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Rosetta Cutolo La Regina della NCO | Docufilm Storia Vera

Chi decideva, dentro   la NCO, chi doveva essere protetto e chi veniva  sacrificato. La risposta ha un nome. Un nome che   per anni è rimasto fuori dai giornali. Fuori dalle  inchieste. Fuori dalla storia. Rosetta Cutolo.   Nata nel 1937 a Ottaviano, sorella maggiore  di Raffaele, per decenni è stata descritta   come la sorella devota. La donna di famiglia.  La visitatrice del carcere.

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Ma Rosetta Cutolo   non era solo una sorella. Era il braccio  operativo del boss. Il ponte tra Raffaele e   il mondo esterno. La figura che ha trasformato le  parole del professor Cutolo in ordini esecutivi.   In alleanze. In morti. E lo ha fatto restando  per anni quasi fuori dalle cronache, mentre il   suo nome entrava con lentezza nelle inchieste,  dopo una lunga stagione di silenzi e di ombre.

Questa è la storia di Rosetta Cutolo. La donna che  per oltre un decennio ha diretto, dal salotto di   casa sua, il motore economico e organizzativo di  una delle organizzazioni criminali più potenti   del Sud Italia. La regina invisibile che  ha costruito il suo potere all’ombra di   suo fratello. E che quando è caduta ha portato  con sé i segreti di un’intera epoca criminale.

Io sono Alex Neri. Benvenuti su Anime Oscure. Ottaviano. Provincia di Napoli. Fine anni 30.   Una cittadina di circa 20.000 abitanti alle  pendici del Vesuvio. Vigneti. Frutteti. Una   vita contadina scandita dai ritmi delle  stagioni. Nessun legame particolare con   la criminalità organizzata. Almeno non ancora. Nasce Rosetta Cutolo. 1937. La prima di 3 figli.

Famiglia modesta. Il padre Michele lavora come  contadino e piccolo commerciante. La madre   Carolina si occupa della casa. Non ci sono soldi.  Non c’è agiatezza. Ma c’è una struttura familiare   rigida. Disciplina. Ordine. E un senso dell’onore  patriarcale che segnerà per sempre i figli.   Rosetta cresce in un contesto tradizionale.  Scuole elementari. Poi basta.

Le ragazze non   studiano. Si sposano. Fanno figli. Gestiscono  la casa. È il modello sociale dell’epoca. Ed   è il modello che Rosetta interiorizza fin  da piccola. Ma c’è qualcosa in lei che la   distingue. Una capacità di comando. Una fermezza.  Una lucidità nel prendere decisioni che non   è comune nelle donne della sua generazione. È  lei che gestisce i conflitti in casa.

È lei che   media tra i fratelli. È lei che tiene insieme  la famiglia quando le cose si complicano.   In paese la ricordano come una ragazza  ordinata fino all’eccesso. Sempre in   chiesa. Sempre in casa. Ago e filo in mano.  Brava sarta, discreta, apparentemente innocua.   Nessuno immaginerebbe che, dietro quella ragazza  devota, si stia formando una mente capace di   gestire un’organizzazione criminale. 1941 Nasce Raffaele. Il fratello.

Il   secondogenito. Il bambino che cambierà per sempre  la storia della camorra italiana. Rosetta ha 4   anni. Da quel momento in poi il suo ruolo sarà  chiaro. Proteggere Raffaele. Crescerlo. Guidarlo.   Negli anni successivi nasce anche un terzo  fratello. Ma è Raffaele quello che conta.   Raffaele è diverso. È intelligente. È sensibile.  È fragile. E Rosetta lo capisce subito.

Fin da   bambino Raffaele ha bisogno di protezione.  Di una figura forte che lo difenda. Che lo   sostenga. Che parli per lui quando lui non  riesce a parlare. E quella figura è Rosetta.   Gli anni 50 sono anni duri per Ottaviano. La  guerra ha lasciato povertà. Disoccupazione.   Famiglie sfollate. Il boom economico non arriva  qui. Non arriva nelle campagne vesuviane.

E in   questo contesto la famiglia Cutolo fa fatica.  Michele, il padre, cerca di tirare avanti con   il commercio. Ma non basta. Servono altre  entrate. Altri modi per sopravvivere.   È in questo periodo che Raffaele inizia  a mostrare i primi segni di quella che   diventerà la sua strada. Piccoli furti.  Risse. Comportamenti violenti.

A 21 anni,   il 24 febbraio 1963, viene arrestato per  l’omicidio di Mario Viscito, muratore di   33 anni ucciso mentre tentava di sedare una lite.  Viene condannato a una lunga pena di reclusione.   Entra nel carcere di Poggioreale. Ed  è lì che inizia la trasformazione.   Ma mentre Raffaele entra in carcere, Rosetta  resta fuori.

Vive una vita apparentemente   normale a Ottaviano. Va in chiesa. Lavora.  Si muove sempre nello stesso perimetro.   Ma normale non è. Perché da quel momento in poi  Rosetta diventa il collegamento tra Raffaele e   il mondo esterno. È lei che lo va a trovare. È  lei che porta le sue lettere. È lei che ascolta   le sue parole e le riporta a chi deve ascoltarle.

È lei che inizia a costruire, senza saperlo, il   ruolo che la renderà indispensabile. Il ruolo di  messaggera. Di ambasciatrice. Di voce del boss.   Carcere di Poggioreale. Poi Procida. Poi  Favignana. Poi Campobasso. Poi Ascoli Piceno.   Raffaele Cutolo passa gli anni 60 e i primi  anni 70 spostandosi di carcere in carcere,   e proprio lì inizia a progettare, in modo  sempre più lucido, quella che diventerà la NCO.

Ogni volta che crea problemi viene trasferito.  Ma ogni trasferimento diventa un’opportunità.   Perché in ogni carcere Raffaele incontra  nuovi detenuti. Camorristi. Malavitosi.   Piccoli criminali. E inizia a reclutarli.  A organizzarli. A creare una struttura.   Non è un processo spontaneo. È un progetto lucido.

Raffaele Cutolo vuole costruire un’organizzazione   che non esiste. Vuole creare una camorra nuova.  Gerarchica. Disciplinata. Militarizzata.   E per farlo serve qualcuno fuori. Qualcuno  che trasformi le parole in azione. Qualcuno   di cui fidarsi completamente. Qualcuno  che non tradirà mai. Sua sorella.   Rosetta inizia a viaggiare. Da Ottaviano a  Napoli. Da Napoli ad Ascoli Piceno.

Da Ascoli   Piceno ovunque serva. Ogni volta porta lettere.  Messaggi. Ordini. Raffaele parla. Lei ascolta.   Poi esce dal carcere e ripete quelle parole  agli affiliati. Ai boss locali. Ai fornitori.   Alle famiglie che devono essere avvicinate. Non è un ruolo passivo. Non è una semplice   messaggera. Rosetta interpreta. Decide  come comunicare.

Sceglie le parole   giuste. E soprattutto decide quando una  cosa va fatta e quando va rimandata.   Il 24 ottobre 1970 Raffaele Cutolo fonda la  Nuova Camorra Organizzata. Alla fine degli   anni 70 l’organizzazione è pienamente operativa.  Non è più solo un’idea. È una struttura reale.   Centinaia di affiliati. Un sistema gerarchico  rigido. Riti di affiliazione.

Giuramenti di   fedeltà. Un codice di comportamento scritto. Un  tribunale interno per dirimere le controversie.   È un modello che riprende la struttura  gerarchica delle mafie tradizionali:   codici e riti presi dalla ‘ndrangheta, disciplina  e regole che ricordano Cosa Nostra. Ma la NCO   è più dura. Più militare. Più violenta. E la NCO ha bisogno di soldi. Molti soldi.

Per pagare gli affiliati. Per comprare armi.  Per corrompere funzionari. Per sostenere le   famiglie dei detenuti. Per espandersi.  E il business principale è il controllo   del territorio. Estorsioni ai commercianti.  Pizzo. Usura. Traffico di stupefacenti. Rapine.   È un’attività criminale sistematica. Industriale.

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