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NDRANGHETA: Italian Mafia più potente, boss mafiosi e crimine organizzato svelato

Ma per capire Duisburg bisogna iniziare dall’inizio, dal momento in cui nelle montagne della Calabria nacque un’organizzazione che un secolo e mezzo dopo sarebbe diventata la mafia più potente del pianeta. Radici di pietra e sangue anni 60 dell’8. La Calabria, la punta dello stivale italiano, una delle regioni più povere non solo d’Italia, ma di tutta Europa.

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Le montagne dell’Aspromonte, pendi rocciosi, rari villaggi dove il tempo sembra essersi fermato nel Medioevo. Dopo l’unità d’Italia, il nuovo stato incontrò enormi difficoltà nell’instaurare il potere in questa terra selvaggia. Il sistema feudale, durato fino alla metà del X secolo, lasciò dietro di sé un vuoto di potere e questo vuoto fu riempito da gruppi di potere locali.

Il nome Ndrangheta deriva dall’antica parola greca andragatia, valore, coraggio. Nell’antichità la Calabria faceva parte della magna Grecia e l’influenza greca si sentiva qui fino al tardo Medioevo. Ma il valore che professano i fondatori della Endrengheta aveva poco a che fare con gli ideali cavallereschi. Era il valore della sopravvivenza, il valore del sangue e il valore del silenzio.

Le prime prove documentali di attività criminali strutturate in stile mafioso in Calabria risalgono agli anni 80 dell’8, quando il Tribunale di Palmi condusse il primo grande processo contro un gruppo criminale organizzato di 248 imputati. Già allora era chiaro, non si trattava di una banda ordinaria, era una struttura gerarchica complessa con le proprie leggi, rituali e un sistema di gestione che ricordava più un’organizzazione militare o un ordine religioso che un gruppo criminale.

Nelle testimonianze del 1929, nel processo contro la rete mafiosa del villaggio di San Luca, il testimone chiave dell’accusa fu un ex membro dell’organizzazione che per la prima volta descrisse in dettaglio la struttura interna dell’andrangheta. Ciò che raccontò stupì i giudici era un vero e proprio potere parallelo con la sua Costituzione, un sistema giudiziario, la tassazione e la diplomazia.

La leggenda dei tre cavalieri. Alla base dell’ideologia dell’Andrangheta c’è il mito dei tre fratelli Cavalieri Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Secondo la leggenda questi nobili cavalieri spagnoli vendicarono l’onore profanato della loro sorella, uccidendo il suo aggressore. Per questo furono imprigionati per 29 anni, 11 mesi e 29 giorni.

Durante la prigionia i fratelli elaborarono il codice dell’omertà, la base di tutte le leggi mafiose. Dopo la liberazione ciascuno dei fratelli fondò la propria organizzazione. sotto la protezione di San Giorgio creò la Cosa Nostra Siciliana, ma Strosso sotto la protezione della Vergine Maria pose le basi della camorra napoletana e Carcagnosso, sotto la protezione dell’arcangelo Michele si recò in Calabria e fondò l’andrangheta.

Osso è lo scheletro, mastrosso è la testa e carcagnosso è il corpo. E queste tre parti formano una creazione unica, recita la leggenda mafiosa. Nonostante l’evidente natura mitologica di questa storia, essa rivela i principi fondamentali dell’andrangheta: il culto dell’onore, l’importanza dei legami di sangue e il carattere sacro dell’organizzazione.

Ogni membro dell’andrangheta conosce a memoria questa leggenda e essa viene tramandata di generazione in generazione come una scrittura sacra. Santuario del potere. La base madre dell’Andrangheta è considerata il villaggio di San Luca, nel cuore dell’Aspromonte. Ma il vero centro sacro dell’organizzazione si trova più in alto nelle montagne.

È il santuario della Madonna di Polsi. Qui, a quasi 900 m sul livello del mare, tra rocce selvagge e fitti boschi, si nasconde un luogo che per i membri dell’andrangheta è più sacro del Vaticano. Il santuario della Madonna di Polsi non è solo una chiesa, è un luogo di potere dove si svolgevano i riti più importanti dell’andrangheta, le iniziazioni ai ranghi più alti, i processi ai traditori, la conclusione di alleanze tra i clan, la statua della Madonna con il bambino Gesù, conosciuta come la Madonna della montagna o la Madonna

della Polsi, è diventata un simbolo di protezione e patrocinio per i mafiosi calabresi. Ogni anno, l’1 e il 2 settembre, migliaia di pellegrini salgono al santuario a piedi, percorrendo decine di chilometri lungo sentieri di montagna. Ufficialmente è un pellegrinaggio religioso, ma gli investigatori italiani sanno da tempo.

Sotto il velo delle processioni religiose si svolgono gli incontri più importanti dei boss dell’andrangheta. Qui si concludono affari per milioni di euro, si pianificano operazioni, si decidono i destini delle persone. Il percorso verso il santuario è una vera prova. I sentieri di montagna sono pericolosi, il tempo imprevedibile, gli animali selvatici sono all’ordine del giorno.

Si crede che chi riesce a raggiungere il santuario a piedi possa chiedere alla Madonna l’esaudimento di qualsiasi desiderio. Per i membri dell’andrangheta questo percorso è la prima prova che mostra la differenza tra determinazione e imprudenza. Il sangue come fondamento. La base dell’andrangheta non è il territorio e nemmeno il denaro. La base è il sangue.

La cellula fondamentale dell’organizzazione si chiama Andrina e si basa esclusivamente su legami di parentela. Il capo famiglia, il capo bastone, non è una posizione nominata, ma un titolo ereditario che si trasmette di padre in figlio maggiore. Attorno a lui si raggruppano fratelli, nipoti, cugini, generi, tutti legati da vincoli di sangue o matrimonio.

Sono proprio i legami di sangue a rendere la drangheta praticamente invulnerabile alle infiltrazioni esterne. Infiltrare un agente in un clan familiare è quasi impossibile. Qui ognuno conosce la genealogia di tutti fino alla settima generazione. Il tradimento nella Andrangheta non è solo un tradimento dell’organizzazione, è un tradimento del proprio sangue, della propria famiglia.

Per questo motivo tra i mafiosi calabresi ci sono così pochi pentiti, coloro che collaborano con la giustizia. La storia di Maria Concetta Cacciola è un tragico esempio di come funziona la disciplina del sangue nell’andrangheta. Quando questa donna decise di testimoniare contro il marito e il suo clan, i parenti la costrinsero a bere acido muriatico.

Non fu un atto di sadismo, ma un calcolo freddo. Una morte per malattia sembra più naturale di un omicidio e non attira l’attenzione della polizia. Il messaggio per altri potenziali traditori era estremamente chiaro. Il sangue è più importante della vita. Il rito, come legge, la drangheta non è solo un’organizzazione criminale, è un ordine religioso militare con una propria teologia e liturgia.

Il rito di iniziazione si svolge all’aperto, rigorosamente di notte, alla luce della luna e delle stelle. Il luogo viene scelto simbolicamente, di solito un’altura o un luogo sacro legato alla storia del clan. La cerimonia inizia con la pronuncia del giuramento nel nome di Garibaldi, Mazzini e la Marmora. Risuonano i nomi degli eroi del Risorgimento italiano. Non è un caso.

L’andrangheta si posiziona come erede dei combattenti per la liberazione nazionale, come protettrice del popolo calabrese dagli oppressori esterni. Il nuovo membro riceve una santina con l’immagine della Madonna o dell’arcangelo Michele. Il capo gli taglia un dito con un coltello e una goccia di sangue cade sulla santina.

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