Ilutato Tommaso Bet è a disposizione della corte. Immaginate un’aula di tribunale, il silenzio rotto solo dalla voce ferma di un uomo che sta squarciando il velo su uno dei segreti più gelosamente custoditi d’Italia. Tommaso Buscetta, il boss dei due mondi, non sta solo parlando, sta riscrivendo la storia di Cosa Nostra.
Dopo averne svelato la complessa architettura, Don Masino si addentra nel cuore pulsante e letale dell’organizzazione. Le modalità con cui si decide un omicidio. >> Non si può commettere un omicidio senza che la commissione non lo sappia. il rappresentante della famiglia, se lui non è capo mandamento, si rivolge al capoomandamento e il capo lo riferirà in commissione.
Nessun capomandamento, nessun rappresentante si arbitrerà di ammazzare una persona senza essersi rivolto al suo capomandamento che lo farà presente in commissione. Il suo messaggio è inequivocabile, martellante, destinato a risuonare per anni nelle aule di giustizia. Nessuno, in casa nostra può decidere senza il consenso della commissione.
È una regola ferrea, un dogma. Romperla significa scatenare l’inferno, una guerra di mafia ineluttabile e sanguinosa. Il caso più emblematico, l’omicidio di Stefano Bontate, una delle vittime eccellenti della seconda guerra di mafia. Questa rivelazione per la sua portata diventerà la pietra angolare di tutte le future condanne all’ergastolo che colpiranno Salvatore Rina, riconosciuto come il vertice assoluto di questa struttura verticistica, seppur di fatto e non nominalmente, data la presenza formale di Michele Greco, il Papa, alla guida
della commissione. >> Nel caso, nell’ipotesi che si verifichi l’uccisione di un capo famiglia. Quali sono le reazioni? Se ci sono reazioni oppure se queste reazioni non ci sono. Quali sono le spiegazioni? Se si uccide un capo famiglia senza il consenso della famiglia stessa, le reazioni sono guerre di mafia. Se suiccede un capo famiglia con l’accordo dalla famiglia stessa non succede niente, non c’è nessuna reazione.
>> Quindi se c’è una sostituzione di questo capo famiglia ucciso con membri della stessa famiglia >> è perché pacifico che c’era l’accordo della famiglia stessa. >> Ah, ecco, degli esempi me ne può fare >> Stefano Bont. Tornando sulla tragica fine di Stefano Bontate, Buscetta affonda il coltello nella piaga.
Descrive una lotta intestina all’interno della famiglia di Villagraia, un conflitto velenoso tra Stefano e il fratello minore Giovanni. Quest’ultimo, secondo Don Masino, ambizioso e avido di potere, avrebbe voluto essere nominato al vertice della famiglia e, secondo il collaboratore di giustizia, avrebbe tramato alle spalle del fratello maggiore.

Giovanni, a quanto pare, si sarebbe lamentato spesso con uomini di altre famiglie, figure di spicco come Michele Greco e Saro Riccobono, non esitando a screditare Stefano e a esaltare la propria figura. Questi ultimi però altro non facevano che riferire tutto alla controparte corleonese, alimentando la loro strategia di divisione e conquista, >> ma quella è diventata una guerra, >> e quindi quelle persone della commissione sapevano che gli unici due nemici che avevano in commissione erano Stefano Pontà, Salvatore Inserillo e un
tale Gigino Pezzuto. montate, si lamentava che sierano stati fatti dei delle degli atti minutosi senza che lui >> senza che lui lo sapesse >> che lui venisse informato. >> Il primo in ordine di tempo credo che sia il maresciallo Sorino, il secondo credo che sia il colonelo russo e e via. >> Sì. E poi Di Cristina.
Di Cristina è anteriore. Mi >> Di Cristina è un uomo d’onore appartenente a un’altra provincia. Lui era rappresentante di Riese. >> Sì. Sì, >> malgrado lui avesse dei delle buone relazioni qua a Palermo, era in viso ai corleonesi. Quindi quando si fa quando si uccide a Giuseppe di Cristina non si fa lo scarbo a nessuno in commissione, anche se poi in commissione si dirà che si è ucciso perché era un confidente dei carabinieri e aveva interrotto la fuga di Luciano Lige.
Bontate, scusi uccisione di bontate da che cosa nacque? Quale fu il il momento diciamo importante che determinò? >> Non c’è non c’è un momento importante. C’è una presa di posizione dei corleonesi, ma quando dico corleonesi non intendo riferirmi ai corleonesi nati a corleone, intendo riferirmi allo schieramento corleones, la famiglia.
No, no, schieramento perché io posso chiamare anche il signor Calò corleonese, >> che non è corleonese. Intendo dire schieramento corleonese, dove loro hanno la preponderanza, dove loro comandano, >> cioè chi ci mette in questo schermo? Allora, >> tutti >> tutti >> tutti perché o con me o contro di me.
E allora io stavo dicendo che non è arrivato un momento preciso per questa uccisione di Stefano Bontà. è arrivato lo schieramento completato con meticolosa eh trama dai corliones dove avevano degli elementi in tutte le famiglie che stavano soci con loro. La guerra animata inizia nel 1981 ad aprile con l’uccisione di Stefano Bontade inizia perché arriva notizia che Bontade, Tanobadalamenti Lucci Zerillo e tanti altri capasia volevano far fuori Totolvena, non lo volevano uccidere e quindi diciamo a Tototina ci arrivò questa notizia. Stefano Bontate era un
grande uomo d’onore e voleva fare una cosa a regola di Cosa Nostra, di ammazzare Totorrina, fare una riunione davanti a tutto il Consiglio della Sicilia. faceva questa riunione, Stefano Bontade si alzava e gli sparava a Totorrina davanti a tutti il consiglio. Totorrina maligno già essendo informato da da dalla spia pullarà dal verme che c’era da noi, non va l’appuntamento quando fanno questo consiglio.
Stefano Bontade lo ha sottovalutato troppo. Dodorrina, essendo avvelenato e insidioso, ha ammazzato Stefano Bontade tutto qui. Stefano Bontade era uno stratega, quindi era importante colpire a lui per primo, perché se si colpiva a qualche altro, allora noi a Stefano Bontano non l’avremmo preso più, perché Stefano Bontano avrebbe fatto veramente la guerra.
Ecco perché dico è stato un bersaglio, perché una volta che è morto si mano contato, il suo esettito si è sciolto come la neve al sole. Rina è stato intelligente perché ha subdorato e mandò due persone al suo posto che sarebbero state eh Pippo Gambino, Giuseppe Giacomo Gambino e e Raffaele Ganci, i quali andarono loro all’appuntamento e e videro che gli alberi, i limone e coso sotto ogni albero c’era postato un uomo armato armato di fucile che avrebbe avrebbero dovuto sparare, che avrebbero dovuto uccidere Sina. E
allora a questo punto lui si è dovuto salvaguardare nascondendosi. >> Eh beh, ha fatto una mattanza, però poi >> sì, una volta che scoppia una guerra le conseguenze sono sempre quelle. A conferma di questa versione, Buscetta cita i racconti di Antonino Salamone, il capo della famiglia di San Giuseppe Iato, incontrato più volte in Brasile all’insaputa dei corleonesi.
Tuttavia, proprio quest’ultimi avevano dato a Salamone l’ordine perentorio di cercare e uccidere Buscetta in Brasile attraverso il vice di Salomone Bernardo Brusca, ormai vero capo della famiglia di San Giuseppe Iato e uomo fidato di Salvatore Riina. >> Nelle in Brasile lei si è incontrato pure con Salomone. >> Sì.
Eh, ci vuol dire del comportamento di questo Salomone, questo incontro col Salomone, i discorsi col Salomone e poi il fatto che Salomone rientro in Italia, mi pare, no? >> Per me sembra veramente strano perché Salomone in Brasile non viveva con un passaporto falso, ne usava un’identità falsa.
Salomone in Brasile era cittadino brasiliano e aveva un passaporto brasiliano e si chiamava Salamone Antonino. >> E che attività svolgeva? >> Eh, costruzione. Io l’ho visto, abitava in un palazzo costruito da lui. >> Ah, in un palazzo costruito da lui. >> Costruito da lui. >> Sì. Dico, aveva questa attività, era un’attività florida, era un’attività che gli andava bene dal punto di vista? Credo che ci andava bene.
Credo che lei andava bene. >> E allora come mai rientra poi in Italia? Per me è iniegabile. Non posso in questa corte dire tutto quello che ho saputo dopo perché sono cose che riguardano altri processi che io ho sentito, che io ho saputo. Ma io adesso ho la certezza matematica, dico, parlo di certezza che il Salamone Antonino si è allontanato dal Brasile per non collaborare ad uccidermi.
Il copione però si ribalta in aula. Salamone interviene nel giudizio per confutare la versione di Buscetta, palesemente preoccupato di essere etichettato dai corleonesi come un traditore. Per salvarsi la pelle decide quindi di disconoscere non solo molti degli incontri avuti con Buscetta, ma persino la loro stessa amicizia.
Invece passiamo all’altro interrogatorio, quello di un altro presunto capomafia, capomafia di San Giuseppe Iato, Antonino Salamone. Antonino Salamone che vediamo in questo momento è l’uomo a sinistra in giacca in una delle gabbie del Lucciardone. Poi durante l’interrogatorio lo vedremo senza volto perché così è possibile fare vista l’ordinanza della Corte.
Antonino Salomoni è accusato soprattutto da Tommaso Buscetta di essere trafficante di droga e di essere stato capo della cosca e quindi è accusato dizione per delinquere di stampo mafioso, ma anche lui, come vedremo, si dichiarerà innocente e attribuirà tutte le accuse all’odio che Buscetta nutre per lui, perché un tempo, a suo tempo, non accettò di far da padrino al figlio di Buscetta.
Vediamo >> il Buccetta quando l’ha conosciuto? >> Buccetta l’ho conosciuto esattamente nel 72 quando è stato estradato dal Brasile. Io mi trovavo all’infermeria di questo carcere del Rucciardone e lui è venuto a finire esattamente nella mia cella. Da lì siamo stati 8-10 mesi assieme, sempre nella medesima cella, sino al giorno che io sono stato assolto con Formula piena da quel processo e sono uscito.
>> Prima non l’aveva visto mai, >> non l’avevo mai visto >> e non ha partecipato a un pranzo dato da Stefano Bontate quando è partito in Buscetta. >> No, signore. >> E in Brasile hai incontrato in Buscetta? In Brasile ci sono state delle telefonate >> col Buscetta. >> Col Buscetta. Anzi, per essere più preciso, voglio un po’ illustrare la conoscenza di Buscetta.
Noi ci siamo conosciuti qua a Luciardone, come come un momento fa ho detto, è vero, lui è stradato dal Brasile. Io a quell’epoca avevo la cittadinanza del Brasile. Cittadinanza che avevo avuto nel 70. Allora, Brasile Brasile. Dopo un po’ di giorni siamo entrati in confidenza, questo qui mi dice che in Brasile aveva una se era moglie o non era moglie a quell’epoca che poi è diventata sua moglie e aveva un bambino e allora proprio mi ha detto con l’espressione del siciliano se poteva ricevere l’onore di tenere a battesimo
questo questo bambino. da parte sua, >> da parte mia. Io accetto. È vero, perché non potevo nemmeno rifiutare in quanto da noi e non lo so e rifiutare il diciamo il comparato è un’offesa grossissima. Pertanto io ho accettato nel 70, i primi del 70 mi infligono una, diciamo, il soggiorno obbligato per 5 anni, è vero. 5 anni.
Poi io al 71, il primo del 71 sono andato al soggiorno obbligato. >> Sì, >> vuol dire venendo dal Brasile. >> Tornando dal Brasil, >> tornando dal Brasile ero in un bivio. se dovevo portare la mia famiglia in Brasile oppure andare a scontare sti 5 anni, opto per la seconda e quindi nei primi di gennaio del 1971 direttamente dal Brasile me ne sono andato al soggiorno obbligato a San Giorgio a Cremano allora.
>> E che attività ha svolto in Brasile? Inizialmente quando sono arrivato in Brasile avevo attività di di stoffe, più o meno stoffe che compravo io per dire all’ingrosso e la rivendevo è vero, a quelli che andavano fuori a diciamo a quelli che fanno i pacchi. Poi a poco a poco abbiamo i >> eh >> i pacchi, >> i paini napoletani, diciamo questi.
>> Ah, ho capito. Ora, poi a poco a poco abbiamo ingrandito questa questa, diciamo, questa attività. >> Siccome in Brasile ci sono i periodi delle piogge che là non per 34 mesi stanno isolate, allora facevamo una specie di approvvigionamento un poco anticipato per potere vendere in quei periodi quando è vero non nessuno poteva né uscire né entrare di quei luoghi.
Quindi era un lavoro abbastanza difettito. Poi mi sono occupato anche de di de piccole costruzioni e vendita. compravo e vendevo pezzettini di terreno che allora nel Brasile c’era il boom della costruzione. Praticamente avevo quell’attività più la vendita dei terreni più la costruzione di di villine, insomma, non costruzione di di palazzo.
E poi in ultimo anche col commercio di di questo antiquariato perché avevo un socio che era brevo. questo qui sino al 71, mentre quando poi son ritornato al 74 mi son messo nelle costruzione, costruzione un po’ di un certo valore e quindi sono andato in Brasile e mi son creato, diciamo, una vita di lavoro onesto.
Nel 1900 81, sarà stati i primi mesi dell’81, ricevo una telefonata telefonata che credo che lui avrà telefonato prima di quell’epoca. E allora a questa telefonata rispondo e compari qua là io resto impacciato perché tutto mi posso aspettare ma non una telefonata di busc sapete compare non vi preoccupate niente sapete il bambino è stato battezzato da mio suocero ora quando sarà la lo insomma farete il patino di Gresem e allora dico sta bene con tanto piacere lui dice una sera di questi ed ero con la mia famiglia. Veniamo a farmi una visitina
così vi farò conoscere la mia signora, cioè mia moglie. Allora, credo che era sua moglie e io dico, “Guarda, per ora sono impegnato, anzi con mia moglie siccome sta male devo andare a Rio. È vero, con un 34 giorni così di di riposa. Dopo un po’ di tempo, sarà sarà stato qualche mese o di più, è vero, mi fa ancora una telefonata che voleva farmi una visita con la famiglia.
Io dico che non ero in condizione, non ero disponibile. È vero, per ragioni familiari. E questo finì la conversazione. Dopo un due mesi, 3 mesi, mi telefona e mi chiede un prestito. Prestito di $20.000. Io dico, “Guarda, questa cifra non è non ce l’ho.” Dice, “Ma sapete, io ho comprato una casa e mi pare nei primi di agosto devo fare un pagamento.
Se non faccio questo pagamento è vero, perdo tutto quello che è stato anticipato. Ho detto ritelefonate che io vi saprò dire qualche cosa.” Quindi quando lui ritelefona dico, “Guarda, io ho potuto raccimolare $14.000”. Dice, “Allora, sentite che facciamo.” Dice, “Io domani mattina mando mia moglie, è vero, a casa vostra a ritirare questo denaro.
” Io dico al Buscetta, sentite, non è il caso che vostra moglie si disturba a venire sino a casa mia, ma io stesso, datemi, fatemi la descrizione di com’è vestita e com’è, che io vado all’aeroporto e i soldi glieli porto là, così lei lei è vero, ripiglia l’aereo e se ne va senza che si disturbi e s affatica. Praticamente lui voleva che voleva mandare sua moglie perché la conoscenza doveva avvenire in qualunque modo.
Io ho evitato questo. E allora lui mi telefona un po’ più tardi, dice “Guardate, mia moglie non viene, i soldi li viene a ritirare mio suocero” e allora forse dice “Mio suocero è così vestito qua.” Comunque ci siamo messi d’accordo e m’ha dato il numero di volo che partiva partiva da Rio e sono andato a incontrare il socio ho dato i soldi, anzi è voluto essere accompagnato in un ufficio del lavoro, mi pare una cosa del genere.
ci siamo divisi e son finiti i soldi. Dopo poco tempo ancora mi telefona sempre annunziando annunziando una visita. A questa visita io dico sempre che non ero disposto. È vero, per ragioni familiari. Un bel momento questo mi dice “Ma può darsi che avete l’impressione che mia moglie appartenga a qualche famiglia di di di malaffare?” Ho detto, “Guarda, a me mai mi è passata una cosa del genere in mente”.
Quindi io una cosa che voi avete questo sospetto, ma io non vi ricevo, non ho potuto ricevere perché non ho le condizioni di ricevere, non perché vostra moglie faccia parte di famiglie non buone. Da quel giorno non ci siamo visti più. >> Visti non vi eravate sempre conversazioni telefoniche? >> Sempre conversazione telefoniche.
>> Quindi vi siete soltanto parlati. Esatto. >> E lei non l’ha visto mai in Brasile. Non ho avuto mai occasione di vederlo, neanche incontrarlo per caso. >> Niente. >> E tutte le cose che ha detto Buscetta che lei ha sentito perché era in aula su tutte menzogne, tutte falsetà. >> Il motivo quale sarebbe stato? parte del motivo il l’80% è quello che ho detto perché io >> il rifiuto >> il rifiuto della prima volta >> diplomatico comunque il rifiuto che la prima volta è logico che sua moglie avrà fatto dei preparativi per ricevere
questo compare e il compare fa atto di presenza non si presentan addirittura è vero la prima volta. La seconda volta quando quando lui è vero, anziché di essere avere rancore nei miei riguardi, viene diplomaticamente per dire un fate caso che anziché è stato battezzato, poi farete il padrino di crisi, ma è vero, per i suoi, diciamo, il suo scopo, fallito il secondo ecco dove l’odio.
Ma >> lei perché gli concesse questo prestito? Come? >> Perché gli concesse il prestito? >> Il prestito è stato esattamente perché siccome io avevo creato un’offesa a Buscetta, lei non pensa il Buscetta di oggi, pensa il Buscetta di ieri che dice che dice che lui stesso dice che sia la polizia sia che diciamo tutte le persone lo hanno sopravvalutato e perché non dovevo sopravvalutarlo pure io? Siccome avevo commesso un’offesa a Buscetta, non volendo fare riacutizzare questa offesa, io ho fatto il prestito sapendo che i
soldi li dovevo perdere >> e che non li ha avuto mai restituiti. >> No, no, non solo, ma le dico proprio e le spiego. >> Lui lo sapeva già, eh. e le spiego che proprio lui i soldi non l’ha voluto pagare. Quindi ritornando, signor presidente, tutto l’odio è vero che non ha potuto scatenare la la quando non ho fatto da padrino per il battesimo, quando poi respingo a lui e alla sua famiglia è logico che non è stata un piacere, ma una mortificazione per sua moglie che non sa poi i fatti suoi.
Quindi si è scatenato questo odio, questo questa questo putiferio nei miei riguardi da da completamente non vedere. Il giudice istruttore a me non m’ha dato la scomparsa dei figli di Buscetta perché non non ha rilevato gli estremi. Però non è mancato per questo grande amico di Buscetta. È vero. Dire giudice quando io sono scomparsi i miei figli Salam non era più in Brasile.
>> Lei era in Brasile o non era in Brasile in quel periodo? >> In quel periodo aveva dietro che tutto il mese di settembre >> era >> avevo la la dea dietro che m’ha messo lui stesso perché ora ora ne so convinto che è stato lui. >> Ma e allora eh lei deve dire qualche altra cosa? Ma se da fare delle domande è quello che desidero.
Solo 2 anni che aspetto sto momento >> sentre, i suoi possedimenti in Sicilia dov’erano? In quale territorio si trovava? >> Si trova il territorio di comunque sempre nella zona San Giuseppe, San Ciperrello Roccanena. Come territorio, vedi, c’è il territorio di Monreale che a volte è >> Sì, arriva >> arriva. Quindi, >> e senta, eh lei conosce Bernardo Brusca? >> Sì.
>> La sua conoscenza a quando risale e da che cosa? Da >> da quando era piccolo, quando era quando era paesana. È vero. >> Zazza Michele lo conosci? >> Può dire >> dove l’ho conosciuto? >> Dove e in che occasioni? Se lo frequentava, perché >> no frequentava nessuna frequenza. quando era soggiorno obbligato a San Giorgio a Cremano e abitava in una in una strada che era vicino Portici, praticamente era a 50 m dove abitava la famiglia di Zazza.
Allora là c’era la spesa o fruttivendolo, carnezziere, praticamente batte oggi, batte domani. Ci siamo, diciamo, conosciuti così >> e non e dopo questa frequentazione obbligatoria, diciamo, >> dopo dopo e poi ci siamo visti dopo poche volte >> e si è sentito per telefono altre volte con Zazza. Ieri l’interpretazione era che io lasciavo San Paolo per andare a vendere gioco, sino al punto di essere condannato per l’associazione per il traffico sto facendo.
Non so, queste telefonate ora servono a Buscetta per dire che finalmente ha trovato la chiave di tutte le telefonate perché io ho lasciato il Brasile esattamente per non cooperare, per non mi brattare di le mani di sangue di un amico di Salamone, vero? Nessuno lo conosce, però si dice il magistrato dice Salomone è uno dei peggiori nemici che ha Buscetta.
>> Antonino Salomone smentisce Buscetta, spiega in motivi familiari le ragioni dell’odio del pentito nei suoi confronti. Ritornando, signor presidente, tutto l’odio è vero che non ha potuto scatenare la la quando non ho fatto da padrino per il battesimo, quando poi respingo a lui e alla sua famiglia è logico che non è stata un piacere, ma una mortificazione per sua moglie che non sa poi i fatti suoi.
Quindi si è scatenato questo odio, questo questa questo putiferio nei riguardi da da completamente non vedere. Signor presidente, sono Giovanni Bontade. Siccome in questo momento in aula non c’è nessuno dei miei difensori, la volevo pregare se poteva domandare al signor Salamone se mi ha mai conosciuto o se è vero che ha riferito delle cose sul mio conto, su contrasti tra me e mio fratello, al signor Buscetta, sempre se lo ritieno opportuno. Signor Grazie.
>> Bene, allora risponda pure alla domanda. La domanda che il signor Bontari Giovanni non l’ho mai conosciuto dei discorsi che fa Buscetta tra tra i due fratelli per me sconosciute. Il l’affrito i corleonesi e Stefano Bontate muoveva anche da un conflitto interno nella famiglia del Bontario. >> Ma Buscetta insiste e rivela anche un atroce crimine all’interno della famiglia Bontana.
Si trattava del fratello, cioè il fratello forse voleva, no, forse voleva sostituire il fratello Stefano al comando della famiglia di Pontico. >> Una rivalità tra >> fra i due fratelli. >> Fra i due fratelli. E quindi motivi di dissapori fra i fratelli? Fra fra i due fratelli. >> Fra i due fratelli, ma chi se ne avvantaggiavano erano gli avversari di Stefano Bortani.
>> Perché? Perché il i fratelli erano Stefano e Giovanni Bontate, no? >> Giovanni Bontate, >> perché il Giovanni Bontate, insomma, andava all’esterno della famiglia questo contrasto che c’era tra i fratelli. >> Sì. E specialmente con Michele Greco. >> Ah, ecco. Quindi il Giovanni Bontade si lamentava. >> Si lamentava.
addirittura arrivò a dire al fratello, “Dai di facciamo le nuove lezioni per il per capo famiglia”. >> Il 22 maggio 1986 tocca a Giovanni Bontate presentarsi in aula. Il suo compito negare l’avversione di Buscetta che lo dipinge come un alleato dei corleonesi contro il fratello Stefano. Ancora una volta leggendo un documento, Giovanni Bontate di non possedere quelle capacità di leadership che da sempre gli avrebbero impedito di ascendere al vertice della famiglia di Villagraia.
Signor presidente, sono detenuto ininterrottamente dall’11 maggio 1980 per una vicenda giudiziaria in cui le accusi nei miei confronti hanno trovato sempre maggior nutrimento più nel nome che porto che negli elementi di prova a mio carico. cosicché un’operazione finanziaria da me effettuata presso una banca è diventata priva motivo di sospetto e poi elemento sufficiente di condanna per l’infamante addito di traffico di stupefacenti.

Non era però questo l’avvenire il destino che avevano per me prefigurato mio padre e mio fratello Stefano, il quale alla morte del primo fu per me come un padre altrettanto vicino e altrettanto amato. Infatti mio padre e mio fratello Stefano avevano voluto che io studiassi, mi avevano aiutato e sostenuto fino al conseguimento della laurea in giurisprudenza, avviandomi poi a svolgere la pratica forense presso uno degli studi legali in Roma, al di fuori lontano da un ambiente in cui il nostro nome sollecitava soltanto l’attenzione poco benevola
degli organi di polizia. Invece la mia vicenda personale dimostra che non è possibile a Palermo portare un certo nome senza subirne certe conseguenze di volta in volta scaturiente o dal rapporti di polizia o dalle personale convinzione delatore di turno. Così anch’io sono mio malgrado ospite delle patri galere da oltre 6 anni e nonostante ciò raggiunto da nuove accuse secondo cui avrei commesso ulteriori delitti durante lo stesso periodo di detenzione.
Esperienza la mia che ormai ha segnato irrevocabilmente tutta la mia vita. Non solo perché non ho visto crescere accanto a me le mie tre figlie, unica ragione della mia esistenza, bensì soprattutto perché durante la mia detenzione è stato barbaramente trucidato mio fratello Stefano, verso cui ero legato da un sentimento di affetto e di intima solidarietà, sentimento questo che non potrà mai essere sporcato dalle interessate menzogne di squalli di personaggi disposte a barattare la propria madre o di averne un vantaggio personale.
Io non ho mai conosciuto Guscetta e di contorno soltanto sapevo che si occupava dei cani da caccia e dei cavalli di mio fratello. E ciò che soprattutto il primo ha fermato nel mio conto è un’infame menzogna mutuata da un’equazione contenuta in tutti i rapporti di polizia. Se Giovanni Bontade è vivo, ciò significa che è passata dalla mafia perdente a quella vincente o addirittura al traditi il proprio fratello.
Equazione malvagia e stupida, ma molto suggestiva, così che oggi la mia colpa in questo processo è quella di vivere. Queste rivelazioni, frammento dopo frammento, hanno permesso di ricostruire il quadro spietato di un’organizzazione dove il potere e la sopravvivenza erano dettati da regole di sangue e da tradimenti nascosti. Sì.
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