Così l’azienda russa poteva vendere il suo Yak 130 a paesi come India, Slovacchia e Algeria, mentre Airmacchi avrebbe rivolto il proprio M346 o M346, in base all a come lo volete chiamare, ai paesi della NATO e degli altri mercati occidentali. L’M346 che conosciamo oggi, quindi, è il risultato di un profondo processo di trasformazione, una versione fortemente modificata del progetto originale con componenti esclusivamente occidentali.
Tra questi spicca il sistema digitale di controllo del volo, frutto di una collaborazione tra Teleavio, Marconi italiana e BI Systems. Nel luglio del 2000 fu scelto il motore turbo Fun Honywell F124 in sostituzione dell’OTARV DV2S originariamente previsto. Ci spostiamo poi nel 2004, anno in cui fu affidato alla CAE, ovvero un’agenzia canadese specializzata nella produzione di tecnologie per la simulazione, modellazione e servizi di addestramento rivolti a compagnie aeree e clienti nel settore della difesa. lo sviluppo di un simulatore full mission e nel tempo furono
siglati ulteriori contratti per la produzione di questi simulatori avanzati. Nonostante questo, un anno prima, ovvero il 7 giugno del 2003, avremo modo di assistere già alla presentazione del primo prototipo dell’M346 al pubblico, seguita dalla fase di testa a terra, anticipando il grande momento del 15 luglio del 2004, quando il prototipo compì il suo primo volo.
Il programma attrasse subito l’interesse internazionale. Nel gennaio del 2005 il Ministero della Difesa Greco firmò un memorandum of understanding per entrare a far parte nel progetto seguito nel 2006 da un accorto di cooperazione industriale con laenic Aerospace Industry. 3 anni più tardi, durante l’Airh Fidae, anche l’azienda cilena Eaer firmò il medesimo documento con la Leni Airmacy, dimostrando quanto il progetto stesse catturando l’attenzione di tutto il mondo.
Il 10 aprile del 2008 segnò poi una nuova tappa. Oltre alla scelta definitiva del suo nome, dove la M stava ad indicare il termine master, fu presentato il primo velivolo di produzione iniziale denominato LRP00, già con il nuovo carrello d’atterraggio, gli aerofreni e un maggior numero di componenti in materiale composito.

Pochi mesi dopo, il 18 dicembre, l’M346 superò la barriera del suono raggiungendo Mache 1,15, ovvero 1255 km/h. E questo, ragazzi, fu un evento storico. Era la prima volta in 50 anni che un aereo interamente costruito in Italia rompeva il muro del suono. E non fu un caso che nello stesso periodo Boeing siglò un accordo per collaborare alla commercializzazione, la vendita e il supporto dei velivoli M346 ed M311.
La certificazione di tipo militare italiana arrivò poi il 20 giugno 2011 dopo 180 voli di teste e oltre 3300 punti di verifica completati in appena 5 mesi. All’inizio l’M346 era pensato esclusivamente come jet trainer avanzato senza armamento. Ma la storia del velivolo non si fermò certo qui. Già nel novembre 2015 si delineava una versione dual roll capace di combattere.
Alla fine del 2017 furono effettuati i test con missili 9L e già nel 2015 una versione armata, l’M346 e LCA, acronimo che sta di indicare Light Combat Aircraft, era stata proposta alla Polonia con la possibilità di impiegare missili brimstom aria Terra. Oggi la variante armata M346 FA è in sviluppo e il primo preserie ha spiccato il volo a Venegono nel luglio del 2020.
Nel febbraio 2016, con la nascita della nuova Leonardo Film Meccanica, l’M346 assunse due nuovi ruoli, il companion training, letteralmente compagno d’ addestramento, e il dissimilar Air Combat Training, ovvero un addestramento in cui un pilota affronta un aereo con prestazioni e caratteristiche diverse, simulando il combattimento contro un nemico reale.
In generale i vari clienti esteri hanno subito apprezzato la versatilità del velivolo, ideale per il ruolo di aggressor, ovvero un aereo che simula il ruolo di velivolo nemico nelle simulazioni. E Leonardo lo propone oggi sia per il compion e training sia per ruoli di adversary red air.
Ed infine, parlando degli ultimi successi conseguiti dall’Italia in quest’ambito, diciamo che nel gennaio del 2021 anche Israele e Grecia annunciarono un ambizioso accordo di sicurezza del valore di 1,68 miliardi di dollari. Esso prevedeva l’acquisto di 10346 e la creazione di una scuola di volo per l’aeronautica ellenica gestita da Elbit Systems, comprensiva di simulatori, addestramento e supporto logistico.
Dall’idea condivisa tra Italia e Russia fino alle evoluzioni che lo hanno trasformato in un velivolo versatile e pronto al combattimento. L’M346 ha tracciato dunque un percorso unico nella storia dell’aviazione italiana. Ma per comprendere appieno cosa lo renda così speciale, è ora il momento di esplorare le sue caratteristiche, il cuore tecnologico che ne definisce le prestazioni e il ruolo in ogni missione, che sia essa di addestramento o reale.
L’M346 nasce come lead in Fighter Trainer, ovvero in altre parole come aereo d’ addestramento, progettato quindi per preparare i piloti ad affrontare i più moderni caccia da combattimento. Alimentato da due motori turbofanel F124 studiati per contenere sia i costi di acquisto sia per quelli operativi, il velivolo può raggiungere velocità transoniche senza ricorrere al posto e bruciatore.
Secondo Leni Airmachi, infatti, le prestazioni di volo dell’M346 sono seconde solo a quelle degli aerei dotati, appunto, del medesimo post bruciatore. Fin dall’inizio la progettazione ha seguito i cosiddetti principi di design to cost e design to maintain, consentendo di ridurre notevolmente i costi.
Per intenderci, ogni ora di volo dell’M346 risulta in termini economici circa un decimo di quella necessaria a un Eurofighter Typhoon. Il velivolo è stato concepito per essere anche estremamente versatile. Il suo ruolo da addestratore non gli impedisce di certo di sostenere missioni operative come il closer support o compiti di polizia aerea. Volendo, infatti, si può configurare la macchina per renderla un aereo da combattimento e armato in tutto e per tutto.
La sua struttura integra un sistema digitale Flyby Wire quadruplex a piena autorità che, insieme alla configurazione aerodinamica ottimizzata permette manovre complete anche da angoli di attacco superiori ai 30°. Il controllo di volo consente anche di regolare i limiti di angolo di attacco e di forza G. Ciò permette all’M346 di replicare federamente le caratteristiche di volo di diversi caccia e di aumentare progressivamente le difficoltà degli esercizi, rendendo l’addestramento sempre più efficace.
Per garantire la sicurezza dei piloti è presente il cosiddetto Pilot Activated Recovery System abbreviato in Pars che con la semplice pressione di un pulsante riporta automaticamente il velivolo a un assetto stabile e livellato. Spostandoci ora in un altro settore, diciamo che il velivolo in questione dispone di un sistema bionico digitale ispirato a quello dei più moderni caccia come il Sab Jas 39 Gripen, l’F22 Raptor e l’Eurofighter Typhoon.
Questa dotazione lo rende adatto a tutte le fasi dell’addestramento avanzato, riducendo la necessità di utilizzare i caccia operativi per le ore di volo formative e scaricando, tra virgolette, parte del carico della Operational Conversion Unit, ovvero un reparto incaricato di addestrare i neopiloti su aerei da combattimento reali alla Pilot Training Unit, ossia il reparto di bito all’addestramento dei piloti su velivoli che simulano l’aereo che andranno a pilotare successivamente.
La struttura modulare del sistema ionico consente inoltre l’integrazione di nuovi dispositivi e aumenta le possibilità quindi di aggiornamento e crescita del velivolo. Il cockpit digitale poi dell’M346, ovvero ciò che il pilota ha di fronte a sé, rappresenta l’evoluzione più recente nelle impostazioni di volo, compatibile ovviamente con visori notturni, è dotato di tre display LCD a colori multifunzionali, un edup display anche nel cockpit posteriore e opzionalmente anche di un helmet mounted display, ovvero una sorta di visore integrato sul casco del pilota. L’M346 ha installato al suo interno anche Siri, no? Ok, non
si parla propriamente di Siri, ma di un sistema di comandi vocali che integra funzioni come la navigazione, mentre le comunicazioni si affidano ai trasmettitori VHF o UHF. traspondere IFF e altri sistemi di ultima generazione, garantendo piena sicurezza e controllo in ogni fase del volo.
Tra le innovazioni più importanti spicca sicuramente l’BDed Tactical Training System, abbreviato in et, capace di simulare radar, pod di puntamento, armi e sistemi di guerra elettronica e di interfacciarsi con i dispositivi e le munizioni effettivamente a bordo. L’ETS può operare in modalità standalone caricando prima del decollo dati simulati e scenari completi di minacce e bersagli oppure in rete ricevendo e reagendo in tempo reale alle informazioni provenienti dalle stazioni di monitoraggio a terra tramite il datalink dell’aereo.
Il tutto, se volete, è paragonabile a un grande e complesso videogioco simulativo. Grazie al sistema è possibile generare infatti forze simulate estremamente realistiche, amiche o nemiche, permettendo un addestramento tattico molto realistico. Al termine delle missioni poi tutti i dati raccolti, inclusi i video opzionali dell’HMD, ovvero dell’Helmet Mounted Display, possono essere estratti, analizzati per migliorare le prestazioni dei piloti.
Leonardo propone anche un integrated training system denominato ITS che integra l’M346 con un ground based training system, anche qua accronimato in GBTs, comprendente dispositivi didattici, simulatori, strumenti per la pianificazione delle emissioni e sistemi di gestione per l’addestramento. Questo approccio modulare, quindi, permette di strutturare un percorso formativo completo e progressivo, pensato per portare i piloti al massimo livello di preparazione.
Ma l’ir nel corso del tempo ha prodotto anche altre versioni dell’aereo protagonista del video, come ad esempio la variante multiruolo M346 FA già citata che rappresenta l’evoluzione che trasforma l’addestratore in un velivolo da combattimento versatile dotata del radar multimodalità Grifo M346 di Leonardo Electronics e di sette punti d’attacco esterni.
L’M346 in questa versione può trasportare fino a 3000 kg di carico senza compromettere l’elevato rapporto spinta peso. Tutti i dati relativi ai carichi poi vengono visualizzati direttamente sui display multifunzione, offrendo al pilota quindi pieno controllo in ogni fase della missione.
L’aereo poi, come tutti sappiamo, non è stealt, anche se il suo profilo radar di circa 20 m² in configurazione standard, può essere ridotto a un solo metro quad grazie a un kit di bassa osservabilità appositamente sviluppato. E restando proprio in questo tema, diciamo che tra i sistemi di autoprotezione disponibili figurano strumenti come il Defensive Heights Support System acronimato in D, che comprende a sua volta radar warning receiver, missile approach warning system e dispenser di chauff e flare.
Per i meno esperti stiamo parlando di una serie di strumenti utili all’aereo per contrastare o eludere efficacemente minacce quali radar emissi nemici. In pochissime parole, l’M346 FA può svolgere persino missioni di attacco al suolo, difesa nazionale, polizia aerea e ricognizione. Il mezzo è compatibile con un’ampia gamma di armamenti, missiliari aria, Iris T o IM9 Side Winder, missiliari a terra, antinave, bombe a caduta libera o guidate, razzi, pod come mitragliatrici da 12,7, sensori di cognizione, appuntamento e pod di guerra elettronica. Ed infine a coronare il tutto abbiamo l’helmet mounted display
già citato e i display multifunzione che permettono il puntamento preciso di queste armi. Tutti i sistemi principali sono duplicati e il sistema di volo era anche riconfigurabile, aumentando la sopravvivenza e la funzionalità anche in caso di danni in combattimento. L’M346 in questa configurazione raggiunge anche un raggio operativo massimo di 1375 miglia nautiche con tre serbatoi esterni, estendibili ulteriormente grazie al rifornimento in volo tramite sonda rimovibile.
Dall’addestramento più sofisticato alla preparazione al combattimento reale, possiamo dire dunque che l’M346 unisce tecnologia, versatilità e precisione, pronto a trasformare ogni pilota in un aviatore completo. E ora è il momento di scoprire invece come queste capacità prendono vita nell’impiego operativo.

Con 45i tra quelli ordinati e quelli operativi, l’Italia si conferma essere non solo il paese che diede i Natali a questa eccsa macchina, ma anche il paese a disporre in maggior numero. Il 18 giugno 2009 è stata sicuramente una data importante per la nostra aeronautica, in quanto Alenia Ermacchi, ora confluita in Leonardo, annunciò per la prima volta di aver ricevuto il primo ordine per sei velivoli con opzione per ulteriori nove.
Ma fu nel settembre 2015 che l’Aeronautica avviò il suo primo corso di addestramento con l’M346, segnando l’inizio di una nuova fase formativa dei suoi piloti. Un’altra data sicuramente importante è poi il 12 settembre 2024, giorno in cui le Frecce Tricolori, la celebre pattuglia acrobatica dell’Aeronautica Militare, svelarono l’M346 come loro nuovo velivolo per sostituire l’airmacchia MB339 a PAN, presentando anche una livrea completamente nuova, frutto della collaborazione con Pinin Farina, simbolo di design e innovazione italiana. Il nostro paese però, come già accennato,
non è l’unico a disporre di questi mezzi. Il primo cliente estero ad acquistare l’aereo italiano fu la Repubblica di Singapore che già a partire dal 2010 scelse l’M346 per sostituire i suoi ormai datati ST Aerospace A4 Super Skyw proprio nel ruolo di addestratore avanzato. Vennero acquistate dunque ben 12 macchine dall’Aeronautica singaporiana che li utilizza ancora tutt’oggi.
Tra le altre aeronautiche estere che adoperano o che adopereranno questo aereo, abbiamo anche stati come Israele che ha scelto nel 2012 l’M346 come nuovo aereo addestratore invece del rivale sudcoreano Kai T150 Golden Eagle, competitor dell’aereo italiano nella gara per aggiudicarsi della scelta di Tela Aviv e ad oggi Israele dispone di 30 M346 che sono ad oggi pienamente operativi.
Anche la Polonia utilizza il nostro addestratore da loro denominato Bielic, acquistato in otto esemplari per la Shivivri Poyerzne, ovvero l’aeronautica polacca nel 2014. Nel 2024 la Leonardo confermò anche l’interesse e il successivo acquisto di 24 M346 FA, quindi nella versione per l’attacco al suolo, da parte dell’aeronautica nigeriana che quindi tra qualche anno cominceranno a ricevere i nostri aerei.
Parlando infine degli ultimi aggiornamenti inerenti al 2025, possiamo dire che la Leonardo, tra i suoi tanti contratti, ne ha firmato uno con l’aeronautatica austriaca, la quale riceverà 12 esemplari di M346 nella versione d’attacco al suolo, denominati M346 FA Block 20 con la possibilità di ordinarne ulteriori 12. Dall’Italia al resto del mondo possiamo affermare quindi con certezza che l’M346 ha saputo affermarsi come uno dei più moderni addestratori avanzati, unendo tecnologie all’avanguardia e capacità operative che lo rendono unico nel suo genere. Ha formato generazioni di piloti accompagnandoli dal primo
volo sul jet d’addestramento fino alla cabina dei più sofisticati caccia di nuova generazione e ha dimostrato che un velivolo nato per insegnare a volare può anche trasformarsi all’occorrenza in un mezzo da combattimento versatile ed efficace. L’M346 non è soltanto un aereo, è un ponte tra presente e futuro tra l’esperienza di chi vola oggi e i sogni di chi volerà domani.
In quel sibilo che squarcia i cieli si racchiude la promessa eterna del volo, trasformare l’uomo in aviatore e l’orizzonte in un confine sempre più lontano. เฮ
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