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KF-51 “PANTHER”: una possibile SVOLTA per GERMANIA e ITALIA?

Erano mezzi indubbiamente affidabili,  ma che stavano ormai cominciando a sentire il   peso degli anni. Nel 1980 la Germania mise in  servizio il suo primo Leopard 2, per capirci,   così per fare un esempio, con l’evoluzione  delle minacce, carri sovietici più potenti,   principalmente nuovi sistemi anticarro, sorse  la necessità per l’Italia di dotarsi di un   carro da battaglia moderno, nazionale, che potesse  competere con gli MBT occidentali contemporanei e   garantire autonomia industriale.

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Fu così che nel  1984 circa si formalizzò il progetto per un nuovo   carro da battaglia indigeno destinato all’esercito  italiano come sostituto dei mezzi più datati. Per   sviluppare il nuovo MBT italiano venne costituito  il consorzio Iveco Otelara, abbato in CIO,   partecipato da Iveco Defense Vehicles che  si sarebbe occupata del motore dello scafo e   Otomelara Breda che avrebbe pensato a progettare  torre e sistemi di tiro.

Il disegno tecnico fu   avviato tra la fine degli anni 80 con prototipi  realizzati già entro il 1988. Il programma di   sviluppo includeva anche vari test sia alla  torretta che allo scafo. Il mezzo poi venne   denominato C1 Ariete in omaggio alla storica 132ª  divisione corazzata Ariete del preggio Esercito.   Furono effettuati numerosi test di resistenza  e una volta accertata la validità del mezzo   iniziarono gli ordini e le consegne.

E proprio  queste consegne iniziali erano previste per il   1993, ma a causa di alcuni ritardi la produzione  iniziò nel 1995 e l’ultima consegna avvenne   addirittura nel 2002 a guerra fredda ormai finita  da tempo. Il C1 quindi entrò in servizio ufficiale   con l’esercito nel 1995 e le sue caratteristiche  principali al momento dell’adozione erano un peso   di circa 54 tonnellate, un equipaggio di quattro  uomini, ovvero il classico comandante, cannoniere,   servente e pilota, un armamento principale  composto da un cannone da 120 mm ad animaliscia   prodotto dall’automelara con munizionamento  nato standard, un motore diesel V12 con circa

1270 cavalli di potenza, una trasmissione ZF, una  velocità di circa 65 km/h massimo, una protezione   composta da corazze in acciaio e materiali  compositi e un sistema digitale di tiro capace   di operare giorno e notte. L’Ariete iniziò il suo  servizio negli anni 90 e venne utilizzato in varie   esercitazioni dall’esercito italiano e con altri  paesi della NATO e pur non essendo largamente   impiegato in conflitti di massa rappresenta  comunque un salto di capacità rispetto ai mezzi   precedenti. L’Ariete di fatto è un buon mezzo,  ma fu proprio col passare del tempo che i primi

limiti del carro divennero via più evidenti. Dagli  anni 2000-2010 emersero dunque alcune limitazioni.   La protezione e la potenza di fuoco restavano  inferiori rispetto ai nuovi MVT progettati   per minacce avanzate. l’elettronica, i sistemi di  tiro e la mobilità cominciarono a comparire datati   rispetto agli standard evolutivi e la manutenzione  sul lungo termine e la rinnovabilità del sistema   si fecero sempre più complesse. Tutto ciò spinse  quindi a considerare aggiornamenti di mezza vita

del sistema e in parallelo anche la valutazione  di un carro nuovo di concezione. Per prolungare   la vita utile del carro ariete e mantenere quindi  la capacità corazzata dell’esercito italiano,   vennero avviati conseguentemente programmi  di ammodernamento, noti come AMV, ovvero   aggiornamento di mezza vita.

Ma mi conservo questo  argomento per trattarlo in un modo più dettagliato   in un video futuro. Una cosa importante da tenere  in conto, forse la più importante, è il fatto che   ad oggi, nel 2025, un periodo in cui purtroppo  l’ombra di unescalation corrussia è sempre in   agguato, l’Italia, nonostante sulla carta disponga  di 200 carri, che sono comunque pochi, si pensa   ne possa schierare realmente solo circa una  cinquantina.

Un numero ridicolo se pensiamo alle   centinaia di MBT di cui dispongono altri paesi.  Si pensi ad esempio alla Polonia o la Grecia   o di cui disporranno. Si pensi ora invece alla  Romania, anche se l’Italia non è l’unico paese   europeo ad avere questo deficit, c’è da dirlo. E  proprio qui, arrivati a questo punto che arriva   una possibile svolta.

Nel 2022, durante l’evento  dell’Eurosatory, a Parigi, viene svelato al mondo   un nuovo carro delle linee futuristiche, un mezzo  ideato dalla tedesca Rainmental, destinato ad   attirare a sé l’interesse dei vertici italiani ed  esteri. Stiamo parlando ovviamente del cosiddetto   KF51 chiamato anche Panther, un nome evocativo  per chi se ne intende anche di carri della Seconda   Guerra Mondiale a cui sarà saltato subito in testa  l’immagine del celebre gattone prodotto dalla   Germania del Terzo Rik. È inutile però dire che i  due carry non condividono nulla tra loro e che di

uguale hanno solo il nome. Il progetto in sé per  sé nacque però alcuni anni prima, a cavallo tra il   2016 e il 2019 circa, e non venne ideato così dal  nulla, ma facendo tesoro di tutte le criticità che   i carri occidentali avevano dimostrato di avere  durante tutti gli anni 2000 fino ad ora e cercando   quindi non di produrre un semplice MBT aggiornato,  ma di creare un nuovo carro da zero che non fosse   più di tanto vincolato alle tecnologie del  passato. Vennero quindi integrati nel progetto

numerosi sistemi completamente digitali. Fu  incrementata la potenza di fuoco rispetto a   qualsiasi altro carro operativo al giorno d’oggi.  Fu sviluppata l’idea di integrare sistemi di   difesa attivi e passivi per migliorare quanto  più possibile la protezione, senza rinunciare   ovviamente ad uno degli elementi cruciali di tutti  i veicoli di questo tipo, ovvero la mobilità.

E per realizzare questo piano, nel 2024 Leonardo  e Rain Metal hanno costituito la joint venture   Leonardo Rin Metal Military Vehicles acronimata  in LRMV, in parità al 50%, facendo diventare il   Panther ufficialmente un progetto misto, per così  dire, sia tedesco che italiano. La sede legale   è a Roma e quella operativa è alla Spezia, dove  sorgeranno centri di assemblaggio, integrazione   di sistemi e collaudo per i nuovi blindati.

Si  prevede che circa il 60% delle attività produttive   avverrà in Italia, trasformando lo stivale in  un hub europeo per veicoli corazzati avanzati   e aprendo quindi opportunità di esportazione. In  sintesi, grazie alla cooperazione italotedesca,   l’esercito italiano potrà contare in futuro su  una flotta corazzata rinnovata. L’Ariete, infatti,   nella sua versione C2 assicura operatività a breve  termine, fungendo da veicolo stop gap, diciamo.

Mentre il Panther KF51, insieme ai nuovi links di  cui ho già parlato in un video precedente, porterà   la capacità corazzata nazionale nel prossimo  trentennio. Questi progetti comuni favoriranno   quindi uno sviluppo di tecnologie all’avanguardia  in ambito MBT e blindati, mantenendo alta la   capacità di deterrenza europea.

Ma perché  questo mezzo potrebbe rappresentare la svolta   per l’Italia e in cosa consistono queste migliorie  di cui vi ho accennato? Per scoprirlo non dovete   far altro che stare comodi, perché ora andremo  a sviscerare assieme tutte le caratteristiche   tecniche conosciute del Panther e le andremo  a comparare con quelle del C1 Riet, tenendo   comunque presente che stiamo ancora parlando di  concept e prototipi e che quindi il carro nella   sua versione definitiva potrebbe non rispecchiare  alcune delle aspettative dette in questo video.

Iniziando a comparare quindi i due veicoli,  dobbiamo partire subito da un componente   fondamentale e che già vede dei cambiamenti tra  un carro e l’altro. Stiamo parlando del numero di   membri dell’equipaggio. Se nell’attuale  Ariete vediamo infatti quattro membri,   ovvero il comandante, l’artigliere, il servente e  il pilota, nel Panther questo numero scende a tre,   ossia il comandante, un artigliere e il pilota,  senza la necessità di un servente manuale in   quanto il sistema d’arma sarà dotato di un  caricatore automatico. Questa caratteristica

non so se vederla come un punto a favore o no,  perché se da un lato è vero che avere meno membri   per il singolo carro significa costi ridotti per  addestrare il personale e un numero ridotto di   perdita per carro distrutto nella peggiore delle  ipotesi, significa anche però meno persone adibite   alla manutenzione del carro e meno occhi sul campo  di battaglia.

D’altra parte, ad oggi con l’idea   di puntare già a cannoni da 130 mm, non è più  pensabile l’idea di tenere un servente manuale,   banalmente perché un proiettile di quel diametro  comincia a diventare abbastanza pesante per il   povero servente che sarebbe costretto a sollevare  un peso considerevole anche mediamente 30 volte di   fila durante un’operazione prolungata.

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