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Guarda la testimonianza che ha DISTRUTTO Cosa Nostra! Documentario completo

Poche persone lo sanno, ma nel 1992, all’interno di un tribunale in Sicilia un uomo parlò e quando ebbe finito di parlare la cosa nostra non  fu più la stessa. Non fu una delazione comune, non fu un pentito qualunque che cercava di salvare la propria pelle. Quel depimento cambiò tutto. Quello che fu detto lì non poteva più essere cancellato.

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Nomi furono pronunciati, segreti furono rivelati, patti furono infranti e la mafia italiana, che per decenni aveva operato con assoluta impunità, vide le sue strutture cominciare a crollare. L’uomo che parlò si chiamava Leonardo Messina e oggi conoscerete la storia completa. In questo video scoprirete esattamente come avvenne il depooimento.

Sentirete le sue parole  direttamente dal tribunale. Capirete perché fu così devastante per la cosa nostra e alla fine conoscerete il terribile prezzo che Leonardo Messina pagò per aver parlato. Rimanete fino alla fine perché quello che accadde dopo fu ancora peggio. Nemmeno chi parlò ne uscì illeso.

Questa è una storia reale documentata che molti hanno cercato di nascondere. Prima di continuare lasciate un like a questo video. Molta gente guarda questo tipo di contenuti, ma pochi si  iscrivono. Se vi piacciono storie reali doate che non passano in TV, questo canale esiste per raccontare ciò che hanno cercato di nascondere.

Ora andiamo alla storia di Leonardo Messina. Leonardo Messina nacque il 22 settembre 1955 a San Cataldo, provincia di Caltanissetta in Sicilia. Ma Leonardo non era un uomo comune. Rappresentava la settima generazione della sua famiglia all’interno della Cosa Nostra. Sette generazioni. Suo nonno paterno, anch’egli chiamato Leonardo Messina, era il capo della famiglia mafiosa di Serra di Falco.

Sua madre era nipote di un altro mafioso potente. Leonardo crebbe respirando mafia. Fin da bambino il suo mondo erano gli uomini d’onore. Non stava fuori a osservare, era dentro, profondamente dentro. Nel 1982, a 27  anni Leonardo fu formalmente affiliato alla famiglia di San Cataldo, ma prima di ciò era già un uomo d’onore riservato nelle mani di Luigi Cali.

eseguiva ordini, uccideva quando glielo comandavano, era il braccio armato. Nel 1985,  poco dopo essere uscito di prigione, Leonardo fu nominato vice  capo della famiglia di San Cataldo. In pratica gestiva tutto perché il capo aveva 84  anni, ma Leonardo era più di questo. era l’uomo di fiducia di Giuseppe Piddu Madonia, il capo provinciale  di Caltanissetta e uno degli uomini più potenti della corrente corleonese.

Leonardo frequentava Totò Rina, frequentava Bernardo Provenzano, frequentava Giovanni Brusca. Non parlava per sentito dire, era lì, vide tutto funzionare, sapeva troppo. Allora, perché un uomo così decise di tradire la cosa nostra? Leonardo visse ciò che chiamò il trapasso, il passaggio dalla mafia tradizionale con le sue regole e codici alla mafia dei corleonesi e ciò che vide lo lasciò mortificato.

Vide tutti i suoi amici morire, vide la distruzione di tutto ciò che conosceva. Vide giovani che erano cresciuti insieme uccidersi a vicenda. La mafia non aveva più ordine, solo paura. E poi il 23 maggio 1992 esplose la bomba che uccise il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre poliziotti della scorta. Quella notte nel carcere di Caltanissetta i mafiosi brindarono con champagne.

Leonardo rimase sdraiato in stato confusionale. Giorni dopo ascoltò l’appello emozionato di Rosaria Schifani, vedova di uno dei poliziotti uccisi. Quelle parole toccarono un uomo che era già spezzato dentro. Il 24 giugno 1992 Leonardo Messina mandò a chiamare le autorità. voleva parlare. Quando la magistratura di Caltanissetta si trovò di fronte a Leonardo Messina, pensavano di avere un ragazzino, un ragazzo, ma presto si resero conto  di avere di fronte un personaggio, un uomo che si muoveva in una provincia che bruciava, un uomo che conosceva segreti in grado

di distruggere imperi. I magistrati furono confusi, erano spaventati. Allora Leonardo fece una richiesta. Voleva parlare con Paolo Borsellino. Borsellino arrivò e quando si sedette di fronte a Leonardo disse solo due parole: solo la verità. Niente congetture, niente pensieri, solo la verità. E Leonardo iniziò a parlare.

Parlò per ore, rivelò nomi, rivelò strutture, rivelò patti politici, rivelò segreti che la Cosa Nostra custodiva da decenni. La cosa nostra stava ascoltando e sapeva che nulla di ciò che era stato detto poteva essere ritrattato. Era una strada senza ritorno. Quello che sentirete  ora sono le parole esatte di Leonardo Messina, tratte direttamente dalle trascrizioni ufficiali del tribunale.

Nulla qui è finzione. Tutto è stato registrato, tutto è stato documentato. Queste sono le parole che distrussero la cosa nostra. Preparatevi perché ciò che segue è storia pura. La mia famiglia fa parte di Cosa Nostra. Io sono la settima generazione e mio fratello è l’ottava generazione. Saltò una generazione, quella di mio padre, perché mio nonno paterno era il rappresentante della famiglia di Serra di Falco, Caltanissetta.

fu arrestato. Mia nonna se ne andò dal paese per far crescere mio padre in un ambiente migliore. Poi saltò quella generazione di mio padre e arriva io e presi la situazione nelle mani della mia famiglia. Naturalmente Crebbi nell’ambito di Cosa Nostra, prima del giuramento e di tutto il resto. Crebbi avendo parenti come Luigi Calì, mia madre è nipote di Cataldo, la marca, il grande, che era il rappresentante del paese.

Crebbi sempre abituato a frequentare uomini d’onore e legati alla famiglia di San Cataldo e non solo. Riesi, Caltanissetta, Serra di Falco. Il mio mondo era questo, anche da bambino. Da bambino andavo al feudo dei Mimiani, dove il rappresentante era Pasquale Levecchi. Il mio mondo erano gli uomini d’onore fin da piccolo.

Mio nonno era Leonardo Messina ed era a sua volta uomo d’onore. Era il capo della famiglia di Serra di Falco. Poi mi sposai e chi sceglie di farsi uomo d’onore non può sposare una donna qualunque. Devi sposare una del tuo mondo perché nella nostra casa vengono soldati, armi, omicidi e quindi non puoi sposare una donna che non sia preparata, che non sia abituata a quel tipo di situazione.

Io scelsi Gaetana Balistreri, che era nipote del vicecapo della famiglia di San Cataldo, che era Vincenzo Sollano. Mi sposai. Il nostro giuramento in chiesa. Quando giurammo di stare insieme tutta la vita, giurammo di onorare la mafia tutta la vita insieme, facemmo una scelta di campo nel matrimonio. La nostra vita era vivere nella cosa nostra, per la cosa nostra.

Mi sposai il 2 agosto 1978. Io sono un uomo d’onore che ha giurato per Cosa Nostra due volte. Una volta fui fatto uomo d’onore riservato nelle mani di Luigi Calì. Ero il suo braccio armato. Se mi dava un incarico, lo eseguivo. Successivamente ci fu una guerra. Cal fu ucciso. Mi richiamarono e dovetti giurare pubblicamente un’altra volta, ma ero già uomo d’onore da alcuni anni.

Ero solo uomo d’onore di Luigi Cali. Era tra me e lui, era nato riservato. Fui affiliato formalmente alla famiglia di San Cataldo nel 1982. Praticamente fui fatto uomo d’onore. Di lì a poco mi arrestarono. All’uscita il 24 dicembre 1985, subito dopo fui fatto vice capo della famiglia di San Cataldo. Praticamente ero il capo, l’amministratore, perché il rappresentante aveva 84 anni.

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