I mandati di cattura nei loro confronti erano stati emessi ieri sera. Sono fortemente indiziati, come ha dichiarato il procuratore generale della Repubblica di Gorizia, Pascoli di strage, trasporto e detenzione abusiva di esplosivi, furto di automobili. Il comandante della Regione Carabinieri di Udine, colonello Mingarelli, ha coordinato e diretto le indagini giunte oggi alla svolta conclusiva.
Stamane, dietro denuncia del comando di Legione Carabinieri di Udine e in esecuzione di provvedimenti dall’autorità giudiziaria abbiamo arrestato sei persone con un’azione coordinata da parte dei reparti speciali carabinieri di Gorizia, di Udine e di Verona. I sei arrestati sono stati associati alle carceri di di Gorizia a disposizione delle autorità giudiziaria.
Una mattina verso le 5 qualcosa mia madre è venuta a svegliarmi e mi ha detto “Guarda che ti stan cercando perché devono chiedirti delle cose”. >> Lei è rimasto per un mese isolato. >> 38 giorni per la verità. >> E che cosa pensava in quei giorni lei? >> Eh, speravo che venisse qualcuno a contestarmi qualcosa perché io non sapevo perché ero stato arrestato.
>> Questa la ricostruzione della vicenda. 26 maggio in questa strada di Gorizia viene rubata una 500 chiara appartiene a un operaio. 31 maggio, ore 23:30 alla centrale operativa di Carabinieri di Gorizia giunge una telefonata. Sarà l’elemento chiave dell’attentato e poi delle indagini. L’ipotesi su cui gli inquirenti si sono mossi è quella della vendetta nei confronti dei carabinieri che già in precedenza li avevano assicurati alla giustizia per reati minori.
>> Assolte da prima con formula dubitativa, dovranno attendere 6 anni prima che nel 79 venga riconosciuta la loro totale estraneità. Si aprirà a quel punto un’inchiesta a carico di ufficiali dai carabinieri e di magistrati. L’accusa è di aver deviato le indagini. L’istruttoria sulla strage, nel frattempo si era indirizzata verso gli ambienti neofascisti.
1982 Vincenzo Vinciguerra, appartenente a Ordine Nuovo, confessa di essere stato l’organizzatore della strage. Così, fra tutti gli attentati avvenuti in Italia, quello di Peteano è l’unico ad avere una paternità certa per confessione dell’autore stesso. Vinciguerra, che rifiuterà di fare i nomi dei complici, si attribuisce ogni colpa e dichiara che le protezioni nei suoi riguardi sono scattate autonomamente.
>> I carabinierei, i poliziotti sono dei militari che accettano volontariamente di impugnare le armi per difendere lo Stato e che volontariamente uccidono in difesa dello Stato. Io sono perfettamente convinto che da parte dei servizi segreti generalmente intesi, perché sono 7 e non due come si pensa normalmente, non ci sia stato mai nessun depistaggio sulle indagini relative a fatti cruenti o di terrorismo.
il che però, sono altrettanto convinto, il che però non esclude che da parte di qualcuno inserito nei servizi ci sia stato un depistaggio, cioè il depistaggio possibile è se c’è stato è stato opera di singoli che io chiamo traditori perché naturalmente hanno tradito le istituzioni, ma dal punto di vista organismo servizio segreto non è possibile che avvenga un depistaggio perché è un organismo costituito in modo così particolare, così compresso con dei controlli dall’inferiore al superiore, dal superiore all’inferiore, dal laterale al
laterale che non consente l’insabbiamento o il depistaggio di un’indagine. Però i traditori ci sono. Per quanto riguarda il ruolo anticomunista, io direi che negli ultimi anni probabilmente, anzi sicuramente si è attenuato, data la l’evolversi della situazione politica, però non dimentichiamo che l’Italia fa parte di un’organizzazione difensiva atlantica della NATO e quindi i servizi seguono la politica militare del paese >> e tutte queste deviazioni poi, >> beh, per quanto riguarda le indagini fu sottoposto a processi,
ad alcuni processi il generale Dino Mingarelli e l’allora capitano Antonino Chirico. Essi furono processati per dei rapporti svizzeri redatti nel corso delle indagini e tendenti ad accreditare le voci di un calunniatore che fu utilizzato per il processo contro i goriziani che erano completamente falsi.
Il colone Mingarelli era un uomo molto importante a quei tempi. >> Il colonelo Mingarelli fu un uomo importante al tempo del piano solo >> eh uomo di di fiducia di De Lorenzo e fu un uomo importante, era un un comandante di legione importante anche all’epoca. M >> certamente qui poi si trovò per per varie ragioni anche appoggiato dalla Procura generale di Trieste, da un procuratore generale di Trieste, il dottor Pontrelli.
sono stati accusati prima all’estrema sinistra, poi siccome le piste erano del tutto inconsistenti, sono stati accusati ed arrestati dei piccoli malavitosi locali, a un certo punto sono emerse responsabilità importanti e notevoli di depistaggio nell’indagini da parte dei carabinieri, dei servizi segreti, della polizia e anche della magistratura goriziana.
Il giudice Casson chiama a deporre i vertici dei servizi segreti, tra cui il generale Maletti, ex capo del controspionaggio del SID, che fa una rivelazione clamorosa. >> Dalle sue dichiarazioni emerge che c’era una struttura super segreta, riservatissima, di cui non sapevano nulla e nemmeno i vertici dello Stato italiano.
comincio, per così dire a tampinare anche il presidente del Consiglio dei Ministri che all’epoca era Giulia Andreotti scrivendogli alcune lettere e dicendo “Guardi, sono arrivato a questo punto di indagine, avrei la necessità di vedere negli archivi dei servizi segreti militari italiani che cosa c’è”.
Il 24 ottobre 1990 il presidente del Consiglio Giulio Andreotti si presenta in Parlamento e pronuncia un nome che per 40 anni era rimasto sepolto nei sotterranei dello Stato italiano. Quel nome è Gladio. Con questa rivelazione una delle pagine più oscure della Repubblica esce dall’ombra. Il giudice istruttore di Venezia, Casson, che sta indagando sulla strage di Peteano e sulle eventuali connessioni con l’operazione Gladio, ha confermato di aver avuto una settimana fa, durante la sua visita a Roma, un incontro a Palazzo Chigi con il presidente del
Consiglio Andreotti. L’incontro è stato confermato anche in ambienti della presidenza del consiglio. Casson ha precisato che scopo del colloquio non era quello di ottenere nuovi permessi per accedere all’archivio dei servizi segreti. Accesso che chi indaga per stragi ha automaticamente. Questa mattina, intanto Casson ha ascoltato come testa il generale Ninetto Lugaresi, capo del Sismi dall’81 all’84.
Il servizio >> di questi nasconi un multo di un pesce. Nino Lugaresi, il generale che fu a capo del sismi dall’81 all’84, noto soprattutto per aver allontanato dai servizi segreti tutti gli uomini di Ligio Gelli, così come li aveva ordinato l’allora presidente Spadolini. ha deposto per due ore davanti al giudice Felice Cassonp non una parola con i giornalisti né prima né dopo il colloquio, >> per aprirsi un varco addirittura a loro chiesto.
>> Cosa fate? Sequestr No, no, >> mi sequestrato quello la storia dei dei nasco che lo sapevano tutto, >> scusa con la testa porta. >> Eh, >> può dirci qual >> è qua l’uscita. No, di qua, no, di qua, >> di qua. >> Disorientato, l’abbiamo visto, non riusciva a trovare l’uscita. Eppure non era la prima volta che si affacciava Palazzo di Giustizia di Venezia.
Mastelloni lo incriminò per depistaggi ed è imputato al processo in corso nell’aula Bunger di Mestre per la fornitura nel 79 di Armi Olpe alle Brigate Rosse. Proprio stamani c’è stata la testimonianza del suo successore al Sismi, ammiraglio Fulvio Martini. molte domande su eventuali coperture del SID e sulle cosiddette triangolazioni ed altrettante risposte, ma per dire che le preoccupazione dei servizi erede la sicurezza nazionale e non l’eventuale opportunità politica consumata sul versante del traffico d’armi. A quei
tempi, in ogni caso, c’era meno cautela di adesso, ha precisato. Nessun commento su Gladio a febbraio, forse quando andrà in pensione. >> Ma Andreotti con questa mossa sta anche giocando una partita. rivelando lui stesso l’esistenza di Gladio, sposta l’attenzione dall’altra cosa che sta emergendo in quei giorni e cioè che le parti del memoriale scritto da Aldo Moro durante la prigionia che parlavano di Gladio, erano quelle misteriosamente scomparse dalla prima versione consegnata alle autorità nel 1978, >> scoperta a Milano durante i lavori di
ristrutturazione di una casa in via Montenevoso che negli anni di piombo fu un covo delle Brigate Rosse. Sono saltati fuori carteggi forse attribuibili ad Aldo Moro durante il suo sequestro, una pistola e un mitra. Linea ad Antonio Di Bella. Sembra incredibile, ma i nuovi documenti sulla prigionia di Aldo Moro sarebbero stati scoperti per puro caso in questo appartamento al primo piano di via Montenevoso 8, alla periferia di Milano.
In questo appartamento gli inquirenti erano già stati 12 anni fa. Era uno dei Covi più importanti delle Brigate Rosse. Qui vennero arrestati Lauro Azzolini e Francesco Bonisoli e qui sequestrato il memoriale scritto da Aldo Moro durante la prigionia. Siamo entrati oggi nell’appartamento per scoprire come sia stato possibile per i carabinieri non scoprire durante la prima perquisizione i documenti scoperti oggi.
Ecco sotto la finestra l’intercapelline di gesso che non era stata scoperta. Le differenze tra il materiale rinvenuto nel 78 e quelle del 1990 in via Montenevoso non sono solo quantitative, ma spostano profondamente il peso politico delle rivelazioni di Aldo Moro. Mentre i fogli del 78 sembravano riflessioni amare di un uomo prigioniero, le carte del 1990 rivelarono un’analisi lucida e pericolosa dei segreti dello Stato italiano.
Ecco i punti di divergenza più significativi, la questione Gladio e l’organizzazione Stay Behind. Questa è la differenza più esplosiva. Nel 78 i riferimenti a strutture di intelligence parallele erano vaghi o del tutto assenti nelle trascrizioni diffuse. Nel 1990, nelle carte emerse dietro il pannello, Moro parlava esplicitamente di una struttura informativa e operativa segreta legata alla NATO, parallela ai servizi segreti ufficiali.
Un’altra differenza riguarda il piano solo e Antonio Segni. Moro dedica molto spazio alle tensioni autoritarie degli anni 60. Nel Memoriale 78 si accennava a contrasti politici generici. Il testo completo invece del 1990 contiene accuse pesantissime contro l’allora presidente della Repubblica Antonio Segni. Moro descrive il piano solo il progetto di colpo di stato del 64, non come un’ipotesi remota, ma come una minaccia concreta, definendo l’atteggiamento di segni come torbido e poco fedele alle istituzioni. Poi vi sono le critiche a
Giulio Andreotti. Sebbene l’asteo verso Andreotti fosse noto, la versione del 1990 ne accentuava la portata. Nel 78 le critiche apparivano come lo sfogo di un uomo abbandonato dal suo partito. Nel 90 emergono giudizi morali e politici definitivi. Moro descrive Andreotti come un uomo freddo, privo di brividi umani e regista di un sistema di potere che mirava a escludere Moro stesso per compiacere partner internazionali, gli Stati Uniti.
Lo accusava di essere un esecutore di direttive esterne contrarie all’interesse nazionale. Un’altra differenza è poi nei rapporti tra gli Stati Uniti e i servizi segreti. Nel 78 la dimensione internazionale del sequestro restava sullo sfondo. Nel 90 il memoriale completo chiarisce quanto Moro fosse consapevole del disappunto americano verso il compromesso storico, l’apertura al Partito Comunista.
Sia mio marito quando era ancora vivo, sia altre persone mi hanno detto che con precisione aveva forse da dopo il 75 in avanti e forse un pochino dopo il 75, ecco, non ne saprei precisare la cosa molto. Gli era stato detto che questo suo tentativo di voler portare tutte le forze politiche a collaborare a livello di governo per il bene del paese era una cosa che non era apprezzata da certi gruppi, da certe persone, da certe correnti e che quindi si guardasse da seguire questo suo pensiero e da, come dire da da insistere in questa suo
progetto politico perché avrebbe pagato cara questa sua cociutaggine. >> Nelle carte del 90 Moro analizza come i servizi segreti italiani fossero profondamente influenzati da logiche straniere, suggerendo che la sua condanna a morte fosse funzionale a squilibri geopolitici che superavano i confini italiani.
Vi è poi una differenza riguardo alla prigione del popolo. Un dettaglio tecnico, ma fondamentale, riguardava la gestione degli interrogatori. Le carte del 1990 includevano le trascrizioni d’attilo scritte fatte dalle Brigate Rosse. Questo dimostrò che i Brigatisti avevano censurato il memoriale prima di farlo circolare nel 78, eliminando le parti che avrebbero potuto favorire trattative o che non rientravano nella loro narrazione ideologica.
Perché allora i brigatisti non resero pubbliche le rivelazioni di Moro su Gladio? hanno raccontato una loro verità di comodo, cioè loro eh vogliono far credere che accettano di essere dei degli ignoranti, cioè vogliono far credere che non che loro ste carte le avevano guardate, ma non avevano capito l’importanza di di queste carte e quindi in qualche modo non si autogiustificano.
>> Lei ora ha ricordato che ci mancano almeno due partecipanti al commando che rapisce Moro. >> Sì. chiarito questo e lo ha chiarito anche la vicenda, lo hanno chiarito anche i tribunali che c’è questo questa lacuna >> che che non è secondaria, ma comunque a parte questo, sulla dinamica di quello che accadde quella mattina siamo giunti a una ragionevole certezza.
>> Sì. Allora, diciamo questo. Loro fecero l’inchiesta, così si chiamava, teoricamente su quattro personaggi. Uno che era il loro nemico, lo scattarono subito, Enrico Berlinguer. Poiché loro volevano stare dalla sinistra e muovere la sinistra, non potevano andare a rapire, a uccidere l’espondente più alto del PC.
Teniamo presente che molti di loro, la maggior parte erano profughi, tra virgolette, del Partito Comunista. Non sono venuti dall’aria. Non è mai stato comunista curcio, ma tutti gli altri, non faccio i nomi, alcuni segretari di federazione comunista, gli altri tre erano Fanfani, Andreotti, il numero due era Andreotti, perché avrebbero decapitato il governo e sarebbe stato il caos.
E Moro. Moro era il terzo. Perché fu scelto Moro? Non perché fosse l’ideologo, ma scelso Moro perché era il più facile da rapide. Certamente fu una tragica sorpresa perché nessuno di noi era preparato ad un evento di questo genere, anche se poi abbiamo saputo che c’era stata una lunga preparazione, che io stesso ero stato puntato per parecchio tempo per vedere se fossi stato un soggetto adatto e probabilmente da quello che poi si è visto non scelsero me per il fatto che abitava al centro ed era più difficile fare questa
operazione, questa >> lei probabilmente ha saputo, noi l’abbiamo raccontato, e Franceschini stesso un giorno che la pedinava fu preso dalla tentazione di toccarlo e la sfiorò e la toccò. Disse poi a per spiegare questo gesto abbastanza incomprensibile che a lui pareva di mettere le mani su qualcosa che contava.
Beh, io non so se contassi. Certo, sono molto contento che non sia riuscito in quello che è il disegno. >> Perché il ritrovamento del 1990 fu uno shock? La discrepanza tra i due ritrovamenti sollevò un interrogativo che ancora oggi agita la storia italica. Com’è possibile che nel 78, durante una perquisizione accurata in un appartamento di pochi metri quadri, i carabinieri del generale della chiesa non abbiano trovato il nascondiglio dietro al pannello? Testimone diretto dei fatti fu allora Lauro Azzolini, l’ex
brigatista arrestato, appunto, 12 anni fa in via Montenevoso. Oggi Azzolini in carcere a San Vittore e ha messo al lavoro esterno durante il giorno. Lo abbiamo raggiunto. >> La domanda che tutti si pongono è questo. Questo muro di Montenevoso l’avevate fatto voi o no? Ma forse non era un muro, era solo un pannello.
>> Ma com’è possibile che i carabinieri non trovano non trovino dietro un pannello semplicemente appoggiato a armi documenti? Ma io mi posso anche spiegare di cosa ci ho pensato. Penso che ci sia stato, no, nell’evoluzione abbiamo trovato tantissimi materiali sul tavolo e si siano accontentati anche di questo a un certo punto, per cui la perquisizione sia stata anche mettiamola superficiale tra virgolette.
Gladio era una rete paramilitare segreta nata da un accordo tra il Sifar, il servizio segreto militare italiano e la CIA formalizzato il 26 novembre 56. Era la versione italiana della cosiddetta struttura Stay Behind. Candestine create dalla NATO in tutta Europa occidentale con lo scopo dichiarato di resistere a un’eventuale invasione sovietica.
In Italia contava 622 membri ufficiali, anche se fonti del SIFAR del giugno 59 attestavano già cinque unità operative per un totale di 1500 effettivi e 3.000 uomini mobilitabili. Una base di addestramento principale a Capo Marraggiu in Sardegna. Depositi di armi nascoste chiamati Nasco, disseminati sul territorio e un livello direttivo rimasto sconosciuto anche agli stessi gladiatori iscritti nelle liste.
Va ricordato che le radici di Gladio affondavano nell’organizzazione >> Gladio fu costituita nel 1948 e credo era operativa già alla fine dell’anno. era stata composta con una grossa medotricità di scelta di persone che molte persone provenivano dalle file dei regionari della guerra di Spagna e molte venivano anche dalle file della Repubblica eh fascista di Salò.
eh, gente che sapeva maneggiare molto bene le armi, squadre di nove persone di cui c’erano due capi per ogni squadra perché conosceva e alcune dovevano conoscere dove c’erano i i depositi di armi, i depositi di viveri e anche qualche deposita dove c’erano dei denari. Nel 1948 parlo la mia della mia esperienza di giovane appartenente ai gruppi giovanili della Democrazia Cristiana.
nella mia provincia. Io avevo 20 anni, non ero nessuno, che noi, un gruppo di noi, si organizzò nella capitale della provincia e in altri centri vicini e che fummo armati di fucili mitragliatori. Io personalmente avevo uno st e che ci furono fornite bombe a mano dai locali comandi dei Carabinieri per l’eventualità che il Partito Comunista non accettasse il responso elettorale e che tentasse un colpo di stato così come era avvenuto in paesi come l’Ungherria, la Cecoslovchia, la Polonia, la Bulgaria.
Lei disse un giorno che rimpiangeva di non essere stato gladiatore. Certo. >> E che se l’avessero invitato ad esserlo avrebbe accettato volentieri di esserlo. Ecco, rimane ancora oggi di questo parere. >> Ma certamente perché che cosa fu Gladio? Fu una misura cautelativa presa dalla NATO. Non naque mica in Italia Gladio.
Gladio fu una misura presa dalle forze dalle forze militari dell’occidente in tutti i paesi dell’occidente e che partiva da questa da questa premessa che era sacrosanta. Nessuno può sapere che cosa farà l’Unione Sovietica superarmata, ma una cosa si sa con sicurezza, che il giorno in cui vuole invadere l’occidente non trova sul suo passaggio nessuna forza capace di resistere.
Era vero, l’unica forza occidentale che era stata capace di resisterli, anche di aggredirla, eccetera, era stata quella tedesca e quella tedesca poi ci aveva lasciato ci aveva lasciato la pelle in Russia e la Germania non aveva più un’organizzazione militare, la Francia ne aveva una abbastanza debole, l’Italia non esisteva.
Allora si parte da questo principio. L’Armata rossa non trova ostacoli alla sua occupazione, può arrivare fino a Lisbona tranquillamente. Allora bisogna organizzare una resistenza interna per dare tempo all’America che frattanto ha disarmato, di intervenire. Ora, siccome io consideravo incombente questo pericolo comunista e già pensavo che non mi sarei mai rassegnato a subirlo, io ero pronto a andare in montagna.
Ero giovane >> e questo fin dal 48. >> Fin dal 48, >> no? Sogno, >> sogno, eccetera, fin dal 48 ero pronto. Io non avrei accettato un regime comunista. Questo intanto al regime comunista non avrebbe accettato me, quindi mi avrebbe messo al muro o sbattuto un campo di concentramento. Quindi io ero pronto a prendere le armi, a riprendere le armi.
Quindi se la NATO mi avesse Be la NATO erano 622 uomini in tutto, come lo erano il nucleo di una possibile resistenza anticomunista proiettata nel domani. Questo era la NATO. I rossi già stavano in Germania, ricordiamocelo. Il loro sforzo principale sarebbe stato quello attuato dalla Germania nel nazista nella seconda guerra mondiale, cioè attraverso la Germania occidentale e i paesi Benelux e Francia e raggiungere il mare.
>> I sovietici sapevano di Gladio? Sì, lo sapevano i comunisti perché Paolo Emilio Taviani, che era capo di partigiani cattolici, ne aveva informato Longo. Durante una una trasmissione di porta a porta fumo, io stavo a Sorrento, fummo intervistati insieme il giale Volfo, l’uomo senza volto ed io. Innanzitutto Giale Wolfo disse che se mi avesse conosciuto prima mi avrebbe preso come suo avvocato di Fessore.
E una domanda di Bruno Vespa, ma lei oggi con con chi collaborerebbe? Disse collaborerei con i servizi di Berlino perché ormai si è rodificata la Germania e col presidente Cossiga che è l’unico che di queste cose a quanto so ne capisce. E fu fatta la domanda da Bruno Vespa, ma voi sapevate di Gladio? E quello ha risposto, ma noi eravamo un servizio di formazione segue e come vuole che lo sapessimo di Gladio? Io credo di averli conosciuti pressoché tutti.
gente che credeva in quello che faceva, credeva in quello che gli era stato detto e cioè che dovevano operare per la difesa del paese, che non dovevano aspettarsi niente, l’unica cosa che dovevano aspettarsi era che qualunque cosa fosse successo i loro nomi non sarebbero usciti. Ma Gladio non era solo questo.
La Commissione parlamentare sulle stragi, nella sua relazione conclusiva, lo scrisse in modo inequivocabile. Gladio era stata una componente di quella strategia che, emettendo nel sistema elementi di tensione ha giustificato la necessità di opportuni interventi stabilizzatori. In altri termini, la struttura nata per difendere la democrazia era diventata uno degli strumenti per condizionarla dall’interno e in questo condizionamento la mafia aveva avuto un ruolo non marginale, non occasionale, un ruolo strutturale che
affondava le radici nel 1943 e che si prolungava fino alle stragi degli anni 90. Questo è il racconto di quel patto. >> Nel processo Falcone c’è un aereo del cielo che vuole una mentre che scoppia la bomba. Questo aereo non si può trovare di di chi è chi è. Mi troviamo nel processo di di di Bossellino e lì sul Monte Pellegrino c’è l’hotel e nell’hotel ci sono i servizi segreti.
Quando succede che scoppia la bomba i servizi segreti scompaiono, però non vengono mai citate perché si condanna a Regina. Per capire il rapporto tra Gladio e la mafia bisogna tornare al 43. Prima ancora che Gladio esistesse, bisogna tornare allo sbarco in Sicilia. Nel luglio di quell’anno gli alleati preparano l’operazione HKI per liberare la Sicilia.
L’OSS, il servizio segreto americano, predecessore della CIA, si trova di fronte a un problema. La Sicilia è un territorio ostile, ma c’è qualcuno che su quell’isola ancora influenza, i boss di Cosa Nostra, alcuni dei quali erano stati incarcerati da Mussolini. La preparazione iniziò mesi prima dello sbarco, a partire dal febbraio 43, un gruppo di una dozzina di agenti dell’OSS reclutato tra americani di origini siciliana, diretta da Herl Brenn e comprendente Max Corvo, Victor Anfuso e Vincent Scamporino, iniziò ad Algeri la preparazione dell’operazione
con la collaborazione di elementi di spicco della mafia itoloamericana, fra cui Lucky Luciano, agenti speciali reclutati fra gli itolo americani. vicina alla mafia furono infiltrate in Sicilia nei mesi precedenti allo sbarco. La soluzione fu semplice quanto cinica. Laki Luciano, il più potente boss mafioso itoloamericano detenuto in un carcere di New York, fu avvicinato dall’OSS fin dal marzo 42, quando era già stato ingaggiato per liberare il porto di New York dalle spie tedesche.
In cambio della sua collaborazione per facilitare lo sbarco e garantire la collaborazione della rete mafiosa siciliana, Luciano fu liberato nel 46 ed espulso verso l’Italia. Quanto sia stato il reale peso di Luciano nelle vicende siciliane? Non lo sapremo mai. Di certo lui si prese molti meriti. Una gran parte dei comuni siciliani fu governato da boss mafiosi nominati dall’amministrazione alleata.
Calogero Vizzini divenne capo della mafia. Vito Genovese e Laki Luciano circolavano in uniforma americana esercitando funzioni pubbliche e il trafficante di stupefacenti Max Mugnani fu addirittura nominato depositario dei magazzini farmaceutici americani in Italia. Questo non è un’illazione storiografica, è un documento da rapporti OSS conservati negli archivi americani, da testimonianze parlamentari e persino da fonti come la Commissione Kefauer del Senato americano che nel 52 rivelò pubblicamente questi accordi. La natura
anticomunista di Cosa Nostra, così definita dall’ex agente CIA Victor Marchetti, la rendeva un alleato naturale nell’ottica della guerra fredda. La prova che questa alleanza non fu episodica viene da un documento SS del 21 novembre 46. In una riunione dei capo mafia a Palermo, il boss Giuseppe Cottone dichiarò esplicitamente che la mafia è pronta a combattere il comunismo anche con le armi.

Il rapporto con quella dichiarazione fu trasmesso a Washington. Non era retorica. Qu giorni prima, il 16 settembre 44, una squadra di mafiosi, comandata dallo stesso Calogero Vizzini aveva già sparato contro un comizio comunista, quello di Ricausi. Nel frattempo, nell’ottobre 44, un documento OSS riservato, il documento 99355 del 24 ottobre 44 aveva già documentato l’esistenza di un gruppo di industriali, uomini d’affari, latifondisti e massoni, organizzato con lo scopo di eliminare dal mondo politico italiano tutti i filo
comunisti, finanziare squadre di uccisori reclutandole fra ex fascisti e gangster di professione e utilizzandole per attentati e stragi sotto false insegne. Il documento conteneva 14 nomi mai resi pubblici integralmente e sarebbe rimasto segreto per 30 anni. Questa è la radice, l’intreccio tra servizi segreti americani e criminalità organizzata siciliana precedette Gladio di 10 anni.
Quando Gladio nacque nel 56, quella radice era già profonda. >> Quando sono arrivati io mi sono ci hanno fatto prigioniero un gruppo di canadesi che poi ci hanno portato giù e quindi erano della OSS e siamo stati. Io sono stato lì da loro eh trattato bene, mi hanno tenuto una settimana ad una appartamento e a Pistoia facendo portandomi una risma di carta e mi disse appunto l’ufficiale che dovevo scrivere tutta la mia vita dal momento della che dal momento della comunione all oggi quello che avevo fatto.
Dopo un’altra settimana vennero da chiedermi se volevo essere paracadutato al nord. era un colonello americano al quale gli risposi di no, che non desideravo essere paracutato perché io avevo già terminato il mio compito. A un certo momento io facevo servizio all’albergo eccezzi dove c’era il generale Melzer che era il capo delle forze armate tedesche a Roma e e lì c’era anche questa centrale dell’abbaver Luft e un giorno riuscì a introdurmi in una di queste stanze e con un certo rischio, debbo dire, mi impossessai di queste liste e questi
quanto si andarono vi tedeschi. Io pensai che non avrei trovato nessuna di queste persone, invece c’erano tutti, perché era un’operazione di eh lasciare le persone sul posto mano mano che ci si che si ritiravano, per cui non avevano bisogno di fargli passare le linee. Qualche cosa come che si è detto e come lei saprà, come me, meglio di me a proposito dell’operazione Gladio e quando gli americani vennero qui e li cercarono e ritrovarono che erano già arrestati e da allora poi ebbe inizio questa collaborazione sempre d’accordo
e con il mio governo e riferendo sempre alle mie autorità nazionali. Molti funzionari di polizia erano stati costretti ad andare a nord al seguito di Mussolini e eh si trovavano in una triste condizione in quel momento. Siccome mio padre era funzionario di polizia, riconosceva a tutti e fu deciso dall’OSS2 di paracadutarmi, a me che non ero mai visto un paracaduto in vita mia, di paracadutarmi nella zona di Salò dove per fortuna riuscii ad arrivare e dove contattai i principali funzionari della Repubblica di Salò che aderirono
naturalmente a collaborare e che sono stati poi alcuni fra i più importanti dirigenti dello Stato italiano, della Ministero dell’Interno nell’immediato dopoguerra. Senta, eh una prima domanda di approccio. Eh nella qualità di capo del governo o in precedenza lei aveva avuto informazione specifica sull’esistenza di una struttura denominata stay behindind o Gladio secondo le indicazioni, diciamo, di tipo più corrente, di tipo giornalistico.
Sì, ne avevo avuto informazioni sia come presidente del consiglio che avevo fatto in precedenza eh per altri due turni e sia come ministro della difesa che avevo fatto per 6 anni una volta e un anno l’altra volta. >> Ecco. Ci può dire per favore l’epoca in cui per la prima volta lei viene, come si usa dire, indottrinato su questa esistenza di questa struttura? Ma eh è certamente durante il mio primo mandato di ministro della difesa che durò dal 1959 al 1966, ma non nella prima parte, adesso non saprei collocarlo in un mese o nell’altro, ma entro questo periodo e
nella seconda parte di questo periodo. >> Ecco, ci può dire chi la informò e in quali termini venne informato della struttura? Sì, venni informato dal capo del servizio e dal capo di Stato Maggiore della difesa. ci può dire in che termini venne informato, che cosa le venne detto, se le fuiscritto, se le fu fatta un’informazione orale, ma penso che mi fosse anche un’informazione per iscritto perché non in quel momento, ma successivamente quando si aveva l’incarico di presidente del Consiglio, si firmava una presa d’atto
di questa situazione con grande chiarezza era esposto che si predisponeva una struttura che doveva rimanere nella più assoluta riservatezza e doveva comprendere persone che nella ipotesi di invasione militare dell’Italia avrebbero dovuto fare azione cosiddetta di controguerriglia, cioè poter fare atti di sabotaggio, atti di informazione, atti di una parola che usa nelle forze armate di sfiltrazione, cioè di aiutare delle persone che devono essere fatte fuggire. Questo è quanto.
Questo, diciamo, in termini molto
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