Il Tiger 1 o Tiger 1, se lo volete dire in tedesco, rimaneva comunque una buona risorsa grazie al suo micidiale 88 mm ad una corazza non più impenetrabile ma comunque sufficiente. Ma serviva un qualcosa di più, un nuovo progetto di carro pesante capace di sfruttare le nuove tecnologie e il knoww-how appreso in questi anni di guerra della Germania nazista.
Si iniziò quindi a pensare prima di tutto al tipo di corazza da adottare e soprattutto a come implementarla. Si decise di attuare la stessa tecnica utilizzata per progettare il carro medio Panther, disegnando quindi il successore del Tiger 1 con piastre inclinate e più spesse, ovviamente, al fine proprio di aumentarne la protezione. Un altro quesito da dover risolvere era poi l’armamento.
Sul finire del 42 i tedeschi stavano già riscontrando alcune difficoltà contro i corazzati dell’armata rossa, sempre più prestanti e corazzati. Di conseguenza si decise di adottare lo stesso cannone utilizzato dal Tiger 1 in versione però allungata. Se l’8 mm del Tiger 1 è infatti lungo 56 calibri, ovvero quasi 5 m, la medesima arma che sarà poi stata equipaggiata nel Tiger 2 di calibri nera lunga ben 71, ovvero poco più di 6 m.
Questa caratteristica avrebbe quindi aumentato la velocità iniziale del proiettile una volta sparato dalla canna che si traduceva in maggior capacità di penetrazione a distanze per giunta maggiori. Il primo tentativo di installare un cannone di questa portata nella torretta di un carro armato fu un progetto congiunto portato avanti dalle aziende CRUP e Porsche a partire dall’ottobre del 1941.
Il progetto era noto ufficialmente col nome WK45.02P2, 02 P2, ma sfortunatamente per loro e a causa di problemi derivati dalla produzione dei motori e delle sospensioni progettati da Porsche, tutto il progetto fu annullato nel 42. Tuttavia, ciò non segnò la fine della storia del carro protagonista del video. Nel novembre dello stesso anno una terza azienda decise di contribuire avanzando qualche idea per dar vita finalmente a questo carro. Stiamo parlando della famosa Anchel and Son già menzionata.

La ditta in questione non era nuova a questo tipo di lavoro, aveva infatti già sviluppato, come abbiamo già detto, il primo Tiger e stava lavorando ai progetti VK45.01H, armato con un cannone da 88 mm KWKL56 e con il 75 mm KWKL70, potendo sfruttare questa esperienza per sviluppare un progetto equipaggiato con il cannone che sarebbe poi divenuto quello del futuro Tiger 2. La loro idea iniziale denominata WK45.
02H 02H venne rapidamente superata da una versione migliorata, il VK45.03H, che utilizzava molti dei componenti già sviluppati per il VK45.01. Lo sviluppo del WK03 iniziò nell’ottobre del 1942, ma nel febbraio del 1943 alla Anchell venne ordinato di ridisegnare il prototipo in modo da incorporare il maggior numero possibili di parti provenienti dal progetto Panther 2 della Man.
Oltre a ciò venne disegnata e prodotta dalla Crup una torretta completamente nuova che sarà erroneamente nota come torretta Porsche, nonostante Porsche non c’entri nulla, con l’obiettivo quindi di equipaggiare il nuovo cannone da 88 mm dalla forma decisamente più tondeggiante rispetto alla maggior parte delle torrette tedesche che rendeva la sagoma del carro complessivamente meno evidente.
Questo tipo di torretta non ebbe però lunga vita a causa di un grave problema derivato dalla forma del mantelletto frontale, il quale creava una trappola per colpi data la sua forma curva. e che quindi poteva indirizzare un ipotetico proiettile verso il tetto dello scafo.
E oltre a ciò abbiamo anche la difficile produzione accentuata come se non fosse già abbastanza dalle numerose difficoltà logistiche della Germania di quel periodo, la quale doveva far fronte ai costanti attacchi dei sovietici nell’Europa dell’Est e ai incessanti bombardamenti alleati nell’Europa occidentale e nelle sue fabbriche in patria.
Per questo motivo vennero prodotte solo una cinquantina di queste torrette, ma ai tedeschi serviva qualcosa di diverso, qualcosa di facile produzione e dalle forme più semplici. Ed è da queste necessità che nacque la torretta più comunemente usata dai futuri Tiger 2, erroneamente denominata torretta anchel, nonostante a progettarla sia stata ancora una volta la Group, che, poverina, a quanto pare è vittima di una società non meritocratica.
Essa presenterà una forma nettamente più squadrata, soprattutto sulla parte frontale, il che eliminò anche il problema della trappola per colpi. I lati furono poi inclinati all’indietro di 20°, fu modificata la cupola del comandante, la quale se inizialmente era saldata sul tetto della precedente torretta, adesso era fissata tramite bulloni per renderne più semplice lo smontaggio e la sostituzione.
La boto del servente fu riprogettata e rinforzata nettamente, passando da 15 mm a 40 e vennero apportate altre modifiche minori. Il tutto ricordando cosa serviva in quel periodo ai tedeschi. Semplicità nel disegno, la quale garantiva una produzione manutenazione più rapida, poiché gli eserciti nemici avanzavano sempre di più nei territori del Rik.
Per quanto riguarda lo scafo, invece, anche qui ci fu uno studio lungo e complesso da parte dei progettisti. Inizialmente era stata pensata una forma riconducibile allo scaffo del Tiger 1, ma con la piastra frontale ai lati inclinati. Ma con l’introduzione del Panther si cercò via via di produrre componenti che potessero essere compatibili con altri carri. Seguendo questa filosofia si abbandonò dunque lo scafo del prototipo VK45.02h.
Questo si tradusse nella proposta di installare il motore del Panter nel VK4502 con conseguente ridisegno del compartimento motore. Di conseguenza fu necessario riorganizzare lo scafo e abbandonare il frontale a doppia inclinazione di quel prototipo di Tiger 2, portando alla cancellazione dell’intero progetto nell’ottobre del 1942.
E arriviamo dunque al VK4503 già citato, il progetto successivo di Anchel che verrà denominato Tiger 3 in quanto all’epoca erano attivi entrambi i progetti e quindi c’era il bisogno di poter distinguere i due carri. Sì, ragazzi, avete capito bene, per un piccolo lasso di tempo è esistito anche un Tiger 3 ufficialmente. Esso era basato sul WK4502 ma modificato per poter utilizzare parti del Panther.
Solo il 3 marzo del 43 il WK4503 ricevette ufficialmente il nome Tiger 2 circa 6 mesi dopo quindi l’abbandono del Tiger 2 originale. Le magagne però, purtroppo per i tedeschi, non finirono qui. Secondo i disegni del 25 novembre 1942, la sua piastra frontale aveva uno spessore di 100 mm in linea con la torretta progettata dalla Crup, ma fu ritenuta presto insufficiente, venendo quindi rinforzata e resa più spessa.
Ora raggiungevo uno spessore di 150 mm e con l’inclinazione la resistenza aumentò esponenzialmente. Tuttavia questo aumento di corazza comportò anche un incremento del peso complessivo, tenendo poi conto che questa parte di scafo non fu l’unica a ricevere aumenti di spessore. Vennero anche rinforzate le alette laterali per coprire gli organi di trasmissione e complessivamente il prototipo raggiunse un peso di ben 68 tonnellate, circa quindi 14 tonnellate in più rispetto al Tiger 1 che ne pesava solo tra virgolette 54.
Arriviamo infine al tanto atteso biennio 1943-194, anni in cui venne ultimato il design dello scafo. Venne ulteriormente ridisegnata la parte posteriore per renderla più semplice da produrre. Fu introdotta la caratteristica sfera sulla piastra frontale per posizionare la MG antifanteria. Venne introdotto anche un periscopio rotante per il pilota e progettato un nuovo anello di torretta spesso 100 mm e circa 50 nella parte superiore.
Le sospensioni invece erano quelle classiche di molti carri tedeschi, ovvero il sistema che sfruttava le ruote contrapposte lungo tutto il cingolo. Questo particolare sistema di sospensioni garantiva sì una buona mobilità, ma è nota a tutti la sua capacità di rendere abbastanza snervante la manutenzione dei veicoli che avevano il privilegio di montarle. Anche sotto questo aspetto, naturalmente, vennero fatte alcune modifiche.
Nel 42, ad esempio, quando ancora si era ben lontani dal produrre Tiger 2, questo sistema fu in qualche modo semplificato e nel 43 lo fu ancora di più. Vennero infatti tolte le classiche ruote gommate per sostituirle con altre ruote non dotate di quel materiale che nel 44 era sempre più carente.
Per uniformare i componenti con il My Prodotto Panther 2 si decise poi di adottare come cingoli da trasporto i cingoli da 660 mm, mentre per l’impiego operativo vennero previsti i cingoli da 800 mm, i cosiddetti Gelandat, ovvero i cingoli da campagna. A cavallo tra il 44 e il 45 vennero effettuate ulteriori modifiche sempre nella zona dei singoli della trasmissione per ottimizzare la mobilità e l’usura delle componenti di questo btione, anche se, come ci insegna la storia, ciò non bastò per vincere la guerra.
E alla fine di tutto possiamo dire che il lungo e complesso per Tiger 2 fatto di compromessi, ripensamenti e continue modifiche di come i tedeschi cercarono fino all’ultimo, con circa 500 carri prodotti stimati alla fine della guerra, di conciliare potenza di fuoco e protezione con le esigenze industriali e logistiche. Un equilibrio mai del tutto raggiunto, sia chiaro, è che segnerà in modo decisivo la storia operativa del carro.
Partendo dalle basi, possiamo dire che per definizione, per classificazione tedesca, il Tiger 2, chiamato anche Konix Tiger o King Tiger, è un cosiddetto carro pesante di nome e di fatto, essendo un vero e proprio bestione dal peso medio di circa 70 tonnellate con una lunghezza comprendendo il cannone puntato in avanti di ben 10 m e con un’altezza di 3 m.
La sua configurazione è la classica che vediamo in moltissimi carri di ogni epoca, ovvero con pilota e marconista sulla parte anteriore dello scafo, la torretta centrale con i suoi relativi membri, comandante, artigliere e servente posizionati al centro del veicolo e il comparto propulsivo posto sul retro.
Il capocarro era seduto nella parte posteriore sinistra della torretta e aveva il compito di dirigere le manovre e coordinare l’ingaggio del mezzo. Davanti a lui, sulla stessa linea del cannone principale, sedeva il cannoniere, responsabile del puntamento e del tiro. Infine, sul lato destro, trovava posto il servente, cui spettava il gravos suo compito di maneggiare e inserire in culatta le enormi munizioni monoblocco da 8,8 cm.
Parlando invece di quelli che operavano all’interno dello scafo, cioè il pilota posizionato a sinistra e l’operatore radio posizionato a destra, diciamo che entrambi avevano un portello personale sopra la propria postazione, mentre nella torretta solo il capocarro e servente disponevano di un’apertura dedicata in caso di incendio o evacuazione rapida, quindi, il cannoniere era costretto a passare attraverso il portello del capocarro o a spostarsi sul lato del serpente per usare il suo.
All’operatore radio aspettava anche la gestione della mitragliatrice frontale dello scafo, la cui reale utilità in combattimento è stata spesso messa in discussione. Tuttavia, la presenza di un mirino telescopico ne aumentava l’efficacia, permettendo un tiro più preciso rispetto ad altre mitragliatriciali di carri contemporanei.
Per quanto riguarda invece la mobilità a cui ovviamente non si sta parlando di mezzi quali un M18 Elcat oppure di un M4 Sherman, ma di un carro dotato di una certa massa che non fa della mobilità sicuramente il suo punto forte, conservando comunque prestazioni decenti. In strade asfaltate, infatti, il mezzo, grazie prima al motore HL230 TRM P30 e poi al nuovo V12 Myback HL230 P45 a benzina da 700 cavalli, riusciva a raggiungere sulla carta velocità di massimo 40 km/h ad essere veramente ottimisti, mentre in fuoristrada il dato scendeva a poco più di 20 con un’autonomia che
poteva vari tra i 120 e i 190 km. Il sistema di trasmissione, il cosiddetto Mayback OG401216B, fu però il vero tallone da kill del Tiger 2. Anche il suo predecessore e il Panther avevano sofferto di problemi ai loro riduttori finali, in parte poi irrisolti, anche se i guasti fondamentali dipendevano da una combinazione di limiti progettuali e di produzione.
I componenti, infatti, non erano in grado di sopportare gli straordinari carichi derivati da improvvisi sovraccarichi o da marce ad alta velocità. Ma approfondiremo questo argomento parlando del suo impiego operativo in un secondo momento. Parlando ora di mera corazza, possiamo affermare, dati alla mano e senza fanatismi di nessun tipo, che il carro era su carta uno dei mezzi che avrebbe garantito probabilità di sopravvivenza molto elevate per gli occupanti.
D’altronde, quanti altri carri avversari potevano vantare una piastra frontale dallo spessore di 150 mm che inclinata, riusciva a proteggerti con oltre 230 mm di spessore effettivo? e stiamo parlando solo della piastra frontale dello scafo, ma qualora ci spostassimo sullo scudo del cannone e quindi sulla parte frontale della torretta, la parte soggetta notorialmente dopo lo scafo alla maggior parte dei colpi nemici, anche in questo caso vedremo spessori abbastanza importanti.
Sebbene in questo caso le piastre siano praticamente verticali, parlando della seconda torretta prodotta dalla Crup, quella che si vedrà maggiormente sui tigroni, parliamo comunque di valori che spaziano tra i 180 e i 203 mm. Passando ora all’armamento, anche qui escludendo qualsiasi tipo di bias, sono in duubbie le ottime prestazioni del suo cannone.
Stiamo parlando del già citato 8,8 cm KWK43 L71, lo stesso cannone del Tiger 1 ma allungato, avente quindi prestazioni e precisioni migliore. L’elevazione del pezzo andava da -8° a +15 ed era bilanciata pneumaticamente. Per il puntamento del cannone principale si utilizzava il cosiddetto Thurmzinfen Roar 9B1, un mirino binoculare con ingrandimento 2,5 e un campo visivo di 25°.
Inoltre, le scale graduate del mirino consentivano di ingaggiare bersagli anche ad una distanza di massimo ipoteticamente 6 km, anche se è inutile dirvi che nessun ingaggio avveniva mai a queste distanze. Il rato di fuoco si aggira invece tra i 6 e i 10 colpi al minuto e poteva sparare proiettili quali il panzer granate 3943, ovvero proiettili APCBChe traccianti e panzer granate 4043 APCR a velocità stimate molto alte di circa 1100 m/s, il che garantiva sicuramente un’ottima penetrazione.
Oltre a ciò abbiamo anche le classiche munizioni he ovvero ad alto impatto esplosivo e heat o se volete hit, ovvero a carica cava. Come armi secondarie invece abbiamo le classiche 3 MG3, una montata in un supporto a sfera sulla placca frontale dello chassis, un’altra posizionata coassialmente al cannone, mentre la terza veniva montata sulla cupola del comandante per il tiro antiao.
Analizzando nel dettaglio tutte le caratteristiche tecniche, il Tiger 2 emerge quindi come un carro pesante, estremamente sofisticato e potente, un vero colosso della Seconda Guerra Mondiale che sulla carta combinava protezione, precisione e capacità di fuoco in modo quasi inarrivabile. Eppure, come scopriremo analizzando il suo impiego operativo, questa apparente perfezione nascondeva fragilità e limiti che ne avrebbero condizionato la reale efficacia sul campo.
Tutti i Tiger 2, dal momento in cui venivano prodotti, venivano assegnati ai battaglioni corazzati pesanti tedeschi, le famose Schver Panzer Tailung, sulla base di 45 carri per battaglione. Questi erano suddivisi in tre compagnie da 14 Tiger 2 ciascuna per un totale di 42 mezzi, mentre i rimanenti tre carri venivano destinati al comando del battaglione.
Ogni plotone doveva essere formato da tre-4attro carri, configurazione che sulla carta permetteva di distribuire efficacemente i mezzi sul campo e mantenere un’organizzazione tattica relativamente compatta. Ora, detto questo, ci tenevo a far presente una cosa. Per chi non ci avesse ancora fatto caso, nonostante l’abbia evidenziato più volte, tutte le volte che parlavo delle varie caratteristiche prestazionali del King Tiger, utilizzavo sempre una piccola parola, per molti magari poco importante, su carta. Ebbene sì, sulla carta infatti questo mezzo era sensazionale,
tralasciando la sua poca agilità e le sue imponenti dimensioni, per tutto il resto potevamo dire che il mezzo era ok, anzi era proprio un gran bel carro pesante. Tuttavia il campo di battaglia reale, purtroppo per i tedeschi, presenterà condizioni abbastanza diverse da quelle viste, appunto, sulla carta.
Il Tiger 2 prese parte al suo battesimo del fuoco con la prima compagnia del 503º battaglione corazzato pesante durante la battaglia in Normandia il 18 luglio 1934 per essere precisi, opponendosi all’offensiva canadese Operation Atlantic tra Truarn e Demoville. Due carri furono persi in quell’occasione e quello del comandante di compagnia rimase addirittura intrappolato in modo irreparabile dopo essere caduto in un cratere causato dai bombardamenti nell’operation Goodwood.
Un altro impiego degno di nota è sicuramente quello avvenuto sempre nello stesso anno da parte dello Schwarg Panzeraptilung 501, un battaglione che aveva già operato in Nord Africa con numerosi Tiger 1 partecipando attivamente in molte battaglie, ma che con il suo successore ebbe non pochi problemi. La maggior parte dei loro mezzi si fermò per guasti alla trasmissione durante una marcia su strada di 50 km dopo essere stati scaricati dai treni a Iedrecevo sulla via per la testa di ponte di Baranov vicino a Varsavia.
Dovevano essere presenti ben 45 carri all’appello, ma fu proprio per colpa di questi problemi che il battaglione fu costretto a combattere l’11, il 12 e il 13 agosto nell’attacco a Shiduf con soli otto mezzi di cui tre distrutti in un’imboscata da parte di uno o più di 34-85 sovietici della 53ª Brigata Corazzata delle Guardie vicino alla città di Obledo.
Alel primo settembre restavano operativi solo 26 Tiger 2 e dopo le perdite di agosto e settembre 1944 l’unità fu rifornita anche con Tiger 1 provenienti dalla Schver Panzer Pilung 509 operando per un periodo con entrambi i modelli contemporaneamente. La sfortuna per questo battaglione però non finì qui. Un nuovo disastro si verificò nel gennaio del 45 durante un attacco all’ISOF condotto senza adeguata preparazione e ricognizione.
I sovietici tesero un’imboscata e distrussero quasi l’intero battaglione utilizzando carri Josip Stalin e cannoni anticarro nascosti. Nonostante ciò, il battaglione riportò la distruzione di diversi carri nemici durante il contatto. In quella occasione, tra l’altro, la cattura di tre Tiger 2 operativi permise ai sovietici di portarli a Kubinka per testarne prestazioni e vulnerabilità, offrendo un’analisi preziosa delle potenzialità e limiti di quello che a livello teorico era considerato uno dei carri più formidabili del secondo conflitto mondiale. Questi test, come ci
si potrebbe facilmente aspettare dalla Germania di quegli anni, non diedero esiti propriamente positivi, rivelando una certa fragilità nelle piastre d’acciaio, minore maleabilità e una forte tendenza da sfaldamenti e fratture aggravata da saldature deboli nei giunti. Nonostante queste criticità, i test dimostrarono anche che il Tiger 2 non era un carro così pessimo, era infatti virtualmente immune al fuoco dei canoni da 85 mm e T3485 armati con proiettili perforanti D5 ed S53.
Persino a distanza di appena 300 m i colpi non riuscivano a penetrare la corazza frontale. Lo stesso valeva per i cannoni sovietici a 76 mm ZIS3 ed F34, incapaci di perforare perfino le fiancate della torretta e dello scafo. Paradossalmente gli unici pezzi da 76 mm in grado di rappresentare una minaccia reale erano quelli di produzione americana forniti all’armata rossa attraverso il programma Land lease.
Questi cannoni potevano perforare le fiancate del Tiger 2 a una distanza pari a una volta e mezzo o addirittura il doppio di quella necessaria ai pezzi sovietici da 85 mm. Un ulteriore confronto fu effettuato con lo stesso 8,8 cm KVK43 L71 del Tiger 2 impiegato contro un altro esemplare del medesimo carro.
I sovietici conclusero, quindi che le prestazioni del cannone tedesco erano comparabili a quelle del loro 122 mm di25, montato ad esempio sugli S2, con una capacità di penetrazione di circa 165 mm e 30° di inclinazione a 1000 m. Tuttavia, il pezzo tedesco risultava essere nettamente inferiore al cannone sovietico in termini di potenza esplosiva delle granate he una differenza dovuta semplicemente alla maggior massa del proiettile da 122 mm che banalmente era più grosso.
Chiudendo la parentesi dei test e tornando quindi al battaglione Carry, diciamo che l’ultimo Tiger 2 di questa unità fu perso il 14 gennaio, quando il ponte da 12 tonnellate su cui stava transitando semplicemente crollò. A dimostrazione di come disporre di mezzi così pesanti non è sempre un’ottima idea, soprattutto quando bisogna farli transitare su determinate infrastrutture, ma ciò non valeva solo per i tedeschi.
Ma passando ad altro, diciamo che il 15 ottobre 1944 i Tiger 2, invece della 503o battaglione corazzato pesante scrissero una delle pagine più drammatiche della guerra. Durante l’operazione Panzerfaust, questi giganti d’acciaio marciarono al fianco delle truppe di otto scorszeni e contribuirono con la loro potenza a piegare la resistenza di Budapest.
Fu un’azione decisiva che assicurò l’Ungheria all’orbita dell’asse fino agli ultimi giorni del conflitto. I carri del 503º si gettarono poi nella battaglia di De Brechen, continuando a combattere senza tregua. Per 166 giorni consecutivi rimasero in prima linea sul fronte ungherese, accumulando un bilancio impressionante.
Furono distrutti almeno 121 carri sovietici, 244 pezzi di artiglieria e cannoni anticarro. Cinque aerei vennero abbattuti e persino un treno venne distrutto, ma questa furia d’acciaio ebbe un prezzo elevatissimo. 25 Tiger 2 persi, tra cui 10 distrutti in combattimento, due inviati a Vienna per revisioni e ben 13 fatti esplodere dagli stessi equipaggi, piuttosto che consegnarli al nemico.
Pochi mesi dopo il Tiger 2 tornò protagonista in una delle più grandi operazioni tedesche della guerra, ovvero la famosa offensiva delle Arden nel dicembre del 44. Qui furono schierati almeno 150 esemplari, quasi un terzo dell’intera produzione, ma quell’immane sforzo si rivelò una scommessa fatale, poiché la maggior parte del Tiger 2 andò perduta tra le foreste innevate del Belgio e del Lussemburgo. Eppure la parabola del Conx Tiger non si concluse lì.
Nelle fasi finali del conflitto, infatti, questi mastodonti comparo ancora in ogni grande battaglia, dalle offensive sovietiche nella Prussia orientale nel gennaio del 45 fino alle battaglie che segnarono il tramonto del terzo Rik, dalle alture di Silov fino alle rovine fumanti di Berlino. Tra le unità che si distinsero per ferocia vi fu sicuramente il 103º battaglione corazzato pesante dell SS.
Tra gennaio e aprile del 45, infatti, le sue rivendicazioni furono titaniche, circa 500 mezzi nemici distrutti, ma anche per loro la sorte fu abbastanza amara, 45 Tiger 2 persi, la maggior parte non per mano avversaria, ma per cedimenti meccanici o per l’inesorabile mancanza di carburante che costrinse gli equipaggio a compiere l’estremo gesto di faltar in aria i propri carri.
Così, tra gloria e disfatta, il Tiger 2 rimase fino alla fine un simbolo della potenza, ma anche della fragilità dell’arma tedesca corazzata. Ma quindi alla fine di tutto è arrivato dunque il momento di rispondere ad un’importante domanda. Il Conix Tiger si rivelò veramente l’arma devastante che i tedeschi e gli appassionati fanatici descrissero? Per rispondere a questa domanda cercherò di essere quanto più neutrale e oggettivo possibile, quindi ascoltate bene il mio ragionamento nato dalla consultazione di varie fonti online che ritengo affidabili. Per prima
cosa è importante dire come la pesante corazzatura e il potente cannone a lunga gittata conferivano a Tiger 2 oggettivamente un certo vantaggio contro qualsiasi carro occidentale o sovietico che tentasse di affrontarlo frontalmente. Sappiamo ovviamente tutti che gli scontri tra carry erano relativamente rari e che soprattutto gli alleati preferivano, ove possibile far saltare per aria questo tipo di mezzi utilizzando o l’artiglieria o il supporto aereo.

Ma se consideriamo solamente gli scontri tra carry, allora possiamo dire che quando non si rompeva per colpa delle sue componenti, il tigrone si poteva rivelare un avversario abbastanza ostico. Questo era particolarmente evidente sul fronte occidentale, dove fino all’arrivo nel 45 di pochi M26 Persing e di alcuni M4A3 e2 Sherman denominati jambo dotati di corazze aggiuntive insieme anche a qualche versione tardiva del Churchill, negli Stati Uniti nella Gran Bretagna avevano introdotto in servizio veri e propri cari armati pesanti. Per valutare poi le prestazioni della corazza,
sì, ci possiamo affidare ai test effettuati dai russi a Kubinka, dove sono effettivamente riusciti a penetrare la piastra frontale del Tiger 2. ma a fronte di colpi ripetuti e che c’entravano sempre lo stesso punto. Condizioni che in uno scontro reale difficilmente potevano verificarsi, soprattutto nel caso in cui avvenivano a distanze superiori agli 800 o 900 m.
Dal canto loro anche i britannici condussero analisi proprie. Un documento del Royal Armored Corp nel febbraio del 45 stimava che il cannone QF 17 Pounder da 76,2 mm utilizzando proiettili perforanti a sabot, ovvero i cosiddetti APDS, fosse teoricamente in grado di penetrare la torretta frontale e la parte inferiore della corazza anteriore del Tiger 2 a distanze comprese tra i 1000 e i 1100 m.
Si trattava però, anche in questo caso, di stime ideali calcolate a un angolo perfetto di 90° e in condizioni ideali da poligono. In un teatro operativo reale, infatti, il 17 pounder non riuscì mai a perforare frontalmente un Tiger 2, o almeno io non ho trovato prove in tal senso. Di conseguenza mi viene da pensare che, e qui credo che molti la penseranno allo stesso modo, la tattica più efficace contro questo carro, qualora l’uso di artiglieria e aviazione non fosse stato possibile, rimaneva l’accerchiamento per colpire i punti deboli rappresentati dalle
corazze laterali e posteriori. Un approccio non così tanto impossibile da attuare vista la poca agita del carro, ma che richiedeva sicuramente manovre complesse e rischiose, poiché il tigrone manteneva quasi sempre il vantaggio tattico nello scontro diretto. Il suo cannone principale, infatti, era in grado di distruggere qualsiasi carro alleato frontalmente a distanze superiori ai 2,5 km, ben oltre quindi la portata utile della maggior parte dei cannoni avversari.
D’altro canto però il mezzo, come abbiamo già visto, non era privo di difetti, anzi possiamo dire che aveva quasi più difetti che pregi. Partiamo, come prima cosa, dalla mobilità. Capirete da soli che far transitare per tutta l’Europa dei veicoli pesanti 70 tonnellate non era un gioco da ragazzi. La maggior parte dei ponti dell’epoca, infatti, non era in grado di reggere tale peso e come se non bastasse, la quantità di carburante speso per far muovere questi btioni non controbilanciava un’autonomia chissà quanto brillante, mediamente di circa 160 km realisticamente. Altri episodi
emblematici, a dimostrazione della situazione economico-logistica della Germania di quegli anni sono, ad esempio, quelli in cui il carro veniva, come già detto, distrutto dai propri equipaggi, costretti a farlo esplodere per la mancanza principalmente di carburante o mezzi di recupero, piuttosto che essere distrutti dal fuoco nemico.
A ciò si aggiungevano, non di rado, errori tattici che lo esponevano ai colpi sui fianchi. Sul piano strategico il Tiger 2 quindi riuscì a dimostrarsi sì un’arma temibile, ma non risolutiva. In un conflitto dove numeri, efficienza e qualità produttiva erano determinanti, esso si rivelò poco più di un panther sovrappeso inaffidabile, capace di consumare risorse sempre più scarse senza restituire un effettivo vantaggio sul campo.
Ciò che era nato come un miglioramento del Tiger 1 finì quindi per eredditarne i difetti e in alcuni casi aggravarli. Emblematico il caso delle fragili trasmissioni che causarono un numero enorme di guasti. Quando il Tager 2 poteva operare senza problemi tecnici, dimostrava tutta la sua micidiale potenza, infliggendo perdite pesanti ai carri nemici.
Ma questi episodi furono abbastanza rari. Troppo prezioso per rischiarlo, spesso il carro non veniva impiegato con decisione. Ad Arnem, per esempio, dopo la perdita di un esemplare colpito da un pat britannico, l’azione venne interrotta per paura di subire ulteriori perdite. In definitiva, secondo il mio parere di appassionato, il dispendio di tempo, risorse e materie prime impiegato per produrre il Tiger 2 avrebbe potuto essere sfruttato molto più efficacemente per la costruzione di mezzi realmente utili, come i panzer 4 con cannone da 75 mm lungo, i Panther, i famosi stug,
i mezzi di trasporto e così via. La storia del re tigre finisce dunque così, amara e brutale, ma realista. Dopo la seconda guerra mondiale questi btioni non furono mai più adottati ufficialmente da nessun paese e i pochi esemplari catturati furono utilizzati solo nei poligoni per dei test comparativi.
Al giorno d’oggi esistono però vari esemplari conservati splendidamente, come ad esempio il Tiger 2 con la prima torretta della Croupe più tonda al Tank Museum di Bowington oppure il Tiger 2 situato al Museo dei Carri a Kubinka. Un altro poi lo troviamo al Deutches Panzer Museum a Monster in Germania e così via. Pronto per essere visto e ammirato dai turisti di un’altra epoca.
non più come terribile macchina da guerra, ma come monumento silenzioso, imponente e robusto, rappresentante un passato che non deve essere mai dimenticato. No.
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