>> Eh, da questo ho m è stata una delle cose fatto capire che è stato un discorso a tappeto, era un segnale. >> E che risultato ebbe nell’86 Foni Barn? >> Ma diciamo un buon risultato, ma non eccezionale. >> Perché non eccezionale? Ma praticamente non è che poi hanno avuto questo grande apporto di voti perché ancora veniva difficile indirizzare un elettorato che era stato sempre un elettorato democratico cristiano e verso altri tipi di elettorati.
>> Ho capito. Nell’87 invece che risultato si ebbe? >> Un eclatante, notevole. Praticamente il Partito Socialista aumentò di quasi cinque o sei punti e praticamente ha avuto una serie di un grosso successo. >> Senta, lei ebbe modo di parlare con Lima di questo impegno di Cosa nostra del Partito Socialista, del risultato della elezione all’87? Praticamente parlammo con Lima di questa cosa che aveva avuto già sentore di questa cosa e lui pensava che fosse un’alzata di ingegno di Ciancimino, >> cioè >> però pensava che dietro questo accordo
ci fosse Ciancimino. Chi >> accordo tra chi, scusa? >> Accici, diceva lui. E cioè che significava la mafia e il i socialisti? pensava >> pensava che c’era San Cimino. >> Poi prima si preoccupò o non si preoccupò questo >> si preoccupò. Ecco, per riempio di contenuti questa preoccupazione >> e praticamente mi disse che erano dei pazzi a fidarsi dei socialisti.
Comunque dice dopo che io ho fatto sempre c’ho la c ha detto ho fatto un sacco di cose per loro per queste cose ora mi stanno trattando in queste condizioni. Ma che cosa credono di fare? vedranno chi sono i socialisti. Questi sono dei manciatari, cioè sono dei ladri, delle cose che praticamente non andranno mai, non avranno nessun tipo di affinità.
In effetti fu così, >> cioè >> perché dopo non c’è stato un una continuazione di questo tipo di rapporto delle elezioni. >> Comunque non c’è >> dopo l’elezione dell’87 >> sì >> la mafia votò più appoggiò più il Partito Socialista. No. Due anni più tardi, in una sera di novembre, il mondo cambia. Il muro di Berlino crolla sotto i colpi dei picconi e delle mani dei berlinesi.
Una notte storica per i berlinesi e per il mondo intero. 50.000 persone hanno varcato il muro da est verso ovest, accolti dall’abbraccio fraterno di una città in festa e le autorità della Germania comunista hanno cominciato oggi a demolire il muro. Un fiume di folla in festa passa. I berlinesi dell’ovest applaudono.
Tanti giovani, giovanissimi in festa, che dell’occidente, della libertà sapevano solo quello che avevano raccontato ai loro genitori. Guardate questo fiume di folle. Questo fiume di folla che passa sotto gli occhi De Vopos, la farigerata polizia del popolo che tante volte ha sparato per impedire l’attraversamento del muro.
>> C’è gioia, una gioia tranquilla. Tanta gente stanotte è andata a festa a Berino ovest e poi questa mattina è tornata al lavoro. Libertà, libertà stanno scandendo. Non posso credere che veramente posso passare. Sento che sto per svenire, sta dicendo questa donna. È l’ora è l’ora che aspettavo da 28 anni.
È meraviglioso la porta di Brandeburgo. Eccolo il monumento al disprezzo del bene più grande che l’uomo possa avere, da libertà, preso d’assalto dalla parte occidentale. Ed ecco i primi colpi di piccone. Sollevano solo polvere per ora, ma il muro, questa visione cafchiana e concreta di quella che una volta era la cortina di ferro da questa notte non esiste più.
Le immagini fanno il giro del pianeta. La guerra fredda, 44 anni di tensione armata tra est e ovest, si avvia verso la sua fine. Per l’Italia questo evento non è solo una questione di geopolitica lontana, significa che le strutture costruite per resistere a una possibile invasione sovietica perdono il loro senso.
Reti come Gladio, di cui parleremo tra poco, devono essere ridefinite, riassorbite o sciolte. In questo vuoto strategico la criminalità organizzata comincia a valutare le mosse successive. Se lo stato si riorganizza, anche la mafia si riorganizza. Gennaio 1990. All’alba del nuovo decennio, Cosa Nostra è tutt’altro che indebolita.
I fratelli Graviano rafforzano il loro controllo sul mandamento di Brancaccio, uno dei nodi strategici di Palermo. La famiglia di Corleone continua la sua ascesa. Le reti di consenso politico vengono tessute con pazienza e metodo. L’organizzazione non è più soltanto un sistema criminale, è diventato un vero e proprio polo economico politico capace di influenzare appalti pubblici, elezioni locali, nomine istituzionali.
Le strutture investigative cominciano in questo periodo a raccogliere informazioni sempre più precise su questa presenza tentacolare. Molto impegnato nei salotti a correre in macchina, avevo una bellissima barca e diciamo che mi divertivo alla grande. In tutto questo però questo fatto è stato importante per me perché mi permetteva di conoscere personaggi che erano all’altezza della situazione ed erano quelli che avevano il potere, il potere, sto parlando potere politico e potere di ogni tipo, anche mafioso, perché ce n’erano personaggi
che avevano un bipotere, se possiamo chiamarlo così, mafioso e politico. venne immediatamente coniata una nuova tassa, la tassa Rina. La tassa Rina era lo 080 su tutti i lavori pubblici che c’era in Sicilia. Sembra poco lo 080, ma lo 080 su un miliardi di miliardi di alloia era un’enormità. Questo qua doveva essere data a Rina e doveva essere eh messa in una cassa centrale che serviva per compiare armi, per pagare gli avvocati e per sostenere le famiglie degli arrestati.
24 ottobre 1990 il presidente del Consiglio Giulio Andreotti interviene alla Camera dei Deputati e in modo quasi sobrio rivela l’esistenza di Gladio, una rete militare segreta costruita negli anni 50 nell’ambito della NATO con il compito di resistere a una possibile occupazione sovietica dell’Italia. La struttura era sconosciuta al Parlamento, ne erano informati soltanto i vertici politici e militari.
il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio, il ministro della Difesa, un’organizzazione che aveva operato nell’ombra per quasi 40 anni con depositi di armi nascoste, reti di agenti addestrati, accordi segreti con la CIA. La notizia scuote l’opinione pubblica. Si apre la domanda che terrà banco per anni.
Quanto la politica italiana era stata condizionata da strutture parallele e quali erano i legami tra queste reti e la criminalità organizzata? Il giudice istruttore di Venezia, Casson, che sta indagando sulla strage di Peteano e sulle eventuali connessioni con l’operazione Gladio, ha confermato di aver avuto una settimana fa, durante la sua visita a Roma, un incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Andreotti.
L’incontro è stato confermato anche in ambienti della presidenza del consiglio. Casson ha precisato che scopo del colloquio non era quello di ottenere nuovi permessi per accedere all’archivio dei servizi segreti. Accesso che chi indaga per stragi ha automaticamente. Questa mattina, intanto Casson ha ascoltato come testa il generale Ninetto Lugaresi, capo del Sismi dall’81 all’84.
Il servizio >> di questi nasconi un multo di un pesce. Nino Lugaresi, il generale che fu a capo del sismi dall’81 all’84, noto soprattutto per aver allontanato dai servizi segreti tutti gli uomini di Licio Gelli, così come li aveva ordinato l’allora presidente Spadolini. ha deposto per due ore davanti al giudice Felice Cassonp non una parola con i giornalisti né prima né dopo il colloquio >> per aprirsi un varco addirittura a loro chiesto >> cosa fate sequestr un >> mi sequestrato quello era una storia dei dei nasco che lo sapevano tutto
>> scusa con la testa porta >> eh >> può dirci qual >> è qua lo usita >> no di qua >> no di qua di qua >> disorientat l’abbiamo vist non riusciva a trovare l’uscita Eppure non era la prima volta che si affacciava a Palazzo di Giustizia di Venezia. Mastelloni lo incriminò per depistaggi ed è imputato al processo in corso nell’aula Bunger di Mestre per la fornitura nel 79 di Armi Olpe alle Brigate Rosse.
Proprio stamani c’è stata la testimonianza del suo successore al Sismi ammiraglio Fulvio Martini. molte domande su eventuali coperture del SID e sulle cosiddette triangolazioni ed altrettante risposte, ma per dire che le preoccupazione dei servizi erede la sicurezza nazionale e non l’eventuale opportunità politica consumata sul versante del traffico d’armi.
A quei tempi, in ogni caso, c’era meno cautela di adesso, ha precisato. Nessun commento su Gladio a febbraio, forse quando andrà in pensione. 27 ottobre 90. Solo tre giorni dopo il discorso di Andreotti su Gladio, al centralino dell’Anza arriva una telefonata. La voce anonima rivendica l’omicidio di Umberto Mormile, un educatore del carcere di opera ucciso 6 mesi prima.
La sigla usata è Falange Armata. è la prima comparsa di un nome destinato a terrorizzare l’Italia per anni. La Falangermata non è un’organizzazione identificabile, non ha volti, non ha struttura, ma rivendicherà centinaia di omicidi, stragi e attentati. dagli omicidi mafiosi alle stragi di capace e via da meglio, dalle bombe del 93 agli attacchi ai carabinieri.
Le indagini successive coordinate dall’ambasciatore Francesco Paolo Fulci al vertice del Cesis porteranno una scoperta agghiacciante. Le telefonate della falangia armata partivano dalle sedi periferiche del Sismi. Cosa Nostra e l’andrangheta usavano quella sigla su suggerimento di appartenenti ai servizi segreti per seminare terrore e destabilizzare il paese.
>> Omicidio di un educatore carcerario Umbertoì Mormile. L’omicidio si consuma a Milano l’11 aprile del 1990. Eh, ricordo perché che per questo omicidio sono stati condannati in via definitiva sia gli esecutori materiali che i mandanti. I mandanti i fratelli Domenico e Antonio Papalia. Eh, nella ricerca che noi abbiamo fatto ci siamo ehm diciamo soffermati eh sull’analisi di un database.
Un database quindi un supporto informatico che è detenuto dalla nostra direzione centrale. Questo database è in pratica un contenitore dove sono state inserite, man mano che venivano effettuate tutti i comunicati, tutte le rivendicazioni, i documenti di minaccia, a firma Falange Armata. è un documento assolutamente ufficiale perché è andato ad alimentare un procedimento penale che si è svolto a Roma e quindi andando a guardare questo database ci siamo resi conto delle rivendicazioni che erano state eh che erano state fatte dalla sigla Falange
armata, anzi preciso in quella circostanza si presentava come falangia armata carceraria in relazione proprio all’omicidio dell’educatore Umberto Mormile. La prima rivendicazione a a firma Falangi armata carceraria sull’omicidio mormile giunge il 22 maggio del 90, ma quindi un mese e mezzo dopo rispetto all’omicidio.
Ma questa rivendicazione, a firma Frang Armata carceraria, segue tante altre telefonate di rivendicazione che erano state fatte nell’immediatezza dell’omicidio e in effetti agli atti abbiamo accertato che la prima rivendicazione risale al giorno stesso dell’omicidio e cioè all’11 aprile. L’11 aprile del 90. A Milano, nella tarda mattinata giunge al centralino dell’Ispettorato distrettuale degli istituti di prevenzione e pena una telefonata del seguente tenore.
Pronto ispettorato carceri, cosa siete capaci a fare ai detenuti bravi e a quelli cattivi? Quindi con una risata finale. Telefonata analoga aggiunge sempre lo stesso giorno a a Bologna. Nei giorni successivi altre telefonate si susseguono senza però mai pronunciare un nome di una sigla di rivendicazione.
Si dice che si colpirà altre volte, si minaccia in altre in altre telefonate si minacciano altri educatori che prestano servizio in altre strutture in altre strutture carcerarie. Finché arriviamo ehm alla telefonata del 22 maggio del 1990 a cui accennavo prima, a nome della falangia armata carceraria. Eh, la telefonata giunge ad eh carcere di San Vittoria a Milano e una voce maschile.
Eh, il chi risponde al telefono disse all’epoca si trattava di persona con forte accento straniero. eh ha proferito la seguente frase: “Ascolta, attenzione, qui FAC, falange, armate carcerarie, avvertiamo, non riceverete più comunicati, questo essere ultimo. Adesso vi mostreremo tutta la nostra forza e la nostra organizzazione. Firmato FAC.
Nel 1991 il ROST dei Carabinieri consegna alla Procura di Palermo un documento destinato a fare storia, il rapporto mafia appalti. Centinaia di pagine che documentano come Cosa Nostra sia riuscita a infiltrarsi nel sistema degli appalti pubblici siciliani, pilotando gare, intimidendo imprenditori, distribuendo contratti in cambio di fedeltà.
Il rapporto mostra che la mafia non è solo un’organizzazione violenta, è un sistema parallelo di potere economico. Le inchieste che ne scaturiranno non portano subito a condanne, ma il quadro è chiaro. Cosa Nostra agisce su più livelli, contemporaneamente economico, politico, militare. Don Vito arriva a sorpresa e in catene al primo processo contro di lui e intanto gli appalti si sono moltiplicati.
Sono cresciuti come i tentacoli di una piovera, non più solo quelli per cui è alla sbarra con altri tre ex sindaci e poi assessori funzionari. 500 miliardi di manutenzione in 14 anni, non più solo quelli per cui è stato arrestato ieri il rifacimento non fatto della rete idrica per salvare i palermitani dalla siccità. Ma altri e altri ancora.
Se ne parla mentre il processo slitta al 12 giugno per l’assenza di un giudice. Don Vito non accetta il ruolo di unico burattinaio. Questo c’è una sua valutazione. >> Certo. Qual è? Non la faccio la farò nel momento opportuno e nelle sede opportuna. Senta, il problema il problema è questo. È una semplicità straordinaria.
Io non intendo rispondere alle domande. >> Silenzio dunque fino all’interrogatorio di oggi pomeriggio nel carcere del Lucciardone, dove i magistrati hanno sentito anche gli altri arrestati. Dietro queste arresti eclatanti cresce la pista politica. Qui a Palermo ci si chiede perché siano saltate fuori solo ora le conclusioni a cui era giunto già 2 anni fa.
Il giudice Alberto di Pisa, poi accusato di essere il corvo di Palazzo di Giustizia. di Pisa, in oltre 400 pagine di requisitoria, scrisse la storia degli appalti di cui ora si parla, però i mandati di cattura che chiese per le stesse persone ora arrestate non ebbero seguito. All’epoca si dice questa vicenda avrebbe danneggiato il sindaco Leoluca Orlando.
Nell’indagine sono coinvolte due ditte cui la giunta Orlando ha appaltato la manutenzione. Ora che le dichiarazioni di Orlando sullo stato arretrato delle indagini per gli omicidi politici hanno indispettito i magistrati palermitani, si conclude tra gli addetti ai lavori, l’inchiesta va in porto.
Ma chi legge la vicenda in positivo coglie come unico dato che mai a Palermo si era arrivati così in fondo coi signori degli appalti. Il 30 gennaio 1992 la Corte di Cassazione deposita la sua sentenza. Le condanne del maxi processo sono confermate. È un colpo durissimo per Cosa Nostra. Centinaia di boss e gregari dovranno restare in carcere.
Lo Stato sembra aver vinto, ma Cosa Nostra non si arrende, si riorganizza e pianifica la risposta. Non sarà una risposta silenziosa. Orato Salvatore Biondino e stavo dicendo aveva la regia di questo gruppo di fuoco ci e ci dava ordine a tutti e e questo gruppo di fuoco e l’aveva creato la commissione >> e Biondino le aveva fatto espressamente il nome di germanà come vittima del di un >> e Salvatore Biondino.
Sì, ma non era solo Germana che doveva morire in quel periodo. In quel periodo dovevano morire tanti e sia quelli che hanno voltato le spalle a Reina e alla commissione, a Cosa Nostra, a tutti noi e sia anche quelli che davano fastidio, gente che prima gente che prima magari se ne parlava bene e poi invece dopo la la sentenza della Cassazione E è cambiato tutto.
Prima se ne se ne vantava Reina e Biondino che avevano buone amicizie, che avevano trovato del le persone giuste per aggiustare M processo e gente che m ne parlavano bene, poi tutte assieme invece si dovevano ammazzare. Allora, queste domande gliele avrei fatte dopo, però intanto e visto che lei stesso ha preso l’argomento rispondendo ad un’altra domanda, le chiedo le chiedo di riferire quali discorsi lei ha direttamente sentito circa propositi omicidiari dopo la sentenza del del maxi processo, comunque in quel periodo, perché siamo
partiti dal da un riferimento al all’omicidio germanale. Programmato omicidio germanale, ha detto non era il solo che si doveva ammazzare. Io le chiedo intanto di riferire per quello che lei ha direttamente sentito o per avere ricevuto incarichi o in altro modo all’interno di Cosa Nostra, le chiedo di sapere chi in quel momento veniva indicato come vittima di programmato attentato nel 1992.
E poi casomai ci torniamo. >> Parliamo dopo la parliamo dopo la sentenza di della Cassezione. Sì, >> perché prima della sentenza de Cassazione le cose erano diverse e tutti erano brave, tutte perché ci fu un periodo dottore che Torreina Salvatore Biondino nell’88, sto parlando 88 era giù di morale, erano caduti come persona, si sentivano disperati perché poi ci fu un periodo che invece si vantavano, che si erano entusiasti perché avevano trovato le persone giuste.
Quali erano gli altri nomi che lei ha sentito fare in quel momento come possibili vittime di attentati da parte di Cosa Nostra? Di attentati, di omicidi da parte di Cosa Nostra? Allora, c’era tutta una lista che si dovevano fare ammazzare. E a parte se se avesse avuto possibilitato Torreina l’avesse ammazzato a tutti, diceva sempre così Salvatore Biondino, Salvatore Reina che se avess avuto possibilità l’avesse ammazzato a tutti i politici per quello che era successo, per la sentenza andata male del Mags processo, però c’era una
lista prioritaria di uccidere il commissario german. l’onorevole Vizzini, Calogero Vizzini era nella lista di cui io ho fatto pure le dichiarazioni quando ho collaborato che si si pedinava, ma era un po’ difficile perché c’era l’elicottero che la mattina lo veniva a prendere sempre dopo la sentenza, parlo io, dopo la sentenza tutti questi incarichi vengono.
Tutti questi incarichi vengono. Dopo la sentenza non è che c’è stato prima. Prima se ne parlava bene, poi siamo ammazzare. >> Allora, lei ricorda sono rispetto all’omicidio Lima, che è un fatto per lei indimenticabile, ha già detto di essere stato il principale esecutore materiale, ricorda se sono precedenti o successivi rispetto all’omicidio lima.
successivi >> successivi. Prima Totor Reina e detto da Salvatore Biondino, Totor Reina voleva ammazzato subito a Salvolima e al figlio, se c’era possibilità e Andreotti con il figlio. Questo erano le i primi che dovevano morire e infatti è stato il primo Salvo Lima e che poi doveva morire salvo tutto quello che ora io poi le dirò.
Va bene? Quindi Vizini abbiamo detto dopo, poi lei ha parlato di Mannino. Lei riceve, lei o altri del suo gruppo rispetto al progetto di uccidere Mannino conosce qualche altro particolare? Riceve lei qualche incarico? Per quanto riguarda Mannino si deve uccidere. Intanto quello che e che non è che si possono uccidere tutto in un giorno perché poi ci vuole pure ma man mano c’era questa lista di uccidere e queste persone che si dovevano uccidere i salvo, i cugini Salvo, si dovevano uccidere eh il Andreotti, si doveva uccidere e Martelli.
Martelli, perché l’avevano pure con Martelli in quanto Martelli era stato assieme con Crax e assieme con Crax e si parlava pure di Gardini ai tempi che c’era Gardini, ai tempi che c’era Ferruzzi e tutte persone che si interessavano per Cosa Nostra. Stiamo parlando Crax e Martelli l’abbiamo fatto diventare noi ministro di grazia e giustizia.
Sono le 17:30 del 17 febbraio 92. I carabinieri entrano nell’ufficio di Mario Chiesa, presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio di Milano, e lo colgono in flagrante. Sta intascando una tangente da 7 milioni di lire. E passiamo alla cronaca. Ulteriori sviluppi a Milano nell’inchiesta sul vasto giro di tangenti scoperto dopo l’arresto di Mario Chiesa, ex presidente del Pio Albergo Trivulzio.
Gli episodi di corruzione non riguarderebbero solo strutture sanitarie, ma anche altri settori. Vediamo quali. Tangenti per decine di miliardi sarebbero finite nelle casse occulte di ospedali ed enti di assistenza milanesi in cambio di appalti per la realizzazione di strutture edilizie per la fornitura di servizi.
Il giorno dopo il bllizz che ha portato in carcere otto noti imprenditori del capoluogo e dell’interland nel carcere di San Vittore. Antonio Di Pietro, il magistrato che conduce l’inchiesta partita con l’arresto di Mario Chiesa, ha iniziato a raccogliere le deposizioni degli otto arrestati. Tutti avevano in corso appalti con diverse strutture sanitarie, ma l’inchiesta è destinata ad allargarsi ad altri settori.
A Clemente Rovati, uno dei nomi più noti finiti nel mirino di Di Pietro, il magistrato ha contestato episodi relativi ai lavori di ristrutturazione dello stadio Meazza, i cui costi li evitarono da 108 miliardi iniziali ai 160 finali e poi tangenti per appalti della terza linea della metropolitana.
Alle contestazioni dei magistrati si è appreso che quasi tutti i personaggi coinvolti hanno risposto ammettendo di aver versato danaro, ma anche di essere stati costretti a farlo. Gli interrogatori proseguiranno ancora domani. >> Nessuno sa ancora che quell’arresto è la scintilla di un incendio. Nel giro di pochi mesi nasce il pool Mani Polite guidato dal PM Antonio Di Pietro.
La parola Tangentopoli entra nel vocabolario degli italiani. DC e PSI precipitano in una crisi senza ritorno. L’intera prima repubblica è sotto processo. La mafia osserva tutto questo con attenzione, mentre i vecchi referenti politici cadono uno dopo l’altro. Cosa Nostra, capisce che il sistema che aveva imparato a navigare sta crollando. Bisogna agire.
Sei circondato. >> Veniamo da piazza Navona. Sono le 7:30, siamo di fronte all’Hotel Rafael. Questo è quello che sta succedendo in attesa che Craxi esca da quella porta. >> Siamo in guerra contro la mafia e questa guerra contro la mafia è molto importante per la società siciliana. Il 12 marzo 1992 a Mondello vicino a Palermo, salvo Lima viene ucciso mentre si sta recando a un comizio.
Tre sicari in moto lo inseguono e lo abbattono. Lima era europarlamentare della DC, uomo di fiducia di Giulio Andreotti in Sicilia, mediatore storico tra politica e i poteri occulti dell’isola. Il messaggio è cristallino. Chi non riesce a garantire i risultati promessi a Cosa Nostra viene eliminato. Lima non era riuscito a fermare le condanne del maxi processo in Cassazione.
Il suo omicidio sancisce ufficialmente l’inizio della strategia della tensione mafiosa contro lo Stato. 23 maggio 1992, ore 17:58, sull’autostrada A29 che collega Palermo all’aeroporto di Punta Risi. 500 kg di esplosivo vengono fatti detonare da remoto al passaggio del convoglio del giudice Giovanni Falcone. L’esplosione è così potente da essere registrata dai sismografi: Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro muoiono sul colpo.
L’Italia si ferma, l’orrore è totale. Due giorni dopo, il 25 maggio, il Parlamento elegge Oscar Luigi Scalfaro alla Presidenza della Repubblica. Il paese cerca un punto di riferimento istituzionale in mezzo al caos. Buonasera, siamo in grado di darvi le prime immagini dello spaventoso attentato nel quale ha perso la vita il giudice Giovanni Falcone e almeno tre uomini della scorta.
20 le persone che sono rimaste ferite. L’attentato è avvenuto nel tardo pomeriggio sull’autostrada che collega Palermo a a Trapani. Collegamento subito con Palermo per vedere. Ecco, c’è Salvatore Cusimano. Buonasera Cusimano. Ecco, >> buonasera. Vi mando immediatamente le immagini che sono state girate dal nostro collega Marco Sacchi che è riuscito a penetrare la barriera che rendeva impossibile l’accesso e andato e ha girato queste scene, scene drammatiche, scene da guerra.
quel terriccio nasconde, ostruisce quello che una volta era l’autostrada nel tratto di 20 km che eh porta dall’aeroporto di Puntaraisi a Palermo. Ved 57 giorni dopo Capaci, il 19 luglio 92, un’autobomba esplode in via D’Ameglio a Palermo sotto la casa della madre di Paolo Borsellino. Il giudice e cinque agenti della scorta Agostino Catalano, Walter Reddy Cosina, Vincenzo Limuli, Emanuela Loi e Claudio Traina vengono uccisi. L’Italia è in ginocchio.
Nel frattempo, racconterà il pentito Francesco Onorato, via un tentativo di omicidio ai danni del poliziotto Arnaldo La Barbera. Il 17 settembre viene ucciso anche Ignazio Salvo, storico esattore e mediatore politico della mafia siciliana. La strategia ora è palese, eliminare chiunque rappresenti un ostacolo, magistrati, politici, intermediari. Nessuno è intoccabile.
13 settembre 1992 il governo impone un prelievo forzoso dello 0,6% sui conti correnti degli italiani, un provvedimento d’emergenza per fronteggiare la crisi valutaria che sta mettendo in ginocchio la lira. Il paese è sotto attacco su tre fronti simultaneamente: la violenza mafiosa, la crisi politica di Tangentopoli e il collasso economico.
È un momento di fragilità estrema e qualcuno ne approfitta. Il 3 novembre 1992 il presidente Scalfaro pronuncia uno dei discorsi più memorabili della storia repubblicana. risponde alle pressioni legate ai cosiddetti fondi riservati del SISDE, soldi dei servizi segreti dei quali sarebbe stato beneficiario. Con voce ferma, guardando in camera dichiara: “Io non ci sto”.
A questo gioco al massacro io non ci sto. Io sento il dovere di non starci e di dare l’allarme. Per molti è la resistenza dello Stato di fronte a chi vuole destabilizzarlo dall’interno. Per altri è una difesa personale. La verità completa di quella vicenda non è ancora del tutto chiarita, ma il momento rimane uno degli sn emotivi di quegli anni.
Il 15 gennaio 1993, dopo 23 anni di latitanza, Totori Ina viene arrestato a Palermo. Il capo dei corlonesi, l’uomo che aveva ordinato le stragi di Capaci di via D’Ameglio, cade finalmente nelle mani dello Stato. >> I carabinieri hanno arrestato questa mattina a Palermo Salvatore Rina, il numero uno della mafia siciliana.
Lo vediamo in questa fotografia. Totò Reina era latitante da 20 anni e a lui sono stati addebitati i più grossi delitti di mafia degli ultimi anni. Ehm, ecco, in queste fotografie naturalmente lo vediamo anche sono foto che risalgono a qualche anno fa. Naturalmente foto di Reina recenti non ci sono, proprio perché di lui si era sempre sentito parlare, ma non non ci sono immagini di adesso.
E sarebbe stato lui il mandante, per esempio, degli assassini del giudice Falcone e Bor. >> È uno dei giorni più importanti nella guerra alla mafia, ma l’organizzazione non si ferma. Rina in carcere non significa la fine della strategia straggista. I suoi uomini hanno ricevuto gli ordini. La macchina della violenza continua a girare. >> Gennaio 93 a terro a Palermo.

La prima cosa che mi dicono è che è stato arrestato Rina. È un momento di grande euforia, anche di grande confusione. Nel corso della giornata si organizza una riunione fra magistrati della Procura, PM, carabinieri della cosiddetta arma territoriale e carabinieri del Ross. I PM volevano perquisire subito, ma i Ross, in particolare, il capitano ultimo, Sergio De Caprio, insistono perché la perquisizione sia ritardata e questa prospettiva di De Caprio è fatta propria dal suo comandante Mori.
L’ultimo era in quel momento e per tanti è ancora oggi un eroe nazionale, l’uomo che aveva messo le manette a Rina, al capo dei capi imprendibile, quindi le parole di ultimo avevano un peso speciale. Dunque, prevale la decisione di ritardare nella convinzione per quanto riguarda i PM che la zona in cui si trovava il covo sarebbe stata costantemente sorvegliata, attentamente sorvegliata.
E invece così non avviene. Il 6 aprile 1993 il collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta torna a deporre fornendo nuovi elementi preziosi sui legami tra Cosa Nostra e la politica italiana. Il 14 maggio un attentato colpisce il presentatore televisivo Maurizio Costanzo in via Faura a Roma. La bomba esplode dopo il suo passaggio senza ucciderlo.
La falangia armata rivendica. Il 27 maggio, ore 1:40, in via dei Giorgofoli a Firenze, a pochi passi dalla galleria degli Uffizi, esplode un Fiat fiorino imbottito di 250 kg di esplosivo. La torre dei Pulci crolla parzialmente, cinque persone muoiono, 48 restano ferite. Un patrimonio culturale dell’umanità è colpito nel cuore.
L’Italia capisce che non c’è più nessun limite. Il 23 luglio 1993 si suicida Raul Gardini, il grande imprenditore travolto dallo scandalo Tangentopoli e dall’affare Enimont, la tangente più grande della storia d’Italia e forse è forse ad armare la mano di Gardini è anche il timore di Cosa Nostra. Solo una parola, grazie”, ha lasciato scritto ai familiari Raul Gardini, suicidatosi stamane con un colpo di pistola alla tempia nella sua abitazione a Milano.
Domani sarà compiuta l’autopsia sul corpo dell’ex presidente della Ferruzi finanziaria, il contadino, come amava definirsi, che aveva legato la sua ascesa e il suo destino di manager al mondo dell’industria chimica non solo in Italia e che era stato proprio ieri chiamato in causa per la vicenda Enimont dall’ex presidente della Montedison Garofan.
Da lunedì era a Milano, a Palazzo Belgiooso, la prestigiosa dimora milanese dei Ferruzzi, a due passi, piazza della Scala. Negli ultimi giorni Raul Gardini era particolarmente turbato. Voleva incontrare i magistrati. Proprio ieri le rivelazioni esplosive di Garofano su Montedison sul fallimento Enimont.
Questa mattina ore 7:00 Gardini si alza, fa colazione, legge i giornali. Ore nella camera da letto al piantreno di Palazzo Belgiooso Gardini si uccide. Un colpo di pistola alla tempia. Ore, il maggiordomo trova Gardini riverso sul letto, indosso l’accappatoio, in mano la pistola, sul comodino un biglietto, un suo biglietto da visita ai familiari con i nomi della moglie Idina, dei tre figli Ivan Eleonora Maria Speranza, della suocera Elisa. Sotto una sola parola.
Grazie. In quel momento in casa ci sono il figlio Ivan e Roberto Michetti, amministratore delegato della Gardinia srl. Ore, arriva l’ambulanza. Gardinia agonizzante. La corsa verso il Policlinico è inutile. Quando arriva il pronto soccorso dell’ospedale è già morto. >> Il 27 luglio bombe esplodono contemporaneamente a Milano in via Palestro, cinque morti tra cui un vigile del fuoco, e a Roma davanti alle Basiliche di San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro.
È la notte più buia della Repubblica. Il 29 luglio nel carcere del Luciardone viene trovato impiccato Antonino Gioè, uno dei boss che avrebbero dovuto comparire come imputati nel processo sulle stragi. >> Buonasera, una notizia che c’è giunta poco fa da Milano. Una bomba esplosa alle 23:15 circa in pieno centro della città in via Palestro all’altezza all’ingresso della Villa Reale.
Secondo le prime informazioni che abbiamo avuto appunto 2 minuti fa, ci sarebbero cinque morti. Gli abitanti del quartiere si sono subito precipitati in strada in preda al panico dopo avere sentito una forte esplosione. Ci sono dei vetri rotti e delle lamiere di auto contorte dappertutto e pare che ci sia una vettura in fiamme.
Questo è il drammatico spettacolo che si è presentato agli occhi della gente di Milano proprio appunto alle 23:15. La zona in questo momento è circondata ad ambulanze, da sirene eh spiegate e c’è un cordone di forze dell’ordine che ha bloccato tutto il centro. Secondo le primissime informazioni, appunto, sarebbe esplosa un’autovettura.
Si tratterebbe dunque di un’autobomba. A terra, eh, accanto all’auto che sta bruciando ancora in questo momento, dei testimoni oculari hanno visto almeno due persone riverse. Sul posto, ehm, da quanto si è preso era arrivato poco prima dell’esplosione un’autopompa dei Vigili del Fuoco, chiamati appunto perché c’era un’autovettura in fiamme.
L’esplosione è stata molto violenta ed è stata udita in molte zone della città. In questo momento siamo dovremmo essere collegati con Milano dove c’è Giancarlo Zanella per noi. Che cosa è successo inì? Sì, la violenta esplosione è avvenuta, appunto, come avete detto, intorno alle 23:15 in via Palestro all’altezza dell’ingresso della Villa Reale.
E secondo le prime informazioni che sono state raccolte si sarebbe trattato dell’esplosione di una autobomba. Eh, due, forse cinque le persone che sono morte per questa esplosione, ma le notizie, come eh avete detto anche voi, sono ancora molto frammentarie. Sul posto nel vicino al luogo dell’esplosione a quanto si è preso era arrivata poco prima dell’esplosione un’autopompa dei Vigili del Fuoco che erano stati chiamati proprio perché c’era una autovettura in fiamme.
L’esplosione è stata violentissima, è stata udita in moltissime zone del centro della città. Vetri rotti, lamiere di auto con torta e lo spettacolo che si è presentato ai primi soccorritori, alle forze dell’ordine che sono accorse in forze nella zona. Uno spettacolo drammatico secondo quanto riferiscono le prime notizie.
Sono arrivate ambulanze, vigili del fuoco, carabinieri e polizia. La zona adesso è circondata da un cordone di forze dell’ordine. Come vi dicevo, due forse cinque i morti. numerosi potrebbero essere i feriti. Dovrebbe appunto trattarsi di una autobomba esplosa intorno alle 23:15 o poco dopo in via Palestro all’altezza dell’ingresso della Villa Reale a Milano.
E per ora da Milano è tutto e restituisco la linea a Roma. Il 15 novembre 1993 muore in carcere Luciano Ligio, il fondatore del clan dei Corlonesi. Una pagina si chiude, ma in quegli stessi giorni il ministro della giustizia Conso, decide di non rinnovare circa 300 provvedimenti di 41 bis, il regime carcerario duro per i boss mafiosi.
Una decisione che alimenterà per decenni il dibattito sulla cosiddetta trattativa Stato mafia. Il 23 novembre vienne rapito Giuseppe Di Matteo, il figlio undicenne del pentito santino di Matteo. I rapitori, su ordine di Giovanni Brusca, tengono il bambino prigioniero per quasi 2 anni. L’11 gennaio 96 verrà strangolato e disciolto nell’acido, un crimine che ancora oggi lascia senza parole.
Verso la fine del 1993, Luigi Ilo esce dal carcere e avvia contatti riservati con i carabinieri. Il mafioso di alto rango, nipote di Luigi Milanesi e ha accesso a informazioni preziose. La sua collaborazione contribuirà negli anni successivi a chiarire alcuni dei nodi più oscuri di quella stagione.
Il verrà ucciso il 10 maggio 1996. pochi giorni prima di essere audito dalla Commissione Antimafia in circostanze che non sono mai state del tutto chiarite. Quello che abbiamo attraversato oggi, data per data, è il telaio su cui si è tessuta una delle stagioni più oscure della storia italiana, un periodo in cui la mafia non ha solo sparato, ha ragionato, ha negoziato, ha intimidito lo Stato nel profondo, ma quello che emerge con forza è anche altro.
Non è stata solo cosa nostra a muovere i fili. Intorno alla mafia ruotavano servizi segreti deviati, politici disposti a trattare, imprenditori pronti a corrompere e una sigla misteriosa, la falange armata che telefonava dalle sedi del sismi. Nelle prossime puntate entreremo nel dettaglio di ogni vicenda, i nomi, i processi, le sentenze.
Perché la storia non è finita? Non ancora. He he
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