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Perché Tutti Sottovalutano il Carro Armato Italiano: L’Ariete AMV Spaventa l’Europa

Il suo motore  Veco Fiat da 1200 cavalli era sottopotenziato   e quando nel 2003 viene dispiegato in  Iraq con le forze italiane i problemi   esplodono. La riaccondizionata è insufficiente per  l’equipaggio. I sensori di urni e notturni sono   sottodimensionati rispetto agli standardnato e i  confronti con l’Abrams americano e il Challenger   2 britannico sono impietosi.

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Prezione inferiore,  sistemi di puntamento meno precisi, con un sistema   terms che mancava di una vera capacità o killer  e nessuna capacità network centrica. Era un buon   carro per gli anni 80. Peccato però che siamo nel  2003. Nelle esercitazioni in NATO tra il 2000 e il   2010 i confronti con il Leopard 2A5, l’M1A2 SEP  sono umilianti. L’Ariete non era un fallimento   nella tecnologia, ma era un fallimento di visione  strategica e l’Italia lo sapeva.

Ma è quello che   succede dopo che nessuno racconta, perché mentre  tutti continuavano a scrivere il suo necrologio,   qualcuno stava lavorando in silenzio. Nel  2022 l’esercito italiano avvia formalmente   il programma Ariete AMV. Aggiornamento di mezza  vita. Il nome è burocratico, ma quello che si   nasconde dietro è tutt’altro.

Non stiamo parlando  di verniciare un carro vecchio di nuovi colori,   ma stiamo parlando di sostituire il cuore,  ovvero il motore, i sistemi di puntamento,   la protezione e il cervello digitale, tenendo solo  lo scafo come punto di partenza. È come prendere   sostanzialmente un edificio degli anni 80 e  ricostruirlo dall’interno con tecnologia del 2026.   Il vecchio motore viene rimpiazzato da un  propulsore da 1500 cavalli, risolvendo i problemi   di mobilità e adattandola a climi estremi.

L’ottica viene rivoluzionata con visore termici di   terza generazione, garantendo finalmente una piena  capacità hunter killer per ingaggiare bersagli   multipli in rapida successione. La protezione  viene ripensata per la guerra moderna, non solo   corrozzature migliorate, ma un’architettura  predisposta per sistemi di protezione attiva   capaci di intercettare RPG e missili anticarro. la  lezione diretta dell’Ucraina.

Il cannone da 120 mm   viene aggiornato per utilizzare le munizioni  NATO più recenti, come le DM63 e le DM11,   aumentando la penetrazione di oltre il 40%.  Ma il vero salto qualitativo è il Battlefield   Management System BMS di Leonardo. Ogni Ariete AMW  parla con gli altri, con i droni in cielo, con il   comando a terra in tempo reale.

L’Ariete AMW non  è più un carro armato con un computer, è un nodo   di una rete da combattimento e questo, fidatevi,  che cambia tutto. Ma adesso arriviamo alla parte   un po’ più scomoda, ovvero il confronto che tutti  evitano, l’Ariete AM contro il Leopard 2 chi vince   davvero? Beh, e questa è la domanda che nessuno  vuole fare ad alta voce nelle sedi della NATO,   perché la risposta è più complicata di quanto  sembri.

Il Leopard 2 è il carro di riferimento   dell’Europa prodotto in oltre 3500 esemplari,  operato da 18 nazioni. È il Gold Standard,   o almeno lo era. Analizziamolo punto per punto.  Il cannone del Leopard 2A7 ha un L55 più lungo   dell L44 dell’Ariete, garantendo un’agitata  superiore, quindi un vantaggio a Leopard.   La protezione passiva.

Beh, entrambi usano  corrazzature composite modulari e aggiornate,   quindi qui c’è un sostanziale pareggio. La  protezione attiva invece? Beh, il Leopard   può montare il sistema Trophy su richiesta.  L’Ariete AMW è nativamente predisposto per un   sistema integrato, quindi vantaggio dell’Ariete  è nel design. Il Battlefield Management System,   il Leopard integrà il sistema IFIS, un’aggiunta  a un progetto esistente.

L’Ariete AM è costruito   attorno al BMS nativo di Leonardo, quindi  vantaggio netto per l’Ariete. Il peso? Beh,   il Leopard 2 si aggira sulle 59 tonnellate.  L’ariete MV anche con i kit rimani sulle 54.   Vantaggio strategico Ariete per mobilità. Il punto  però non è chi abbia il cannone più lungo, ma il   punto è chi vince nella guerra che si combatterà  realmente.

E quella guerra, come l’Ucraina ci ha   dimostrato, si vince con la sopravvivenza contro  i doni, la comunicazione in rete e la mobilità   tattica. Su questi tre parametri l’Ariete AM  non ha niente da invidiare al Leopard, ma c’è un   livello ancora più profondo, quello che trasforma  l’Ariete da carro armato a sistema integrato. E   qui l’Italia ha fatto qualcosa che quasi nessuno  in Europa ha capito ancora.

Il vero salto della MW   non è nel cannone o nella corazza, ma è quello che  succede quando lo inserisci nel sistema. Leonardo   ha costruito un ecosistema digitale per l’esercito  italiano che include il BMS del carro, i droni da   ricognizione, i sistemi di artiglieria, i comandi  tattici.

In quel momento l’Ariete non è più un   carro, ma è un nodo di una rete da combattimento  intelligente. Ve lo faccio immaginare meglio.   Un drone da ricognizione come il Falco Evo o  l’eron TP rileva un obiettivo corazzato a 15 km.   In 4 secondi quella informazione arriva all’ariete  più vicino attraverso link dati protetti secondo   standard nato.

Il puntatore non deve fare nulla  perché il sistema ha già calcolato l’angolo di   tiro ottimale, l’equipaggio approva e il colpo  parte. Questa non è fantascienza, ma è quello   che l’esercito italiano sta testando adesso. Ed  è la stessa filosofia del Naval Cockpit della   Marina Militare applicata però a terra. L’Italia  quindi non sta costruendo il carro più grosso,   ma sta costruendo il carro più intelligente  e in un’epoca in cui un drone da €400 può   fermare un T90 da 4 milioni, questa è la scelta  giusta.

Questa visione posiziona l’Italia come   coprogettista, non semplice acquirente, nel futuro  programma europeo MGCS Main Ground Combat System.   E adesso la domanda che cambia tutto. Non cosa fa  l’Ariete AMW oggi, ma cosa succede quando lo metti   in un teatro come quello che l’Europa potrebbe  affrontare domani? L’Ucraina ha riscritto il   manuale della guerra corazzata.

I cari armati  non muoiono per i cari nemici, muoiono per i   droni FPV da €400, per le loing munitions, per le  mini intelligenti guidate da sensori termici. E in   questo scenario le scelte fatte dall’Italia  nel programma MV sembrano quasi profetiche.   Protezione attiva contro RPG e minacce dall’alto  perché l’architettura è predisposta. connettività   di rete per condividere i dati su droni nemici  e questa è nativa.

Peso ridotto per la mobilità   tattica per cambiare posizione rapidamente e  questo è strutturale. Sistemi hunter killer   per trovare i piccoli droni prima che trovino te  e questo anche integrato. L’Ariete C1 era un carro   degli anni 80 con tutti i difetti degli anni 80.  L’Ariete M è un sistema di combattimento del 2026   progettato per la guerra che si combatte adesso,  non per quella che si immaginava 30 anni fa.

Dal carro che faceva sorridere i generali tedeschi  durante le esercitazioni NATO al sistema integrato   che mette l’Italia tra le poche nazioni  europee con una capacità corazzata digitale   di prima generazione. Non è stato di certo un  percorso lineare e non è stato neanche facile,   ma questo è il punto.

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