Posted in

L’Elicottero d’Attacco Italiano che Cambia le Regole del Combattimento | Più Forte degli Apache

È uno sciame di droni kamikaze a basso   costo. È una bolla di guerra elettronica che può  accecare i sensori e tagliare le comunicazioni   rendendo un elicottero un bersaglio isolato.  Il mangusta con la sua architettura analogica   e sistemi di protezione concepiti decenni fa ha  semplicemente raggiunto la fine della sua vita   operativa.

"
"

Autonomia carico utile e soprattutto  capacità di sopravvivere in questo nuovo incubo   digitale non erano più sufficienti. Non è un  fallimento, attenzione, ma la naturale evoluzione   della guerra. Serviva un salto quantico, un  cambio di mentalità. Serviva una macchina   nata per questo nuovo dominio. E così dalle ceneri  della vecchia dottrina è sorta la fenice. La V249   battezzato fenice dall’esercito italiano, non è  un mangusta 2.

0, è una filosofia di combattimento   completamente nuova. Il suo nome ufficiale AH249  NES, nuovo elicottero da esplorazione scorta,   ci dice già molto. Non deve solo attaccare,  ma esplorare, capire e dominare lo spazio di   battaglia. Il programma è partito nel 2017 con un  contratto assegnato Leonardo, ma il punto chiave   è stato la strettissima collaborazione con il  Ministero della Difesa e soprattutto con i piloti   dell’aviazione dell’esercito. La Fenice è stata  modellata sulle esigenze reali di chi combatte.

Per accelerare lo sviluppo e contenere i costi  Leonardo ha fatto una scelta intelligente. Ha   basato il sistema dinamico, cioè trasmissione  rotori, su quello del più moderno elicottero da   trasporto AV149. Questa sinergia ha permesso di  raggiungere un traguardo fondamentale in tempi   record, tant’è che il 12 agosto 2022 il primo  prototipo ha spiccato il volo.

Oggi il programma   va avanti a pieno ritmo. Quattro prototipi  sono impegnati in testa di volo, integrazione   di sistemi e prove a fuoco e lo sviluppo segue un  approccio agile che permette di integrare nuove   tecnologie in modo continuo. L’esercito italiano  ha pianificato l’acquisizione di 48 macchine con   le prime consegne previste dal 2027 per sostituire  completamente i mangusta entro il 2035.

Presentato   per la prima volta al pubblico internazionale,  al salone Eurostatory 2024, la V249 si è subito   imposto come l’unico elicottero da combattimento  di nuova progettazione in sviluppo nel mondo   occidentale. E questo, oltre a essere un motivo  d’orgoglio, è un segnale potentissimo. Significa   che mentre altri modernizzano piattaforme degli  anni 80, l’Italia ha definito lo standard per   il futuro.

Ma cosa rende la fenice così  rivoluzionaria? Beh, per capirlo dobbiamo   guardarla da vicino, dal cuore pulsante dei suoi  motori al cervello digitale che ne governa ogni   azione. Il gottero da combattimento vive o muore  in base alla sua potenza e la fenice da questo   punto di vista è una vera bestia. A spingerla sono  due motori turbo albero General Electric CT7 8 e   6 capaci di erogare 2500 cavalli ciascuno.

È la stessa affidabile famiglia di motori   dell’elicottero da trasporto NH90. Se pensate che  il mangusta pesava circa 4,6 tonnellate, beh, la   fenice arriva a un peso massimo al decollo di 8,3,  praticamente il doppio. Ma questa non la rallenta,   ma anzi, la velocità massima tocca i 287 km/h,  ma il dato più impressionante è l’autonomia.   Ha un raggio d’azione di quasi 800 km e può  rimanere in zona operazioni per oltre 3 ore,   un aumento del 50% rispetto al mangusta.

E in  pratica questo significa che la fenice vola   più lontano, resta più a lungo sul campo di  battaglia e trasporta più armi e carburante.   Può scortare elicotteri da trasporto come i  Cinok e gli NH90 per tutta la durata della   loro missione. Un compito che il mangusta  faticava a completare. Inoltre è progettata   per operare al meglio anche ad alte temperature  e quote elevate, scenari operativi difficilissimi   dove l’aria rarefatta mette alla prova i motori e  rotori.

Ma come detto, se i motori sono il cuore,   l’armamento sono gli artigli e sono affidabili.  Sotto il muso c’è il collaudato cannone Gatling   a tre canne rotanti TM17B da 20 mm. Lo stesso  del mangusta, ma con un sistema di pontamento   molto più avanzato. La vera differenza, però sta  nei sei piloni aari, due in più del mangusta,   capaci di trasportare quasi 2800 kg di carico.

Qui la fenice può imbarcare una combinazione   letale. Il sistema anticarro principale è il  missile spike in versione lancia e dimentica.   Il pilota lancia il missile e può manovrare subito  senza dover mantenere il bersaglio nel mirino,   riducendo drasticamente i rischi. Il sistema  di puntamento Top Light permette di agganciare   bersagli a decine di chilometri di distanza di  giorno e di notte.

Ma oltre ai missili anticarro,   beh, può trasportare razzi da 70 mm, anche in  versione a guida laser di precisione e missili   aria aria come gli Stinger per l’autodifesa.  Ma la vera novità che proietta la fenice nel   futuro è la sua predisposizione alla caccia di  droni. L’esperienza in Ucraina ha dimostrato   quanto siano letali e la fenice concepita con  sensori e un’architettura di missione che la   rendono una piattaforma ideale per integrare i  sistemi antidrone, trasformandola da semplice   attaccante a guardiano dello spazio aereo a bassa  quota. Se potenze e armi sono impressionanti, è il

suo cervello digitale a rendere la Fenice un vero  game changer. La V249 non è un elicottero isolato,   ma un nodo volante e intelligente in una rete di  combattimento digitale. Il cockpit è dominato da   un unico enorme display touchscreen che si estende  per tutta la larghezza del pannello.

I dati di   tutti i sensori, i radar, infrarossi, leader,  vengono fusi dal Battle Management System per   creare un’unica chiarissima immagine tattica.  A questo si aggiunge un casco di volo che è un   visore in realtà aumentata. Il pilota vede le  informazioni critiche proiettate direttamente   sulla sua visiera e può letteralmente guardare  attraverso la fusoliera dell’elicottero con una   consapevolezza situazionale a 360°.

Ma la capacità  che la definisce davvero è il mend teaming, mumty,   cioè la capacità di controllare droni direttamente  dal cockpit. La fenice può agire da nave madre per   droni gregari, mandoli in avanscoperta, in aree  pericolose o usando i loro sensori e le loro armi   come se fossero i propri. Questo estende la sua  portata e la sua letalità in modo esponenziale.

Ok, fermi un attimo. È chiaro che non stiamo  parlando di un semplice elicottero, ma di un   non salto nel futuro. E se questa analisi vi sta  appassionando e volete continuare a scoprire le   tecnologie che definiranno il futuro della difesa,  iscrivetevi al canale e attivate la campanellina.   Stiamo solo grattando la superficie ancora. In  un campo di battaglia moderno.

Essere letali è   inutile se non si sopravvive, ma la fenice  è stata progettata con un’ossessione per la   survivability. Anche se non è un velivolo stealt,  il suo design riduce la tracciabilità radar e la   firma a infrarossi. Le forme della fusoliera  deviano le onde radar e i gas di scarico dei   motori vengono raffreddati e convogliati verso  l’alto per abbattere la traccia termica.

Ma la   vera corazza è elettronica, una suite di  autoprotezione integrata DAS. monitorà   costantemente lo spettro elettromagnetico.  Sensori di allarmer radar laser avvisano i   piloti se vengono illuminati e rilevatori  di lancio missili attivano automaticamente   le contromisure.

Queste contromisure includono i  classici shaf e flare, ma anche un sistema Dirm,   un dispositivo che spara un raggio laser contro  il sensore del missile in arrivo per accecarlo.   A questo si aggiunge la protezione fisica,  cabina blindata e sistemi di bordo critici   ridondanti e resistenti ai danni. La V249 fenice,  beh, non è solo un pezzo di ferro, ma è un assetto   strategico per l’ingindustria italiana, per  la sua posizione nella NATO e per il mercato   globale. Dal punto di vista industriale è il fiore  all’occhiello di Leonardo.

Read More