Fonde contro terrorismo, sabotaggio, ricognizione e guerra non convenzionale in un’unica unità. Il risultato fu il nono reggimento nel 1975, ribattezzato col Moschin nel 1995 in onore del maggiore Carlo Moschin, eroe della prima guerra mondiale. La scelta riflette la missione. Operazioni ad alto rischio in territorio nemico con risorse minime.
Questa fusione rende il colmosin unico. Non solo antiterrorismo, non solo sabotaggio, non solo anfibio, è tutto insieme più una specializzazione che nessuno possiede. Il combattimento in montagna estrema. Il corso di selezione dura 8 mesi contro i sei dei Seal, ma non è la durata a renderlo brutale, è la filosofia.
I Seal testano resistenza con Lellwick. Il Colmosin mette candidati in situazioni senza soluzione corretta, giudicando come gestiscono il fallimento. La prova del ponte: attraversare un fiume con materiali insufficienti, scegliere se rischiare vite, disobbedire o trovare soluzioni creative. Non c’è risposta giusta.
Gli istruttori non urlano, parlano calmi, ma le richieste sono impossibili. Fase montana 3 mesi, scalate sotto pioggia gelida con zaini da 40 kg. Sveglia dopo 2 ore per interrogatori su esplosivi radio geografia. Un errore marcia notturna 20 km in quota l’ultima fase la settimana nera. Meno di 3 ore di sonno in 7 giorni.
Missioni simulate, aggressori reali. Chi viene catturato subisce interrogatori ser. Tasso di successo 12%. Più basso dei Seal al 20, del SAS al 15. Chi supera non è il più forte, è chi dimostra mestiere. Adattarsi, improvvisare, sopravvivere con intelligenza. L’addestramento operativo si distacca dal modello americano.
I Seal si addestrano per missioni con pianificazione lunga e supporto massiccio, elicotteri MH60, droni reper, supporto aereo, comunicazioni satellitari, GPS militare. Questo permette di concentrarsi sull’azione diretta. Il col moskin si addestra per lo scenario opposto. Infiltrazione senza supporto esterno.
Operazioni prolungate dietro le linee per settimane, autosufficienza completa. L’addestramento presuppone che tutto andrà storto. Le comunicazioni saranno disturbate, il GPS inutile, l’estrazione non arriverà, il supporto aereo non sarà disponibile. Questa filosofia nasce dalla geografia italiana. Le Alpi hanno insegnato che la tecnologia può fallire, le comunicazioni possono essere tagliate, l’unica certezza è la propria abilità.
Durante esercitazioni sulle Dolomiti, operatori vengono lasciati senza radio per giorni, con mappe imprecise. Obiettivi che cambiano. Devono navigare con sole e stelle, sopravvivere cacciando, completare la missione con addestramento e ingegno. Un ex operatore Delta Force in corso di scambio 2017 ha raccontato un episodio: esercitazione sabotaggio contro deposito nato in Slovenia.
Il team americano pianificò con immagini satellitari, GPS militare, visori notturni di quarta generazione, comunicazioni cripte. Il team italiano, quattro operatori, ha rifiutato GPS, mappe cartacee e navigazione stellare. Movimento al buio senza visori, nessuna radio. Risultato. Gli italiani sono arrivati due ore prima dei Delta Force, infiltrati senza far scattare sensori, cariche piazzate, ritirati in osservazione.
Quando gli americani sono arrivati, gli italiani aspettavano nascosti con lavoro completato. Il maggiore americano ha ammesso che la dipendenza dalla tecnologia crea vulnerabilità. Quando funziona siamo imbattibili. Se qualcosa va storto, la capacità crolla. Gli italiani non dipendono da nulla che possa essere spento.
Sono operativi in qualsiasi condizione. Veniamo all’equipaggiamento tecnologico. Qui molti si aspetterebbero che il col moschin sia indietro rispetto agli americani. Il budget della difesa italiana è una frazione di quello americano, ma c’è una sorpresa. Mentre i Seal hanno accesso ai giocattoli più costosi del Pentagono, droni Reaper da 30 milioni di dollari, mini sottomarini SDV, esoscheletri sperimentali, sistemi di visione aumentata.
Il Col Moskin ha sviluppato una filosofia radicalmente diversa, tecnologia appropriata, non massima. L’esempio perfetto è l’uso dei droni. Gli SE utilizzano droni militari avanzati per ricognizione con trasmissione satellitare sicura e sensori multispettrali che costano centinaia di migliaia di dollari per unità.
Il Col Mine usa droni commerciali modificati. Un DJ Mavic modificato costa €2000. è facilmente sostituibile, non richiede supporto logistico complesso e soprattutto può essere acquistato in qualsiasi negozio senza destare sospetti durante operazioni coperte. Durante una missione, se un drone americano viene abbattuto, è perdita di milioni e capacità critica compromessa.
Se un drone italiano viene perso, viene sostituito con uno identico già nello zaino. Questa filosofia si estende a tutto l’equipaggiamento. Mentre i Seal hanno fucili custom da $5.000 con ottiche termiche da $10.000, Gli operatori del Colmosin usano armi affidabili di serie e ottiche di qualità militare standard, ma investono massicciamente nell’addestramento all’uso di quelle armi, migliaia di ore al poligono.
Il risultato è che un operatore italiano con un fucile da €1500 ottiene lo stesso hit rate di un Seal con equipaggiamento da $15.000, Ma c’è un’area dove il Col Mine ha investito in modo massiccio la guerra elettronica. Pochi sanno che l’Italia ha alcune delle capacità di cyber warfare e Sigint avanzate della NATO.
Il Col Mosin ha integrato queste capacità nelle sue operazioni cinetiche in modo che nessun’altra unità affatto. Durante operazioni contro ISIS in Iraq, mentre i SIL bombardavano palazzi comando con supporto aereo, gli operatori italiani infiltravano reti comunicazione nemiche settimane prima, raccoglievano intelligence tempo reale, mappavano struttura comando completa, identificavano ogni leader, ogni safe house, ogni deposito munizioni prima ancora che iniziasse l’assalto fisico.
Quando i SIL attaccavano trovavano obiettivi già compromessi digitalmente, comunicazioni intercettate, movimenti tracciati. La filosofia della selezione delle armi è unica, mentre le forze americane standardizzano per ragioni logistiche M4 Carbine, SCAR della FN, MK18 CQB, tutti in 5,56 nato o 7,62 nato, il colonnello Moskin mantiene approccio opposto.
Ogni operatore non solo ha voce nella selezione armamento primario, ma è incoraggiato a personalizzare configurazioni in base alla missione specifica e alle preferenze operative sviluppate attraverso anni di esperienza. Questa flessibilità permette configurazioni che farebbero impazzire un armiere americano abituato a procedure standardizzate.
Un operatore col machine assegnato a ricognizione profonda potrebbe portare un fucile di precisione Accuracy International AXMC in calibro P38 Lapua Magnum, capace di ingaggiare bersagli fino a 1500 m con precisione sub MOA, accoppiato a un fucile d’assalto compatto ARX160 italiano. In configurazione CQB con canna da 12 pollici per combattimento ravvicinato più una pistola.
Beretta 92 FS, Brigadier Tactical con silenziatore Bruger e Tomet per eliminazioni silenziose. L’intero carico munizioni potrebbe includere tre calibri diversi punto 338 Lapua, 5,56 nato e 9×19 Parabellum. Un altro operatore nella stessa squadra, ma con ruolo di briacher e supporto fuoco pesante, potrebbe invece scegliere un fucile d’assalto FN Scar H in calibro 7,62 nato con lanciagranate M320 per impegni medi e distruzione ostacoli, supportato da mitraglietta MP5SD con silenziatore integrato per infiltrazioni notturne dove il rumore
deve essere minimizzato. Bu Glock 17 con torcia Surefire e Red D.site per ambienti bui. Un terzo operatore specializzato antimaterial potrebbe portare Barret M82 in 0,50 BMG per distruggere veicoli e apparecchiature a distanza estrema. Non esiste uniformità armamento, non esistono loadout standardizzati, esiste solo efficacia operativa basata sulla missione e competenza individuale.
Questa apparente anarchia logistica è frutto di filosofia profonda. Il col mosin ritiene che operatore debba conoscere intimamente la propria arma, sviluppare rapporto quasi istintivo attraverso migliaia di ore addestramento. possibile solo se l’operatore sceglie arma che si adatta perfettamente al suo stile combattimento, corporatura fisica, preferenze tattiche.
Questa mentalità si estende agli esplosivi. I Seal usano C4 e detonatori elettronici. Il Colm Shine addestra su ogni tipo esistente. TNT, SAMPEX, PNRDX. Esplosivi improvvisati. In Afghanistan e Iraq. Questa conoscenza fu vitale. Operatori italiani disinnescavano ordigni IED D che unità EOD americane consideravano troppo pericolose.
Nel 2009 a Heratro operatori disinnescarono manualmente un VB con 500 kg di esplosivo. Le squadre EOD americane avevano raccomandato evacuazione della base. Gli italiani identificarono l’esplosivo dall’odore, tracciarono il circuito, disattivarono in 40 minuti. Confrontiamo il col machine con i Navy Seal.
I Seal sono maestri di operazioni anfibie e combattimento urbano, supportati dalla macchina militare più potente della storia. Budget 2 milioni di dollari per operatore all’anno. Accesso a satelliti, droni Reiper, intercettazioni NSA F/A18 AC130. elicotteri stealt, ma questo crea un limite.
I Seal colpiscono forte e uscono veloce. Le missioni raramente superano 48 ore in territorio ostile. Il Colmosin opera diversamente. Durante la missione Afghanistan 2007 per recuperare il giornalista Mastro Giacomo. Otto operatori rimasero infiltrati 16 giorni. Nessun supporto aereo. Comunicazione ogni 72 ore.
Movimento solo notturno. 15 km per notte in montagna. oltre 2000 m, dormito in grotte, razioni minime, meno di 1500 calorie al giorno. Quando localizzarono il prigioniero non attaccarono subito, osservarono per 4 giorni, 96 ore di sorveglianza da 500 a 800 m. Contarono combattenti, identificarono leader, mapparono pattern, turni guardia, identificarono il momento di vulnerabilità.
L’estrazione avvenne senza un colpo. Tecniche silentry, sentinelle neutralizzate corpo a corpo, giornalista estratto su barella improvvisata. Talebani trovarono il compound vuoto 7 ore dopo. Confronto col SAS britannico. Il SAS è gold standard europeo. Tradizione da Seconda Guerra Mondiale, maestri di sabotaggio e guerra non convenzionale.
Operazione Nimrod 1980. Modello per recupero ostaggi, specializzati in deserto. Guerra del Golfo 1991. Squadre ricognizione cacciavano Scud, eccellenti in urbano. Ma addestramento montano non è specialistico. Brecon Beacons in Galles raggiungono 886 m. Il Col Moskin vive in montagna. Addestramento sulle Dolomiti, Alpi Marittime, Monte Bianco, Gran Sasso, quote fino a 4800 m.
Combattimento su ghiacciai a -30°, infiltrazione attraverso zone valanghe arrampicata su ghiaccio e roccia oltre capacità alpinisti civili. Questo diede vantaggio critico in Afghanistan, province Herat, Farà Bagdis. Quote oltre 3000 m. Unità americane e britanniche limitavano escursioni in quota a operazioni elitrasportate brevi.
Il colmosin conduceva pattugliamenti prolungati a piedi sulle catene montuose, dominando terreni che nemmeno i Seal affrontavano. Parliamo della F35 e delle forze speciali americane. Gli Stati Uniti hanno costruito il sistema militare più tecnologicamente avanzato della storia, ma questa tecnologia ha un prezzo nascosto.
Ogni volo di una F35 invia massivo flusso dati a server americani. Ogni comunicazione passa attraverso sistemi controllati dal pentacono. Ogni pezzo di equipaggiamento high-tech ha un software che può essere disattivato remotamente da Washington. Gli Stati Uniti, giustamente, mantengono controllo totale sui sistemi che vendono agli alleati.
È una questione di sicurezza nazionale americana, ma per i paesi che acquistano questi sistemi significa dipendenza strategica totale. Se le relazioni diplomatiche si deteriorano, se Washington decide che una certa operazione non è nel suo interesse, il kill switch può essere premuto. Il Col Mine e il Taurus italiano rappresentano qualcosa di completamente diverso, sovranità operativa assoluta.
La combinazione è un sistema interamente controllato in Europa. Quando il comando italiano ordina un’operazione, non deve chiedere permesso a Washington. Non deve preoccuparsi che i sistemi vengano disattivati, non deve condividere intelligence operativa con alleati che potrebbero avere interessi divergenti.
Questa indipendenza è invalutabile. Durante la crisi libica del 2011 l’Italia ha potuto operare secondo i propri interessi nazionali, non subordinati completamente all’agenda americana. I team Col Mine infiltrati raccoglievano intelligence per Roma, non per il Pentagono. Le operazioni erano decise da generali italiani, non da Socomm.
Questo livello di autonomia strategica è ciò che ogni nazione media europea desidera, ma pochi possiedono. Il colmoskin vola quando l’Italia lo comanda, risponde solo a Roma e questo nell’era della multipolarità geopolitica vale più di qualsiasi vantaggio tecnologico momentaneo. Le Speznuts russe, brutali, spietate, addestrate per violenza assoluta.
Addestramento fisico sadico, pugni contro cemento, cadute da altezze pericolose. Combattimento full contact, resistono a qualsiasi stress, eseguono ordini senza questioni morali ma rigide. Dottrine sovietiche non evolute dagli anni 80. Manca flessibilità tattica, pensiero critico, adattabilità, drill ripetitivi, condizionamento estremo, ma limitata enfasi su pianificazione autonoma.
Il Colmine sintetizza mondi opposti. Ha l’aggressività Spetnuts, operare in condizioni oltre limiti umani, temperature polari, privazione cibo, marce con carichi oltre 60% peso corporeo, ma combina con flessibilità NATO, pensiero critico indipendente. Questa fusione perfezionata in Iraq dal 2003 al 2006.
Operatori lavorarono con Sile e Delta Force a Nassiria. Osservarono tecniche americane di room clearing, flashbank, breaching charges, ma adattarono a stile più fluido, meno dipendente da tecnologia, più sostenibile con logistica limitata. Il Col Mine sintetizza mondi opposti. All’aggressività Spetnuts, operare in condizioni oltre limiti umani, temperature polari, privazione cibo, marce con carichi oltre 60% peso corporeo, ma combina con flessibilità NATO, pensiero critico indipendente.
Questa fusione perfezionata in Iraq dal 2003 al 2006. Operatori lavorarono con Seal e Delta Force a Nassiria. Osservarono tecniche americane di room clearing, flashbang, bridges, ma adattarono a stile più fluido, meno dipendente da tecnologia, più sostenibile con logistica limitata. Aspetto poco conosciuto, l’unità di ricognizione profonda.
Piccoli team di due o tre operatori infiltrati centinaia di chilometri dietro linee nemiche. Rimanere nascosti per settimane o mese. Raccogliere intelligence. Preparare obiettivi, no fuochi per cucinare. Non movimento diurno. Evacuazioni in sacchetti sigillati. Silenzio radio assoluto, eccetto trasmissioni burst ogni da 48 a 72 ore sotto 1 secondo.
Libia 2011, operazione Unified Protector. Obiettivi critici identificati da Team Col Moskin. Infiltrati settimane prima dei bombardamenti, attraversarono deserto liburno. Zaini oltre 50 kg, razioni 3 settimane, binoculari 25x, telescopi termici, laser designazione, comunicazioni satellitari, mescolati con ribelli antigheddafi come giornalisti o volontari medici, ma apparono difese aeree libiche.
Ogni postazione SAM, radar, comando controllo, pattern movimento, turni guardia rotazioni. Coordinate GPS precise entro 3 m per depositi, bunker, concentrazioni blindati. Trasmesso tutto senza essere scoperti. Quando bombardamenti Nato iniziarono, ogni strike colpì esattamente dove italiani indicarono.
Intelligence Italiana forn 40% target alto valore prima settimana. Straordinario, considerando Italia -5% forze NATO. La vera forza del Col Mosin è culturale. Forze speciali americane, Mentalità Celebrity, Libri Bestseller Marcus Lutrell, Chris Kyle, Film Hollywood Act of Valor, Lone Survivor, Interviste Talk Show, Merchandising Seal Team, Il Colmosin opera nell’ombra assoluta, No memorie pubblicate, l’unico libro sotto pseudonimo, dettagli censurati, no film Hollywood, no interviste, no social media, accordi non divulgazione a vita,
penalità criminali per violazione. Questa cultura del silenzio non è solo sicurezza, è filosofica. Operatori educati che il lavoro non deve essere celebrato, non intrattenimento, non opportunità, gloria personale. Servizio concepito come dovere sacro, non trampolino, carriera mediatica. Questa mentalità crea operatore diverso, più umile, privo di ego, mai vantarsi, ma infinitamente più pericoloso.

Opera senza peso aspettative pubbliche. Senza pressione conformarsi a immagine, senza tentazione rischi non necessari per creare storie. Un operatore Colman non si chiede se un’azione sembrerà eroica in futuro libro. Si chiede solo se è tatticamente corretta. Massimizza probabilità a successo minimizzando rischi.
Questa chiarezza produce decisioni più pulite, razionali, efficaci. Immaginate scenario operativo. Notte senza Luna, Nord Iraq 2015. Provincia Ninive. Convoglio quattro pickup ISIS con mitragliatrici pesanti, strada sterrata deserta. Combattenti credono di essere al sicuro, 80 km dalle linee irachene. Non sanno che tre settimane prima Team Ricognizione Col Moschin, infiltrato via lancio Alo da 7.600 m.
Non sanno di sensori acusticiati lungo 15 km strada, non sanno comunicazioni radio intercettate, non sanno che a 850 m cecchino nascosto in posizione scavata. Inquadra veicolo comando con ottica Schmid e Bender su Accuracy International AXMC.38 38 l’acqua. Calcolo balistico già fatto. Temperatura 18°, umidità 40.
Vento laterale ovest 12 km/h. Quota differenza 90 m. Convoglio non attaccato. Seguito 3 giorni. Osservazione tracciamento sensori, intercettazioni radio identificano quattro incontri, tre depositi armi, due safe house, rete supporto 23 individui, sette villaggi, poi notte senza luna. Otto operatori colpiscono quattro obiettivi separati fino a 12 km di distanza.
No supporto aereo, no artiglieria, solo squadre due operatori. Depositi distrutti con C4 timer 30 minuti. Safe house irrotte silentry. Porte sfondate bridge ram gomma. Combattenti neutralizzati nel sonno. Comandanti catturati vivi. In 23 minuti esatti intera rete smantellata. Operatori scompaiono nel deserto.
Punto estrazione 18 km. raggiunto in 4 ore marcia notturna. Questa è la dottrina del colonnello Moschin. Non forza bruta, intelligenza operativa, non tecnologia massima, uso intelligente di risorse limitate. Non gloria pubblica, efficacia silenziosa. Torniamo alla confessione istruttore Seal. Dopo Polonia chiese scambio addestramento, tre mesi con Colmo Shin sulle Alpi.
Rapporto finale declassificato contiene frase che fece riflettere Socom. I Seal sono i migliori in quello che fanno, ma il Col Moskin fa cose che noi non abbiamo mai considerato e lo fa meglio di chiunque. Quella frase riassume la differenza. I SIL sono specialisti supremi nel loro dominio. Operazioni anfibie, irruzione urbana, azioni dirette con supporto massiccio.
Ma il Colmoskin è addestrato per operare quando supporto scompare, tecnologia fallisce. Sei solo con addestramento e volontà di sopravvivere. In conclusione, il nono reggimento col Moskin rappresenta evoluzione che sfida il modello americano dominante. Gli Stati Uniti hanno costruito forze speciali più potenti e meglio equipaggiate della storia.
L’Italia ha creato qualcosa di diverso. Un’unità che prospera nei margini, opera con risorse limitate, trasforma ogni vincolo in vantaggio tattico. Non è questione di chi è migliore in assoluto, è questione di filosofia. I Seal sono il martello della superpotenza progettati per colpire con forza schiacciante.
Il colmoskin è il bisturi progettato per incisioni precise dove i martelli non possono arrivare e in un mondo dove conflitti futuri saranno asimmetrici, combattuti in terreni difficili con risorse limitate, forse il modello italiano è più adatto a sopravvivere. Cosa ne pensate di questa filosofia operativa? Credete che la tecnologia massima sia sempre la risposta migliore o c’è valore nell’addestramento che privilegia adattabilità e ingegno? Il modello americano è superiore o esistono approcci alternativi ugualmente validi? Fateci
sapere nei commenti la vostra opinione su questo reggimento che opera nell’ombra, ma che ha guadagnato il rispetto delle forze speciali di tutto il mondo. No.
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