1 luglio 1999, Caltanissetta. Nell’aula del processo d’appello per la strage di Capaci prosegue l’esame di Giovanni Brusca, imputato e collaboratore di giustizia, chiamato a riferire su uno dei passaggi più delicati della storia giudiziaria italiana, la fase ideativa, deliberativa ed esecutiva dell’attentato in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.
Il processo riguarda l’attentato del 23 maggio 1992 lungo l’autostrada tra Punta Raisi e Palermo. Ma in questa udienza l’attenzione non è soltanto sul momento dell’esplosione. I giudici cercano di ricostruire ciò che avvenne prima, le decisioni interne a Cosa Nostra, il ruolo di Salvatore Rina, la scelta degli obiettivi, la sequenza tra l’omicidio Lima e la strage di Capaci e il modo in cui il progetto contro Falcone venne ripreso e portato alla fase operativa.
Brusca, rispondendo alle domande del procuratore generale, colloca l’attentato dentro una strategia più ampia. Nelle sue dichiarazioni Falcone viene descritto come un ostacolo costante per Cosa Nostra, per il maxi processo, per il lavoro investigativo sugli appalti, per il ruolo assunto a Roma e per l’attenzione sulla Cassazione.
Secondo quanto emerge dall’esame, la decisione di colpirlo non nasce all’improvviso, ma viene attualizzata nel contesto del 1992, dopo il fallimento delle aspettative riposte nei rapporti politici e dopo l’omicidio dell’onorevole Salvo Lima. Uno dei passaggi più rilevanti riguarda la preparazione materiale della strage. Brusca riferisce di incontri, sopralluoghi, esplosivo, telecomandi, controlli sull’autostrada e valutazioni sulla velocità del corteo di Falcone.
È il racconto giudiziario di una fase preparatoria fredda, tecnica, organizzata, nella quale il delitto viene trattato come un’operazione da pianificare nei dettagli. Questo audio è un documento importante perché permette di ascoltare direttamente, senza filtri narrativi, una delle deposizioni centrali sulla strage di Capaci e sul ruolo di Giovanni Brusca nelle dinamiche interne di Cosa Nostra.
La trascrizione dell’udienza conferma che l’esame si concentra proprio sulla ideazione e deliberazione della strategia stragista e sulla preparazione dell’attentato a Giovanni Falcone. Se ti interessano i grandi processi di mafia, le udienze storiche e gli audio originali delle inchieste che hanno segnato la storia italiana, iscriviti al canale, metti like e commenta.
Per voi è un piccolo gesto che per noi significa tanto. Buon ascolto. >> Allora, il sito riservato. Brusca è presente già, è pronto a rispondere. Un segno di assenso, >> signor presidente, chiedo scusa. Viterbo. >> Sì, Viterbo. Dica. L’imputato Montarto, cioè l’ut l’imputato Montarto Salvatore deve rinunciare al proseguo dell’udienza parzialmente perché deve assistere a una visita.
> Va bene, >> deve fare una visita. >> Vabè, quando vorrà tornare sarà libero di farlo. >> Va bene. Grazie. >> E allora, sito riservato. Brusca è pronto a rispondere. >> Sì, signor presidente. >> Va bene. Procuratore generale la parola. Sì. Allora, signor presidente, noi proseguiamo nell’esame, sempre con riferimento alla tematica ideazione e deliberazione della strategia stragista.

Signor Brusca, buongiorno. >> Buongiorno, dottore. >> Quando viene a conoscenza del proposito di eliminare Ignazio Salvo, cerchi di collocare l’epoca con riferimento alla riunione del febbraio del 1992, sulla quale ha già riferito nel corso della precedente udienza. Io l’eliminazione di Ignazio Salvo ne vengo a conoscenza i primi di febbraio, cioè metà febbraio, eh quando mi viene a trovare a me Giovanni Scaduto ad Altofonte e in quanto c’è Gaetano Sangiorgi che gli chiede, cioè gli fa alcune confidenze e gli fa confidenze per due
motivi. uno per il rispetto e l’altro per verificare se quello che Antonino Cinà, uomo d’ore della famiglia di San Lorenzo, era vero o meno quello che gli chiedeva. Dopodiché con queste notizie che il Giovanni Scaduto mi dà, io cerco subito un appuntamento con Salvatore Rina e gli racconto il tutto. lui mi dà conferma e mi dà l’incarico pure di commettere questo omicidio, però non c’è la premura di farlo subito, ce lo posso fare a mio pacimento e quando è come per il mio compito.
Sì. E l’appuntamento con Salvatore Rina e l’incontro con Giovanni Scaduto avvengono prima della riunione del febbraio 92 di cui ha parlato. >> M guardi, l’appuntamento con Giovanni, l’incontro con Giovanni Scaduto viene sicuramente prima perché eh poi io successivamente mi incontro con Salvatore Lina ci incontro diverse volte.
Io faccio vado da Salvatore Biondino, richiedo l’appuntamento, poi ci vediamo sempre nell’arco di giorni e credo che dobbiamo fissare m metà febbraio, fine febbraio. Questo è il punto perché poi da lì c’è poi subito l’incarico, il progetto per l’onorevole Lima e subito poi c’è il progetto per il dottor Giovanni Falcone, quindi siamo uno dietro l’altro.
>> Sì. E l’appuntamento, ecco, lei ha detto che l’incontro con Giovanni Scaduto era avvenuto prima di quella riunione e l’appuntamento con Salvatore Rina >> avviene prima o dopo la riunione? Dopo con Giovan prima con Giovanni Scaduta e dopo dopo con Salvatore Rena. Sì, questo lo ha chiarito, però volevo sapere questo, se lo ricorda l’appuntamento con Salvatore Rina avviene avviene prima o dopo la riunione nel corso della quale si è deliberato il cosiddetto progetto criminale aperto? Guardi, e questa riunione di Ignazio
Salvo avviene prima del progetto, quello, diciamo, aperto, eh, non gli posso dire di quanti giorni, ma avviene prima. E poi mi c’è, diciamo, l’altro incontro dove si parla di un progetto aperto. Ripeto, saranno stati 5 giorni, 4 giorni a settimana, non li so dire, però siamo a distanza di giorni tutti vicino, non che sono molto in lontano.
>> Sì. E lei ricorda se si sia parlato del progetto di eliminazione di Ignazio Salvo nel corso della riunione di metà febbraio, fine febbraio, in cui si è decisa la strategia? No, di Ignazio Salvo non non se ne parlò perché già quello era un fatto scontato. >> Lei sa dire se la decisione di eliminare Giovanni Falcone con quelle modalità nel corso del 92 implicasse conseguenze negative per Cosa Nostra? Nell’affermativa di Cacquali.
Guardi, in quel momento storico l’eliminazione di Giovanni Falcone non era negativo perché già era tutto negativo quello che che aveva prodotto il dottor >> Procurore generale, non chiediamo delle opinioni, chiediamo se in quel contesto eh si fecero discorsi relativi a conseguenze negative che poteva avere la eliminazione del dottor Falcone.
Sì. E signor Brusca ha sentito l’intervento del signor presidente? >> Sì, sì. >> Ecco, vuole riferire allora >> Sì, posso rispondere? >> Sì, sì. eh non non non fu oggetto di discussione, di valutazione in quanto già era stabilito l’eliminazione del dottor Giovanni Falcone a a causa dei del suo operato, quindi il suo operato ha fatto frutti tutti negativi, quindi già era scontato, quindi quello che poteva venire di più non si aspettava una catastrofe così pesante, però si pensava era fatto a fin di meno, non perché si aspettava il il
peggio, ma si aspettava di avere un risultato positivo, cosa che invece è stato al contrario, però inizialmente fu valutato l’eliminazione di Giovanni Falcone in quanto già era un nemico storico. >> Sì, >> il ruolo di Giovanni Falcone e l’importanza di Giovanni Falcone era però diversa rispetto a quella che rivestiva quando eh venne decisa per la prima volta la sua uccisione.
Ecco, su questo punto voi avete parlato, ne avete discusso. >> Dottor Tescaro? Non c’era, ripeto, non c’era bisogno di discutere perché a cominciare già dall’8182 da quando lui cominciò a lavorare a Palermo e cominciò a fare indagine e il dottor Giovanni Falcone si incominciò a interessare di di di mafia, prima con i cugini Salvo, poi con il processore de 162, poi la la confessione di Buscetta, c’è il prendimento di Buscetta, poi Contorno, poi eh Pizza Con l’operazione Bigy John, mafia appalti, cioè coinvolgendo Ciancimino, i Costanzo, cioè dottor
Giovanni Facconi c’è da fare un un romanzo per tutto quello che lui faceva durante il suo cammino. poi ha ripreso con Mafia appalti poi e all’ultimo all’ultimo quando poi ehm c’era che lui aveva istruito il Maxi processo eh all’ultimo fu quando fu trasferito a Roma, non so se di sua volontà o per volontà dell’onorevole Martelli, andando a Roma per eh completare, diciamo, il suo lavoro interessandosi così per mettere fine al manchest processo e quindi dare dare frutto al suo lavoro.
Quindi tutta l’operazione de Giovanni Alconi era tutta negativa contro Cosa Nostra, cioè tutto quello che faceva, né il fine né che cancellava il precedente. Sì, senta, colei alla scorsa udienza ha detto che nel 92 si era reso necessario attualizzare la decisione assunta originariamente sin dall’8283. Ecco, vuole spiegarci per quali ragioni? >> Cioè, chiedo scusa, non >> Ecco, lei ho capito la domanda.
Sì, nel corso della scorsa udienza lei ha detto che l’originaria decisione di eliminare Falcone era stata rinnovata eh nel corso della riunione del febbraio, fine febbraio del 92. Io le chiedo questo. >> Ah, perfetto. >> Perché vuole spiegarci le ragioni? Perché in quel momento si era venuta a determinare per quelle che sono le mie conoscenze, per quello che io parlavo in particolar modo con Salvatore Rina, che nel in quel momento storico l’unico problema che avevamo più grosso di tutti era il Max Pro processo. Siccome sul
macro processo avevamo gli interventi erano stati tantissimi e anche se a livello regionale, cioè a livello locale avevamo qualche possibilità, però quello più importante era era un intervento sulla Cassazione, quindi su Roma. per gli interessi e per gli interessi che c’erano un po’ di tutti, ci voleva una una forzatura notevole e quindi una una mano d’aiuto, diciamo, politicamente forte.
In quel momento l’unico che ci poteva dare una mano d’aiuto era l’onorevole Andreotti tramite e per quelle ripeto, che sono le mie conoscenze tramite i Cugini Salvo e in e i cugini Salvo e l’onorevole Lima per arrivare l’onorevole Andreotti, cosa che non è stata fatta, tantoè vero che Salvatore Rina più di una volta tentò affinché questi avrebbero avuto un momento di ripensamento e si potessero intervenire, cosa che non è stata fatta.
Quindi da quel momento in poi si è deciso di eliminare nuova, cioè di eliminare, cioè di portare a termine il progetto di C dottor Giovanni Falcone, eliminare il l’onorevole Lima in quanto amico e poi traditore, fra virgolette e da lì poi si si è deciso di, come si suol dire di ampliare e la la la strategia stragica per toglierci, fra virgolette nemici, amici e un po’ tutti quelli che ci davano fastidio, che facevano politica a modo suo per coprirsi i suoi malefatti.
Quindi questa era la situazione che io conosco del 92. >> Sì. E e a questi motivi dei riconduce questa nuova decisione, questa attualizzazione della decisione di eliminare Falcone e ripeto tutto il suo lavoro. All’ultimo c’è stato pure questa e e il dottor Giovanni Falcone era, diciamo, un ostacolo continuo per Cosa nostra.
dottor Giovanni Con quello che toccava era eh un dove lui non vedeva non vedeva, ma dove vedeva lui ostacolava, cercava, scava, indagava. >> Ecco. E voi quindi attribu attribuivate al dottor Falcone una responsabilità per l’escito nefasto per l’organizzazione del maxi processo? eh sia per si processo e per gli impendimenti che avevamo per poter arrivare a un esito positivo, cioè eh indagava su quelle persone che noi avremmo potuto agganciare nuovamente e cosa che non è stata possibile e i vecchi amici e ripeto mi ferisco Lima e lui diciamo ha fatto in modo che non
intervenissero, cioè essendo che lui rifletteva i suoi riflettori puntati in Cassazione tramite e agganci politici, quindi non potevamo intervenire. >> Sì. Senta, lei mi ricorda se in altre occasioni vi sia stata la necessità di rinnovare, di riattualizzare la decisione su questioni che in precedenza la Commissione Provinciale di Palermo aveva già adottato.
Da quale periodo si riferisce lei, chiedo scusa, >> per quella che è la sua esperienza. Cioè, ma io la mia esperienza a parte, come gli ho detto da dopo Chinnici e >> ecco, volevo >> eh dico la mia la mia la mia esperienza parte dal Chinici in poi e da quel momento in poi c’era prima l’omicidio del dottor Chinici, come poi è stato portato a termine, poi sono stati fatti tanti tentativi anche per dottor Giovanni Falcone, ci sono stati tanti impedimenti e tanti fermi per non portarlo a termine. Però, scusi se la
interrompo, signor Brusca. Io volevo chiederle questo in altri termini, gliela ripropongo in maniera diversa la domanda. Lei è a conoscenza di riunioni relative a rapine nei confronti di Tir? Riunioni della Commissione provinciale relative a questo argomento? Sì, sì, pensavo il tema era sempre dottor Giovanni Falcone e io ho partecipato all’Unione dove si è stabilito tutta una serie di fatti, in particolar modo a questo dei tir c’è stata una riunione di commissione regionale dove si è stabilito il da farsi contro questi rapinatori che
davano fastidio a Cosa Nostra e agli uomini di Cosa Nostra, a chi era interessato a questo a chi aveva interessi. Ecco, >> quindi non fatto di cosa non fosse interess che interessava a tutti. >> Sì, ecco, si è trattato di una riunione di quale commissione? >> Regionale e provinciale, cioè i capi mandamento della provincia di Palermo.
>> Sì. Quando si tenne questa riunione? Dunque, questa riunione si tenne ehm non vorrei sbagliare, intorno al 91, però 90 91, però è un dato un dato un dato un dato c’è, cioè lo devo raccontare in in un in una cioè il frutto di questa riunione è stato ucciso un certo Savoca. assieme a questo savo che è stato ucciso un bambino di 4 anni.
Quindi in questo omicidio, 15 giorni prima, 20 giorni prima, ma non più di un mese, dico non più di un mese di questo di questo fatto era fatta questa riunione. Poi è successo pure nel contemporaneamente una scomparsa del fratello di questo ucciso e quindi a questa data c’è stata questa riunione. >> Ecco, vuole spiegare chi sono queste persone, chi è questo Savoca ucciso assieme al bambino e come si chiama? Come si chiama il fratello pure? No, il nome di battesimo in questo momento non mi ricordo. Io g posso dire
che erano nipote di Pino Savoca, allora capofamiglia di Biancaccia che poi è stato sostituito. questo questi questi rapinatori che ce n’erano tanti altri, si è fatta la riunione di di questa commissione per risolvere questo problema e si accennò a questi in particolar modo perché erano nipote di Pino Savoca.
Essendo che erano nipote di Pino Savoca, siccome credo che più di una volta erano stati richiamati per farli fargli smettere di commettere questi furti, è una cosa che forse non è stato fatta. secondo punto si è presa la decisione di eliminarlo. In quell’occasione cheo che io era un particolare che non ricordavo, Salvatore Errina disse che per Pinoca ci sarebbe pensato, ci avrebbe pensato lui.
C’è la responsabilità di avvertire, di di preannunciare, di fargli sapere di questa decisione ci avrebbe pensato lui per suo compare Pinosavoca. >> Sì, sì. Guardi, con riferimento a questa materia, a questa vicenda delle rapine, vi sono vi erano state in precedenza altre riunioni? In precedenza c’erano stati altre riunioni per altri fatti.
Successivamente in in in futuro ce ne sono stati altri per questa dei tirre, però oltre a queste de tirre ce ne sono stati altri. Ecco, per queste queste successive vuole eh spiegare perché vi fu la necessità di fare una nuova riunione sulla stessa materia di quella svolta intorno agli anni 90-91. Successivamente non c’è stato bisogno di fare nuovamente tutta la riunione di commissione, ma bensì è successo questo che c’era il biondo Salvatore o Biondino, il cugino di Salvatore Biondo, Biondino, quello eh arrestato per assieme a Salvatore
Rina, cosiddetto il biondo e lungo. >> Sì. >> Oh, >> classe 55. e che si perfetto. E costui si lamentava con me che sul suo territorio c’erano rapinatori che si che rubavano dei tir camion e davano fastidio. Nelle stesse condizioni c’era Antonino Mangano, regente del mandamento di Brancacce che parlava con Leoluca Bagarella e sullo stesso problema c’era Vittorio Mango.
Perché io a Bagarella che parlava con Antonino Mangano, io parlavo sia con Vittorio Mangano che quanto con il biondo, il biondino. Gli dico, guarda che già c’è stata fatta una riunione per il passato. Di questa riunione ne sono a conoscenza io e tanti altri, però c’è SC Angelo La Barbera che ha a conoscenza c’è Angelo la Barbera che era regente dell’amandamento di Pasto di Rigano a conoscenza.
Carlo Greco a conoscenza per la famiglia di Santa Maria di Gesù, anche se c’era pereri, ci si è fatto una cosa, siccome era un problema che interessava la città o i i quartieri della città, dico fate una riunione, voi ci andate, raccontate e sapete di questo fatto in quanto io l’avevo informato, se dovrebbero negare, eventualmente vengo io e gliela faccio ricordare questa decisione che era stata presa.
Quindi erano stati fatti già degli omicidi, erano stati fatti delle, cioè erano state uccise persone, quindi non si poteva tornare indietro. disse, “Se qualcuno dovrebbe dire che non si ricorda non è vero, vengo io.” Ma siccome mh sì, le tragedie ci sono in casa nostra, però davanti a questi fatti nessuno dovrebbe negare.
Effettivamente non negò nessuno, nel senso che la riunione fu ammessa e si doveva andare a si doveva andare avanti. >> Ecco, lei a chi ha detto che già c’era stata una precedente riunione >> e nella precedente riunione eramo tutti i capi mandamenti? >> Sì, sì. No, ma chi >> regenti o sostitute? >> Sì, signor Brusca, le ho chiesto a chi ha detto che è interlocutore.
>> Presente, presente, posso faccia finire la domanda? >> Sì, presidente. >> La domanda è questa, signor Brusca. A chi ha detto che già c’era stata una precedente riunione, in altri termini, chi era il suo interlocutore? A chi lo ricordò? >> Sì, c’è. Sì, presidente, io a questo punto, presidente, abbiamo consentito che il pubblico ministero si si morasse per più domande su questo argomento, però a questo punto io ritengo che dovrebbe spiegare i profili di di rilevanza e di conducenza per per i fatti del processo, perché si parla di
di riunioni attenenti a episodi di rapina che non per i quali non si intravede nessun collegamento diretto con i fatti del processo. >> Procuratore generale vuole qual dare qualche chiarimento? Certamente, presidente. Il punto pare, a giudizio di questo ufficio di estrema importanza perché consente di dimostrare che anche con riferimento, scusi presento di essere interrotto la seconda volta che parlo vengo interrotto io volevo scato faccia completare i volevo solo chiederei chiarimente i volevo solo chiedere che durante questo intervento
esplicativo del pubblico ministero che probabilmente è teso a spiegare le ragioni della conducenza venisse isolato l’audio nei confronti del dell’imputato Brusca perché potrebbe contenere un suggerimento che finora per esempio non è stato colto dall’imputato. >> Avvocato, innanzitutto >> l’avvocato Ligotti, presidente, >> un attimo posso rispondere? Diciamo il Brusca è imputato in questo processo e non è non è ammissibile escludere l’imputato, sia pure per un secondo dallo svolgimento dell’attività processuale che lo riguarda e quindi
diciamo la sua proposta è inammissibile sotto questo profilo. Va bene? Quindi cerchiamo di conoscere i chiarimenti del procuratore generale. >> Ma così li conosceremo tutti, presidente. >> E ma cosa vuole che faccia avvocato? dico, non posso non posso escludere un imputato dal processo che lo riguarda, a meno che lui non rinunci volontariamente.
>> Diciamo l’intervento del procuratore generale è stato sollecitato dallo stesso difensore, per cui mi fa specie che egli stesso si lamenti della richiesta. Comunque ne prendiamo atto, signor presidente, signori della corte, la pertinenza ad avviso dell’ufficio è di tutta evidenza in quanto attraverso la dimostrazione che anche in altri casi diversi da quello che concerne il fatto che ci occupa la strage di Capaci, vi sono state delle rinnovazioni, delle riattualizzazioni di pregresse di precedenti. decisioni.
Quindi per questa ragione occorre capire se anche in altre circostanze un fatto del genere si sia verificato. Ecco perché riteniamo e insistiamo per poter procedere ad esplorare questo settore. Sotto questo profilo la domanda è ammessa, ma naturalmente rimane fermo che l’esplorazione deve avere un ambito limitato, cioè non andiamo poi evidentemente ad esplorare circostanze che comunque non rilevano ai fini di questo processo.
Prego. Può proseguire >> la domanda? Sì, la domanda se la ricorda signor Brusca, senò gliela ripeto. >> Sarebbe opportuno se me la ripeta. >> Sì. Allora, lei ha riferito di aver comunicato ad una persona, ad un interlocutore che già vi era stata una precedente riunione inerente a queste rapine nei confronti dei tir.
Allora, volevamo capire chi con chi lei ne aveva parlato, a chi aveva ricordato che già in precedenza vi era stata una riunione e chi era in sostanza questa persona a cui poi lei ha detto anche che se fosse il caso lei sarebbe intervenuto e avrebbe ricordato agli altri capi mandamento che vi era stata una precedente decisione.
Perfetto. Il mio intervento è stato su Biondino Salvatore il il lungo, classe 55 come ha detto lei, e su Vittorio Mangano. Luca Bagarella è intervenuto su Antonino Mangano, regente del mandamento di Brancacce, cioè io parlo con Bagarella, Bagarella parla con Antonino Mangano, tutti e tre prendono conoscenza della precedente riunione, si vanno a incontrare con Angela Barbera e con Carlo Greco perché gli dicono si deve risolvere questo problema e e se loro e le dicono che erano venuti a conoscenza della riunione
che io le avevo detto detto se che per chissà loro avrebbero negato, sarei intervenuto io. Questo non è successo, loro hanno confermato e hanno stabilito che dovevano prendere provvedimenti per i problemi che le riguardavano. >> Sì. vuole specificare quale ruolo rivestivano all’epoca le persone che hanno poi partecipato alla riunione, cioè Angelo la Barbera, Carlo Greco, Vittorio Mangano, Bagarella e allora Vittorio Mangano era regente dopo che Cangiam Salvatore si andò a presentare, divenne regente della famiglia di Portanova. Salvatore Biondo,
classe 55, e lungo, regente della famiglia di San Lorenzo. Antonino Mangano, regente alla famiglia di Biancaccio. Angela Barbera era sostituto o regente del mandamento di Pasto del Rigano e Carlo Greco era capo mandamento assieme assieme a petroliere della famiglia di Santa Maria di Gesù. >> Sì. Senta, conclusivamente sul punto, in cosa era consistita la decisione adottata? Il punto adottata che si dovevano risolvere questi problemi è cosa nostra, quindi andare a cercare il responsabile di questi di questi reati furti, quelli che erano,
per risolvere il problema. >> Sì. Ecco, vuole spiegare, signor Brusca, se nel corso della riunione di metà febbraio del 92, sulla quale ci siamo soffermati più volte, sia stata stabilita una priorità negli attentati da eseguire. E allora, dopo aver stabilito l’omicidio di Ignazio Salvo e quello di Salvo Lima, subito subito perché già io debbo dire che ne prendo atto in quanto già con Salvatore Rina, con Raffaele Ganci e qualche altro forse ne parlare perché Raffaele Ganci disse in quell’occasione su questa voluta ci
mettiamo mano e lo portiamo a termine. La priorità fu dottor Giovanni Falcone. Dopo l’omicidio del dottor Giovanni Falcone si doveva si doveva si stava cominciando a lavorare per Caloggi Romannino, dopodiché io sono stato stoppato e però si fe sono fatti tanti nomi. >> Sì. Ecco per quale ragione venne adottata questa sequenza temporale di esecuzione dei delitti? Perché prima Lima e poi Falcone e poi Mannino? Perché l’onorevole Lima diciamo che era il fra virgolette il nemico numero uno diventato che prima era amico, prima lui aveva avuto eh
aveva avuto aveva ricevuto bene, fra virgolette di Cosa Nostra in quanto voti, favori, cioè quindi loro avevano avuto, diciamo, una una convivenza con con Cosa Nostra, quindi divenne e per Cosa Nostra, fra virgolette il la persona più importante, perché in quel momento divenne la il siamo andati a uccidere, a eliminare un un vecchio amico nostro, quindi si sono rotti i contatti con la parte politica istituzionale e e dopodiché se noi avremmo ucciso Giovanni Facconi o Ignazio Salvo o l’onorevole Lima poi ci sarebbe venuto
difficile andarlo a trovare. L’avremmo trovato sicuramente, però veniva più più difficile. Quindi la prima la prima scelta di campo fu sull’onorevole Lima, subito dopo sul dottor Giovanni Falcone in quanto era quello era diciamo con la scorta era sempre attento, quindi non non ne che ha cambiato abitudine. Dopodiché si è andato subito per il dottor Giovanni Faccone.
>> Sì. Senta, ma perché vuole spiegare perché prima Lima e poi Falcone? Perché non si è pensato di fare l’inverso? posto che Falcone era un nemico acerrimo dell’organizzazione sin dai primi anni 80, >> ma come ho detto dottor Giovanni Faccone era scortato, era pedenato, cioè non si aspettava il punto debole che sarebbe stato l’autostrada, quindi lui si aspettava che so l’omicidio sotto casa o un altro posto, quindi invece l’onorevole Lima per due motivi, sia perché non era scortato, sia perché che in quel momento era un momento
insospettabile, sia perché era il nemico numero uno, quindi dimostrare a all’onorevole Andreotti e a tutta la corrente politica che noi il loro tradimento le lo avevamo fatto pagare. Uno. due. Quello più importante ancora era che in quel momento l’onorevole Lima si stava interessando per la campagna elettorale per la Democrazia Cristiana e per la corrente Andreottiana, quindi e andando a uccidere Lima si si in qualche modo per riflesso si additava all’onorevo con Andreotti come mafioso, quindi lo mettevamo in cattiva
luce a livello nazionale, a livello degli altri deputati e credo che questo avvenne Perché appena fu ucciso onorevole Lima già i primi i primi commenti, i primi problemi l’onorevole Andreotti le li ha avuti. dopo che è stato ucciso l’onorevole Lima e abbiamo messo in campo il progetto esecutivo per dottor Giovanni Faccone con Salvatore Rina valutando in quel momento storico dire se ci riesce ora prima che perché dopo dopo l’omicidio Lima ci sono state le elezioni politiche dopo l’elezione politica si cominciò a
lavorare per fare il presidente della Repubblica. Uno dei candidati era allora l’onorevole Andreotti e e con il caso dell’onorevole Lima prima che in quanto già era stato discusso e messo in difficoltà con l’omicidio la strage di Capaci con dottor Falcone con Salvatore Rina dicevamo quella frase poco infelice però sono costretto per dare un significato a dirla e cioè con una fava a due piccioni nel senso che avremmo ucciso da un lato il dottor Falcone da un altro lato per effetto eh l’onotti non sarebbe stato più eletto
presidente della Repubblica. A nostro avviso quello che noi speravamo è successo. >> Sì. Senta, lei nel corso della deposizione del giudizio di primo grado ha fatto riferimento ad una riunione presso l’abitazione di Gerolamo Guddo svoltasi intorno alla fine di febbraio, ovvero nel corso del mese di marzo, durante la quale Rina le chiedeva se avesse la possibilità di recuperare tritolo e un telecomando e se fosse disponibile a fornire una mano d’aiuto.
Ecco, le chiedo, si tratta della stessa riunione >> di cui ha Aurora parlato e di cui ha parlato anche nel corso della precedente udienza, nel corso della quale >> si decideva la strategia. Sì, dopo avere parlato della strategia di di ognuno avere progettato dei presente ognuno ha fatto le sue proposte allargando il raggio di quello che era già, poi si è parlato alla fase esecutiva, cioè si si è cominciato ad affrontare il da farsi di quello che si doveva fare, dove si doveva fare e come si doveva fare.
in quell’occasione mi ha disesso se c’era possibilità di potere trovare esplosivo, cosa che gli ho detto subito non ci sono problemi per il telecomando io gli ho detto non ci sono problemi perché io avevo già avuto delle esperienze sia con Chinnici, ma anche con Pietro Rampulla che come vi ho detto, come vi ho detto già io conoscevo e sapevo e ho fatto un accavallamento di ricordi, ma il oggi posso chiarire ed io ero sicuro di Petro Rampull in quanto Già un anno prima con Pier avevamo fatto già una un attentato
simile, non a un giudice, però l’operazione a telecomando fu fatta ugualmente. >> Ecco, di che attentato si tratta e dove è stato svolto? è stato è stato svolto a nella provincia di Trapani in vicino a Castellammare in contrata Gaggera nei a danni di dei Greco, cioè nella guerra di mafia tra Arcamensi e Cosa Nostra, cioè Sedara è Cosa Nostra.
>> Sì, >> comunque nel processo Omega dove c’è il dottor Russo come PM. Senta, lei ha già dichiarato nel corso della precedente, o meglio nel corso dell’udienza di primo grado del 27 marzo 97 che i presenti a questa riunione a riunione tenutasi presso le abitazioni di Guddo, gli spiegavano eh le spiegavano quanto già avevano fatto, cioè che avevano individuato il luogo ove perpetrare attentato ed accertato a quale velocità viaggiava il corteo che accompagnava il magistrato.
Le chiedo quale significato ha attribuito a queste comunicazioni, che cosa ha capito da queste parole che sono state riferite? Che le ha sentito? Allora, ho capito che perché io Sì, io ho capito e perché dico questo perché io non sapevo la velocità che il dottor Giovanni Falcone e l’andatura della velocità che adoperava c per da Puntar Risi arrivare a Palermo o viceversa e Raffaele Ganci mi disse che lui andava alla velocità.
A me mi serviva questo dato per poi andare a collocare il il telecomando per l’anticipo o il posticipo, eh, e lui mi ha indetto, dice, la velocità che adoperav erano 150 160 170, però non più di tanto e si parlava in media a 150 e dopodiché mi hanno detto che avevano scelto l’autostrada e si parlava di un sottopassaggio pedonale e si doveva riempire e con non si sapeva l’effetto qual era.
Dopodiché io andando a fare un sopralluogo, avvisionando il posto sempre da quella riunione, eh ho dovuto scegliendo sempre l’autostrada ho dovuto cambiare un po’ tutto, avendo preso anche una consulenza da parte di del mio parente Franco Pedis Scalzi. Sì, ecco, ma il la domanda voleva vertere a capire se lei, diciamo così, da quanto in quella sede le è stato comunicato, avesse capito che già vi erano stati incontri, attività inerenti al alla strage per cui è processo.
>> Sì, ho capito. per e loro dirmi questo vuol dire che avevano fatto già delle attività, dei controlli, dei penetramenti e avrebbero già stabilito il da farsi. Ecco, lei sa se in precedenza vi fossero state anche riunioni di commissione e in forma frazionata del tipo di quella a cui lei ha partecipato in quella occasione.
Dottor Tescarolo, io voglio un altro chiarimento sul punto. Oltre a questo, io già ne sapevo però ancora un’altra. Qualche tentativo è stato fatto pure a Roma, se poteva riuscire, però erano dei controlli se poteva riuscire, cosa che non che non che non è stata portata a termine. >> Ecco, vuole spiegare di cosa si tratta.
i tentativi. >> Sì, davvero. >> Si tratta che il Sì, il dottor Giovanni Falcone si diceva, non mi ricordo da dove veniva questa voce, che frequentava un ristorante, un ristorante della sorella di Aldo Fabrizi che era un notissimo ristorante. C’era addirittura qualche altro che lo andava a controllare al ministero, se non ricordo male qualcuno de Madonia e addirittura Giuseppe che si trovava al confine e al confine come una specie di soggiorno.
Quindi il pensiero di uccidere Giovanni Falcone c’era sempre, come suol dire, era diventata quasi la gara a chi arriva prima, non la gara a chi arriva prima, cioè ognuno cercava di portare acqua al mulino, quindi la decisione, quella esecutiva, per me parte sempre da quella data, però ogni volta veniva rinnovata e veniva avvertita avvertito chi mano o come sostituto come regente o qualche nuovo capomandamento, dipende gli eventi.
Sì, signor Brusca, lei ha fatto riferimento al uno dei Madonia che controllavano i movimenti al Ministero. A chi si riferisce specificatamente? >> Dovrebbe essere Giuseppe. >> Giuseppe, figlio di Francesco. >> Sì, fratello di Antonino. >> Sì. E queste attività preparatorie a quale periodo rimontano, che periodo si riferiscono? Eh, queste queste attività dobbiamo noi andare fino 91 fine 91 a e poi con l’inizio del 92 e mi ricordo che io sono andato a trovare a Bagarella a Roma che lui andava uscendo dal carcere era a nella zona di
Torvaianica comunque vicino Monterotondo in questa zona >> vicino Scusi Hotel >> e io mi sono incontrato col >> Sì. >> Monte Rotondo, una frazione di Roma. E e anche con lui io ho fatto dei delle piccole ricerche, ma non più più di tanto, cioè non si cercava se c’era la possibilità, però poi abbiamo desistito, almeno per quanto riguarda la la mia parte, gli altri se avevano avuto altri incarichi di portare a termine, questo non lo so dire.
>> Sì, questo incontro con Bagarella quando è avvenuto? È in grado di collocarlo nel tempo? Dunque, dobbiamo eh dobbiamo essere stata 91, però non posso. Guardi, c’era Leoluca Bagarella in questa zona, Mariana Gate a Roma pure come soveato speciale, Antonino Madonia, Antonino Giuseppe Madonia pure come soffigliato speciale tutto a Roma, quindi siamo a cavallo dell’anno 91, può essere mese più, un mese meno, du mesi, 6 mesi più, 6 mesi meno.
Comunque questo è il periodo. >> Sì. Lei le risulta che anche Mariano Agate si sia prodigato per raccogliere informazioni o comunque per svolgere attività preparatoria al fine di colpire il dottore Falcone? >> Non lo so, però non lo posso neanche escludere. Non so niente di specifico, però ripeto, non lo posso neanche escludere.
E per quanto attiene ad Antonino Madonia, lei sa se si sia attivato in questa direzione? No, per quanto riguarda Antonio Madonia, perché c’è stato addirittura un commento che non so chi, qualcuno dei magistrati o addirittura lo stesso Giovanni Falcone l’aveva l’aveva notato e segnalato e gli fu detto di gli fu detto, ripeto, non so chi, ma tramite parente o tramite qualche altro di stare attento di non esporsi più di quanto aveva fatto.
>> Sì. Come ha saputo questa notizia e da chi? Ma a me me l’ha detto Salvatore Rina che c’era stato questo questo problema, cioè che il Madonier era stato notato, ripeto, o da giorni fa conosce solo qualche altro magistrato e quindi questo fatto arrivo a Salvatore Rina. In quale occasione glielo disse Rina? Ma guardi, uno degli uno degli degli incontri, non gli posso dire, ma comunque appena su era successo questo particolare. Sì.
E sa dire, se con riferimento ai progetti di attentato non portati a compimento, di cui avete parlato nel corso della riunione di metà febbraio del 92, vi sia stato un principio di esecuzione, un’attività preparatoria posta in essere. dopo dottor Giovanni Falcone, se ci sono stati altre attività. È questa la domanda? Esatto, è questa.
>> Eh eh dopo la strage del dottor Giovanni Falcone, come gli ho detto poco fa, noi abbiamo avuto incarico, noi io e poi io ho dato incarico a Gioè e alla Barbera di cominciare a studiare le abitudini, il movimento dell’onorevole Mannino e dove svolsero questa attività? Le risulta che effettivamente l’abbiano fatta? Sì, qualche tentativo l’abbia fatta a Palermo, a cominciare a studiare la segreteria, qualche altro, non mi ricordo se se si parlava pure dell’abitazione.
Comunque loro qualche tentativo ce l’hanno fatta, non non è stato fatto tanto lavoro, però è stato fatto. >> Sì. e con riferimento agli altri progetti di attentato, sa se vi siano state attività preparatorie svolte. >> L’altro dunque nel frattempo c’era e in atto pure la ricerca per l’onorevole Martelli. Eh io avevo i miei i miei impegni, ma so che c’erano altri che avevano pure i miei impegni.
avevo un compito, ma c’erano, so che altri avevano pure del qualche altro compito. Eh, anche questo, per quello che mi riguarda, fu bloccato incidentalmente da da un imprevisto. L’imprevisto fu che Gaetano Sangiorgi, che si era messo a disposizione per portare a termine questo progetto, essendo che lui conosceva molte persone, come suol dire, del della Palermo Bene e qualche romano, conoscendo d avendo delle amicizia, ci sperava di sfruttare queste amicizie.
Una di queste amicizie era il cardiochirurgo Azzolina, nel senso che con il cardiochirurgo Azzolina lui cercava di sapere qualche notizia e nello stesso tempo imparare dove, cioè si doveva imparare dove il il Martelli abitasse, mentre che si stanno recando con la scusa di andare nel ristorante stavano per passare nella strada dove il martello, l’onorevole Martelli abitasse.
se vennero bloccati, cioè fermati da un controllo di polizia, cioè credo un posto di blocco o li hanno fermati apposta per troppa sorveglianza sul posto e quando Gaetano San Giorgio tornò e raccontò questo episodio abbiamo deciso momentaneamente di sospendere. Debbo dire che già su questo punto avevamo già una casa pronta, nel senso che eh cercavamo l’appoggio logistico.
Questa casa era, non mi ricordo il nome, ma anche se mi è stato detto, di un giornalista palermitano, però non ci sono mai andato, però a causa di questo incidente è stato bloccato. Nel frattempo c’erano i catanesi che dovevano eliminare eliminare. >> È caduto il collegamento proprio con la località dove si trova Brusca, no? Mi conferma la sala regia? Sì, un attimo solo che vediamo di ripristinarlo.
>> Un attimo, un attimo solo, un po’ di ordine. Intanto volevo sapere dalla regia se tutti i collegamenti sono attivi. Tutto a posto? Siamo fortunati perché mi era stato segnalato un guasto di maggiori proporzioni. E allora Ascoli cosa vuole? E la rinuncia di sveglia Salvatore, >> va bene, >> della C4 e pertanto chiedo la sconnessione non avendo altri imputati.
Ma >> com’è Ascoli? Solo solo sveglia c’è. Sono due salene. >> Sì, la C4. Sì, >> lei c’ha solo sveglia. Va bene, è autorizzato. >> La ringrazio. Buonasera. >> Buonasera. Va bene. Allora, possiamo procuratore generale può proseguire l’esame che si era interrotto per la problemi tecnici. >> Sì, signor Brusca, mi sente? Sì, >> ecco, stava facendo riferimento all’attività preparatoria svolta con riferimento al progetto di attentato nei confronti dell’onorevole Claudio Martelli e aveva riferito che eravate riusciti a procurarvi a recuperare un’abitazione
e nella disponibilità di un giornalista palermitano. Ecco, ora le chiedo >> come e chi si era attivato per procurare questa abitazione. Eh, guardi, e allora era il il trio era l’architetto Scardina, Giovanni Scaduto e Gaetano Sangiorgi. Non mi ricordo dei tre chi, ma sicuramente l’architetto Scardina, l’amico di questo giornalista.
>> Sì. Con questo voglio dire che il giornalista era lo scuro di tutto, per carità. >> Sì. Lei sa se e questo giornalista, diciamo, svolgesse attività per conto di televisioni o per conto di giornali, >> no? era, se non ricordo male, il riferimento era più a televisione, ma non escludo che sia anche uno che scriveva, però questi sono ricordi così vagi.
Sapevo che era uno duro per quello che mi diceva il Scardino, però non gli so dire niente. Cioè, almeno Scandino non avrebbe dovuto non avrebbe dovuto dovuto dirgli nulla dell’uso che noi avremmo dovuto fare della della sua abitazione, della sua di questa abitazione. >> Sì. Senta, eh ma chi si era incaricato di di locarla, di averne comunque la disponibilità? E come gli ho detto, l’architetto Scardina e non ma non escludo anche Giovanni Scaduto o uno l’altro, ma comunque l’amico era di dell’architetto Scardina, >> l’abbiamo tenuta per circa 6 mesi,
dopodiché l’abbiamo mollata e che non ci serviva più. >> Pagavate un canone per la disponibilità dabitazione? >> Sì, ho pagato 2 milioni al mese. >> Senta, in che periodo è avvenuto il fermo? Lo ricorda? Il di controllo >> fine 91 per fine 91 però non lo so dire fine 91 fine 92 non li so dire con precisione. >> Sì.
Senta, ricorda se sia stata espletata attività preparatoria anche con riferimento ad altri progetti di attentato rientranti nella medesima strategia. E poi diciamo questo Martelli era arrivato a questo a questo a questo punto, poi c’era stato eh per l’onorevolevo Landò, anche se era fatto il nome del dottor Vezzini, si era fatto, come gli ho detto, Mannino e e ripeto, se ne sono fatti tantissimi nomi.
>> Sì. E chi doveva curare l’attuazione del progetto di attentato nei confronti dell’onorevole Salvoandò, >> ma all’attuazione ehm se la dovevano curare e i catanesi. In particolar modo io avevo rapporti con Eugenio Caleè e con Enzo Aiello, uomini d’onore della famiglia di Catania. E come seppe che se n’erano incaricati loro? Eh, lo so perché in un primo momento, come vi ho spiegato sempre questo processo, inizialmente con me i catanesi si mostravano un po’ eh sorpreso o fuori di quello che era
successo a Palermo. Parlando con me gli ho detto, disse, “Ma voi come mai non eh non voi come mai?” Cioè, parlando dice anche noi siamo a disposizione di fare qualche cosa e parlando ci sono stati dei suggerimenti, dei consigli e dico perché non l’onorevolando in quanto colpivamo pure l’onorevole Martello di effetto, cioè come come Lima SuperG e e in questo contesto, dopodiché, sempre parlando di questo fatto a un dato punto Enzo Eugeno Enzo Eugeno Calea Eugeno Calea un giorno incontrandoci di che mi ricordo benissimo che eramo a questo
periodo dice anche noi abbiamo fatto qualche cosa si riferiva all’ispettore Lizio, cioè loro facevano da un lato si sono tolti come suol dire qualche assassolino dalla scarpa, dall’altro lato una persona dello Stato, quindi hanno contribuito anche a quella strategia. >> Ecco, quand’è che è avvenuto questo incontro? Lo può collocare meglio nel tempo? Ma guardi, io i periodi con con Enzo Aiello e Oeno Galea eh li ho avuti da sempre.
Questi fatti sono avvenuti, ehm, diciamo, dopo Capaci, dopo Capaci abbiamo cominciato ad avere questi argomenti. Dopo Borsellina addirittura si era parlato pure di eliminare, eh, ma per riflesso se poi dietro questi questo questa c’era qualche altra cosa, questo non lo so. di eliminare il dottor Di Pietro per dire uccidendo Di Pietro l’attenzione si tirava verso il nord che si si distolieva dal dal sud nel mese di luglio, super mese di luglio, poi fine giugno, luglio, agosto, ma non ci dobbiamo spostare più di tanto.
>> Sì. Senta, lei ha fatto riferimento all’eliminazione di Lizio, dell’ispettore Lizio. Ecco, lei intende riferirsi a Giovanni Lizio, regente della sezione antircket della squadra mobile di Catania. L’omicidio avvenuto il 27 luglio del 92. >> Sì, sì, sì. A questo, a questo, >> ecco, in termini generali può riferire chi provvide materialmente all’esecuzione? Eh, presidente, avvocato Anzalone per la verbalizzazione.
Io ritengo che con queste domande stiamo completamente andando lontano da quello che era l’ordinanza del della Corte d’Assise, in particolar modo pagina 5 sul sugli argomenti sul quale doveva essere chiamato a rispondere il Brusc, anche perché esono completamente dai fatti dell’odierno procedimento. >> Vuole leggermi il passo di quell’ordinanza per cortesia.
Signor presidente, ecco, ritengo, >> no, scusiatore >> si fa riferimento nel a pagina 5, punto5 dell’ordinanza che al punto B di questo numero 5 soltanto al riguardo al momento ideativo e deliberativo della strategia stragista di Cosa Nostra, senza far riferimento ai singoli episodi o eventualmente dilungarci episodi che ripetosizione respinta perché mi sembra che siamo in argomento.
Sì, prego. Se ricorda la domanda, signor Brusca, visto il provvedimento del signor presidente, può rispondere. Eh, dunque io gli posso dire chi l’ha commesso materialmente non lo so. Io so solo che e mi disse un particolare, non so se poi è stato riscontrato, che eh dopo l’esecuzione gli hanno buttato 1000 lire, 2000 lire eh per un segno per problemi di soldi, cioè che questo era interessato a soldi, non li so dire con precisione.
Comunque lui mi ha detto che era uno dei partecipanti, dice “Gli ho buttato questi soldi come segno di eh di venduto, una cosa del genere, non non li so dire e mi è venuto tutto contento.” nel senso che anche loro hanno contribuito a al diciamo al alla agli attentati, cioè come suol dire ad attaccare le istituzioni attraverso poliziotti, carabinieri, magistrati, quello che era che in primo momento lui si sentivano un po’ fuori, però hanno detto anche noi siamo a disposizione, cioè e hanno contribuito facendo questo.
Dopodiché, e mi ricordo e gli spiego subito, che assieme ai catanesi siamo andati a comprare delle armi e mi riferisco al all’acquisto di armi avvenuto tramite un uno di Castellammare. Eh, comunque questo già è stato un procedimento mafia armi a questa data quando siamo andati a ritirare questi armi a Catania perché da Roma sono andati a Catania in quell’occasione e che loro si sono tenuti un due bazooka e perché in quell’occasione abbiamo comprato dei bazooka e si parlava si parlava si completò per dire se voi lo
volete fare cominciateci a lavorare per eliminare il il Salvandò. Quindi a questa data ci siamo sicuri. >> Sì. Ecco, questa partita di armi da dove proveniva? E >> veniva a dai paesi all’est. Non so se allora c’era la guerra eh in Croazia, in questi paesi paesi dall’esttava in questo momento, non mi ricordo come si chiama.
Comunque nel processo mafia mafia armi che si svolge a Palermo a carico di Alieri Allieri a e Aiello Aiello Vincenzo più altri. >> Sì, senta, e a cosa dovevano servire? >> Eh, si chiama Gasperem Mionle. >> Sì, >> chiedo scusa. Il quello che ce lo portava si chiamava Gasperem Mionle. Sì, signor Brusca, lei sa a cosa dovessero servire >> queste armi, questa partita di armi? >> Servivano per usarli per Conosano.
Potevano servire sia per uomini d’onore, ma anche per magistrati, per chi servivano, cioè per per forze di polizia servivano. Abbiamo avuto la possibilità di acquistarli, li abbiamo acquistati, però che si dovevano servire. Ecco, volevo capire, era un acquisto funzionale all’esecuzione e alla prosecuzione della strategia stragista? No, non era perché senza quelle armi non saremmo potuto andare avanti.
Anche con quelle armi se c’era di bisogno le avremmo li avremmo sfruttati, però anche senza quelle armi, cioè si sarebbe andato avanti che avevamo l’esplosivo e non c’era problema. Sì, >> io sto parlando delle armi come come punto di riferimento, cioè come punto di appoggio, siccome c’è il la barbera che fu fermato all’aeroporto all’aeroporto al porto di Palermo e credo che fu la sera della strage del dottor Borsellino e quindi è partito per andare a acquistare questo tipo di armi per collocarlo nel tempo.
Sì, senta, vuole spiegare perché e nel quadro di questa ampia strategia si sia pensato di eliminare l’onorevole Salvandò e l’onorevole Martelli. l’onorevole Martelli e ritenuto ritenuto prima a eh diciamo amico o quantomeno era venuto in Sicilia, come già ho detto, non mi ricordo con chi lui aveva preso contatti, ma aveva preso contatti con esponente di Cosa Nostra e questi esponenti di Cosa Nostra sono andati a finire da Salvatore Rina e per dire che c’erano Martell a disposizione per favorire Cosa Nostra e si era
prima adoperato per la legge Gozini, ma in particolar modo si doveva adoperare per il maxi processo e sono stati noi abbiamo votato due volte per il Partito Socialista, prima per le provinciali e poi per le politiche se non ricordo male >> in occasione >> dopodiché l’onorevole Martelli delle politiche nazionali, una per le provinciali palermitane e unaltro per le politiche nazionali >> di che anno? >> 87.
Sono tutte e due vicini? >> Sì. prosegue pure. Dopodiché, eh, a un dato punto, eh, ripeto, l’onorevole Martelli si distacca da questi agganci che aveva avuto con Cosa Nostra e si avvicina al al dottor Giovanni Falcone e con l’interpretazione di Cosa Nostra si diceva che a un dato punto si era spaventato in quanto veniva additato come mafioso o vicino ai mafiosi e quindi per pulirsi da questo marchio sia andato a mettere vicino al dottor Giovanni Falcone e quindi tutto quello che secondo noi nella nostra interpretazione o c’era qualcuno che sapeva di più,
tutto quello che il dottor Giovanni Falcone diceva, ordinava l’onorevole Martelli, pur di togliersi questo marchio da mafioso che gli laditavano nell’ambiente politico, lui con Giovanni Faccone vicino diceva che era una persona pulita, in innoa, ma così non era per quelle che sono le mie conoscenze.
L’onorevole andò eh doveva morire perché era un per qu ripeto, per quello che mi che mi diceva, perché era un discepolo, un uno della stessa corrente dell’onorevole Martelli. >> Sì. Senta, lei ricorda se all’onorevole Martelli venissero attribuite responsabilità anche con riferimento all’esito del primo maxi processo? >> Presidente, c’è opposizione così mi pare che >> così è proprio suggestiva la domanda perché la domanda diretta c’era stata per quale motivo era stata decisa la soppressione dell’onorevole Martelli? Il signor Brusca ha risposto ampiamente in
modo articolato. Adesso il pub procuratore generale cerca di far aggiungere un’ulteriore circostanza che non traduce dalle dichiarazioni del signor Brusca e che in quanto tale è proprio suggestiva perché tende ad ottenere una risposta. Avvocato Oddo, mi dispiace ma la domanda è ammissibile sotto questo profilo perché tende a ottenere ulteriori specificazioni >> nel senso voluto da lui però >> eh no è che è aperta la domanda.
La domanda è giusta, mi consento. >> Certo. >> Eh vabbè, >> peccato che >> eh ma qualsiasi ma qualsiasi domanda comporta una risposta positiva o una risposta negativa, altrimenti non avrebbe senso la domanda. Va bene, mi dispiace. può rispondere sulla domanda opposizione respinta. Sì, guardi, come gli ho detto, il dottor l’onorevo Martielli doveva morire per questo tradimento prima di Cosa Nostra e poi con eh poi con l’avvicinamento del dottor Giovanni Falcone.
In più si si ci imputava, fra virgolette che essendo che lui aveva dato questo spazio al dottor al dottor al dottor Giovanni Falcone, cioè quello che ha completato tutto, anche se era stato dato il Gesiso di eliminarlo in Cassazione tramite attraverso l’onorevole Martelli e il dottor Giovanni Facconi, non siamo stati in condizione di potere fare ritornare indietro il processo, cioè nel senso di farlo rigettare.
invece, come suol dire, fu bollato, cioè è confermato, cioè fu confermato il Toremo Buscetta, fu confermato il secondo grado d’appello, è stato confermato un po’ tutto. È un po’ tutto, è stato confermato tutto. >> Sì, quindi è giusto dire che anche a Martelli voi attribuivate questa responsabilità per l’esito del maxi processo in Cassazione.
>> Sì, sì. Se non c’era >> presidente lo lo posso >> se non c’era la volontà >> mi pare che sia un po’ suggestiva la domanda l’avvocato tipo è giusto dire che mi pare che significa una domanda suggestiva la partenza è sbagliata da parte del pubblico ministero secondo me quindi c’è opposizione presidente >> nessun altro deve intervenire >> presidente appunto avevo acceso qua questo coso a posto >> prego avvocato >> no ma ha detto tutto l’avvocato tipo perfettamente.
La domanda era se eh >> era, diciamo, una >> attribuivano la responsabilità dell’esito negativo del maxi processo anche a Martelli. >> Sì, era la stessa domanda in sostanza di prima che era già stata ammessa e era solo per >> è un corollario. L’oppos le opposizioni sono respinte sotto questo profilo.
La domanda è un corollario della domanda che l’ ha preceduto. Può rispondere signor Brusca, visto il provvedimento del signor presidente? >> Se se il dottor Giovanni Vaccone non aveva l’appoggio politico microfono per >> parli vicino al microfono perché >> Sì, se il dottor Giovanni Se il dottor Giovanni Va bene così? >> Sì. Se se il dottor Giovanni Falcone non avrebbe avuto l’appoggio politico, non sicuramente una speranza in più noi per avere un buon esito in Cassazione l’avremmo avuto, ma con questa presenza politica e istituzionale
che seguivano il MAC di processo, lo spazio da parte nostra di poter intervenire era poco. >> Sì. Senta, lei ha fatto riferimento alle ragioni per le quali avevate pensato di eliminare il dottor Di Pietro, cioè lo spostamento dell’attenzione della pressione dal dal sud al nord. Sa se vi fossero altre ragioni per le quali avevate pensato di porre in esecuzione anche questo delitto? No, io con Eugenio Calea ho parlato di questo e non so altri motivi.
Ripeto, non penso che ci siano altri motivi, però non sono in condizione di escluderlo. Io con Gino collega ho parlato solo di questo, cioè nel senso che dire non sarebbe opportuno che in questo momento visto che è scoppiato d’Angentopoli a nord si va a eliminare il dottor Tieto e atteniamo l’attenzione da sud perché girano successe le due stragi verso il nord in quanto Diipet era una persona importante in quel momento storico.
Almeno questo era il la motivazione che il Galea mi prospettava. Io gli ho detto, “Ok, anche se dico fammene parlare con Salvatore R parlare”. Dice “Va bene”. Il motivo che Eugenia Galleani parlava a me era perché voleva una mano d’aiuto o perlomeno non voleva una mano d’aiuto, si voleva che eh noi palmitani intervenissimo sul Santo Mazei, anche se era se era catanese, di farglielo commettere a lui questo omicidio in quanto lui era molto competente su Milano e si poteva muovere bene.
Quindi se glielo diciamo noi lo fa, però se ce lo diciamo assieme o glielo dite voi, Santomè è più disponibile. Quindi questo era il senso perché lui me ne aveva parlato con me. >> Ecco. E lei sa dire se questo progetto da parte di Eugenio Galea fosse riconducibile all’intera struttura mafiosa catanese o se fosse una iniziativa personale del Galea.
>> No, il Maz il Galea veniva per conto della famiglia Mosa di di Catania. Tant’è vero che io quando illegalea me ne parlogano che me lo sono tenuto per me, io sono andato da Salvatore Irina e glielho andati glielho andai a a comunicare e lui mi disse “Va bene, non ci sono problemi.” Il progetto non si iniziò neanche si portava a termine in quanto poi Mazzei viene arrestato.
>> Sì. Senta, lei sa dire se rientrassero, sempre nella medesima strategia che ci occupa anche alcuni attentati nei confronti di sedi locali della Democrazia Cristiana e di rappresentanti locali di quel partito? Sì, anche se avevo sbagliato la data, però io di questi fatti ne ho parlato sempre in questo processo nel primo grado.
Erano state fatte delle attentati alla Democrazia Cristiana e quella di Monreale, a quella di Misilmeri, una isola delle femmine e un un attentato anche a Messina. Eh, quella di Messina e quella di Monreale, io ne so parlare. Quella di Misilmeri, eh, meno male capisco chi l’ha fatta e quella di Isola delle femmine e credo che l’abbia fatta Biondino Salvatore perché nel suo mandamento.
>> Sì. >> Ed era questo un progetto, una specie di depissaggio, ma era troppo debole come segnale. >> Ecco, qual era l’obiettivo che si voleva raggiungere attraverso questi attentati? Ma almeno per quello che mi diceva Savor Biondino è tipo cercare di creare confusione o si doveva attirare l’attenzione sulla Democrazia Cristiana o sui politici tipo che era una cosa che che era solo a livello politico.
>> Ecco. E lei ricorda in quale periodo siano stati commessi questi attentati? Ma in primo tempo io l’avevo collocato molto lontano dalle stragi, effettivamente mi era un po’ sbagliato, ma ehm poi dalle risultanze processuali eh marzo, aprile >> sì >> del 92. E lei sa se, diciamo, in questa strategia rientrasse anche un attentato dinamitardo perpetrato a capace i danni della casa rurale di proprietà di Salvatore Giambona, segretario della locale sezione del partito della Democrazia Cristiana, consumato il 3 aprile 92.
Sono quattro gli attentati e siamo sono tutti di unica matrice. >> Sì. >> E sa dire se di questi attentati se ne sia parlato durante la riunione di metà febbraio del 92? No, perché a me di questo fatto mi Salvatore Biondino incontrandomi mi dice “C’è la possibilità di potere fare questo tipo di attentati?” gli ho detto non ci sono problemi sempre però dicendomi che lo zio lo sapeva e io subito gli ho detto non ci sono problemi e dopo quando da quando me l’ho detto e quando lo fa commissionato, cioè da quando me l’ha commissionato e l’ho
realizzato, sono passati pochissimi giorni, 1 2 3 giorni ma non più di tanto. >> Ecco lei a chi si è rivolto per commissionare questo attentato di cui ha parlato? quello di Monreale. Ho incaricato Giuseppe Balsano di Monreale che era il regente della famiglia di Monreale. L’ho l’ordinio gliel l’ho l’ho confezionato io e Gioè, gliel’abbiamo preparato, cioè pronto per l’uso, cioè con il detonatore, con la miccia, pronto per picciarlo e e dargli fuoco.
quello di Messina se n’è incaricato Pietro Rampulla, non so se l’ha fatto lui o l’ho mandato qualcuno e ha fatto un piccolo attentato tipo Molotof, una cosa del genere in un portone di una sezione della Democrazia Cristiana. L’altro è venuto a Misilmeri, intuisco chi l’abbia potuto commettere e l’altro a Isso della femmina. >> Sì.
E quello di Ecco, Rampulla da chi venne contattato, da chi venne incaricato? da me. Senta del progetto di attentato nei confronti dell’onorevole Purpura. Si parlò durante la riunione del febbraio del 92. Guardi, se non ricordo male, sì, però sicuramente ne parlai quando fu dell’onorevole Lima, dicendo che se il se l’effetto Lima e poi il dottor Falcone Dopo non avrebbe avuto efficacia, avremmo continuato quindi a eliminare il l’onorevole Purpura.
Eh, avevamo eliminato l’onorevole Purpe, che era quello che portava, come si dire, acqua al molino dell’onorevole Andreotti, ma siccome poi non ci fu più bisogno in quanto prima con l’effetto Lima, poi con l’effetto del Capaci, l’onorevole Andreotti non fu più eletto presidente della Repubblica e quindi non si realizzò il sogno della sua vita.
>> Sì. >> Per coronare il sogno della sua vita. Senta, lei ricorda se nel corso di quella riunione si sia fatto riferimento al progetto di attentato nei confronti dell’onorevole Claudio Martelli? come progetto esecutivo non se ne parlò, però si si accennò che anche questo si doveva eliminare e è uno cattivo, è un desanurato.
Se ne parlò, sì, non si parlò per dire ci pensi tu, ci penso io, questo no. Questo poi fu in camera caritaris, nel senso in in privato, nel senso che poi uno di quelli che si pese il progetto per un una parte del fatto esecutivo poi sono stato io. In quella sede non si parlò di di progetto esecutivo, si parlò si parlò si si rinnovò già di quanto si sapeva.
>> Sì. Senta, e chi specificatamente fece riferimento a questo attentato in quella riunione? Guardi, io li posso dire eh là sono stati fatti tanti tanti nomi. Io quello che mi ricordo in particolar modo sono stato io che ho fatto il nome di Vezzini. Il il mannino l’ha fatto Biondino e Biondino ha anche accennato al dottor Borsellino.
Salvatore Rina ha fatto i suo nome, quindi non posso posso dire che l’abbia fatto Rina o l’abbia fatto anche Raffa, non mi ricordo con che è stato fatto. È stato fatto. >> Sì, sì. E mi ricordo un particolare che si parlò anche del dottore La Barbera. dottore La Barbera, sia per quanto riguarda Cosa Nostra, ma anche ci fu Gancemi Salvatore mh che abbia ha avuto un’espressione per dire superato ci facci uccidere il ragazzino nel senso che il dottore La Barbera era stato responsabile eh di un omicidio di un ragazzo in un in un momento di rapina. Con questo, voglio
dire, non è che Salvatore Cancemi aveva un rancore personale o Cancemi Salvatore era un fatto che il ragazzo ucciso era un suo parente, quindi non aveva nessuno personale era il cancem Salvatore nei confronti del dottor La Barbera. Credo che se l’abbia detto, non se lo ricorda sicuramente perché era un fatto noto a tutti.
>> Sì. Senta, lei sa dire se in epoca successiva la cosiddetta strage di Capaci e prima di quella di via Mariano D’Ameglio siano tenute altre riunioni presso l’abitazione di Gerolomo Guddo, nel corso delle quali si è pianificata la prosecuzione della strategia stragista. Guardi, io dopo quella dopo quella io ho avuto altri contatti con Salvatore Rina da solo.
Ehm, però fu quando, dopo una settimana, 8 giorni, 10 giorni dell’assaggio di Capaci, eh abbiamo siamo ritornati nel le stesse persone più Pietro Rampulla a casa di Girola Mucuddo per brindare al all’evento che era riuscito la strage. In quell’occasione si riparlò più che altro della riuscita.
si ritornò un po’ sull’argomento così in maniera sui generis eh di quello che si doveva fare e ma non si tolse niente, non si aggiunse niente, non si andò più avanti di quello che era già stato detto prima, quindi poi man mano si doveva andare. Posso dire che in quell’occasione non fu messo niente in cantiere come premura, non che non si doveva fare più niente, cioè non fu messo niente eh non fu messo niente in cantiere come premura per andare avanti, ma subito dopo poi ho avuto l’incarico, ma noi in quella circostanza, in altre circostanze, di
cominciare a lavorare per l’onorevole Martelli e per l’onorevole Mannino. Sì, lei ha fatto riferimento alle stesse persone, vuole indicare chi sono queste persone? >> Sì, io, eh, Salvatore Erdina, Gancemi Salvatore, eh, Gancemi Salvatore. Ganci era Raffaele, Biondino Salvatore 2 3 4 5 e Rampulla.
Rampulla Pietro, >> perché c’era anche Rampulla presente? >> C’era Rampulla perché Rampulla aveva partecipato a tutte le fasi preparatori per la strage di Capaci. assieme a me era quello che aveva preparato il telecomando, avevamo preparato tutto, avevamo valutato il pro e il contro di come si doveva fare, cioè aveva partecipato dall’inizio alla fine per la strage di Capaci, il aveva aveva partecipato due a due tentative andate a vuoto precedentemente.
non era presente il giorno in cui è successo la strage in quanto aveva doveva andare a colloco, aveva avuto un problema di carattere familiare e perché era lui il predestinato, quello che doveva schiacciare, come suol dire, la levetta, cioè di quella che doveva muovere la levetta e solo quel giorno non c’era che poi il suo posto l’ho preso io, quindi anche se non c’era Salvatore Rine un po’ tutti l’abbiamo voluto fare partecipare per ringraziarlo del del suo apporto.
>> Sì. Senta, quanto tempo prima questa riunione avvenne della strage di via D’Amelio? Guardi, l’assaggio dei capaci è venuto il 23 maggio, sarà stato fine maggio, primi di giugno, ma non non più lontano di tanto. Dico, saranno stato 7 giorni, 6 giorni, 10 giorni, 9 giorni, dico, io sto dicendo giorni, però linea di massimo è questo.
>> Sì. E in quell’occasione si fece riferimento al stracce o comunque al proposito di uccisione del dottore Borsellino. >> No, in quella l’accenno di non dimenticare dottor Borsellino fu fatto nella prima sede e nella seconda, ripeto, non c’era tensione particolare di di prendere eh qualche accenno specifico.
Io onestamente nella seconda non mi ricordo se è stato fatto, però se non è stato fatto non significa, cioè se non me lo ricordo vuol dire che qualcuno l’abbia fatto perché non era l’interesse di progettare. Quello era più che altro un fra virgolette festeggiamento di un esito positivo e in maniera così sommatica sommaria di un continuo.
Non mi ricordo se è stato fatto il nome del dottor Borsellino. >> Cosa intende dire? E ripeto, nella seconda >> sì, cosa intende dire con l’espressione un >> nella seconda? >> Sì, ho capito. Io le chi >> del continuo di quello che avevamo stabilito nel del continuo di quanto avevamo stabilito nella prima riunione. >> Sì.
vuole ricordare cosa avvenne nel corso della riunione, di cosa avete parlato, cosa dissero i pres i partecipi. Ma guardi, il il fatto fu che era successo la strage, che tutto era andato secondo le nostre aspettative e si si cominciò eh a valutare nel senso gli effetti. Lo Stato si per esempio si commentava prima con Gioè, poi anche in quell’occasione che mi ricordo c’era il dottor Parisi che quando spuntava sui giornali perché c’era chi parlava di alta sofisticazione, chi c ognuno diceva la sua e noi dicevamo per dire quattro
stupidi, quattro stupidi che poi alla fine eramo un po’ di persone in maniera molto rossa, in maniera artigianale siamo riusciti a portare a termine un attentato così importante. >> Sì, >> ecco, quando lei giunse presso l’abitazione di Gerolamo Guddo, chi vi era presente? Eh, guardi, in quell’occasione, ecco, un altro particolare.
In quell’occasione si si commentò pure un altro fatto importante, si commentò e la mancata strage della Daura e in particolar modo fu il biondino che che commentò questo. Fu però da quando stavamo salendo dalle scale per salire verso sopra e quando ci stavamo per sedere il Salvatore Rina bloccò il biondino per dire totù non ne parlare più.
Dico questo perché il biondino in quell’occasione esternava per dire se l’avessimo fatta nell’89 e il Madon Antonino avrebbe chiesto la collaborazione degli altri e uomini d’onore sicuramente l’avremmo portato a termine. in quella in quella circostanza, se non ricordo male, io sono arrivato per prima e dopo è arrivato Salvatore Rina con eh Salvatore Biondino.
>> Sì. Con quanto tempo durò quella riunione? >> Ma un ora, un’ora e mezzo di ore, dico non è stata tantissima e ma neanche è stata breve. o può quantificare in maniera approssimativa la durata? >> L’ho detto un’ora e mezza, 2 ore. Un’ora e mezza, 2 ore. Il tempo passava come, cioè scorreva come acqua. >> Ecco, con quali modalità ve ne siete andati? Ma poi io io e Rampulla ce ne siamo tornati con la mia macchina, il Biondino e Rina se ne andavano come al solito con la loro macchina.
Il ganci e il gancemi credo che essendo sulla zona si siano mossi in maniera molto Non lo so, ma credo che con due macchine o con una macchina non gli lo so dire. >> Sì. E lei nel corso del giudizio di primo grado ha fatto riferimento ad un incontro avvenuto la sera stessa della strage presso l’abitazione di Girolamo Guddo.
>> Sì. >> Ecco, quell’incontro, quella riunione è >> una cosa diversa o no rispetto alla riunione di cui abbiamo parlato adesso? No, una cosa diversa perché quella era essendo che si doveva fare la strage, essendo che ci potevano essere rischi subito una reazione da parte dello Stato, quindi perquisizioni o controlli di polizia da persone sospette e siccome io avevo partecipato alla stagia assieme al Gioè a prendere tanto che c io mi fermo con puntamento già stabilito prima da Girolomo Cood dove c’era Raffa F GI e
Gancemi Salvatori che mi aspettavano e io sono arrivato per la precisione 2 minuti 3 minuti prima 5 minuti quando ancora alla televisione alla televisione eh si apprese che il dottor Giovanni Falcone era morto e che fino a quel momento ancora non era non era morto. Appena il, mi ricordo il TG3, se non ricordo male, diede la notizia con la la scritta in sovraimpressione e che scorreva nel nel quadro della TV.
Mh, debo dirlo, il Gancemi saltava di gioia, eh, dicendo questo cornuto ci voleva rovinare a tutti di qua, di là, sputava nel nel televisore e come ho già detto il GI lo guardava per dire “Ma visto che fa è impazzito”. Pure io, onestamente lo guardavo un po’ strano. Subito dopo ha preso dei soldi, glieli di a lo so che si chiama Guglielmino, a Giovanno Sicco, che io lo conoscevo come Giovanno Sicco, gli fece andare a comprare una bottiglia e subito dopo 10 minuti, un quarto d’ora che ritornò abbiamo blindato.
>> Sì. Senta, ins >> dopodiché io telefonicamente chiamai Completo. >> Sì, >> dopodiché io chiamai telefonicamente alla Barbera e mi venne a prendere, io mi regali all’Altofonte. Sì, non approfondisco il tema perché già è stato sentito sul punto nel corso del giudizio di primo grado in maniera esauriente.
Ecco, in seguito lei ricorda altre riunioni avvenute presso l’abitazione di Girolomo Guddo, sempre concernenti la medesima tematica, cioè la strategia stragista. Guardi, io non ho altri ricordi tranne che questi due e poi qualche altra fatta diretta io Salvatore Rina a casa di Biondino Salvatore e da Girolomguddo. Cioè con queste queste riunioni io non >> Sì, >> non me ne ricordo più o che ha fatto qualche riunione, ma io a Salvatore Rina c’è la presenza di tutti quanti non non ne ho fatte più.
Senta, lei sa se il giorno dell’arresto di Salvatore Rina, il 15 gennaio 93, fosse stata programmata una riunione? Sì, era stata programmata una riunione, non so se di tutti o parte dei capi mandamento, comunque una buona parte e io li sapevo che dovevamo partecipare e quel giorno si doveva il tema dell’argomento era che si doveva vedere un po’ quello che si doveva fare, sicuramente ci avrebbe messo a conoscenza di quello che era stato fatto.
E a cosa intende riferirsi? A riferirsi dall’operato, cioè di di di tutto l’operato che delle stragi di di risultati o eventuali contatti, risposte, proposte e quello che si doveva fare se c’era da fare. >> Sì. Lei come seppe che questo era l’oggetto della riunione? Lo sep perché poi parlando con Leoluca Bagarella, cioè sapevo che c’era questa riunione, sapevo si doveva parlare questo e parlando poi con Luca Bagarella mi disse che si dovevano affrontare questi questi argomenti.
>> Quando glielo disse e dove Leoluca Bagarella? Ma guardi, io con dopo il giorno dell’arresso Salvatore Rina sino all dal momento dell’arresso Salvatore Rina sino all’indomani siamo stati tutto il giorno assieme e precisamente nella casa di Michele Traina e in questa circostanza, non mi ricordo se fu la mattina il pomeriggio, parlando del più del meno, mi mi comunicò questo questi fatti.
Ecco, quanto tempo era passato dall’arresto. >> Guardi, da quando è stato arrestato la vadore è stata arrestato in mattinata tutto il giorno, cioè da quel momento, prima siamo andati in officina, dall’officina ci siamo arricati a casa, abbiamo pernotati a casa di Michele Traina.
l’indomani, quando poi abbiamo avuto bene o male un po’ le idee chiare, eh fu lui se ne andò, ma fu nell’arco di questo tempo, non mi ricordo se uno disse la sera, la domani mattina. Eh, comunque abbiamo affrontato queste altre piccole tematiche, abbiamo affrontato pure il rientro della moglie di Salvatore Errina e che è stato deciso sempre in quella circostanza, quindi ne abbiamo affrontati argomenti.
>> Sì, ecco, chi per quello che ha saputo doveva partecipare alla riunione programmata per il 15 gennaio 93? Ma i soldi c’erano Raffaele Ganci ci doveva essere Gancemi ci doveva essere io c’ero. Ci doveva essere Giuseppe Graviano, eh Salvatore Biondino e non posso escludere che ci dovevano essere altre. >> Sì.
Lei come venne informato della riunione? Io venne informato, non mi ricordo se se me lo comunicò Luca Bagarello, a uno degli incontri che io andavo da Biondina e mi disse “Ci vediamo tale giorno così così”. Sì, ecco, lei ha fatto riferimento al rientro della moglie di Salvatore Rina. Vuole indicare per quale ragioni doveva rientrare e dove doveva rientrare? e doveva rientrare, visto che Salvatore Rina era è stato arrestato.
Leoluca Bagarella presa l’iniziativa che ha ritenuto opportuna a quel a quel a quel momento, visto come si presentavano i fatti, di fare rientrare sua sorella e sua nipoti a Corleone, cioè in quanto non riteneva più di stare a Palermo, visto che non c’era più suo cognato, dice inutile che sta che sta lì e subito io mi sono adoperato per prendere contatti con i Sansone e precisamente con Giovanni Sansone, il genero di Gancemi Salvatore, tramite costui io ho preso i contatti con i con i i sansoni costruttori affinché loro potessero controllare,
vedere, verificare e se c’era un movimento di forze di polizia, perché ci aspettavamo noi da parte delle forze di polizia, diciamo, una trappola, nel senso che essendo che non avevano non avevano fatto il Blizz a casa di Salvatore Rina. Lì per lì abbiamo detto non l’hanno fatto perché non lo hanno voluto fare che realmente non sapevano la casa.
Quindi dietro questa riflessione, non capendo per quale motivo non avevano fatto la perquisizione o il Blizz a casa di Salvatore Rina, ehm abbiamo preferito con delle precauzioni di di fare uscire la moglie e figli di quella casa e mandarli a Corleone, cosa che abbiamo fatto. >> Sì. eh vuole spiegare perché vi era un interesse della commissione ad affrontare la questione del rientro del dei familiari di Rina >> nella parte della commissione? >> Sì.
E voi eravate >> No, questo >> eravate, diciamo, >> ero io e No, qua c’ero io e Leel Luuca Bagarella da solo, cioè si era creato questo problema e Bagarella in seduta estante come familiare si è preso la responsabilità di fare rientrare la sorella con i nipoti a Corleone. Io poi mi sono messo a disposizione in quanto conoscevo il il Sansone Giovanni, genero di di Gemi Salvatore, per questa attività non c’è stata nessuna decisione.
Questa è una decisione, dico, di carattere familiare e io l’ho l’ho aiutato nel nel portare a termine questo rientro della sorella >> e dei nipoti a Corleone. Senta, lei sa dire se nel quadro della strategia che ci occupa si sia pensato di colpire anche altri magistrati. Guardi, eh io oltre a quello che già ho detto non ho elencato quello del dottor Pietro Grasso perché rientra in un’altra in un’altra fase a mio avviso e quindi non ho detto il nome del dottor Pietro
Grasso perché ho dato punto eh io dopo la strage di mh di Capaci, incontrandomi con Salvatore Rina, eh gli chiedo come va, che si dice, che notizie abbiamo, reazioni e lui in in due occasioni, una volta mi dice “Mi vogliono portare a questo boss”, un’altra volta mi dice “Si sono fatti sotto”. Dopodiché di questo fatto non se ne parlò più.

Eh, a distanza di 4 mesi, 3 mesi, mi credo che siamo arrivati nel mese di settembre ottobre tramite Biondino, mi dice ci vuole un altro colpetto e io mi stavo adoperando per fare un attentato a danno del dottor Pietro Grasso a Monreale, in quanto io già conoscevo l’abitudine eh del dottor Pietrograsso, non è stato portato a termine solo esclusivamente si è presentato un problema e di questo problema io ho mi sono un po’ defilato, però se poi si diceva non dobbiamo farlo a Murala, ma lo facciamo a Palermo o a strada facendo
l’avrei fatto. >> Sì, >> però diciamo che il problema non si è fatto a Monreale dove c’era l’abitazione della societasso. >> Sì. E ora ci concentriamo, signor Brusca, sull’attività preparatoria che è stata fatta con riferimento a questo attentato, con riserva poi in seguito di ritornare sull’argomento nel quadro dello sviluppo delle relazioni che Cosa Nostra ha posto in essere, ha tentato di consolidare con soggetti esterni all’organizzazione.
Le chiedo, vuole dettagliare quali attività preparatorie siano state poste in essere e da parte di chi in vista della predisposizione dell’attentato nei confronti del dottore Pietro Grasso, oltre a quanto già ha detto, >> allora le persone lei parla delle persone che erano coinvolti nel preparare il progetto.
>> Sì. E quali attività sono state fatte? Perfetto. E allora io, come gli ho detto poco fa, mi è stato detto ci vuole un altro colpetto e questo incarico lo ricevo io da parte di Salvatore Biondino, però con sempre la sua il suo Tuccio c’è un zio c’è bisogno di questo. lui sapeva che avevo questa possibilità e subito metto in moto il meccanismo e le prime alle prime alle prime battute quando si cominciò a studiare il progetto si pensava di utilizzare se c’era una cabina telefonica, se c’era qualche pozzetto lì vicino o di metterlo
sotto una cabina telefonica o riempire il pozzetto di questa cabina telefonica e con del tritolo e si doveva cercare un un fiorino perché siccome era una strada di passaggio, quindi molto articolata, un fiorino un furgone, tagliargli il il fondo del furgone in maniera che noi potessimo lavorare in maniera molto eh tranquilla.
di questo fatto io ho dato incarico di cominciare a studiare, a perlustrare alla Barbera e Giovè e Antonino con l’aiuto di Giuseppe Balsano, allora il responsabile della famiglia di Monreale. Io non ci sono mai andato in quanto io ero la diitante e a Monreale non dico la la cittadinanza, ma quantomeno le forze di polizia di Monreale mi conoscevano perché Monreale fa capitaneria per San Giuseppe e tanti altri paesi limetrofi e i carabinieri della zona mi conoscevano bene, quindi evitavo di di qualche spiacevole incontro e dopo una serie di di
perlustrazioni che il Gioè ha fatto e mi dice “Guardi, se facci Facciamo tutto, però abbiamo il rischio che è il momento in cui noi azioniamo, montiamo il telecomando che già mi avevo procurato tramite i catanesi e Galea e e Enzo Aiello che al momento di di collocare il telecomando con il tritolo che il tritolo mi aveva fatto per venire il biondino Salvatore E se non mi bastava ci avrei l’avrei aggiunto con quello che io ne avevo a disposizione.
E dice se al momento che noi collochiamo il telecomando c’è il rischio che noi possiamo saltare in aria mentre che stiamo azionando perché c’era la banca. la banca sendo che c’era il rischio che c’erano dei degli allarmi di sicurezza, quindi questi allarmi collocati tramite frequenza con le forze di polizia c’era questo rischio.
A quel punto ho desistito dal progetto e gli ho mandato a dire a Salvatore Arina, dico, non è possibile perché abbiamo questo problema. Quindi mi sono, diciamo, defilato relativamente, però poi se mi diceva, no, dobbiamo farlo all’entrata di Monreale o lo dobbiamo fare che so a San Giro che è molto più sotto, cioè che c’è una curva dove si deve rallentare o a Palermo dove lui abitava in via del Strasburgo, l’avrei l’avrei fatto comunque.
>> Sì, >> un attimo solo perché l’E un attimo solo. L’Aquila segnala che l’imputato Bagarella ha chiesto ha dichiarato di rinunciare alla ulteriore presenza. È vero, l’Aquila ci conferma. >> Sì, signor presidente. Eh, vabbè, se c’ha solo questo imputato è autorizzato alla disattivazione. >> Grazie. Buonasera. C’ha solo Bagarla.
Va bene, può proseguire. >> Sì. Ecco, lei ha fatto riferimento all’acquisto di telecomandi dal catanese. Vuole dire in che periodo vi è stata questa fornitura? E questa fornitura è avvenuta, cioè questa fornitura è avvenuta dopo la strage di Capaci, in quanto il Biondino mi aveva dato Biondino Salvatore mi aveva dato un deplan che Biondino sapeva il telecomando che aveva adoperato per la strage di Capaci ed era quello per con pezzi di assemblaggio per l’aeromodellismo.
Il biondino mi ha dato unan con telecomandi diverso, cioè quello che per poter aprire i cancelli a distanza. Io attraverso questo deanni ho chiesto ai catanesi se ne avevano la possibilità di poterla acquistare a Catania e io gli ne avevo chiesto di più di uno, però allora loro me ne hanno fatto arrivare uno che andò a ritirare Gioacchino La Barbera.
Appena arrivò questo telecomando a Palermo, Gioacchino La Barbera lo lo consegnò. Biondino Salvatore lo modificò, nel senso lo modificò che ha gli ha fatto fuoriuscire dei fili per poi andarli a ricollegare alla batteria per alimentarlo e noi lo abbiamo avuto. Comunque a me il telecomando me l’ha fornito Eugeno Galea ed Enzo Aiello.
>> Sì. E Giochino, la Barbera con chi andò a prelevare il telecomando? se non ricordo male da solo con cando con la sua Jeep, tant’è vero che anche in questa occasione lui ha avuto un >> Scusi, signor presidente, qui è da Novara, eh i due detenuti vorrebbero rinunciare. >> Sì, però voi non dovete interrompere l’esame, dovete comunicare telefonicamente se se c’è l’esame in corso, c’è una risposta a una domanda in corso, non dovete interrompere perché così si spezza il ritmo.
Quindi stavolta ne prendo atto, ma no che non succeda più. Prego. Chi sono i detenuti? >> Chi sono i detenuti? >> I detenut i detenuti sono Biondo Salvadore e Greco Carlo. >> Va bene. Ce n’è altri? >> Ce n’è altri? >> No, non ce ne sono altri. >> E allora è autorizzato la disattivazione. Va bene. >> Procuratore generale può proseguire? C’era una risposta in corso.
>> Sì, signor Brusca. può proseguire nello spiegare se vi fosse o meno qualcuno con Gioacchino La Barbera? E stavo dicendo che Gioacchino la Barbera era, se non ricordo male da solo, però non escludo che ci sia anche c’era Gioè, ma se non ricordo male da solo e anche in questa occasione il La Barbera è stato fermato da un posto di blocco, cioè da un fermo di polizia e e non si sono accorti di questo pacco che era inato dei pacchi.
che le mie parole >> No, no, lei prima di intervenire, >> signor presidente, >> lei prima di intervenire aspetta, se vuole comunicare telefona. Questo è il provvedimento del presidente della Corte, quindi la invito a non reiterare richieste di questo tipo. >> Signor Ah, sentiamo sentiamo cose. Sign >> cosa vuole scam che non >> Ascoli.
Cosa desidera? >> Signor presidente, mi scusi, non >> cosa desidera? >> Ecco, vogliamo volevo semplicemente dire che non sentiamo il collaborante. Ecco solo quello. >> Ah. Vabbè, questi sono interventi >> anche da Viterbo, signor presidente. >> Vabbè, cerchiamo >> presidente dovrebbe pregare però le le postazioni di dirlo subito che non sente.
Viterbo non l’aveva detto perché altrimenti rischiamo di fare lavoro inutile. Sì, regoliamo regoliamo la l’ordine degli interventi. Le postazioni, chiamiamole remote, se devono comunicare una interruzione nel collegamento audio o video, sono autorizzate a intervenire immediatamente. Se debbono comunicare invece una rinuncia e una dichiarazione di rinuncia, lo debbono fare cercando di evitare di inserirsi nel corso di domande o risposte, approfittando di pause dell’esame.
Ripeto, comunque la segnalazione delle interruzioni deve essere tempestiva, quindi vi ringrazio per questa segnalazione. Vediamo di ripristinare. Eh, quindi si sente. Ora vogliamo dalla postazione in cui si trova Brusca eventualmente l’assistente, il collaboratore vuole fare una prova audio. >> Sì, presidente.
Ora faccio provare nuovamente il signor Brusca e poi se per piacere ci dice se va bene. >> Sì. E allora il Giocchinolo Barbera fu fermato da forze di polizia dalla polizia stradale. Interpiamo, scusate, interrompiamo per sentire dalle altre postazioni se ascoltano. Si sente adesso, >> signor presidenteo non si sente sentiamo. >> Come? Nemmeno la sentiamo.
>> Neanche Asco sentiamo. Sentite Viterbo >> Poleto. Sentiamo bene >> adesso. Sentite bene >> scusi presidente qui al sito riservato noi sentiamo bene quello che dice anche come ritorno audio. >> Va bene possiamo proseguire. >> Sì. Allora, signor Brusca vuole riferire a chi si rivolse Biondino per far sistemare il telecomando? >> No, non lo so a chi si è rivolse.
So solo che me lo me lo ha fatto avere dopo giorni modificato. >> Sì. Lei ha detto che già avevate individuato, in sostanza l’esplosivo da impiegare per l’attentato da eseguire. Ecco, vuole descrivere quali tipi in particolare avevate programmato di utilizzare, che caratteristiche avevano. Quello per dottor Grasso che mi è stato ritrovato in contro da Giammascio era in particolar modo ehm farinoso, cioè tipo farina m molto fina, polverosa.
>> Di che colore? Eh, se non mi bastava Ah, stavo completando. Se non mi bastava avverizzato quello che io ho a disposizione. Questo qua era farinoso, colore giallino. Eh, colore giallino. Oh, che mi ha fatto avere il biondino Salvatore. >> Come glielo fece avere il biondino? >> Ma lo andò a ritirare Gioacchino la babera con Gioè con dentro dei sacchetti di di Uta.
Sì. E come si presentava? Diciamo era asciutto, era bagnato, era macinato, era pezzetti? Come com’era? No, ho detto era farinoso, era tipo farina, cioè tipo che era stato macinato, una cosa del genere, cioè era asciutto, eh polveroso, però cioè tipo proprio farina, farina quella per impastare il pane, però di colore eh giallina.
>> Sì. E che provenienza aveva questo esplosivo? Ma guardi la provenienza e la provenienza in quel momento io avevo due due provenienze. Ce ne avevo una che veniva da Misilmeri che mi faceva avere del materiale peruccolo bianco e questa prevenenienza che il biondino il biondino mi ha mi ha dato, se non ricordo male parlando con Rampulla prima o dopo e con Biondino, con Biondino e con Salvatore Rina e mi diceva che questo esplosivo veniva dai dai pescatori, non dai pescatori che loro lo producevano, cioè i pescatori
l’adoperavano per la pesca di Frodo. >> Sì. E lei sa se questo esplosivo sia stato ritrovato anche nel o se fosse presente anche nel deposito di contrada Giambascio a San Giuseppe Iat? Lì è stato ritrovato. Sì, là è stato ritrovato quel questo che mi ha dato il biondino Salvatore, quello che mi ha dato Pierucciolo Bianco in in già pronti per l’uso confezione da 5-10 kg, 15 kg, forse pure 20 kg.
È questo tipo granuloso che avviene dalla cava inco, cioè tutte e tre qualità ci deve essere. >> Sì. Senta, e lei ha fatto riferimento nel corso del giudizio di primo grado ad una prova e su scala ridotta del l’esplosione effettuata in contrada Rebottone in relazione alla quale avevate utilizzato 5 kg di esplosivo che avevate messo all’interno di un tubo di cemento proprio in vista dell’attentato di Capaci.
Ecco, lei sa dire se fosse dello stesso tipo di quello utilizzato per questa prova? Sì, il se è lo stesso tipo di questa prova e fu in questa occasione che il Rampull anche lui non riusciva a Pietro Rampulle che era un competente in materia non riusciva a capire quale prevenenza avesse e siccome io avevo pure dei pezzi di esplosivo che sono stati rinvenuti sempre in contrata Giammascio che erano di di proprietà di Madonia e che io parte di questo materiale, cioè di questa arma elementario di Amadonia, me lo sono ritenato per conservarglielo.
Eh, il rambulla vedendolo dice se m questo materiale a pezzi sicuramente non esplode. Dice così sfarinato, c’è macinato che lui mi ha fatto c rifletteva che era questo proveniente da proveniente che adoperavano questi pescatori, quindi era un materiale frullato, macinato, quello che era, eh, ed era lo stesso.
E lui stesso dice, “Ma che cos’è?” Dopo, quando l’abbiamo provato, abbiamo visto che ha fatto c’era un effetto molto devastante che con 5 kg è riuscito a fare saltare in aria due due tubi di cemento di 1 m ciascuno, coperto con qu di cemento, eh l’ha fatto fuoriuscire dal dal punto dove avevamo scavato, si è messo sotto terra. Senta, lei ha detto che all’occorrenza avrebbe utilizzato anche dell’altro esplosivo che lei aveva a disposizione.
Vuole descrivere di che tipo di esplosivo si trattava? E si trattava dell’esplosivo prevenente dalla cava modesto, eh, tipo granuloso bianco e eh granuloso bianco e con le forme non rotonde, un po’ tipo rettangolare, cioè tipo c’è due gocci due due gran granellini in uno. Cioè, sembrava tre granolini in uno, cioè in forma non perfetta rotonda.
Si, era simile al concime chimico, noi chiamiamo sale chimico, quello che adoperamo per il vigneto, cioè l’urea per concimare il vigneto. C’è la forma quasi uguale. >> Sì, >> per non dire uguale. Ecco, lei sa dire se questo esplosivo si presentasse untuoso e se emanasse un odore particolare. Sì, come credo di averlo detto già in primo grado, eh al momento in cui abbiamo travisato, quando Agrigento Giuseppe mi portò questo materiale dai sacchi di di questo rea, perché era messo in questo sacchio di urea e l’abbiamo travasato in fustine prima da
100 e poi da 50 kg, al momento del travaso è fuoriuscito questa questa una specie di polvere e ci siamo dovuti allontanare con la con la faccia in quanto pizzicava, cioè tipo quando c’è l’aceto c pizzicava nel respiro, nel naso pizzicava e anche se c’era questa polvere, però alla fine era anche umido, cioè tipo un toso, però era asciutto.
>> Sì. E dico questo perché eh al momento del travaso, in questi in questo in questo travaso c’erano dei sacchetti di plastica e lo toccai in quell’occasione, lo toccai poi successivamente quando abbiamo collocato per la strage di Capaci che toglievo dei sacchetti di nylon tipo da 1 kg ciascuno o di più, io dico 1 kg, poi potesse avere pure di più e al momento di strappare questi nylon per toglierli dal lì dentro vedevo che c’era un minimo di untosità, cioè era tipolioso, però cosa leggera.
Sì, senta, quindi quest’ultima specie di esplosivo che lei ha descritto e che aveva programmato, se fosse stato necessario, utilizzare da di utilizzarlo per la carica da impiegare per eliminare il dottore Pietro Grasso, era dello stesso tipo del materiale prelevato da Agrigento, dalla Cava Inco e poi portato in contrada al Rebottone per l’utilizzo nella carica di Capaci.
Sì, questo era quello della provenienza cava cava aggrento e quello che è portato il biondino era uguale. Se per esempio la strage del dottor Pierrograsso sarebbe andata a importo e avrei adoperato tutto lo stesso lo tutte e due lo stesso materiale sarebbe stato uguale a quello di Capace. >> Sì. Bene.
Senta, sa dire se esplosivo del medesimo tipo di cui abbiamo parlato adesso sia stato portato nel deposito di contrada Giambascio. Sì, è stato, cioè prima lo avevo al cimitero di San Giuseppe di San Giuseppe, poi l’ho portato ad Altofonte, gli ho l’ho tenuto per un periodo nella proprietà di Domenico Raccuglia e in quell’occasione non è stato trovato perché Gioacchino La Barbera aveva fatto delle indicazioni, sospettavamo che avrebbe dato delle indicazioni, tanto è vero che così fu, non fu trovato.
Poi abbiamo fatto un altro passaggio, però poi alla fine è andato a finire in contrada Giampascio e e lì fu ritrovato tutto. >> Sì, >> non ci allontaniamo dai temi per cui è stata riaperta la istruzione dibattimentale. >> Sì, ma Va bene, >> non è intendimento dell’ufficio. Ecco, senta, lei sa dire se negli anni a seguire il progetto di attentato nei confronti del dottor Pietro Rasso venne ripreso in considerazione? No, il dottor il tentato, l’attentato contro Pietro Grasso non fu ripreso, ma non fu ripreso non solo quello di Pietro
Grasso, non fu ripreso niente perché dopo la l’arresto di Salvatore Rina, dopo l’arresto di Salvatore Rina, diciamo che quel coordinamento che Salvatore Errina eh teneva 1-1, a 2-2, a 3-3, a 5-5 si era rotto e ed è successo che Luca Bagarella, Giuseppe Raviano e anche io in primo tempo, ma anche se poi mi sono cominciato a messo in una posizione di di osservazione dopo l’arresso Salvatore Rina si doveva continuare la strategia stragista nei confronti di altri magistrati o politici quello che era.
Ed era successo che dopo l’Arzo Salvatore Rina io mi incontrai con Raffaele Gangci, con Michangelo Barbera, Gancemi Salvatore nella casa di Girolomo Cuddo, quello uomo d’onore, però non quello non uomo d’onore. in quell’occasione, parlando così in generale, nel più del meno come se le stragi l’avesse fatto un altro.
Perché dico questo? Perché io alla presenza di Angelo Barbero non avevo mai parlato di di stragi e quindi parlavo come se io ero pure uno che non sapevo nulla, tipo che non sapevo nulla e si commentava e dire tutto quello che è stato fatto eh tutto quello che è stato fatto è stato fatto d’ora in poi si deve discutere, si deve valutare, si deve fare, però io poi mi chiamo a Raffaele Ganci da parte e gli dico su Raffaele, ma dobbiamo continuare E e Raffaele Gani mi dice “No, no, no completamente che succede che Giuseppe Graviano, che con me non avevamo mai parlato, fa la
stessa cosa, va a chiamare Raffaele Ganci perché dice dobbiamo continuare nella strategia stragista”. Raffaele Gci gli dice “No, dice non dobbiamo andare più avanti, ci dobbiamo fermare”. Dice “Ci sono io, c’è Raffaele, c’è Angelo Barbera, gli fa tutti quelli che i nomi che eravamo presente, Raff e Ganci, la Barbera e io”.
C’era pure Giovanni Bluschi questo fatto, però Raffaele Gangelo gli dice che io me lo chiamato a parte e dirgli che io ero di quello che doveva andare avanti. che il Giuseppe Graviano, capendo che andando in commissione, una volta che non c’era più Salvatore Rina, ci dovevamo riunire tutti andando in commissione automaticamente erano in minoranza o eravamo in minoranza perché dall’altro lato poi c’era Bernardo Provenzano con altri tre quattro capi mandamento, non c’era bisogno di fare riunione di Cosan che già sapevamo che eramo in in partenza perdenti. Potevamo
essere militarmente forti, ma non significava niente. però come cap di Cosa Nostra eravamo eravamo in in minoranza e quindi non ci fu bisogno di fare riunione e non si è fatto più nessuna strage solo per questo motivo, ma l’intenzione di andare avanti c’era. >> Sì. Senta, signor Brusca, lei durante la precedente udienza, nello spiegare qual era il meccanismo di funzionamento della cosiddetta commissione provinciale, lei ha detto che le riunioni avvenivano in maniera frazionata e che tutti i capi mandamento venivano informati. Ecco, le
chiedo come può fare questa affermazione. Vi sono dati di fatto che sorreggono questa sua affermazione? Ma guardi e i dati di fatto sono una, come ho finito di dire poco fa, dopo l’arresso di Salvatore Rina subito ognuno si è chiamato i diritti dal suo mandamento e si doveva portare avanti questa strategia.
Dopodiché il Raffaele Gangci I e tutti gli altri no fermiamoci perché dobbiamo valutare e discutere. automaticamente la nostra proposta, quella mia, Bagarello, Giuseppe Graviano, anche se inizialmente loro pensavano che io ero contro, eh automaticamente non c’era bisogno di andare a fare riunione di commissione perché già eravamo in minoranza.
Se invece c’era Salvatore Rina che bene o male manteneva i fili, sapeva tutto, agli altri gli diceva “dobbiamo fare questo” e gli altri acconsentivano. Nessuno si permetteva, ma per timore nessuno perché gli aveva fiducia, che li stava bene, eh si andava avanti e quindi non c’era nessun tipo di problema. Uno due, Salvatore Rina era quello che faceva rispettare le regole, che seò saremmo stati una banda di di di come si dice di di di scalmanati e cioè chi si alzava la mattina andava a commettere quello che gli piaceva, gli pareva
piaceva. E quindi la guerra di mafia è uno dei motivi è stato proprio per rispetto delle regole e come gli ho detto era il meccanismo che man mano si andava sempre più rispettando e per questi fatti una volta già stabilitano nel tempo non c’era più bisogno di rinnovare e riproporre quello che si doveva fare.
>> Solo si poteva solo aggiungere quello che già era stato deliberato. >> Sì. e da Parma comunicano che hanno un problema al video. Vabbè, però regolarità dobbiamo >> Possiamo riprendere perché è stato >> Sì. provveduto. >> E signor Brusca >> Parma. Vedete bene Parma. Signor presidente della Parma, adesso è stato ripristinato l’immagine.
>> Va bene, va bene. >> Le risultano casi di capi di mandamento che non abbiano partecipato a riunioni frazionate nelle quali lei era presente, ma che poi siano risultati a conoscenza della decisione adottata. Guardi, io gli posso dire una cosa che quando facevamo le riunioni plenari che se ne sono fatti tre quattro, già da quelle in quelle stesse riunioni in quelle stesse riunioni poi ognuno di noi, ma veramente a uno tipo confessionile ci andavamo a confessionare con Salvatore Rina e ognuno poi gli diceva la sua, prendeva
gli ordini o gli diceva quello che si doveva fare perché c’era un senso diris riservatezza per le cose più importanti, perché c’era una forma di di di di garanzia, perché non si poteva discutere davanti a tutti e quello che si doveva fare o quello che gir stabilito chi doveva partecipare.
Quindi a partire da quella da da quelle stesse riunione gli posso dire che riunione se ne facevano a tre, a quattro, a due, a cinque, non tutte unitarie, se ne sono fatti questi a decine e e Salvatore Rini era uno di quelli che informava tutti, cioè faceva rispettare le regole nel bene e nel male. >> Sì.
Senta, con riferimento alla riunione tenutasi dopo l’arresto di Salvatore Rina, a cui lei già ha fatto riferimento, co lei sa dire se Angelo La Barbera e Giuseppe Graviano, pur non avendo partecipato alla riunione del febbraio del 92, fossero a conoscenza della strategia. Guardi, io gli posso dire solo questo. Con Angelo Barbera, il mio contatto sul tema e quanto già ho dichiarato.
A mia presenza non ha mai non abbiamo mai parlato di stragi. In quell’occasione sia io che lui facevamo i nuovi, sia come se venissimo dall’altro mondo. E questo quanto riguarda con Angelo Barbera, con Giuseppe Graviano. Io e lui non avevamo mai parlato, però so che lui è andato da Raffaele Ganci a chiedergli di continuare.
Io vengo a sapere di questo fatto, ma c’è di più. Io dovevo, se mi riusciva, dovevo commettere l’omicidio dell’onorevole Lima ed eravamo nel territorio di Giuseppe Graviano e se lo commettevo io non che mi potevo permettere di fare un omicidio senza chiedere il permesso. Io non gliel’ho chiesto, io mi sono messo a posto con Salvatore Rina e poi Salvatore Rina automaticamente mi metteva a posto, sia in questo caso l’omicidio di di Salvo Salvo Salvo Ignazio ha venuto a Trabia e e dico per rispetto delle regole, io sono andato a fare stavo per eh trattare un
traffico di droga, cioè ma quantomeno per prendere in visione Salvatore Rina addirittura, essendo che io ero andato in un territorio senza chiedere permesso, senza avvertire preventivamente c’era a momento la pena di morte per me. >> Sì. Ecco, con riferimento all’omicidio di Ignazio Salvo e in particolare che cosa eh è emerso che l’ha indotta a ritenere che i vertici della famiglia di Trapani siano stati informati di questo omicidio da compiere? i vertici di mafia di Trapani, perché poi nel 95, quando io mi sono incontrato
con Messina Matteo Denaro, parlando di questo omicidio, lui mi confidò e mi dicendomi che se lui gli capitava eh gli capitava di trovarselo nella zona di Trapani, precisamente a Mazzaro in un altro posto, lui aveva già l’incarico di poterlo eliminare. Quindi io avevo un compito per una zona dove il Salvatore Rina mi ha messo a posto, però se il Ignacio Salvo capitava in nel trapanese in un punti dove Messina Matteo Dean veniva a conoscenza, quello lo eliminava senza che veniva da me a chiedermi, sai, lo posso fare che già
era stato autorizzato, discusso e deciso con i vertici di Trapani, cioè delle delle degli uomini d’oro di Trapani. >> Sì, ecco. Da chi aveva avuto incarico Matteo Messina Denaro, lo sepore Rina assieme a Vincenzo Sinai.
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