordine costituzionale.
Gli ossi sono >> li affondati >> farina del mio sacco. >> Erano, diciamo, il reparto più scelto, >> era personale più scelto all’interno della mia divisione. >> Questi ossi hanno addestrato i gladiatori, >> anche dato il loro livello erano in grado di fare gli istruttori in tempo di pace.
oltre a fare gli aiuti, istruttori, gli istruttori era gente che dato il livello di addestramento, all’epoca veniva richiesta per la protezione dei VIP. >> Il centro Scorpione operava nell’area di Trapani, una zona che il senatore Massimo Brutti, nella sua nota integrativa alla relazione della Commissione Antimafia, descrisse come strategica per il traffico di droga e di armi a cui erano e sono interessate le famiglie più forti di Cosa Nostra.
La coincidenza geografica non era casuale. Nel 91 una nota riservata del Sisde documentò qualcosa di straordinario. Nel periodo di comando del centro, corrente tra il 1987 e il 1990, si sono svolti contatti anche fisici con elementi di spicco di alcune famiglie mafiose del trapanese e la stessa dirigenza dello Scorpione, anche nei perimetri interni dello stesso centro.
Tra le famiglie mafiose del trapanese c’era quella ovviamente del Messina Denaro. Questo documento descrive qualcosa di inaudito, il responsabili di un centro gladio che incontravano fisicamente i boss di Cosa Nostra nella sede operativa del centro stesso. Non una collaborazione mediata, non un contatto indiretto, un incontro faccia a faccia tra lo stato occulto e la criminalità organizzata.
Ame tra il traffico di droga e il traffico di armi. Beh, la domanda è molto molto interessante, ma allo stesso modo non penso che almeno lo Stato si possano dare delle risposte esaurienti, almeno per quel che ci riguarda, perché ci sono parecchie istruttorie in corso e ovviamente questo segreto non può essere violato.
È un fatto però che da quando ci occupiamo più intensamente di traffico di stupefacenti viene fuori sempre con maggiore frequenza questa questo collegamento fraffico di armi e droga. Ancora incerta la vera destinazione del carico di armi imbarcato sulla nave panamense sequestrata dalla Guardia di Filanza al largo delle isole Eolie.
Secondo l’industria MKE che ha venduto le armi, l’operazione sarebbe regolare. Il carico sarebbe stato venduto in parte all’esercito brasiliano e in parte a una società degli Stati Uniti. Il ministro della Difesa brasiliano ha però precisato che il Viking, il cargo sequestrato, non era diretto in Brasile. La magistratura di Messina sta esaminando i documenti che, secondo la Guardia di Finanza, sarebbero irregolari.
Domani verranno interrogati i sette membri dell’equipaggio per i quali potrebbe venire emesso mandato di cattura. La sua giurisdizione è uno dei processi più importanti. Lei ricorderà il sequestro del cargo Fidelli sul più grosso sequestro e quantitativo di droga fatto nel Mediterraneo, il Tribunale di Palermo, per competenza ha trasferito tutto il materiale alla Procura della Repubblica di Marsala.
Si tratta del più grosso sequestro di eh droga. Questa è stata trovata, ma si suppone anche di armi provenienti dal Libano con il l’atteggiamento, la sua valutazione di queste cose. >> Il Mediterraneo come mare infestato. >> Il processo è pervenuto recentemente alla mia procura che si è limitata a trasmetterla al tribunale dove perché il processo è venuto per il dibattimento è stato già istruito.
Ne abbiamo iniziato immediatamente lo studio. Il fatto che il Mediterraneo fosse il centro del traffico internazionale di droga non emerge soltanto da questo processo, emerge da tutte le indagini fatte soprattutto a Palermo, alle quali si rileva che la Sicilia che sta nel centro del Mediterraneo è il crocevia.
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