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Gladio e Mafia 1970-1985: dalla Strage di Bologna alla Rete Occulta dei Servizi

Se anche a voi piace fare il convegno dell’hotel Parco dei Principi del 3 maggio 65 aveva già gettato le basi ideologiche di tutto questo. Finanziato dallo Stato Maggiore dell’esercito con la partecipazione di Guido Gianettini sulla varietà delle tecniche nella condotta della guerra rivoluzionaria. Pino Rauti, Pio Filippani che proponeva la creazione di piccole squadre addestrate a compiti di controterrore e osservatori come Stefano delle Chiaie e Mario Merlino, quest’ultimo che si sarebbe infiltrato tra gli anarchici negli anni seguenti.

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un raduno tra estremisti di destra, alte cariche dello Stato e imprenditori che, come documentò la successiva inchiesta giudiziaria, pose concretamente le basi organizzative della strategia della tensione. >> Il comunismo ha cambiato tattica, non attacca più frontalmente le strutture degli Stati nel mondo occidentale, si insinua in queste strutture, ma è un perfetto strumento bellico che lavora ogni giorno.

Quindi tutti gli strumenti anticomunisti di tipo classico non hanno ancora preso appieno coscienza. Il 69 è l’anno dove l’escalation terroristica arriva si rivela in un modo drammatico perché comincia comincia nella primavera con attentato in tribunale, arriva l’agosto con l’attentato contemporaneo, una decina di treni in viaggio per tutta per tutta per tutta l’Italia e arriva al al massimo con la strada a Milano.

I r diventure del gruppo di Padova sono di comprimari. Non sono loro gli unici responsabili della tentativa >> sono state esplosioni nel pomeriggio a Milano e a Roma. La più grave è avvenuta a Milano, nel salone centrale della sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Per lo scoppio 14 persone sono morte, una ottantina sono rimaste ferite o contuse, due dei feriti sono gravi.

Sembra accertato che sia scoppiata una bomba. Terra Fontana è il momento d’arrivo terminale di un’operazione che doveva portare alla proclamazione dello stato di emergenza e più che i servizi segreti militari dietro piazza Fontana gli attentate il 12 dicembre 1969 ci sta il ministero dell’interno l’ufficio a fare risorvate.

Quindi il gruppo di Fredda ha questo ruolo di esecutore, non di organizzatore, tantomeno di mandante delle attentate dicembre. >> Guido Giannettini è un esperto di problemi militari, ha importanti agganci con gli ambienti dei servizi segreti occidentali. Nel 1962 gli americani lo invitano alla scuola dei Marin di Napolis, vicino a Washington perché vi tenga un corso di tre giorni sul tema tecniche e possibilità di un colpo di stato in Europa.

È uno specialista dei metodi di controguerriglia per fronteggiare insurrezioni e guerre rivoluzionarie. Negli anni 60 organizza convegni e gruppi di studio, stende piani militari segreti, dirige agenzie di stampa. Il nome di Giannettini verrà fuori dopo che il professore trevigiano Guido Lorenzon avrà dichiarato al giudice Calogero che il suo amico Giovanni Ventura gli aveva fatto delle confidenze sugli attentati dinamitardi di quel periodo.

Giannettini è più che una domanda, una contestazione in ordine alla data alla quale asserisce di avere conosciuto Franco Freda da una sua agendina cartella 10 del 1964 sotto la data dell’8 agosto c’è l’annotazione freda >> la cartella 10 stessiamo >> dopo dopo >> mo gli mostriamo l’agendina Ecco dietro. Allora, potrei vedere io.

Anzi, certo, guarda e sua l’agen prima di tutto guardi. >> Sì, sì. >> Lei ha detto di aver l’agendina è del 64. Ecco, lei ha detto di aver conosciuto Freda nel >> ritenevo nel 66. >> Ritenevo eh ho spiegato questo già da ieri ho spiegato che ho dovuto fare una ricostruzione logica, cioè ritenevo nel anzi all’inizio avevo detto 67, ho anticipato al 66.

>> Adesso anticipa al 64. Eh, non lo so cosa pensare. Io non ricordo assolutamente questa circostanza e può darsi che l’avessi conosciuto prima o può anche darsi che qualcuno me ne avesse parlato anche e non l’avessi ancora conosciuto. >> Eh, Maletti >> si accordo. Scusi, va bene. >> Grazie. >> Ciao presidente, io desidererei che venisse letta o fatta leggere e assunta verbale una mia dichiarazione.

Signor presidente, signori giudici, so che c’è molta attesa per la mia deposizione, come se da me soprattutto potesse venire la verità sulla trama che ha portato la strage di Piazza Fontana. Io non so, ed è compito della Corte chiarirlo, dal momento che l’istruttoria ha formulato solo ipotesi accusatorie, non so se nei servizi di sicurezza del 1969 ci fosse qualcuno che sapeva ed abbia taciuto o peggio ancora che abbia contribuito a preparare ciò che poi sciaguratamente avvenne.

Personalmente lo escluderei, ma recente sottolineo e ribadisco, primo che il SID non costituiva neanche all’epoca la totalità dei servizi di sicurezza nazionali. Secondo che io appartengo ad un altro periodo delle cronache o della storia del Sid, un periodo che comincia il 15 giugno 1971 e esattamente 18 mesi dopo l’attentato di Piazza Fontana.

E terzo che sotto la mia personale direzione e con il mio quotidiano stimolo, il reparto di del SID tra il 1972 del 1975 si prodigò in attività informativeoperative contro elementi eversivi di vario colore, attività che per quanto riguarda gruppi antiistituzionali di DES fulminarono nella consegna al ministro della difesa che prontamente lo trasmise alla magistratura di un importante dossier su tali gruppi.

È incompatibile con la figura morale mia e dei miei dipendenti e con la concretezza stessa delle realizzazioni da noi conseguite e rese note alla magistratura. È incompatibile, ripeto, anche la sola ipotesi che si siano voluti agevolare con loschioreggiamenti uomini imputati di strage. >> Il generale Maletti sarà condannato a 4 anni di cui due condonati, mentre il capitano Labruna a 2 anni con sospensione della pena per 5 anni.

A proposito del fatto che i due ufficiali avessero ereditato nefandezze altrui, si dice proprio così nella sentenza, nefandezze compiute, mentre loro non erano ancore al SID, il giudice riconosce alcuni aspetti di verità. questo argomento su cui gli avvocati di Maletti alla Bruna hanno insistito molto. Tuttavia, dice nella sentenza, per quanto difficile e condizionata possa essere stata la loro scelta, è indiscutibile che essi raccolsero ed accettarono, sia pure entro certi limiti, quell’eredità di nefandezze, pur avendo il preciso

dovere di rifiutarla. In vero, continua la sentenza, le illegittime di innegabili coperture dagli stessi apprestate in favore degli esponenti dei gruppi eversivi che operarono nel 69 dimostrano con tutta evidenza la loro solidarietà con questi ambienti inquinati del potere ai quali la difesa si è riferita più avanti.

I reati commessi dai due ufficiali del SID costituiscono indubbiamente l’esplicazione di un medesimo disegno criminoso. >> Sono stato collaboratore del SID in che forma? Ero un collaboratore esterno. Che facevi? Fornivo delle informazioni. Ovviamente >> ogni volta che Gianetti mi parlava delle cose, continuava il discorso operativo che faceva con Maletti, io non capendo niente perché non era detto, mi facevo scrivere il tutto e lo passavo a Maletti.

Maletti è stato l’ultimo, eh, dunque col io ero collaboratore del reparto Del Sid, ero a contatto diretto col capo del reparto, prima il colonnello viola, poi il colonnello Gasca, poi il generale Maletti. Fu fatta una perquisizione a casa di Guido Giannettini e nel corso di questa perquisizione furono lui era già andato via, non era già irreperibile, ma furono trovati in casa sua rapporti analoghi a quelli che apparentemente risultavano essere di un servizio segreto con delle sigle particolari che erano state trovate nella cassetta di sicurezza nella banca di di Montebell.

L’una, cassetta di sicurezza intestata alla madre di Ventura. >> Mi pare che tra i documenti conservati in una cassetta di sicurezza di cui aveva la disponibilità la madre di Ventura ci sia stato tra le varie carte ce ne fosse alcune ce ne fossero alcune che contenevano degli indirizzi di agenti di servizi segreti americani operanti in Italia.

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