“Al massimo possono fornirci qualche componente minore”. Nella delegazione italiana presente al salone c’era un giovane ingegnere di Leonardo, si chiamava Marco Santini. Quando sentì quella frase strinse i pugni. “Vedremo”, sussurrò tra sé. “Vedremo chi alla fine fornirà componenti a chi”. Ma Marco non sapeva che quella frase sarebbe stata registrata dai servizi segreti italiani e che quella registrazione 8 anni dopo sarebbe finita sulla scrivania di Giorgia Meloni come premonoria di quanto fosse dolce la vendetta. Perché vedete
il FCAS partì con tutte le carte in regola per diventare il programma del secolo. Budget illimitato, 100 miliardi di euro, le migliori menti aeronautiche europee, da sotto Europa per la Francia, Airbus per la Germania. Partner politico solido, l’asse francotedesco che aveva governato l’Europa per decenni.
C’era solo un piccolo problema, un problema che nessuno a Parigi o Berlino aveva previsto. Daot e Airbus si odiavano con una passione che andava oltre la semplice rivalità commerciale. Da SOT, la leggendaria casa francese che aveva prodotto il Mirage e il Rafal, considerava Airbus un’azienda di burocrati tedeschi che sapevano fare solo aerei di linea.
Airbus considerava da sotto un dinosaurio del 9, troppo arrogante per accettare che il futuro apparteneva ai conglomerati multinazionali. E quando due giganti così si scontrano, non sono le aziende a soffrire, sono i paesi che le controllano. Il primo scontro avvenne nell’estate 2019. Dass voleva essere il lead contractor del programma.
Siamo noi i veri esperti di caccia da combattimento. Airbus fa ottimi autobus volanti, ma di aerei di guerra cosa sa? Airbus rispose con fredda efficienza tedesca. Il budget è principalmente tedesco, chi paga comanda. Per 2 anni FCAS rimase bloccato su quella disputa. Francia e Germania non riuscivano a decidere chi avrebbe guidato il programma e mentre loro litigavano, dall’altra parte del mondo accadeva qualcosa di straordinario.
15 settembre 2020 Tokyo in una sala riservata dell’ambasciata britannica, si incontrarono tre persone che avrebbero cambiato la storia dell’aviazione militare europea. una rappresentante del Ministero della Difesa Giapponese, un viceammiraglio della Royal Air Force Britannica e Alessandro Profumo, allora amministratore esecutivo di Leonardo.

“Signori, disse il britannico aprendo la riunione, il programma Tempest andando bene, ma abbiamo un problema. Non abbiamo abbastanza budget per competere con americani e cinesi. Il Giappone ha lo stesso problema con il suo programma FX. E voi italiani?” Profumo sorrise. Noi italiani abbiamo qualcosa di meglio del budget. Abbiamo la motivazione.
Francia e Germania ci hanno escluso dal loro club per l’ultima volta. Siamo pronti a dimostrare che non ne abbiamo bisogno. Quella notte nacque l’idea che sarebbe diventata il GCP, non un programma, una rivoluzione. Ma c’era un ostacolo. L’Italia aveva già investito miliardi nel programma Eurofighter insieme a Germania, Regno Unito e Spagna.
Uscirine per creare un nuovo caccia con UK e Giappone avrebbe significato bruciare ponti politici ed economici. Profumo chiamò direttamente il presidente del Consiglio dell’epoca Giuseppe Conte. Presidente, abbiamo un’opportunità storica, ma serve una decisione politica coraggiosa. Conte, noto per la sua cautela, questa volta non esitò.
Alessandro, l’Italia ha passato 70 anni a essere il partner junior di Francia e Germania. Se c’è una possibilità di cambiare questa dinamica, la prendiamo. Fu stanziato un budget iniziale di 2 miliardi di euro, non molto, ma abbastanza per dimostrare serietà. E quando il governo Draghi subentrò, il supporto al programma non solo continuò, ma accelerò, perché Draghi capì qualcosa che altri non avevano capito.
Il FCIS stava per implodere e quando sarebbe successo l’Italia doveva essere pronta a raccogliere i pezzi. 9 dicembre 2022. The Royal Aeronautical Society, Londra. Ufficiale. Regno Unito, Giappone e Italia firmano il memorandum di intesa per il Global Combat Air Program. Il programma Tempest britannico e il programma FX giapponese si fondono in un’unica iniziativa trilaterale.
Ma quello che il comunicato stampa non diceva era il vero motore dietro l’accordo. Roberto Cingolani, il nuovo CEO di Leonardo, aveva costruito una rete di alleanze così sofisticata che nemmeno i servizi segreti francesi se n’erano accorti fino a quando non era troppo tardi. Cingolani aveva capito che per battere Francia e Germania non bastava avere un buon caccia, serviva avere il migliore e industriale e lo costruì pezzo per pezzo.
Primo pezzo, BA Systems. L’azienda britannica era il più grande produttore di armi d’Europa, ma non aveva mai dominato i caccia come da Cingolani offrì a BE qualcosa che nessuno aveva mai offerto. Partnership alla pari, 33,3% ciascuno. Nessun senior partner, nessun junior partner. Tre giganti, stesso peso. Bae accettò in 48 ore.
Secondo pezzo, Mitsubishi. Il Giappone aveva tecnologia avanzatissima, ma zero esperienza nel costruire caccia di sesta generazione. Leonardo aveva esperienza, ma voleva accesso alla tecnologia giapponese in elettronica e materiali compositi. Lo scambio fu perfetto. Tecnologia in cambio di knowhow e anche qui 33,3% ciascuno.
Terzo pezzo, il governo italiano. Qui Cingolani giocò una mossa da maestro, andò da Meloni, appena eletta e le disse: “Presidente, ho costruito l’alleanza, ma serve un impegno finanziario che dimostri serietà”. Meloni guardò i numeri, 8,9 miliardi di euro fino al 2050. Era una cifra enorme. Ma poi Cingolani le mostrò qualcos’altro, una proiezione di cosa sarebbe successo all’FCAS.
Presidente spiegò Cingolani, DA e Airbus sono a un passo di guerra totale. Il FCAS è già in ritardo di tre anni. Se continuano così, il programma morirà entro il 2025 e quando morirà Germania e Francia busseranno alla nostra porta. Meloni capì immediatamente. E quando busseranno saremo noi a dettare le condizioni. Esattamente. Meloni firmò.
8,9 miliardi approvati. Il GCP divenne ufficialmente il programma di punta della difesa italiana, ma il colpo di genio arrivò dopo, perché Meloni non si limitò ad approvare i fondi, fece qualcosa di molto più intelligente. Chiamò personalmente Olaf Schulz: “Cancliere, so che l’FCAS ha qualche difficoltà.
Voglio che sappia che se la Germania volesse valutare alternative, l’Italia sarebbe felice di discutere della partecipazione tedesca al GCP, naturalmente alle nostre condizioni. Schulz quasi rise. Presidente Meloni, la Germania non ha bisogno di alternative. Il FCAS procede perfettamente. Era marzo 2023.
Il FCAS era già in ritardo di 4 anni e 15 miliardi di euro sopra budget. Ma Schulz non poteva ammetterlo pubblicamente. Meloni sorrise. Naturalmente cancellare l’offerta rimane comunque aperta. Riaccappò e disse a Crosetto presente nella stanza: “Guido, annotati questa data. Tra due anni esatti la Germania tornerà da noi in ginocchio.
Avevo ragione perché mentre Germania e Francia continuavano a litigare sull’FCAS, il GCP stava volando letteralmente. 9 settembre 2025 Leonardo annunciò qualcosa che fece tremare Parigi e Berlino. Il consorzio GEI GCP GEJNA Pedalco venne formato. Il consorzio giapponese Mitsubishi Electric ET Group Italia, Leonardo e Leonardo UK avrebbero sviluppato i sistemi di sensori e comunicazioni più avanzati mai visti su un caccia.
Ma la vera bomba era un’altra. L’Italia avrebbe gestito tutti i sistemi IRST, Infrared, Search and Track, quelli che trasformano un caccia invisibile ai radar in un caccia invisibile a tutto. Aspetta disse un analista francese quando lesse la notizia. Questo significa che l’Italia ha superato Francia e Germania nella tecnologia stealth? La risposta era sì e non era nemmeno vicino.
Perché mentre Dassau e Airbus spendevano miliardi per litigare su chi avrebbe guidato il Gacas, Leonardo aveva silenziosamente sviluppato tecnologie che nemmeno gli americani possedevano completamente, come attraverso una rete segreta che Cingolani aveva costruito negli anni. C’erano ingegneri italiani che lavoravano per l’OKID Martin sull’F35.
C’erano fisici italiani nei laboratori di ricerca britannici, c’erano esperti italiani di materiali compositi in Giappone e tutti lentamente stavano portando knohow in Italia. Non era spionaggio industriale, era migrazione di cervelli al contrario. Per decenni i migliori ingegneri italiani erano emigrati in America, Germania, Francia.
Adesso stavano tornando perché finalmente c’era un progetto in Italia che valeva la pena, il GCP. 13 dicembre 2024 fu il giorno che cambiò tutto. B Systems, Leonardo e JAC, Japan Aircraft Industrial Enhancement Company annunciarono la formazione della Join Venture Edge Wing, sede Regno Unito per accontentare i britannici.
Ma centri operativi quattro, uno per paese più uno in Italia e il centro italiano Torino Caselle, lo stesso sito dove da decenni si assemblano gli Eurofighter. Il messaggio era chiaro. L’Italia non stava solo partecipando al GCAP, stava diventando il cuore produttivo del programma. “Ma com’è possibile?” chiese un giornalista tedesco durante la conferenza stampa.
“Torino produce Eurofighter, che è un programma multinazionale, come potete usare le stesse strutture per un caccia concorrente?” La risposta di Cingolani fu brutalmente onesta, molto semplice. Gli Eurofighter sono tecnologia di 30 anni fa, il GCAP è tecnologia di domani. Preferiamo investire nel futuro. In Germania quella risposta fu percepita come uno schiaffo perché gli Eurofighter erano stati il simbolo della cooperazione europea in ambito difesa e adesso l’Italia stava dicendo pubblicamente che erano obsoleti, ma la verità era ancora più
dolorosa. Gli Eurofighter erano davvero obsoleti e la Germania non aveva un piano B. Il Gakas era quel piano B, ma il Gakas stava morendo. 20 giugno 2025 la joint venture ricevette ufficialmente il nome Edgewing. Il limite dell’ala spiegò un portavoce, “perché voleremo dove nessuno è mai volato prima”.
Ma il nome aveva un altro significato che solo gli insider capivano, Edge come vantaggio competitivo, l’ala che taglia l’aria prima di tutti gli altri. E infatti, mentre Edge Wing annunciava progressi settimanali, il Gakas continuava a sprofondare. Agosto 2025 Dassau e Airbus si accusarono reciprocamente di sabotare il programma.
Airbus disse cheau voleva controllare tutto. D’Asseau disse che Airbus voleva trasformare un caccia da combattimento in un progetto burocratico. I go intervennero. Ma convocò Trapier di Dassau, Schulz convocò il CEO di Airbus, ma nessuno riuscì a trovare un compromesso perché il vero problema non era tecnico, era filosofico.
I francesi credevano che un caccia dovesse essere un capolavoro di ingegneria come il Rafal, veloce, agile, letale. I tedeschi credevano che un caccia dovesse essere un sistema modulare, scalabile, vendibile a 50 paesi diversi. Erano due visioni incompatibili e nessuno dei due voleva cedere. Settembre 2025 la Spagna, terzo partner del Gacas, iniziò segretamente a valutare l’opzione di uscire dal programma.
Quando la notizia trapelò, Macron andò su tutte le furie, convocò il primo ministro spagnolo e lo minacciò. Se la Spagna esce, il Gaccas muore e voi sarete responsabili. La Spagna non uscì, ma smise di investire nuovi fondi. Ottobre 2025 il rapporto interno commissionato dalla Germania sul Gaccas fu devastante.
Il programma è in ritardo di 7 anni, sopra budget di 28 miliardi di euro e non ha prodotto nemmeno un prototipo funzionante. Al ritmo attuale il primo caccia operativo non sarà pronto prima del 2055. 205, 30 anni dopo il previsto, quando Schulz lesse quel rapporto, capì che la Germania aveva un problema esistenziale. Gli Eurofighter sarebbero stati ritirati entro il 2045.
Se il Gaccas non fosse stato pronto, la Luft Buffe non avrebbe avuto cacce di nuova generazione. L’unica alternativa era comprare gli F35 americani, ma questo avrebbe significato ammettere pubblicamente la sconfitta della Germania nell’industria aeronautica. Oppure c’era un’altra opzione, il GCP 11 novembre 2025. In una riunione segretissima a Berlino, Schulz convocò i suoi ministri della difesa, dell’economia e degli esteri.
“Signori,” iniziò il cancelliere, “dobutare l’ipotesi di entrare nel GCP. Il ministro della difesa quasi cadde dalla sedia. Cancelliere! Questo significherebbe ammettere che l’FCAS è fallito. L’FCAS è già fallito rispose Sciolte con amarezza. La domanda è: vogliamo affondare con la nave francese o vogliamo salvarci? Fu deciso di inviare una richiesta esplorativa all’Italia, informale, discreta, solo per capire se ci fosse spazio.
La richiesta arrivò sulla scrivania di Meloni il 18 novembre 2025 e lei aspettò. non rispose subito. Lasciò che la Germania cuocesse nella sua stessa ansia per tre settimane. Poi il 9 dicembre 2025 rispose, ma non con una lettera ufficiale, con una telefonata personale a Schulz. Cancelliere disse Meloni con voce dolce, ma tagliente come una lama. Ho ricevuto la sua richiesta.
L’Italia è sempre aperta al dialogo con i partner europei. Grazie, presidente, rispose Schulz con sollievo. Siamo interessati a discutere, ma lo interruppe Meloni, deve capire che il GCP non è come l’FCAS. Noi lavoriamo con partnership paritarie. Non c’era un paese senior e uno junior e sicuramente non c’è spazio per chi entra pretendendo di comandare.
Il messaggio era chiaro. Se la Germania voleva entrare doveva accettare le regole italiane. Schulz di Gludy. Quali sarebbero i termini? Edgewing è una joint venture al 33,3% tra tre partner: Leonardo, Bae, Jayek. Se la Germania vuole entrare, deve farlo attraverso una delle tre aziende, probabilmente Bae, visto che siete europei.
E la quota tedesca? La Germania può investire denaro, ma la leadership industriale rimane dove è. Leonardo guida i sistemi elettronici, Bae guida l’integrazione, Jayek guida le comunicazioni satellitarie. Se volete una quota potete avere componenti minori. Componenti minori, le stesse parole che un funzionario tedesco aveva usato per l’Italia 8 anni prima.
La vendetta era dolce, dolcissima. Scholz non rispose immediatamente. Devo consultarmi con il mio governo naturalmente disse Meloni, ma la informo che anche l’Australia ha manifestato interesse e a differenza della Germania l’Australia non ha l’abitudine di trattare i partner come fornitori, quindi le consiglio di decidere rapidamente. Era una bugia.
L’Australia aveva fatto solo domande esplorative, non una richiesta formale, ma Schulz non lo sapeva. “Capisco”, disse il cancelliere tedesco. “La ricontattilo presto.” Riattaccarono. Meloni si versò un bicchiere di vino rosso e brindò da sola agli ultimi che diventano primi. Il giorno dopo, 10 dicembre 2025 Schulz volò a Parigi per l’incontro d’emergenza con Macron.
“Emanuel, dobbiamo parlare dell’FCAS”. Ma sapeva cosa stava per dire. lo vedeva negli occhi di Schulz. “Vuoi uscire?” disse il presidente francese. Non era una domanda, era una constatazione. Non voglio, devo. E andare dove? Dal Gap, da quei italiani? Schulz non rispose. Il silenzio fu eloquente. Macron esplose. La Germania non può tradire 50 anni di cooperazione francotenesca per andare a mendicare dagli italiani.
Emanuel, sì, realistico. L’FCAS non funziona. Dasso e Airbus non troveranno mai un accordo e noi non possiamo aspettare altri 10 anni. E credi che il Gup ti accoglierà a braccia aperte? Meloni ti farà pagare ogni singolo euro di quella partnership. Lo so, ammise Schulz. Ma almeno il GCP funziona.
Ha prodotto prototipi, ha accordi segnati, ha una timeline credibile. L’FCAS ha solo ritardi e promesse. Ma si alzò dalla sedia. Se la Germania esce dall’ FCAS, la Francia continuerà da sola e costruiremo il nostro caccia, proprio come abbiamo fatto con il Rafal. Il Rafal vi è costato 50 miliardi e 30 anni. E quanto vi costerà un caccia di sesta generazione? 200 miliardi.
E in quanti anni? Non ci fu risposta. L’11 dicembre 2025 la riunione si concluse senza accordo. L’FCAS era ufficialmente morto, anche se nessuno ebbe il coraggio di dichiararlo pubblicamente. Ma a Roma Meloni lo sapeva perché quel pomeriggio ricevette la telefonata che aspettava da mesi. “Presidente Meloni” disse Schulz con voce stanca, “La Germania è pronta a discutere formalmente i termini per entrare nel GCP”.
Ottimo” rispose Meloni, “Facciamo una cosa, venga a Roma la prossima settimana organizzeremo una visita agli stabilimenti di Torino Caselle, così potrà vedere con i suoi occhi cosa sta costruendo il futuro dell’Europa.” Era un’umiliazione deliberata costringere il cancelliere tedesco a venire in Italia a visitare uno stabilimento italiano per ammettere che la Germania aveva bisogno dell’Italia, ma Scholz non aveva scelta. Sarò lì.
20 dicembre 2025, Torino- Caselle. Olaf Scholz, accompagnato da una delegazione di 30 funzionari tedeschi, visitò allo stabilimento dove si stavano preparando le linee di produzione per i Gup. Roberto Cingolani fece personalmente da guida e ogni frase era una frecciata. Qui assembleremo le ali del caccia di sesta generazione.
Utilizziamo materiali compositi sviluppati insieme ai giapponesi, molto più avanzati di qualsiasi cosa abbia mai volato in Europa. Qui installeremo i sistemi IRST. Leonardo ha sviluppato sensori infrarossi che possono tracciare un bersaglio a 200 km di distanza. Steltono, nulla può nascondersi. Qui integreremo i sistemi di intelligenza artificiale che permetteranno al GK di controllare squami di droni.
Stiamo parlando di 20-30 droni per caccia. Un singolo pilota italiano comanderà una formazione equilente a uno squadrone intero. Scholz ascoltava in silenzio. Ogni parola era un chiodo nella vara dell’orgoglio tedesco. Alla fine del tour Cingolani lo portò in una sala riunioni riservata. Sullo schermo un video, il primo test del dimostratore tecnologico Excalibur, l’aereo modificato che stava testando i sistemi del GCP.

Il video mostrava un Glalfstam business jet modificato che volava a velocità supersonica, lanciava contromisure, tracciava bersagli multipli, comunicava con droni, tutto contemporaneamente. Questo, disse Cingolani, è quello che abbiamo già costruito. Il prototipo completo del GCP sarà pronto nel 202. i primi caccia operativi nel 2035. Poi si girò verso Schulz.
Ora, cancelliere, parliamo di cosa può offrire la Germania. Le trattative durarono 3 giorni, furono brutali. La Germania chiese il 25% della joint venture, l’Italia offrì il 12%. La Germania chiese di guidare il sviluppo dei motori. L’Italia disse che i motori erano già assegnati al Regno Unito. La Germania chiese garanzie di produzione sul suolo tedesco.
L’Italia rispose che la produzione sarebbe stata dove serviva. Italia per elettronica e integrazione, UK per motori e struttura, Giappone per materiali avanzati. Alla fine fu raggiunto un compromisso. La Germania avrebbe investito 15 miliardi di euro nel programma in cambio di una quota del 15% nella joint venture e del diritto di produrre alcune componenti strutturali minori.
Componenti minori, proprio come avevano detto dell’Italia. Il cerchio si era chiuso. 23 dicembre 2025, conferenza stampa congiunta a Roma. Meloni e Scholz annunciarono l’approfondimento della cooperazione europea nel settore della difesa avanzata. Nessuno disse esplicitamente che la Germania stava abbandonando l’FCAS, ma tutti capirono.
E a Parigi Emanuel Macron capì di essere rimasto solo. Il 27 dicembre, in un discorso televisivo, Macron annunciò che la Francia continuerà con determinazione lo sviluppo dell’FCAS, dimostrando ancora una volta che la Francia non ha bisogno di nessuno quando si tratta di eccellenza tecnologica. Era una bugia e tutti lo sapevano.
Senza Germania l’FCAS non aveva budget, senza Airbus non aveva capacità produttiva su larga scala e senza partner non aveva mercato. L’FCAS era morto e da si ritrovava con miliardi di euro spesi in un programma che non avrebbe mai visto la luce, ma per l’Italia era solo l’inizio. Gennaio 2026 Leonardo annunciò che i primi contratti per il Gup sarebbero stati firmati entro marzo, valore 25 miliardi di euro per i primi 5 anni.
Febbraio 2026 il Giappone confermò che il suo investimento nel Gap raggiungerebbe i 30 miliardi di dollari, rendendolo il più grande programma di difesa nella storia giapponese. Marzo 2026 l’Inghilterra annunciò che il GCP avrebbe creato 100.000 posti di lavoro nel Regno Unito, 80.000 in Italia, 120.000 in Giappone e aprile 2026 l’Australia fece formalmente richiesta di entrare nel programma, seguita sorprendentemente dall’Arabia Saudita e ancora più sorprendentemente dalla Polonia.
Il GCAP non era più solo un programma per tre paesi, stava diventando l’alternativa globale al dominio americano nell’aviazione militare e l’Italia era il cuore pulsante, perché mentre il mondo discuteva su chi avrebbe guidato il futuro dell’Aeronautica, l’Italia lo stava già costruendo. A Torino, a Roma, a Pomezia, a Nerviano.
3000 ingegneri italiani lavoravano al Gup e altri 5.000 sarebbero stati assunti nei prossimi 3 anni. Le università italiane ricevevano finanziamenti per programmi di ricerca su intelligenza artificiale, materiali compositi, propulsione avanzata. Startup italiane sviluppavano tecnologie per droni, sensori, comunicazioni quantistiche.
L’Italia stava vivendo un rinascimento tecnologico e questa volta, invece di dipingere a freschi, stava costruendo caccia di sesta generazione. 15 maggio 2026 Giorgia Meloni tenne un discorso al Parlamento europeo che rimase nella storia. Per troppi anni, iniziò, l’Italia è stata considerata il partner minore dell’Europa, il paese del buon cibo, dell’arte, del turismo.
Mai il paese della tecnologia, mai il paese dell’innovazione, mai il paese del futuro. Fece una pausa guardando direttamente i rappresentanti tedeschi e francesi. Ma oggi l’Europa sta imparando una lezione che avrebbe dovuto imparare secoli fa. Quando sottovaluti l’Italia, l’Italia non si lamenta, l’Italia lavora.
E quando l’Italia lavora, costruisce imperi. Il GCP non è solo un caccia, è la dimostrazione che l’Europa può competere con Stati Uniti e Cina solo se abbandona le vecchie gerarchie, solo se accetta che la leadership non si eredita, si guadagna. E l’Italia l’ha guadagnata. L’applauso fu assordante. Anche molti deputati tedeschi applaudirono pur con riluttanza.
Perché alla fine anche loro dovevano ammettere la verità. L’Italia aveva vinto giorno 20 giugno 2026, un anno esatto dalla nascita di Edgewing, cerimonia ufficiale a Torino Caselle per l’inizio dei lavori di espansione dello stabilimento. Roberto Cingolani tagliò il nastro davanti a 5000 dipendenti, autorità di tre continenti e telecamere di tutto il mondo.
Questo stabilimento, disse, produrrà il caccia più avanzato mai costruito, un caccia che non solo dominerà i cieli, ma ridefinirà cosa significhi dominare i cieli. Un caccia progettato da italiani, britannici e giapponesi, finanziato da sette paesi, costruito per 50 nazioni. Un caccia che dimostrerà che il futuro dell’Europa non si decide a Berlino o a Parigi, si costruisce a Torino.
Quella sera Meloni cenò con Crosetto in un ristorante romano. Ordinarono il miglior vino della casa e brindarono. “A cosa brindiamo?” chiese Crosetto. Meloni sorrise ai 70 anni di attesa, ai decenni in cui fummo trattati come fornitori di componenti minori, alle umiliazioni, ai no, alle porte chiuse. Alzò il bicchiere e al momento in cui l’Italia smise di chiedere permesso e iniziò a comandare Bevvero e fuori nelle officine di Torino, sotto le luci al neon, i primi pezzi del GCP prendevano forma.
Non era solo un caccia, era la vendetta dell’Italia contro 70 anni di sottovalutazione. E quando nel 2035 il primo GK italiano decollerà dal suolo italiano pilotato da un pilota italiano, ogni paese che aveva snobbato l’Italia guarderà in alto e capirà. Roma non perdona, Roma aspetta e quando è pronto Roma conquista.
Questa volta non con le legioni, ma con l’ingegno. E voi cosa ne pensate? L’Italia merita di guidare il futuro dell’Aeronautica europea. Credete che il GCKP cambierà davvero gli equilibri di potere? Scrivete nei commenti viva il GCP se credete che l’Italia stia finalmente riprendendosi il posto che le spetta nella storia, perché questa non è solo una storia di un caccia, è la storia di come l’Italia è tornata grande. Sì.
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