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Luciano Liggio al Maxiprocesso: lo Show del Boss — Buscetta e il Golpe Borghese 62

Il maxi processo di Palermo va avanti, ma non senza ostacoli. La strategia della difesa è chiara, prendere tempo, allungare i procedimenti e quando serve improvvisare delle vere e proprie sceneggiate. Un teatro grottesco fatto di richieste pretestuose e atteggiamenti sopra le righe. >> Iamone un’altra. Io non sono dotto in giudisprudenza, come le ho detto.

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Le presenterò un’istanza io di scaccerazione. Voi che siete luminari della giurisprudenza, troverete voi la forma come mandarmi a casa, >> anche perché io devo andare a trovare il sostentamento per quattro bambine perché mi hanno messo in una situazione economica disastrosa. insomma allontanarmi da certo ambiente, da subcultura.

 Io ho, se mi consentito, no sete, io ho arsura a deserto che di imparare, signor presidente, ma hai avuto mala sorte Dio santo, mala sorte se mi consentito, non uso i termini io di vittimismo, di persecuzione che a voi so che non piace. Ma è stato sventurato, signor presidente, ci giuro in parola mia sventurato. È stato c’è chi è un capolavoro lassù qualcuno mi ama, ma io penso a qualcuno quaggiù mi ama della polizia.

>> Fin dal 10 febbraio 1986, giorno d’apertura del maxi processo, Luciano Liggio appare nervoso come un leone in gabbia. sfrutta la ribalta mediatica per riaffermare un potere ormai sbiadito. Per anni, simbolo assoluto dei colonesi, adesso è solo un’ombra dietro le sbarre, ma le telecamere sono accese e Lucian Neddu non ha intenzione di stare in silenzio.

>> C’è una situazione >> di nervosismo dovuta al fatto di avere sempre gli occhi puntati addosso da stamattina, sia di qui di davanti che sia di dietro. Ora emerge sin da queste prime battute la figura di Luciano Ligio, il boss di Corleone ritenuto al vertice di Cosibà quella che può essere dentro il cancello.

 Ora ste guardie che messe qui davanti guardano continuamente qui dentro. Uno privo di allungare lo sguardo verso la corte e seguire il discorso che si che si svolge. >> Ma io veramente non lo Queste sono misure ordinarie di sicurezza che ci sono stao chiuse insomma l’ordinario di sicurezza qual è? quello di innervosire il detenuto, non farlo ascoltare.

 Io non lo so. >> Liggio è ormai un ex capo. A comandare da anni sono i suoi sottoposti Totori Ina e Bernardo Provenzano. Due nomi dimenticati dai media considerati secondari. Di Provenzano si pensava addirittura fosse morto, ma Buscetta in aula fa i nomi e fra questi c’è proprio quello di Luciano Liggiù, accusandolo di delitti gravissimi dall’omicidio del giudice Scaglione fino a quella del giudice Terranova.

>> La mafia esiste da da secoli. Non è una cosa moderna che si è creata ieri o si è creata negli anni 40. Non è mai successa una cosa simile. Si ragionava la legge e all’altra sponda. Noi siamo da questa sponda. Loro ci combattono, noi cerchiamo di difenderci, ma senza mai andare oltre questa difesa preventiva che aveva la mentalità mafiosa.

E quindi l’omicidio di Scaglione, del procuratore capo della Repubblica di Scaglione, in quel in quel periodo aveva questo anche questo questo carattere oppure era un altro? Io non saprei definirlo all’omicidio di Scagion perché, ma comunque è l’inizio di una serie di di attentati contro lo Stato, di attentati terroristici, non mafiosi.

>> Ma si era a conoscenza da parte dell’organizzazione che ci sarebbe stata una risposta da parte dello Stato e non si temeva questa risposta. L’organizzazione in quell’epoca non era un’organizzazione già formata, era in embrion era una cosa che cominciava a formarsi perché a dire del badalamente. Se è vero, ma io credo che un uomo d’onore non mentisse su queste cose.

 Lui non lo sapeva e anche il Bontadi stesso non sapeva dell’esecuzione del giudice Scarione. Liggio chiede un confronto diretto, non ci sarà, ma la richiesta apre a una nuova strategia, ritardare, confondere, sfruttare ogni occasione per prendere tempo e magari ottenere un aiuto, un appiglio, una via d’uscita.

 Desidero, sor presidente, fare pubbliche dichiarazione di, ecco, sentere le mie dichiarazioni, essere interrogato subito. >> Essere interrogato. Vabbè, questo la Corte se dovrà interrogarlo lo interrogherà. Dico se lei deve fare qualche dichiarazione ehm di carattere contingente e un altro paio di manom tanto per tanto per capirci, >> insomma, lei desidera essere interrogato. Sì.

>> Ecco, in modo da poter essere messo a confronto. Sì. Il 9 aprile 1986 Liggio, che aveva sempre rifiutato di parlare chiede il confronto. È come un segnale. >> Dalle gabbie tutti sollecitano interrogatori e confrontiale anche nel in quello che l’imputato leggio che chiede di essere interrogato. >> Anche Spadaro Tommaso.

>> Io ho delle documentazione che posso approvare che Buscetta è un bugiardo. >> Va bene. Lei sarà messo a >> non è come dico io. Poi >> lei sarà messo a confronto se la Corte lo riterrà naturalmente. Vabbè, lei forse non ha capito lo lo sperato però. >> Sì. E quindi noi non abbiamo negato nulla.

 Se era possibile, signor presidente, >> io c’ho documenti in mano di dimostrare che vogliamo che si realizzino le condizioni processuali che non si sono realizzate anche per colpa di taluni imputati perché si possano eventualmente ammettere quei confronti. documento in mano. Signor presidente >> Giuseppe Bono >> chiede di essere interrogato affinché possa avere il confronto col signor Buscetta. Grazie.

 Senta, io siccome il signor Buscetta ha detto un sacco di bugie, io conosco Buscetta, desidero fare alcune domande, non l’ho potuto fare prima con i miei legali perché non mi è stato possibilmente mi sia mi dia la possibilità che io ponga direttamente le domande a questo signore. Ma non e >> e continuo a dire conosco Buscetta contrariamente alle sue affermazioni.

>> Insomma, sì, lei le domande le può porre anche in sede di confronto, naturalmente. No. >> Sì, signore. >> Sì. Il confronto fra Tommaso Buscetta e Luciano Ligio, questa mattina non c’è stato. Avrebbe dovuto avere luogo nell’aula del Maxi Processo di Palermo, ma in riferimento a un diverso giudizio, quello d’appello per l’assassinio del giudice Cesare Terranova e del maresciallo Lienin Mancuso.

 L’episodio è del 79. Il processo è iniziato sabato a Reggio Calabria. La Corte si è trasferita a Palermo proprio per ascoltare Tommaso Buscetta che indica Liggio come mandante di questo delitto. Se non c’è stato il confronto, c’è stato però un piccolo colpo di scena. Liggio ha preso che la Corte aveva deciso di non ammetterlo al faccia a faccia con Buscetta, che ancora questa mattina aveva sollecitato nel corso della sua deposizione, ha chiesto di essere ascoltato nuovamente ed ha precisato quelle che a suo giudizio sono le

ragioni del rancore, dell’odio profondo che Buscetta prova per lui. L’aula bunker esplode, ma non è per una bomba, per lo show di Luciano Liggio, il capo carismatico, il principe solista di Cosa Nostra, l’ex primula Rossa. 60 anni, completo azzurro, cravatta regimental, anelli d’oro, gemelli luccicanti, il volto abbronzato, i baffi grigi, il sorriso ambiguo, un personaggio da film, ma la realtà stavolta supera il cinema.

 Leggio entra in aula come se fosse la sua sala conferenze. Parla lui, solo lui, tutti gli altri diventano comparse. Le domande rare, le risposte brevi e taglienti. L’unico a pronunciare la parola mafia in aula è proprio lui, né il presidente della corte Alfonso Giordano, né i giudici aere né i PM. Un’atmosfera surreale, un rispetto tacito, un gioco delle parti.

 che trasforma il processo in rappresentazione teatrale. Eppure, dietro quella autorevolezza, le carte dell’accusa parlano chiaro. Lucianeddo è un boss sanguinario, un miliardario della droga, delle estorsioni, dei sequestri, un uomo che gronda sangue dalle mani, ma lui ride, poi si fa serio, ironico, critico, lucido, giudica tutti, anche pentiti.

 parla di Gianni Melluso, un ragazzo dalle braccia molli, dice, di Pasquale D’Amico, un guappo di cartone, un pagliaccio che voleva solo vantarsi d’averlo incontrato e poi si dipinge come un salvatore della patria, l’uomo che ha rifiutato persino un colpo di stato. Ma io innanzitutto chiedo >> di sapere di che cosa sono imputato >> e gliel’ho detto di associazione per delinquere associazione per delinquere >> si deve avere fatte contestazione chiara in maniera da potere >> Sì.

 la contestazione di avere fatto parte di un’associazione chiamata Cosaca e questa è l’associazione per delinquere di stampo mafioso che sia avvalendosi dalla forza intimidatrice del della propria organizzazione è diretta a commettere più delitti e >> faccio presente >> sì adesso va ben >> che io sono stato arrestato nel 74 ed allora sono in carcere e dal 77 sono stato in poi sempre nei carceri del rigore perché grazie alle raccomandazioni esterne o interne, non lo so, io sono stato pure non avendo eh nessun merito, sempre messo in isolamento e nei carceri del rigore,

quindi non vedo come abbia potuto commettere queste questi reati pur volendo pure o come abbia potuto fare per comunicare con qualcuno. uno per ordinare questi queste accuse assurde che lei mi contesta. Poi ci sono le accuse di Buscetta che dice che lei era entrato a far parte della cupola o commissione dopo che la questa commissione, insomma, l’organizzazione Cosa Nostra era stata retta da un triunfirato, eh poi lei sarebbe entrato nella commissione ehm di questa commissione, entrando in questa commissione però alcuni elementi

come Bontà badalamenti si lamentavano che lei avrebbe fatto, per esempio, eseguire il sequestro dell’ingegnere Luciano Cassina. Sto riportando le cose che ha detto Pucetta che lei ha sentito anche qua in aula. >> Sì, ma tanto per >> Bucetta bisogna che si decide. >> Sì, >> qui di fronte alla Corte di Reggio Calabria dice che io non sono un uomo d’onore, che non mi ha conosciuto mai come ora qui mi accusa addirittura di essere parte della cupola, del non cupola.

 Io la prego anche per questo di chiamare la deposizione del Buscetta e perché chi lo manda i miei questi lo considero io mandato di cattura di Buscetta e di nessuno più. Io da tutte queste cose vorrei dire una sola. Ero in carcere e quindi assolutamente impossibilitato, pur volendo, a potere commettere tutti sti reati, tutte ste cose che si dice.

 Questa è una fantasia. dice: “C’erano 8.000 uomini pronti. I militari volevano il mio avvallo, lo rifiutai perché volevo salvare la patria. Una narrazione spettacolare ma inquietante. Si parla di servizi segreti, di americani in Sicilia, di traffici d’armi. E ancora Salvatore Greco Cikiteddu, presunto regista dell’operazione.

Buscetta, ridotto a un bugiardo interessato a un mercante di falsità. >> Nella primavera del 70, mi >> nella primavera del 70. Cicera mi viene a fare delle proposte, come ebbe modo di dire, perché erano interessate a un corpo di stato in Italia, un un colpe militare. E allora, siccome in questo frangente si era creato il mito leggio attraverso i processi, attraverso tutt’un uno di cose, si voleva da parte dei dei militari la mia presenza per accertare eventuali accordi, >> perché per assumere delle responsabilità che io

avallasse e accordo che questa gente aveva preso. Questi erano venuti dall’America. Faccio presente anche questo perché è importante questo discorso. Queste erano venuti dall’America per contrattare questo. >> Queste sarebbero un cicchetno >> e Buscetta. Però il primo impatto io l’ho solamente >> Cicchetno >> in quell’occasione della venuta lì >> a Catania. a Catania.

Io non ho non acconsentì né non dissi né sì né no di tutto questo. Sai su cosa al di là da venire e poi cose che ancora cercate di mettervi d’accordo. Io non sono tanto interessato, non ci vedo bene, ma sai, ma tu non devi assumere responsabilità, siccome il tuo nome è stato messo troppo alla luce, vogliono eh la tua presenza, vogliono Ci devo pensare, non non ti deveare.

Nel mentre quando io qui l’altra volta ho detto che è la mia condanna, era in preparazione e in conseguenza. Le mie condanne sono frutto di preparazione e in conseguenza di questo mio rifiuto. E non ora, ma in quel di Reggio Calabria ho fatto il nome del ministro degli interni che andò a Bari a forzare la mia condanna, perché la mia condanna non è processuale, la mia condanna è politica.

con la scusa di dare un esempio, andò a imporre una condanna. Quindi ora credono di avere ancora più larma nelle mano per potermi scattare. Mi si promette che io non devo tener conto mi si dava il cartellino pulito. Io non avevo dovevo avere paura del ricastro, non dovevo avere paura di niente, purché avallasse, mi mi impegnasse in quel dato.

Ed io ho rinunziato anche alla libertà. Cioè lei ha rifiutato di partecipare a questo ho rifiutato tutto dare l’avallo >> di dare l’avallo costi quel che costi. Non me la sono sentita di avallare la possibilità di portare il paese in un regime totalitario. Quindi chi aveva doveva arrollare o arrollò tutta questa tutta questa massa di gente 7.

000 8.000 perché il Corpo di stato apparisse >> uno stato di necessità, perché quello che si doveva creare, l’impegno che questa gente voleva che si creasse un clima per cui il colpo di stato venisse giustificato uno stato di bisogno, se non che Luciano non accetta, non accetta, non si piega a nessun ricatto.

 Eh, sei >> né di con la libertà, né col denaro, no con niente. Succede che al mio rifiuto si perde l’affare. Ed ecco per perché Buscetta è così accanito contro ilonesi, contro. E questo è il motivo. Ci sono altri motivi che sono molto molto molto bravi. this if you w to this show I don’t  know I don’t take shit got

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