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“ABBATINO SEI UN PAGLIACCIO” – DURO SCONTRO TRA I COMPONENTI DELLA BANDA DELLA MAGLIANA

3 giugno 1996, Roma. Nell’aula del Tribunale della Capitale si tiene una delle udienze più attese del processo contro la cosiddetta banda della Magliana, un procedimento che vede imputati Maurizio Abbatino e altri 97 presunti appartenenti all’organizzazione criminale che per oltre un decennio ha inciso sugli equilibri della malavita romana.

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Al centro dell’udienza vi è il confronto tra Maurizio Abbatino, già ritenuto figura di vertice del gruppo e divenuto collaboratore di giustizia, e due altri protagonisti della vicenda, Antonio Mancini e Massimo Carminati. Per la prima volta nell’aula giudiziaria si fronteggiano uomini che secondo l’accusa, avevano condiviso strategie, affari e responsabilità all’interno di una struttura ritenuta stabile e organizzata.

La banda della Magliana, attiva tra la fine degli anni 70 e gli anni 80 viene descritta dagli inquirenti come un’organizzazione capace di operare su traffici di stupefacenti, sequestri di persona, gestione del gioco d’azzardo e rapporti con ambienti eversivi e mafiosi. Il processo in corso mira a chiarire l’esistenza di un’associazione per delinquere strutturata, la ripartizione dei ruoli interni e le responsabilità individuali degli imputati. L’aula è carica di tensione.

Le dichiarazioni rese da Abbatino nel corso delle indagini hanno contribuito a delineare la struttura del gruppo indicando nomi, episodi e presunti accordi. Il confronto con Mancini e Carminati rappresenta un momento cruciale. I giudici devono valutare la coerenza dei racconti, le eventuali contraddizioni e la tenuta delle accuse nel contraddittorio tra le parti.

Nel silenzio dell’aula domande del collegio giudicante e le risposte degli imputati scandiscono un passaggio delicato del procedimento. Ogni parola assume rilievo processuale. Ogni esitazione può incidere sulla ricostruzione dei fatti. L’audio che ascolterete documenta un frammento autentico di quell’audienza, restituendo il clima, le pause, le tensioni e il linguaggio formale della giustizia italiana di quegli anni.

È un documento sonoro che consente di comprendere dall’interno il funzionamento del processo e il peso delle dichiarazioni rese in aula. Se desiderate ascoltare altri audio originali di processi che hanno segnato la storia giudiziaria italiana, iscrivetevi al canale e attivate le notifiche per non perdere i prossimi contenuti.

>> Nelle vostre dichiarazioni ci sono dei contrasti. Uno dei contrasti riguarda la il i fatti accaduti in via di Donna Olimpia a proposito del della morte di proietti Maurizio, del ferimento di eh proietti Mario e via dicendo. Eh siccome c’è questo contrasto io per quanto mi riguarda Aspetta, aspetta aspetti signor Magino, mi faccia finire di parlare, non mi tolga la parola.

> Non si arrabbi, signor presidente? No, infatti non m’arrabbio, la prendo in giro soltanto. Vi invito pertanto a prendere punto quanto ho dichiarato, >> cioè lo >> cioè sull’omicidio eh Proietti eravamo io, Colfigli e Giorgio Paradisi. Doveva venire per Nasetti e non è più venuto perché nel frattempo erano avvenuti degli impegni >> e lui non c’era.

Io non l’ho visto. Parli >> a me anche fino adesso, per quello che mi risulta ha sempre detto la verità e non credo che sia >> per quanto mi risulta, insomma, ha sempre detto la verità, non voglio entrare in polemica con lui. Comunque anch’io le conferme miei verbali che ero che ero sul posto. >> Lei era sul posto.

Se volete posso farvi un disegno anche dove mi trovavo, >> perché le due versioni non corrispondono con riferimento in modo particolare alla morte di Leccese. Dica bene, signor per quanto riguarda l’omicidio leccese, dopo l’omicidio Selis siamo partiti io e Toscano, mentre Mauris è rimasto in casa con gli altri.

Io è toscano con la 112 di Mancone e Abruciati e Depis sulla moto. Siamo arrivati lì, Toscana è tornato indietro e gli altri io con Abruciati a De Pedis abbiamo proseguito, se posso dire nel lavoro, insomma. >> Partendo da dove? >> Prego, >> vi lo dica. Da dove siete partiti? >> Da casa di Mancone, dopo l’omicidio Selis, l’ho detto. >> Invece lei ha preso un’altra versione di >> Eh, qual è? Non ricordo qual è il contrasto.

>> Il contrasto è che lei fa partire >> con due modo. Con due modo. Cavasaggi. >> Ecco. Lui invece riferisce che il gruppo si è spostato dalla casa di Mancone. >> No, io lo ricordo dalla fiera di no. >> Signor presidente, forse per quanto riguarda l’omicidio di Donnolimpia forse potrebbe anche sbagliarsi perché io mi ero precostituito un alibi all’epoca che non è quello della senatore Roberta, come ho saputo dai giornali.

Io sarei dovuto stare a Filettino, una località a 200 km da Roma. Però siccome su questo processo non esistono alibi sia degli ospedali, erano tutti falsi e precostituiti, erano località che con un’ora ci trovavamo a Roma, insomma. Questo l’avevo già detto e anche perché ho sentito >> va bene pubblico lo dico a lui >> dove si trova? Ah, sull’omicidio >> perché siamo in sede di confronto, quindi Mancini dove >> sull’omicidio d’Olimpia.

Mi trovo partendo partendo da da Ponte Bianco al finale della via Donna Olimpia sulla destra c’è una scuola. Io e Pernazetti eravamo lì e loro praticamente erano di fronte e Paradisi era con la macchina che faceva insomma via soato da noi. >> Signor presidente per me è un confronto un po’ anomalo questo, se permetti.

Io ripeto quello che ho detto a verbale, ti ho confermato qui. Mica posso mettere in liga con Maurizio, insomma, no? Eh, >> poi ci sono altri punti. >> Nessuno, presidente. Nessun altro. Vabbè, >> non suggerimenti, una domanda. No, vabbè, no, per le domande è un’altra fase. >> Non mi sono spiegato bene.

Allora, un chiarimento che voglio chiedere a uno dei due contraddittori >> in sede di confronto. >> In sede di confronto. Il chiarimento è rivolto al signor Abatino. Se vuole spiegare che cosa fece per quello che lui vide Mancini in occasione dell’omicidio. >> Dunque, noi eravamo in una posizione che ci vedevamo.

Siccome il gruppo, i proietti non si sapeva che direzione prendevano, se avessero preso la direzione da parte nostra avremmo agito io e Pennasetti. Però in modo tale che si possa capire da da parte di tutti. Eh, anche >> ecco, siccome già era stato erano stati visti nella zona, ci siamo preparati. Io io e Pernasetti eravamo sul lato >> Mancini che cosa dice su >> Senta, avvocato Natal, io assunti particolari mi ricordo.

Io non posso fare altro, ma non perché so come i ciucci che va avanti così, non posso fare altro che ribadire quando ho dichiarato dal momento che ho deciso di collaborare. Basta. >> Quindi sta raccontando fesserie a Batti. Io sto io non l’ho visto sull’omicidio e scusi avvocata, io l’ho detto in sede di interrogatorio facciano tutte le domande, ma in sede di confronto per favore non non lo trasformiamo il confronto dell’interrogatorio dire in questa maniera Abatino ha contestato a Mancini un certo comportamento, quindi io chiedevo se Mancini si riconosce nel

comportamento che gli attribuisce a Batino o no. Presidente, >> credo che questa domanda non sia per >> presidente, >> adesso siamo in serie di confronto, poi non mancherà occasione a lei di fare tutte le domande che vuoi. >> Ma allora, appunto, per principio il difensore nel confronto non interloquisce.

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